sabato 19 gennaio 2008

IL RITRATTO DI DORIAN GRAY (The Picture of Dorian Gray) - Oscar Wilde


Lord Enrico Wotton si avvicinò al quadro e lo contemplò a lungo… era un'opera meravigliosa, il più bel ritratto che egli avesse mai visto. Staccò a fatica lo sguardo dal dipinto per volgersi al modello, un giovane bellissimo, il cui volto era di una perfezione rara. Perfetta era anche la somiglianza tra il modello e il ritratto.

Si complimentò col pittore Basilio Hallward e poi chiamò il modello perché ammirasse il dipinto. Il giovane si avvicinò e stette immobile, come stupito davanti all'immagine della sua stessa straordinaria bellezza.

"Che cosa triste! - mormorò, tenendo gli occhi fissi al ritratto - Diventerò vecchio, brutto, sgradevole mentre questo mio ritratto rimarrà sempre giovane… Se potessi, io, restare sempre giovane e invecchiasse invece il dipinto! Pur di ottenere questo darei la mia stessa anima!".

A queste parole, il pittore lo guardò sbalordito, tremando per un'improvvisa angoscia, quasi l'avesse colpito un tragico presagio, qualcosa che nemmeno lui avrebbe ben saputo definire.
Fu in quella occasione che ebbe inizio l'amicizia tra il giovanissimo Dorian Gray e il cinico Enrico Wotton, la cui brillante conversazione incantava i salotti di Londra. Le massime spregiudicate di Lord Wotton e la sua concezione sulla vita, vista soltanto in funzione del piacere e della bellezza, avevano conquistato Dorian Gray. Egli considerava Enrico il suo maestro, lo seguiva in tutto, gli confidava ogni suo pensiero.Un giorno gli confidò che si era innamorato di Sibilla Vane, una sconosciuta attricetta.
Sibilla Vane non aveva ancora diciassette anni…, il suo piccolo volto era simile ad un fiore, gli occhi immensi e appassionati erano la più bella cosa che Dorian Gray avesse mai visto. Sentirla recitare era come sentire una musica. Recitava in un teatrucolo di periferia e ogni sera Dorian andava ad ascoltarla…, chiudeva gli occhi e udiva quella meravigliosa voce. Era spesso angosciato dal pensiero che Sibilla avrebbe potuto respingere il suo amore.
Ma non amarlo era impossibile…, egli era l'immagine stessa dell'amore. Sibilla lo adorò fin dal primo incontro e gli offrì un amore pazzo, esclusivo, appassionato. Prima di conoscerlo pensava che l'arte fosse la sola realtà della sua vita…, viveva solo per il teatro. Ora le sembrò di essere stata liberata da una prigione…, del teatro non le importò più nulla.
Non riusciva più a recitare, perché fingere sulla scena di essere innamorata le pareva una profanazione dell'amore. Ma l'amore fu la sua rovina. Dorian Gray amava in lei solo l'attrice…, gli era sembrata meravigliosa per la sua arte, per la sua capacità di dare una realtà, sia pur fittizia, ai sogni dei poeti. Amarla soltanto per se stessa gli fu impossibile. E una sera glielo disse, con aspro risentimento.

"Tu hai ucciso il mio amore. Non posso rivederti più. Mi hai deluso.".

Quella notte Dorian vagabondò per Londra fino all'alba…, quando rientrò nella sua stanza lo sguardo gli cadde sul ritratto dipinto da Basilio Hallward. Gli parve che l'espressione del volto fosse mutata…, attorno alle labbra apparivano strane ombre…, erano rughe, nettamente delineate. Spaventato, prese uno specchio e considerò a lungo il suo viso… era quello di sempre, liscio, ingenuo e puro. Ritornò presso il quadro e l'osservò ancora, sperando di essersi ingannato. Non v'era dubbio… l'espressione del quadro era cattiva, quelle erano le rughe dell'egoismo e della crudeltà.. All'improvviso ricordò tremando il suo folle desiderio che fosse il dipinto ad invecchiare al posto suo, a ricevere le impronte delle sofferenze e delle passioni. Ecco, l'incantesimo si avverava, era mostruoso ma si avverava…, il quadro era lì, a testimoniare la sua cattiveria verso Sibilla. Poche ore dopo seppe che Sibilla Vane era morta… si era avvelenata, non sopportando di vivere senza il suo amore. La costante vicinanza dello spregiudicato Lord Wotton, prodigo di cinici consigli, fece presto dimenticare a Dorian la povera Sibilla che avrebbe potuto salvarlo, fermarlo in tempo sulla china pericolosa di un'esistenza dissoluta.
Lord Wotton, diabolicamente raffinato nella sua opera di corruzione, si divertiva a coltivare la vanità e l'egoismo di Dorian. Lo conduceva con se nei salotti aristocratici e nei luoghi più malfamati di Lontra, attizzava in lui le passioni più torbide e segrete. Dorian Gray era nell'aspetto esteriore il bellissimo giovane di sempre…, non una traccia dei suoi vizi appariva sui lineamenti purissimi del suo viso sereno. Ma la sua immagine, nel ritratto, invecchiava e si faceva sempre più ripugnante. Brevi linee, dapprima, come sottili incisioni attorno agli occhi e alla bocca…, poi rughe sempre più profonde ed evidenti, espressive e terribilmente rivelatrici. In quella tela dipinta Dorian poteva contemplare la sua anima. Relegò il quadro in una stanza disabitata, lo coprì con una stoffa, chiuse la porta e si mise la chiave in tasca. Gli parve di essere salvo…, nessuno avrebbe scoperto la sua vergogna.
Per settimane intere Dorian evitava di andare a esaminare il ritratto, ma gli era ugualmente impossibile dimenticare l'esistenza di quell'orribile cosa. Cercava di non stare mai a lungo lontano da Londra, preso dal terrore che qualcuno potesse entrare nella camera segreta. L'idea che la sua vergogna diventasse di dominio pubblico lo atterriva. Per anni era riuscito a tenere celarti i suoi vizi, la sua vita dissoluta, la sua profonda immoralità. Ma un giorno si cominciò a mormorare sul suo conto. Era la sera del trentottesimo compleanno, quando il pittore Basilio Hallward andò a salutarlo…, sarebbe rimasto per qualche tempo lontano da Londra e non voleva partire senza aver parlato a Dorian con affettuosa fermezza.

"Credo di doverti avvertire che si dicono cose orribili di te, della vita che conduci. - gli disse Basilio - Dicono che corrompi tutti quelli che diventano tuoi amici intimi. Ho udito cose di cui mi sembra impossibile dubitare, ma non voglio credervi… Potessi leggerti nell'anima!".

Dorian interruppe l'amico con una risata di scherno…, uscì dalla stanza, invitando il pittore a seguirlo. Giunto alla camera segreta strappò la stoffa che ricopriva il quadro…

"Ecco la mia anima".

Agghiacciato dallo spavento, il pittore contempla quel quadro orrendo la cui espressione lo riempie di ribrezzo. Gli sembra di riconoscere la sua opera, pur così mutata…, guarda meglio e vede in un angolo il suo nome scritto in rosso. Non v'è dubbio… è il ritratto di Dorian Gray. Dio mio! Quello è il "vero " Dorian Gray!
Hallaward non sa trattenere un grido di orrore. Dorian guarda con occhi folli e colmi di odio colui che ha dipinto la tela dell'incantesimo. Rapido, senza un attimo di esitazione, prende un pugnale e lo uccide. Il giorno dopo manda a chiamare Alan Campbell, un intimo amico. Dorian è al corrente di un segreto che per nulla al mondo Alan vorrebbe far conoscere. Ricattato e minacciato, egli accetta di far sparire il cadavere di Hallward. Portato a termine l'atroce incarico, Alan Campbell si uccide, sopraffatto dall'orrore di quanto è stato costretto a compiere. Nei salotti londinesi per qualche settimana si fanno le più strane supposizioni su due fatti inspiegabili…, la sparizione di Basilio Hallward e il suicidio di Alan Campbell. Nessuno sospetta di Dorian Gray, il cui viso bellissimo e sereno non reca tracce del terrore e del disgusto di sé che ormai non gli danno più tregua. E' giunto ad odiare la bellezza e la gioventù che un tempo aveva invocato…, senza di esse la sua vita sarebbe stata onesta.
Lassù, nella stanza segreta, vi è quella testimonianza tremenda delle brutture di cui si è macchiato, ed egli sente che non può più sopportare la presenza di quel testimone. Deve liberarsene ad ogni costo. DISTRUGGERLO… ecco il coltello che ha colpito Basilio… è ancora lì, luccica sul cassone accanto al ritratto. Quasi senza riflettere, Dorian lo afferra e colpisce la tela, con tutta la forza del suo braccio. Un grido spaventoso di agonia risuona per tutta la casa…, i servi si svegliano e accorrono pieni di terrore. Quando entrano nella soffitta vedono appeso al muro il ritratto del loro padrone, splendido di gioventù e di bellezza…, in terra, ai piedi del quadro, giace un cadavere col coltello piantato nel cuore. E' un uomo orribile, dal volto rugoso e ripugnante, spaventoso a vedersi. E' il corpo di Dorian Gray.


UNA PAGINA


"Dorian Gray guardò il quadro e improvvisamente fu preso da un incoercibile impulso d'odio contro Basilio Hallward, quasi gli fosse stato suggerito dall'immagine della tela, sussurrato al suo orecchio da quelle labbra ghignanti. Sentì violenta e folle in sé la disperazione di un animale inseguito, odiò l'uomo seduto al tavolo più che avesse mai odiato altri nella sua vita. Volse attorno uno sguardo selvaggio…, qualche cosa brillava 

sull'orlo del cassone dipinto che gli stava di fronte. L'occhio vi cadde. Sapeva cos'era. Un coltello che aveva portato su qualche giorni prima per tagliare uno spago e che aveva dimenticato di riporre. Vi si avvicinò lentamente sfiorando Basilio. Appena fu alle sue spalle, afferrò il coltello e si volse. Hallward si mosse sulla sedia come per alzarsi. Si avventò su di lui e confisse il coltello nella grossa vena che è dietro l'orecchio, premendo la sua testa sul tavolo e ancora e ancora.… Come era avvenuto in fretta tutto ciò! Si sentiva stranamente calmo, e, andando alla finestra, l'aprì e uscì sul balcone. Il vento aveva spazzato via la nebbia e il cielo era come una smisurata coda di pavone stellata da miriadi d'occhi d'oro. Guardò i basso e vide la guardia notturna che faceva il suo giro proiettando il lungo raggio della sua lampada sulle porte delle case silenziose. La macchia rossa di una carrozza vagabonda balenò all'angolo della via e scomparve. Una donna con lo scialle svolazzante scivolava lentamente e barcollando lungo il cancello. Ogni tanto si fermava e si guardava alle spalle. Poi cominciò a cantare con voce rauca. La guardia tornò indietro e le disse qualcosa …, ella si allontanò ridendo. Una fredda folata di vento passò sulla piazza…, le fiamme della lampada a gas tremolarono, divennero azzurre, e gli alberi spogli agitavano i loro rami di nero acciaio. Rientrò rabbrividendo e chiuse la finestra dietro di sé…Poi si ricordò della lampada. Era un singolare lavoro moresco di argento massiccio ageminato di arabeschi di acciaio brunito e incrostato di turchesi grezze. Forse il cameriere l'avrebbe cercata e avrebbe fatto domande. Esitò un momento, poi tornò indietro e la prese dal tavolo. Non poté fare a meno di guardare la cosa morta. Com'era immobile! Come erano orribilmente bianche le sue lunghe mani! Sembrava una paurosa figura di cera."


COMMENTO ALLA PAGINA

E' una tra le pagine più drammatiche del romanzo..., Dorian non può sopportare il disprezzo del pittore Basilio Hallward e lo uccide. L'atmosfera vorrebbe essere tragica, ma Oscar Wilde sente troppo l'attrattiva della raffinatezza decorativa, non riesce a liberarsi da immagini inopportune, che impongono inutili divagazioni proprio quando il racconto diventa più drammatico. Quel cielo come"una smisurata coda di pavone stellata da miriadi d'occhi d'oro" è un'immagine inutile, discordante con l'atmosfera angosciosa dell'episodio. Così quella lampada, per cui Wilde sente il bisogno di informarci che "era un singolare lavoro moresco di argento…
"L'impegno morale, che è presente in quest'opera, viene sminuito dal fatto che l'autore cede spesso alla tentazione di scrivere la "bella frase".


VALORE DELL' OPERA

Disse una volta il grande drammaturgo Bernard Shaw a proposito di Oscar Wilde…
"Sono sicuro che un giorno le enciclopedie lo liquideranno in mezza riga".
Si è sbagliato. Il grande Shaw non poteva esprimere un giudizio più avventato. L'interesse per l'opera di Oscar Wilde è sempre vivo. Sull'importanza letteraria del "Ritratto di Dorian Gray" ci si accanisce ancora oggi a discutere…, gli avversari di Wilde, specialmente fra i critici inglesi, sono parecchi, ma altrettanti sono quelli che riconoscono il valore di questo romanzo.
Molti ce l'hanno con Wilde per la sua facilità al paradosso, alla battuta di spirito. "Geniale istrione" lo chiamano, più attore che scrittore…, anche quando scrive con impegno cade nella battuta facile, vuole stupire, sbalordire il suo pubblico. Queste le accuse, e non sono del tutto campate in aria.
Ciò non toglie che "Il ritratto di Dorian Gray" sia il romanzo più originale e interessante dell'ultimo Ottocento inglese…, l'espressione più tipica di un'arte che cerca espressioni sempre più raffinate, cesellate come gioielli. Il romanzo di Wilde uscì nel 1891…, fu subito oggetto di grande scandalo, perché il pubblico volle riconoscere nel protagonista lo stesso scrittore. Il libro sembrava la "cinica confessione" del peccatore Oscar Wilde.Più che un romanzo è una fiaba. Anche lo stile è fiabesco, con quella ricerca del prezioso in ogni particolare, in ogni sfumatura. Gli ambienti sono splendidi, insoliti, fuori della realtà.
Le brutture e i vizi sono velati di mistero e acquistano sapore di favola. E' una favola che però ha la sua morale…, nessun incantesimo può sostituire alla vita che ci spetta un'altra vita, la cui felicità è costruita egoisticamente sul dolore altrui. Dorian Gray è riuscito ad allontanare da sé la vecchiaia, ma alla fine la vita vera prende il sopravvento ed egli muore con l'aspetto di un vecchio, simbolo di tutto i vizi.


DUE NOTE SU WILDE

Di famiglia irlandese Oscar Wilde nacque a Dublino nel 1854 e morì a Parigi nel 1900, giovane ancora d'anni, ma distrutto fisicamente e moralmente. A Londra trascorre la maggior parte della sua vita e giunse alla celebrità. Fu poeta e drammaturgo, conversatore brillante dall'estro inesauribile. Ebbe molti amici tra i grandi del suo tempo, ma fu abbandonato nel momento del bisogno e rimase solo.

3 commenti:

Ondamagis ha detto...

Ciao Loris, ti commento solo questa, perchè è tardi e i tuoi post sono troppi. Tornerò cmq. Ciao
Oscar Wilde? Geniale! Mandini

lucestelle ha detto...

Bisogna chiedere a Pabi71 come ha fatto io ho ricopiato la sua ma c'è qualcosa che non funziona e io non sono capace..l'altezza...accidenti e dove la trovo l'altezza..che brutto quando si è imbranati

Mario Scafidi ha detto...

che meraviglioso romanzo! analizzato perfettamente da te... loris, ma di che ti occupi di preciso nella vita?

ricordo che quando lessi "il ritratto di dorian gray" iniziai a sottolineare le frasi che mi piacevano, e che avrei voluto rileggere per riflettere con più calma. alla fine della lettura il libro era quasi inbteramente sottolineato!

una lezione di vita inmpevuta di realismo, esperienza, ma anche filosofia.

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