giovedì 28 febbraio 2008

IVANHOE – Walter Scott

Walter Scott (1771-1832) ha dato alla letteratura inglese una vastissima produzione poetica e narrativa. Ma sono stati soprattutto i suoi “romanzi storici” a procurargli una grandissima popolarità.

Fin dagli anni della sua giovinezza, Scott aveva manifestato un grande interesse per le tradizioni della sua terra, ne aveva studiato con passione la storia ed aveva cercato e raccolto leggende, ballate popolari, antiche poesie, che dovevano offrirgli ricca materia per i suoi romanzi. Egli cominciò la sua produzione narrativa con una serie di romanzi ispirati alla storia scozzese; tra i più famosi… Waverley…, Guy Mannerlring…, Rob Roy…, Il monastero…, L’Abate…, La bella fanciulla di Perth…, ecc. Successivamente Scott scrisse un altro gruppo di romanzi, che hanno per argomento l’Inghilterra antica: ne fa parte quello che si può considerare il più famoso, IVANHOE.

La sua vicenda si svolge alla fine del XII secolo e si impernia sui conflitti fra i sassoni e i dominatori normanni. Wilfredo d’Ivanhoe, figlio del nobile sassone Cedric, ama la pupilla di suo padre, lady Rowena, e ne è riamato. Ma Cedric, che aspira alla restaurazione della stirpe sassone sul trono inglese (ora occupato dai normanni), pensa di poter raggiungere il suo scopo facendo sposare romena con Atelstano, l’una e l’altro sassoni di sangue reale. Per questo disereda e bandisce il figlio.

Ivanhoe si fa crociato al seguito del re Riccardo Cuor di Leone e si guadagna la sua stima e il suo affetto. Durante l’assenza di Riccardo, il principe Giovanni, suo fratello, cerca di togliergli il trono. Allora il re ed Ivanhoe tornano segretamente in Inghilterra e si presentano al torneo di Ashby-de-la-Zouche con il volto coperto dall’armatura; il “Cavaliere Nero” e il “Cavaliere diseredato” (così si presentano Riccardo e Ivanhoe) sconfiggono nel torneo tutti i cavalieri del partito di Giovanni, tra cui il feroce templare sir Brian de Bois-Guilbert e sir Reginald Front-de-Boef. Ma nel corso dei vari assalti, Ivanhoe resta ferito e alla fine del torneo viene raccolto dall’ebreo Isacco e dalla sua bellissima figlia Rebecca.
Attraverso varie vicende, Ivanhoe, Cedric, Rowena, Atelstano, Isacco e sua figlia finiscono col trovarsi prigionieri dei nobili normanni nel casello di Torquilstone. Una schiera di banditi e di sassoni, guidati da Locksley (il leggendario Robin Hood), dal re Riccardo e da Cedric, che è riuscito a fuggire travestito da frate, prende d’assedio Torquilstone e lo espugna, liberando tutti i prigionieri, ad eccezione della bella Rebecca. Il templare, infatti, fuggendo, la porta con se a Templestowe e cerca di sedurla. Rebecca riesce a resistergli, ma viene da lui accusata di stregoneria e condannata al rogo. Sopraggiunge a liberarla Ivanhoe che si batte per lei con Bois-Guilbert: il templare muore nel corso del combattimento, ma non è la lancia di Ivanhoe ad abbatterlo, bensì la violenza stessa delle sue malvagie passioni.

Ivanhoe sposa Rowena, e Rebecca, soffocando il suo amore per lui, abbandona l’Inghilterra con il suo padre. I ribelli guidati dal principe Giovanni, vengono esiliati, giustiziati o piegati all’obbedienza, ed il re Riccardo torna a stabilirsi saldamente sul suo trono.

Walter Scott si legge con piacere ancor oggi per la semplicità e la schiettezza con cui sa narrare le vicende storiche e le leggende della sua terra. Nei suoi romanzi il racconto passa con grande vivacità e scioltezza da una battaglia o da una camera di consiglio alla casetta o alla strada o alla locanda, e tutti i personaggi, re o soldati, nobili o contadini, vengono seguiti con eguale interesse dallo scrittore.
Ma Scott non si limita a darci la vivace rappresentazione di un’epoca; egli si interessa sempre del “perché” dei fatti che viene narrando, siano essi un episodio minore o un grande avvenimento storico. Parlando ad esempio di una battaglia, Scott raffigura gli atteggiamenti dei campi opposti, mediante piccoli avvenimenti comuni che fanno comprendere perché debba vincere una parte piuttosto di un’altra.

Per tutto questo, Walter Scott occupa un posto importante nella tradizione del romanzo realista, anche se resta inferiore ai grandi narratori che gli successero nel tempo, da Hugo a Balzac, da Tolstoj a Verga, per la sua incapacità di un vero approfondimento dei grandi problemi storici e delle passioni umane.

*

* MORTE DI SARDANAPALO - Eugène Delacroix - DEATH OF SARDANAPALO

  




domenica 24 febbraio 2008

IL SOLDATO ALLA MADRE (The soldier to mother) - Sauvage

  

La storia dell' umanità è tutta punteggiata di guerre. Anche allorché guerra non c'era, spesso episodi di crudeltà atterrivano gli uomini comuni.
La fraternità umana, predicata da sapienti e profeti, è una costruzione molto difficile, perché di tempo in tempo, le passioni istintive si scatenano di nuovo e l'odio corre sulla terra come il sanguinario Marte del mito. Allora anche gli uomini sembrano tornare indietro di secoli, diventano insensibili al dolore altrui e, per affermare se stessi o le proprie idee, non esitano a sopprimere spietatamente altri uomini.
Di tempo in tempo si rinnovano episodi nei quali ogni pietà é morta e la crudeltà diventa la legge irrazionale di chi non ha altro valore o altra speranza che la forza.
Le vittime di tutti i tempi e di tutti i luoghi, non devono aver sofferto invano; esse ci rammentino che l'umanità progredisce non con la legge dell' odio ma per quella ben più forte e feconda dell'amore.




IL SOLDATO ALLA MADRE

Mi hai dato il latte
perché diventi un criminale
dovevi insegnarmi a pensare
amare cercare le cause
o soffocarmi nel ventre
La mia ombra mi ripudia
al mio fianco cammina la morte
mi hanno inquinato le vene
mi hanno imbottito il cranio
come il culo di una matrona
di missione nel mondo
di seminare la morte
di ubriacarmi di sangue
Perché mi hai lasciato partire
ora non sono più me stesso
sono uno sporco arnese
un bisturi in mano
a luride carogne
Mi hanno dato le armi
una benda scura sul volto
sono un uomo finito
ho sporcato la mia coscienza
lorda di sangue come la divisa
Ti prego dammi una penna
una falce un martello
strapperò la benda scura
voglio uccidere il sistema
pisciando in bocca alla reazione.


* * *

COSTITUZIONE DELLA REPUBBLICA ITALIANA
ARTICOLO 11


L' Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni rivolte a tale scopo.



* * * * * * * * * * * * * * * * * * *

IL BELLICISTA - Anacreonte


* * *

E amò le armi che grondano pianto.

* * *

Anacreonte

Poeta greco - VI secolo a.C.

* * *


giovedì 14 febbraio 2008

SALAMBO' - Gustave Flaubert

SALAMBO’

Gustave Flaubert


1981 - Rizzoli Editore


B.U.R. Bibiloteca Universale Rizzoli


Collana - Classici stranieri


Traduttore : Ezio Fischetti


Prefatore : Carlo Bo





Alla fine della prima Guerra punica (241 a.C.), nonostante l’opposizione di uno dei suoi massimi capi militari, Amilcare, Cartagine accetta di trattare con Roma, e paga ai vincitori un enorme tributo.

Di conseguenza, tarda a compensare i mercenari che hanno combattuto al fianco del suo esercito e che non esitano a rivoltarsi, sotto la guida del Libio Pathos e del Greco Spendio, suo astuto consigliere.
Alle vicende della guerra, che si conclude, dopo atroci stragi, con la sconfitta dei mercenari, Flaubert intreccia la storia di Salambò, figlia di Amilcare e sacerdotessa della dea Tanit.
Pathos s’innamora furiosamente di lei, penetra nel palazzo di notte e, sperando di acquisire così una forza soprannaturale, le sottrae il sacro velo della dea, lo zaimph. Per riconquistarlo, e riconquistare così alla città la protezione di Tanit, Salambò raggiungerà Pathos nella sua tenda, nel cuore dell’accampamento dei barbari, gli si concederà e gli sottrarrà nuovamente il sacro oggetto.
Dopo la vittoria, conquistata dai Cartaginesi a caro prezzo, Pathos verrà trascinato per le vie di Cartagine al supplizio…, andò a morire ai piedi di Salambò, di cui si stanno celebrando le nozze con il numida Narr’Havas.
Anche la giovane sacerdotessa però, dopo pochi istanti, cadrà morta a terra…
"Così morì la figlia di Amilcare per aver toccato il manto della Dea".

"Ci sono in me, sotto il profilo letteraio, due personaggi distinti…, uno perdutamente innamorato delle tirate clamorose, del lirismo, dei grandi voli pindarici, di tutte le sonorità della frase e delle vette dell’idea…, l’altro che scava e fruga il vero più che può, che ama mettere sotto accusa i piccoli avvenimenti non meno grandi, che vorrebbe far sentire al lettore quasi materialmente le cose che riproduce" Tutta l’opera di Flaubert, con i suoi elementi esotici e quotidiani, con i suoi personaggi africani e normanni, con le sue figure tratte dal mito e dalla cronaca, si può in qualche modo ricondurre a queste due polarità che egli lucidamente ravvisava in se stesso in una lettera del 1852. Intorno al primo "personaggio", sedotto dagli splendori dell’immaginazione ed incline agli slanci lirici, vengono a formare una costellazione ben riconoscibile… "La tentazione di Sant’Agostino"…, "Salambò"…, "Erodiade"… e "La leggenda di San Giuliano Ospitaliere", … opere in cui l’erudizione storica e teologica diventa una fonte inesauribile di suggestioni fantastiche.

Salambò è un romanzo ambientato nel terzo secolo prima di Cristo, per cui Flaubert va a documentarsi, nella primavera del 1858, sulle rovine di Cartagine. La sua ricostruzione tutta ipotetica della grande nemica di Roma e dei suoi abitanti suscita vive polemiche negli ambienti eruditi, ma il pubblico si appassiona alla vicenda sanguinosa e agli sfondi esotici del racconto, in cui si avverte un’eco dei romanzi proibiti del marchese De Sade.


VEDI ANCHE . . .


MADAME BOVARY Gustave Flaubert

SALAMBO' - Gustave Flaubert

_________________________________________________________

* BIANCA MILESI - Patriota italiana







Una ardente “carbonara” tenuta d’occhio da due polizie.





* * * * *

























mercoledì 13 febbraio 2008

* LES DEMOISELLES D'AVIGNON (1907) - Pablo Picasso


PRIMORDIO


*
Mi tremano le mani
il pianto irrompe atroce
annebbia il cielo
la vista spezza la verità
corro su campi
colline e cielo
fiori sparsi neri e rossi
colori vellutati
confondono la mente alterata
un orrido taglia a metà
il tetro pianeta
precipito nel vuoto
il vortice gelido
scinde l’inutile membra
lo spirito si perde
cullato dal buio
libero e amorfo
fino in fondo
finché incontro la luce
la verità la vita
il fine lo scopo
io germe io essere
io figlio tu genitore.

*

TERRAGEN 0.8 - Programmi Pc

Terragen è un programma espressamente concepito per creare scenari da usare come sfondo in realizzazioni grafiche tridimensionali.
Con Terragen si possono creare in breve tempo paesaggi fantastici, immagini e sfondi naturali molto suggestivi con un risultato quasi fotografico. Il programma si presenta con un’interfaccia apparentemente complessa e le funzioni che mette a disposizione sono davvero molte, tanto che viene utilizzato anche per lavori professionali e in realizzazioni cinematografiche.
Tuttavia, con un po’ di pratica e di attenzione, si riesce a scoprire presto come utilizzare gli strumenti principali per la realizzazione dei progetti che abbiamo in testa.


INSTALLAZIONE

1 - Inserito il cd driver, Terragen vi consiglia di chiudere tutte le applicazioni prima di lanciare l’installazione. Fate clic su Next.

2 – Appare una finestra di dialogo con la licenza d’uso del programma. Fate clic su Yes per procedere.

3 – Appare la finestra in cui viene visualizzata la cartella in cui verrà installato il programma. Fate clic su Next.

4 – Fate clic su Next anche nella schermata successiva per avviare l’installazione vera e propria. Al termine dell’installazione potete scegliere se visualizzare il file “Reame.txt” e lanciare direttamente il programma. Fate clic su Finish.

5 – Se volete disinstallare il programma selezionate Start – Impostazioni – Pannello di controllo. Fate due volte clic sull’icona Installazione applicazioni e selezionate Terragen. Fate quindi clic su Aggiungi/Rimuovi.


AREA DI LAVORO

Tutti gli strumenti di lavoro di Terragen sono racchiusi in sei distinte finestre che potete richiamare sia facendo clic sui tasti posti nella barra a sinistra, sia dal menu “View”. Le due finestre principali sono la finestra “Rendering Control” e la finestra “Landscape” e vengono aperte automaticamente dal programma a ogni avvio.

La finestra “Rendering Control” raccoglie gli strumenti che servono per verificare la costruzione del paesaggio. La finestra è suddivisa in due aree… - “Image” e “Camera”.

Nell’area “Image”, alla voce “Image Size” dovete indicare le dimensioni dell’immagine che volete creare. Facendo clic su Render Preview visualizzate l’anteprima… quando aprite un nuovo lavoro vengono visualizzati una pianura e il cielo standard. Sotto questo tasto si trova la barra “Detail” per aumentare o diminuire il livello di dettaglio del rendering sia nell’anteprima e sia nel rendering finale.

L’area “Camera” raccoglie gli strumenti per muoversi all’interno del paesaggio creato. In basso, un riquadro nero con una freccia bianca indica la direzione da cui state guardando l’immagine…, per cambiare la visuale posizionatevi con il mouse in un punto del riquadro e fate clic con il tasto destro del mouse… questo sarà il punto di partenza.
Quindi posizionatevi in un secondo punto del riquadro e fate clic con il tasto sinistro del mouse… questo sarà il punto d’arrivo.

La finestra “Landscape” raccoglie gli strumenti per generare il terreno (colline, montagne, canyon ecc.ecc.), per modificarlo e scegliere il tipo di superficie. Per generare un terreno fate clic su Generate Terrain. Apparirà una finestra in cui potete scegliere tra diversi tipi di terreno e personalizzare alcune opzioni. Fate clic su Generate Terrain e quindi su Close. Tornate nella finestra “Rendering Control” e fate clic su Render Preview. Vedrete apparire il paesaggio appena generato. Muovetevi con i tasti del mouse nell’area “Camera” per trovare la visuale ottimale.


MODIFICARE IL TERRENO

Per modificare la superficie di un terreno aprite la finestra “Landscape”…, in basso a destra trovate l’area “Surface Map”. Fate clic su Open, selezionate uno dei cinque stili proposti, per esempio GrassAndSand2.srf e fate clic su Apri. Nella finestra sottostante vengono visualizzate alcune voci relative al terreno…, in questo caso sabbia (Sand) ed erba (Grass). Selezionate una dopo l’altra e fate clic su Edit. Apparirà la finestra “Surface Layer” in cui potrete modificare il colore e altri parametri. Creata la superficie potete salvarla per utilizzarla in altri progetti facendo clic su Save Layer. Tornate alla finestra “Rendering Control” e fate clic su Render Preview.

AGGIUNGERE L’ACQUA

Per aggiungere al vostro paesaggio uno specchio d’acqua, come per esempio un laghetto montano, aprite la finestra “Water” facendo clic sull’icona relativa o selezionando View – Water. La finestra permette di configurare diversi parametri come il livello di riflessione o la dimensione delle onde e soprattutto il colore. Fate attenzione a modificare il valore “Water Level”, che è impostato di default a –300m…, portatelo a un valore positivo (per esempio 10m), quindi fate clic su Update Maps. Tornate nella finestra “Rendering Control” e fate clic su Render Preview.

L’ATMOSFERA

Per modificare le impostazioni del cielo, per esempio se volete immergere il vostro paesaggio in un romantico tramonto, aprite la finestra “Atmosphere” facendo clic sull’icona relativa o selezionando View - Atmosphere. In questa finestra potrete personalizzare diversi parametri, come il colore della luce, o applicare un effetto nebbia. Dopo aver modificato i parametri, è sufficiente fare clic su Render Preview nella finestra “Rendering Control” per vederli applicati.
Una volta creata un’atmosfera è possibile salvarla per utilizzarla in altri progetti facendo clic su Save.


SALVARE IL PROGETTO

Terragen non ha la funzione di “Undo”, ovvero la funzione di annullamento dell’ultima operazione effettuata, pertanto è importante salvare il lavoro ogni volta che si raggiunge un risultato soddisfacente. Per salvare un progetto dal menu “World File” fate clic su Save World. Il progetto verrà salvato nel formato”.tgw” e potrà essere aperto solo con Terragen. L’operazione di salvataggio del progetto permette di salvare tutte le impostazioni relative agli editor (Surface, Water, Atmosphere, ecc. ecc.) a eccezione del terreno generato, che deve essere salvato separatamente. Per compiere questa operazione aprite la finestra “Landscape” e, nell’area “Terrain”, fate clic su Save. Per importare in un progetto un terreno precedentemente salvato, nella finestra “Landscape” fate clic su Open, selezionando il terreno da aprire e fate clic su Apri.

IL RENDERING

Quando avete completato la realizzazione del vostro paesaggio dovete dare il via all’operazione di “rendering”, ovvero al processo che trasforma un’immagine bidimensionale in tridimensionale aggiungendo colori, effetti e ombreggiature. Una volta terminato il processo, potrete salvare l’immagine formato “.bmp” e utilizzarla a vostro piacimento per qualsiasi programma di elaborazione delle immagini. Durante la lavorazione del progetto si tende a utilizzare un livello di dettaglio del rendering medio per visualizzare le anteprime in breve tempo…, prima di dare inizio al rendering finale posizionate la barra “Detail” sul valore massimo e fate clic su Render Preview nella finestra “Rendering Control”. Apparirà una nuova finestra in cui vedrete comporsi la vostra immagine. Questa operazione potrebbe durare anche parecchi minuti…, la durata del processo dipende dalle misure dell’immagine stessa e dalla velocità del vostro processore. Alla fine dell’operazione fate clic su Save.

LE NUVOLE

In aggiunta agli editor di base per generare il terreno, la superficie, l’acqua e l’atmosfera, Terragen offre un ulteriore editor per modificare le impostazioni del cielo e soprattutto delle nuvole. Fate clic sull’icona con le nuvole o selezionate la voce Cloudscape dal menu “View”. Apparirà una finestra in cui potrete modificare i parametri delle nuvole, la loro intensità e le dimensioni. Dopo aver definito i parametri fate clic su Generate Clouds, quindi tornate nella finestra “Rendering Control” e fate clic su Render Preview.


UNO SFONDO PER IL DESKTOP

Una volta realizzato lo scenario, si può utilizzarlo come sfondo per il desktop. Per fare questo, dopo aver effettuato il rendering fate clic su Save e salvate il lavoro nella cartella Windows con estensione “.bmp” Ora chiudete Terragen e fate clic con il tasto destro del mouse in una zona libera del desktop. Dal menu a discesa selezionate la voce Proprietà, quindi scegliete la scheda Sfondo. Fate clic su Sfoglia e il vostro file apparirà tra quelli disponibili. Potete espandere l’immagine o replicarla per coprire tutta la superficie della scrivania.

*

NB - Post quasi tutto copiato dal manuale.

*

Giuseppe Gioacchino Belli – Sonetti


Poeta realista, dotato di una sconcertante personalità, fu il romano Giuseppe Gioacchino Belli (1791-1863).

A definire il carattere e quindi l’opera, concorsero indubbiamente le vicende della sua vita: l’ambiente familiare (la madre vivace ed estroversa, il padre scontroso e rigido educatore), la miseria e l’agiatezza alternatisi nel periodo dell’adolescenza, una non breve esperienza di stenti e, quindi, l’avvio alla carriera poetica insieme a un matrimonio fortunato, che valse a garantirgli un notevole benessere economico.

Nel 1831, quando era già sufficientemente introdotto nella società letteraria e negli ambienti “bene” di Roma, Belli cominciò a scrivere i suoi sonnetti in romanesco (pur senza lasciare la produzione in lingua). In sette anni, ne compose circa duemila. Dopo il 1848 ebbe l’incarico di censore teatrale, dimostrandosi quanto mai gretto e reazionario (giunse a censurare il “Rigoletto” di Verdi) e distaccandosi dalle idee di cui aveva sostanziato le sue poesie in dialetto.

Una personalità sconcertante, s’è detto: quanto il Belli dei “Sonetti” è ribelle, plebeo – al limite della consapevole volgarità – insofferente e beffardo, tanto il Belli “ufficiale” è conformista, ossequiente conservatore oltre l’immaginabile. Certamente non si può prescindere, nel formulare un giudizio sia pure sommario sulla sua opera, dal clima culturale della Roma papalina e della Restaurazione, sbarrato ad ogni idea nuova, ad ogni fermento democratico. Belli sentiva l’ingiustizia della società e pensava a un ordinamento sociale che fosse meno arretrato. Ma la soluzione di questo problema doveva, per Belli, venire dall’alto, da qualche governo più o meno illuminato. Egli, infatti, escludeva che il popolo potesse essere considerato “soggetto” di una rivoluzione, protagonista del suo riscatto. Tutt’altro: la rappresentazione, che egli dà, nelle duemila poesie, delle plebi romane è affettuosa, attenta, centrata sul gusto del particolare, della notazione sottile, il tutto reso con grandissima efficacia poetica. Ma è nello stesso tempo una rappresentazione che Belli dà di se stesso. In altre parole, il corruccio, lo sberleffo, la volgarità, l’irrisione non esprimono tanto il carattere ribelle dei romani, quanto piuttosto il personale sfogo dell’autore, la sua volontà di rottura con le norme del cosiddetto vivere civile. E tutto questo non per giungere a un giudizio morale o, più ancora, politico ma, come egli stesso diceva, tanto “ppe ffa una cosa”.

La lettura dei “Sonnetti” è motivo di autentico godimento: tra le tante possibili scelte, propongo qui un sonetto che mi sembra stupendo per la costruzione poetica e, direi, per scenografia.


Er giorno der giudizio


Cuattro angioloni co le tromme in bocca

Se metteranno uno pe ccantone

A ssonà: poi co ttanto de voscione

Cominceranno a ddì: “Ffora a cchi ttocca” *

  • Verso di incredibile sonorità: sembra proprio di sentire questi quattro angioloni, disposti ciascuno in un angolo, dar fiato alle trombe e annunciare poi con voce tonante il “fuori a chi tocca”. La rappresentazione di questi angioli, che immaginiamo grossi, paffuti, dalle gote gonfie, rientra nel più puro spirito dell’architettura barocca di cui Roma è tanto doviziosamente dotata.

Allora vierà ssù una filastrocca

De schertri da la terra a ppecorone

Pe rripijjà ffigura de perzone,

Come purcini attorno de la bbiocca.*

  • Dalla terra verrà una lunga fila di scheletri che procedono carponi, su mani e piedi per riprendere le sembianze di persone viventi. Sembrano (questi scheletri) tanti pulcini che accorrono presso la chioccia (bbiocca).

E sta bbiocca sarà Ddio bbenedetto,

Che ne farà du’ parte, bbianca, e nnera:

Una pe annà in cantina, una sur tetto.*

  • Questa chioccia è Dio, che dividerà tutta la schiera in due parti, una bianca (i buoni) l’altra nera (i cattivi). La prima, naturalmente, andrà in paradiso, la seconda all’inferno.

All’urtimo usscirà ‘na sonajjera

D’angioli, e, ccome si ss’annassi a lletto,

Smorzeranno li lumi, e bbona sera.*

  • Alla fine uscirà un gran numero (“sonajjera” una sonagliera) di angioli e, come se si dovesse andare a letto, spegneranno la luci.
  • Notiamo la maniera scanzonata, irriverente, con la quale il Belli descrive il terribile e solenne “giorno del giudizio”, riconducendolo a una dimensione modesta, addirittura meschina, terminante – con quel “smorzeranno li lumi e bbona sera” – in un indisponente sbadiglio.



Versione in prosa


Il giorno del giudizio


Quattro angioloni con le trombe in bocca si metteranno uno per cantone, a suonare: poi, con tanto di vocione, cominceranno a dire “fuori a chi tocca”. Allora verrà su una fila di scheletri dalla terra, a pecoroni, per riprendere le proprie sembianze, come pulcini attorno alla chioccia. E questa chioccia sarà Dio benedetto, che dividerà la schiera in due parti, una bianca e una nera, una per andare in cantina, una sul tetto. All’ultimo uscirà una schiera di angeli e, come se si dovesse andare a letto, spegneranno le luci e buona sera!


*

Per Mauro...

*

MUSSOLINI IL FASCISTA . La conquista del potere (1921-1925) - Renzo de Felice

I primi passi del tiranno

Renzo De Felice ha dedicato una biografia a Mussolini cominciando col volume “Mussolini il rivoluzionario” (1883-1920), seguito poi da volumi designati con la poca convincente tripartizione :… il fascista (1921-1929), … il duce (1929-1939), … l’alleato (1939-1945), (la qualifica di “duce”, per esempio, e, più precisamente, di “duce che precede e non segue”, Mussolini se la dette dal 1921, al tempo del patto di pacificazione, e “fascista” fu sino a Dongo); ma il secondo volume si è sdoppiato, comprendendo il primo dei due anni 1921-1925, sicchè la biografia è arrivata a cinque volumi.
Ora, se una biografia è un’opera letteraria che assume varie caratteristiche di contenuto, a seconda del settore a cui il biografato appartiene, allorché il settore è quello storico, non solo la storia del paese, in un dato periodo, fa da sfondo alla biografia ma l’esposizione storica può allargarsi a seconda del legame che la biografia stessa ha con gli avvenimenti del tempo in cui il biografato fu protagonista: la biografia può diventare, così, vera e propria storia e tale è il caso di una biografia di Mussolini, che , trattata su vasta area, come è dell’opera del De Felice, non può non identificarsi, a partire dal secondo volume, con la storia del periodo fascista.
Se le pagine migliori (per esempio : sull’Aventino) sono quelle che rispondono a tale concezione, non può d’altronde non rivelarsi che, attraverso la biografia, la storia del De Felice rimane assai incompleta.
Si rimprovera al De Felice le lacune del libro circa l’opera di governo di Mussolini nella politica economica, nella riforma della scuola e persino, in gran parte, nella politica estera. Male, quindi, quando il De Felice tenta di mettere le mani avanti (p. 399) circa “il carattere e i limiti biografici dell’opera”.
Nulla, d’altra parte, giustifica il troppo superficiale esame delle responsabilità di Mussolini nell’assassinio di Matteotti (Ernesto Rossi, in una sua recensione, trovò addirittura nel libro di De Felice, “puzzo di riabilitazione”): non sono approfonditi né l’accusa di Cesare Rossi a Marinelli e lo stretto legame, circa l’attività della banda Dumini, di Marinelli e Mussolini, né il furore di quest’ultimo dopo il famoso discorso di Matteotti e l’annuncio di nuove rivelazioni, né la circostanza che fosse stato proprio Mussolini a ideare e creare la famigerata “Ceca”.
Si trattava della stessa banda che aveva bastonato a sangue Forni, e che aveva ricevuto, come Salvemini nelle sue “Lezioni” ricorda, l’encomio di Mussolini sul “Popolo d’Italia”, in un articolo intitolato “Chi tradisce perisce”.
Dumini era lo sperimentato facinoroso che aveva insanguinato Firenze e guidato la spedizione di Sarzana e diciamo, a proposito di questa, che un’affermazione del De Felice mi sorprende. “L’impressione dei fatti di Sarzana – egli scrive a p.139 – fu enorme, forse pari a quella che era seguita all’eccidio del Diana”. Ciò non risponde minimamente al vero. La bomba del Diana, che uccise professori d’orchestra e pacifici spettatori fu dovuta ad un atroce e insano delitto di terrorismo individuale che Enrico Malatesta, severamente, condannandolo, definì “l’opera di un matto”; e scosse profondamente l’opinione pubblica di qualsiasi parte. Sarzana, invece fu la reazione di un’intera popolazione alla spedizione armata di cinquecento facinorosi e, nel tempo stesso la dimostrazione della incapacità dei fascisti a prevalere sulle masse popolari la prima volta in cui non fossero spalleggiati dalla forza pubblica.
La sanguinosa insurrezione popolare contro le squadre guidate dal futuro assassino di Matteotti commossero e, soprattutto, sbigottirono soltanto i fascisti; e fu dall’opinione pubblica non fascista giudicata una legittima difesa contro la criminalità squadrista ed una meritata lezione.


MUSSOLINI IL FASCISTA . La conquista del potere – 1921-1925

Renzo De Felice
2005 – Einaudi Editore


VEDI ANCHE ...

MUSSOLINI IL RIVOLUZIONARIO - Renzo De Felice

________________________________________________________

venerdì 8 febbraio 2008

* CAMERA DA LETTO (Bedroom in Arles) - Vincent Van Gogh


    

Storia istruttiva di un maiale (Instructive story of a pig)


Preclusagli ogni sottigliezza di perizie balistiche e di calchi d'impronte digitali, l'acume di un poliziotto dilettante(o addirittura improvvisato) può però esercitarsi con profitto quando l'oggetto del colpo ladresco sia semplicemente un grosso maiale. Un maiale, si sa, non si può mica nasconderlo nel doppio fondo di una valigia.

Queste riflessioni il contadino le fece dopo. Lì per lì, quando aperta la stalla non vide l'animale, credette d'impazzire.
"Chi può averlo rubato?"… si chiese il contadino. La risposta era fin troppo facile.
C'era in quei tempi, da quelle parti, in periferia della grande città, molto tempo fa, un vicino che era un poco di buono. Per giunta, al contadino esso riusciva antipaticissimo.
"Non può essere stato che lui".
E la vittima, fattasi indagatore, si avviò di buon passo verso l'abitazione del presunto ladro che sorgeva isolata lungo la strada principale. Trovò subito la bestia rubata. Il ladro l'aveva attaccata con una fune davanti alla porta di casa e senza neppure preoccuparsi di nasconderla, se n'era andato per i fatti suoi.
Questa volta, - si disse il derubato - lo mando dritto in galera, o non mi chiamo più Baldassarre".
(Debbo, pertanto, riferire che il suo nome era Baldassarre).
Fare ciò era facilissimo. Bastava che un'altra persona qualsiasi vedesse il maiale legato alla porta del ladro e venisse a ripeterlo in tribunale. In quel mentre passava un vecchietto e Baldassarre, affamato di giustizia, lo fermò……
"Nonno, lo vedi quel maiale?"
Quello alzò il capo… "Quale maiale?"
Meraviglia del contadino… "Lì. Quello legato alla porta".
"Figliolo - mentì il vecchietto - ho la vista debole a causa degli anni. Lasciami perdere". E si allontanò in fretta.
Era chiaro che aveva detto una bugia per non essere immischiato in vicende giudiziarie. Baldassarre ci rimase malissimo. Ora avrebbe dovuto aspettare un altro passante.
Esso, per fortuna, non si fece attendere. Ma quando il contadino gli corse incontro, questi accelerò il passo sussurrando a mezza voce un "cieco", col tono con cui certi sbafatori dicono "stampa" cercando di entrare gratisa teatro.
Avvicinandosi risoluto a un terzo viandante lo apostrofò... "Scusi, lei è cieco?"
"No, per fortuna", rispose, non senza scongiuri, il nuovo venuto.
"Dunque vedrà quel maiale. Quello lì. Non mi dica che non lo vede".
L'interrogato fiutò l'insidia e cercò di prender tempo. A brevi passetti fece un giro tutto intorno all'animale, considerandolo con grande attenzione.…
"Beh… - azzardò infine a mezza voce - proprio maiale non direi. Non bisogna esagerare le cose. Al più potrebbetrattarsi di un coniglio… Ho detto coniglio? Non prendetemi alla lettera, volevo soltanto fare un esempio. In realtà si tratta di un animale completamente diverso, difficilmente definibile e forse inesistente…".
E nel dire questo, perduto ogni ritegno, saltò un fossato e se la diede a game.
Il povero Baldassarre stava per perdere ogni speranza, quando vide venire alla sua volta un cacciatore di nome Poldo, noto nei dintorni per la sua mira infallibile e per la sua vista acutissima. Senza dubbio il miglior testimoneche si potesse desiderare. Almeno il maiale lo avrebbe visto.
Ma quale non fu la sua delusione quando anche Poldo, interrogato, rispose.. "Non vedo nulla".
Incredibile. L'uomo che vedeva anche un passero a due chilometri di distanza non riusciva a riconoscere un maiale a due metri.
"Perché… - aggiunse Poldo con una certa aria strana - a te sembra che ci sia un maiale?".
"Come no? E' il mio maiale!".
"E allora, se è una bestia che vedi tu solo e nessun altro vede, chi ti impedisce di prenderla?"
"Ma sai… , secondo la giustizia….".
"Perché, tu vedi anche la giustizia? Ma allora soffri proprio di allucinazioni".
"Già… forse hai ragione tu!".
Il cacciatore si allontana. E Baldassarre si riprende la sua bestia.

°

Umoristica storiella…forse…, ma volevo segnare lo sfondo molto amaro, cogliendo la sfiducia popolare nelle istituzioni di una società in cui il povero ha troppo spesso torto.

°


martedì 5 febbraio 2008

* I DEMONI (The Demons) - Fedor Dostoevskij

* IL DOPPIO SEGRETO (Double Secret) - René Magritte

 
    

IL SOGNO: Fiaba d'amore all'ombra di una cattedrale (THE DREAM: Fairy tale of love in the shadow of a cathedral) - Emil Zola

Una storia d'amore... al limite tra sogno e realtà.


Durante il rigido inverno del 1860, il fiume Oise gelò e tutta la bassa Piccardia fu coperta da abbondanti nevicate. A Natale, la piccola città di Beaumont appariva quasi sepolta dalla neve.
Alle otto del mattino il silenzio era ancora assoluto. Rannicchiata contro il portale della cattedrale c’era una bimbetta di circa nove anni, vestita di stracci, con la testa avvolta in un lembo di scialle e i piedini nudi dentro un paio di vecchie scarpe da uomo. Intorpidita dal freddo, la piccola stava per abbandonarsi alla sonnolenza quando lo sbattere di una persiana contro il muro la fece sobbalzare. L’improvviso rumore veniva da una piccola casa a un solo piano, saldata al fianco stesso della cattedrale, come se ne facesse parte. A sinistra della porta si vedeva un’insegna, su cui era scritto: "Hubert – Arredi sacri"... in vecchie lettere di un nero stinto. Un uomo do circa quarantacinque anni e una bella donna di poco più giovane si erano affacciati alla finestra quadrata del pianterreno; rimasero per qualche istante a guardare la povera piccina. Era una bellissima bambina bionda con grandi occhi azzurri. I coniugi Hubert si ritirarono dalla finestra e pochi minuti dopo la bella signora bruna si portava in casa la bimba, che si era lasciata prendere senza opporre la minima resistenza. Sotto la veste lacera della piccina, i coniugi Hubert trovarono un libretto di riconoscimento, rilasciato dall’Ospizio dei Trovatelli del Dipartimento della Senna. Dalle scarse note risultava che la bambina si chiamava Angelica e aveva circa nove anni. Padre e madre ignoti, nessun documento allegato, neppure un atto di nascita.
Poco dopo, rianimata da una tazza di latte caldo, angelica raccontò la sua povera storia: dall’Ospizio era passata nelle mani di certi Rabier, gente cattiva e senza scrupoli, che la tenevano soltanto per i quattro soldi del sussidio mensile. Non potendo più sopportare i maltrattamenti cui era sottoposta, era fuggita da quella casa due giorni prima, portando con se il suo libretto di trovatella. A questo punto la bimba cessò di parlare e scoppiò in singhiozzi. Afferrò la mano della signora Hubert e la baciò balbettando una supplica disperata:
- Oh, vi prego, vi prego! Non riconducetemi là!
Gli Hubert si guardarono con gli occhi pieni di lacrime e si intesero all’istante: non avevano figlioli, Angelica sarebbe rimasta.
Il signor Hubert, aiutato dalla moglie, ricamava pianete e stole, seguendo l’antica tradizione della sua famiglia. tutti ricamatori, di padre in figlio, da più di quattro secoli, e sempre in quella casetta che sembrava sbocciata dal fianco della cattedrale e ne riceveva il profumo di incenso, come una cappella. I coniugi Hubert, sposati da vent’anni, erano noti a tutta la cittadinanza per la loro rettitudine e per l’amore che li univa. Ottennero facilmente la tutela di Angelica e da quel momento la considerarono figlia loro. La signora Hubert si assunse il compito di istruire la bimba e in poco tempo ottenne ottimi risultati.
Un giorno, frugando sulla mensola del laboratorio di “papà” Hubert, Angelica scoperse un antichissimo esemplare della “Leggenda aurea”, una raccolta di storie di santi, scritta in francese antico e arricchita da stupende immagini. Quel libro ebbe una grande influenza sulla formazione spirituale della fanciulla. In principio, ella si occupò soltanto delle immagini, che la incantavano; poi la prese la curiosità di leggere il testo, e in pochi mesi fu in grado di comprendere tutte le sfumature di quel linguaggio. Le si rivelò allora un mondo pieno di luce, di anime belle, vittoriose. In seguito a quelle letture si radicò in Angelica la convinzione che qualsiasi prodigio poteva accadere, purché Dio lo volesse: le straordinarie avventure dei santi ne erano una prova. La vita poteva da un momento all’altro trasformarsi in un sogno meraviglioso.

A sedici anni Angelica era una ragazza incantevole.
Gli Hubert l’amavano come una figlia nata da loro e andavano orgogliosi della sua singolare bellezza. Angelica era diventata una ricamatrice abilissima: tra le sue mani, le sete e gli ori si animavano; le splendide figure di santi e di angeli creati da lei sembravano innalzarsi in un mistico slancio. Riuniti tutti e tre nel laboratorio al piano terreno, gli Hubert e Angelica lavoravano insieme per molte ore, immersi in un’atmosfera così serena da sembrare incantata. Hubert raccontava volentieri alla sua figliola le leggende della Piccardia, specialmente quelle che riguardavano i marchesi di Hautecour, i più potenti tra gli antichi feudatari della regione.

“Ditemi, babbo, - chiese un giorno Angelica – il nostro nuovo vescovo, monsignor d’Hautecoeur, discende da quella famiglia? Mi hanno detto che è stato ammogliato e ha un figlio già grande, di venti anni”.
“Oh, sì! – intervenne la signora Hubert – E’ una storia molto triste. Me l’ha raccontata l’abate Cornille. Dimessosi dall’esercito a ventiquattro anni, il marchese d’Hautecoeur condusse una vita dissipata fino alle soglie della quarantina; era famoso per il lusso, le stravaganze, i viaggi, i duelli. Poi, una sera, incontrò in casa di amici la contessina Paoletta di Valencay, che aveva diciannove anni. Se ne innamorò perdutamente e la sposò. Purtroppo, la loro felicità durò poco: Paoletta morì dando alla luce un figlio. Una settimana dopo i funerali, il marchese d’Hautecoeur entrò in convento. Sono trascorsi ormai venti anni e oggi egli è il vescovo della nostra diocesi. si dice che fino a pochi mesi fa si sia sempre rifiutato di vedere il figlio, causa della morte di sua moglie. Ora si è deciso a chiamare il ragazzo presso di sé: forse, tutti questi anni di preghiera e di penitenza lo hanno condotto alla rassegnazione…”.
“E lui, - chiese con voce commossa Angelica – com’è lui, il figlio di monsignore?”
“Dicono sia un bellissimo giovane. – rispose la signora Hubert – E’ ricco come un re per tutti i milioni che sua madre gli ha lasciato”.
“E voi, babbo, che altro sapete sui marchesi di Hautecoeur?” – interrogò Angelica, dolcemente.
“Conosco una leggenda che si racconta qui a Beaumont… - rispose Hubert – Durante una terribile pestilenza, tanto tempo fa, Giovanni V di Hautecoeur ricevette da Dio il potere di risanare i malati. A piedi nudi, si recava di casa in casa, si inginocchiava, baciava il malato sulle labbra e poi diceva:- Se Dio vuole, io voglio. – Il malato guariva. Quelle parole sono diventate da allora il motto degli Hautecoeur.”
Quella note, nel grande letto in cui la figuretta scompariva, Angelica giacque a lungo con gli occhi spalancati.

Era un rumore di passi, non c’era da dubitarle: passi leggeri che sembravano appena sfiorare il suolo. Affacciata al balcone della sua stanzetta, Angelica scrutava nel folto dei cespugli, tra gli alberi dell’orto della cattedrale. Qualcuno era la nell’ombra, ne era sicura.
La notte seguente Angelica scorse al chiaro di luna l’ombra di un uomo che si muoveva tra i salici. Due sere dopo, quando si affacciò al balconcino, si sentì mancare il cuore per l’emozione: nel vivo chiarore lunare, a pochi metri dalla casa, vide u giovane alto, di una ventina di anni. Appena si accorse di lei, il giovane alzò le braccia e le protese verso l’alto, in un gesto di saluto e di adorazione. Angelica non pensò neppure a ritirarsi e gli sorrise senza alcun timore. Era proprio come lo aveva sognato: simile all’arcangelo della grande vetriata, coi capelli d’oro, la barba lieve, gli occhi neri e la figura altera. Non importava chi egli fosse in realtà: era lui che usciva finalmente dall’ignoto, dal mistero che da tante notti l’avvolgeva. Il prodigio si compiva, finalmente!
pochi giorni dopo, Angelica poté vedere il giovane alla luce del sole. ritto su di una impalcatura, con un camiciotto da pittore, sembrava intento ad osservare una vetriata della cattedrale, bisognosa di restauri. Quando egli si volse e i loro occhi si incontrarono, il giovane diventò rosso e Angelica si sentì smarrire. Per l’emozione, non riuscirono a scambiarsi neppure un saluto. Li aiutò poco dopo il vento, buttando all’aria il bucato steso da Angelica sul praticello a lato della chiesa.
Ella correva, correva tra il candore dei lenzuoli e delle tovaglie, inseguendo la biancheria minuta che si posava a volo sui cespugli. Lui saltò giù dall’impalcatura e si mise a correre per aiutare Angelica. Le riportò uno scaletto e due fazzoletti che si erano posati fra le ortiche. Quando la fanciulla gli sorrise ringraziandola, il giovane si fece coraggio rivelandogli il suo nome, Feliciano, e la sua professione di pittore di vetriate.
A partire da quel giorno, ogni volta che spalancava la finestra, Angelica scorgeva Feliciano ritto sull’impalcatura e apparentemente intento al lavoro. Si scambiavano un sorriso e uno sguardo colmo di tenerezza, godendo deliziosamente di quel saluto a distanza.
quando, una notte, Feliciano giunse fino a lei scavalcando la ringhiera del balconcino, parve ad Angelica la cosa più naturale del mondo. Egli non posò entrare nella stanza. rimase nella luminosa incorniciatura della finestra; ; la sua alta figura spiccava nel chiarore lunare. Angelica stava seduta nell’ombra, presso il balcone. Feliciano fece un passo verso di lei, poi ebbe un brivido e cade in ginocchio…

“Non chiedo che di potervi guardare - disse – Di rimanere in ginocchio davanti a voi. Da quanto tempo vi amo? Voi non sapete. Quante notti ho vagato qui intorno, senza avere il coraggio di parlarvi… se potete capire come vi amo! Per questo ho osato salire fino a voi, spinto da non so quale forza…”
“Ma io, io vi voglio bene! – rispose Angelica tremando _ Vi aspettavo da tanto tempo…”
E si protese verso di lui, offrendosi in uno slancio di tutto il suo essere. Feliciano tremò di fronte all’appassionata innocenza di Angelica. La trattenne con dolcezza e per qualche attimo la contemplò, senza cedere nemmeno alla tentazione di baciarla. Prima di scendere dal balcone la guardò ancora a lungo, quasi volesse portarsi via l’immagine di lei.
Sotto il baldacchino, tra i diaconi, il vescovo procedeva a testa scoperta reggendo in alto il Santissimo Sacramento. Per qualche minuto Angelica rimase a guardare affascinata, il nobile volto di monsignore, i suoi occhi neri, il naso alquanto pronunciato. Non riusciva a staccare lo sguardo da quei lineamenti che gliene ricordavano altri infinitamente cari. D’un tratto, si sentì quasi venir meno per l’emozione dell’improvvisa scoperta: Feliciano era il figlio di monsignore! Eccolo, infatti, il suo amore: in abito da cerimonia, seguiva la processione in mezzo al gruppo delle personalità cittadine. Passando davanti alla casetta degli Hubert, il giovane marchese di Hautecoeur alzò gli occhi e guardò con ansia Angelica, quasi implorando perdono. La ragazza rispose allo sguardo con un sorriso luminoso, colma di tenera fiducia. Tra la folla qualcuno riconobbe nel bellissimo giovane il figlio di monsignore.
La signora Hubert, che aveva colto a volo lo sguardo di Feliciano e il sorriso di Angelica, si volse alla ragazza chiedendole se lo conosceva quel giovane. Angelica arrossì..
La madre adottiva intuì in un lampo la verità e ne fu sconvolta. Più tardi, rimasta finalmente sola con la figlia, la signora Hubert volle sapere tutto e Angelica, senza alcun impaccio, le raccontò ogni cosa. Poi le si fece più vicina e l’accarezzò teneramente.
“Mamma, - disse – non dovete rattristarvi, Feliciano parlerà a suo padre, poi verrà a sistemare ogni cosa con voi. ci sposeremo, saremo felici…”
Allora la signora Hubert si decise… “Angelica, tu sai quanto ti amo e come non vorrei vederti infelice, ma ora bisogna che ti dica ciò che ho saputo recentemente dall’abate Cornille, il segretario di monsignore: i giovane marchese di Hautecoeur dovrà sposare tra due mesi la signorina Clara di Voincourt. Così ha deciso il vescovo, e suo figlio, puoi esserne certa, gli obbedirà: non oserà mai ribellarsi alla volontà paterna!”
“Mi ha mentito, allora! – gridò Angelica – Non me l’ha detto! Perché, perché non me l’ha detto?” E si aggrappò alla madre, cercando rifugio nelle sue braccia.
“Mi prometti – chiese con fermezza la signora Hubert – che non lo rivedrai più quel giovane e non farai nulla contro la volontà di monsignore?”
“Sì, mamma, lo prometto” rispose Angelica a testa china, per nascondere alla madre gli occhi colmi di lacrime.
Pochi giorni dopo la processione del 28 luglio, gli Hubert dovettero rendersi conto che Angelica non era più la stessa, dal suo viso, fattosi sottile, traspariva una pena incessante, che il dolce sorriso di lei non riusciva a nascondere. Le sue lunghe mani non avevano più forza, nemmeno per estrarre dal tessuto un ago spezzato. Poi tutto precipitò: in due settimane Angelica giunse al punto di non poter scendere dalla sua camera. Gli Hubert, disperati, si rivolsero ai medici, ma questi non riuscirono a fare una diagnosi.

Angelica giaceva da molte ore immobile nel suo letto, senza più conoscenza. Il viso affilato era così bianco nel nimbo d’oro dei capelli da farla sembrare già morta. Il respiro le usciva rapido e lievissimo dalle labbra livide. Il medico aveva detto che non sarebbe arrivata alla sera. Gli Hubert avevano chiesto che le fossero portati gli Oli santi e ora, inginocchiati ai lati del letto candido, attendevano piangendo e pregando. alle dieci. un suono di campana li avvertì che il sacerdote stava uscendo dalla cattedrale. Poco dopo, pieni di stupore, videro entrare nella stanza di Angelica il vescovo in persona. Dietro a lui, come un semplice chierico, veniva l’abate Cornille, che reggeva un crocifisso. Feliciano era con loro, ma non entrò: si inginocchiò sul limitare dell’uscio, coprendosi il volto pallidissimo con le mani. Poche ore prima aveva saputo che Angelica stava per morire e, disperato, si era presentato a suo padre. Non per supplicarlo ancora una volta di dare il suo consenso alle nozze, ma per gridargli in viso la sua pena e accusarlo di assassinio: lui solo era il colpevole della morte di Angelica!
Davanti alla violenza del figlio, il vescovo pensò per un momento che egli fosse impazzito, poi, comprendendo la verità, con improvvisa decisione si era recato in sagrestia a prendere gli Oli Sacri, per portarli egli stesso alla moribonda. Feliciano aveva seguito il padre in silenzio. Sentiva che ormai non contavano più né le loro persone né i loro contrasti: Dio solo avrebbe deciso. In ginocchio, davanti all’uscio spalancato, il giovane supplicava Dio di un miracolo.
Compiuto solennemente il rito, monsignore fissò il volto cereo di Angelica, spiando con ansia se almeno un fremito annunciasse il ritorno della coscienza: nulla. quel viso era rigido e gli occhi rimanevano chiusi. Allora il vescovo fu preso da un grande tremito. Quella poveretta moriva per amore di suo figlio, ed era egli stessa ben degna di amore e di pietà. Invocò Santa Agnese, che aveva guidato Giovanni V d’Hautecoeur al capezzale degli appestati; pregò Di0o con tutte le sue forze, poi si chinò su Angelica pronunciando le antiche parole: - Se Dio vuole, io voglio!
Immediatamente Angelica sollevò le palpebre, risvegliata dal suo lungo deliquio. Un attimo dopo si alzò a sedere nel gran letto bianco, tese la mano e strinse il cero acceso che monsignore le porgeva. Con un grido altissimo Feliciano si rialzò e corse accanto al letto.
“Sono vostro – disse singhiozzando – e mio padre ne è contento, perché Dio l’ha voluto.

Il matrimonio venne fissato per l’aprile. Angelica, però.malgrado la gioia che traspariva da tutta la sua persona, non stava affatto bene. Poiché riusciva a nascondere le sue sofferenze, Feliciano e gli Hubert potevano crederla ormai fuori pericolo. Angelica, invece, sentiva che il miracolo era avvenuto unicamente perché potesse avverarsi il suo sogno; le era stata concessa una tregua, ma in realtà ella non apparteneva già più a questo mondo.
Si sposarono in una chiara mattina di metà aprile. Quando gli organi della cattedrale intonarono la marcia nuziale, un lungo fremito percorse la folla che attendeva gli sposi sul sagrato e lungo la via degli Orafi. Il grande portale fu spalancato e tutti poterono vedere Angelica avanzare lentamente accanto a Feliciano. Così grande era la debolezza di lei, che il marito doveva quasi portarla di peso. Angelica, pallidissima, era al limite estremo delle sue forze, eppure sorrideva, abbassando un poco le palpebre alla luce abbagliante del sole che la colpiva in pieno viso. Nel lungo abito bianco trapunto di perle, tutta avvolta in un velo prezioso, la giovanissima sposa apparve alla folla come una visione: emanava da lei una grazia misteriosa che faceva tremare il cuore. Sulla soglia della cattedrale, in cima alla gradinata che scendeva sulla piazza, Angelica vacillò: sentì che il momento era giunto.
Con uno sforzo supremo alzò il viso, premette le sue labbra su quelle di Feliciano e in quel bacio morì.
Come nelle antiche leggende la piccola Angelica uscì dalla vita nell’attimo stesso in cui toccava l’estremo limite della felicità.


COMMENTO

Emil Zola non è scrittore che indugi molto in sottili ricerche di stile, preferisce la pennellata forte, il grandioso effetto dell’insieme. Non è difficile trovare nelle sue pagine qualche frase cruda, a volte qualche rozzezza; una straordinaria potenza descrittiva e una grande abilità nell’evocare ogni sorta di ambienti e nel creare caratteri suppliscono tuttavia a tutte le manchevolezze.

IL SOGNO fu pubblicato nel 1888 e sbalordì i lettori del “crudo” Zola per la delicatezza di sentimento. espressa in ogni pagina. Con questo libro lo scrittore francese dimostrò che nulla gli era impossibile e che nessun aspetto della vita umana sfuggiva al suo occhio di artista. Egli poteva passare, senza esitare, dalla realistica violenza dei libri precedenti alla purezza delicata e sognante di questo romanzo d’amore. Guidato da una felice ispirazione, vi lavorò per molti mesi, documentandosi con cura su un particolare ambiente artigiano: quello dei ricamatori di arredi sacri. Voleva, come sempre, creare intorno ai suoi personaggi un mondo autentico, “naturale”, che non desse motivo al minimo dubbio. Sono noti la pazienza e il tempo impiegati da Zola per documentarsi; era capace di stare per ore seduto dietro il telaio di una ricamatrice, o di seguire con estrema attenzione tutti i particolari della cerimonia di una funzione religiosa. Soltanto così riuscì a dare alle sue pagine la ricchezza di colore della vita reale.

Un libro così semplice, puro e delicato qual è appunto IL SOGNO, Zola poté scriverlo perché era un uomo buono e c’erano in lui il candore e la semplicità delle grandi anime. Infatti, insieme con la decisa volontà di denunziare i vizi e le colpe, egli aveva un’innata e ostinata fede nella bontà e nella giustizia. Era anche convinto che l’ambiente ha sempre un influsso assai importante sugli esseri umani; perciò insisteva tanto sui particolari aspetti che compongono una determinata atmosfera.

Angelica, per esempio, cresce e si fa donna in un ambiente idillico, così sereno e ordinato da sembrare una piccola oasi di pace, rispetto all’aspra crudeltà del mondo che Zola è solito descriverci. L’atmosfera in cui vivono Angelica e i suoi genitori adottivi è tutta luce e estasi: non vi si può neppure immaginare il peccato.
La fanciulla appartiene alla tragica famiglia dei Rougon-Macquart, ma, grazie all’influsso dell’ambiente in cui vive, riesce a sfuggire alla legge crudele dell’ereditarietà e si sottrae ai violenti imperativi del proprio sangue.
Angelica rappresenta quindi il trionfo del bene sul male, della spiritualità sulla materia. In questo dolcissimo personaggio femminile, Emil Zola ha voluto per un poco dimenticarsi, lasciarsi andare al sogno, ritornare adolescente; rivivere i sentimenti e i romantici voli della più bella età dell’uomo. Dopo, la vita sarà tutta un’altra cosa: i veli del sogno saranno lacerati dalle forze crudeli della realtà. Per non distruggere il sogno di Angelica, l’autore la fa scomparire quando ella è al vertice della felicità, ancora intatta e pura: prima che la brutalità della vita la sfiori. Gli ardori delle passioni terrene, la maternità e la vecchiaia non si addicono all’eterea protagonista del romanzo.
Perciò Angelica muore sulla soglia della cattedrale, limite simbolico tra sogno e realtà.


ALCUNE NOTE SU EMIL ZOLA

Emil Zola, figlio di un ingegnere italiano trasferitosi in Francia, nacque a Parigi il 2 aprile 1840. Rimasto orfano di padre a sette anni, crebbe in Provenza, accanto alla madre francese.
Diciannovenne, ritornò a Parigi e si trovò un impiego presso una casa editrice, dove in poco tempo passò da commesso a capo dell’ufficio stampa.
Già in quegli anni era nata in Zola la passione dello scrittore-sociologico, che lo condusse più tardi a scrupolose inchieste in tutti gli strati della società francese. Egli non ammetteva che si potesse scrivere altro che la verità, per quanto dolorosa o turpe potesse apparire. Volle considerare con tutta franchezza i vari aspetti della società umana e descriverli senza retorica né falsi pudori.
Divenne così il caposcuola del “naturalismo” letterario.
I suoi energici interventi nelle questioni morali e civili della vita pubblica aumentarono e valorizzarono la sua fama di scrittore.
Ebbe una grandissima influenza sulla letteratura mondiale dell’ultimo Ottocento, ma ancora oggi la sua opera è estremamente viva e ricca di motivi attualissimi. Non a caso si è detto che Zola rappresenta “un momento della coscienza umana”.
Il 6 giugno 1908, sei anni dopo la sua morte, le ceneri di Zola furono traslate nel Pantheon di Parigi: fu questo l’estremo omaggio della Francia a chi l’aveva onorata con la sua opera forte e coraggiosa.


VEDI ANCHE . . .

L'ASSOMMOIR - Emil Zola

IL SOGNO (Fiaba d'amore all'ombra di una cattedrale) - Emil Zola

RITRATTO DI ZOLA - Edouard Manet

Afrodisiaco (1) Aglietta (1) Albani (2) Alberti (1) Alda Merini (1) Alfieri (4) Altdorfer (2) Alvaro (1) Amore (2) Anarchici (1) Andersen (1) Andrea del Castagno (3) Andrea del Sarto (4) Andrea della Robbia (1) Anonimo (2) Anselmi (1) Antonello da Messina (4) Antropologia (7) APPELLO UMANITARIO (5) Apuleio (1) Architettura (5) Arcimboldo (1) Ariosto (4) Arnolfo di Cambio (2) Arp (1) Arte (4) Assisi (1) Astrattismo (3) Astrologia (1) Astronomia (3) Attila (1) Aulenti (1) Autori (7) Avanguardia (11) Averroè (1) Baccio della Porta (2) Bacone (2) Baldovinetti (1) Balla (1) Balzac (2) Barbara (1) Barocco (1) Baschenis (1) Baudelaire (2) Bayle (1) Bazille (4) Beato Angelico (6) Beccafumi (3) Befana (1) Bellonci (1) Bergson (1) Berkeley (2) Bernini (1) Bernstein (1) Bevilacqua (1) Biografie (11) Blake (2) Boccaccio (2) Boccioni (3) Böcklin (2) Body Art (1) Boiardo (1) Boito (1) Boldini (3) Bonheur (3) Bonnard (2) Borromini (1) Bosch (4) Botanica (1) Botticelli (7) Boucher (9) Bouts (2) Boyle (1) BR (1) Bramante (2) Brancati (1) Braque (1) Breton (3) Brill (2) Brontë (1) Bronzino (4) Bruegel il Vecchio (3) Brunelleschi (1) Bruno (2) Buddhismo (1) Buonarroti (1) Byron (2) Caillebotte (2) Calcio (1) Calvino (2) Calzature (1) Camillo Prampolini (1) Campanella (4) Campin (1) Canaletto (4) Cancro (1) Canova (2) Cantù (1) Capitalismo (3) Caravaggio (19) Carlevarijs (2) Carlo Levi (3) Carmi (1) Carpaccio (3) Carrà (1) Carracci (4) Carriere (1) Carroll (1) Cartesio (3) Casati (1) Cattaneo (1) Cattolici (1) Cavalcanti (1) Cellini (2) Ceruti (1) Cervantes (3) Cézanne (19) CGIL (1) Chagall (3) Chardin (4) Chassériau (2) Chaucer (1) CHE GUEVARA (1) Cialente (1) Cicerone (8) Cimabue (4) Cino da Pistoia (1) Città del Vaticano (3) Clarke (1) Classici (28) Classicismo (1) Cleland (1) Collins (1) COMMUNITY (2) Comunismo (28) Condillac (1) Constable (4) Copernico (2) Corano (1) Cormon (2) Corot (9) Correggio (4) Cosmesi (1) Costa (1) Courbet (9) Cousin il giovane (2) Couture (2) Cranach (3) Crepuscolari (1) Crespi (2) Crespi detto il Cerano (1) Creta (2) Crispi (1) Cristianesimo (3) Crivelli (2) Croce (1) Cronin (1) Cubismo (1) CUCINA (9) Cucina friulana (2) D'Annunzio (1) Dadaismo (1) Dalì (5) Dalle Masegne (1) Dante Alighieri (8) Darwin (2) Daumier (6) DC (1) De Amicis (1) De Champaigne (2) De Chavannes (1) De Chirico (4) De Hooch (2) De La Tour (4) De Nittis (3) De Pisis (1) De' Roberti (2) Defoe (1) Degas (17) Del Piombo (4) Delacroix (6) Delaroche (2) Delaunay (2) Deledda (1) Dell’Abate (2) Derain (2) Descartes (2) Desiderio da Settignano (1) Dickens (8) Diderot (2) Disegni (2) Disegni da colorare (11) Disegni Personali (2) Disney (1) Divisionismo (1) Dix (3) Doganiere (5) Domenichino (2) Donatello (4) Donne nella Storia (42) Dossi (1) Dostoevskij (8) DOTTRINE POLITICHE (75) Dova (1) Du Maurier (1) Dufy (3) Dumas (1) Duprè (1) Dürer (9) Dylan (2) Ebrei (9) ECONOMIA (7) Edda Ciano (1) Edison (1) Einstein (2) El Greco (10) Eliot (1) Elsheimer (2) Emil Zola (3) Energia alternativa (6) Engels (10) Ensor (3) Epicuro (1) Erasmo da Rotterdam (1) Erboristeria (7) Ernst (3) Erotico (1) Erotismo (3) Esenin (1) Espressionismo (3) Etruschi (1) Evangelisti (3) Fallaci (1) Fantin-Latour (1) Fascismo (26) Fattori (4) Faulkner (1) Fautrier (1) Fauvismo (1) FAVOLE (2) Fedro (1) FELICITÀ (1) Fenoglio (2) Ferragamo (1) FIABE (6) Fibonacci (1) Filarete (1) Filosofi (1) Filosofi - A (1) Filosofi - M (1) Filosofi - P (1) Filosofi - R (1) Filosofi - S (1) FILOSOFIA (56) Fini (1) Finkelstein (1) Firenze (1) Fisica (5) Fitoterapia (10) Fitzgerald (1) Fiume (1) Flandrin (1) Flaubert (4) Fogazzaro (2) Fontanesi (1) Foppa (1) Foscolo (6) Fougeron (1) Fouquet (4) Fra' Galgario (2) Fra' Guglielmo da Pisa (1) Fragonard (9) Frammenti (1) Francia (2) François Clouet (2) Freud (2) Friedrich (4) FRIULI (8) Futurismo (4) Gadda (2) Gainsborough (14) Galdieri (1) Galilei (4) Galleria degli Uffizi (1) Gamberelli (1) Garcia Lorca (1) Garcìa Lorca (1) Garibaldi (2) Gassendi (1) Gauguin (17) Gennaio (1) Gentile da Fabriano (2) Gentileschi (2) Gerard (1) Gérard (1) Gérard David (2) Géricault (7) Gérôme (2) Ghiberti (1) Ghirlandaio (2) Gialli (1) Giallo (1) Giambellino (1) Giambologna (1) Gianfrancesco da Tolmezzo (1) Gilbert (1) Ginzburg (1) Gioberti (1) Giordano (3) Giorgione (15) Giotto (12) Giovanni Bellini (10) Giovanni della Robbia (1) Giovanni XXIII (8) Giuseppe Pellizza da Volpedo (1) Giustizia (1) Glossario dell'arte (19) Gnocchi-Viani (1) Gobetti (1) Goethe (9) Gogol' (2) Goldoni (1) Gončarova (2) Gorkij (3) Gotico (1) Goya (11) Gozzano (2) Gramsci (5) Grecia (2) Greene (1) Greuze (4) Grimm (2) Gris (2) Gros (7) Grosz (3) Grünewald (5) Guardi (6) Guercino (1) Guest (1) Guglielminetti (1) Guglielmo di Occam (1) Guinizelli (1) Gutenberg (2) Guttuso (4) Hals (3) Hawthorne (1) Hayez (4) Heckel (1) Hegel (6) Heine (1) Heinrich Mann (2) Helvétius (1) Hemingway (3) Henri Rousseau (3) Higgins (1) Hikmet (1) Hobbema (2) Hobbes (1) Hodler (1) Hogarth (4) Holbein il Giovane (4) Horus (1) Hugo (1) Hume (2) Huxley (1) Il Ponte (2) Iliade (1) Impressionismo (85) Indiani (1) Informale (1) Ingres (7) Invenzioni (30) Islam (5) Israele (1) ITALIA (2) Italo Svevo (5) Jacopo Bellini (4) Jacques-Louis David (9) James (1) Jean Clouet (2) Jean-Jacques Rousseau (3) Johns (1) Jordaens (2) Jovine (3) Kafka (3) Kandinskij (4) Kant (9) Kautsky (1) Keplero (1) Kierkegaard (1) Kipling (1) Kirchner (4) Klee (3) Klimt (5) Kollwitz (1) Kuliscioff (1) Labriola (2) Lancret (3) Land Art (1) Larsson (1) Lavoro (2) Le Nain (3) Le Sueur (2) Léger (2) Leggende (1) Leggende epiche (1) Leibniz (1) Lenin (7) Leonardo (58) Leopardi (3) Letteratura (22) Levi Montalcini (1) Liala (1) Liberalismo (1) LIBERTA' (28) LIBRI (23) Liotard (5) Lippi (5) Locke (4) Lombroso (1) Longhi (3) Longoni (1) Lorenzetti (3) Lorenzo il Magnifico (1) Lorrain (5) Lotto (6) Luca della Robbia (1) Lucia Alberti (1) Lucrezio (2) Luini (2) Lutero (10) Macchiaioli (1) Machiavelli (10) Maderno (1) Magnasco (1) Magritte (4) Maimeri (1) Makarenko (1) Mallarmé (2) Manet (13) Mantegna (8) Manzoni (4) Maometto (4) Marcks (1) MARGHERITA HACK (1) Marquet (2) Martini (7) Marx (18) Marxismo (9) Masaccio (7) Masolino da Panicale (1) Massarenti (1) Masson (2) Materialismo (1) Matisse (6) Matteotti (2) Maupassant (1) Mauriac (1) Mazzini (5) Mazzucchelli detto il Morazzone (1) Medicina (3) Medicina alternativa (22) Medicina naturale (16) Meissonier (2) Melozzo da Forlì (2) Melville (1) Memling (4) Merimée (1) Metafisica (5) Metalli (1) Meynier (1) Micene (2) Michelangelo (11) Mickiewicz (1) Millais (1) Millet (4) Minguzzi (1) Mino da Fiesole (1) Miró (2) Mistero (10) Modigliani (4) Molinella (1) Mondrian (4) Monet (15) Montaigne (1) Montessori (2) Monti (3) Monticelli (2) Moore (1) Morandi (4) Moreau (4) Morelli (1) Moretto da Brescia (2) Morisot (3) Moroni (2) Morse (1) Mucchi (16) Munch (2) Murillo (4) Musica (14) Mussolini (5) Mussulmani (5) Napoleone (11) Natale (8) Nazismo (17) Némirovsky (1) Neo-impressionismo (3) Neoclassicismo (1) Neorealismo (1) Neruda (2) Newton (2) Nietzseche (1) Nievo (1) Nobel (1) Nolde (2) NOTIZIE (1) Nudi nell'arte (52) Odissea (25) Olocausto (6) Omeopatia (18) Omero (26) Onorata Società (1) Ortese (1) Oudry (1) Overbeck (2) Ovidio (1) Paganesimo (1) Palazzeschi (1) Palizzi (1) Palladio (1) Palma il Vecchio (1) Panama (1) Paolo Uccello (5) Parapsicologia (1) Parini (3) Parmigianino (3) Pascal (1) Pascoli (3) Pasolini (3) Pastello (1) Pavese (3) Pedagogia (2) Pellizza da Volpedo (1) PERSONAGGI DEL FRIULI (30) Perugino (3) Petacci (1) Petrarca (4) Piazzetta (2) Picasso (8) Piero della Francesca (9) Piero di Cosimo (2) Pietro della Cortona (1) Pila (2) Pinturicchio (1) Pirandello (2) Pisanello (2) Pisano (1) Pissarro (10) Pitagora (1) Pitocchetto (1) Pittura (1) Plank (1) Plechanov (1) Poe (1) Poesie (4) Poesie Classiche (18) POESIE di DONNE (2) Poesie personali (16) POETI CONTRO IL RAZZISMO (1) POETI CONTRO LA GUERRA (18) Poliziano (1) Pollaiolo (4) Pomodoro (1) Pomponazzi (1) Pontano (1) Pontormo (1) Pop Art (1) Poussin (9) Pratolini (1) Premi Letterari (3) Prévost (1) Primaticcio (2) Primo Levi (1) Problemi sociali (2) Procaccini (1) PROGRAMMI PC (1) Prostituzione (1) Psicanalisi (2) PSICOLOGIA (5) Pubblicità (1) Pulci (1) Puntitismo (3) Puvis de Chavannes (1) Quadri (2) Quadri personali (1) Quarton (2) Quasimodo (1) Rabelais (1) Racconti (1) Racconti personali (1) Raffaello (21) RAPHAËL MAFAI (1) Rasputin (1) Rauschenberg (1) Ravera (1) Ray (1) Razzismo (1) Realismo (3) Rebreanu (1) Recensione libri (15) Redon (1) Regina Bracchi (1) Religione (8) Rembrandt (10) Reni (4) Renoir (20) Resistenza (8) Ribera (4) RICETTE (3) Rimbaud (2) Rinascimento (3) RIVOLUZIONARI (55) Rococò (1) Roma (6) Romantici (1) Romanticismo (1) Romanzi (3) Romanzi rosa (1) Rossellino (1) Rossetti (1) Rosso Fiorentino (3) Rouault (1) Rousseau (3) Rovani (1) Rubens (13) Russo (1) S. Francesco (1) Sacchetti (1) SAGGI (11) Salgari (1) Salute (16) Salvator Rosa (2) San Francesco (5) Sandokan (1) Sannazaro (2) Santi (1) Sassetta (2) Scapigliatura (1) Scheffer (1) Schiele (3) Schmidt-Rottluff (1) Schopenhauer (2) Sciamanesimo (1) Sciascia (2) Scienza (7) Scienziati (13) Scipione (1) Scoperte (33) Scoto (1) Scott (1) Scrittori e Poeti (24) Scultori (2) Scultura (1) Segantini (2) Sellitti (1) Seneca (2) Sereni (1) Sérusier (2) Sessualità (4) Seurat (3) Severini (1) Shaftesbury (1) Shoah (7) Signac (3) Signorelli (2) Signorini (1) Simbolismo (2) Sindacato (2) Sinha (1) Sironi (2) Sisley (3) Smith (1) Socialismo (45) Società segrete (1) Sociologia (3) Socrate (1) SOLIDARIETA' (6) Solimena (2) Solženicyn (1) Somerset Maugham (3) Sondaggi (1) Sorel (2) Soulages (1) Soulanges (2) Soutine (1) Spagna (1) Spagnoletto (4) Spaventa (1) Spinoza (3) Stampa (2) Steinbeck (1) Stendhal (1) Stevenson (4) Stilista (1) STORIA (68) Storia del Pensiero (80) Storia del teatro (1) Storia dell'arte (124) Storia della tecnica (24) Storia delle Religioni (47) Stubbs (1) Subleyras (2) Superstizione (1) Surrealismo (1) Swift (3) Tacca (1) Tacito (1) Taoismo (1) Tasca (1) Tasso (2) Tassoni (1) Ter Brugghen (2) Terapia naturale (18) Terracini (1) Thomas Mann (6) Tiepolo (4) Tina Modotti (1) Tintoretto (8) Tipografia (2) Tiziano (18) Togliatti (2) Toland (1) Tolstoj (2) Tomasi di Lampedusa (3) Toulouse-Lautrec (6) Tradizioni (1) Troyon (2) Tura (2) Turati (3) Turgenev (2) Turner (6) UDI (1) Ugrešić (1) Umanesimo (1) Umorismo (1) Ungaretti (3) Usi e Costumi (1) Valgimigli (2) Van Der Goes (3) Van der Weyden (4) Van Dyck (6) Van Eyck (8) Van Gogh (16) Van Honthors (2) Van Loo (2) Vangelo (3) Velàzquez (8) Veneziano (2) Verdura (1) Verga (10) Verismo (10) Verlaine (5) Vermeer (8) Vernet (1) Veronese (4) Verrocchio (2) VIAGGI (2) Viani (1) Vico (1) Video (13) Vigée­-Lebrun (2) VINI (3) Virgilio (3) Vittorini (2) Vivanti (1) Viviani (1) Vlaminck (1) Volta (2) Voltaire (3) Von Humboldt (1) Vouet (4) Vuillard (3) Warhol (1) Watson (1) Watteau (9) Wells (1) Wilde (2) Windsor (6) Winterhalter (1) Witz (2) Wright (1) X X X da fare (34) Zurbarán (3)