lunedì 10 novembre 2008

* BALLERINE FRA LE QUINTE (Dancers in the wings) - Edgar Degas

      

* L'ESAME DI DANZA (The Dance Examination) - Edgar Degas


* LA CLASSE DI DANZA (The dance class) - Edgar Degas



* ORCHESTRA DELL'OPERA (The Opera Orchestra) - Edgar Degas


* L'ABSINTHE (L'assenzio) - Edgar Degas



* MERCATO DEL COTONE A NEW ORLEANS (The cotton market) - Edgar Degas

    

martedì 4 novembre 2008

IL VASO BLU (The Blue Vase) - Paul Cézanne

   

IL VASO BLU (1885 - 1887)
Paul Cézanne (1839 - 1906)
Pittore francese
Musée d'Orsay de Paris
Olio su tela cm. 61 x 50



Paul Cézanne non considerava di minor importanza dedicarsi ai dipinti che avessero per soggetto nature morte o fiori, invece che paesaggi o figure.
Tutti i temi infatti anche se diversi tra loro richiedono un costante impegno nel costruire un'opera dalla struttura in equilibrio in tutte le sue parti.
Una parte essenziale del lavoro è costituita dalla preparazione degli oggetti e dalla loro disposizione intorno al vaso, facendo attenzione all'accostamento formale e cromatico.
Così prima ancora di iniziare a dipingere l'artista crea il quadro.
L'articolazione dei rapporti intercorrenti tra i piani e i colori è molto complessa, soprattutto se la confrontiamo con precedenti opere con lo stesso tema, come per esempio il VASETTO DI DELFT dipinto dieci anni prima e conservato nello stesso Museo.
Il disegno svolge un ruolo importante anche il contorno degli oggetti non prevale sugli altri elementi del dipinto.
Senza dubbio però l'uso del colore diventa determinate inventando nuovi rapporti tra le cose: se il contorno definiva un'affinità tra la mela in primo piano e le rotondità del vaso, le fredde tonalità che vibrano sul suo corpo si rispecchiano amplificate e polverizzate nella parete di fondo.
I tocchi pubescenti sui frutti dialogano con le tonalità delle rose, mentre i bianchi dei petali dei garofani, perduta la primitiva purezza accanto ad altri colori, si specchiano nel luminoso piatto posto dietro il recipiente.
Ogni possibile elemento entra in gioco affinché la verticalità del vaso con gli iris sfreccianti verso il bordo della tela non vinca rispetto ai piani e alle linee orizzontali.
Malgrado il complicato intrecciarsi di relazioni estremamente controllato dall'artista il dipinto mi appare con la delicatezza e la fragilità di un'immagine che sta per scomparire, come una tenue visione avvolta dalle nebbie di un mattino invernale, leggera come un pastello o un acquerello.

L'opera, datata sul verso "1885 - 1887" è stata ceduta nel 1911 allo Stato francese dal conte Isaac de Camondo, celebre collezionista di dipinti impressionisti.
Esposta fino al 1947 al Louvre, dopo venne trasferita al Jeu de Paume e dal 1986 si trova al Musée d'Orsay.


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* LA DANZA DEL VENTRE (Belly dancing)

FRUTTA CON GERANI (Still life with Apples and a Pot of Primroses) - Paul Cézanne

FRUTTA CON GERANI
(1886 circa)

Paul Cézanne

Pittore francese

Metropolitan Museum of Art
New York

Tela cm. 73 x 92





L'opera è caratterizzata da un particolare aspetto statico.
L'insolita nitidezza dei contorni degli oggetti e la compostezza dei volumi delle mele, disposte sul panno bianco, danno all'opera una carica enfatica.
Ciò che rende ancora più originale questa natura morta rispetto alle altre dipinte da Cézanne è il curioso effetto controluce delle foglie che proiettano la propria ombra sulla parete di fondo.
Il pittore cerca di trovare una giusta distanza dal soggetto, quindi ricrea intorno ad esso uno spazio ben preciso, in questo caso suggerito dalle pareti sullo sfondo, dipinto con tonalità diverse.
L'artista segue infatti il proprio intento di dare forma allo spazio attraverso il suo colore.
Il quadro è concepito come un'opera architettonica nella ricerca di equilibri cromatici e volumetrici.
Apparentemente sembra che il vaso di fiori con quelle foglie dalle tonalità cangianti domini la scena, ma se osserviamo attentamente le sue dimensioni , l'altezza e la collocazione sono controbilanciate dai giochi chiaroscurali del panno bianco piegato e "modellato" come una scultura ai suoi piedi.
Niente è lasciato al caso e l'artista riesce a controllare ogni sfumatura e ogni tonalità che possano toccare l'animo di chi osserva questo dipinto.

La datazione di quest'opera è materia controversa tra gli studiosi.
Il catalogo del Metropolitan Museum of Art di New York, dove oggi si trova il dipinto, accetta come data indicativa il 1886 fornita dal catalogo della grande retrospettiva del 1925, prestato per quella occasione da Claude Monet, primitivo proprietario.
Dal 1929 al 1938 l'opera fece parte della collezione di Adolf Lewishon di New York e successivamente passò a Samuel A. Lewishon che nel 1951 la donò al Metropolitan Museum di New York.



LA PITTURA NELLA "TEORIA" DI CÉZANNE

Negli anni in cui dipinse questo quadro Cézanne si rifugiava sempre più spesso ad Aix dove conduceva una vita pressoché solitaria.
Ai pochi artisti che lo andavano a trovare, prevalentemente giovani seguaci di Gauguin, non rivolgeva consigli, non impartiva lezioni, preferiva accompagnarli sulle colline dove quotidianamente si recava a lavorare.
Secondo lui il pittore doveva porsi di fronte alla natura piuttosto che annunciare teorie puramente speculative.
Le sue creazioni dovevano contenere un insegnamento.
Le testimonianze parlano di un uomo senza altri interessi che l'arte, tutto volto nel lavoro a penetrare ciò che gli si poneva davanti sforzandosi di esprimersi il più logicamente possibile.
Egli stesso diceva...

"Bisogna vedere in natura il cilindro, la sfera, il cono collocando ogni cosa nella giusta prospettiva in modo che ogni lato di un oggetto, di un piano, sia diretto verso un punto centrale".

Ancora più chiarificatrici nel nostro caso risultano le parole che l'artista indirizzò in quel periodo ad un collezionista...

"Temo di rendere la prospettiva col solo strumento di colore... in un quadro, il principio è di trovare la distanza giusta.
È qui che si riconosce il talento di un pittore".


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giovedì 30 ottobre 2008

GIOVANE SEDUTO (Young Man beside the Sea) - Hippolyte Flandrin

GIOVANE SEDUTO (1835 - 1836)
Hippolyte Flandrin (1809 - 1864)
Pittore francese
Museo del Louvre
Tela cm. 98 x 124
CLICCA IMMAGINE alta risoluzione
Piel 2500 x 1760 - Mb 2,03


Quest'opera, GIOVANE SEDUTO, eseguita da Hippolyte Flandrin come saggio annuale del suo soggiorno di studio romano, rientra nella produzione, tipicamente francese dell'Ottocento, in cui viene esaltata l'arte per se stessa.
In questo caso, infatti, trattandosi di una tela dipinta in studio, il soggetto non ha che scarsa rilevanza.
Secondo il famoso critico del tempo, Téophile Gautier, l'opera si deve considerare soltanto dal punto di vista estetico come "una posa nuova, una bella linea condotta da un corpo all'altro, una flessione del torso".
Nella figura di nudo l'artista ha infatti evidenziato l'interesse per la bellezza pura espressa nella posizione di profilo alla maniera di una medaglia o di un'incisione di un cammeo; l'attenzione per una policromia netta risalta con le linee esageratamente ricurve del corpo.
L'effetto d'insieme è quello di un altorilievo d'argilla, isolato nello spazio espresso mediante una costruzione fortemente geometrizzata.
L'intera immagine è infatti costruita su un triangolo equilatero iscritto in un cerchio e sul perfetto arco formato dal dorso del nudo.
Di particolare interesse è inoltre la presenza dei numerosi pentimenti visibili sulla traccia di contorno del corpo, testimonianza della tecnica rigorosa dell'artista.
L'opera di carattere completamente estetizzante ha avuto una particolare influenza sulla cultura francese dell'Ottocento per la sua forza di archetipo, direttamente colto dalla natura.

Eseguita tra il 1835 e il 1836, l'opera fu spedita da Roma a Parigi nel 1837 come saggio del quarto anno presso Villa Medici.
Nel 1857 venne acquistata dall'imperatore Napoleone III per 3000 franchi, esposta al Museo del Lussemburgo e successivamente trasferita al Louvre.
Una copia del dipinto, in formato ridotto e senza il paesaggio, si trova al Museo Bonnat a Bayohne.
La popolarità del nudo è inoltre attestata dalle numerose copie che artisti posteriori hanno realizzato.
Tra questi si può citare quella disegnata da Degas, eseguita nel 1855, e la scultura di Maillol intitolata LA NOTTE (1902).

Hippolyte Flandrin nasce a Lione nel 1809 dove inizia i suoi studi artistici che continuerà a Parigi nel 1829 presso l'atelier di Ingres.
Nel 1832 con l'opera TESEO RICONOSCIUTO DAL PADRE vince il gran premio di Roma e si reca a studiare a Villa Medici.
Ritornato a Parigi gli vengono affidate importanti decorazioni di carattere religioso.
Le maggiori si trovano nella cappella di Saint Jean nella chiesa di Saint Séverin a Parigi (1840 - 1841), nel transetto di Saint Germani de Prés (1842 - 1846), in Saint Vincent de Paul (1849 - 1853) e in Saint Paul a Nîmes (1847 - 1849).
Nel 1856 comincia la decorazione della navata di Saint-Germain-de-Prés.
Nonostante si possa definire un pittore di soggetti religiosi, l'artista ha eseguito numerosi ritratti, molti dei quali sono esposti al Louvre di Parigi.


* QI GONG - L'arte della respirazione e del movimento che potenzia l'energia del corpo


Risultato immagini per QI GONG







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domenica 26 ottobre 2008

VEDUTA DI FIRENZE DA BOBOLI (View of Florence from Boboli) - Jean Baptiste Camille Corot

   
VEDUTA DI FIRENZE DA BOBOLI (1835)
Jean Baptiste Camille Corot (1796 - 1875)
Pittore francese
Museo del Louvre di Parigi
XIX secolo
Tela cm. 73 x 51
CLICCA IMMAGINE per un'alta risoluzione
Pixel 2530 x 1780 - Mb 2,13


La veduta raffigura il suggestivo panorama fiorentino che si coglie dai giardini di Boboli, alle spalle di Palazzo Pitti.
Sull'ampio terrazzo due monaci sono immersi in una piacevole conversazione mentre un terzo si sta allontanando dalla scena.
Da lontano si intravedono le sagome di Palazzo della Signoria, del Duomo, delle chiese di Santa Croce, di San Lorenzo e della Badia Fiorentina.
Fa da sfondo ai due frati un imponente cipresso, albero questo tipico della campagna toscana.
La tela, di modeste dimensioni, è stata dipinta da Corot nel suo atelier parigino, riprendendo uno studio dal vero eseguito durante il suo secondo viaggio in Italia nel 1834.
Rispetto ai paesaggi dipinti negli anni del primo soggiorno italiano, in questa veduta di Firenze si avverte l'intenzione dell'artista di prestare maggiore attenzione alla natura; in tale direzione appare significativo il confronto fra questa veduta e LA VASCA DELL'ACCADEMIA DI FRANCIA A ROMA, dipinta intorno al 1826 che raffigura uno scorcio di panorama di Roma visto dal Pincio, al di là della fontana del giardino di Villa Medici.
Rispetto a questo dipinto, quello del Louvre presenta senz'altro una maggiore sensibilità atmosferica, una costruzione architettonica più sintetica ed essenziale, una minore attenzione per i particolari a favore di una più ampia prospettiva.

Jean Baptiste Corot dipingeva queste vedute per se stesso e rappresentavano la trasposizione su tela delle sue emozioni davanti ai paesaggi ; per lui rappresentavano un pezzo della sua vita, della sua intimità e per questo non furono mai ceduti al mercato d'arte, riservandone a visione solo agli amici più cari.

Alla sua morte Jean Baptiste Corot lasciò il piccolo dipinto (firmato in basso a destra) ai suoi amici Christian, Maurice e Robert e questi a loro volta nel 1926 lo donarono al Museo del Louvre, dove si trova ancora oggi ad incrementare la già cospicua collezione di dipinti dell'artista che il museo parigino possiede.



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IL PONTE DI MANTES (The Bridge of Mantes) - Jean Baptiste Camille Corot

  
     
IL PONTE DI MANTES (1868 circa)
Jean Baptiste Camille Corot (1796 - 1875)
Museo del Louvre di Parigi
Olio su tela cm 38,5 x 55,5
CLICCA IMMAGINE per un'alta risoluzione
Pixel 1790 x 2530 - Mb 2,43


IL PONTE DI MANTES, con la sua eccellente qualità, rappresenta il culmine della produzione di Corot, compresa tra il 1855 e il 1868.

E' il periodo durante il quale Jean Baptiste Corot si esprime soprattutto per contrasti, con forme limpide e cristalline, come volevano il gusto e la pratica d'atelier.
Accordando così tutti i colori della tela sul motivo del grigio argenteo, l'artista riuscì a raggiungere l'effetto di un pomeriggio piovigginoso; unica concessione è il rosso vivace del cappellino del pescatore sulla riva del fiume(ma in questo francobollo di foto non si riesce a distinguere).

Lo stesso stratagemma compare anche ne LA CATTEDRALE DI MANTES, dello stesso periodo (Musée Saint - Denis di Reims).

Dall'analisi del disegno emerge come Jean Baptiste Corot
Organizzi lo spazio in modo complesso, intrecciando un tessuto di verticali, diagonali e orizzontali: il ponte è visto in leggero scorcio, il bordo della riva ritaglia un angolo della tela, gli alberi svettano verso il cielo incrociando le altre linee.
Eppure al tempo stesso ci sembra di trovarci di fronte ad una scena immobile, perenne, immutabile, dove regna eterna quiete.

La tela, firmata COROT in basso a sinistra, è stata donata al Museo del Louvre di Parigi da Étienne Moreau - Nélaton.
La datazione può collocarsi presumibilmente tra il 1868 e il 1870, periodo in cui l'artista lavorò a Mantes-la-Jolie, una gradevole cittadina sulla riva della Senna, a sessanta chilometri a ovest di Parigi, dove l'artista eseguì numerose vedute.



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* TAI CHI - Lo spirito di un'arte marziale








* * * * *












DAMA VENEZIANA (Young Venetian Woman) - Albrecht Dürer

DAMA VENEZIANA
(1505)

Albrecht Dürer
(1471 - 1528)

Pittore tedesco

Kunsthistorisches Museum
Vienna

XVI secolo

Olio su tavola
cm. 32,5 x 24,5









Il ritratto è generalmente ritenuto il primo quadro eseguito da Albrecht Dürer durante il suo secondo soggiorno in Italia, che durò dal 1505 ai primi mesi del 1507.
Si tratta probabilmente di un dipinto non finito, come sembra provare l'esecuzione sommaria di alcuni particolari, quali il fiocco sulla spalla sinistra della veste.
E' un ritratto di grande intensità, in cui l'artista è riuscito a cogliere il carattere semplice e sereno della fanciulla.
Questa è stata identificata ora con una giovane milanese, ora con una donna veneziana.
Quale che sia le verità, è tuttavia certo che questo intenso e delicato ritratto è pienamente inserito nel clima della ritrattistica dell'Italia settentrionale del primo Cinquecento.
L'aria che vi si respira è la stessa della LAURA di Giorgione (Kunsthistorisches Museum di Vienna) o di molti ritratti milanesi di Leonardo e dei suoi seguaci lombardi.

L'opera, proveniente da una collezione lituana, è pervenuta al Kunsthistorisches Museum di Vienna nel 1923.
Oltre alla DAMA VENEZIANA il Museo viennese conserva molti altri dipinti di Albrecht Dürer, fra i quali voglio ricordare i più celebri...

L'ADORAZIONE DELLA TRINITA' (1511), noto anche col titolo di TUTTI I SANTI..., e la piccola MADONNA DELLA PERA (1512).


IL SECONDO VIAGGIO IN ITALIA DI DÜRER

Nel 1505 Albrecht Dürer tornò nuovamente in Italia, dove aveva già soggiornato negli anni giovanili, fra il 1494 e il 1495.
Egli non è più ormai il giovane pittore in cerca di nuovi stimoli per la sua formazione, assetato di cultura classica.
Albrecht Dürer è già un artista affermato, soprattutto per merito delle sue incisioni che avevano avuto larga diffusione in tutta l'Europa.
In Italia Dürer si fermò sicuramente a Padova e a Venezia, dove fu conteso da nobili, umanisti e letterati che lo consideravano un loro pari, e dove fu ricercato ed esaltato dalla colonia di tedeschi che risiedeva nella città lagunare.
Da Venezia Albrecht Dürer scrisse al caro amico Pirckeimer a Norimberga la celebre frase con cui lamentava la scarsa considerazione che godeva la figura dell'artista in Germania, in contrasto col rispetto e la dignità che l'uomo di cultura e di arte avevano in Italia...

"Quanto desidererò il sole, nel freddo: qui sono un gentiluomo, a casa sono un parassita".


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sabato 25 ottobre 2008

AUTORITRATTO - Albrecht Dürer

  

AUTORITRATTO
(1500)

Albrecht Dürer
(1471 - 1528)

Pittore tedesco

Alte Pinakothek di Monaco

XVI secolo

Tavola cm. 67 x 49







Questo, che Dürer dipinse all'età di 28 anni, è il più famoso dei suoi autoritratti e unico nel suo genere.
Confrontandolo con quello realizzato due anni prima, che si trova al Prado di Madrid, si nota la sua posizione singolare.
Nel quadro di Madrid Albrecht Dürer appare come un giovane del suo tempo, consapevole e cosmopolita, vestito alla moda con nobile eleganza; dalla raffigurazione traspare l'orgogliosa espressione di consapevolezza del proprio ceto sociale di artista dell'epoca.
Al contrario se si guarda l'autoritratto di Monaco, si nota subito che Albrecht Dürer non voleva dare un'immagine realistica di sé, ma trasmettere un messaggio particolare, una confessione artistica.
Il pittore appare in una rigida postura frontale con la testa dai lunghi capelli inscritta in un triangolo equilatero.
I lineamenti sono idealizzati; un'armonia, un equilibrio e una simmetria quasi perfetti dominano l'immagine.
Tutto questo dona al quadro un carattere ieratico, un effetto sacrale; infatti la struttura geometrica della composizione veniva usata nel tardo Medioevo solo per le raffigurazioni di Cristo.
Albrecht Dürer si effigia allora intenzionalmente come Cristo, e ciò è confermato dalla posizione della mano sinistra che accenna ad un gesto benedicente, simile a quello del SALVATOR MUNDI.
L'atto dell'artista non va inteso come una superba volontà di paragonarsi a Gesù Cristo, bensì all'IMITATIO CHRISTI, suggerita dalla chiesa protestante.
L'arte aveva per Dürer un profondo significato religioso: la forza creativa del pittore era una forza data da Dio e lo metteva misticamente alla pari con il Creatore.

Ci sono diverse fonti scritte, fra il 1577 e il 1791, che testimoniano che il dipinto si trovava in quell'arco di tempo nel Municipio di Norimberga.
Si racconta che, intorno al 1800, il quadro sia stato consegnato dal consiglio della città al pittore A.W. Küfner per copiarlo, e che quest'ultimo avrebbe spaccato la tavola in due facendo la copia sull'altra parte.
Alla fine, si dice, che abbia consegnato la copia al consiglio e abbia venduto l'originale.
Ma approfondite indagini sull'autoritratto di Dürer e sulle tre copie esistenti non hanno confermato questa ipotesi.
Sicuro è solo che il quadro fu venduto dal consiglio di Norimberga alla città di Monaco nel 1805.


DÜRER, UN PRECURSORE

"Del Medioevo ha la fede, la forza confusa, il simbolismo oscuro e ricco, del Rinascimento l'inquietudine, il senso delle infinite prospettive che si aprono di fonte a spiriti superiori, la volontà instancabile di sapere [...]. E' una specie di Cristo Sapiente che cerca la salvezza del mondo nello studio accanito dei suoi vari aspetti" (Elie Faure, STORIA DELL'ARTE, volume III).

Dopo quattro secoli la sua opera sembra ancora realizzare nel modo più completo il misticismo, le aspirazioni ideali dell'anima tedesca.
I suoi contemporanei l'avevano capito ed egli ebbe tra le sue amicizie quelle di Lutero, il fondatore del Protestantesimo, e con Melanchton, che di lui, come uomo, scrisse...

"Il minor merito di Albrecht Dürer è il suo talento di artista".

Era anche molto legato a Raffaello il quale, sulle pareti del suo studio, conservava le riproduzioni dei dipintii più famosi di Albrecht Dürer.



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martedì 21 ottobre 2008

Il RATTO DELLE FIGLIE DI LEUCIPPO (The Rape of the Daughters of Leucippus) - Pieter Paul Rubens


Il RATTO DELLE FIGLIE DI LEUCIPPO (1617 circa)
Pieter Paul Rubens (1577 - 1640)
Pittore fiammingo
Alte Pinakothek di Monaco
Olio su tela cm. 222 x 209




La scena illustrata narra la storia dei Dioscuri, figli di Zeus, nati dall'uovo di Leda, che rapiscono le figlie di Leucippo.
Non sono rappresentate le ancelle ed i guerrieri presenti all'evento, infatti Rubens si concentra esclusivamente sui personaggi principali, ad esclusione dell'amorino che trova appiglio nella briglia del cavallo.
Castore, a cavallo, solleva Ilaria, mentre Polluce trascina Febe che oppone resistenza.

Il gruppo è serrato in un viluppo vorticoso, tanto che i corpi confondendosi creano un forte contrasto fra la pelle arsa dei Dioscuri e quella diafana delle fanciulle nude.
La violenza della stretta degli uomini è stemperata dai teneri sguardi rivolti alle loro vittime.
Anche i cavalli, impennandosi, sembrano partecipare attivamente all'animata scena.

Mediante gli atteggiamenti e le forzate torsioni, Rubens mette in risalto i corpi opulenti e sensuali delle donne che sembrano trarre origine dalla scultura antica: la scelta trova risposta nel trattato SULLA IMITAZIONE DELLA STATUE ANTICHE dove l'artista suggerisce ai pittori di trarre esempio dagli antichi scultori, sostituendo alla pietra la carne viva.

Il dipinto è molto vicino anche cronologicamente alla SCONFITTA DI SENNACHERIB, sempre nella Pinacoteca di Monaco, dove Rubens ripropone in maniera più spettacolare il motivo del gruppo aggrovigliato, agitato, sfruttando stavolta il tema della battaglia.



Non si conosce né la storia né il nome del committente di questo dipinto, considerato concordemente autografo dalla critica e databile intorno al 1617.
Il quadro passò all'Alte Pinakothek di Monaco nel 1806 dove dello stesso artista sono...

- LA STRAGE DEGLI INNOCENTI
- L'INCORONAZIONE DELLA VIRTU'
- SCENA PASTORALE
- DUE SATIRI
- IL SILENO UBRIACO



SENZA ALCUNA ESITAZIONE


La tecnica di Pieter Paul Rubens è sempre stata molto spregiudicata per la straordinaria rapidità dell'uso del pennello e la sicurezza di esecuzione, tanto che nel 1672 Pietro Bollori scrisse...

"Si mantenne si unito e risoluto che sembrano le sue figure in un corso di pennello..."

Grande ammiratore di Rubens fu un altro maestro di pittura, Vincent Van Gogh, che in una lettera al fratello Theo del gennaio 1886, sosteneva...

"E' estremamente interessante studiare Rubens, per l'apparente semplicità della sua tecnica e soprattutto perché dipinge e disegna con così poco, con mano così veloce e senza alcuna esitazione...".




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