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| LA PASTORELLA (1881) Camille Pissarro (1830-1903) Museo d'Orsay Parigi XIX secolo Olio su tela cm. 81 x 64,5 |
Nel quadro è ritratta una pastorella, colta in un momento di riposo.
E' una delle prime volte in cui un'opera di Camille Pissarro la figura diviene protagonista della scena, relegando a puro sfondo naturalistico il paesaggio.
Sono l'uomo e le sue azioni ad interessare l'artista, come appare evidente in quest'opera che, a giudizio di molti critici, subisce l'influenza sia di Renoir che di Degas.
L'ascendenza di quest'ultimo si avverte soprattutto per quanto riguarda l'atteggiamento spontaneo della fanciulla, che ricorda i gesti naturali delle ballerine spiate dall'artista dietro le quinte.
La particolarità stilistica di quest'opera consiste nei giochi luminosi resi con tocchi minuti, densi e fitti di colore che, nonostante i colori non siano ancora usati puri, sembrano preannunziare la fase 'pointelliste', una tecnica, questa, ben calibrata dall'artista tanto da non cadere in leziosità, ma anzi facendo rivivere la fresca sensazione di riverbero dell'ombra boschiva.
Il dipinto, così maturo ed equilibrato, segna la ripresa dell'attività pittorica di Pissarro dopo un periodo di crisi.
Forse a superare la fase più critica gli giovarono l'incontro con Cézanne e la disponibilità mostrata nei suoi confronti dai giovani Gauguin e Guillalmin che si recavano a trovarlo.
E' una delle prime volte in cui un'opera di Camille Pissarro la figura diviene protagonista della scena, relegando a puro sfondo naturalistico il paesaggio.
Sono l'uomo e le sue azioni ad interessare l'artista, come appare evidente in quest'opera che, a giudizio di molti critici, subisce l'influenza sia di Renoir che di Degas.
L'ascendenza di quest'ultimo si avverte soprattutto per quanto riguarda l'atteggiamento spontaneo della fanciulla, che ricorda i gesti naturali delle ballerine spiate dall'artista dietro le quinte.
La particolarità stilistica di quest'opera consiste nei giochi luminosi resi con tocchi minuti, densi e fitti di colore che, nonostante i colori non siano ancora usati puri, sembrano preannunziare la fase 'pointelliste', una tecnica, questa, ben calibrata dall'artista tanto da non cadere in leziosità, ma anzi facendo rivivere la fresca sensazione di riverbero dell'ombra boschiva.
Il dipinto, così maturo ed equilibrato, segna la ripresa dell'attività pittorica di Pissarro dopo un periodo di crisi.
Forse a superare la fase più critica gli giovarono l'incontro con Cézanne e la disponibilità mostrata nei suoi confronti dai giovani Gauguin e Guillalmin che si recavano a trovarlo.
Il dipinto è firmato e datato in basso a sinistra "C. Pissarro 1881".
Con il titolo LA BERGÈRE, nel 1882, fu esposto alla sesta mostra degli Impressionisti.
Pare che già nel 1883 la tela si trovasse presso il mercante parigino Durand-Ruel, ma certamente fu esportata nel 1886: fino al 1889 si trovava in una ignota Collezione privata di New York; ritornata a Parigi in una data imprecisata, nel 1911 entrò nel Louvre con il legato del conte Isaac de Camondo che l'aveva acquistata il 16 febbraio 1910 presso Durand-Ruel.
Come tante altre opere impressioniste, il dipinto è stato esposto al Jeu de Paume fino al suo trasferimento nel 1986 al Museo d'Orsay.
Con il titolo LA BERGÈRE, nel 1882, fu esposto alla sesta mostra degli Impressionisti.
Pare che già nel 1883 la tela si trovasse presso il mercante parigino Durand-Ruel, ma certamente fu esportata nel 1886: fino al 1889 si trovava in una ignota Collezione privata di New York; ritornata a Parigi in una data imprecisata, nel 1911 entrò nel Louvre con il legato del conte Isaac de Camondo che l'aveva acquistata il 16 febbraio 1910 presso Durand-Ruel.
Come tante altre opere impressioniste, il dipinto è stato esposto al Jeu de Paume fino al suo trasferimento nel 1986 al Museo d'Orsay.
MODERNITÀ DI PISSARRO
In una lettera datata 18 settembre 1893, Camille Pissarro si prodigò di elargire consigli al figlio Lucien, anch'egli pittore, per meglio affrontare la carriera pittorica...
"Dipingere il carattere essenziale delle cose, cercare di renderle in qualsiasi modo senza preoccuparsi del mestiere. Dipingendo bisogna scegliere un soggetto, vedere che cosa c'è a sinistra che cosa c'è a destra, lavorare tutto simultaneamente.
Non fare pezzo a pezzo, fare tutto insieme, posando toni dappertutto, a tocchi di quel colore e di quel valore, osservando quello che c'è accanto. Bisogna lavorare a piccoli tocchi e cercare di fissare le percezioni con immediatezza. L'occhio non deve concentrarsi su un punto particolare, ma deve vedere tutto e contemporaneamente osservare i riflessi dei colori su ciò che li circonda".
"Dipingere il carattere essenziale delle cose, cercare di renderle in qualsiasi modo senza preoccuparsi del mestiere. Dipingendo bisogna scegliere un soggetto, vedere che cosa c'è a sinistra che cosa c'è a destra, lavorare tutto simultaneamente.
Non fare pezzo a pezzo, fare tutto insieme, posando toni dappertutto, a tocchi di quel colore e di quel valore, osservando quello che c'è accanto. Bisogna lavorare a piccoli tocchi e cercare di fissare le percezioni con immediatezza. L'occhio non deve concentrarsi su un punto particolare, ma deve vedere tutto e contemporaneamente osservare i riflessi dei colori su ciò che li circonda".
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