mercoledì 22 ottobre 2014

AVANGUARDIE - FUTURISMO (Avant-garde - Futurism)

Dinamismo di un cane al guinzaglio (1912) Giacomo Balla

AVANGUARDIE - FUTURISMO

Il Futurismo è il primo e unico movimento d'avanguardia nel panorama dell'arte italiana: animato da un proposito di severa critica della cultura accademica e di rigetto della tradizione, giustifica il proprio progetto rivoluzionario facendo appello a motivazioni d'ordine ideologico-politico e ad intenti di spregiudicata sperimentazione stilistica. 
I futuristi infatti non distinguono tra le questioni che riguardano la sfera estetica e quella politica, creando continue interferenze fra clamorose prese di posizione ideologica nelle questioni più scottanti del dibattito politico (interventismo, socialismo ecc.) e, d'altro canto, il riferimento alle esperienze più avanzate e dirompenti del panorama artistico europeo (impressionismo, cubismo, astrattismo). Ciò dà luogo a un quadro estremamente mosso e agitato da posizioni diverse e spesso violentemente contraddittorie. 

L'atto di nascita del Futurismo italiano è il manifesto di Filippo Tommaso Marinetti, che, incentrato sulle questioni letterarie, darà poi impulso a una fervida animazione in tutti i campi dell'arte fino ad arrivare ai settori specialistici dello spettacolo (scenografia, regia teatrale e cinematografia), anticipando uno dei temi qualificanti delle avanguardie artistiche del Novecento, ossia l'interdipendenza dei vari linguaggi artistici. 

Le personalità dominanti dell'arte futurista sono Giacomo Balla (Torino, 18 luglio 1871 – Roma, 1º marzo 1958)...., Umberto Boccioni (Reggio Calabria, 19 ottobre 1882 – Chievo, 17 agosto 1916) e Carlo Carrà (Quargnento, 11 febbraio 1881 – Milano, 13 aprile 1966).
Tutti prendono le mosse dal nucleo dell'esperienza cubista, valorizzata in quanto analisi rigorosa dell'equilibrio strutturale del quadro, concepito come interazione dei valori di spazio e tempo, e di spazio e oggetti, posti in una relazione continua.
Questa impostazione, che pure ha condotto ad esiti di straordinaria efficacia innovativa, è rimasta però ancorata, secondo la critica mossa dai futuristi, ad una esigenza primaria di razionalismo, che inquadra l'esperienza cubista all'interno di coordinate culturali che si possono definire di classicismo rinascimentale. 
Per i futuristi conviene invece puntare I'attenzione sul trauma dell'emozione, come contatto fulmineo e sempre diverso, nei casi infiniti della percezione, tra il soggetto e una realtà multiforme e in movimento. Ciò conduce alla esaltazione della sfera sensoria mediante la creazione di effetti travolgenti di dinamismo e velocità. 

La ricerca plastica di Boccioni punta proprio alla sintesi dl figure in movimento e dell'elemento spaziale in cui sono immerse, come funzione di un rapporto di forze in contrasto, analizzabili in spinte e resistenze, impulsi e attriti, che arrivano a stravolgere la forma del corpo quale è percepita nell'istante scioccante della visione.

Analogamente in Balla la ricerca pittorica mira alla resa del movimento degli oggetti e di una velocità vertiginosa e sfrecciante, ottenuta attraverso la scomposizione del movimento in immagini colte in frazioni di tempo successive e presentate simultaneamente alla visione (esemplare il gioco delle zampe e della coda del cane in Dinamismo di un cane al guinzaglio) e la totale dissoluzione dell'oggetto in una scomposizione di linee ed onde di moto a creare un ritmo dinamico vorticoso (evidente in Automobile in corsa).


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AVANGUARDIE - CUBISMO (Avant-gardes - Cubism)

 Case all'Eustaque - Braque

AVANGUARDIE - CUBISMO

Il Cubismo rappresenta una delle più sconvolgenti rivoluzioni del linguaggio pittorico novecentesco. Affermatosi a partire dai primi anni del secolo con le personalità dominanti di Picasso e Braque, dalla cui assidua collaborazione sono scaturite le opere più significative e scandalose del movimento, fu caratterizzato da un'intensa elaborazione teorica e da una spregiudicata sperimentazione formale che ne spiegano la sconcertante visione spaziale. 
Nonostante la dirompente novità del linguaggio cubista, non sarebbe possibile intenderne il valore di rottura e i propositi di radicale sovvertimento delle convenzioni figurative tradizionali, senza fare riferimento a precedenti, fondamentali esperienze che hanno costituito il fertile terreno di alimentazione di questo straordinario fenomeno artistico. 
In primo luogo la visione dello spazio di Cézanne, basata sulla scomposizione degli oggetti in una fitta trama di pennellate di colore e spessore diverso; in secondo luogo l'esperienza cardine di Rousseau, tesa al superamento di tutte le tradizionali tecniche di rappresentazione (prospettiva, definizione plastica dei corpi, tonalismo) come liberazione della visione da tutti i filtri della razionalità; e, infine, la scultura negra, caratterizzata dall'esaltazione della forma assoluta dell'oggetto che, simile a un feticcio, implica e risolve in sé tutto lo spazio circostante. In effetti i motivi fondamentali della rivoluzione cubista non possono essere intesi senza il richiamo a quel complesso di esperienze inquadrabili entro il grande rinnovamento pittorico novecentesco.

Ad un'analisi strutturale dei quadri di Picasso e di Braque emergono questi motivi comuni: l'abolizione del criterio prospettico del digradare delle grandezze e della ordinata successione dei piani secondo la piramide visiva; la messa in discussione di una regola universale di organizzazione strutturale dello spazio, a favore di un procedimento di disgregazione e successiva riaggregazione; I'abolizione dell'unicità del punto di vista e la sovrapposizione di scorci di oggetti, ripresi da angoli visuali diversi; la ricerca di una dimensione spazio-temporale unitaria mediante la rappresentazione simultanea, in una medesima porzione di spazio, di immagini colte in frazioni temporali successive. 
Nelle nature morte cubiste compaiono oggetti di uso quotidiano, profondamente radicati nella consuetudine percettiva (bicchieri, piatti, bottiglie, strumenti musicali, carte da gioco, frutti), che vengono utilizzati come puri pretesti, e che risultano tanto più deformati e irriconoscibili quanto più sono presenti nella nostra quotidiana esperienza. 
Ecco il senso profondo del cubismo: rimuovere tutti gli schemi logori del nostro rapporto percettivo col mondo e della razionalità imposta alla visione, per ricreare gli oggetti secondo rigorosi criteri di definizione strutturale, non riferibili però alle sembianze della realtà esterna, bensì a un ordine che è proprio del solo oggetto artistico.


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LE AVANGUARDIE DELLA PITTURA (The avant-garde painting)


Opera rivoluzionaria in cui il ricordo delle sculture negre 
si accoppia al gusto geometrico del cubismo, 
Les demoiselles d'Avignon rivelano il disprezzo 
di Pablo Picasso per la bellezza classica

LE AVANGUARDIE DELLA PITTURA

L'Espressionismo segna una tappa fondamentale nella complessa evoluzione del linguaggio dell'arte contemporanea e un punto di non ritorno. Ormai l'espressione artistica cessa di identificarsi con la rappresentazione della realtà esterna, e diviene piuttosto un atto creativo, un gesto intensamente significativo, che dà corpo alla dimensione soggettiva dell'autore, scardinando ogni convenzione precostituita.
Questa forza travolgente dell'arte, che fa saltare tutti i meccanismi di regolamentazione del rapporto tra l'individuo e l'ambiente che lo circonda, esplica la sua azione corrosiva anche nei confronti della cultura tradizionale e dell'assetto sociale, puntando il dito contro I'automatismo del comportamento dell'uomo moderno e la ristrettezza dei suoi schemi di interpretazione della realtà.

L'Espressionismo dunque pone in primo piano il tema scottante del rapporto arte-società, che, accanto alla spregiudicata sperimentazione formale, sarà uno dei motivi conduttori della grande esperienza creativa e critica condotta dalle avanguardie.
In tutto il ricco panorama delle avanguardie novecentesche, infatti, la ricerca più che mai libera sul piano della invenzione formale e l'analisi rigorosa dei valori strutturali del linguaggio artistico, non sono mai disgiunti da una riflessione approfondita sulla funzione sociale dell'arte e da un intento radicalmente critico e ferocemente derisorio nei confronti dell'ordine costituito.
In sostanza si batta della denuncia dell'arretratezza e degli squilibri della società, nonché delle grandi storture della storia: la guerra, la repressione, I'intolleranza, il razzismo.

Ormai il consolidamento e il perfezionamento tecnologico del sistema capitalistico cominciano a prefigurare il destino inesorabile dell'uomo contemporaneo: il suo asservimento ad un meccanismo di gigantesche proporzioni che lo trascende e che gli impone ritmi di lavoro e regole di vita che gli sono estranee e di cui non può afferrare la logica.
L'alienazione, I'impossibilità di compiere un'esperienza autentica e partecipata della realtà divengono i temibili spettri che cominciano ad incombere sulla condizione dell'individuo, calato nella realtà soffocante del sistema di produzione moderno.
E per questo che nessuna delle avanguardie, sia pure nell'estrema diversità dei presupposti teorici e degli esiti espressivi di ciascuna, rinuncerà ad una ricerca accanita delle sorgenti vere della creatività dell'uomo, cercando di accostarsi quanto più possibile alla dimensione nascente della sua soggettività e al patrimonio, ormai remoto e nascosto, della sua esperienza vergine.

Denominatore comune delle avanguardie è dunque una profonda consapevolezza storica, una sintonia con le richieste essenziali e con le problematiche più tormentose dell'uomo moderno e un severo atteggiamento critico rivolto impietosamente verso il quadro politico-sociale. Questo impegno dà luogo ad una clamorosa "rottura formale", in grado di rivelare aspetti nuovi della realtà, schiudendo inimmaginati orizzonti e liberando la coscienza dell'uomo.

Le avanguardie sono infatti tutte animate da un serio intento conoscitivo, connesso alla funzione analitico-costruttiva dell'arte, e. nel contempo, da un ambizioso progetto morale di liberazione dell'uomo, che, dal piano teorico, mira a convertire la propria incidenza anche su
quello più concreto dell'attivismo politico e dell'impegno civile.
Anche qui non mancano però le posizioni contrastanti: alla positività del Cubismo e di certe correnti dell'astrattismo, fa riscontro la teorizzazione della totale negatività e assurdità dell'arte nel Dadaismo e, in certa misura, anche nel Surrealismo, che, pure, mantengono sempre in posizione centrale la questione focale del rapporto individuo-società.


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martedì 21 ottobre 2014

L - STORIA DELL'ARTE- I grandi artisti (L - Art History - The great artists)

Leda e il cigno (1505-1510) Leonardo 

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(In costruzione)


LEONARDO da Vinci (Vedi biografia)

Pittore, scultore, scienziato, scrittore, architetto italiano (Vinci 1452 - Amboise 1519).
Apprese la pittura e il disegno alla scuola del Verrocchioverso il 1470, e coltivò, insieme, la matematica e la musica.
Nel decennio passato a Firenze, attenderà a parecchie opere (da ricordare, almeno, le due Annunciazioni). Ma a Firenze si trattenne per poco tempo: nel 1482, Leonardo si trasferì a Milano e offrì a Ludovico il Moro i suoi servigi d'ingegnere militare, d'architetto, di scultore e di pittore. 
Iniziò la statua equestre di Francesco Sforza, decorò una sala del Castello Sforzesco, organizzò le feste a corte, disegnò il modello del tiburio del Duomo e si impegnò in lavori di idraulica e di bonifica. 
Quando Ludovico venne cacciato dai Francesi, Leonardo passò a Mantova, a Venezia, a Roma e, nel 1503, rientrò a Firenze, misurandosi con Michelangelo, nel dipinto al Palazzo della Signoria. 
Dopo aver soggiornato ancora a Milano, in veste cli consigliere di Carlo d'Amboise, si trasferì a Roma, dove s'incontrò con Raffaello. Disilluso dall'ambiente romano, nel 1516 accettò I'invito di Francesco I, che gli permetterà di trascorrere serenamente gli ultimi anni di vita nel suo soggiorno a Cloux.


LIPPI Filippino (Vedi biografia)

Pittore italiano (Prato 1457 - Firenze 1504).
Figlio di Filippo e di Lucrezia Buti, lavorò a Spoleto alla bottega del padre, quindi, alla sua morte, raggiunse Firenze, ove fu allievo del Botticelli. Verso il 1484 il Lippi completò gli affreschi di Masaccio nella cappella Brancacci della chiesa del Carmine. 
Tra il 1488 e il 1493 il Lippi fu a Roma dove nella chiesa della Minerva, per incarico del cardinale Carafa, affrescò le Sibille e le Storie di Maria e di S. Tommaso.


LIPPI Filippo (Vedi biografia)

Pittore italiano (Firenze 1406 - Spoleto 1469)
Frate nel convento fiorentino del Carmine, fu più tardi privato del titolo ecclesiastico, in seguito ad un processo, mentre era rettore di S. Quirico a Legnaia; tuttavia conservò sempre I'appellativo di "frate" e fu anche cappellano di S. Margherita in Prato dove ebbe, dalla monaca Lucrezia Buti, il figlio Filippino
Dopo aver lavorato a Firenze e a Prato, nel 1467 si trasferì a Spoleto con alcuni allievi per affrescare l'abside della cattedrale, riuscendo, prima di morire, a portare a termine la sua Incoronazione della Madonna.


LORENZETTI Ambrogio (Vedi biografia)

Pittore italiano (Siena 1290 - 1348).
Fratello minore di Pietro, non si hanno di lui che scarse e insicure notizie biografiche; la sua attività si svolse a Siena e a Firenze, dove nel 1332 si iscrisse all'Arte dei Medici e degli Speziali. Morì con tutta probabilità nella pestilenza che fu causa della scomparsa anche del fratello, di cui ignoriamo notizie biografiche attendibili.


LOTTO Lorenzo (Vedi biografia) 

Pittore italiano (Venezia 1480 - Loreto 1556).
Dopo aver assorbito il gusto pittorico dei maggiori artisti veneziani, si recò a Roma per dipingere le Stanze vaticanedovette, insieme ad altri artisti, abbandonare il lavoro quando si rivelò la prepotente personalità di Raffaello. Dopo essere tornato nel Veneto, fu a Bergamo. Lavorò inoltre intensamente per le chiese delle Marche, trascorrendo gli ultimi anni della sua vita a Loreto, dove continuò a dipingere.


I - STORIA DELL'ARTE- I grandi artisti (I - Art History - The great artists)

La grande odalisca (1808) Ingres



I GRANDI ARTISTI

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(In costruzione)



INGRES Jean-Auguste-Dominique

Pittore francese (Montauban 1780 - Parigi 1867).
Dopo aver frequentato I'accademia di Tolosa, proseguì i suoi studi sotto la guida di David a Parigi. Nel 1801 vinse il Prix de Rome, ma poté recarsi in Italia solo nel 1806, dove avrebbe dimorato per ben 18 anni, approfondendo la sua cultura pittorica sui testi dei grandi quattrocentisti e in particolar modo di Raffaello
Le suggestioni italiane volgono la sua sensibilità verso un ideale di purezza formale, non disgiunto dalla vocazione eclettica della sua ricerca stilistica, tesa alI'amalgama delle fonti più diverse nel!'armonia dell'immagine. I suoi ritratti e gli splendidi nudi femminili (La grande bagnante, 1807; La bagnante di Valpinçon, 1808; La grande odalisca, 1808) sono risolti nella nitidezza compositiva di ricercatissimi arabeschi lineari e nella straordinaria vividezza degli effetti di luce e colore. 
Il raffinato linearismo e la sensibilità cromatica e luministica si compongono in una sintesi perfettamente equilibrata di elementi intellettuali e passionali. La forza polemica e di rottura del primo Romanticismo esasperò, anche sul piano delle valutazioni critiche, il contrasto tra Ingres e Delacroix, I'uno tenacemente vincolato alla grande tradizione francese, I'altro orientato piuttosto verso una chiave di solennità oratoria.
Nel 1825 fu eletto membro dell'Istituto e direttore dell'Accademia di Francia a Roma, mentre la sua ricerca pittorica si incamminava verso esiti di sempre maggiore idealizzazione (Venere Anadiomede, La sorgente, Il bagno turco) e, nel contempo, di robusta drammaticità (Apoteosi d'Omero, Martirio di San Sinforiano, Apoteosi di Napoleone, Gesù tra i dottori).

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