lunedì 17 dicembre 2007

L'IDIOTA (The Idiot) - Dostoevskij


LA TRAMA

Il treno si sta avvicinando a Pietroburgo.
In uno scompartimento di terza classe stanno seduti due giovani che da molte ore viaggiano e discorrono insieme. Sono estremamente diversi tra loro.
Uno ha due irrequieti occhi grigi lampeggianti nel viso pallidissimo, capelli scuri, un sorriso insolente, un'espressione tesa e appassionata. L'altro, biondissimo e delicato, ha nei grandi occhi celesti qualcosa d'immobile, di dolcemente pesante, ed un'espressione di disarmata bontà che lo fa diverso da tutti gli altri uomini.
Il giovane bruno è Parfen Rogòzin, figlio di un ricco e avaro mercante, da pochi giorni morto a Pietroburgo. L'altro è il principe Lev Nikolàic Myskin, che ritorna dalla Svizzera dopo un lungo soggiorno presso un celebre neurologo…, per anni ha sofferto di disturbi nervosi che l'hanno condotto all'idiozia e all'epilessia.
Ora è quasi del tutto guarito, ed un'insperata eredità gli permetterà di vivere tranquillo in patria. E' solo al mondo, ma ha un'illimitata fiducia nella bontà degli uomini. Affascinato dalla sua dolcezza e dal suo affettuoso interesse, Rogòzin si confida con lui, gli parla della sua tormentata passione per Nastàsja Filippovna, donna bellissima e di dubbia moralità, che egli spera di conquistare per mezzo dell'eredità paterna.
Giunti a Pietroburgo, i due giovani si separano con la promessa di rivedersi il più presto possibile…, sentono di volersi bene, di essere già amici.

Il principe si reca subito a casa del generale Epàcin, suo lontano parente, per chiedere aiuto e consiglio circa la sua sistemazione in città. Viene presentato alla moglie e alle tre figlie de generale, la più giovane delle quali, Aglaja, è una giovinetta ombrosa, a volte perfino altezzosa, alla quale, tuttavia, soltanto l'orgoglio impedisce di abbandonarsi alla sua naturale, fresca esuberanza.
Ma anche Aglaja finisce per essere conquistata dal disarmante candore del principe Myskin, da quella sua trasognata dolcezza. Tra i due giovani nasce ben presto un'intesa amichevole, che è già una possibilità d'amore.
Con la raccomandazione del generale, il giovane principe viene accolto come pensionante in casa della famiglia di Ganja, giovane e ambizioso segretario del generale. Ganja ha recentemente accettato una specie di sporco contratto, propostogli dal generale stesso… sposare cioè, per ottenere danaro e protezioni influenti, la bellissima Nastàsja Filippovna, la stessa donna di cui è pazzamente innamorato Parfèn Rogòzin.
La storia di Nastàsja Filippovna è molto amara…, rimasta orfana da bambina, è stata accolta da Totskij, suo ricco tutore…, … a dodici anni è già una splendida adolescente, di carattere vivacissimo e di acuta sensibilità. Il solerte tutore le fa impartire un'ottima educazione e attende pazientemente che la fanciulla compia i sedici anni per farne la propria amante, tenendola poi per cinque anni quasi segregata in una sua proprietà di campagna.

Raggiunta la cinquantina, questo "onorevole" signore pensa finalmente di ammogliarsi e mette gli occhi sulla figlia maggiore del generale Epàcin, che gode di un'ottima reputazione presso la buona società di Pietroburgo.
Ma ecco che Nastàsja, dopo cinque anni di amara sottomissione, si ribella e minaccia uno scandalo…, non già perché desideri essere sposata da Totskij, che anzi le fa orrore, ma per vendicarsi del male che ne ha ricevuto.
Totskij chiede aiuto al generale Epàcin. Questi, discreto conoscitore dell'animo umano, vede nell'ambizioso e avido Ganja un possibile marito per la bella Nastàsja, alla quale egli stesso volge a volte i suoi più intimi pensieri…, se Nastàsja divenisse la moglie di Ganja… con tutto quello che Ganja gli deve……
Il generale non osa spingere troppo in là la propria fantasia, ma mette tutta la sua abilità nel convincere Ganja a chiedere la mano di Nastàsja, alla quale Totskij, forse per tacitare la sua coscienza, ha elargito una ricchissima dote.
In casa di Ganja, lo stesso giorno dell'arrivo, il principe Myskin conosce Nastàsja, che vi giunge inaspettata…, la sua visita è una sfida spavalda alla famiglia di Ganja, da cui si sa disprezzata per il suo passato.
Il viso bellissimo e tormentato di Nastàsja produce sul principe un effetto profondo…, egli intuisce con emozione i suoi pensieri, la sua sofferenza, la sua amarezza…, sente quanto sia disperata di non sapersi sottrarre alle forze malefiche che la sua bellezza le attira intorno, impedendole una vita libera e onesta.
Spinto da profonda pietà, la sera il principe si presenta, non invitato, in casa di Nastàsja, la quale è circondata da amici in attesa di festeggiare il consenso alle nozze con Ganja. Ed ecco che a mezzanotte, ubriaco e in compagnia di ubriachi, arriva Parfèn Rogòzin.
Egli offre a Nastàsja centomila rubli per indurla a fuggire con lui. Il principe patisce l'offesa fatta a Nastàsja come fosse lui stesso a subirla e, mosso da pietà, si rivolge a lei con rispetto, umilmente di volerlo sposare e rinunciare alla dote che Totskij le offre. Nastàsja ne è profondamente commossa, ma non vuole acquistare una dignità sociale sacrificando l'onore di un uomo buono e puro.
Si congeda perciò dal principe e segue con rancore Rogòzin, spinta da un amaro impulso di autodistruzione. - Addio, principe - dice - per la prima volta ho veduto un uomo.
Per le stesse qualità, che Nastàsja ha intuito, anche Aglaja, figli di Epàcin, s'innamora del principe…, quella semplicità di modi, che a volte lo fa simile a un bambino, la commuove e la esalta.
Anche il principe ama Aglaja, ma non può dimenticare Nastàsja, alla quale lo lega un sentimento che per lui è la vera legge dell'esistenza umana…. la pietà. Per questo rinuncia all'amore di Aglaja e raggiunge Nastàsja per chiederle di nuovo di sposarlo.
Questa volta Nastàsja acconsente. Ma quando, splendida nel suo vestito da nozze, sta avviandosi alla chiesa, Nastàsja scorge tra la folla lo sguardo febbrile di Rogòzin. Ed eccola allora correre verso di lui come una pazza, supplicarlo piangendo di portarla via, perché lei è indegna di sposare il principe, l'unico uomo che rispetti e ami.
Nastàsja sa che Rogòzin è fuori di se, sa che l'ucciderà per impedirle di fuggire ancora…, conosce il suo tremendo destino e tuttavia gli va incontro.

La stessa notte, accorso nella casa di Rogòzin, Myskin la troverà morta, uccisa da Rogòzin stesso. Ma con lei si spegne, per il dolore, anche la ragione del principe buono, che ritorna a essere, forse per sempre, un povero idiota.


UNA PAGINA

Il principe guardava e aspettava…, il tempo scorreva, cominciava ad albeggiare.
Rogòzin tratto tratto si metteva, improvvisamente, bruscamente, a borbottare forte delle parole sconnesse…, si metteva a gridare, a ridere…, allora il principe tendeva verso di lui la sua mano tremante e gli toccava dolcemente la testa, i capelli, glieli carezzava, gli carezzava le guance…. più di questo non gli poteva fare!
Egli stesso ricominciò a tremare e di nuovo si sentì mancar le gambe di colpo.
Una sensazione affatto nuova gli tormentava il cuore con un'angoscia infinita.
Intanto si era fatto giorno. Alla fine egli si abbandonò sul cuscino, come se non avesse più forze, disperato, e premette il viso contro il pallido viso immobile di Rogòzin, ma forse allora egli non sentiva più quelle sue lacrime e non ne aveva più alcuna coscienza….


COMMENTO

Questa è la scena finale del romanzo. Il principe Myskin è arrivato da Rogòzin, che ha ucciso Nastàsja Filippovna. Sia Rogòzin che il principe sono disperati. Il "santo" e l'omicida trascorrono insieme la notte, accanto al cadavere di Nastàsja, la donna che tanta importanza ha avuto nella vita di entrambi.
E' l'ultimo atto del dramma, e ha un profondo significato…, un uomo veramente buono, come il principe Myskin, soffre dei peccati degli altri come se egli stesso li avesse commessi. Per questo il principe ha pietà di Rogòzin, per questo piange con lui.
In questa pagina, come del resto in ogni pagina di Dostoevskij, quello che mi affascina non è tanto la forma, quanto il contenuto…, anche perché la composizione ritmica del periodo, la musica delle parole si perdono nella traduzione.
Tuttavia, alcune caratteristiche del linguaggio di Dostoevskij riescono ad emergere…, l'efficacia del del dialogo, la straordinaria intensità di espressione, l'uso singolare di aggettivi e avverbi, spesso ripetuti, in un crescendo che ha qualcosa di teso, di esasperato, di morboso, quasi al limite della sopportazione.
La descrizione della realtà acquista un tono e un sapore misteriosi, per cui il vero diventa spesso inverosimile.
Lo stesso Dostoevskij ne era certo consapevole, poiché scrisse …
- Ciò che la maggioranza chiama fantastico costituisce per me, a volte, l'essenza stessa del reale.


VALORE DELL'OPERA

"Tre settimane fa ho cominciato un nuovo romanzo e ho lavorato giorno e notte. L'idea principale del romanzo è rappresentare un uomo positivamente buono. Non c'è nulla di più difficile al mondo e specialmente adesso… questo è un compito smisurato. Il romanzo s'intitola "L'idiota" …..
Così Dostoevskij scrive alla nipote nel 1867. E' interessante notare che nelle minute della prima stesura il protagonista è chiamato "principe di Cristo"…, quasi un Messia, forse, nel pensiero di Dostoevskij.
Ma il personaggio non sarà quale il suo creatore l'aveva vagheggiato agli inizi…, ci sono in lui dei limiti, perché la sua bontà non riesce ad andare oltre i confini di una immensa compassione, non riesce a diventare una qualità veramente attiva, capace di salvare gli altri dal precipizio in cui, disperato e impotente, egli li vede cadere. Il principe Myskin riesce incomprensibile a molti, con quel suo amore incorporeo, quella sua pietà che non conosce limiti e che gli permette di amare insieme il buono e il cattivo, andando molto più in là della morale corrente e delle leggi umane.
Gli altri, trascinati dalle passioni, agiscono quasi in odio a lui, che non può e non sa fermarli.
Quando intorno a lui si scatenerà la tragedia. la sua ragione non regge e si smarrirà…, il principe sprofonderà nel buio della demenza. Ma nessuno potrà più dimenticare il suo volto sereno e gentile, la sua assoluta bontà.
Ciascuno di noi sogna un giorno di poter incontrare un uomo come il principe Myskin, perché in lui è racchiusa, si può dire, tutta la bontà del mondo.
Ne "L'idiota" c'è il Dostoevskij più intimo, più doloroso, più cristiano…, vero parente spirituale del principe Myskin, la cui misericordia per le sofferenze degli altri è immensa.
Anzi, da molte pagine del libro traspare una profonda, commossa serenità, un desiderio di consolazione e di speranza, tanto più sentiti perché contrapposti a un mondo afflitto da compassionevoli miserie e da rovinose passioni.
Il tutto forma un singolare miscuglio di bene e di male, che può sembrare sulle prime sconcertante e inaccettabile, ma che alla fine ci apparirà comprensibile e significativo.
Tuttavia lo capiremo pienamente solo se ci saremo lasciati guidare da quell'intelligenza del cuore che Dostoevskij si augurava di poter trovare nei lettori della propria opera.


BREVE NOTA SU DOSTOEVSKIJ


Fédor Michajlovic' Dostoevskij nasce a Mosca il 30 ottobre 1821.
Nel 1849, in seguito alla scoperta della sua militanza socialista, fu condannato a morte, pena poi commutata in quattro anni di lavori forzati in Siberia fino al 1853 e poi in esilio fino al 1959.
Dopo l'esperienza della deportazione, cui si aggiunsero la morte della moglie e del figlio e le continue e assillanti esigenze economiche, esacerbate da un'incontrollata passione per il gioco, iniziò la stagione letteralmente più feconda della produzione dostoevskijana, quella che lo avrebbe consacrato come uno dei migliori scrittori di tutti i tempi.
Morì a San Pietroburgo il 28 gennaio 1881.




VEDI ANCHE . . .


X X X

I pionieri dell'arte russa (The pioneers Russian Art) Camilla Gray

         
I pionieri dell’arte in Russia


SUPREMATISMO

RAGGISMO

COSTRUTTIVISMO


Mostre, pubblicazioni, saggi e tavole rotonde hanno rinnovato l’interesse di quanti seguono le cose dell’arte intorno alla vicenda delle avanguardie figurative russe. Il libro di Camilla Gray, “I pionieri dell’arte in Russia, 1863-1922”, corredato di numerose illustrazioni e ricco di notizie, ha contribuito particolarmente ad allargare il cerchio dell’informazione sulla storia della nascita e dello sviluppo delle correnti artistiche russe e sovietiche che seguono immediatamente la rivoluzione. Storia di problemi intricati, di cui, appunto, soltanto adesso si incominciano a rimeditare i nessi, i valori, nonché a riscoprire le opere per così lungo tempo messe da parte.
Senza addentrarmi nel groviglio dei motivi, delle tendenze, delle polemiche che hanno agitato per almeno trent'anni il campo di queste avanguardie, penso che valga la pena di riassumere tale vicenda nei suoi punti essenziali, che poi sono costituiti dal sorgere e dall'affermarsi dei tre movimenti maggiori, che presero il nome di RAGGISMO, SUPREMATISMO, COSTRUTTIVISMO.

L’arte russa entrò in Russia all’inizio del ‘900 principalmente attraverso le collezioni di Sergej Sciukin e Ivan Morosov, due ricchi uomini d’affari moscoviti che a Parigi avevano acquistato le opere degli impressionisti, dei divisionisti, dei Nabis, di Gauguin, Van Gogh, Braque, Picasso, da quello del periodo rosa e blu a quello cubista. Il contatto con queste opere fu determinante per i giovani artisti russi, che ne subirono una forte influenza. Non si trattò tuttavia di un’influenza accettata passivamente. Intorno al 1900 infatti gli artisti dell’avanguardia russa già avevano rielaborato originalmente le istanze dell’arte moderna occidentale e si preparavano a definirne i concetti anche sul piano dei manifesti programmatici.
Il primo manifesto fu quello del raggismo (“lucism”), che apparve a Mosca nel 1913. In questo scritto si prendono in considerazione anche proposte dei futuristi italiani, che Larionov, il creatore del movimento, aveva ascoltato dalla viva voce di Martinetti al tempo del suo primo viaggio in Russia, cioè fin dal 1910. A Larionov si unì Natalia Gonciarova, che poi divenne sua moglie…, entrambi sono morti a Parigi oramai ottuagenari. Alla base della ricerca raggista sta il problema della luce…, la luce, la luminosità, la chiarità dei raggi che creano nello spazio nitide strutture, qualcosa che ricorda la geometricità scintillante dei cristalli di quarzo. Nelle tele più avanzate dei raggisti, l’ultimo vincolo del cubismo con l’oggettività del mondo è rotto. Questa pittura tuttavia mantiene una sua concretezza, non aliena dal volume e quindi dalla profondità, dal chiaroscuro.

Toccherà a Malevic far fare all’arte figurativa il passo definitivo verso l’astrazione assoluta.
Benché su questa strada Malevic si sia mosso fin dal 1913, il “Manifesto del suprematismo” uscì a Pietroburgo solo nel ’15. Secondo Malevic l’arte del passato vive ancora non per ciò che ha rappresentato (scene mitologiche, gesta di eroi, episodi sacri) ma per una verità a-temporale, che supera la contingenza e lo scopo pratico di quelle rappresentazioni. Infatti, decaduti i tempi in cui i soggetti eroici, mitologici e sacri potevano avere un senso, la forza di quelle opere non è venuta meno. Tale misteriosa virtù che le fa vivere e che distingue un capolavoro da un’opera fallita, anche se entrambe hanno per avventura lo stesso tema e le stesse intenzioni, è la pura sensibilità plastica, cioè le qualità intrinseche dell’arte. Questo è dunque il problema davanti al quale si trova l’artista moderno…, deve egli continuare a dipingere o scolpire scene o racconti al servizio della Chiesa e dello Stato, o non è meglio che egli scelga la strada della libertà, cioè la strada di un’arte finalmente sciolta dai fini pratici, dipingendo e scolpendo guidato soltanto dalla pura sensibilità plastica?
E’ questa seconda conclusione che Malevic ha scelto. Di qui il senso del suo suprematismo, il quale infatti non significa altro che la supremazia assoluta della sensibilità pura delle arti figurative.
Prima di giungere a queste conclusioni, Malevic dipinse numerose tele dove si manifesta la suggestione diretta di Léger e quindi del cubismo analitico e sintetico. Nel 1918 egli giunse al punto più avanzato del suo suprematismo… al quadrato bianco su fondo bianco.
Qualche anno prima della Prima Guerra Mondiale, Malevic aveva stretto amicizia con Vladimir Tatlin, che poi sarà l’iniziatore del costruttivismo, per molti aspetti il movimento più interessante delle avanguardie russe.
Tatlin si distaccò da Malevic verso la fine del 1915, diventando addirittura il suo opposto…, cioè, mentre Malevic intendeva strappare l’arte alla sfera del pratico, Tatlin voleva che l’arte fosse solo questo, solo praticità. Voleva in altre parole che l’arte sposasse l’aspetto tecnico della vita moderna, fondendosi direttamente nell’esercizio sociale degli uomini.
Le premesse di Tatlin vanno quindi riconosciute soprattutto nella pittura d’oggetti cubista, liberata però dai riferimenti al dato rappresentativo, nonché nell’influenza delle idee futuriste, che avevano rivelato agli artisti la validità moderna dell’estetica della macchina. Le composizioni strutturali di materiali vari, che Tatlin incominciò ad eseguire fin dal 1913, specie quelle sospese a fili di ferro, avevano appunto l’aspetto di particolari costruzioni tecniche. La gratuità dell’invenzione non impediva che in esse si rivelasse, sia pure in maniera germinale, l’intuizione di una nuova forma di bellezza che avrebbe finito con l’avere le più larghe conseguenze. Verso il 1920, Tatlin e i suoi seguaci, tra cui Rodcenko e Barbara Stepanova, propugnavano ormai l’abolizione dell’arte come tale, considerandola un estetismo borghese. Essi incitavano gli artisti ad applicarsi solo a quelle forme che potessero avere rapporto con la vita…, quindi alla pubblicità, alla grafica, alla creazione di oggetti d’uso e di arredamento. Da questo punto di vista i costruttivisti seppero portare nella loro attività il senso della modernità viva, agile, precisa. Tatlin, tra l’altro, è stato un pioniere di quello che oggi si chiama “industrial design”.

E’ chiaro però che gli accenni per un discorso sulle avanguardie russe e sovietiche del primo ‘900 non possono fermarsi qui. Molto altro ci sarebbe da dire…, tuttavia si tratta di aspetti indubbiamente più noti…, la pittura struggente e fiabesca, vicino all’anima popolare, del Chagall (a destra) e l’astrattismo lirico di Kandinsky (a sinistra). Ma quanti altri artisti si devono ancora ricordare…, Lazar El Lissitzkij, Robert Falk, i fratelli Gabo e Pevsner, David e Vladimir Burljuk, Lija Maskov e altri ancora.


La vivacità culturale delle avanguardie durò in qualche modo fino al 1922-25, a queste date gran parte degli artisti appartenenti alle tendenze di punta erano però già partiti per la Francia e per la Germania.
Il mutamento radicale della direzione culturale sovietica determinava un clima ostile alle esperienze delle avanguardie. E’ questa anche la ragione per cui in seguito si è finito per sapere così poco di questo primo periodo artistico. E’ evidente che i problemi per un’arte che fosse espressione larga e potente dei grandi rivolgimenti rivoluzionari in corso, un’arte che interessasse le vaste masse che con la rivoluzione erano diventate protagoniste della storia, erano problemi veri e pressanti e che per molti versi le esperienze dell’avanguardia non vi corrispondevano. Non bisogna tuttavia dimenticare che in poesia Maiakovski e Eisenstein nel cinema avevano dato un esempio prodigioso di come partendo da certe intuizioni dell’avanguardia si poteva arrivare ad un’arte nuova nel contenuto e nella forma. Questa era una delle indicazioni possibili per risolvere il problema…, nelle arti figurative soluzioni analoghe erano possibili.
Ma tutto ciò non accadde. Si volle invece ricorrere alla via più rapida e sbrigativa, a una pittura illustrativa, paternalistica, edificante, di pura derivazione ottocentesca. Risultato… il nuovo stato socialista, nel campo delle arti figurative, segnò il passo, non produsse più opere degne dei grandi fatti che in questa terra si erano verificati. E questa è anche la ragione per cui in Russia è tanto difficile una rinascita artistica.
Lo studio delle avanguardie è quindi utile non solo per una ricostruzione storica di un’esperienza interessante, ma anche per vedere che cosa in questa vicenda ne ha inceppato lo svolgimento, e più ancora, senza pretendere di resuscitare le avanguardie, che sarebbe un grave errore, per vedere quali possano essere oggi gli stimoli, le suggestioni per un’arte moderna, fuori dai pregiudizi, degli schemi dell’accademismo.


VEDI ANCHE :


La vita di MARC CHAGALL

IO E IL MIO PAESE - Marc Chagall


LA CADUTA DELL'ANGELO (1923 - 1933 - 1947)  -  Marc Chagall


MANIFESTI DELLA RIVOLUZIONE RUSSA 1917/27 - Majakovskij, Lissitzky, Rodcenko e Moor


MOVIMENTI DI AVANGUARDIA – Pittura e scultura


ASTRATTISMO - Kandinskij, Mondrian


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