giovedì 3 aprile 2008

Memorie e saggi dei grandi attori italiani (Memoirs and essays of the greatest Italian actors)

ANTOLOGIA DEL GRANDE ATTORE
Prima parte

Memorie e saggi dei grandi attori italiani 



Gli attori italiani dell’Ottocento “a testa bassa in tutte le rivoluzioni” Molti di loro infatti, - come scrive efficacemente in una sua pagina famosa Luigi Bellotti Bon - lasciavano le assi del palcoscenico per andare a battersi sulle barricate, per partecipare volontari alle campagne per l’indipendenza. Ma il loro contributo al Risorgimento non si limitò a questa azione patriottica: proprio esercitando la loro arte, portando in ogni città d’Italia le opere dei nostri maggiori scrittori, e facendo conoscere i capolavori del teatro europeo, da Shakespeare ai romantici, essi compirono una funzione profondamente nazionale. L’interessantissima ANTOLOGIA DEL GRANDE ATTORE, con pagine autobiografiche, curata da Vito Pandolfi, mi offre lo spunto per questo rapporto. Certamente non inferiore a quella svolta dal melodramma romantico, anche se meno conosciuta, è la funzione patriottica svolta - nel corso del Risorgimento - dal nostro teatro in prosa. E quando dico “teatro in prosa” intendo sì le opere che venivano recitate nei grandi teatri o nelle baracche, e che portavano la firma di Vittorio Alfieri, di Ugo Foscolo, di Silvio Pellico, di Alessandro Manzoni , nel repertorio straniero, di Shakespeare: ma soprattutto penso a coloro che le facevano vivere sul palcoscenico, agli attori che nelle condizioni disagiate di un’Italia divisa in tanti staterelli peregrinavano di città in città, di regione in regione, sottostando alle diverse censure, sempre coraggiosamente impegnati nel loro lavoro di cui intendevano l’alto contenuto culturale e sociale.

  

GUSTAVO MODENA
Nato a Venezia nel 1803
Morto a Torino nel 1861

“Il teatro deve educare cuore e mente dei popoli, dunque deve essere adoperato a distruggere superstizioni e pregiudizi di falsa virtù e di falso onore; deve chiarire e commentare la legge di natura che è vera e sola legge di Dio”.
Così scriveva ad un amico, nel 1857, colui che forse accentra in sé le migliori, le più nobili qualità dei nostri attori dell’Ottocento, GUSTAVO MODENA: ma la sua dichiarazione certo l’avrebbero sottoscritta molti altri suoi compagni d’arte, come lui avversi all’oscurantismo della Santa Alleanza, come lui repubblicani, come lui pronti a piantare quinte e sipario per mettersi sulle barricate.
Cattiva fu la sorte di Gustavo Modena che, dopo tutta una carriera piena di interruzioni, di ostacoli, di difficoltà di ogni genere (il 3 aprile del 1848… esattamente 160 anni fa, egli scrive una lettera da Treviso, in cui si legge…
“Come vuoi tu pensare di recitare? Tutto è guerra: del teatro non se ne parla in nessun luogo…” e, più avanti… “Ora come cittadino, , sappi che cammino, scrivo, consiglio; e che a Verona, o a Udine, vado a battermi anch’io”).
Egli morì nel 1861, proprio alla vigilia di andare a recitare a Napoli appena liberata. Ma la sua personalità dominò l’intero secolo: quasi tutti i maggiori attori della generazione successiva, che si trovarono a lavorare in un’Italia unita e indipendente, nel momento storico dell’ascesa nazionale della borghesia, avevano appreso l’arte da lui, erano stati nella sua compagnia, ne avevano seguito il magistero, la cui fondamentale lezione era stata quella di sentire soprattutto il proprio mestiere come un compito civile.
Questa nuova dignità dell’attore era venuta fuori dai rivolgimenti profondi che si erano verificati in Europa e in Italia con la Rivoluzione Francese. Prima, l’attore era l’ammirato-disprezzato comico, colui che faceva ridere, con la maschera o senza: foss’egli il buffone cortigiano, o il saltimbanco delle piazze e delle fiere popolari. Non vi erano allora compagnie di attori che non fossero appunto “comiche”: le tragedie erano recitate da dilettanti. L’avvento della borghesia modificò profondamente questa situazione: si formò un pubblico dalle esigenze più elevate, che voleva un teatro più serio. Lo stato cominciò ad interessarsene: così fu creata la prima compagnia sovvenzionata, al tempo di Eugenio di Beauharnais (la Compagnia Reale Italiana, diretta da Salvatore Fabbrichesi), che recitava Alfieri e Goldoni. Dopo la Restaurazione, la compagnia passò a Napoli e agì sovvenzionata da re Ferdinando IV. Essa fece anche i giri per l’Italia: e nel 1824 vi fu scritturato dal Fabbrichesi, che faceva il “Saul” dell’Alfieri, un giovane veneziano aspirante attore, cui fu affidata la parte di Davide. Questo giovane era Gustavo Modena.
Gustavo Modena poté avere una sua compagnia soltanto nel 139: prima, le vicissitudini della cospirazione (aveva partecipato ai moti del 1831) e il lungo esilio all’estero, fra stenti e miserie di ogni genere, glielo avevano impedito. Svolse una regolare attività soltanto per otto anni e solo negli stati che gli concedevano il permesso di passare i loro confini: ma fu un’attività immensa.


   

TOMMASO SALVINI
Nato a Milano nel 1829
Morto a Firenze nel 1915

Nella sua compagnia, a soli quattordici anni, entrò nel 1843 un altro genio del palcoscenico, TOMMASO SALVINI. Cinque anni dopo, mentre il suo maestro “andava a battersi” nel Veneto, Tommaso Salvini partecipava da volontario ai combattimenti per la difesa della Repubblica Romana e cadeva prigioniero. Poi diventerà monarchico ossequiente e moderato. A far parte con tutti gli onori del mondo dell’aristocrazia verrà chiamata, ormai attrice famosa e moglie del marchese del Grillo, Adelaide Ristori, che nel 1861 Cavour chiamerà “grande patriota, e mia collaboratrice diplomatica”. Nel 1855, due anni prima di Tommaso Salvini, ella inaugurò la serie dei grandi successi internazionali, recitando a Parigi: da allora fece conoscere l’arte dell’attore italiano in ogni parte del mondo.
Un’altra carriera piena, festosa e fastosa, quasi esemplare nella sua completezza di onori e di successi, è quella del livornese ERNESTO ROSSI. Anche lui, ne ’48, lo troviamo sulle barricate.


  

ERNESTO ROSSI
Nato a Livorno nel 1827
Morto a Pescara nel 1896


 “Va, figliolo, tu riuscirai!”… gli aveva detto Gustavo Modena quando egli era entrato nella sua compagnia. Nel settembre del 1847, al teatro Carcano di Milano aveva suscitato grandi entusiasmi con la sua interpretazione di Davide nel “Saul”: era fuggito di casa, due anni e mezzo prima, per avere quel trionfo, per sentire quegli applausi. Poi la compagnia era partita da Milano, e vi tornò nel marzo dell’anno dopo, proprio alla vigilia delle Cinque Giornate. Il 18 marzo Ernesto Rossi si metteva la fascia del tricolore e scendeva nelle vie per cacciar gli austriaci… e intanto, , qualcuno gli rubava il baule con tutti i suoi costumi. Avventure non tristi, dopo tutto, se si pensi che il Rossi avrà poi trionfi, in Italia e all’estero. Morì, quasi finito il secolo, di ritorno da una tournée in Russia.
Forti personalità, tempre di lavoratori infaticabili, questi grandi attori naturalmente avevano come loro massima aspirazione quella di diventare capocomici, di avere una propria compagnia. Propria anche nel senso economico. Le difficoltà erano molte: essi si trovavano ad agire, in regime liberistico, come una qualsiasi azienda. Dopo l’Unità, poi, lo Stato cominciò ad imporre tasse sempre più forti, senza dare in compenso alcuna sovvenzione (le sovvenzioni erano state abolite prima ancora del ’60, nel regno sardo, su proposta di Cavour). Ci fu chi, di questo stato di cose, rimase vittima, anche perché si era spinto un po’ troppo oltre.


   

LUIGI BELLOTTI BON
Nato il 17 aprile 1820 a Udine
Morto il 31 gennaio 1883 a Milano

Fu il pregiato attore LUIGI BELLOTTI BON, proprietario di ben tre compagnie e mirante ad una specie di monopolio teatrale in Italia, dissestato dalle gravi difficoltà finanziarie, e morto suicida nel gennaio del 1883. Anche lui fu patriota: andò volontario alla prima guerra d’indipendenza.
Un suo scritto sulla condizione dell’arte drammatica in Italia ci dà un’idea dell’uomo, ci illumina sulla realtà oggettiva in cui quegli attori operavano. Il teatro italiano, scrive Bellotti-Bon, era oppresso, come tutta la vita nazionale, alla Santa Alleanza…
“La povera arte drammatica sotto questo paterno regime languiva affetta dal mal sottile… Avvegnaché devi sapere, o mio lettore, che essa d’uopo di libertà… Quell’epoca, però, non andò digiuna di grandi artisti… e si comprende… in quest’arte, tanto biecamente guardata dai paterni governanti e caldamente da loro raccomandata alle amorevoli cure della polizia e alla sorveglianza della censura la più strana e spietata che si possa immaginare, in quest’arte, dico, non vi restavano che ci avevano una decisa vocazione non per fare una carriera, ma perchè sentivano l’irresistibile desiderio di esercitarla… Era opinione invalsa fra gli artisti che le nostre sorti sarebbero migliorate se riuscivano a cacciar via tutti questi governi troppo paterni. Difatti in tutte le cospirazioni di quell’epoca, in tutte le parziali rivoluzioni, gli artisti drammatici ci si cacciarono dentro a testa bassa”.


   

ADELAIDE RISTORI
Nata il 28 gennaio del 1822 a Cividale del Friuli
Morta l'8 ottobre del 1906 a Roma

Conquistata l’indipendenza, prosegue il Bellotti-Bon, le cose cominciarono ad andare meglio…
“I guadagni degli autori e degli artisti se non lauti cominciarono ad essere discreti. Persone istruite e di buona nascita entrarono in un’arte che cominciava ad essere una carriera che prometteva un avvenire. Gli artisti poterono mettere i loro figli in collegio e far dare loro quella solida istruzione che i nostri padri non avevano potuto dare a noi… Insomma, era la primavera della nuova epoca…”.
Ma sopraggiunsero le tasse: il 13 per cento su tutti gli incassi lordi incamerato dallo Stato (1876). Da azienda tipo familiare, la compagnia drammatica, nella seconda metà dell’Ottocento, adeguandosi alla situazione generale della società italiana, si avvia a diventare un’impresa capitalistica: nella sua fase ascensionale (nel quadro generale dell’ascesa del capitalismo italiano) essa favorisce lo sviluppo di nuove grandi personalità di attori, che diedero anch’esse (scriverò su di loro in un altro rapporto) loro contributo all’opera di educazione civile e nazionale dalla prima generazione, dei cui grandi esponenti ho parlato in questa pagina..


Le citazioni riportate tra virgolette sono tratte da…

ANTOLOGIA DEL GRANDE ATTORE
Memorie e saggi dei grandi attori italiani

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