Tela cm. 205 x 116
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L’opera fa parte della copiosa produzione pittorica di Salvador Dalì dopo il suo drammatico distacco dal movimento surrealista, voluto nel 1934 da André Breton. La grande tela è oggi conservata all’Art Gallery di Glasgow in Scozia.
Ai margini della composizione un desolato paesaggio lacustre disegnato con grande precisione è popolato solo da tre figure, rese sommariamente, occupate nella poro attività di pescatori. I netti profili delle basse montagne che si stagliano contro l’orizzonte sono segnati da una luce vitrea emessa dal sole ormai al tramonto. Come una visione il cielo si apre e appare una crocifissione, colta dall’alto, che occupa la parte più ampia dello spazio, forse a ricordare che l’umanità deve necessariamente rispondere del sacrificio di Nostro Signore. La luce divina colpisce con violenza la parte superiore della grande croce e sfiora il corpo senza vita di Cristo mettendone in risalto la muscolatura; il gioco chiaroscurale è determinante sia per rendere più palpabile il miracolo che per aumentare la drammaticità consona alla scena.
Il dipinto propone un’immagine alquanto inconsueta della Crocifissione, in passato uno dei temi più cari alla chiesa cattolica e raffigurato solo saltuariamente nel secolo scorso, soprattutto a causa del cambiamento di gusto e della relativa committenza religiosa. Salvador Dalì lo dipinse in un momento di rimeditazione del mondo cattolico, contemporaneamente alla pubblicazione del “Manifesto Mistico”, a cui l’artista affida le sue riflessioni sul delicato tema e a una serie di opere a soggetto sacro fra le quali voglio qui ricordare la CROCIFISSIONE del Metropolitan di New York, datata 1954, che però propone un modulo ammanierato che rende opaca la composizione.
Nonostante l’attualizzazione del tema sacro, in questo quadro Salvador Dalì mantenne rapporti con la pittura del passato: la figura vicina alla barca è desunta da “Le Nain”, mentre quella a sinistra è tratta da un disegno preparatorio di Velàzquez per la RESA DI BREDA.
Salvador Felipe Jacinto Dalì, nato a Figueras l’undici maggio 1904 e morto il ventitre gennaio 1989, è un immenso pittore spagnolo. Dopo un inizio (1923) ispirato alla pittura metafisica di Giorgio De Chirico e Carlo Carrà, a Parigi (1928) fu in contatto con Pablo Picasso, Joan Mirò, André Breton e Paul Eluard, da cui fu stimolato verso il surrealismo.
Le sue opere di questo periodo centrale sono marcate da suggestioni psicoanalitiche e da rappresentazioni oniriche, illusionistiche, morbose, in cui sono presenti paranoiche ossessioni di impotenza e di disfacimento. Staccatosi dal gruppo surrealista nel 1934 per divergenze ideologiche, si volse a una sorta di realismo classicheggiante e virtuosistico. Autore di illustrazioni (Don Chisciotte, Bibbia, Divina Commedia), ha disegnato gioielli, mobili e ha collaborato con il regista Luis Buñel (sceneggiatura di “Le chien andalou”, 1929…, “L’age d’or”, 1930).
Le sue opere di questo periodo centrale sono marcate da suggestioni psicoanalitiche e da rappresentazioni oniriche, illusionistiche, morbose, in cui sono presenti paranoiche ossessioni di impotenza e di disfacimento. Staccatosi dal gruppo surrealista nel 1934 per divergenze ideologiche, si volse a una sorta di realismo classicheggiante e virtuosistico. Autore di illustrazioni (Don Chisciotte, Bibbia, Divina Commedia), ha disegnato gioielli, mobili e ha collaborato con il regista Luis Buñel (sceneggiatura di “Le chien andalou”, 1929…, “L’age d’or”, 1930).
OPERE PRINCIPALI
Giraffa che brucia (1935 circa) Kunstmuseum - Basilea
Il grande paranoico (1936) Boymans Museum - Rotterdam

Crucifixion or Corpus Hypercubicus
Crocifisso (1954)
Salvador Dalì (1904-1989)
Museum of Modern Art - New York
XX secolo
Olio su tela cm. 194.5 x 124
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SEI APPARIZIONI DI LENIN SU UN PIANOFORTE (Six apparitions of Lenin on a piano) Salvador Dalì
LA PERSISTENZA DELLA MEMORIA – Salvador Dalì
2 commenti:
Finchè ho tempo e leggo di là gli stessi post (meglio qui perchè ci sono le foto) ti lascio il commento, altrimenti abbi un po' di pazienza...lunedi riprendo in mano per la terza volta le "odiate carte" di matematica! Spero sia proprio l'ultima. Mandini
ma non esisteva un "Cristo delle Ande" sempre di Salvator Dalì ???
Scusate la mia ignoranza, ma se qualcuno mi risponde gli sarò grato.
ENRICO SPADORCIA
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