venerdì 11 gennaio 2008

PICCOLO MONDO ANTICO (Kleine alte Welt / Pequeno mundo antiguo / Small ancient world)- Antonio Fogazzaro



Nella quieta, incantata Valsolda, affacciata sul lago di Lugano coi suoi paesini a grappolo, tutti quanti conoscevano il caratteraccio della vecchia marchesa Maironi di Cressogno, e la sua dichiarata devozione all'Impero Austriaco. Proprio a lei doveva capitare un nipote come don Franco… un liberale, ostrega! Una "testa calda" diceva la nonna, "un esaltato del tutto privo di buon senso".
Orfano di padre e di madre, unico erede del nobile casato, Franco Maironi era di quelli che avevano tremato di speranza e pianto poi di delusione durante i moti rivoluzionari del 1848. E ora non si curava di nascondere l'appassionata attesa di fatti nuovi, che potessero cambiare la faccia dell'Italia. Franco si era inoltre fidanzato con una ragazza valsoldese, Luisa Rigey, che abitava con la madre vedova a Castello, un paesino appollaiato sopra a una rupe rotonda a guardar giù nella valle.
Luisa professava la stessa fede politica di Franco e per di più non aveva un soldo…, ce ne era abbastanza perché la marchesa opponesse il più deciso rifiuto alle nozze, minacciando Franco di diseredarlo.
Ma se la nonna era tenace, suo nipote non lo era di meno. Una sera, dopo un'ennesima discussione con la nonna, Franco se ne andò per sempre dalla villa di Cressogno e sposò Luisa. L'amava, e vicino a lei la povertà non gli faceva paura. Piero Ribera, lo zio materno di Luisa, accolse i due sposi nella sua casa di Oria (un altro paesino della Valsola) e col proprio aiuto economico rese loro possibile un'esistenza serena.

Tre anni dopo il matrimonio, Franco e Luisa, sempre innamoratissimi, vivono ancora nella casetta dello zio, trasformata dalla loro poetica fantasia in un delizioso nido e rallegrata dalla presenza della piccola Maria, nata due anni prima. Lo zio Piero e la piccola passano ore e ore insieme, e Maria si fa ripetere all'infinito una buffa canzonetta… "Ombretta sdegnosa del Mississipì… non far la ritrosa e baciami qui…" - "Ombretta", diventa così il soprannome della piccola Maria.
Molti amici frequentano la casa lieta e accogliente dei giovani Maironi, ma non tutti vengono soltanto per una partita ai tarocchi o per fare un po' di musica…, c'è un gruppetto di fedelissimi con i quali, sottovoce e a finestre chiuse, Franco e Luisa fanno lunghe e appassionate discussioni di politica, augurandosi vicina la guerra liberatrice, Franco sogna che, dopo la liberazione della Lombardia, potrà finalmente lavorare e mantenere da sé la propria famiglia. La sua fiducia nell'avvenire è anche fiducia in Dio e nella sua provvidenza. Franco è infatti religiosissimo e della religione accetta tutto…, credenze, culto e precetti. Luisa, invece, non riesce sempre a credere e a pregare, preferisce credere in una pietà e in una giustizia che debbano compiersi qui, sulla terra, senza preoccupazioni di un premio o di un castigo nell'aldilà. Tuttavia, non parla mai di queste cose con suo marito…, lo ama, e perciò non vuole addolorarlo. Ma non rinuncia a un fiero e tenace sentimento di indipendenza intellettuale, che resiste anche all'amore. Intimamente, pur senza confessarlo, si sente più giusta e forte di Franco, la cui carità cristiana, anche nei confronti della nonna, le sembra debolezza di carattere.
La vecchia marchesa Maironi non merita davvero sentimenti caritatevoli. Non rassegnata alla sconfitta, trova un modo perfido ed efficace per rendere la vita difficile a Franco e Luisa. In presenza di un alto funzionario austriaco esprime il suo stupore per il fatto che il governo tenga alle proprie dipendenze un uomo come Piero Ribera, "uno che, nel 1848, ha fatto apertamente il liberale e la cui famiglia professa il più sfacciato liberalismo". Basta questo perché sia ordinata una perquisizione notturna nella casetta di Oria…, ne segue il licenziamento, non chiaramente motivato, dello zio.
Così, all'improvviso, le condizioni economiche della famigliola diventano preoccupanti. Luisa e franco sanno benissimo che il rancore della vecchia marchesa è la causa delle loro disgrazie. Di fronte a tanta perfidia ciascuno dei due sposi reagisce in modo completamente diverso.
Franco rifiuta di usare contro la nonna un documento che potrebbe disonorarla, mentre Luisa, il cui fiero carattere si infiamma contro le ingiustizie e le prepotenze, vorrebbe veder punita la marchesa, rendendo pubblico il documento della sua disonestà. Si riforma così tra i due giovani un'incrinatura, tanto più dolorosa perché Franco sta per partire…, ha deciso di andare nel Piemonte per cercare un lavoro che gli permetta di mantenere la famiglia.

Franco è a Torino da otto mesi quando, una mattina di settembre, riceve da Lugano questo telegramma… "Bambina malata gravemente. Vieni subito. Zio". Pieno d'angoscia, arriva a Lugano dopo mezzanotte. Quando passa il confine, sopra Oria, deve nascondersi per l'arrivo di alcune guardie, e mentre stà lì immobile nel buio, trattenendo il respiro, sente gli uomini parlare tra di loro di qualcuno che è annegato.
"Quanti anni aveva?" chiede uno. L'altro risponde… "Tre anni e un mese". L'età di Maria! Franco chiude gli occhi mormorando tra se il nome di Dio. Arriva a Oria in una specie di incubo. Ombretta è là distesa nella sua piccola bara, sotto un mucchio di rose, vaniglie, gelsomini… i fiori che Franco coltivava con tanto amore nei tempi felici e che ora gli portano, coi ricordi più dolci, un'ondata di angoscia, di incredulità, di sconsolato dolore. Come può essere accaduta una cosa tanto atroce?
Due giorni prima, qualcuno aveva regalato a Maria una barchetta di metallo, che non poteva stare a galla. Per ripescare la barchetta andata a fondo, la piccola era scivolata dall'ultimo gradino, annegando in sessanta centimetri d'acqua. Luisa non era in casa…, era uscita col proposito di affrontare la marchesa Maironi e dirle ciò che da anni le pesava sul cuore. Le grida strazianti delle donne l'avevano richiamata indietro.
E ora Luisa sembra impietrita…, non parla, non piange. Il dolore di Franco e l'affetto di lui le sono indifferenti. Quel poco di vita che rimane in lei è legato a una piccola tomba coperta di fiori.
Franco deve così ripartire senza essere riuscito a superare le pareti di chiuso dolore e di apparente durezza che Luisa ha alzato intorno a sé.
Viene la primavera del 1859…, la guerra, finalmente! Franco, ormai da tre anni costretto all'esilio in Torino, ha saputo superare la prova dolorosa, e si consacra ora interamente alla causa d'Italia. Arruolatosi nell'esercito piemontese, non vuole correre il pericolo di morire sul campo di battaglia senza aver rivisto Luisa…, Luisa che sembra così remota, indifferente, chiusa, ma che lui ama sempre, di un paziente, tenerissimo amore. E finalmente, vinta dall'accorato richiamo, e scossa dalle brusche, sagge parole dello zio Piero, Luisa va a raggiungere Franco che l'attende all'Isola Bella, sul lago Maggiore. E fra le braccia di lui si risente viva, si rende conto che di loro due è Franco il più forte, il più generoso, il più degno. L'amore e il rimorso le riportano alle labbra le parole che Franco aspetta da tanto tempo e attraverso tanto dolore… TI AMO TANTO…


UNA PAGINA

"Dottore? Dottore?" singhiozzò Luisa
Facciamo il possibile" rispose il dottore grave. Ella precipitò col viso sui piedini gelidi della sua creatura, li coperse di baci forsennati. Allora Ester fu presa da un tremito…
"No!" fece il dottore… "Coraggio. coraggio!". … "A me!" esclamò Luisa. Il dottore l'arrestò con un gesto e fece segno a Ester di sostare. Si chinò sul viso di Maria, le mise la bocca sulla bocca, respirò più volte profondamente, si rialzò. "Ma è rosea, è rosea!" sussurrò Luisa ansando. Il dottore sospirò in silenzio, accese un cerino, lo accostò alle labbra di Maria.
Tre o quattro donne che pregavano ginocchioni si alzarono, si accostarono al letto palpitanti, trattenendo il respiro. L'uscio della sala era aperto, altri volti si affacciarono di là, silenziosi, intenti. Luisa inginocchiata accanto al letto, teneva gli occhi fissi sulla fiamma.
Una voce mormorò… "Si muove!".
Ester, dritta dietro Luisa, scosse il capo. Il dottore spense il cerino. "Lana calda!" disse egli. Luisa si precipitò fuori, e ritornò con la lana riscaldata, egli da un lato ella dall'altro si diedero a strofinare forte il petto e il ventre della piccina. Dopo un po' vedendo il pallore,il viso contraffatto di Luisa, il medico fece segno ad una ragazza di pigliarne il posto."Ceda, ceda" diss'egli, perché Luisa aveva fatto un gesto di protesta. "Sono stanco anch'io. Non è possibile". Luisa scosse il capo senza parlare, continuando l'opera sua con energia convulsa. Il dottore alzò silenziosamente le spalle e le sopracciglia, cedette il proprio posto alla ragazza, e ordinò ad Ester di far riscaldare altra lana per coprire le gambe della bambina. Ester andò, fece lei, perché la Veronica, appena successo il caso, era sparita, non si trovava più. Nel corridoio e sulle scale la gente discuteva il fatto, il come, il dove.Quando passò Ester, tutti le domandarono… "E così? E così?" Ester fece un gesto sconsolato, passò senza rispondere. Poi le discussioni ricominciarono a mezza voce…Alle cinque e mezzo si udì finalmente la voce di Luisa. Fu un grido acuto, inenarrabile, che agghiacciò il sangue nelle vene di tutti. Rispose la voce del dottore con un accento di premurosa protesta. Si seppe che il dottore aveva fatto un gesto come per dire……
"Ormai è inutile, desistiamo" e che al grido di lei aveva ripreso il lavoro.


COMMENTO ALLA PAGINA

In questa pagina lo scrittore dà tutta la misura della sua sensibilità. La tenerezza appassionata, la ribellione contro il dolore, lo strazio di un distacco crudele sono descritti con straordinario realismo.
La figura di Luisa risalta con tragica potenza, espressa nei gesti, nelle parole singhiozzate, nel grido disumano che le sale alla gola e ci fa rabbrividire… il grido della madre che difende la sua creatura e non vuole, a ogni costo, esserne divisa.
Anche qui, come in molte altre pagine di Fogazzaro, il sentimento è più importante di tutto…, e lo stile, che non ricerca mai la perfezione delle belle frasi, acquista vigore dalla sincerità e dalla forma espressiva…, la vita "vera", la sofferenza "vera" lo scrittore non può esprimerle che così, senza eccessivi riguardi per la forma esteriore.
Fogazzaro non è mai uno stilista…, bada più a quello che dice che a "come" lo dice.


VALORE DELL'OPERA

Quando gli venne l'idea di scrivere un libro ambientato in Valsolda, il Fogazzaro pensò di intitolarlo "Storia quieta". Più tardi quando i protagonisti del romanzo, spiritualmente inquieti, presero possesso della sua fantasia e del suo cuore, l'autore mutò il titolo in "Piccolo mondo antico".
Un mondo piccolo, infatti, chiuso nel cerchio delle montagne e del lago, ma così ricco di verità e di poesia. Un mondo pieno di immagini che a Fogazzaro sono familiari fin dall'infanzia.
Quel piccolo mondo valsoldano, tanto caro al suo cuore, Fogazzaro se lo studia da vicino, con acutissimo spirito di osservazione. Tutti i personaggi minori, che fanno da coro al dramma dei protagonisti Franco e Luisa, sono ispirati a modelli veri, di cui il romanziere imita alla perfezione i gesti, i modi di dire, il caratteristico dialetto valsoldese. I contemporanei ritrovavano nel romanzo il tempo dei loro padri, i dolori e le speranze di un'Italia ancora disunita. Nessun altro romanzo di Fogazzaro riuscì a comunicare una così vibrante sensazione di "vita vissuta". Lo stesso autore dice……
"La mia arte non potrà dare più di questo libro".
Un libro che è soprattutto il romanzo dei sentimenti…, dell'amore, del dolore e della fede religiosa. L'amore che unisce Luisa e Franco non basta a risolvere l'assillante problema di lei… accettare o non accettare la fede. Franco, così ardente di fede religiosa, non abbastanza forte di imporsi a Luisa, troppo fiera della propria indipendenza spirituale. L'amore di Franco e Luisa è pieno di contrasti, di silenziose lotte, di zone d'ombra che volutamente essi lasciano inesplorate. La prova terribile del dolore si abbatte su di loro nel modo più crudele e provoca reazioni diverse nell'uno e nell'altra. Franco, che ha sempre creduto in Dio e nella sua giustizia, si dimostrerà più forte, e alla fine potrà aiutare Luisa, che non ha più fede in nulla, a ricominciare a vivere. E così, soltanto nella rassegnazione e nella dedizione a Dio, Franco e Luisa riescono a risolvere i loro problemi morali. Tutti i protagonisti dei romanzi di Fogazzaro hanno un loro assillante problema morale, che è quello stesso dello scrittore… la lotta tra i sensi e lo spirito, il desiderio di elevazione spirituale per mezzo della fede religiosa.
Lo scrittore confessa a se stesso attraverso i suoi personaggi… ci comunica i suoi dubbi, le sue debolezze, ma anche la sua fede profonda, il suo desiderio di lottare fino alla fine per non soccombere alle tentazioni della vita materiale.
Questi i motivi caratteristici della sua arte, concepita soprattutto come un mezzo per diffondere la fede nell'amore e nella bontà.


BIOGRAFIA DELL'AUTORE

Antonio Fogazzaro nacque a Vicenza il 25 marzo 1842. Frequentò il ginnasio dove ebbe per maestro l'abate poeta Giacomo Zanella. Dopo il liceo si iscrisse all'università di Padova, alla facoltà di diritto, ma dovette interrompere gli studi per una lunga malattia.
Il padre intanto si era trasferito a Torino e fu là che Fogazzaro portò a termine i suoi studi e si laureò in legge.
I suoi interessi andavano alla letteratura e infatti, abbandonata la pratica dell'avvocatura, si dedicò alla poesia. Si sposò nel 1866 con Margherita Valmarone, dalla quale ebbe tre figli, e negli affetti familiari trovò, in un primo momento, il sostegno e la tranquillità necessari a un uomo della sua indole, curiosa di problemi religiosi e morali, incline alla discussione. Sembrava che una vita impostata sullo studio, sulla poesia e sulla famiglia dovesse essere tranquilla, e invece, proprio dalla sua poesia, dal facile successo che essa ebbe da prima e dai dissensi che suscitò poi, vennero tempeste e dolori, che turbarono in seguito anche la sua vita familiare. Rammarichi e inquietudini non furono placati in lui dalla fede religiosa che aveva perduto fin dall'adolescenza…, e un temperamento come quello di Fogazzaro doveva soffrirne la mancanza. I contemporanei non lo risparmiarono…, gli fu rimproverato di giustificare nei personaggi dei suoi romanzi passioni che un buon cattolico deve mortificare e reprimere. I personaggi femminili dei suoi romanzi sono infatti troppo inclini alle passioni amorose e sono increduli in fatto di religione. Essi tuttavia non cadono mai nella colpa, perché il poeta crede che lo spirito sia più forte della carne. Ma questo suo moralismo fu tacciato di falsità. Le sue numerose opere furono avversate dalla critica che gli era ostile.Dispiaciuto, umiliato, avvilito, il Fogazzaro si spense a Vicenza il 16 febbraio 1911 all'età di settantanove anni. La critica moderna lo ha totalmente rivalutato, e oggi egli rimane, con il Verga, il più grande romanziere che abbia dato l'Italia nell'ultimo Ottocento.


ALTRE OPERE

MIRANDA - Romantico poemetto ottocentesco, è la sua prima tappa importante nella carriera letteraria.

MALOMBRA - E' il romanzo in cui Fogazzaro riversa tutte le esperienze compiute nella sua giovinezza, ed è a un tempo quello in cui prende consapevolezza di se stesso e trae la sua vocazione. La protagonista è una complessa figura di donna, Marina, che immagina di incarnare l'anima di una sua antenata e ne impazzisce. Il libro rivela l'inquietudine spirituale di Fogazzaro, attratto dalle forze occulte e incontrollabili che talvolta governano la nostra esistenza.

DANIELE CORTIS - In questo libro, a suo tempo tanto discusso, il sentimento amoroso è nobilmente espresso nelle figure degli innamorati Daniele e Elena. Essi si amano, ma è un amore illecito che impone a Elena una rinunzia finale moralmente bella. Infatti i due amanti riescono a superare l'attrazione dei sensi, unendosi in una perfetta fusione spirituale. Fu detto… "In Daniele c'è tutto il Fogazzaro…". E' vero. Lo stile di questo romanzo è assai più sobrio e puro che non quello di "Malombra", e ha spesso un tono di umana tenerezza che tocca motivi profondi.

PICCOLO MONDO MODERNO - Narra la storia di Piero Maironi, il figlio di Franco e Luisa, protagonisti di "Piccolo mondo antico". Nella vicenda Amorosa di Piero e Jeanne ritorna un tema sempre caro allo scrittore… i sensi dominati e vinti dalle forze spirituali.

IL SANTO - E' il terzo romanzo del ciclo iniziato con "Piccolo mondo antico". Fu da molti attaccato per questioni religiose e accese molte polemiche pro e contro il Fogazzaro "cattolico modernista".

LEILA - Uscì nel 1910, un anno prima della morte dello scrittore. Molto bella e interessante è la figura della protagonista, che riconferma ancora una volta un Fogazzaro "cercatore di anime femminili", come egli amava definirsi.


VEDI ANCHE ...

La vita di ANTONIO FOGAZZARO


2 commenti:

Raggio di sole ha detto...

Che bello questo romanzo !! L'ho letto, ed ho visto anche il film che hanno trasmesso in tv , è stato bellissimo e commovente.
E anche Malombra mi ricorda qualcosa , forse visto in tv.
Grazie di avere rievocato questo romanzo ed il suo autore.
Buona giornata.

Ondamagis ha detto...

Sia Piccolo Mondo Antico che Malombra furono prodotti dalla Rai in sceneggiati molto accurati che mandarono in onda molti anni fa. Mi ricordo ancora la paura provata (ero molto piccola) quando vedevo la Malombra velata che si faceva scorgere dal protagonista improvvisamente! Mandini

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