giovedì 30 ottobre 2008

GIOVANE SEDUTO (Young Man beside the Sea) - Hippolyte Flandrin

GIOVANE SEDUTO (1835 - 1836)
Hippolyte Flandrin (1809 - 1864)
Pittore francese
Museo del Louvre
Tela cm. 98 x 124
CLICCA IMMAGINE alta risoluzione
Piel 2500 x 1760 - Mb 2,03


Quest'opera, GIOVANE SEDUTO, eseguita da Hippolyte Flandrin come saggio annuale del suo soggiorno di studio romano, rientra nella produzione, tipicamente francese dell'Ottocento, in cui viene esaltata l'arte per se stessa.
In questo caso, infatti, trattandosi di una tela dipinta in studio, il soggetto non ha che scarsa rilevanza.
Secondo il famoso critico del tempo, Téophile Gautier, l'opera si deve considerare soltanto dal punto di vista estetico come "una posa nuova, una bella linea condotta da un corpo all'altro, una flessione del torso".
Nella figura di nudo l'artista ha infatti evidenziato l'interesse per la bellezza pura espressa nella posizione di profilo alla maniera di una medaglia o di un'incisione di un cammeo; l'attenzione per una policromia netta risalta con le linee esageratamente ricurve del corpo.
L'effetto d'insieme è quello di un altorilievo d'argilla, isolato nello spazio espresso mediante una costruzione fortemente geometrizzata.
L'intera immagine è infatti costruita su un triangolo equilatero iscritto in un cerchio e sul perfetto arco formato dal dorso del nudo.
Di particolare interesse è inoltre la presenza dei numerosi pentimenti visibili sulla traccia di contorno del corpo, testimonianza della tecnica rigorosa dell'artista.
L'opera di carattere completamente estetizzante ha avuto una particolare influenza sulla cultura francese dell'Ottocento per la sua forza di archetipo, direttamente colto dalla natura.

Eseguita tra il 1835 e il 1836, l'opera fu spedita da Roma a Parigi nel 1837 come saggio del quarto anno presso Villa Medici.
Nel 1857 venne acquistata dall'imperatore Napoleone III per 3000 franchi, esposta al Museo del Lussemburgo e successivamente trasferita al Louvre.
Una copia del dipinto, in formato ridotto e senza il paesaggio, si trova al Museo Bonnat a Bayohne.
La popolarità del nudo è inoltre attestata dalle numerose copie che artisti posteriori hanno realizzato.
Tra questi si può citare quella disegnata da Degas, eseguita nel 1855, e la scultura di Maillol intitolata LA NOTTE (1902).

Hippolyte Flandrin nasce a Lione nel 1809 dove inizia i suoi studi artistici che continuerà a Parigi nel 1829 presso l'atelier di Ingres.
Nel 1832 con l'opera TESEO RICONOSCIUTO DAL PADRE vince il gran premio di Roma e si reca a studiare a Villa Medici.
Ritornato a Parigi gli vengono affidate importanti decorazioni di carattere religioso.
Le maggiori si trovano nella cappella di Saint Jean nella chiesa di Saint Séverin a Parigi (1840 - 1841), nel transetto di Saint Germani de Prés (1842 - 1846), in Saint Vincent de Paul (1849 - 1853) e in Saint Paul a Nîmes (1847 - 1849).
Nel 1856 comincia la decorazione della navata di Saint-Germain-de-Prés.
Nonostante si possa definire un pittore di soggetti religiosi, l'artista ha eseguito numerosi ritratti, molti dei quali sono esposti al Louvre di Parigi.


QI GONG




QI GONG

L'arte della respirazione e del movimento che potenzia l'energia del corpo

Micheline Schwarze

Red Edizioni











Il Qi Gong (si pronuncia "tsci gong" e significa "esercizio del respiro"), è una terapia cinese che per molti secoli rimase un'arte segreta, custodita e praticata solamente dai monaci buddisti.
Secondo la medicina cinese il Qi è l'energia vitale che fluisce nel nostro corpo.
Attraverso appositi movimenti si può fortificare l'energia vitale, prevenire malattie o combattere problemi già presenti come il mal di testa oppure insonnia.
Il Qi Gong è una terapia d'aiuto per ridurre lo stress e ottenere maggiore tranquillità.
Se si conoscono a fondo le tecniche Qi Gong si può riuscire ad affrontare in modo positivo situazioni di forte stress eseguendo semplicemente determinati brevi respiri, ed essere in grado di prendere decisioni anche in momenti difficili.

Gli esercizi del Qi Gong si eseguono molto lentamente, quasi al rallentatore.
Inizialmente è consigliabile seguire lezioni tenute da un terapeuta esperto, poi continuare da soli dopo appena una quindicina di incontri.
Per ottenere risultati soddisfacenti è necessario un esercizio quotidiano.

Il Qi Gong apporta energia positiva a corpo, spirito e anima.
Esso stimola il cuore, l'irrorazione e la circolazione sanguigna, favorisce il metabolismo, fortifica le difese immunitarie e dona elasticità alle ossa, ai muscoli, ai tendini e alle articolazioni.
Gli esercizi apportano benefici anche alla psiche: donano tranquillità, rilassano e migliorano la capacità di concentrazione, la memoria e la creatività.

Studi scientifici hanno dimostrato l'efficacia di questa terapia che viene spesso consigliata da molti medici tradizionali, come il mio.


IL FLUSSO DEL QI NEL CORPO

L'energia vitale, il Qi, scorre nell'organismo attraverso una fitta rete di canali invisibili, chiamati meridiani.
A questi meridiani corrispondono sistemi energetici funzionali: fegato, cuore, milza, polmoni, reni, "il maestro del cuore" (= circolazione e sessualità), cistifellea, intestino tenue, stomaco, intestino crasso, vescica e "il triplice riscaldatore" (= il metabolismo).
Se il Qi fluisce correttamente l'uomo è protetto da malattie del corpo, dello spirito e dell'anima.
Le malattie sono infatti la conseguenza di un blocco del flusso di energia e gli esercizi mirano a ristabilire un regolare flusso del Qi.
Chi è esperto delle pratiche del Qi Gong riesce ad avvertire la piacevole sensazione di calore determinata dal nuovo fluire dell'energia rimasta precedentemente imprigionata in alcuni organi.


ESERCIZIO IN POSIZIONE ERETTA


Il seguente esercizio del Qi Gong serve a irrobustire il Qi.
Con un po' di concentrazione può essere eseguito anche da chi è alle prime armi...

Divaricate leggermente le gambe mantenendo i piedi in posizione parallela e lasciate "pendere" morbidamente le braccia.
Distribuite il peso uniformemente su tutti e due i piedi.
Muovete il bacino avanti e indietro fino ad avere una sensazione che la vertebra lombare sia perfettamente diritta.
Non curvatevi troppo.
Ora portate il mento verso l'esterno in modo da mantenere in leggera tensione i muscoli della nuca.
Disegnate, molto lentamente, un cerchio con le braccia come se voleste abbracciare qualcuno (...).
Mantenete le mani aperte a una distanza di circa 20 centimetri dal petto.
Muovetevi avanti e indietro per trovare la posizione più stabile possibile e, mantenendola, inspirate ed espirate profondamente.
Se siete principianti esercitatevi all'inizio per circa 30 secondi fino ad arrivare a 5 minuti.
Dopo molto esercizio sarete in grado di mantenere la posizione descritta per più tempo fino a raggiungere la mezz'ora.


LE SFERE DI QI GONG


Nei palmi delle mani sono presenti le terminazioni nervose degli organi più importanti.
Le sfere di Qi Gong sono in grado di stimolare le zone riflesse; in questo modo i nervi si calmano e l'organismo ritrova armonia e benessere.
Prendete le sfere in una mano e fatele roteare in senso orario aiutandovi con tutte le dita, poi ruotatele in senso antiorario.
Infine ripetete il procedimento con l'altra mano.


CONSIGLIO UTILE

Eseguite gli esercizi Qi Gong sempre alla stessa ora, perché essi diventino parte integrante della vostra giornata.
Per ottenere benefici è molto importante non iniziare mai il training se si è agitati o stressati: eseguite gli esercizi solo se siete completamente rilassati (più avanti nel tempo vi parlerò anche del training autogeno, tecnica dell'auto rilassamento).


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Efficace in caso di stress, problemi psichici, nervosismo, insonnia, mal di testa, tensioni, debolezza del sistema immunitario, problemi di pressione, disturbi digestivi e debolezza muscolare.

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domenica 26 ottobre 2008

VEDUTA DI FIRENZE DA BOBOLI (View of Florence from Boboli) - Jean Baptiste Camille Corot

   
VEDUTA DI FIRENZE DA BOBOLI (1835)
Jean Baptiste Camille Corot (1796 - 1875)
Pittore francese
Museo del Louvre di Parigi
XIX secolo
Tela cm. 73 x 51
CLICCA IMMAGINE per un'alta risoluzione
Pixel 2530 x 1780 - Mb 2,13


La veduta raffigura il suggestivo panorama fiorentino che si coglie dai giardini di Boboli, alle spalle di Palazzo Pitti.
Sull'ampio terrazzo due monaci sono immersi in una piacevole conversazione mentre un terzo si sta allontanando dalla scena.
Da lontano si intravedono le sagome di Palazzo della Signoria, del Duomo, delle chiese di Santa Croce, di San Lorenzo e della Badia Fiorentina.
Fa da sfondo ai due frati un imponente cipresso, albero questo tipico della campagna toscana.
La tela, di modeste dimensioni, è stata dipinta da Corot nel suo atelier parigino, riprendendo uno studio dal vero eseguito durante il suo secondo viaggio in Italia nel 1834.
Rispetto ai paesaggi dipinti negli anni del primo soggiorno italiano, in questa veduta di Firenze si avverte l'intenzione dell'artista di prestare maggiore attenzione alla natura; in tale direzione appare significativo il confronto fra questa veduta e LA VASCA DELL'ACCADEMIA DI FRANCIA A ROMA, dipinta intorno al 1826 che raffigura uno scorcio di panorama di Roma visto dal Pincio, al di là della fontana del giardino di Villa Medici.
Rispetto a questo dipinto, quello del Louvre presenta senz'altro una maggiore sensibilità atmosferica, una costruzione architettonica più sintetica ed essenziale, una minore attenzione per i particolari a favore di una più ampia prospettiva.

Jean Baptiste Corot dipingeva queste vedute per se stesso e rappresentavano la trasposizione su tela delle sue emozioni davanti ai paesaggi ; per lui rappresentavano un pezzo della sua vita, della sua intimità e per questo non furono mai ceduti al mercato d'arte, riservandone a visione solo agli amici più cari.

Alla sua morte Jean Baptiste Corot lasciò il piccolo dipinto (firmato in basso a destra) ai suoi amici Christian, Maurice e Robert e questi a loro volta nel 1926 lo donarono al Museo del Louvre, dove si trova ancora oggi ad incrementare la già cospicua collezione di dipinti dell'artista che il museo parigino possiede.



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IL PONTE DI MANTES (The Bridge of Mantes) - Jean Baptiste Camille Corot

  
     
IL PONTE DI MANTES (1868 circa)
Jean Baptiste Camille Corot (1796 - 1875)
Museo del Louvre di Parigi
Olio su tela cm 38,5 x 55,5
CLICCA IMMAGINE per un'alta risoluzione
Pixel 1790 x 2530 - Mb 2,43


IL PONTE DI MANTES, con la sua eccellente qualità, rappresenta il culmine della produzione di Corot, compresa tra il 1855 e il 1868.

E' il periodo durante il quale Jean Baptiste Corot si esprime soprattutto per contrasti, con forme limpide e cristalline, come volevano il gusto e la pratica d'atelier.
Accordando così tutti i colori della tela sul motivo del grigio argenteo, l'artista riuscì a raggiungere l'effetto di un pomeriggio piovigginoso; unica concessione è il rosso vivace del cappellino del pescatore sulla riva del fiume(ma in questo francobollo di foto non si riesce a distinguere).

Lo stesso stratagemma compare anche ne LA CATTEDRALE DI MANTES, dello stesso periodo (Musée Saint - Denis di Reims).

Dall'analisi del disegno emerge come Jean Baptiste Corot
Organizzi lo spazio in modo complesso, intrecciando un tessuto di verticali, diagonali e orizzontali: il ponte è visto in leggero scorcio, il bordo della riva ritaglia un angolo della tela, gli alberi svettano verso il cielo incrociando le altre linee.
Eppure al tempo stesso ci sembra di trovarci di fronte ad una scena immobile, perenne, immutabile, dove regna eterna quiete.

La tela, firmata COROT in basso a sinistra, è stata donata al Museo del Louvre di Parigi da Étienne Moreau - Nélaton.
La datazione può collocarsi presumibilmente tra il 1868 e il 1870, periodo in cui l'artista lavorò a Mantes-la-Jolie, una gradevole cittadina sulla riva della Senna, a sessanta chilometri a ovest di Parigi, dove l'artista eseguì numerose vedute.



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TAI CHI - Lo spirito di un'arte marziale




TAI CHI

Lo spirito di un'arte marziale

Paul Crompton

Xenia Edizioni








Il Tai Chi è una antica e tradizionale arte cinese del movimento, un'arte marziale che si è sviluppata più di 3.000 anni fa.
I movimenti sono effettuati molto lentamente e imitano le posizioni di un guerriero con la spada.
Con il passare degli anni il Tai Chi è diventato un sistema di esercizi apportatore di benessere, una sorta di contemplazione attraverso il movimento.
In Cina milioni di persone lo praticano ogni mattina, per prepararsi fisicamente e psicologicamente ad affrontare la giornata.
Quest'arte del movimento presuppone consapevolezza del proprio corpo, controllo dei muscoli e capacità di concentrazione e costituisce un training molto intenso per il corpo e lo spirito.
Gli esercizi del Tai Chi, inoltre, sono molto utili per aiutare a mantenere le articolazioni, i muscoli e gli organi interni in ottima forma.

Il Tai Chi comprende 24 esercizi base da svolgere attraverso 174 posizioni che si eseguono in sequenza.
Corsi di Tai Chi vengono effettuati in palestre e scuole di arti marziali; grazie a un regolare esercizio quotidiano la disciplina può essere appresa in pochi mesi.

Un motto cinese dice...
"Il Tai Chi rende malleabili come un bambino, forti come un taglialegna e tranquilli come un saggio".
I movimenti armonici di quest'arte equilibrano il corpo, anima e spirito; inoltre favoriscono l'irrorazione sanguigna, stabilizzano il sistema nervoso, facilitano la respirazione e fortificano le difese immunitarie.
Il Tai Chi, infine, irrobustisce i legamenti, rende le articolazioni più elastiche, conferisce calma, tranquillità e fiducia in se stessi.

Studi scientifico svolti in Cina hanno dimostrato che chi esegue ogni giorno le posizioni del Tai Chi vive più a lungo e, rispetto a chi non lo pratica, ha meno problemi cardiaci, maggiore mobilità nelle articolazioni ed è mentalmente più attivo.


ESERCIZIO BASE: PREPARAZIONE DELLA FORZA

PRIMO PASSO - In piedi, rilassati ed eretti, divaricate leggermente le gambe e distribuite equamente il peso sui piedi.
Mantenete la testa e la nuca ben diritte ma rilassate e fissate lo sguardo in un punto lontano davanti a voi.
Lasciate le braccia morbide lungo i fianchi.

SECONDO PASSO - Sollevate lentamente le braccia fino all'altezza delle spalle, senza muovere quest'ultime.
Tenete i gomiti rivolti verso l'esterno e i p0almi delle mani verso il basso.
Le mani sono all'altezza delle spalle.

TERZO PASSO
- Piegate leggermente le ginocchia e abbassate molto lentamente prima i gomiti e poi le braccia.
Mantenete le mani sempre parallele fra loro, con il palmo rivolto verso il basso, e scendete come foglie che cadono dall'albero.


POSIZIONE DELLA TESTA

La posizione della testa è molto importante.
Secondo le teorie del Tai Chi, una sua postura corretta permette al Qi, il flusso di energia vitale (di cui vi avevo parlato in una precedente opinione), di fluire regolarmente, mentre mantenete il capo in posizione scorretta provoca un irrigidimento dei muscoli della nuca e del collo, con conseguente mal di testa e disturbi di vario genere.
I libri classici del Tai Chi descrivono la posizione corretta che la testa dovrebbe mantenere: come appesa a un filo invisibile proveniente dal cielo e appoggiata leggermente sulla colonna vertebrale.


LA FILOSOFIA

L'uomo durante il processo di civilizzazione ha perso tante delle sue innate capacità di movimento.
Gli esercizi del Tai Chi si ispirano ai movimenti naturali degli animali.
Ciò si riflette nel nome di diverse posizioni di questa disciplina, come per esempio... "la gru bianca sbatte le lucenti ali" ...oppure... "la criniera del cavallo è mossa dal vento"...o ancora... "corsa della tigre verso la montagna".


CONSIGLIO UTILE

Praticate il Tai Chi all'aria aperta e nel verde, per "staccare " dalla vita quotidiana.
In Cina ci si esercita vicino a un albero per assorbire forza da esso.


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Efficace in caso di articolazioni rigide, debolezza muscolare e del tessuto connettivo, nervosismo, insonnia, mancanza di concentrazione, problemi circolatori, problemi metabolici; per aumentare la fiducia in se stessi e la propria forza interiore.

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DAMA VENEZIANA (Young Venetian Woman) - Albrecht Dürer

DAMA VENEZIANA
(1505)

Albrecht Dürer
(1471 - 1528)

Pittore tedesco

Kunsthistorisches Museum
Vienna

XVI secolo

Olio su tavola
cm. 32,5 x 24,5









Il ritratto è generalmente ritenuto il primo quadro eseguito da Albrecht Dürer durante il suo secondo soggiorno in Italia, che durò dal 1505 ai primi mesi del 1507.
Si tratta probabilmente di un dipinto non finito, come sembra provare l'esecuzione sommaria di alcuni particolari, quali il fiocco sulla spalla sinistra della veste.
E' un ritratto di grande intensità, in cui l'artista è riuscito a cogliere il carattere semplice e sereno della fanciulla.
Questa è stata identificata ora con una giovane milanese, ora con una donna veneziana.
Quale che sia le verità, è tuttavia certo che questo intenso e delicato ritratto è pienamente inserito nel clima della ritrattistica dell'Italia settentrionale del primo Cinquecento.
L'aria che vi si respira è la stessa della LAURA di Giorgione (Kunsthistorisches Museum di Vienna) o di molti ritratti milanesi di Leonardo e dei suoi seguaci lombardi.

L'opera, proveniente da una collezione lituana, è pervenuta al Kunsthistorisches Museum di Vienna nel 1923.
Oltre alla DAMA VENEZIANA il Museo viennese conserva molti altri dipinti di Albrecht Dürer, fra i quali voglio ricordare i più celebri...

L'ADORAZIONE DELLA TRINITA' (1511), noto anche col titolo di TUTTI I SANTI..., e la piccola MADONNA DELLA PERA (1512).


IL SECONDO VIAGGIO IN ITALIA DI DÜRER

Nel 1505 Albrecht Dürer tornò nuovamente in Italia, dove aveva già soggiornato negli anni giovanili, fra il 1494 e il 1495.
Egli non è più ormai il giovane pittore in cerca di nuovi stimoli per la sua formazione, assetato di cultura classica.
Albrecht Dürer è già un artista affermato, soprattutto per merito delle sue incisioni che avevano avuto larga diffusione in tutta l'Europa.
In Italia Dürer si fermò sicuramente a Padova e a Venezia, dove fu conteso da nobili, umanisti e letterati che lo consideravano un loro pari, e dove fu ricercato ed esaltato dalla colonia di tedeschi che risiedeva nella città lagunare.
Da Venezia Albrecht Dürer scrisse al caro amico Pirckeimer a Norimberga la celebre frase con cui lamentava la scarsa considerazione che godeva la figura dell'artista in Germania, in contrasto col rispetto e la dignità che l'uomo di cultura e di arte avevano in Italia...

"Quanto desidererò il sole, nel freddo: qui sono un gentiluomo, a casa sono un parassita".


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SAN GIOVANNI EVANGELISTA E SAN PIETRO (1524 circa) - Albrecht Dürer


ADAMO e EVA - Albrecht Dürer


AUTORITRATTO - Albrecht Dürer

AUTORITRATTO CON GUANTI (Self with gloves) - Albrecht Dürer

VEDUTA DI ARCO - Albrecht Dürer

ADORAZIONE DEI MAGI (1504) - Albrecht Dürer


sabato 25 ottobre 2008

AUTORITRATTO - Albrecht Dürer

  

AUTORITRATTO
(1500)

Albrecht Dürer
(1471 - 1528)

Pittore tedesco

Alte Pinakothek di Monaco

XVI secolo

Tavola cm. 67 x 49







Questo, che Dürer dipinse all'età di 28 anni, è il più famoso dei suoi autoritratti e unico nel suo genere.
Confrontandolo con quello realizzato due anni prima, che si trova al Prado di Madrid, si nota la sua posizione singolare.
Nel quadro di Madrid Albrecht Dürer appare come un giovane del suo tempo, consapevole e cosmopolita, vestito alla moda con nobile eleganza; dalla raffigurazione traspare l'orgogliosa espressione di consapevolezza del proprio ceto sociale di artista dell'epoca.
Al contrario se si guarda l'autoritratto di Monaco, si nota subito che Albrecht Dürer non voleva dare un'immagine realistica di sé, ma trasmettere un messaggio particolare, una confessione artistica.
Il pittore appare in una rigida postura frontale con la testa dai lunghi capelli inscritta in un triangolo equilatero.
I lineamenti sono idealizzati; un'armonia, un equilibrio e una simmetria quasi perfetti dominano l'immagine.
Tutto questo dona al quadro un carattere ieratico, un effetto sacrale; infatti la struttura geometrica della composizione veniva usata nel tardo Medioevo solo per le raffigurazioni di Cristo.
Albrecht Dürer si effigia allora intenzionalmente come Cristo, e ciò è confermato dalla posizione della mano sinistra che accenna ad un gesto benedicente, simile a quello del SALVATOR MUNDI.
L'atto dell'artista non va inteso come una superba volontà di paragonarsi a Gesù Cristo, bensì all'IMITATIO CHRISTI, suggerita dalla chiesa protestante.
L'arte aveva per Dürer un profondo significato religioso: la forza creativa del pittore era una forza data da Dio e lo metteva misticamente alla pari con il Creatore.

Ci sono diverse fonti scritte, fra il 1577 e il 1791, che testimoniano che il dipinto si trovava in quell'arco di tempo nel Municipio di Norimberga.
Si racconta che, intorno al 1800, il quadro sia stato consegnato dal consiglio della città al pittore A.W. Küfner per copiarlo, e che quest'ultimo avrebbe spaccato la tavola in due facendo la copia sull'altra parte.
Alla fine, si dice, che abbia consegnato la copia al consiglio e abbia venduto l'originale.
Ma approfondite indagini sull'autoritratto di Dürer e sulle tre copie esistenti non hanno confermato questa ipotesi.
Sicuro è solo che il quadro fu venduto dal consiglio di Norimberga alla città di Monaco nel 1805.


DÜRER, UN PRECURSORE

"Del Medioevo ha la fede, la forza confusa, il simbolismo oscuro e ricco, del Rinascimento l'inquietudine, il senso delle infinite prospettive che si aprono di fonte a spiriti superiori, la volontà instancabile di sapere [...]. E' una specie di Cristo Sapiente che cerca la salvezza del mondo nello studio accanito dei suoi vari aspetti" (Elie Faure, STORIA DELL'ARTE, volume III).

Dopo quattro secoli la sua opera sembra ancora realizzare nel modo più completo il misticismo, le aspirazioni ideali dell'anima tedesca.
I suoi contemporanei l'avevano capito ed egli ebbe tra le sue amicizie quelle di Lutero, il fondatore del Protestantesimo, e con Melanchton, che di lui, come uomo, scrisse...

"Il minor merito di Albrecht Dürer è il suo talento di artista".

Era anche molto legato a Raffaello il quale, sulle pareti del suo studio, conservava le riproduzioni dei dipintii più famosi di Albrecht Dürer.



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ADORAZIONE DEI MAGI (1504) - Albrecht Dürer


giovedì 23 ottobre 2008

SHIATSU - Guida pratica al massaggio






IL LIBRO DELLO SHIATSU
Guida pratica al massaggio









GUIDA PRATICA AL MASSAGGIO

Letteralmente il termine significa "pressione delle dita" e indica una delle arti terapeutiche tradizionali giapponesi.
E' una forma di manipolazione fisica basata quasi esclusivamente su pressione e stiramenti molto diffusa in Giappone, dove viene utilizzata nel trattamento di diversi disturbi, per esempio stress, mal di testa, tensioni o problemi mestruali.
Questo tipo di terapia, come l'agopuntura, ha lo scopo di equilibrare il flusso energetico lungo i meridiani; per fare ciò il terapeuta usa i palmi delle mani, le dita, i pollici, le nocche, i gomiti, le ginocchia e perfino i piedi per massaggiare precisi punti del corpo, i TSUBO (nome giapponese dei punti dell'agopuntura).
I trattamenti di Shiatsu sono in grado di liberare il flusso di energia vitale "Ki", rimasto bloccato e causa di disturbi, permettendogli di fluire nuovamente in tutto il corpo.

TRATTAMENTO - Un bravo terapeuta di Shiatsu è in grado di attivare oltre 100 "tsubo" lungo i meridiani.
Egli preme, lavora, batte con movimenti rotatori le parti del corpo da trattare.
Lo Shiatsu è indicato per l'automassaggio, per quello del partner oppure di bebè e bambini.
Ogni punto viene stimolato per 15 - 30 secondi e la seduta dura circa 30 - 60 minuti.

AZIONE - Lo Shiatsu distende i muscoli, scioglie le tensioni, e lenisce il dolore.
Inoltre, è in grado di stimolare la circolazione del sangue e della linfa e il metabolismo.
Il trattamento è particolarmente indicato in caso di stanchezza, mancanza di concentrazione, ansia, nervosismo e debolezza generale.

LA MEDICINA TRADIZIONALE - Studi scientifici hanno dimostrato che lo Shiatsu aumenta le difese immunitarie del corpo ed è un buon rimedio in caso di problemi di origine nervosa, come disturbi del sonno o attacchi di depressione.
Nelle cliniche giapponesi questa terapia è largamente diffusa, mentre in Occidente è ancora poco conosciuta.


EQUILIBRIO TRA KYO E JITSU

Lo Shiatsu è in grado di determinare se in particolari parti del corpo vi è una mancanza d'energia (=Kyo) oppure ve ne è in eccesso (=Jitsu).
Le zone Kyo ricevono poca energia e vanno quindi stimolate e "riempite".
Nelle zone Jitsu c'è invece troppa energia e devono essere calmate e "svuotate".

CARATTERISTICHE DI KYO - Vuoto, cavo, morbido, profondo, freddo.
Malattie croniche, mancanza di movimento, stanchezza e mancanza di forze.

CARATTERISTICHE DI JITSU - Pieno, duro, riempito, caldo, solido.
Malattie e dolore acuto, movimento, ristagno, protezione, reazione, eccesso di forze.


TECNICHE UTILIZZATE DALLO SHIATSU

TECNICA DI SFIORAMENTO
- Stimola la pelle e rilassa.

TECNICA D'IMPASTAMENTO (Kenbiki) - Ha lo scopo di distendere i muscoli e favorire l'irrorazione sanguigna delle varie parti del corpo.

TECNICA DI PERCUSSIONE - Ha lo scopo di stimolare e rinforzare il sistema nervoso e irrobustire gli organi.

TECNICA DI STIRAMENTO - Ha lo scopo di distendere e rilassare tendini, legamenti e muscoli.

TECNICA DI SCOTIMENTO E DONDOLAMENTO - Ha lo scopo di favorire la circolazione del sangue e della linfa e calmare il sistema nervoso.

TECNICA DEL POLLICE - Le parti del corpo vengono massaggiate tramite lievi pressioni esercitate con la punta del pollice.

TECNICA DEL BASTONCINO - Si tratta di un massaggio molto intenso che ha lo scopo di stimolare i punti lungo i meridiani con l'aiuto di un bastoncino di legno di rosa.


L'IMPORTANZA DI ESSERE SANI

Secondo la filosofia asiatica in ogni essere umano sono presenti due forze opposte , lo Yin e lo Yang (per esempio uomo-donna..., chiaro-scuro..., buono-cattivo).
Se esse non sono in armonia, il "Ki" non fluisce liberamente e si possono formare blocchi energetici che si manifestano prima in disturbi per poi trasformarsi in malattie.
Lo Shiatsu scioglie tali blocchi.


ATTENZIONE

Per rafforzare la vostra energia strofinate le mani prima del trattamento.


CONSIGLIO UTILE

Lo Shiatsu può attenuare o stimolare determinate funzioni corporee.
Un massaggio in senso orario le attenua, mentre in senso antiorario le stimola.

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martedì 21 ottobre 2008

Il RATTO DELLE FIGLIE DI LEUCIPPO (The Rape of the Daughters of Leucippus) - Pieter Paul Rubens


Il RATTO DELLE FIGLIE DI LEUCIPPO (1617 circa)
Pieter Paul Rubens (1577 - 1640)
Pittore fiammingo
Alte Pinakothek di Monaco
Olio su tela cm. 222 x 209




La scena illustrata narra la storia dei Dioscuri, figli di Zeus, nati dall'uovo di Leda, che rapiscono le figlie di Leucippo.
Non sono rappresentate le ancelle ed i guerrieri presenti all'evento, infatti Rubens si concentra esclusivamente sui personaggi principali, ad esclusione dell'amorino che trova appiglio nella briglia del cavallo.
Castore, a cavallo, solleva Ilaria, mentre Polluce trascina Febe che oppone resistenza.

Il gruppo è serrato in un viluppo vorticoso, tanto che i corpi confondendosi creano un forte contrasto fra la pelle arsa dei Dioscuri e quella diafana delle fanciulle nude.
La violenza della stretta degli uomini è stemperata dai teneri sguardi rivolti alle loro vittime.
Anche i cavalli, impennandosi, sembrano partecipare attivamente all'animata scena.

Mediante gli atteggiamenti e le forzate torsioni, Rubens mette in risalto i corpi opulenti e sensuali delle donne che sembrano trarre origine dalla scultura antica: la scelta trova risposta nel trattato SULLA IMITAZIONE DELLA STATUE ANTICHE dove l'artista suggerisce ai pittori di trarre esempio dagli antichi scultori, sostituendo alla pietra la carne viva.

Il dipinto è molto vicino anche cronologicamente alla SCONFITTA DI SENNACHERIB, sempre nella Pinacoteca di Monaco, dove Rubens ripropone in maniera più spettacolare il motivo del gruppo aggrovigliato, agitato, sfruttando stavolta il tema della battaglia.



Non si conosce né la storia né il nome del committente di questo dipinto, considerato concordemente autografo dalla critica e databile intorno al 1617.
Il quadro passò all'Alte Pinakothek di Monaco nel 1806 dove dello stesso artista sono...

- LA STRAGE DEGLI INNOCENTI
- L'INCORONAZIONE DELLA VIRTU'
- SCENA PASTORALE
- DUE SATIRI
- IL SILENO UBRIACO



SENZA ALCUNA ESITAZIONE


La tecnica di Pieter Paul Rubens è sempre stata molto spregiudicata per la straordinaria rapidità dell'uso del pennello e la sicurezza di esecuzione, tanto che nel 1672 Pietro Bollori scrisse...

"Si mantenne si unito e risoluto che sembrano le sue figure in un corso di pennello..."

Grande ammiratore di Rubens fu un altro maestro di pittura, Vincent Van Gogh, che in una lettera al fratello Theo del gennaio 1886, sosteneva...

"E' estremamente interessante studiare Rubens, per l'apparente semplicità della sua tecnica e soprattutto perché dipinge e disegna con così poco, con mano così veloce e senza alcuna esitazione...".




APOLLO E DAFNE - Giambattista Tiepolo

  
APOLLO E DAFNE (1743-1744)
Giambattista Tiepolo (1696-1770)
Museo del Louvre a Parigi
Tela cm 96 x 79 (Particolare)


L'opera raffigura in primo piano Apollo che rincorre Dafne la quale, pur di sfuggirgli, si tramuta in albero, metamorfosi che comincia dalle mani.
La sua folle corsa pare voglia risolversi in una caduta, evitata da un amorino pronto a sorreggerla.
Le due figure sono bloccate dal vecchio in primo piano, appoggiato a un recipiente di rame e con in mano un lungo remo che indica la sua professione di traghettatore.

La composizione è costruita con grande razionalità, nonostante la voglia di Tiepolo di narrare il fatto con passionale enfasi.
Gli sguardi smarriti dei due giovani evocano stupore e incredulità per quello che sta loro accadendo, ed è possibile leggere chiaramente il lieve senso di melanconia che avvolge la storia.
I colori sono limpidi, come ad esempio l'abbagliante ocra del drappo attorno ai fianchi di Dafne che riflette la luce proveniente da una non ben identificata fonte.
I chiaroscuri vengono usati sapientemente, andando a incidere con determinazione sui corpi dei protagonisti.

Il dipinto appartiene al periodo della maturità artistica di Tiepolo, compreso fra il 1740 e il 1750.
E' il tempo durante il quale l'artista è maggiormente impegnato nelle grandi decorazioni pittoriche, illustrando con grande serenità temi desunti dall'antico.
La predilezione per una pittura dai contenuti più colti si deve all'influenza che il letterato Algarotti, dilettante pittore e "conoscitore di varie maniere" ebbe sul Tiepolo.
Questo dipinto si rivela come esemplare della reinterpretazione cella poetica mitologica da parte di Tiepolo, che in questa tela si rivela come il miglior cantore dell'antico del suo tempo.


Nonostante i dubbi della critica, APOLLO E DAFNE, databile intorno al 1743 - 1744, è stata dichiarata autografa dallo studioso Morassi.
Il dipinto è stato replicato in una incisione eseguita dallo Zocchi nel 1786, quando si trovava nella collezione dei marchesi Gerini a Firenze.
Attualmente il quadro è conservato nel Museo del Louvre, a Parigi


LA RICCHEZZA DEL SUO GENIO

P.J. Mariette nel suo Abecedario, edito intorno al 1774, parla del Tiepolo in questi termini...

"Non aveva che sedici anni e si esercitava già nel disegno.
Creava fin da allora composizioni in cui brillava la ricchezza del suo genio; ma è vero che questa eccessiva facilità ha nociuto alla correttezza e che gli si può rimproverare di aver trascurato doti abbandonandosi troppo alla foga della propria immaginazione...
Il suo colorito è falso, per quanto seducente.
Non seppe fare teste graziose.
Ecco i difetti che sono messi in evidenza dalle qualità d'un genio ricco e fecondo...".


VEDI ANCHE . . .



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X X X

I SALTIMBANCHI (The acrobats) - Pablo Picasso

        

I SALTIMBANCHI
(1905)

Pablo Picasso
(1881 - 1973)

Pittore spagnolo

National Gallery
of Art di Washington

XX secolo

Periodo rosa

Tela cm. 213 x 229,5





Nella primavera del 1905 Picasso realizza molti bozzetti e disegni sul tema dei personaggi del circo (acrobati, clown, giocolieri).
Questi studi si concretizzano in due grandi composizioni: LA FAMIGLIA DI ACROBATI ... e I SALTIMBANCHI

Il poeta Rainer Maria Rilke rimase così affascinato dai SALTIMBANCHI di Picasso da chiedere, nel 1918, al proprietario della tela, Hert von Kolnig di Monaco, di consentirgli di vivere nella stanza dove era custodita l'opera.
In effetti questa è una delle tele meglio riuscite del periodo artistico conosciuto col nome di ''periodo rosa'', o più precisamente di quel ciclo di opere che affrontano il tema del circo.
In un quadro precedente, L'ATTORE, si preannuncia una svolta nell'itinerario pittorico di Pablo Picasso; dopo aver abbandonato le tonalità monocrome, fatte di blu grigiastri e cupi, l'artista utilizza un tratto fine, elegante, di maniera, con tonalità grigie o rosa.
Questo periodo esprime una visione più ottimistica del mondo, che si oppone alla precedente ("periodo blu") più cuopa e nostalgica, sul tema dei diseredati.
Il cambiamento è ancora più profondo e include nuovi aspetti: i contorni duri lasciano il posto ad una linea incisiva, ma modulata, una ricerca di plasticità nel disegno che denota un interesse per Degas.
I personaggi del circo si staccano da uno spazio profondo, deserto, quasi irreale; a sinistra sono raggruppati cinque personaggi; a destra, isolata, una figura di donna isolata, in posizione avanzata rispetto agli altri e ciò crea un'atmosfera di attesa, di indecisione, che domina tutta la scena.
Il senso di inquietudine è rafforzato dal precario equilibrio dell'insieme della composizione.
Dietro ai sei personaggi, che sono frutto di studi particolari e approfonditi, un alto orizzonte lascia poco spazio all'azzurro del cielo.
I SALTIMBANCHI, capolavoro frutto delle ricerche intraprese dall'artista in questi anni, misura più di sei metri quadrati ed è uno dei più grandi quadri dipinti da Pablo Picasso.


ALCUNE NOTE SU PABLO PICASSO


Pablo Picasso è nato a Malaga, in Andalusia, nel 1881; a quattordici anni si iscrive alla Accademia di Belle arti.
Nel 1904 è a Parigi, dove incontra Apollinaire e, due anni dopo, Matisse.
Le opere iniziali, conosciute come "periodo blu", risalgono al 1901 e sono caratterizzate dal tono monocromatico.
Segue, a partire dal 1905, il "periodo rosa", che si concluderà alla fine dell'anno seguente.
La problematica posta da Cézanne circa i rapporti tra lo spazio, l'oggetto e la scultura africana, porta l'artista ad interpretare un processo di studio della decomposizione della forma attraverso la semplificazione dei piani volumetrici.
Tale ricerca figurativa culminerà nel quadro DEMOISELLES D'AVIGNON del 1907.
Nello stesso anno avviene l'incontro con Braque, con il quale l'artista intraprenderà l'avventura cubista.
Dopo aver attraversato la fase analitica, nella quale abolisce la linea curva e tutti gli effetti dinamici, Picasso perviene negli anni tra il 1914 e il 1915 al cubismo sintetico.
Intorno al 1930 si avvicina al SURREALISMO e, dopo alcuni anni, inizierà gli studi preparatori di GUERNICA, che dipingerà nel 1937.
La COLOMBA DELLA PACE e LA GUERRA E LA PACE, del 1952, sono testimonianze dell'impegno politico dell'artista in questo periodo.
Pablo Picasso muore a Mougins nel 1973.

VEDI ANCHE...

Vita e opere di PABLO PICASSO

LES DEMOISELLES D'AVIGNON

GUERNICA - Pablo Picasso


LE BAGNANTI

IL FLAUTO DI PAN - Pablo Picasso


VIOLINO (1912) - Pablo Picasso



domenica 19 ottobre 2008

PRANOTERAPIA



PRANOTERAPIA

Un'interpretazione scientifica e una guida sicura all'uso di questa risorsa terapeutica
Giovanni Iannuzzo
Editore - Red studio redazionale
Collana - L'altra medicina
Anno 2002
Pag. 160
Prezzo Euro 13,50

NB - Nota tratta da libro
"Un libro per chi vuole saperne di più, per chi ne è attratto ma intimorito, per chi pensa che nel combattere la sofferenza debbano essere utilizzate tutte le risorse disponibili. Un'interpretazione scientifica e una guida sicura all'uso di questa risorsa terapeutica".


Metodo di guarigione antichissimo, la pranoterapia è praticata attraverso l'uso e l'imposizione delle mani sulle regioni anatomiche da curare.
Quest'antica terapia, del tutto naturale, non usufruisce di medicinali o di altri elementi estranei all'uomo, ma sfrutta il grosso potenziale energetico del pranoterapeuta, il quale, conoscendo il metodo di trasmissione dell'energia e attingendo ad antiche conoscenze, trasferisce parte del suo quoziente energetico sulla zona del corpo del paziente priva di energia e quindi malata o dolorante.
L'essenza di questa terapia è costituita da onde elettromagnetiche nell'ambito delle quali una componente è di tipo biolelettrico.
Ogni essere umano, in diversa misura, è dotato di tali componenti, perciò la pranoterapia lavora mediante un campo naturale di cui l'uomo è previamente dotato.

La pranoterapia agisce sull'aura della persona malata, equilibrandola in caso di squilibri ed eccessi e reintegrandola dove manca completamente.
Il risultato finale corrisponde a quello della medicina tradizionale, ma con la differenza che la pranoterapia rispetta l'integrità del corpo.


DIAGNOSI - L'energia vitale del guaritore entra nel corpo dell'assistito e ne ristabilisce l'equilibrio.
Nell'organismo umano agiscono due energie diverse, una positiva e una negativa.
Quando, in qualche punto, c'è uno scompenso, insorge la malattia.
Con la pranoterapia viene ristabilito questo equilibrio: l'energia vitale, assorbita dall'organismo, colma le carenze e livella le eccedenze.
Qualsiasi individuo sano può, in teoria, donare un po' della propria energia bioradiante.
In pratica solo pochi terapeuti lo sanno davvero fare.

Ogni applicazione di pranoterapia ha la durata di mezz'ora circa; essa può essere ripetuta, secondo la necessità, una o più volte alla settimana.
Questo tempo è sufficiente per ristabilire l'equilibrio compromesso dalla malattia e, in breve, il paziente stesso imparerà a mantenerlo.

La pranoterapia non viene accettata dalla medicina tradizionale sia perché viene vista come una pratica che ha scarsi collegamenti con il concetto moderno di medicina, sia perché non esistono studi validi che ne dimostrano l'efficacia e sia perché in questo mondo esistono tanti ciarlatani.


IL PRANOTERAPEUTA

Il pranoterapeuta serio si riconosce dall'anticamera del suo studio.
Niente diplomi appesi al muro, piuttosto foto fatte senza obiettivo in alta frequenza.
Osservando queste foto troverete che la persona fotografata è circondata da un alone luminoso (definito con il termine "aura").
Ricordo che ogni essere vivente e non ... è composto di energia; per convincervene potete provare a fare una fotografia ad un sasso rimasto al esposto al sole e vedrete intorno ad esso formarsi l''aura'.
Il fatto che il pranoterapeuta lavori su di voi completamente vestiti è un punto a favore della sua serietà, e quando reputa che la guarigione in voi è avvenuta non continuerà la terapia, con il solo scopo di guadagnare sulle vostre paure e i vostri dolori.
(Un mio amico, operaio, pratica la pranoterapia senza voler in cambio nulla di nulla... se non la buona amicizia).


ENERGIA BIORADIANTE

La cura con l'energia bioradiante può funzionare contro molte malattie.
La prima azione del prana è di ristabilire l'equilibrio nervoso e disintossicare l'organismo.
Moltissime malattie hanno infatti un'indubbia origine nervosa e psicosomatica e quindi, per prima cosa, il prana cura il sistema nervoso.
La pranoterapia, da sola o combinata con altre terapie, offre buone possibilità di guarigione.
Con il prana sono guariti casi giudicati disperati dalla medicina ufficiale.
Il grado di efficacia della cura e la velocità della guarigione dipendono da diversi fattori...

- Dallo stato della malattia: più il male è radicato, più lunga sarà la cura.
- Dall'età del paziente: sui bambini l'energia bioradiante agisce più in fretta che sugli anziani i quali, oltre alla malattia specifica per la quale vengono curati, presentano spesso uno stato di debilitazione generale.
- Dalla sintonia tra assistito e guaritore.
- Ogni guaritore trova individui che assorbono energia bioradiante con più rapidità di altri.
- Questo dipende, appunto, dal rapporto che si stabilisce fra di loro.
- Su alcuni si possono ottenere, fin dalla prima seduta, risultati che sembrano miracolosi.
- Per altri invece possono essere necessarie diverse applicazioni, prima di riscontrare risultati concreti.


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CONSIGLIO

Quando dovete andare dal pranoterapeuta, cercate di non avere lo stomaco troppo pieno e di mangiare cibi leggeri.
Se possibile, digiunate durante la giornata.

La pranoterapia è efficace in caso di situazioni dolorose, intolleranza ai farmaci, malattie funzionali, paure e ansie.


IL FLAUTO DI PAN (The pipes of pan) - Pablo Picasso


IL FLAUTO DI PAN (1923)
Pablo Picasso(1881 - 1973)
Musée National Picasso -Parigi
Olio su tela cm. 205 x 174

Nella complessa vicenda di Picasso IL FLAUTO DI PAN può definirsi un'opera "pompeiana", maniera inaugurata dall'artista verso il 1920 con TRE DONNE ALLA FONTE.

Quando nel 1917 l'artista si recò in Italia, rimase particolarmente affascinato dalla bellezza degli affreschi di Pompei.
I ricordi della tecnica e della maniera pompeiana riaffiorarono nella memoria di Pablo Picasso, nelle opere realizzate al suo ritorno a Parigi.

In questo dipinto l'artista recuperò un'antica leggenda: si narra che la ninfa Siringa, per sfuggire alle brame del dio Pan, si trasformò in canne palustri.
Pan, affascinato dal suono delle canne, le tagliò per farne un flauto, che porta il nome della ninfa.

Le due figure, nella densità dei volumi, mostrano un equilibrio classico filtrato dall'arte dell'antica Grecia.
I corpi dei due giovani costruiscono una poderosa monumentalità, dove il volume piuttosto compatto si chiude nella propria massa.

Pablo Picasso realizzò quest'opera durante un periodo in cui, oltre al fascino dell'arte antica, recuperò alcuni elementi dei suoi periodi Blu e Rosa.
D'altra parte, nel corso della sua attività, egli fece continui salti nelle sue esperienze passate.

Pablo Picasso realizzò IL FLAUTO DI PAN nell'estate del 1923, durante il soggiorno a Cap d'Antibes.
Testimonianza degli interessi di quel periodo, oltre ad altri dipinti vicino allo stile di quest'opera, come per esempio IDILLIO, è un carnet di studi e schizzi.
Come la maggior parte delle opere dell'artista, il quadro è conservato al Musée National Picasso di Parigi.

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sabato 18 ottobre 2008

NATURA MORTA CON UVA E PEPERONI (Still Life with Grapes and peppers) - Giorgio De Chirico

NATURA MORTA CON UVA E PEPERONI (1923 - 1924)
Giorgio De Chirico (1888 - 1978)
Galleria d'Arte Moderna di Firenze
Tela cm. 60 x 79


Quest'opera appartiene al cosiddetto "periodo romantico", vissuto dall'artista tra Firenze, da lui considerata città metafisica per eccellenza, e Roma, dal 1922 al 1924; un nuovo periodo di ricerca che si apre dopo la collaborazione alla rivista VALORI PLASTICI.
Giorgio De Chirico si riavvicina a Böcklin per la tecnica (l'artista svizzero era infatti esperto di pittura a tempera) e per l'iconografia di "città", "personaggi antichi" e "nature morte", dove lo stile tradisce anche un'influenza dell'arte di Courbet.
In uno scritto del 1942 De Chirico chiarisce le sue idee sulla natura morta...

"La natura morta ha nella lingua tedesca e inglese un altro nome, molto più bello e molto più giusto.
Questo nome è... STILL LEBEN ... e STILL LIFE, "vita silenziosa".

E' infatti un quadro che rappresenta la vita silenziosa degli oggetti e delle cose, una vita calma, senza rumori e senza movimenti, un'esistenza che si esprime per mezzo del volume, della forma, della plasticità.
In realtà gli oggetti, la frutta, le foglie sono immobili, ma potrebbero essere mossi dalla mano umana o dal vento.
Le nature morte rappresentano le cose che non sono vive, nel senso degli uomini, degli animali e delle piante: queste cose stanno sulla terra, questa terra che respira intensamente la vita, piena di rumori e di movimento[...].
Una natura morta contiene tutta una geografia, tutto un mondo ridotto come nei dizionari".

NATURA MORTA CON UVA E PEPERONI è stato acquistato dalla Galleria d'Arte Moderna di Firenze, durante la personale dell'artista tenutasi in quella città nel 1932 a Palazzo Ferroni.


Giorgio De Chirico è un pittore e scrittore italiano, nato a Volos in Grecia nel 1888 dove il padre, ingegnere costruttore delle ferrovie, si trovava per lavoro.
Rimarrà segnato per tutta la vita dalla cultura classica e dall'atmosfera della Grecia.
I suoi studi, iniziati ad Atene, proseguono all'Accademia di Belle Arti di Monaco, dove De Chirico rimane influenzato dagli artisti e dagli scrittori romantici di fine secolo, che cercano di tradurre simbolicamente nelle loro opere il senso della morte e dell'aldilà.
Nel 1908 si trasferisce a Firenze.
Due anni dopo è a Parigi, al Salone degli Indipendenti i suoi lavori sono stati già notati da Picasso e da Apollinaire; di quest'ultimo eseguirà un ritratto in cui lo rappresenta, profeticamente, con la fronte ferita da una pallottola (come in effetti accadde in guerra dieci anni dopo).
La sua pittura è inizialmente caratterizzata dal tema dell'assenza.
I suoi paesaggi sono vuoti, le piazze deserte, immensi simulacri prospettici abitati da spettri.
In un periodo successivo la sua opera si popola di una umanità di manichini, di robot ciechi e sordi, di oggetti insoliti asserviti ad una incombente fatalità: la guerra.
Nel 1915 è a Ferrara, dove soffre di una grave depressione.
Continuando la propria ricerca, definisce la "pittura metafisica" che cerca di strappare alle cose, al loro silenzio, alla loro inerzia qualche segreto soprannaturale.
A partire dal 1930 egli vive fra Parigi e l'Italia; nel 1944 si stabilisce definitivamente a Roma.
Dopo aver riscoperto la pittura del Rinascimento italiano, vive un periodo neo-classico, durante il quale dipinge fiori, nature morte, cavalli al galoppo e autoritratti di eccellente fattura.
Muore a Roma nel 1978.


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