martedì 29 luglio 2008

LES DEUX PENICHES - André Derain

   
LES DEUX PENICHES (1906 circa)
André Derain (1880-1954)
Pittore francese
Musée National d'Art Moderne - Parigi
XX secolo
Tela cm. 80 x 97

CLICCA IMMAGINE per un'alta risoluzione 
Pixel 1805 x 2500 - Mb 1,89


Anche se non datata, la tela sintetizza perfettamente gli elementi fauves di Derain, tanto da suggerire una collocazione intorno al 1906.
Una indubbia originalità caratterizza la composizione, con le due chiatte viste dall'alto, come fossero appena passate sotto le arcate di un ponte.
Abolita dal pittore la linea orizzontale, le barche puntano verso sinistra scivolando su una massa d'acqua leggera e trasparente, resa da toni vaporosi che ricordano esempi di Turner e Monet.
L'intensità dei colori e la loro distribuzione sulla superficie pittorica sono elementi che indicano l'influenza di Matisse, amico di Derain.
La resa bidimensionale dello spazio è desunta dalle stampe giapponesi, in voga fra gli artisti che operavano a Parigi all'inizio del Novecento.
LES DEUX PENICHES, opera datata intorno al 1906, fu acquistata dal Musée National nel 1972.
Essa è stata presentata all'esposizione dei MAESTRI D'ARTE CONTEMPORANEA allestita al Petit Palais nel 1937, dove erano esposte trenta opere di Derain; tra queste, oltre il nostro, anche il RITRATTO DI VLAMINCK..., il RITRATTO DI DIGNIMONT..., e quello di MADAME CATHERINE HESSLING.

Nato a Chatou il 10 giugno 1880 da una famiglia borghese, André Derain studiò a Parigi presso l'Accademia Carriere, dove incontrò Matisse e diventò amico di Vlaminck.
Finito il servizio militare affittò uno studio in Rue Turlaque. Fu il periodo nel quale sperimentò le ricerche compiute nell'ambiente della scuola fauve, utilizzando una tavolozza assai ricca di colore, come si può percepire da un'opera del 1905, il PONTE DI WESTMINSTER.
Esaurita questa fase, verso il 1908 Derain cercò di approfondire le lezione di Cézanne, arrivando ad una visione della natura più meditata.
Alla vigilia della guerra, grazie anche all'influsso dei primitivi francesi, e della scultura africana, Derain subì una nuova evoluzione, indirizzandosi verso un arcaismo piuttosto asciutto e monumentale.
Negli anni che vanno dal 1914 al 1918, l'artista si dedicò anche alla scultura.
Nel successivo passaggio del dopoguerra, in polemica col proliferare di movimenti come il DADA e il SURREALISMO, André Derain si volse verso un'osservazione della realtà legata all'arte del passato, da Caravaggio a Courbet.
Molto importante in questo senso fu un viaggio studio compiuto in Italia.
In un certo senso la sua ricerca si svolse parallelamente a quella dei maestri italiani del movimento novecentista.
Tra la vasta produzione della maturità ricordo la FORESTA DI FONTAINEBLEU del 1930 e la splendida TAVOLA DI CUCINA, opera precedente, del 1924, in cui sembrano accordarsi varie componenti assimilate dalla lezione di Cézanne, in una nuova sintesi di colore e forma.
Aperto a tutte le esperienze artistiche Derain disegnò anche costumi per balletti, come per la BOTTEGA FANTASTICA, opera realizzata su un tema di Rossini.
A causa di un incidente Derain morì a Garches il 10 settembre 1954.




SANTA GIOVANNA D'ARCO



MOMENTO STORICO

Morto Carlo IV, re di Francia, due suoi parenti, Filippo VI di Valois ed Edoardo III re d'Inghilterra, si contesero il diritto al trono di Francia. La guerra tra i Francesi che sostenevano la casa di Valois e gli Inglesi durò più di un secolo, dal 1339 al 1453. È la famosa "Guerra dei Cento Anni" della quale tutti gli storici hanno parlato.


GIOVANNA D'ARCO


In una notte dell'anno 1412, un furioso galoppo di cavalli svegliò i contadini del villaggio di Domremy, in Lorena. Ma i paesani si guardarono bene dall'uscir di casa: erano tempi brutti, quelli; la guerra, che da quasi un secolo vedeva in lotta Francesi e Inglesi, stava imperversando anche in quella regione. Meglio quindi essere prudenti.
Così il drappello di cavalieri (che portavano sulla corazza lo stemma del duca d'Orléans, fratello del re di Francia) poté raggiungere indisturbato una modesta casetta al centro del paese. Vi abitavano due contadini: Giacomo D'Arco e sua moglie Isabella. Qui i cavalieri si fermarono.
Alcuni cronisti del tempo sostengono che essi avevano avuto l'incarico di nascondere in quella povera casa colonica una bimba di sangue reale. E precisano che la bimba era figlia della regina di Francia Isabella, moglie di Carlo VI, e del suo amante (e cognato) Luigi d'Orléans.
Ancora oggi, dopo più di cinque secoli, l'origine di Giovanna D'Arco rimane sospesa tra verità e leggenda.
Quando Giovanna appare alla ribalta della storia, essa è, almeno ufficialmente, figlia di Giacomo e Isabella d?Arco. Tuttavia ci viene descritta dai contemporanei tutt'altro che come una figura di contadinella. I fini lineamenti del volto, incorniciato dai bei capelli, la voce gentile e delicata, il portamento aggraziato, le conferivano una naturale distinzione. Non sapeva né leggere né scrivere e aveva sempre vissuto la vita semplice del suo villaggio, come le altre fanciulle di Domremy. Eppure era una ragazza "diversa" dalle altre e Giovanna stessa non lo seppe fino a quel pomeriggio dell'anno 1425, in cui ebbe inizio la sua prodigiosa avventura.

"VÀ IN SOCCORSO DEL RE DI FRANCIA"

Giovanna si trovava nell'orto di casa, quando vide scendere dal cielo, improvviso e abbagliante, un raggio di luce. Pietrificata dall'emozione, la fanciulla udì una voce limpidissima, ultraterrena...

Sii buona e saggia, sempre! E recati spesso in Chiesa...".

Poi, silenzio; tutto tornò come prima. Riavutasi dall'emozione, Giovanna decise di non far parola a nessuno di quanto le era successo e attese.
Qualche tempo dopo, l'avvenimento miracoloso si ripeté. Questa volta, alla fanciulla apparve l'arcangelo Michele; il monito fu chiaro, quasi perentorio...

"Và in soccorso del re di Francia".

A quelle parole, Giovanna fu presa da smarrimento: quale aiuto avrebbe mai potuto portare una povera fanciulla inesperta, ignorante come lei? A malapena sapeva dell'esistenza del giovane re, succeduto due anni prima al padre, Carlo VI. Egli viveva a centinaia di chilometri da Domremy: né Giovanna né gli altri paesani lo avevano mai visto. Avevano sentito dire, dai soldati e dai cavalieri di passaggio, che era un giovane debole e che era in gran parte colpa sua se la Francia, invasa dagli Inglesi, stava andando verso lo sfacelo.
Giovanna cadde in ginocchio e disse all'arcangelo Michele...

"Signore, ma io sono soltanto una ragazza; non so nemmeno cavalcare...".

La voce riprese...

"Fa come ti ho detto. Recati dal capitano della guardia: egli ti condurrà dal re. E non temere perché Santa Caterina e Santa Margherita ti assisteranno".

Allora Giovanna non sentì più né timore né sgomento. Tutto era chiaro per lei: Dio le affidava la grande missione di salvare la Francia, ed ella l'accettava con umiltà. Fu con questo spirito che si presentò, qualche giorno più tardi, al capitano della guardia.

"È DIO CHE MI GUIDA"

Quando il rude capitano Baudricourt seppe che una giovane contadina voleva recarsi dal re per aiutarlo a cacciare gli Inglesi, diede una sonora risata...

"L'unica soluzione è quella di schiaffeggiarla ben bene - esclamò - così le passeranno le fantasie che ha per il capo".

Quando poi Giovanna riuscì a parlargli direttamente, il bravo uomo trasecolò.
La ragazza gli disse...

"È Iddio che mi manda. Riferisci al re che non attacchi gli Inglesi prima di Pasqua, che attenda il mio aiuto, altrimenti verrà sconfitto".

A questo punto il capitano, credendo di trovarsi di fronte a un'invasata, consegnò Giovanna a un curato, perché la esorcizzasse. Ma poco prima di Pasqua, come Giovanna aveva previsto, giunse notizia che le truppe francesi erano state sconfitte. L'avverarsi della profezia terrorizzò Baudricourt: egli decise perciò di accompagnare la fanciulla al castello di Chinon, dove il re si era rifugiato.
Carlo VII era un sovrano di nome ma non di fatto. Succeduto al padre in uno dei momenti più drammatici della storia di Francia, egli non era all'altezza del suo compito: non aveva saputo arrestare la marcia degli Inglesi invasori (che erano riusciti a giungere fino a Parigi), né imporsi ai nobili francesi in lotta tra di loro. Sarebbe occorso, in quel momento, un sovrano autoritario ed energico: il giovane Carlo VII era esattamente il contrario. La maggior parte dei Francesi non lo considerava neppure il suo re, perché non era stato incoronato nella cattedrale di Reims, come tutti i sovrani di Francia.
Il 6 marzo 1429 la contadinella di Domremy arrivava a Chinon. Quando fece il suo ingresso al castello, le parve di vivere una meravigliosa favola. La sala del trono era illuminata da cinquanta torce e trecento gentiluomini di Corte, in sgargianti costumi, l'attendevano. In mezzo ad essi, travestito da cortigiano, si era nascosto Carlo VII. Egli voleva constatare di persona se quella paesanella era veramente una"strega", come gli avevano riferito, e se quindi sarebbe stata capace di indovinare chi era il re.
Ed ecco che Giovanna, pur non avendo mai visto il sovrano, si diresse senza esitazione verso di lui. Gli si inginocchiò davanti e...

"Sono Giovanna - gli disse umilmente - mi manda Dio per incoronarvi, dopo la vittoria, re di Francia libera".

Poi, rivolgendosi alla Corte stupita, disse con grande semplicità...

"Santa Caterina e Santa Margherita mi hanno indicato chi, fra questi signori, era il re".

Certo Giovanna portava in sé un'ispirazione divina. Possedeva una fiducia incrollabile nella sua missione e nella protezione di Dio. Fu questa fiducia che le consentì di affrontare tutti gli ostacoli e anche il martirio: era sicura che Dio avrebbe premiato il suo sacrificio, dando ai Francesi la vittoria e la pace.

"DOMANI SARÒ FERITA"

Malgrado il fanatico entusiasmo che il popolo le tributò, Giovanna dovette subire lo scetticismo dei nobili e del clero che diffidavano di lei e la consideravano un'imbrogliona. Il sovrano fu costretto a far sottoporre alla fanciulla a una prova: per sette settimane gli inquisitori la interrogarono sulle sue convinzioni religiose, cercando di farla cadere in contraddizione. Ma Giovanna, pur mostrandosi umile e rispettosa, fu sempre sicura e chiara nelle risposte.
Gli inquisitori finirono per concludere che si poteva permettere alla giovane, com'era suo desiderio, di marciare con l'esercito contro gli Inglesi. Giovanna indossò elmo e corazza.
Poi disse...

"Mi armerò con la spada che Santa Caterina mi ha indicato. Andate a scavare sotto la Cappella di Fierbois. Vi troverete una vecchia spada che reca impresse sulla lama cinque croci".

Questa stupefacente profezia di Giovanna si avverò. Con tale spada la fanciulla si mise alla testa dell'esercito francese e sconfisse a Orléans le truppe inglesi. Durante la battaglia mostrò incredibili qualità strategiche, un sicuro potere di comando sui soldati e un coraggio eccezionale. La sera precedente lo scontro decisivo confidò al Padre Pasquarel, suo confessore...

"Domani siatemi vicino perché sarò ferita".

All'ultimo assalto, infatti, una freccia la colpì al petto. Una ferita simile sarebbe stata gravissima per qualsiasi soldato; ma Giovanna si fece estrarre il dardo e, medicata alla meglio, ritornò subito, miracolosamente, a combattere. I Francesi la proclamarono sul campo "Generale di Dio" e ben presto gli Inglesi non osarono più ridere con scherno, sentendo parlare della "Vergine guerriera che doveva salvare la Francia".
Di battaglia in battaglia le truppe francesi guidate da Giovanna avanzarono. La fanciulla faceva la stessa vita dei soldati: mangiava il rancio, dormiva per terra, indossava vestiti militari.
Il 12 giugno i Francesi assalirono la fortezza di Jargeau, occupata dagli Inglesi. Malgrado una grave ferita alla gamba, Giovanna scalò per prima le mura nemiche. Una settimana dopo, il genio strategico della contadinella di Domremy consentiva alla Francia la grande vittoria di Patay e il mese successivo Giovanna conquistava la fortezza di Troyes. Infine, sempre per merito suo, il 17 luglio 1429 Carlo VII poteva essere consacrato ufficialmente re di Francia nella Cattedrale di Reims. Ormai il popolo francese era convinto che Giovanna fosse una santa.
A tutti coloro che l'acclamavano, Giovanna rispondeva con semplicità...

"Santa Margherita e Santa Caterina mi hanno aiutata. Ma occorre ancora combattere per liberare Parigi. Però bisogna far presto: non mi resta da vivere che un anno ancora...".

VENDUTA PER DIECIMILA SCUDI D'ORO

Dieci mesi più tardi, il 23 maggio 1430, Giovanna uscì dalla fortezza di Compiègne per preparare un assalto di sorpresa contro gli Inglesi. Ma improvvisamente si trovò accerchiata. Cercò allora disperatamente di ritirarsi entro Compiègne; ma un generale traditore, De Flavy, chiuse le porte della fortezza. Riconosciuta dal nemico a causa della rossa veste che le sporgeva dalla corazza, Giovanna fu assalita da un arciere e catturata. Venne poi venduta per diecimila scudi al tribunale ecclesiastico: era un tribunale creato appositamente dagli Inglesi e presieduto dal Grande Inquisitore Cauchon.
La sorte di Giovanna era ormai segnata.

"ABBIAMO BRUCIATO UNA SANTA"

Per sette mesi Giovanna D'Arco subì il carcere. Infine nel gennaio del 1431 si aprì il processo contro di lei. Accusata di eresia, stregoneria e follia sanguinaria, la fanciulla non volle rinnegare la sua sacra missione: continuò a sostenere che era stata ispirata dal Cielo, pur sapendo che in tal modo sarebbe stata condannata a morte.
Il 9 maggio 1431, pochi giorni prima della conclusione del processo, i giudici tentarono di far confessare a Giovanna di essere stata spinta alla guerra da un istinto di sanguinaria vendetta contro gli Inglesi. Per atterrirla, predisposero in aula gli strumenti di tortura: catene per torcere i polsi, morse di ferro per frantumare le gambe, ferri roventi per accecare (Viva la Chiesa).
Ma Giovanna - questa fanciulla neppure ventenne - non si lasciò minimamente turbare. Disse soltanto assai semplicemente...

"Partecipai a tante battaglie, ma guidai gli assalti sempre disarmata. Unica mia spada fu lo stendardo di Cristo. Non servivano armi per uccidere, perché sapevo che Dio mi proteggeva. Anche se doveste torturarmi non potrei darvi altra risposta!".

Il 29 maggio 1431 i quarantatre giudici furono unanimi nel verdetto: morte sul rogo.
La mattina dopo, alle nove, Giovanna fu condotta nella Piazza del Mercato Vecchio a Rouen, il luogo dell'esecuzione. Le venne fatta indossare una veste cosparsa di zolfo. Poi il boia la legò sulla sommità della catasta di legno e dette fuoco alla pira. L'enorme cumulo di legna che era stato accatastato per consentire al popolo di osservare meglio il tragico rogo, bruciò assai lentamente, rendendo più straziante il supplizio.
Giovanna non emise un grido. Pregava a voce alta. Soltanto quando le fiamme l'investirono gridò...

"Acqua! Acqua benedetta!"

Poi, mentre avvampava come una torcia, disse...

"Dio!".

Fu la sua ultima parola. Il popolo piangeva e piangevano commossi perfino i soldati inglesi. Uno di essi disse...

"Siamo perduti. Abbiamo bruciato una santa!".

Dopo la morte di Giovanna si avverò la sua ultima profezia: aveva predetto che gli Inglesi si sarebbero presto ritirati dalla Francia. E ciò avvenne.
Il suo sacrificio e il suo martirio parvero ridare coraggio al re, ai soldati, a tutto il popolo: circa venti anni dopo (che cosa sono vent'anni, in una guerra che ne contò cento?) la Francia tornava ad essere libera.
Cinque secoli più tardi, Papa Benedetto XV proclamava Santa la contadinella di Domremy.


^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^
Conclusione: ..catene per torcere i polsi, morse di ferro per frantumare le gambe, ferri roventi per accecare ...

* * * * * * * * * * * * * * * * * * * * *

venerdì 25 luglio 2008

DUE GIOCATORI DI CARTE (The card players) - Paul Cézanne


DUE GIOCATORI DI CARTE (1890-1892 circa)
Paul Cézanne (1839-1906)
Museo d'Orsay - Parigi
Olio su tela cm. 47,5 x 57

Clicca immagine per un'alta risoluzione
Pixel 1800 x 2170 - Mb 1,86



L'Opera è una delle soluzioni più efficaci di un gruppo di dipinti dedicati da Cézanne alo stesso soggetto, eseguiti ad Aix tra il 1890 e il 1895.
In questi anni Cézanne si dedicò all'osservazione e allo studio di personaggi semplici e modesti, come ad esempio i contadini della campagna provenzale, eseguendo numerosi ritratti preceduti da disegni.
Gradualmente l'artista giunse a concepire con estrema sintesi formale una scena complessa come questa. Il confronto tra questa composizione e quella di Londra, apparentemente identica, fornisce elementi che ci fanno capire meglio il processo artistico di Cézanne.
Entrambi i dipinti rappresentano due uomini con giacca e cappello, seduti di fronte ad un tavolo di osteria, che giocano a carte. Una scura bottiglia di vino segna il centro della scena.
La rappresentazione, già essenziale, povera di particolari, raggiunge un'ulteriore sintesi nella soluzione d'Orsay grazie alla semplificazione dei piani e all'uso più intenso del colore: la tela è apparentemente monocromatica, ma presenta una molteplicità di scalature dal beige al bruno, con graduali passaggi tonali. Inoltre nel dipinto di Parigi la stesura si presenta in larghe zone più dense e vicine le une alle altre. Tutto si risolve in un serrato rapporto ritmico tra colore e forma in armonico equilibrio.
Nella soluzione di Londra Cézanne allarga l'inquadratura comprendendo la figura di destra e lo spazio circostante è descritto con minor astrazione (alle spalle dei due uomini è riconoscibile un finestrone aperto su un vasto paesaggio di cui si intuiscono delle chiome arboree), effetto di "apertura" dato anche dall'uso di tonalità più chiare. Inoltre il quadro di Londra, nonostante sia più grande per dimensioni, non è altrettanto monumentale quanto quello dell'Orsay che, perduto il suo carattere descrittivo, raffigura due semplici uomini impegnati nel gioco delle carte.

L'opera, realizzata presumibilmente tra il 1890 e il 1895 è conservata al Museo d'Orsay dal 1986.
E' entrata nelle collezioni del Museo del Louvre nel 1911 grazie al legato di Isaac de Camondo.
Come per i dipinti degli Impressionisti anche per questo dobbiamo ricordare che tra il 1947 e il 1986 è stato conservato al Jeu de Paume.
Oltre alla versione già citata di Londra, altri GIOCATORE DI CARTE si trovano nella Barnes Foundation di Merino e nell'Art Museum di Worcester.


VEDI ANCHE ...




lunedì 21 luglio 2008

GINSENG - Panax ginseng



Da oltre 5.000 anni le popolazioni asiatiche considerano la radice di ginseng, denominata anche "radice magica dell'Asia", un rimedio universale contro ogni tipo di disturbo.
Anche la medicina naturale la utilizza per numerosi scopi.
In botanica il ginseng appartiene alla famiglia delle Araliacee e può arrivare fino a 70 centimetri di altezza.
La pianta ha frutti e fiori rossi e la radice, unica parte utilizzata come rimedio officinale, è di colore giallo, ha un sapore leggermente amaro e un profumo caratteristico.
Il ginseng è originario della Corea. Lo si coltiva nell'Asia sudorientale e sporadicamente cresce allo stato selvatico.
La medicina naturale utilizza solo la radice di ginseng.
A seconda del metodo di essiccazione si ottiene il ginseng bianco o rosso.
Il ginseng bianco viene essiccato al sole o ad alte temperature, perdendo così lo strato superficiale; il ginseng rosso, la cui colorazione è dovuta ai legami di zucchero, si ottiene essiccando la radice al vapore acqueo.

Oltre a oli essenziali e ginsenosidi (principi attivi del ginseng, cioè l'insieme di composti saponifici e pentaclicici) il ginseng contiene le vitamine B1 e B2.
Ancora non si conosce con precisione l'effetto farmaceutico del ginseng; alcuni scienziati sostengono che i ginsenosidi influenzino positivamente il metabolismo dei glucidi, altri ritengono che stimolino il fegato nella produzione di proteine in grado di ridurre i fattori di stress.

Sul mercato possiamo trovare un ottimo prodotto... ABOCA GINSENG.
Il ginseng è efficace per combattere stati di esaurimento e difficoltà di concentrazione.
Il tonico si somministra per rafforzare il sistema immunitario a scopo preventivo o come coadiuvante durante o dopo una convalescenza.
È d'aiuto anche in caso di leggere depressioni


ABOCA GINSENG OPERCOLI


U
SO - Per un corretto consumo alimentare, è preferibile l'assunzione di 3 opercoli al giorno, 2 al mattino e 1 nel primo pomeriggio.
INGREDIENTI - Ginseng radice concentrato - Opercolo di gelatina naturale
CONFEZIONE - Flacone da 70 opercoli.
COSTO - 22,50 euro

NB - Note parzialmente raccolte dal foglietto illustrativo.




CONSIGLIO
- Il ginseng non va assunto per più di 3 (tre) mesi o a dosaggi più alti di quelli consigliati, perché può provocare disturbi del sonno e un'eccessiva eccitazione.


* * * * * * * * * * * * * * * * * * * * *

* Hegel - La concezione dello stato etico (The conception of the ethical state)


SAUNA E BAGNO TURCO (Sauna and turkish bath)



La sauna e il bagno turco sono applicazioni eseguite con vapore e acqua.
L'origine del bagno turco risale a più di mille anni fa. Nell'antichità era considerato un rito di purificazione del corpo e dell'anima.
Nella stanza per il bagno turco la temperatura è di circa 50 °C e l'aria è satura di vapore acqueo.
La Sauna, invece, è originaria della Finlandia e della Russia e, a differenza del bagno turco, l'aria è molto secca e la temperatura può anche superare i 100 °C.
Quando si versa l'acqua bollente sulle pietre del forno della sauna, si forma del vapore ancora più caldo rispetto alla temperatura del locale.
Sudare molto stimola tutte le funzioni corporee, favorisce il metabolismo e aumenta le difese immunitarie.
I metodi di raffreddamento dopo il bagno turco e sauna servono a stimolare i vasi sanguigni per mantenere l'elasticità.




TRATTAMENTO - Quando decidete di fare una sauna o un bagno turco prendetevi almeno 2 ore di tempo, anche se entrambi non devono avere una durata superiore ai 15 - 20 minuti ciascuno e devono essere seguiti da un raffreddamento e riposo.
Per ottenere significativi benefici è necessario fare sauna e bagno turco regolarmente, 1 o 2 volte a settimana.


AZIONE - Il calore favorisce l'irrorazione sanguigna della pelle e la sudorazione. Inoltre, stimola il metabolismo e il sistema immunitario. Passare dal caldo al freddo fortifica i vasi sanguigni e regolarizza la pressione alta.


LA MEDICINA TRADIZIONALE - Sauna e bagno turco sono considerate ottime misure preventive contro malattie, perché possono influenzare positivamente il sistema immunitario e il metabolismo.


CONSIGLIO - Sia la sauna sia il bagno turco costituiscono una cura di bellezza per la pelle. Con il sudore i pori si dilatano e la pelle diventa morbida e liscia. Per aumentare il beneficio del trattamento massaggiatevi con un guanto di crine.


INDICAZIONI

Sauna e bagno turco sono indicati in caso di...

1 - Infezioni frequenti e per aumentare le difese immunitarie.
2 - Dolori muscolari dopo attività sportiva.
3 - Disturbi circolatori alle gambe con dolori mentre si cammina.
4 - Bronchite cronica o asma.


ATTENZIONE

Sauna e bagno turco fortificano il cuore e la circolazione sanguigna.
Se soffrite di uno dei disturbi indicati qui di seguito consultate il vostro medico di fiducia prima di eseguire i trattamenti...

1 - Malattie cardiache.
2 - Pressione alta.
3 - Pressione bassa.
4 - Febbre.
5 - Malattie del fegato e dei reni.
6 - Epilessia o malattie psichiche.
7 - Gravi problemi alle articolazioni.
8 - Grossi problemi alla vista.


APPLICAZIONI


SAUNA

1 - Fate una doccia e asciugatevi.
2 - Rimanete nella stanza della sauna fino a quando iniziate a sudare.
3 - Rimanete 5 minuti all'aria fresca nell'apposito locale.
4 - Raffreddate il corpo sotto la doccia o la piscina.
5 - Asciugatevi accuratamente e riposatevi.
6 - Dopo la sauna assumete una grande quantità di liquidi: acqua, tisane di erbe o succhi di frutta. Evitare l'alcol.
7 - Riposatevi ancora.


BAGNO TURCO

1 - Fate la doccia e asciugatevi.
2 - Entrate nel locale del preriscaldamento, dove l'aria è secca (temperatura di 60 °C circa).
3 - Quando vi siete riscaldati entrate nel bagno turco (temperatura di 50 °C) e rimanetevi per 15 minuti.
4 - Rimanete per circa 5 minuti all'aria fresca.
5 - Raffreddate il corpo sotto la doccia oppure nella piscina.
6 - Riposatevi


Questi trattamenti sono efficaci in caso di debolezza del sistema immunitario, pressione bassa, leggera ipertensione, impurità cutanee, tensioni muscolari, agitazione e stress. Provare per credere.

Conclusione: Sia la sauna sia il bagno turco costituiscono una cura di bellezza per la pelle.


* * * * * * * * * * * * * * * * * * * * *

venerdì 18 luglio 2008

AYURVEDA




Secondo la tradizione l'Ayurveda, "la scienza della vita", fu rivelata al mondo dalla divinità indù Brahma. Ancora oggi i tre quarti della popolazione indiana vengono curati seguendo i canoni della medicina ayurvedica.
L'Ayurveda considera l'uomo come un'unità di corpo e di anima inserita nel contesto dell'universo; soltanto chi vive in armonia con la natura e con il proprio essere è sano.
L'uomo e la natura sono uniti da cinque elementi (fuoco, acqua, terra, aria e spazio), che si manifestano nelle tre forme di energia vitale costituenti i DOSHA: Vata, Pitta e Kapha.
Secondo la medicina ayuredica le malattie sono dovute al cattivo equilibrio tra questi elementi. Per armonizzarli L'Ayurveda ricorre a massaggi, applicazioni con l'acqua, rimedi naturali e diete.


TRATTAMENTO

Prima di iniziare il trattamento il terapeuta necessita di un quadro completo del paziente, per cui mi ha chiesto età, la provenienza, le mie abitudini alimentari e di vita e il mio stato psichico.
La visita comprende l'analisi della struttura corporea, la diagnosi ayurvedica del polso e un'attenta palpazione di determinate zone del corpo.
Tempo e durata della terapia sono variabili da soggetto a soggetto.


L'AZIONE

Secondo la tradizione ayurvedica, armonia ed equilibrio sono i presupposti per una buona salute.
Il terapeuta innanzitutto analizza la costituzione fisica del paziente, che in seguito "classifica" in base ai tre "dosha".
L'obiettivo è ristabilire equilibrio e armonia attraverso la combinazione di diversi trattamenti corrispondenti ai dosha del paziente.


RIDURRE LO STRESS

Un Vata in eccesso comporta stress e mal di testa. Per riequilibrare Vata e aumentare quindi gli altri dosha, Pitta e Kapha, la medicina ayurvedica consiglia di mangiare cibi molto speziati, ascoltare musica meditativa e fare applicazioni con gli oli essenziali.


LA MEDICINA TRADIZIONALE

Le pratiche dell'Ayurveda sono state tramandate nei secoli dai monaci e non sono provate scientificamente. La medicina occidentale tradizionale è piuttosto scettica nei suoi confronti; ciò nonostante sono sempre più medici e naturopati approfondiscono le teorie ayurvediche e le integrano ai metodi tradizionali, tant'è che queste nozioni scritte sulla pratica ayurvedica sono frutto di un colloquio con il mio medico personale.


^ ^ ^ ^ ^ ^ ^ ^ ^ ^ ^ ^ ^ ^ ^ ^ ^ ^ ^ ^ ^ ^ ^ ^ ^ ^ ^ ^ ^ ^ ^ ^ ^



I TRE DOSHA

L'essere di ogni persona si basa sulla combinazione dei tre dosha. Ognuno determina particolari caratteristiche:

· Il tipo Vata è magro e slanciato, fantasioso, entusiastico, ma spesso inconcludente.
· Il tipo Pitta è robusto, capace di affermare le proprie idee e irascibile.
· Il tipo Kapha è atletico, tenace ed emozionalmente stabile.



APPLICAZIONI AYURVEDICHE



· YOGA E MEDITAZIONE

Entrambe le tecniche sono indicate tra i tre dosha.
L'Ayurveda consiglia di eseguire ogni mattina l'esercizio del "saluto al sole", che consiste in una sequenza di dodici semplici posizioni yoga.
Sarà d'aiuto per affrontare con tranquillità la giornata.


· PIANTE OFFICINALI

Un disturbo al Vata caratterizzato da stress e mal di testa può essere trattato con una miscela delle seguenti piante officinali...
Radice di lappola (bardana maggiore), semi di coriandolo, fieno greco e radice di valeriana.
Queste piante polverizzate e assunte in parti uguali aiutano a riequilibrare il Vata in eccesso.
Assumete ½ cucchiaino di miscela 3 volte al giorno con un po' di latte.


· TRATTAMENTI CON GLI OLI

Massaggi frequenti e delicati su tutto il corpo con olio di sesamo, di cocco o di mandorla sono in grado di armonizzare i tre dosha e calmare il sistema neurovegetativo.


· TERAPIA NUTRIZIONALE E DIETA

Non esiste una dieta applicabile a tutti.
Ogni alimento ha determinate proprietà che si addicono ai tre tipi dosha.
Dolci e cibi grassi stimolano Kapha e per questo i tipi Kapha dovrebbero evitarli. D'altra parte i cibi dolci aumentano il Kapha delle persone Pitta e Vata.
Al contrario, i tipi Kapha con una disfunzione del Kapha dovrebbero assumere pietanze e bevande calde.
I tipi Pitta, invece, per riacquistare l'equilibrio non devono ricorrere al caldo, ma consumare vivande fredde.


CONSIGLIO

Meditare 5 minuti al giorno aiuta a diminuire lo stress...

Sedetevi mantenendo il busto eretto, chiudete gli occhi e fate 3 respiri profondi.
Concentratevi sul respiro.


Conclusione: Cinque minuti al giorno...per star bene....


^ ^ ^ ^ ^ ^ ^ ^ ^ ^ ^ ^ ^ ^ ^ ^ ^ ^ ^ ^ ^ ^ ^ ^ ^

BIANCOSPINO - Crataegus Laevigata o Crataegus oxyacantha


BIANCOSPINO - Crataegus Laevigata o Crataegus oxyacantha


Nell'antichità si pensava che il biancospino, per la forma a cuore delle sue foglie e i suoi frutti rossi, apportasse benefici al sistema cardiaco.
Oggi è un rimedio sperimentato e utilizzato dalla medicina naturale e da quella tradizionale per disturbi cardiocircolatori; inoltre è d'aiuto contro la dissenteria.

In botanica, il biancospino è una pianta appartenente alla famiglia delle Rosacee, e si presenta sotto forma di un cespuglio che, talvolta, può raggiungere le dimensioni di un albero di 10 metri.
La pianta è molto ramificata, con rametti spinosi; le foglie hanno un contorno ovale e sono più o meno incise in tre o cinque lobi con margine intero.
I fiori sono bianchi con le antere rosse ed hanno un aroma intenso e un sapore agrodolce; i frutti, invece, sono dolci. L'intero arbusto emana un profumo simile a quello delle mandorle amare.
Il biancospino è diffuso in Europa e nelle zone temperate; si trova su pendii assolati, nelle siepi, nel sottobosco e ai margini di foreste e di vigneti... o lungo il corso di fiumi e torrenti.
Per scopo terapeutico si utilizzano principalmente due specie di biancospino: il Crateugus monogyna e il Crateugus oxyacantha.
Le parti impiegate sono soprattutto i fiori e le foglie, cui si aggiungono, a volte, i frutti maturi.

Il biancospino contiene numerosi principi attivi che sono in grado di influenzare positivamente l'equilibrio di potassio nelle cellule e di sopportare il trasporto di energia in diversi processi organici.
Inoltre contiene le purine, sostanze che stimolano la circolazione sanguigna.

Il biancospino rinforza il cuore e il sistema circolatoria, perchè favorisce l'irrorazione cardiovascolare e fortifica il muscolo cardiaco durante la convalescenza.
Inoltre è di giovamento per fiato corto e battito lento, sintomi di disturbi cardiaci.
Nella medicina popolare questa pianta officinale è stata sempre utilizzata per irrobustire il sistema cardiocircolatorio e per esercitare una buona azione sedativa in caso di ipertensione.
Per ottenere risultati soddisfacenti e godere dei benefici l'applicazione deve avere una durata di almeno 6 settimane.
In qualche caso il biancospino è consigliato come calmante e contro la diarrea.



^ ^ ^ ^ ^ ^ ^ ^ ^ ^ ^ ^ ^ ^ ^ ^ ^ ^ ^ ^ ^ ^ ^ ^ ^



Ci sono molte farmacie ondine a cui potete rivolgervi per risolvere i vostri disturbi quali il ....NERVOSISMO..., DISTURBI DEL SONNO..., PALPITAZIONI..., ANSIA...

Un prodotto molto indicato è...

*** Arkocapsule Biancospino - ARKOFARM ***


INGREDIENTI - Crataegus Laevigata o Crataegus oxyacantha

CONFEZIONE - 45 - 90 - 150 capsule

PROPRIETA' - Come sedativo nervoso, il biancospino è raccomandato nei disturbi del sonno, nell'ansietà e nelle palpitazioni di origine nervosa.
Regolarizza il ritmo cardiaco.

USO - 1 o 2 capsule 2 volte al giorno al momento dei pasti.

ARKOFARM - Via Maneira 17/C - Fraz. Bevera - 18039 VENTIMIGLIA (IM) - ITALIA


***NB - Le note del prodotto sono colte dal foglietto illustrativo***


^ ^ ^ ^ ^ ^ ^ ^ ^ ^ ^ ^ ^ ^ ^ ^ ^ ^ ^ ^ ^ ^ ^ ^ ^


Conclusione: Questo prodotto esercita una buona azione sedativa ......


^ ^ ^ ^ ^ ^ ^ ^ ^ ^ ^ ^ ^ ^ ^ ^ ^ ^ ^ ^ ^ ^ ^ ^ ^

mercoledì 16 luglio 2008

SENILITA' (Senility) - Italo Svevo



Del suo secondo romanzo, SENILITÀ, l'autore Italo Svevo, traccia un profilo autobiografico.



Il racconto parla di un'avventura amorosa che il trentenne Emilio Brentani si concede cogliendola di proposito sulle vie di Trieste.



E' lo stesso autore che scrive in una prefazione autobiografica del 1928...



"Emilio è un impiegatuccio che gode nei circoli cittadini di una piccola fama letteraria e si duole di aver sprecata (e di no aver goduto) tanta parte di vita.

Vorrebbe vivere come fa lo scultore Balli, suo amico, che è indennizzato dall'insuccesso artistico da un grande successo personale, con le donne specialmente.
Fin'ora ad Emilio era sembrato di non aver saputo imitare l'amico, per le grandi responsabilità che su di lui incombevano, la sorte di una sorella, Amalia, che viveva accanto a lui nella stessa inezia, non più giovane e affatto bella.
Subito la sorella è agitata vedendo che il fratello senza alcun ritegno si dedica al giuoco pericoloso e proibito dell'amore, ma presto si convince in seguito all'esempio del fratello e alle teorie del Balli, che essa fu ingannata e che l'amore dovrebbe essere il diritto di tutti.
Per Emilio intanto la piccola avventura cui aveva voluto abbandonarsi si fa importante proprio in sproporzione al valore morale di Angiolina.
Anzi ogni scoperta di una bassezza o di un tradimento di Angiolina non ha altro effetto che di legarlo meglio a lei.
Egli sente il suo attaccamento e la sua soggezione a quella donna quale un delitto. Non sapendo imitare il Balli ne invoca l'aiuto.
L'intervento del Balli fra i due amanti ed anche fra i fratello e la sorella ha degli effetti disastrosi.
Tutte e due le donne si innamorano di lui.
Inutilmente Emilio tenta di allontanarlo da Angiolina, perché costei gli si attacca, ma con facilità lo allontana dalla sorella che ora dovrebbe ritornare alla sua prima inerzia e invece segretamente si procura l'oblio con l'etere profumato.
Un giorno Emilio trova la sorella nel delirio della polmonite. Richiama il Belli e i due uomini aiutati da una vicina assistono la moribonda.
Ancora una volta per aver scoperto un nuovo tradimento di Angiolina, Emilio lascia sola la sorella, ma ritorna a lei e le resta accanto finchè chiude gli occhi".





Emilio si dibatte, dunque, in un groviglio inestricabile.
Con la mente, egli giudica la depravazione di Angiolina e avverte l'umiliazione che gliene deriva; ma la sofferenza che patisce sul piano sentimentale, anziché spegnere o mitigare il suo amore, gliene acuisce il rovello.
Nello scompenso fra la chiaroveggenza intellettuale e la inettitudine sentimentale è la sua tragica contraddizione: egli sa quello che dovrebbe fare, ma gliene manca la necessaria energia morale.
Sicché la sua confusione sentimentale intorbida e avvilisce anche la mente, la quale in definitiva si piega al compromesso ed escogita futili giustificazioni in cui la passione trova, vuol trovare, ulteriore e più intenso alimento.



sabato 12 luglio 2008

CARAVAGGIO - La vita e le opere (The Life and Work)


LA SFIDA DI CARAVAGGIO

Il 28 settembre del 1573 nasceva a Caravaggio, nel Bergamasco, Michelangelo Merisi. Il padre Fermo, architetto, morì che egli era ancora bambino: quando infatti, a undici anni, fu messo a bottega a Milano presso Simone Peterzano perchè gli insegnasse l'arte della pittura, il documento contrattuale e di garanzia non è firmato dal padre, come era d'uso, ma dal fratello maggiore Battista. Tra i sedici anni e i diciotto, troviamo quindi Michelangelo a Roma. Ormai la Controriforma era in pieno svolgimento e l'azione contro la nuova cultura veniva condotta con ogni mezzo, anche nel carcere e col rogo. Nella seconda metà del Cinquecento era già stata proibita la ristampa di Niccolò MACHIAVELLI, di Giovanni BOCCACCIO e persino di Francesco PETRARCA. I libri di Giordano BRUNO, di Tommaso CAMPANELLA e di Galileo GALILEI erano pubblicati integralmente solo in Germania, in Francia e in Olanda. La crisi del Rinascimento italiano era un fatto compiuto, definitivo. Eppure tra Milano e Roma c'era indubbiamente una differenza: a Milano dominava il rigorismo ascetico e morale del cardinale Carlo Borromeo, a Roma, centro d'incontro politico e artistico europeo, città di largo mecenatismo, piena ancora della gloria di Michelangelo Buonarroti e di Raffaelo Sanzio, la situazione offriva di certo ad un artista maggiori possibilità. Di tutto ciò aveva indubbiamente sentito parlare anche il giovanissimo allievo del Peterzano, magari da quei maestri fiamminghi e renani che, nel loro viaggio verso Roma, si fermavano qualche tempo a Milano. Ed è probabilmente la suggestione di un miraggio di tal genere, oltre alla voglia di sottrarsi al controllo del fratello e ai suoi limiti dell'apprendistato, che spinsero l'irrequieto ragazzo bergamasco, fuori dei confini della Lombardia, sulla strada dell'Urbe, dove entra nella bottega del Cavalier d'Arpino (Giuseppe Cesari) occupandosi di quadri di fiori e di frutta. Egli trasforma ben presto però, secondo la sua personale visione, il tema: ne è altissima prova la CANESTRA DI FRUTTA (1600 circa - Milano, Ambrosiana) con la lucidissima definizione plastica degli oggetti e il taglio prospettico del primo piano.
Così anche nel RIPOSO NELLA FUGA IN EGITTO (1599 circa, Roma, Galleria Doria-Pamphili) il tono di domestica intimità della scena supera ogni residua convenzionalità.
La protezione del cardinale Francesco M. del Monte gli apre la strada a grandi committenze.


Michelangelo Merisi da Caravaggio o, come incominciavano a chiamarlo più semplicemente, Caravaggio, si trovò dunque di colpo tuffato in una società assai diversa, folta di contraddizioni, sfarzosa e miserabile, plebea e aristocratica, dove gli artisti menavano una vita più spregiudicata, benché la loro sorte dipendesse soprattutto dalla benevolenza o meno di potenti benefattori: prelati, nobili, ambasciatori.
In questa situazione, in che modo reagì il Caravaggio? Stando agli archivi dei vari tribunali di giustizia romani, Caravaggio, il quale vi ebbe a che fare ripetutamente, era un personaggio rissoso, protagonista di molti scontri di osteria e di strada. Del resto, i suoi primi biografi lo descrivono come un uomo di "color fosco", di sangue cattivo, "torbido e contenzioso", costretto a fuggire di città in città per salvarsi dalle ire dei suoi nemici.
Sulla scorta di queste notizie, dal punto di vista biografico senz'altro accettabili, è nata in seguito un'interpretazione che fa del Caravaggio una specie di "pittore maledetto". Ad accentuare tale interpretazione romantica contribuì anche la sua morte prematura, a trentasette anni, provocata da un furioso attacco di malaria, che lo colse sulla spiaggia deserta di Porto Ercole, presso Grosseto, il 18 luglio 1610, mentre cercava il veliero che doveva portarlo a Roma.
Ma fino a che punto tale interpretazione, che restringe gli atteggiamenti di Caravaggio ai vizi del suo carattere, può essere accettata? In realtà lo spirito rivoltoso di Caravaggio, i suoi gesti di insofferenza, le sue irriducibili antipatie non possono non avere anche origine da quel senso di sfida verso la società, di cui egli mal sopportava le ipocrisie e le mortificazioni, che si ritrova pure nella sua pittura, un senso di sfida, o di "contestazione" come si dice oggi, confuso fin che si vuole, ma certamente urgente dentro di lui, ribollente nel suo temperamento istintivo e suscettibile. Non c'è infatti psicologia individuale che non abbia le sue propaggini sociali, che non si alimenti ad una situazione reale. Molti episodi della vita di Caravaggio, dalle dispute contro i pittori ufficiali ai ferimenti e persino all'uccisione di un certo Ranuccio Tommasoni, che lo costrinse a fuggire da Roma e a pellegrinare sino a Napoli e quindi a Malta, Messina, Palermo, visti in questa luce appaiono meno assurdi e gratuiti.
Nell'ambito dell'ecclettismo dell'arte post-tridentina, della pittura concepita come "propaganda fides", come "sermone figurato", Caravaggio è l'artista che difende i valori laici e terrestri ereditati dal Rinascimento. Vivendo in un frangente storico in cui tali valori sono messi in dubbio e addirittura respinti, egli, quasi per ritorsione, finisce per riproporli, arricchito di nuove acquisizioni, nel modo più energico, persino con accenti polemici. E' di questa sostanza che si nutre il discorso plastico, assumendo spesso toni di forte contrasto drammatico. Così nei suoi quadri sacri i personaggi che egli dipinge - contadini, operai, artigiani, popolani - diventano il segno più drastico ed espressivamente efficace del suo radicale rifiuto degli schemi e dei canoni iconografici e apologetici fissati dall'autorità ecclesiastica.
Questa è la ragione per cui più di un suo quadro è stato rifiutato dai suoi committenti religiosi e persino tolto dagli altari dopo che vi era già stato collocato.
Il SAN MATTEO E L'ANGELO, stando al suo primo biografo, il Bollori, fu ripudiato "col dire che quella figura non aveva decoro né aspetto di santo, stando a sedere con gambe in cavalcate e coi piedi rozzamente esposti al popolo". La stessa sorte toccò al quadro che rappresentava LA MORTE DELLA VERGINE, poiché in esso Caravaggio aveva dipinto soltanto una donna "morta gonfia". Il suo cadavere si diceva fosse quello di una prostituta annegata qualche tempo prima nel Tevere.

Persino "le sozzure dei piedi dei pellegrini" Caravaggio osava esporre alla devozione dei fedeli.
Nel quadro del periodo napoletano LE SETTE OPERE DI MISERICORDIA c'è invece "uno che alzando il fiasco beve con la bocca aperta, lasciandovi cadere sconciamente il vino", mentre nella RESURREZIONE DI LAZZARO, eseguito a Messina nel 1609, si può vedere un altro personaggio "che si pone la mano al naso per ripararsi dal fetore del Cadavere".
Ma c'è di più: Caravaggio, nell'ADORAZIONE DEI PASTORI sconvolge la tradizione dell'iconografia sacra, dipingendo di schiena un San Giuseppe giovanissimo "con gambe - dice il Berenson - troppo sode e carnose" e spalle "troppo scattanti".
Guardando questi quadri si può dunque intendere meglio il senso di quell'episodio di cui parla il Bollori nella sua biografia...
"Essendogli mostrate le statue più famose di Fidia e di Glicone acciocché vi accomodasse lo studio... il pittore distese la mano verso una moltitudine di uomini, accennando che la natura l'avea a sufficienza provveduto di maestri".
Di qui ricava il suo carattere la pittura del Caravaggio: una pittura dell'uomo, che prelude, attraverso Velasquez e REMBRANDT, al realismo di Gustave COURBET.
La novità del linguaggio di questa pittura è stata indicata dal Longhi, che resta il massimo studioso del Caravaggio, con queste parole...
"Il segreto della rivoluzione poetica del Caravaggio sta nel nuovo quadrante, a lui particolare, per la luce e per l'ombra". E Longhi stesso indica i precedenti di tale linguaggio, oltre che nel Peterzano, nei lombardi Antonio e Vincenzo Campi e nei veneziani, da GIORGIONE a Jacopo Robusti detto il TINTORETTO
Caravaggio ha spinto ad una geniale conclusione tali esperienze, caricandole della sua energia, dando ad esse un senso nuovo e potente. Ma di tale novità poetica o di linguaggio del Caravaggio si erano accorti i più attenti storici dell'arte del passato. Il Mancini, per esempio, nel 1671, parlando della tendenza caravaggesca a cui si ispiravano ormai numerosi pittori, scriveva...
"Proprio di questa scola è il lumeggiar con lume unito e che venghi da alto senza riflessi, come sarebbe in una stanza da una finestra con le pareti colorite di negro, che così avendo i chiari e le ombre molto chiare e molto scure, vengano a dar rilievo alla pittura... Questa scola in questo modo d'operare è molto osservante del vero che sempre lo tien davanti mentre che opera".
Ecco quindi messi in piena evidenza i due aspetti fondamentali del linguaggio caravaggesco: il naturalismo e l'uso intenso del registro ombra-luce per dar rilievo, per accentuare la forza plastica dell'immagine. Dal canto suo, il Lanzi, nel 1789 commentava...
"Caravaggio è memorabile in questa epoca, in quanto richiamò la pittura dalla maniera alla verità, così nelle forme che ritraeva sempre dal naturale come nel colorito, che, dato quasi bando ai cinabri e agli azzurri, compose di poche ma vere tinte alla giorgionesca. Quindi Annibale Caracci diceva in una sua lode che costui macinava carne".
La definizione caraccesca è molto bella e forte: Caravaggio "macinava carne". Cioè: i suoi personaggi non erano involucri rigonfi di retorica, di enfasi, bensì uomini col peso della loro sorte, della loro storia. Lo sforzo creativo del Caravaggio si è concentrato tutto nella direzione espressiva, lungo un itinerario plastico che va dal RAGAZZO CON CANESTRO DI FRUTTA, eseguito intorno al 1589, al BACCO, ai BARI, al RIPOSO NELLA FUGA IN EGITTO, tutte opere "chiare", ancora direttamente legate a motivi plastici bresciani-bergamaschi; e da qui alle tre tele del ciclo di San Matteo, portate a termine intorno al 1590, di cui la VOCAZIONE tocca uno dei vertici dell'intera arte caravaggesca: il testimone del nuovo linguaggio è già dentro la CROCIFISSIONE DI SAN PIETRO, nella CONVERSIONE DI SAN PAOLO SULLA VIA DI DAMASCO e nella MADONNA DEI PALAFRENIERI... e a quell'altro capolavoro che è la DECOLLAZIONE DEL BATTISTA (1608 - La Valleta, Oratorio della Cattedrale di San Giovanni), durante il soggiorno a Malta, forse il più drammatico quadro di Caravaggio, quasi una testimonianza sul proprio tragico destino, come può suggerire la firma autografa tracciata sulla tela da uno zampillo di sangue schizzato dalla testa troncata..., sino al SEPPELLIMENTO DI SANTA LUCIA, eseguito a Messina sullo scorcio del 1608..., sino a tutte le opere citate.

Per tutti questi motivi, Caravaggio appare come un momento fondamentale della storia dell'arte di ogni tempo.
Il suo affrontare il "vero" senza misticismi corrispondeva al metodo con cui in quella stessa epoca GALILEO GALILEI elaborava i principi della scienza sperimentale.
Ecco dunque perché giustamente il Burckhardt, sin dal primo Ottocento, ha potuto affermare...

"Il naturalismo moderno stricto sensu comincia nel modo più crudo con Michelangelo da Caravaggio".



VEDI ANCHE ...

CARAVAGGIO - La riforma del Caravaggio ed i caravaggeschi

La vita di Michelangelo Merisi detto CARAVAGGIO

LA MORTE DELLA VERGINE - Caravaggio

DECOLLAZIONE DEL BATTISTA - Caravaggio

BACCO - Caravaggio

SAN GIOVANNI BATTISTA - Caravaggio

SUONATORE DI LIUTO - Caravaggio

GIUDITTA E OLOFERNE - Caravaggio

SETTE OPERE DI MISERICORDIA - Caravaggio

SEPPELLIMENTO DI SANTA LUCIA (1608) - Caravaggio 


RIPOSO NELLA FUGA IN EGITTO - Caravaggio

CENA IN EMMAUS - Caravaggio

BACCHINO MALATO - Caravaggio

CANESTRO DI FRUTTA - Caravaggio

RAGAZZO MORSO DA UN RAMARRO - Caravaggio

MARTIRIO DI SAN MATTEO - Caravaggio


giovedì 10 luglio 2008

L'ATELIER DEL PITTORE (The studio of the painter) - Gustave Courbet


L'ATELIER DEL PITTORE (1855)

Gustave Courbet (1819-1877)
Pittore francese
Museo d'Orsay - Parigi

Olio su tela cm. 359 x 598

Risoluzione Kb 689 - Pixel 2.540 x 1.500

Courbet concepì questa enorme tela quasi come manifesto della propria vita artistica ed esistenziale.
Il titolo dell'opera L'ATELIER DEL PITTORE, ALLEGORIA REALE CHE DETERMINA UNA FASE DI SETTE ANNI DELLA MIA VITA ARTISTICA, esprime le complesse intenzioni dell'artista.
Courbet fu uno dei principali protagonisti dei moti parigini del 1848, che determinarono la caduta della Monarchia e l'affermazione della Repubblica.
Le sue idee politiche naturalmente si riflettevano sulla pittura a cui egli attribuiva un valore sociale.
Courbet impianta la scena nel suo atelier, dal 1849 ospitato all'interno del granaio del padre.
Egli si ritrae al centro della composizione, esalando così il ruolo del pittore e dell'arte nella società; a destra sono alcuni suoi amici e compagni di lavoro e a sinistra altri personaggi di fantasia.
Tutti comunque assumono valenza simbolica: la donna seduta per terra che allatta il suo piccolo allude alla Miseria; il teschio è deposto sul "Journal des débats" in quanto in quella rivista Proudhon aveva esposto il suo pensiero riguardo alla stampa reazionaria quale cimitero delle idee; il bracconiere con il cane impersona la Caccia, passione di Courbet; particolare disprezzo è rivolto alla chitarra e al sombrero posti a terra in quanto, a giudizio dell'artista, sono gli attributi della Poesia Romantica.
In realtà la maggior parte di queste figure allegoriche sono caricature di politici (Napoleone III è il cacciatore, Bertin il mercante eccetera...): si spiega quindi così lo scandalo prodotto da quest'opera quando venne presentata al pubblico.
Grazie alla luce proveniente dal finestrone di destra il misero luogo diviene uno spazio poetico, colmo di suggestioni: basta osservare il contrasto tra il luminoso panneggio delle vesti della modella e l'oscurità dell'ambiente, oppure la freschezza dei colori del paesaggio del quadro sul cavalletto e il generale monocromo bruno che caratterizza tutta la scena.

La tela, firmata e datata in basso a sinistra "55, G. Courbet", fu presentata da Courbet all'Esposizione Internazionale del 1855.
A causa del rifiuto da parte della commissione esaminatrice, l'artista allestì una propria mostra, nella quale espose trentanove dipinti, in un padiglione nei pressi del Salon costruito con il contributo del mecenate A. Bruyas.
La tela è giunta al Louvre nel 1920 grazie ad una sottoscrizione pubblica e al contributo della Société des Amis du Louvre.
Da 1986 è esposta al Museo d'Orsay.

PERSONAGGI STORICI E FIGURE SIMBOLICHE NELL'ATELIER DEL PITTORE

I personaggi presenti sulla destra della composizione, tutti amici di Courbet, sono stati identificati nel 1906 dallo studioso G. Ryat.
A ciascuno di loro l'artista affida il compito di alludere all'arte di cui sono rappresentati.
C. Baudelaire, seduto sopra il tavolo, la Poesia...
Champfleury, seduto sullo sgabello, la Prosa...
P.J. Proudhon, in piedi sullo sfondo, la Filosofia Socialista...
Promayer la Musica...
Max Bouchon la Poesia Realista...
A. Bruyas, in piedi in primo piano sullo sfondo, il Mecenatismo.
Infne, il bambino intento ad osservare l'artista che dipinge rappresenta il Futuro.
Acanto a Courbet, la modella nuda è sua sorella Juliette, che aveva posato più volte per lui.

Conclusione: Un dipinto simbolico della vita di Courbet.

Afrodisiaco (1) Aglietta (1) Albani (2) Alberti (1) Alda Merini (1) Alfieri (4) Altdorfer (2) Alvaro (1) Amore (2) Anarchici (1) Andersen (1) Andrea del Castagno (3) Andrea del Sarto (4) Andrea della Robbia (1) Anonimo (2) Antonello da Messina (4) Antropologia (7) APPELLO UMANITARIO (5) Apuleio (1) Architettura (5) Arcimboldo (1) Ariosto (4) Arnolfo di Cambio (2) Arp (1) Arte (4) Assisi (1) Astrattismo (3) Astrologia (1) Astronomia (3) Attila (1) Aulenti (1) Autori (7) Avanguardia (11) Averroè (1) Baccio della Porta (2) Bacone (2) Baldovinetti (1) Balla (1) Balzac (2) Barbara (1) Barocco (1) Baschenis (1) Baudelaire (2) Bayle (1) Bazille (4) Beato Angelico (6) Beccafumi (3) Befana (1) Bellonci (1) Bergson (1) Berkeley (2) Bernini (1) Bernstein (1) Bevilacqua (1) Biografie (11) Blake (2) Boccaccio (2) Boccioni (3) Böcklin (2) Body Art (1) Boiardo (1) Boito (1) Boldini (3) Bonheur (3) Bonnard (2) Borromini (1) Bosch (4) Botanica (1) Botticelli (7) Boucher (9) Bouts (2) Boyle (1) BR (1) Bramante (2) Brancati (1) Braque (1) Breton (3) Brill (2) Brontë (1) Bronzino (4) Bruegel il Vecchio (3) Brunelleschi (1) Bruno (2) Buddhismo (1) Buonarroti (1) Byron (2) Caillebotte (2) Calcio (1) Calvino (2) Calzature (1) Camillo Prampolini (1) Campanella (4) Campin (1) Canaletto (4) Cancro (2) Canova (2) Cantù (1) Capitalismo (3) Caravaggio (19) Carlevarijs (2) Carlo Levi (3) Carmi (1) Carpaccio (3) Carrà (1) Carracci (4) Carriere (1) Carroll (1) Cartesio (3) Casati (1) Cattaneo (1) Cattolici (1) Cavalcanti (1) Cellini (2) Ceruti (1) Cervantes (3) Cézanne (19) CGIL (1) Chagall (3) Chardin (4) Chassériau (2) Chaucer (1) CHE GUEVARA (1) Cialente (1) Cicerone (8) Cimabue (4) Cino da Pistoia (1) Città del Vaticano (3) Clarke (1) Classici (28) Classicismo (1) Cleland (1) Collins (1) COMMUNITY (2) Comunismo (28) Condillac (1) Constable (4) Copernico (2) Corano (1) Cormon (2) Corot (9) Correggio (4) Cosmesi (1) Costa (1) Courbet (8) Cousin il giovane (2) Couture (2) Cranach (3) Crepuscolari (1) Crespi (2) Crespi detto il Cerano (1) Creta (2) Crispi (1) Cristianesimo (3) Crivelli (2) Croce (1) Cronin (1) Cubismo (1) CUCINA (9) Cucina friulana (2) D'Annunzio (1) Dadaismo (1) Dalì (5) Dalle Masegne (1) Dante Alighieri (8) Darwin (2) Daumier (6) De Amicis (1) De Champaigne (2) De Chavannes (1) De Chirico (4) De Hooch (2) De La Tour (4) De Nittis (3) De Pisis (1) De' Roberti (2) Defoe (1) Degas (17) Del Piombo (4) Delacroix (6) Delaroche (2) Delaunay (2) Deledda (1) Dell’Abate (2) Derain (2) Descartes (2) Desiderio da Settignano (1) Dickens (8) Diderot (2) Disegni (2) Disegni da colorare (11) Disegni Personali (2) Disney (1) Divisionismo (1) Dix (3) Doganiere (5) Domenichino (2) Donatello (4) Donne nella Storia (42) Dossi (1) Dostoevskij (8) DOTTRINE POLITICHE (74) Dova (1) Du Maurier (1) Dufy (3) Dumas (1) Duprè (1) Dürer (9) Dylan (2) Ebrei (9) ECONOMIA (7) Edda Ciano (1) Edison (1) Einstein (2) El Greco (10) Eliot (1) Elsheimer (2) Emil Zola (3) Energia alternativa (6) Engels (10) Ensor (3) Epicuro (1) Erasmo da Rotterdam (1) Erboristeria (7) Ernst (3) Erotico (1) Erotismo (3) Esenin (1) Espressionismo (3) Etruschi (1) Evangelisti (3) Fallaci (1) Fantin-Latour (1) Fascismo (26) Fattori (4) Faulkner (1) Fautrier (1) Fauvismo (1) FAVOLE (2) Fedro (1) FELICITÀ (1) Fenoglio (2) Ferragamo (1) FIABE (6) Fibonacci (1) Filarete (1) Filosofi (1) Filosofi - A (1) Filosofi - F (1) Filosofi - M (1) Filosofi - P (1) Filosofi - R (1) Filosofi - S (1) FILOSOFIA (56) Fini (1) Finkelstein (1) Firenze (1) Fisica (5) Fitoterapia (10) Fitzgerald (1) Fiume (1) Flandrin (1) Flaubert (4) Fogazzaro (2) Fontanesi (1) Foppa (1) Foscolo (6) Fougeron (1) Fouquet (4) Fra' Galgario (2) Fra' Guglielmo da Pisa (1) Fragonard (9) Frammenti (1) Francia (2) François Clouet (2) Freud (2) Friedrich (4) FRIULI (8) Futurismo (4) Gadda (2) Gainsborough (14) Galdieri (1) Galilei (4) Galleria degli Uffizi (1) Gamberelli (1) Garcia Lorca (1) Garcìa Lorca (1) Garibaldi (2) Gassendi (1) Gauguin (17) Gennaio (1) Gentile da Fabriano (2) Gentileschi (2) Gerard (1) Gérard (1) Gérard David (2) Géricault (7) Gérôme (2) Ghiberti (1) Ghirlandaio (2) Gialli (1) Giallo (1) Giambellino (1) Giambologna (1) Gianfrancesco da Tolmezzo (1) Gilbert (1) Ginzburg (1) Gioberti (1) Giordano (3) Giorgione (15) Giotto (12) Giovanni Bellini (10) Giovanni della Robbia (1) Giovanni XXIII (8) Giuseppe Pellizza da Volpedo (1) Giustizia (1) Glossario dell'arte (19) Gnocchi-Viani (1) Gobetti (1) Goethe (9) Gogol' (2) Goldoni (1) Gončarova (2) Gorkij (3) Gotico (1) Goya (11) Gozzano (2) Gozzoli (1) Gramsci (5) Grecia (2) Greene (1) Greuze (4) Grimm (2) Gris (2) Gros (7) Grosz (3) Grünewald (5) Guadagni (1) Guardi (6) Guercino (1) Guest (1) Guglielminetti (1) Guglielmo di Occam (1) Guinizelli (1) Gutenberg (2) Guttuso (4) Hals (3) Hawthorne (1) Hayez (4) Heckel (1) Hegel (6) Heine (1) Heinrich Mann (1) Helvétius (1) Hemingway (3) Henri Rousseau (3) Higgins (1) Hikmet (1) Hobbema (2) Hobbes (1) Hodler (1) Hogarth (4) Holbein il Giovane (4) Horus (1) Hugo (1) Hume (2) Huxley (1) Il Ponte (2) Iliade (1) Impressionismo (85) Indiani (1) Informale (1) Ingres (7) Invenzioni (31) Islam (5) Israele (1) ITALIA (2) Italo Svevo (5) Jacopo Bellini (4) Jacques-Louis David (9) James (1) Jean Clouet (2) Jean-Jacques Rousseau (3) Johns (1) Jordaens (2) Jovine (3) Kafka (3) Kandinskij (4) Kant (9) Kautsky (1) Keplero (1) Kierkegaard (1) Kipling (1) Kirchner (4) Klee (3) Klimt (5) Kollwitz (1) Kuliscioff (1) Labriola (2) Lancret (3) Land Art (1) Larsson (1) Lavoro (2) Le Nain (3) Le Sueur (2) Léger (2) Leggende (1) Leggende epiche (1) Leibniz (1) Lenin (7) Leonardo (58) Leopardi (3) Letteratura (22) Levi Montalcini (1) Liala (1) Liberalismo (1) LIBERTA' (28) LIBRI (23) Liotard (5) Lippi (5) Locke (4) Lombroso (1) Longhi (3) Longoni (1) Lorenzetti (3) Lorenzo il Magnifico (1) Lorrain (5) Lotto (6) Luca della Robbia (1) Lucia Alberti (1) Lucrezio (2) Luini (2) Lutero (10) Macchiaioli (1) Machiavelli (10) Maderno (1) Magnasco (1) Magritte (4) Maimeri (1) Makarenko (1) Mallarmé (2) Manet (13) Mantegna (8) Manzoni (4) Maometto (4) Marcks (1) MARGHERITA HACK (1) Marquet (2) Martini (7) Marx (18) Marxismo (9) Masaccio (7) Masolino da Panicale (1) Massarenti (1) Masson (2) Materialismo (1) Matisse (6) Matteotti (2) Maupassant (1) Mauriac (1) Mazzini (5) Mazzucchelli detto il Morazzone (1) Medicina (4) Medicina alternativa (23) Medicina naturale (17) Meissonier (2) Melozzo da Forlì (2) Melville (1) Memling (4) Merimée (1) Metafisica (5) Metalli (1) Meynier (1) Micene (2) Michelangelo (11) Mickiewicz (1) Millais (1) Millet (4) Minguzzi (1) Mino da Fiesole (1) Miró (2) Mistero (10) Modigliani (4) Molinella (1) Mondrian (4) Monet (15) Montaigne (1) Montessori (1) Monti (3) Monticelli (2) Moore (1) Morandi (4) Moreau (4) Morelli (1) Moretto da Brescia (2) Morisot (3) Moroni (2) Morse (1) Mucchi (16) Munch (2) Murillo (4) Musica (14) Mussolini (5) Mussulmani (5) Napoleone (11) Natale (8) Nazismo (17) Némirovsky (1) Neo-impressionismo (3) Neoclassicismo (1) Neorealismo (1) Neruda (2) Newton (2) Nietzseche (1) Nievo (1) Nobel (1) Nolde (2) NOTIZIE (1) Nudi nell'arte (51) Odissea (25) Olocausto (6) Omeopatia (18) Omero (26) Onorata Società (1) Ortese (1) Oudry (1) Overbeck (2) Ovidio (1) Paganesimo (1) Palazzeschi (1) Palizzi (1) Palladio (1) Palma il Vecchio (1) Panama (1) Paolo Uccello (5) Parapsicologia (1) Parini (3) Parmigianino (3) Pascal (1) Pascoli (3) Pasolini (3) Pastello (1) Pavese (3) Pedagogia (2) Pellizza da Volpedo (1) PERSONAGGI DEL FRIULI (30) Perugino (3) Petacci (1) Petrarca (4) Piazzetta (2) Picasso (8) Piero della Francesca (9) Piero di Cosimo (2) Pietro della Cortona (1) Pila (2) Pinturicchio (1) Pirandello (2) Pisanello (2) Pisano (1) Pissarro (10) Pitagora (1) Pitocchetto (1) Pittura (1) Plechanov (1) Poe (1) Poesie (4) Poesie Classiche (18) POESIE di DONNE (2) Poesie personali (16) POETI CONTRO IL RAZZISMO (1) POETI CONTRO LA GUERRA (18) Poliziano (1) Pollaiolo (4) Pomodoro (1) Pomponazzi (1) Pontano (1) Pontormo (1) Pop Art (1) Poussin (9) Pratolini (1) Premi Letterari (3) Prévost (1) Primaticcio (2) Primo Levi (1) Problemi sociali (2) Procaccini (1) PROGRAMMI PC (1) Prostituzione (1) Psicanalisi (2) PSICOLOGIA (5) Pubblicità (1) Pulci (1) Puntitismo (3) Puvis de Chavannes (1) Quadri (2) Quadri personali (1) Quarton (2) Quasimodo (1) Rabelais (1) Racconti (1) Racconti personali (1) Raffaello (21) RAPHAËL MAFAI (1) Rasputin (1) Rauschenberg (1) Ravera (1) Ray (1) Razzismo (1) Realismo (3) Rebreanu (1) Recensione libri (15) Redon (1) Regina Bracchi (1) Religione (7) Rembrandt (10) Reni (4) Renoir (20) Resistenza (7) Ribera (4) RICETTE (3) Rimbaud (2) Rinascimento (3) RIVOLUZIONARI (55) Rococò (1) Roma (6) Romantici (1) Romanticismo (1) Romanzi (3) Romanzi rosa (1) Rossellino (1) Rossetti (1) Rosso Fiorentino (3) Rouault (1) Rousseau (3) Rovani (1) Rubens (13) Russo (1) S. Francesco (1) Sacchetti (1) SAGGI (11) Salgari (1) Salute (16) Salvator Rosa (2) San Francesco (5) Sandokan (1) Sannazaro (2) Santi (1) Sassetta (2) Scapigliatura (1) Scheffer (1) Schiele (3) Schmidt-Rottluff (1) Schopenhauer (2) Sciamanesimo (1) Sciascia (2) Scienza (8) Scienziati (13) Scipione (1) Scoperte (33) Scoto (1) Scott (1) Scrittori e Poeti (24) Scultori (2) Scultura (1) Segantini (2) Sellitti (1) Seneca (2) Sereni (1) Sérusier (2) Sessualità (4) Seurat (3) Severini (1) Shaftesbury (1) Shoah (7) Signac (3) Signorelli (2) Signorini (1) Simbolismo (2) Sindacato (2) Sinha (1) Sironi (2) Sisley (3) Smith (1) Socialismo (45) Società segrete (1) Sociologia (3) Socrate (1) SOLDI (1) Soldi Internet (1) SOLIDARIETA' (6) Solimena (2) Solženicyn (1) Somerset Maugham (3) Sondaggi (1) Sorel (2) Soulages (1) Soulanges (2) Soutine (1) Spagna (1) Spagnoletto (4) Spaventa (1) Spinoza (2) Stampa (2) Steinbeck (1) Stendhal (1) Stevenson (4) Stilista (1) STORIA (68) Storia del Pensiero (81) Storia del teatro (1) Storia dell'arte (124) Storia della tecnica (24) Storia delle Religioni (48) Stubbs (1) Subleyras (2) Superstizione (1) Surrealismo (1) Swift (3) Tacca (1) Tacito (1) Taoismo (1) Tasca (1) Tasso (2) Tassoni (1) Ter Brugghen (2) Terapia naturale (18) Terracini (1) Thomas Mann (6) Tiepolo (4) Tina Modotti (1) Tintoretto (8) Tipografia (2) Tiziano (18) Togliatti (2) Toland (1) Tolstoj (2) Tomasi di Lampedusa (3) Toulouse-Lautrec (6) Tradizioni (1) Troyon (2) Tura (2) Turati (2) Turgenev (2) Turner (6) UDI (1) Ugrešić (1) Umanesimo (1) Umorismo (1) Ungaretti (3) Usi e Costumi (1) Valgimigli (2) Van Der Goes (3) Van der Weyden (4) Van Dyck (6) Van Eyck (8) Van Gogh (16) Van Honthors (2) Van Loo (2) Vangelo (3) Velàzquez (8) Veneziano (2) Verdura (1) Verga (10) Verismo (10) Verlaine (5) Vermeer (8) Vernet (1) Veronese (4) Verrocchio (2) VIAGGI (2) Viani (1) Vico (1) Video (13) Vigée­-Lebrun (2) VINI (3) Virgilio (3) Vittorini (2) Vivanti (1) Viviani (1) Vlaminck (1) Volta (2) Voltaire (3) Von Humboldt (1) Vouet (4) Vuillard (3) Warhol (1) Watson (1) Watteau (9) Wells (1) Wilde (2) Windsor (6) Winterhalter (1) Witz (2) Wright (1) X X X da fare (34) Zurbarán (3)