domenica 29 giugno 2008

LA PASSIONE DI CRISTO - Sauvage27


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CIME TEMPESTOSE (Wuthering Heights) - Emily Brontë


CIME TEMPESTOSE (Wuthering Heights) - Emily Brontë

Quando il signor Earnshaw partì per Liverpool, per un breve viaggio di affari, promise ai suoi figlioli un dono per ciascuno: un violino al quattordicenne Hindley e un frustino alla piccola Cathy, che a sei anni sapeva montare tutti i cavalli della scuderia.
Ritornò a "La Tempestosa" (così si chiamava la sua vecchia casa battuta dai venti) tre giorni dopo, e con un dono del tutto inatteso: un ragazzetto sporco e lacero di circa sei anni, magro da far paura, nero di occhi e di capelli come uno zingaro.
Dopo qualche tempo, visto che nessuno veniva a reclamare il ragazzo, Earnshaw decise di adottarlo: l'avrebbe educato insieme a Hindley e a Cathy e trattato come un figlio. Gli dette il nome di Heathcliff: così si chiamava un suo bambino morto in tenera età.
La piccola Cathy ben presto simpatizzò col suo nuovo fratello, ma Hindley, violento ed egoista, dimostrò subito il suo malcontento per la decisione paterna: non poteva soffrire l'intruso e lo tormentava senza sosta.
Meno di due anni dopo, la signora Earnshaw morì: e Cathy si sentì ancor più legata a Heathcliff, sul quale riversò tutto il suo affetto.
Quando Hindley, ormai giovanetto, fu mandato a studiare in un collegio vicino a Londra, Cathy e Heathcliff
Divennero inseparabili: amavano cavalcare all'impazzata, correre a piedi nudi per la brughiera selvaggia e deserta, nascondendosi tra i cespugli e fantasticare insieme di meravigliose imprese e di straordinari personaggi, nati dalla loro accesa immaginazione.
La loro felicità durò fino alla morte di Earnshaw, che sopravvisse all'amata moglie soltanto di pochi anni. Hindley fu urgentemente richiamato a "La Tempestosa" e giunse in tempo per i funerali. Ora egli era il capofamiglia e fece subito comprendere che avrebbe duramente esercitato tutti i suoi diritti. A meno di venti anni, e senza dir nulla al padre, Hindley si era sposato con una ragazza giovanissima e un po' sciocca, della quale era innamoratissimo. Bastò qualche parola di lei, che dimostrava poca simpatia nei riguardi di Heathcliff, per risvegliare l'odio di un tempo. Obbligò Heathcliff a starsene insieme ai domestici e gli impose di lavorare nei campi, insieme agli altri garzoni della fattoria.

La moglie di Hindley morì di tisi poco dopo aver dato alla luce un bimbo, che fu chiamato Hareton, come il nonno. Il dolore rese Hindley più aspro verso Heathcliff e addirittura indifferente nei confronti di Cathy, di cui non si curò più. Cathy crebbe così in una selvaggia libertà.
Nelly, la buona governante di casa Earnshaw, non aveva alcuna autorità su di lei e Heathcliff, sempre associati nelle più pazze scorribande. I due giovani trascorrevano insieme tutte le ore in cui Heathcliff era libero dal lavoro. Essi erano perfettamente felici; c'era fra di loro una perfetta comunione spirituale.
Heathcliff sopportava qualsiasi angheria senza mai ribellarsi; avrebbe potuto benissimo fuggire (Hindley non l'avrebbe certo trattenuto), ma il suo affetto per Cathy era così grande che egli non poteva neppure immaginare di vivere lontano da lei. Non era più un ragazzo, ormai; sapeva ciò che voleva: un giorno avrebbe fatto pagare a Hindley, tutte in una volta, le angherie e le ingiustizie. Per amore di Cathy, Heathcliff aveva dunque deciso di sopportare e di aspettare.
Cathy si era fatta davvero splendida, ma sembrava non far caso alla sua bellezza e non si curava del suo aspetto; era una deliziosa monella, con gran disperazione di Nelly, che avrebbe voluto fare di lei una vera signora.
Spesso Heathcliff si incantava a guardare gli occhi scuri di Cathy, così grandi e luminosi nel pallido viso incorniciato dai riccioli neri; Nelly coglieva quello sguardo, scuoteva la testa e non osava dir nulla. Si rendeva conto che i due giovani erano innamorati; intuiva confusamente che quell'amore avrebbe procurato un mucchio di guai, ma inutilmente si chiedeva come porvi rimedio. Se lei avesse avvertito Hindley, egli avrebbe certamente scacciato Heathcliff; ma Nelly non si sentiva di assumersi tale responsabilità.

Poco distante dalla casa degli Earnshaw, nella parte bassa della brughiera, sorgeva la villa dei Linton, proprietari della "Grange", una bella e vasta tenuta. Una sera, durante una delle sue scorribande con Heathcliff, Caty fu addentata da un mastino nel parco dei Linton. Richiamati dai latrati e dalle grida, i proprietari uscirono e si precipitarono a soccorrere Cathy, in cui riconobbero la signorina Earnshaw, che avevano visto qualche volta in chiesa. L'aspetto di Heathcliff, che sembrava uno zingaro, li spaventò. Lo allontanarono senza complimenti e trattennero in casa loro la ragazza. Fu così che Cathy fece amicizia col giovane Edgar Linton e con sua sorella Isabella.
Ci volle qualche settimana perché le ferite di Cathy guarissero del tutto e lei potesse ritornare a casa. Durante il suo soggiorno presso la famiglia Linton, Cathy subì una trasformazione che rese felice la buona Nelly: la signorina aveva preso gusto agli abiti belli che Isabella le aveva prestato, ai cibi raffinati, a tutte quelle piccole cose che fanno di solito la felicità delle donne. Non vi era quasi più traccia in lei della monella che, fino a poche settimane prima, correva a a piedi nudi per la brughiera.
Ma insieme alle buone maniere, Cathy rivelò anche una civetteria che prima non le si riconosceva e questo mise Nelly in serio allarme. Cathy si era accorta che Edgar Linton subiva il suo fascino e ne approfittava, imponendogli la propria volontà e compiacendosi di avere in suo potere quel bel giovane colto e gentile.

Heathcliff fu il primo ad accorgersi della simpatia di Cathy per Edgar e un oscuro presentimento lo mise in guardia: quando Cathy non lo vedeva, posava su di lei uno sguardo cupo, che era insieme selvaggio risentimento e inesprimibile preghiera. Ma non diceva una parola. Cathy non riusciva quasi più a parlargli; spesso, vedendolo immusonito, gli voltava le spalle e fingeva di ignorarlo.
Una sera, Heathcliff udì Cathy discorrere tra Nelly e fu colpito dalle strane inflessioni della sua voce. Si nascose nell'angolo più buio della cucina e stette ad ascoltare, trattenendo il respiro, le parole della fanciulla...

"Nelly, - diceva Cathy con quella strana voce incerta - se mio fratello non avesse ridotto Heathcliff in quello stato così selvaggio, credi tu che io avrei mai preso in considerazione una cosa simile? Non avrei mai pensato di accettare la domanda di Edgar Linton e di andarmene via da qui. Ma ora sarebbe una degradazione per me sposare Heathcliff..."

Nelly trasalì e - zitta! - implorò sotto voce: aveva visto Heathcliff scivolar fuori dalla porta di cucina: il giovane aveva udito tutto; e quella stessa notte fuggì da "La Tempestosa".
Quando Cathy se ne accorse entrò in uno stato di agitazione terribile; vagò per ore sotto la pioggia nella brughiera, chiamandolo disperatamente, cercandolo in tutti i nascondigli che fin dall'infanzia erano noti soltanto a loro due.
Dovette infine convincersi che il suo compagno se n'era andato davvero e allora fu come pazza di dolore: le sembrava di aver perduto metà di se stessa. Da quel giorno cambiò completamente: insolente e collerica con tutti, si lasciava trascinare da violente crisi di nervi alla minima contrarietà. Soltanto Edgar Linton, innamoratissimo e paziente, riusciva a sopportare le sue estrosità e i suoi malumori.
Alcuni anni dopo, Edgar ebbe il premio per la propria pazienza: pensando che Heathcliff non sarebbe mai più tornato, Cathy acconsentì a sposarlo; non era innamorata di Edgar, ma gli voleva bene e lo stimava.

Una sera di settembre, pochi mesi dopo le nozze di Cathy con Edgar, Heathcliff ritornò. In quegli anni di lontananza era assai mutato: aveva acquistato modi raffinati e parlava con accento diverso, quasi da straniero. Era rimasto a lungo lontano dall'Inghilterra e ora ritornava ricco.
Amore e desiderio di vendetta tenevano un posto uguale nel cuore selvaggio di Heathcliff; adorava ancora Cathy, ed era fermamente deciso a far soffrire quelli che riteneva colpevoli di avergliela tolta. Sentiva che non avrebbe avuto pace finché non avesse annientato Hindley ed Edgar Linton.
L'esultanza di Cathy nel rivederlo e l'affettuosa amicizia di lei non valsero a modificare i suoi piani di vendetta. Heathcliff ebbe con facilità in suo potere Hindley, impoverito e ridotto a un rottame umano dal vizio del bere. Spinto dal bisogno, Hindley aveva ipotecato gran parte delle proprie terre e queste finirono nelle mani di Heathcliff. In pochi mesi questi divenne padrone nella casa in cui per anni era stato trattato come un servo. Tuttavia questo non bastò a placarlo. Quando si accorse che Isabella Linton si era innamorata di lui, non esitò a sposarla, felice di poterle infliggere sofferenze e d umiliazioni che avevano soltanto lo scopo di ferire Edgar.

Intanto Cathy si andava accorgendo di sentirsi ancora irresistibilmente attratta da Heathcliff. Non volendo però tradire Edgar, neppure in cuor suo, soffriva in silenzio.
Le sue guance erano livide e gli occhi avevano una fissità paurosa; tremava, incapace di dominarsi. Una sera, Cathy ebbe una spaventosa crisi di nervi e giacque incosciente per molti giorni, in preda a una febbre violenta. Quando si riusciva a distoglierla da quel sopore simile alla morte, pronunciava soltanto parole vaghe, senza senso. A tratti, il nome di Heathcliff le usciva fievolmente dalle labbra.
Edgar vegliò accanto a lei giorno e notte, per quasi due mesi. Essa attendeva un bimbo e sembrava impossibile a Edgar che il destino potesse divenire così crudele da strappargli in una sola volta ogni ragione di vita.
All'inizio della primavera Cathy si alzò; ma il medico non osò dichiararla guarita. Avvolta in una lunga vestaglia bianca, se ne stava per ore immobile e silenziosa, seduta nel vano della finestra: guardava lontano, ai confini della brughiera. A tratti un mesto e remoto sorriso, come il barlume di un ricordo, le sfiorava il volto. Nella sua debolezza, Cathy confondeva i ricordi del passato con la realtà del presente: le sembrava di essere la ragazza di un tempo e il cuore le batteva forte per il desiderio di attraversare di corsa il giardino e raggiungere Heathcliff, che l'attendeva là in fondo, dove l'allodola stava preparando il suo nido. Quando una mattina Heathcliff comparve davvero al suo fianco, lei parve dapprima non stupirsene affatto; ma la sua passione a lungo repressa ebbe poi uno scoppio così violento e disperato, che tolse a Cathy le sue ultime forze. Quella stessa notte morì, due ore dopo aver dato alla luce una bimba, un tesserino fragile e minuto, nato due mesi prima del tempo.

Dopo la morte di Cathy la malvagità di Heathcliff diventò mostruosa. Sua moglie Isabella, che era in attesa di un figlio, fu spinta a rifugiarsi in una città lontana, dove lui non potesse ritrovarla. Hindley morì poco dopo, distrutto dall'alcool. Allora Heathcliff si sfogò su Hareton, il giovanissimo figlio di Hindley: decise di farlo crescere nell'ignoranza e nella rozzezza, usandogli lo stesso trattamento che un tempo lui aveva subito da Hindley.
Parecchi anni dopo, infine, portò a effetto un suo diabolico piano: approfittando dell'ingenuità di Catherine, la figlia di Edgar e di Cathy, la costrinse a sposare il figlio che lui aveva avuto da Isabella. Heathcliff sapeva che quel suo figliolo, già minato dalla tubercolosi, non sarebbe vissuto a lungo; sapeva anche che Edgar Linton era malato gravemente e aveva poco tempo da vivere. Col matrimonio dei due raggiunse il suo malvagio scopo: impadronirsi delle ricchezze dei Linton e ridurre Catherine in suo potere, come già era accaduto per Hareton. Su quei due esseri indifesi egli ora poteva sfogare il suo feroce bisogno di persecuzione. Ma ogni volta che incontrava lo sguardo dei loro occhi neri, che entrambi avevano identici a quelli della "sua" Cathy, ogni desiderio di vendetta veniva improvvisamente a mancargli.
L'odio e l'amore senza speranza finirono per consumare ogni sua energia. Trascorreva notti completamente insonni perseguitato dallo spettro e dalla voce di Cathy, che lo invocava dal giardino con un lungo, infantile lamento... "Heathcliff................".
Finché una mattina lo trovarono morto. Stava disteso sul letto, presso la finestra che guardava sulla brughiera battuta dal vento e sembrava sorridesse, finalmente in pace.


UNA PAGINA

"... Hareton strappò delle zolle verdeggianti dalla terra vicina e le depose piangendo sulla tomba dove il morto dorme non meno profondamente degli altri; ma se interrogate la gente del paese, essa vi assicurerà che egli passeggia ancora. Taluni pretendono di averlo incontrato vicino alla chiesa o nella landa od anche in questa casa, ed il vecchio che sonnecchia in cucina accanto al fuoco giura che nelle notti piovose sono in due a guardare in casa dalla finestra della camera. Ed anche a me è successo un fatto bizzarro: una sera al buio andavo alla Grange e il temporale minacciava. Proprio alla svolta i Wuthering Heigts trovai un pastorello che spingeva davanti a sé una pecora e due agnelli; piangeva a più non posso ed io supposi che trovasse difficoltà a far camminare gli animali. "Che cosa ti succede, ragazzo mio?" ... "Heathcliff e una donna sono laggiù, alla punta della roccia, - mi rispose - ed io non oso passare loro vicino". Non vidi niente, ma forse al fanciullo era stata montata la testa da tutte le storie che aveva sentito."


COMMENTO

Una qualità inconfondibile di Emily Brontë è la sua capacità di comunicare al lettore il senso tipicamente romantico del mistero e del soprannaturale. I fantasmi vaganti per la brughiera fanno parte del mondo di Emily fin dall'infanzia e non le sembravano così terribili; per questo può parlarne con tanta semplicità. Ella crede nei fantasmi e dona loro una poetica realtà, una realtà insopprimibile per lei che considera "vera" soltanto la vita spirituale.
CIME TEMPESTOSE è la storia d'amore più appassionata e più forte della letteratura romantica inglese. Ciò che appare addirittura straordinario è il fatto che un romanzo di questo tenore possa essere stato scritto da una ragazza come Emily Brontë, assolutamente ignara dell'amore, riservata e timida oltre il normale. Un'autentica intuizione poetica permise ad Emily di descrivere, in pagine intensamente emotive e vibrate, le passioni tumultuose, quasi selvagge dei suoi personaggi.
Heathcliff, istintivo e fatale, sempre diviso tra l'amore e l'odio, torturato fino allo spasimo, sembra incarnare il principio del male, che non conosce ostacoli sul suo cammino. Ma Emily non ha potuto renderlo del tutto odioso, perché ha visto in lui una personificazione della violenza naturale, della tempesta che tutto sconvolge e distrugge; la collera di Heathcliff è simile a quella del cielo irato che grava sulla brughiera. La genuina violenza dell'uomo e quella della natura che lo circonda sono per la Brontë due manifestazioni assai simili e per se stesse non giudicabili su un piano morale. Inoltre, Heathcliff ha troppo sofferto per avere colpa di essere quello che è; e neppure è colpevole di non saper trovare un rimedio alla passione che lo divora. Proprio per questo si è indotti a considerarlo con umana pietà e a scusare il suo modo di comportarsi.
L'amore di Cathy e di Heathcliff si attraggono perché sono entrambi figli della tempesta e vi è nella loro natura una profonda affinità, che essi non sanno né possono combattere. Cathy pagherà tragicamente l'errore di non aver seguito, quando era libera di farlo, la sua naturale inclinazione; poiché ella aveva scelto Heathcliff nel suo cuore, doveva tenere fede a quella scelta, senza lasciarsi fuorviare dal momentaneo capriccio per il gentile e colto Edgar Linton, così diverso da lei e da Heathcliff.
"Chi tradisce il suo stesso cuore si uccide con le sue mani" dice Emily Brontë per bocca di un suo personaggio. Lo dice con la sincerità e la convinzione di chi ha dentro di sé una salda sicurezza morale e un appassionato desiderio di armonia, di rettitudine e di profonda bontà.
Intorno ai personaggi, sfondo naturale alle loro passioni, è il paesaggio splendido, ricco di affascinante mistero che è proprio della brughiera inglese.


DUE NOTE SU EMILY BRONTË

Alle spalle del villaggio di Haworth, nel nord dell'Inghilterra, si stendeva la brughiera spazzata dai venti. Il folto dei mirtilli e dell'erica era la meta quotidiana delle lunghe passeggiate di Emily Brontë, che adorava quel paesaggio austero, di una bellezza selvaggia. Accompagnata da Keeper, un enorme bull-dog, feroce con tutti e mitissimo soltanto con lei, Emily camminava per ore, tutta chiusa nel sogno in cui a poco a poco prendevano corpo i fantastici personaggi di CIME TEMPESTOSE, il suo unico, straordinario romanzo.
Il padre di Emily Brontë era il parroco anglicano di Harwort e nella casa parrocchiale, circondata per tre lati dal cimitero del paese, Emily era cresciuta insieme alle sue sorelle e al fratello.
Non riusciva a vivere lontana da Haworth: se ne allontanò soltanto per ragioni di studio, ma si ammalò ogni volta di nostalgia e fu costretta a ritornarvi. La Brontë respinse da sé la realtà e visse come in sogno la sua reve vita. Amava l'austera semplicità della sua casetta e, sopra ogni cosa, amava la brughiera, che si stendeva per miglia e le offriva quella solitudine nella quale la sua ardente immaginazione poetica poteva meglio sfrenarsi.
Nel 1847, quando CIME TEMPESTOSE fu pubblicato, Emily era ancora giovanissima. Morì di tisi, soltanto un anno dopo, quando non aveva ancora i trent'anni...
Conclusione: Cime tempestose è la storia d'amore più appassionata e più forte della letteratura romantica inglese.

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sabato 28 giugno 2008

LA PASSIONE DI CRISTO - Sauvage27


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LA CORONA DI CRISTO - Loris Zuttion

Clicca immagine per un'alta risoluzione
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Ho tracciato questo disegno con il pennarello di mio figlio Manuel, ho sbagliato la scriminatura dei capelli, poi ho corretto alla buona. Il mio scanner non mi ha permesso di immettere la pagina completa...


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venerdì 27 giugno 2008

DISEGNI DI RAFFAELLO (Drawings by Raphael)


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Testa di donna - Raffaello
Uffizi - Firenze


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Scena biblica - Raffaello
Uffizi - Firenze


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Madonna col Bambino e San Giovannino
Raffaello
Uffizi - Firenze


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San Giorgio e il drago - Raffaello
Uffizi - Firenze

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Madonna col Bambino - Raffaello
Uffizi - Firenze


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Bozzetti - Raffaello
Uffizi - Firenze


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Deposizione (1507) - Raffaello 
Uffizi - Firenze

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giovedì 26 giugno 2008

CARBONE VEGETALE (CARBO VEGETABILIS)



CARBONE VEGETALE (Carbo vegetabilis)


Dagli alberi bruciati si estrae come residuo il carbone vegetale. Nella medicina tradizionale esso è utilizzato come deodorante e disinfettante, nel trattamento di disturbi digestivi, infezioni e ulcere.
La preparazione omeopatica ha un più ampio spettro d’intervento: l’azione tonificante è d’aiuto non solo nel caso di disturbi quali rigurgito e flatulenze, ma anche contro tosse convulsa e asma, e nei casi di bronchiti negli anziani. Attenua inoltre le cefalee mattutine, specie dopo eccessi alimentari, ed è indicato in caso di testa pesante e calda.
Il Carbone Vegetale agisce in modo particolare sull’apparato respiratorio e su quello digerente. Esso viene prescritto anche in caso di carenza di ossigeno nei tessuti causata da una cattiva circolazione, con sintomi quali sensazione di freddo, estremità bluastre, gambe fredde e gonfie.


Io ho usato Carbone Vegetale ABOCA per la fisiologica eliminazione dei gas intestinali, ma ho riscontrato benefici anche in altri campi; mi fa bene quando ho la tosse, quando ho un po’ di acidità gastrica e di cefalea. La circolazione sanguigna migliora notevolmente, influenzando positivamente lo stato di salute generale. In tal modo la tendenza alla stanchezza diminuisce.


IL "TIPO" CARBO VEGETABILIS

E’ spesso scuro di capelli e il viso sembra sempre arrossato. I suoi movimenti sono piuttosto lenti ed è sempre stanco. Spesso soffre di disturbi gastrici cronici. Altri aspetti caratteristici sono paure e fissazioni, oltre alla tendenza a lamentarsi.


DISTURBI PRINCIPALI


STATI D’ANIMO

· Sensazione di paura e scarsa energia
· Tendenza a fare brutti sogni
· Difficoltà di concentrazione
· Lentezza di riflessi

TESTA

· Cefalee dopo i pasti abbondanti
· Pressione su nuca e occhi
· Sensazione di cerchio alla testa
· Vertigini con nausea e fischio all’orecchio

APPARATO DIGERENTE

· Bruciori di stomaco e rigurgito
· Intolleranza ai cibi grassi, burro, latte, alcolici e caffè
· Dolori di stomaco, che peggiorano in posizione supina
· Flatulenze
· Dolori al petto a causa della presenza di aria nella pancia

VIE RESPIRATORIE

· Raffreddore con starnuti
· Gola secca con raucedine
· Tosse con senso di soffocamento
· Accenni di pertose
· Attacchi di tosse nel passaggio da un luogo caldo a uno freddo

APPARATO GENITALE FEMMINILE

· Flusso abbondante
· Perdite bianche viscose
· Gonfiore ai genitali


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ABOCA CARBONE VEGETALE

INGREDIENTI - Carbone vegetale micronizzato, Saccarosio, Amido di mais, Gomma arabica, Magnesio stearato.

USO - Si consiglia l’assunzione di 4-6 compresse al giorno, lontano dai pasti

PRECAUZIONI D'USO - il Carbone vegetale può ridurre l’assorbimento di taluni farmaci se assunti contemporaneamente.

AVVERTENZE - Non superare le dosi consigliate . Gli integratori non vanno intesi come sostituti di una dieta variata.

NB- Note copiate dal foglio illustrativo.


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Efficace in caso di debolezza, tendenza allo svenimento, cefalea, malattie delle vie respiratorie, asma, rigurgito, bruciore di stomaco, gonfiore, flatulenza, testa pesante.



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mercoledì 25 giugno 2008

UN BAR ALLE FOLIES-BERGÈRE - Édouard Manet

UN BAR ALLE FOLIES-BERGÈRE (1881-1882)

Édouard Manet (1832-1883)
Courtauld Institute - Londra
Olio su tela cm. 96 x 130



Affascinato dalla vita mondana, Édouard Manet dipinse una serie di tele ambientate in un bar, tra cui questo ritratto di "una giovane Inglese dai capelli d'oro". La modella, Suzan, cameriera alle Folies-Bergère, è raffigurata nello scenario dove abitualmente lavora.
In questo momento, parzialmente paralizzato, Manet dipinse questo locale... come un piacere ormai negatogli. Dopo anni di incomprensione, l'artista conquista il successo con questo capolavoro.

È la prima volta che Manet utilizza l'effetto dello specchio, già impiegato da Degas. Grazie ad un gioco di prospettive, sposta l'immagine riflessa delle bottiglie e della cameriera, anche se lo specchio è perfettamente parallelo al bancone. Spostamento voluto, in quanto Manet dipinse la scena nel suo atelier, senza cercare di restituire fedelmente l'immagine della realtà. Questo artificio serve per permettergli di dipingere l'uomo con i baffi a cui indirizza lo sguardo la giovane cameriera Suzan: il pittore Gaston Latouche, un amico di Manet.
L'artista G. Jeanniot conferma questa prassi...


"Manet (...) non copiava la natura così come si vede; mi resi conto delle sue magistrali semplificazioni (...). Tutto era come riassunto; i toni più chiari, i colori più vivi, i valori cromatici più vicini".
La cameriera sembra interporsi tra il nostro sguardo e il mondo onirico dei mondani d'alto bordo nella sala. Un'impressione di solitudine emana dalla sua grande figura, immobile, indifferente alla folla rumorosa.
Alcuni critici furono sviati dall'errore di prospettiva presente nella scena dipinta...

"Il BAR ALLE FOLIES-BERGÈRE di Manet stupisce gli astanti che si accalcano davanti al dipinto, scambiandosi osservazioni disorientate sul miraggio di questa tela (...) la cui ottica è di una correttezza discutibile ».

Malgrado le inevitabili critiche, il dipinto ebbe un grande successo al Salon del 1882.

Nel 1884 il musicista Emmanuel Chabrier acquistò il dipinto per 5850 franchi. Alla sua morte, la moglie lo vendette al famoso mercante parigino Paul Durand-Ruel. Entrò in seguito nella collezione Auguste Pellerin, prima di essere acquistato da Eduard Arnhold e Heinrich Tannhauser. Percy More Turner lo acquistò nel 1924, per poi cederlo due anni dopo a Samuel Courtaulden.
UN BAR ALLE FOLIES-BERGÈRE reca la firma e la data "Manet 1882" sopra l'etichetta dell'ultima bottiglia a sinistra.
Questo quadro non ha una quotazione precisa, ma se vi indico 50 milioni di euro...non spaventatevi, è tutto nella norma...



VEDI ANCHE...

IMPRESSIONISMO

NATURA MORTA CON PEONIE - Édouard Manet

PIFFERO DI REGGIMENTO - Édouard Manet

OLYMPIA – Edouard Manet

RITRATTO DI ZOLA - Édouard Manet

L'AUTUNNO - Édouard Manet


LA LETTURA - Edouard Manet IL BALCONE - Édouard Manet
ALLA FERROVIA (Al ferrocarril) - Édouard Manet


martedì 24 giugno 2008

* RIFLESSOLOGIA PLANTARE (Reflexology)



Finché l'uomo ha camminato a piedi scalzi, il massaggio plantare era una "terapia" intrinseca al movimento. Le asperità del terreno provvedevano a stimolare la circolazione sanguigna e tutti quei punti energetici che per la medicina di molte culture risiedono nei nostri piedi. Già i cinesi e gli egiziani erano a conoscenza del grande beneficio che il massaggio plantare provoca su tutto l'organismo, ma soltanto all'inizio di questo secolo, quando oramai da tempo i piedi erano costretti e protetti dalle calzature, si diffuse in Europa la riflessologia plantare, basata sulla corrispondenza fra precise zone dei piedi e altre parti del corpo, sulle quali è possibile intervenire di riflesso massaggiando e stimolando i primi.


TRATTAMENTO - Il riflessologo, usando solo le mani e dita, massaggia determinate zone della pianta del piede durante le sedute che durano 30 - 50 minuti. Per ottenere dei benefici sono necessari almeno 10 - 12 trattamenti, il cui costo viene rimborsato solo da alcune assicurazioni sanitarie private.

Clicca sopra per ingrandire
AZIONE - La pianta del piede è suddivisa in zone e punti corrispondenti a varie parti del corpo. Massaggiando le zone riflesse dei piedi, a seconda dei sintomi, si può agire positivamente sugli organi da curare.

Il terapeuta, massaggiando la pianta dei piedi, è in grado di valutare lo stato di salute del paziente e toccando parti molto sensibili o osservando la grana della pelle può addirittura capire se al paziente sono stati asportati parti o interi organi tramite operazioni chirurgiche. Eventuali contratture sotto la pianta dei piedi vengono sciolte dal massaggio plantare.
Il massaggio plantare migliora la circolazione sanguigna: la pressione sui punti riflessi va aumentata gradatamente fino ad arrivare alla soglia del dolore, variabile da zona a zona.
Spesso, durante il massaggio si ottiene un immediato beneficio, di cui è possibile accorgersi poiché si sente calore nell'organo stimolato di riflesso. Questo indica che in quell'organo è aumentata o si è riattivata la circolazione sanguigna.

CONSIGLIO - Se volete provare il fai da te, per facilitare la pressione da esercitare durante il massaggio plantare utilizzate un olio base, per esempio di mandorle... (Olio di Mandorle dolci 100 ml - ABOCA)


A seconda della necessità può essere invece più indicato l'uso di uno specifico olio essenziale...

Quello di rosmarino è stimolante (Rosmarino - Rosmarinus Officinalis - OLII ESSENZIALI)

Quello di lavanda è calmante (Olio per massaggi all'Arnica con olio essenziale di Lavanda - BOTTEGA VERDE).


ANCORA...


MASSAGGIATORE A RULLI
Per rivitalizzare l'organismo dopo una giornata faticosa, utilizzate quotidianamente per circa 10 minuti il massaggiatore a rulli.

Potete acquistare questo attrezzo in farmacia o nei negozi di sanitari.
Con esso è possibile effettuare un efficace massaggio plantare.




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Efficace in caso di spossatezza, disturbi cardiovascolari, mal di testa e di schiena, dolori mestruali; per eliminare le tossine e l'acqua dai tessuti.

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Conclusione: Per rivitalizzare l'organismo....

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lunedì 23 giugno 2008

CRITICA DELLA RAGIONE (Critique of Reason) - Immanuel Kant

CRITICA DELLA RAGIONE - Kant illuminsta

Immanuel Kant
"La nostra epoca è la vera e propria epoca della critica, cui tutto deve sottomettersi. La religione mediante la sua santità e la legislazione mediante la sua maestà vogliono di solito sottrarsi alla critica. Ma in tal caso esse suscitano contro di sé un giusto sospetto e non possono pretendere un rispetto senza finzione, che la ragione concede soltanto a ciò che ha potuto superare il suo esame libero e pubblico".

Queste parole figurano nella prefazione alla prima edizione della CRITICA DELLA RAGION PURA pubblicata a Riga nel 1871 . Se la nostra epoca è l'epoca della critica, dice Immanuel Kant, non ci si potrà stupire che la ragione stessa, la capacità conoscitiva in genere, venga portata davanti ad una sorta di tribunale; venga in altri termini sottoposta ad un esame che ne accerti la possibilità e i limiti, che la "garantisca nelle giuste pretese, ma possa per contro sbrigarsi di tutte le pretensioni senza fondamento". Tale esame è appunto istituito nella CRITICA DELLA RAGION PURA, che sarebbe pertanto inconcepibile al di fuori "dell'epoca della critica".
Il passo sopraccitato è molto importante, a mio avviso, per collocare storicamente l'opera e la figura di Kant, per mostrare come il suo pensiero - in alcun i almeno dei suoi fondamentali motivi ispiratori - sia solidale con il proprio tempo e si inserisca in quell'orizzonte culturale illuministico prescindendo dal quale non potrebbe assolutamente essere inteso.

Claude Adrien Helvétius
Kant coglie chiaramente l'esigenza fondamentale della sua epoca, il suo programma di intransigenza critica, il suo rifiuto di accettare passivamente i modi di vita del passato, il suo antitradizionalismo, e vi aderisce sviluppandolo e portandolo avanti per contro proprio. Parla, convinto, un linguaggio volterriano. Nonostante la gravità e la pacatezza delle sue parole, lo spirito che le anima non è poi tanto lontano da quello di un Helvétius, uno degli illuministi più combattivi, il quale auspicava la comparsa della "stupida venerazione dei popoli per le antiche leggi e antiche abitudini" vedendo in tale venerazione l'ostacolo maggiore alle grandi riforme che egli reputava necessarie.
Del resto, tre anni dopo, nel 1784, in un breve saggio dal titolo "Risposta alla domanda: che cos'è l'illuminismo?" Kant è non solo esplicito ma eloquente e perfino enfatico nel tessere l'elogio dello spirito del suo tempo...
"L'illuminismo - egli scrive - è l'uscita degli uomini da una minorità a loro stessi dovuta. Minorità è l'incapacità di servirsi del proprio intelletto senza guida di un altro... *Sàpere aude!, abbi il coraggio di servirti del tuo proprio intelletto*, è il motto dell'illuminismo.

Immanuel Kant nacque nel 1724 a Königsberg, città della Prussia orientale presso il mar Baltico, e morì nella stessa città ottant'anni dopo. La sua vita trascorse in modo tranquillo e scrupolosamente metodico, tutta volta alla meditazione e all'attività di insegnante nella locale Università.

David Hume
Nella prima parte della sua carriera di studioso, si dedicò largamente a problemi di carattere scientifico; in filosofia esordì come seguace della scuola leibniziano-wolfiana, ma gradualmente l'influenza dell'empirismo di David Hume lo sottrasse al dogmatismo caratteristico di quell'indirizzo. Kant riconoscerà poi, apertamente, il suo debito intellettuale verso Hume attribuendo al pensatore scozzese il merito di averlo "svegliato dal suo sonno dogmatico",
Tralasciando i moltissimi scritti minori, le opere fondamentali di Kant, dopo la già menzionata CRITICA DELLA RAGION PURA che ebbe come una seconda edizione con notevoli varianti nel 1787, sono la CRITICA DELLA RAGION PRATICA in cui analizza le condizioni del volere (della condotta morale) e la CRITICA DEL GIUDIZIO, in cui studia la facoltà del sentimento la quale dà luogo al giudizio di gusto (cioè all'apprezzamento estetico) e al giudizio finalistico in riferimento ai fenomeni della natura.
Nonostante la sua vocazione di studioso appartato, non furono assenti nel filosofo tedesco interesse e attenzione per le vicende politiche a lui contemporanee, né mancò un attrito con le pubbliche autorità. Nel decennio dal '701 all'80 Kant simpatizza per le colonie americane nella loro lotta di indipendenza e nell'Ottantanove manifesta vivo entusiasmo per l'inizio e per le prime fasi della Rivoluzione Francese; nel 1794 viene a contrasto con il governo in seguito alla pubblicazione del suo scritto LA RELIGIONE ENTRO I LIMITI DELLA SEMPLICE RAGIONE. Da parte regale gli si ingiunge di non esprimere più le sue idee in materia di religione e Kant, pur protestando dignitosamente, si affretta ad obbedire. Il pensatore di Königsberg avversava gli arbitri del dispotismo, le intolleranze, i veti della censura: il suo ideale politico era favorevole alla libertà, ad una costituzione repubblicana, al cosmopolitismo di stampo illuministico, alla formazione di una federazione di Stati che mettesse al bando le guerre - e tali idee espose in uno scritto dal titolo PER LA PACE PERPETUA -, ma egli si professò sempre suddito devoto e fedele del re di Prussia, e come tale si comportò di fatto.


Isaac Newton
L'esame della situazione culturale del suo tempo permette a Kant di fare due constatazioni che sono decisive per l'impostazione de suo pensiero nella CRITICA DELLA RAGION PURA.
Egli sottolinea...

a) L'inconcludenza dei dibattiti metafisici in cui regna un insanabile conflitto di opinioni.
b) Il progresso sicuro e non contestato della scienza fisico-matematica della natura trova la sua esemplificazione maggiore nell'opera di Isaac Newton di cui Kant fu studiosissimo, in armonia con tutto l'ambiente colto del Settecento.

La prima constatazione porta Kant a chiedersi "se" la metafisica, nella sua accezione tradizionale, sia possibile come vero ed autentico sapere; la seconda lo conduce a porsi il problema del "come" sia possibile la conoscenza in genere e quella scientifica in particolare. Sono questi i due quesiti che, nella loro complementarietà, costituiscono l'essenza del criticismo.
Già assai prima del 1781, in un lavoro del 1763, Kant parlava della metafisica come di un "abisso senza fondo" , un "oceano tenebroso senza sponde e senza fari"; in uno scritto del 1766 paragonava sarcasticamente i metafisici ai sognatori e ai visionari e li definiva "architetti di svariati mondi ideali immaginari". Enunciando un programma di cautela critica a cui non verrà mai meno, scriveva che "per un piccolo paese importa più conoscere bene e tenere i propri possedimenti che andare alla cieca in cerca di conquiste". Ora, è proprio questo atteggiamento di opposizione verso le venture incontrollate della metafisica e la tendenza, insieme, a far coincidere il campo della conoscenza valida con l'ambito dell'esperienza, che autorizzano a parlare di un illuminismo kantiano. Il criticismo di Kant è un risultato e un aspetto della mentalità illuministica. Beninteso, esso ha caratteristiche peculiari ed un posto a se stante nel quadro dell'illuminismo; esso contiene anche (specie con la dottrina dell'appercezione trascendentale o "Io penso") alcune elaborazioni teoriche che faranno da premesse ai posteri sviluppi dell'idealismo romantico post-kantiano. Ma, contrariamente a quanto si è tante volte sostenuto, quegli sviluppi - da Fichte in poi - si realizzeranno non sulla linea del kantismo, non nell'ambito di una sostanziale fedeltà ad esso, ma seguendo un diverso e in fondo contrastane cammino.

Tornando ai due quesiti cui accennavo sopra (e la metafisica sia possibile come scienza e come la conoscenza sia possibile), al primo di essi Kant fa dunque seguire una risposta negativa.

In quanto speculazione intorno al sovra-empirico e all'"incondizionato", in quanto indagine rivolta ad oggetti noumenici (ossia... astrattamente pensabile, ma non conoscibile; sinonimo di soprasensibile) quali Dio, l'anima e il mondo (mondo inteso come totalità globale dei fenomeni, non come natura nell'accezione scientifica), la metafisica è priva di valore conoscitivo. L'aspirazione a trascendere l'àmbito dell'osservabile, il mondo dell'esperienza, è considerata dal pensatore di Königsberg come una tendenza insopprimibile della "natura" umana; ma è una tendenza incapace di portare a risultati teoricamente consistenti. Kant riconosce e rispetta la metafisica come interrogativo, come domanda; la rifiuta decisamente come sistema, come risposta.

Heinrich Heine
Più in particolare, una lunga scia di discussioni e di polemiche è stata sollevata dalla contestazione kantiana della teologia razionale e quindi dalla confutazione delle prove dell'esistenza di Dio. Sulla scorta di David Hume, Kant non dimostra l'inesistenza di Dio, dimostra la non validità di quelle presunte dimostrazioni. Ed è significativo, in tema di rapporti tra Kant e 'illuminismo, che la distruzione teoretica della metafisica dogmatica e della teologia razionale da parte di Kant sia stata paragonata (dal poeta e pubblicista Heinrich Heine) all'azione eversiva condotta dai rivoluzionari più conseguenti contro l'Ancien Régime. Ciò che è stato fatto "praticamente" in Francia, dove le condizioni economico-sociali e politiche lo consentivano e lo esigevano, è stato compiuto in sede "ideale" e "ideologica" in Germania, dove la società arretrata non permetteva movimenti e trasformazioni rivoluzionarie. Il radicalismo politico dei rivoluzionari francesi ha trovato un suo equivalente, in astratto, nel radicalismo teoretico di Kant. Confronto che troverà un sia pur ingenuo riecheggiamento in quei versi di Giosué Carducci in cui si dice che, diversi e lontani fra loro ma uniti da uno stesso "desio di veritade", Emanuele Kant "decapitò"Iddio e Massimiliano Robespierre il re.

Al secondo quesito, attorno a cui si svolgono nell'opera kantiana complesse indagini di cui mi è impossibile in questa opinione dar conto, Kant risponde che la possibilità (e la garanzia) del valore universale e necessario delle proposizioni scientifiche si fonda su un complesso di "forme a priori" (intuizioni pure della sensibilità e categorie dell'intelletto) di cui la facoltà conoscitiva umana è dotata. Tali forme a priori permettono di inquadrare e di ordinare i dati sensoriali acquisiti, dando così luogo a quel mondo di fenomeni che è oggetto della scienza.

Se l'ispirazione illuministica è innegabilmente presente nella CRITICA DELLA RAGION PURA, discorso diverso va fatto quanto riguarda le altre due grandi opere che sarebbe arbitrario far rientrare al pari della prima nell'orizzonte dell'illuminismo. La morale dell'imperativo categorico, morale che sottolinea così fortemente il conflitto tra l'ossequio al dovere e le inclinazioni naturali volte alla soddisfazione e alla felicità, si discosta di molto dalle concezioni etiche prevalenti nel Diciottesimo secolo: concezioni che fondano il bene e l'azione morale sul principio di utilità, sul sentimento di simpatia, sull'armonizzazione tra interesse individuale e interesse collettivo.

Jean Jacques Rousseau
Tuttavia è da notare che un caposaldo decisivo della morale kantiana è il principio dell'obbedienza alla legge interiore, al comando che proviene dalla universalità della coscienza, in contrasto con l'obbedienza ad una norma di origine esterna e trascendente. Orbene, tale principio rivela un'indubbia parentela con il concetto di autonomia affacciato in sede politica da quel Jean Jacques Rousseau di cui Kant fu fervido lettore ed ammiratore....

"Il popolo sottomesso alle leggi, deve esserne l'autore"...

... aveva scritto il ginevrino Rousseau nel CONTRATTO SOCIALE, e aveva così avviato a quel principio di libertà come autodeterminazione, a quel concetto di libertà come "obbedienza alla legge che ci si è prescritta", che su un altro piano trova una parziale rispondenza nella "ragione pratica" kantiana.


Inoltre il tono sostanzialmente laico della morale di Kant riduce la sua distanza, che resta comunque notevole, rispetto alle concezioni illuministiche.
La nozione di Dio, privato di valore sul piano conoscitivo nella CRITICA DELLA RAGION PURA, viene riammessa da Kant in sede morale come uno dei postulati della "ragione pratica", ma anche in questa diversa collocazione non si può dire che l'idea teologica abbia una parte essenziale o preminente. A conclusione della CRITICA DELLA RAGION PRATICA l'autore si preoccupa di lasciare sullo sfondo, per così dire, l'Essere supremo. Se il reggitore del mondo, egli argomenta, anziché lasciarsi soltanto "congetturare", ci fosse davanti agli occhi nella sua "terribile maestà", la maggior parte delle azioni avverrebbero per il timore, alcune avverrebbero per la speranza, nessuna per il dovere, cioè disinteressatamente. La condotta umana sarebbe irreprensibile, ma l'azione dell'uomo, impaurito o allettato, si trasformerebbe in una specie di meccanismo. Si farebbe automaticamente il "bene" per evitare i castighi o per guadagnarsi i premi ultraterreni; e tutto si svolgerebbe, dice ancora Kant, come al teatro delle marionette in cui ogni cosa gesticola in modo corretto, ma senza che le figure abbiano vita.Nella dottrina morale kantiana Dio non ha un posto di primo piano.




domenica 22 giugno 2008

* MERCURIUS SOLUBILIS (Nitrato di mercurio)


MERCURIUS SOLUBILIS
(Nitrato di mercurio)

Il mercurio è indicato nella cura delle malattie del sistema linfatico e delle infiammazioni della mucosa orale. Aiuta a frenare un temperamento irascibile.
Il Mercurius solubilis è costituito da mercurio, un metallo liquido presente in natura nel cinabro, un minerale di colore rosso vermiglio. Preparato come rimedio omeopatico il Mercurio, come viene chiamato nella forma abbreviata, viene utilizzato per tutti i tipi di infiammazione di naso e gola. Esso è particolarmente efficace nella cura di raffreddori, per lenire focolai di pus e per regolare il flusso linfatico. Similmente al metallo che lo identifica, il “tipo” Mercurius solubilis sembra in continuo movimento e agitazione. Il rimedio omeopatico, in questo caso, ridona equilibrio e favorisce la calma e la sensibilità.

IL "TIPO" MERCURIUS

  • Il mattino appena svegli avete gli occhi gonfi?
  • Sudate la notte durante il sonno?
  • Avete spesso le palpebre arrossate?
  • Vi sentite spesso agitati?
  • Tendete ad essere collerici?
  • Amate stare in compagnia e soprattutto essere al centro dell’attenzione?
NB - Se avete risposto positivamente ad almeno tre domande allora voi siete un “tipo” Mercurius solubilis.

AZIONE TERAPEUTICA – Il mercurio preparato come rimedio omeopatico svolge un’efficace azione antinfiammatoria e attenua i gonfiori delle ghiandole salivali, dei linfonodi, delle tonsille e del fegato.
Questo rimedio è particolarmente indicato nella cura dei disturbi della gola e della bocca.
Inoltre, è in grado di influire positivamente sul sistema nervoso e sulla psiche; infine, lenisce dolori alle articolazioni e nevralgie.
CAMPI D’APPLICAZIONE – Il Mercurius solubilis è indicato per pazienti freddolosi, che soffrono di reumatismi e di infiammazioni delle vie aeree superiori con espettorazione abbondante. Sono predisposti ad afta, gengiviti, tonsilliti, alitosi e hanno una sudorazione maleodorante. La loro digestione è disturbata e caratterizzata da crampi intestinali e dissenteria, a volte con sangue nelle feci.
Le funzioni epatiche sono ridotte e i soventi gonfiori dell’organo provocano dolore.
Il “tipo” Mercurius è di costituzione debole, appare pauroso, agitato, non ha fiducia negli altri ed è molto emotivo, anche se tende a nasconderlo.
PREPARAZIONE DEL RIMEDIO – Il Mercurius solubilis si ottiene da una lavorazione particolare del mercurio: si lascia dissolvere il metallo liquido nell’acido nitrico diluito, poi si filtra il preparato di colore grigio-nero, lo si asciuga e si riduce in polvere.
Ma il sistema migliore e più sicuro è quello di affidarci al nostro farmacista che ci indica BOIRON MERCURIUS SOLUBILIS.

DISTURBI PRINCIPALI
STATI D’ANIMO
  • Paura e agitazione
  • Irascibilità e collera
  • Forte sensibilità al freddo
  • Attacchi di sensi di colpa
  • Paura della vita quotidiana
NASO E BOCCA
  • Raffreddori con abbondante muco
  • Alitosi
  • Salivazione esagerata
  • Lingua spessa e gonfia con segni dei denti ai lati
  • Depositi sulle tonsille
  • Ulcere delle mucose
  • Gengiviti
APPARATO DIGERENTE
  • Mal di stomaco frequente
  • Inappetenza
  • Sensazione di oppressione al fegato
  • Dissenteria con crampi intestinali
  • Emorroidi dolorose
TRONCO ED ESTREMITA’
  • Dolori alle articolazioni che peggiorano la notte
  • Tremori e convulsioni
  • Sudorazione maleodorante, specialmente la notte
  • Prurito

NOTA BENE

Queste note mi sono state parzialmente segnalate dal mio farmacista di fiducia, che mi ha anche indicato il prodotto BOIRON MERCURIUS SOLUBILIS per combattere alcuni miei disturbi.....
Vedi anche… www. boiron.it - www.boironit.net


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Efficace in caso di infiammazioni delle mucose nasali, della faringe e del tratto gastrointestinale, gengiviti, angina, gonfiore dei linfonodi, disturbi digestivi, dissenteria, emorroidi, reumatismi alle articolazioni, nevralgie, debolezza mentale, agitazione e ansia.


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sabato 21 giugno 2008

* ARNICA MONTANA (Mountain Arnica)

Arnica montana

I fiori d’arnica, giallo-arancio, si trovano soprattutto in montagna. Si racconta che Goethe curasse la propria angina con tisane d’arnica e che Sebastian Knepp, parroco e terapeuta tedesco specializzato anche nella cura con le piante, la considerasse il miglior rimedio contro le contusioni.

In botanica, l’arnica appartiene alle famiglie delle Compostacee. Può raggiungere i 60 centimetri di altezza; è interamente ricoperta di lanugine, emana un profumo speziato e ha un aroma leggermente amaro. L’arnica cresce in Europa centrale, nell’Asia centrale e nel Nordamerica, sugli altopiani, nei prati con erba bassa o nelle torbiere.

Dell’arnica la medicina naturale utilizza i fiori e le radici essiccate.

L’arnica agisce efficacemente sugli ematomi, le contusioni, gli strappi e i dolori muscolari, la gotta, i reumatismi, i foruncoli e le punture d’insetti. L’estratto oleoso dell’arnica sotto forma di pomata si rivela particolarmente efficace per combattere problemi varicosi. La tintura a base di arnica viene utilizzata per la cura dei capelli e del cuoio capelluto.
Gargarismi con la tintura o il decotto di arnica sono impiegati nel caso di infiammazioni della gola o raucedine.
Le preparazioni per uso esterno devono essere somministrate sotto controllo medico perché possono provocare reazioni allergiche o tossiche.
L’arnica ha proprietà diuretiche che possono essere utili per trattare l’ipertensione.
Viene utilizzata in associazione con il biancospino e con la ginestra.


APPLICAZIONI


TINTURA

Versate ½ litro d’alcool a 70° sopra 100 g di fiori d’arnica.
Chiudete ermeticamente il recipiente e lasciate in infusione per 2 settimane.
Filtrate.
Per gargarismi, utilizzate unicamente 10 gocce di tintura diluite in un bicchiere d’acqua


ESSENZA

Miscelate 2 cucchiai di tintura a 15 cl. D’alcool a 70°.


DECOTTI PER GARGARISMI

Versate dell’acqua bollente in una tazza contenente un cucchiaino da caffè di fiori secchi.
Lasciate in infusione per 10 minuti.


POMATA - GEL – OLIO

Per le contusioni, frizionate o massaggiate utilizzando le preparazioni in vendita nelle farmacie.
Vedi nota sotto.


OLIO PER CAPELLI

Lasciate riposare per 10 giorni al caldo una miscela d’olio d’oliva e fiori di arnica.


IMPACCHI

Versate un cicchiamo di tintura di arnica in ¼ litro d’acqua tiepida.
Imbevete una compressa di lino con questa soluzione.
Applicatela per 30 minuti sulla zona da trattare.


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In farmacia è in vendita la pomata BioCrema Arnica.

BioCrema Arnica é una pomata indicata per lenire i traumi recenti, le contusioni, gli ematomi, le distorsioni, le slogature e gli strappi muscolari.

Nome prodotto - BioEco - Crema Arnica 100 ml
Prezzo - Euro 13,00
Confezione - Flacone da ml. 100
Contiene estratti di fiori di arnica, corteccia di salice, semi di pompelmo, un complesso biominerale di ferro e silicio, e vitamina E.



INCI:

Aqua

Glycine Soja* (Soya Bean) Seed Extract

Butyrospermum Parkii (Shea Butter) Extract

Glycerin
Olea Europaea* (Olive) Fruit Extract
Heliantus Annus* (Sunflower) Seed Extract

Arnica Montana Flower Extract

Glyceryl Stearate

Cetearyl Alcohol

Stearic Acid

Sodium Cocoyl Glutamate

Phospholipids

Saccharomyces/Silicon Ferment

Spirea Ulmaria Extract

Saccharomyces/Iron Ferment

Citrus Grandis (Grapefruit) Fruit Extract

Lecithin

Profumo/Fragrance/Parfüm/Fragrancia**

Salix Nigra (Blak Willow) Leaf Extract

Tocopherol

Ascorbyl Palmitate

Hydrogenated Palm Glycerides Citrate

Citric Acid.


*prodotto da agricoltura biologica


** composto da oli essenziali vegetali

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NB L’arnica può provocare gravi intossicazioni in caso di uso esterno.
Applicata esternamente può causare una reazione allergica sulla pelle.
Sulle ferite deve essere usata molto diluita
.

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