Salvador Dalì (1904-1989)
Museum of Modern Art New York
Olio su tela cm. 24 x 33
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Pixel 1780 x 2540 - Mb 2,07
Firmata *Salvador Dalì 1931*, la tela fu dipinta da Dalì secondo la sua personale interpretazione dei principi dell’estetica surrealista.
Egli rappresentava oggetti reali componendoli in modo da dare luogo a visioni che, pur fantastiche, assumevano la coinvolgente credibilità dei nostri sogni più vividi fino a divenire surreali.
In questo quadro, in un paesaggio deserto, si delineano presenze inattese sottratte alla realtà della vita quotidiana e deformate dallo sguardo delirante di un sogno.
E’ uno spazio senz’aria, senza nessuna definizione che ci consenta di classificarlo come un ambiente preciso fra i tanti che conosciamo.
Sembra una spiaggia, con una ripida ed alta scogliera lambita dal mare, un mare di un azzurro limpido e terso come in una fredda giornata invernale.
Da sinistra si affaccia un parallelepipedo sul quale sorge un albero secco sul cui unico ramo sta appeso un quadrante di orologio molle, come sul punto di sciogliersi per effetto di un grande calore.
Ce ne sono altri due quasi identici: uno che scivola dal bordo del parallelepipedo ed un altro abbandonato su uno strano oggetto grigio, dalle cui pieghe crescono inspiegabilmente lunghe e folte ciglia come se fosse un occhio di un uomo addormentato, secondo un’idea già proposta da Dalì ne IL GRANDE MASTURBATORE del 1929.
Un unico orologio, forse perché ancora chiuso nel suo coperchio dorato, non ha subito il processo di fusione degli altri e tuttavia, in luogo delle consuete cesellature, è un cumulo di formiche brulicanti a decorarlo.
Questi orologi molli rappresentano l’aspetto psicologico del tempo, il cui trascorrere, calcolabile scientificamente in modo univoco, assume connotazioni e velocità diverse nella percezione umana.
L’orologio che si scioglie, non può misurare il corso del nostro tempo, perché esso varia secondo la psiche e gli attimi della vita di ciascuno di noi. Il rapido o lento passare dei minuti, delle ore e dei giorni, è determinato dallo stato d’animo col quale affrontiamo le situazioni che viviamo.
Il tempo scorre lento, provocando sensazioni di noia, quando la realtà è malvagia o non cattura la nostra attenzione, passa invece fulmineo se siamo impegnati in attività così piacevoli da farci desiderare che non finiscano mai.
Nelle sue riflessioni sull’arte, Leonardo da Vinci racconta di come spesso si fermasse ad osservare le macchie di umidità sui muri, rintracciandovi forme reali e traendo da esse lo spunto figurativo per le immagini che poi disegnava o dipingeva.
Ad un’analoga situazione, ma con fine totalmente diverso, si rifaceva Salvador Dalì, per dare luogo a quelle fantasie allucinatorie che, secondo i suoi racconti, lo coinvolsero fin dalla giovinezza.
Il pittore catalano descriveva con tali parole la propria sensazione… :
- Sul soffitto della mia sordida scuola, grandi macchie scure di umidità mi suggerivano alla mia immaginazione delle nuvole, poi immagini più concrete, dotate di personalità. Improvvisamente ritrovavo queste immagini del giorno precedente e perfezionavo le allucinazioni.
In questo quadro, in un paesaggio deserto, si delineano presenze inattese sottratte alla realtà della vita quotidiana e deformate dallo sguardo delirante di un sogno.
E’ uno spazio senz’aria, senza nessuna definizione che ci consenta di classificarlo come un ambiente preciso fra i tanti che conosciamo.
Sembra una spiaggia, con una ripida ed alta scogliera lambita dal mare, un mare di un azzurro limpido e terso come in una fredda giornata invernale.
Da sinistra si affaccia un parallelepipedo sul quale sorge un albero secco sul cui unico ramo sta appeso un quadrante di orologio molle, come sul punto di sciogliersi per effetto di un grande calore.
Ce ne sono altri due quasi identici: uno che scivola dal bordo del parallelepipedo ed un altro abbandonato su uno strano oggetto grigio, dalle cui pieghe crescono inspiegabilmente lunghe e folte ciglia come se fosse un occhio di un uomo addormentato, secondo un’idea già proposta da Dalì ne IL GRANDE MASTURBATORE del 1929.
Un unico orologio, forse perché ancora chiuso nel suo coperchio dorato, non ha subito il processo di fusione degli altri e tuttavia, in luogo delle consuete cesellature, è un cumulo di formiche brulicanti a decorarlo.
Questi orologi molli rappresentano l’aspetto psicologico del tempo, il cui trascorrere, calcolabile scientificamente in modo univoco, assume connotazioni e velocità diverse nella percezione umana.
L’orologio che si scioglie, non può misurare il corso del nostro tempo, perché esso varia secondo la psiche e gli attimi della vita di ciascuno di noi. Il rapido o lento passare dei minuti, delle ore e dei giorni, è determinato dallo stato d’animo col quale affrontiamo le situazioni che viviamo.
Il tempo scorre lento, provocando sensazioni di noia, quando la realtà è malvagia o non cattura la nostra attenzione, passa invece fulmineo se siamo impegnati in attività così piacevoli da farci desiderare che non finiscano mai.
Nelle sue riflessioni sull’arte, Leonardo da Vinci racconta di come spesso si fermasse ad osservare le macchie di umidità sui muri, rintracciandovi forme reali e traendo da esse lo spunto figurativo per le immagini che poi disegnava o dipingeva.
Ad un’analoga situazione, ma con fine totalmente diverso, si rifaceva Salvador Dalì, per dare luogo a quelle fantasie allucinatorie che, secondo i suoi racconti, lo coinvolsero fin dalla giovinezza.
Il pittore catalano descriveva con tali parole la propria sensazione… :
- Sul soffitto della mia sordida scuola, grandi macchie scure di umidità mi suggerivano alla mia immaginazione delle nuvole, poi immagini più concrete, dotate di personalità. Improvvisamente ritrovavo queste immagini del giorno precedente e perfezionavo le allucinazioni.
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