venerdì 25 gennaio 2008

LE FOND DE L'HERMITAGE, PONTOISE - Camille Pissarro

  

 LE FOND DE L’HERMITAGE
PONTOISE (1879)
Camille Pissarro (1830-1903)
Pittore francese
Museum of Art – Cleveland
Olio su tela cm. 126 x 163

Firmato e datato in basso a destra “: Pissarro 1879), sembra che questo quadro sia stato esposto alla quarta mostra degli Impressionisti che si tenne nel 1879. Venduta dalla famiglia Pissarro il 17 dicembre del 1913 a Bernheim Jeune per 20 franchi, l’opera, dopo vari passaggi di proprietà, nel 1951 è stata acquistata dal Museum of Art di Cleveland.
LE FOND DE L’HERMITAGE, PONTOISE è una delle più grandi tele dipinte da Pissarro. Essa riassume il percorso artistico condotto dall’artista nell’ultimo decennio e nello stesso tempo introduce un fare più dettagliato, che caratterizza alcune opere degli ultimi anni del 1870. 
Rispetto ad altri dipinti che sviluppavano il motivo del sottobosco questo si distingue per la scelta di una scala più ampia. Tutto il gioco luminoso della superficie delle foglie risulta notevolmente esaltato da questa soluzione ingrandita. Gli effetti provocati dal fogliame che lascia passare la luce solo in parte erano oggetto di studio anche da parte di Monet, mentre la sintesi con cui l’artista tratta i tronchi degli alberi ricorda in parte il procedimento adottato da Cézanne. Sia Pissarro che Cézanne cercano di ridurre la forma degli oggetti in blocchi, in zone di colore che, prese a solo, possono sembrare astratte, invece acquistano valore in relazione alle altre forme. Del resto nel periodo che va dal 1870 al 1880 i due artisti furono in continuo contatto: entrambi si dedicarono allo studio della pittura di Courbet lavorando insieme a Pontoise e a Auvers sur Oise, mentre cercavano di sviluppare le premesse date da Manet e Monet, intuendone la meta. Certamente Cézanne giunse a conclusioni più assolute ciò provocò in Pissarro una caduta di stile che possiamo avvertire in opere come questa e n quelle coeve la presenza al centro del quadro di una capretta evoca la serie dei celebri dipinti di Courbet che avevano per soggetto i cervi nel bosco. 
Uno di questi RIFUGIO CON CAPRIOLI AL RUSCELLO DI PLAISIR-FONTAINE, conservato al Louvre, mostra una struttura compositiva tutto simile a questo quadro.

Nato il 10 luglio 1830 a Saint Thomas, una piccola isola delle Antille, Camille Pissarro fu mandato dai genitori a studiare arte in Francia. Grazie alla prima Esposizione Universale del 1835 l’artista conobbe l’opera di Corot, determinante nella sua prima produzione artistica. Durante gli anni di studio presso l’Accademia Svizzera si recò a dipingere la campagna nei dintorni di Parigi e strinse amicizia con Cézanne e Monet. Rifiutate le sue opere dalla giuria del Salon del 1863, Pissarro organizzò insieme a Manet, Jongkind, Guillaumin e Cézanne il primo “Salon des Refusés”.
Nonostante si definisse egli stesso “allievo di Corot”, dal 1866 Pissarro si accostò sempre con maggior interesse al realismo di Courbet e aderì ai principi del gruppo impressionista. Egli partecipò a otto esposizioni del gruppo adoperandosi affinché ne fossero ammessi anche Cézanne, nel 1874, e Gauguin nel 1879. Affascinato dalle teorie di Seraut, Pissarro dipinse la sua prima pittura divisionista nel 1885, ma la nuova fase pittorica non piacque alla critica e segnò una battuta d’arresto del suo successo.
A seguito di questi fatti tutta la famiglia fu coinvolta in una grave risi finanziaria. E’ un periodo sfortunato per Pissarro che oltretutto a causa di una grave malattia agli occhi fu costretto a dipingere in studio. Abbandonato lo stile divisionista, Pissarro si dedicò all’attività più redditizia di incisore e tipografo. Egli espose con successo presso la Galleria Boussod et Valadon dove conobbe Theo Van Gogh che gli chiese di ospitare per qualche tempo il fratello Vincent, ospitalità rifiutata da Julie Pissarro timorosa di avere uno “squilibrato” in casa. 
Nel 1891, dopo anni di lunga amicizia, Pissarro, che non approvava l’improvvisa virata dell’amico verso il simbolismo, rompe i rapporti con Gauguin. 
Raggiunto il successo, Pissarro morì il 13 novembre 1903.

IL CULTO DELLA CROCE (The cult of the Cross)


Ben prima dell’era cristiana, in qualche caso anzi migliaia di anni prima, noi troviamo la croce, nelle sue diverse figurazioni, usata come simbolo religioso presso i popoli più disparati.
Sotto l’aspetto reso tristemente famoso dalla barbarie nazista, della CROCE GAMMATA, l’incontriamo in un gran numero di paesi d’oriente e d’occidente, dall’India al Messico, dal Giappone alla Scozia e all’Irlanda. Ma anche nella forma divenuta tradizionale con il cristianesimo, o con leggere varianti, non è raro vederla raffigurata nel culto religioso, presso i greci e presso i popoli nordici, presso i fenici e presso varie popolazioni dell’America centrale.
Si racconta in proposito che i primi successori di Colombo, stupiti della presenza di questo simbolo nelle Americhe, e convinti ancora di essere sbarcati sulle coste estreme dell’India, arrivarono alla conclusione che quelle regioni erano state visitate prima di loro dal leggendario apostolo San Tommaso, “patrono delle Indie”! Così lavora la fantasia degli uomini sul terreno del mito religioso.

SIMBOLO DEL SOLE ?

Quale è l’origine di questo simbolo che tanta parte occupa ancor oggi nella mente di milioni di uomini? E’ giusto, a me sembra, porre il problema a questo punto della storia delle religioni, a cavallo tra lo studio dell’antica religione greca e i cosiddetti “culti di salvezza”, dai misteri dionisiaci al cristianesimo. (nel tempo approfondirò questa parte).
Tutta una scuola di studiosi vede nella raffigurazione della croce, soprattutto sotto la forma più antica della croce gammata o SVASTICA, nient’altro che un simbolo solare, con l’indicazione elementare e grossolana dei raggi; e che a un determinato momento dello sviluppo dell’umanità la croce abbia avuto questo significato non lo si può mettere in dubbio. Lo scettro di Apollo, vecchio dio solare dei greci, aveva la forma di croce; lo stesso dicasi per il martello di Thor, presso i popoli nordici, e per il simbolo della divinità caldeo-babilonese Anu. Presso gli egiziani, la croce aveva anzi acquistato il carattere di simbolo dell’immortalità, il cui concetto era strettamente legato a quello del sole, che eternamente muore ed eternamente rinasce.
Ma si tratta sempre di un’associazione di simboli che richiedono una spiegazione ideologica, intellettualistica. Le prime esperienze degli uomini, invece, risalendo attraverso i secoli, appaiono ben più profondamente legate alla vita reale, pggettiva, ai motivi fondamentali dell’esistenza, e in primo luogo alla scoperta e all’uso degli strumenti di lavoro, che hanno reso possibile il passaggio dallo stato selvaggio e animalesco a forme più evolute di vita associata. Ciascuno può immaginare, ad esempio, che cosa deve aver rappresentato, per lo sviluppo della società, la scoperta di strumenti come la bipenne (ascia a due tagli): ebbene, tutti questi utensili, e innumerevoli altri, hanno finito col diventare simboli religiosi presso i popoli più svariati, senza che ci sia alcun bisogno di pensare alla derivazione da un unico centro, all’imitazione da un paese all’altro. E soltanto più tardi, quando si era perduto il senso del collegamento tra un determinato simbolo e la vita reale, tra il simbolo e l’oggetto concreto, soltanto allora è intervenuta l’interpretazione ideologia, intellettualistica, che ha finito poi col prevalere.
Siamo qui di fronte a quel processo di alienazione della realtà che la dottrina del materialismo dialettico ha spiegato con scrupolosa esattezza scientifica, riportando le idee dal cielo dell’astrazione alla realtà dell’esperienza umana.

IL MITO DELLA RUOTA

Ora, per quel che concerne la croce, il collegamento originario antichissimo, secondo gli studiosi più moderni di storia delle religioni, non va visto come il sole, ma con la raffigurazione grafica della RUOTA. Anche la scoperta della ruota, come è facile immaginarlo, ha segnato una tappa importante nello sviluppo della società; essa costituiva una piccola rivoluzione nel campo dei trasporti, cosi come era stato per la leva nel campo della tecnica delle costruzioni. La rozza ruota primitiva, con quattro assi trasversali a forma di croce, è passata come simbolo della vita concreta all’astrazione religiosa, a testimonianza del cammino che gli uomini stavano percorrendo sul terreno dello sviluppo tecnico. Ma le idee, una volta nate dalla realtà materiale dell’esistenza, si staccano poi dalla matrice che ha dato loro origine e vivono di una vita indipendente, sviluppandosi fuori della realtà, come ideologie, per l’appunto, e non più come fatti. Su questa strada è facile seguire allora l’evoluzione del simbolo della ruota sino a rappresentazione del sole, grande ruota raggiata del cielo, promessa di luce, di forza e di immortalità.
Come si vede – ed è questo il punto che occorre qui mettere in maggior rilievo - non c’è il minimo collegamento tra il culto della croce e le vecchie religioni che hanno usato lo stesso simbolo, per millenni, lontane le une dalle altre, separate da interi continenti, in Asia come in America e in Europa. La fantasia dei teologi ha tessuto un velo di poetiche bugie su questa pretesa rassomiglianza, sino a vedere nei culti remotissimi della croce una specie di anticipazione mistica della religione cristiana. Ma le vie della teologia non sono evidentemente quelle della scienza.
Il culto cristiano della CROCE ha tutt’altre origini, pur essendo esso pure legato ad esperienze concrete, alla dura realtà del supplizio della crocifissione. Quello che si può subito affermare, prima ancora di passare ad uno studio più particolareggiato della leggenda cristiana, è che mai una religione basata su questa tragica fine del suo fondatore avrebbe potuto valicare i limiti della sua terra di origine, la Palestina, (e svilupparsi in un culto di salvezza per i più svariati popoli dell’antico mondo mediterraneo), se milioni e milioni di oppressi e di schiavi non avessero visto nella morte sulla croce della mitica figura di Gesù qualcosa di più di un semplice simbolo religioso.

LA CROCE: PATIBOLO PER GLI SCHIAVI

Da secoli, la crocifissione, crudele forma di supplizio immaginata forse dai Fenici e adottata da molti popoli dell’antichità, era diventata il simbolo della sconfitta dello schiavo ribelle e degli insorti contro il giogo romano. In origine si era trattato di un semplice palo, al quale veniva inchiodato (più raramente impalato) il criminale, quando non c’erano alberi disponibili. Più tardi, un’asse trasversale, fissato in due o tre posizioni diverse, aveva finito col dare al palo la forma approssimativa della croce. I romani consideravano questa forma di morte così crudele ed ignobile, che escludevano potesse mai venire applicata nei confronti di un libero cittadino, anche nei casi più gravi di tradimento. Ma ne facevano invece larghissimo uso, come testimoniano gli storici dell’antichità, per reprimere le rivolte degli schiavi e in generale di coloro che insorgevano contro il loro giogo, nei paesi sottoposti al loro dominio.
I 6.000 schiavi fatti prigionieri dai romani, dopo la sconfitta della rivolta di SPARTACO, un secolo prima della comparsa del cristianesimo in Palestina, e lasciati morire crocefissi lungo la via Appia, dalle porte della città sino quasi a Capua, a poca distanza l’uno dall’altro, ci aiutano a comprendere gli aspetti fondamentali delle origini cristiane ben più di tutte le considerazioni dei teologi sul “mistero” della croce.


VEDI ANCHE . . .




LA RELIGIONE NELL'ANTICA GRECIA



BATTESIMO DI CRISTO (The Baptism of Christ) - Piero della Francesca



BATTESIMO DI CRISTO (1445 circa)
PIERO DELLA FRANCESCA (1420 – 1492)
National Gallery di Londra
Tavola cm. 167 x 116,2
CLICCA IMMAGINE per un'alta risoluzione
Pixel 2560 x 1760 - Mb 2,36


La composizione rappresenta al centro Cristo, pronto ad immergersi nelle acque del Giordano, accanto a San Giovanni che lo battezza in presenza della colomba, simbolo dello Spirito Santo; un esile alberello separa la scena principale dal gruppo di tre angeli che uniti da un rapporto effettivo assistono all’evento. E’ possibile che la sua unione sia da leggere come la rappresentazione della concordia, che forse allude al Concilio del 1439 che sancì la riappacificazione fra chiesa d’Oriente (impersonata dai tre personaggi abbigliati con vestiti orientali che popolano il paesaggio in fondo a destra) e chiesa d’Occidente.
Questa chiave di lettura è suggerita dal fatto che i committenti dell’opera furono i monaci camaldolesi di Borgo San Sepolcro, forse voluta dal defunto abate generale Ambrogio Traversari che appunto aveva partecipato al Concilio.

Nonostante il rigore geometrico e la calcolata collocazione delle figure nello spazio, in una staticità quasi metafisica, la scena è avvolta da un forte sentimento cristiano, accentuato dalla limpidezza della luce, in sintonia con le prime opere di Piero ancora fortemente influenzate da Domenico Veneziano e dalla cosiddetta “Pittura di luce” che domina la scena artistica fiorentina tra il 1440 e il 1450.
Questi elementi inducono a pensare che si tratti di un lavoro eseguito dall’artista intorno al 1145.

La tavola era in origine la parte centrale di una pala d’altare, collocata sull’altare di San Giovanni Battista nella Badia di San Sepolcro. I laterali e la predella, oggi al Museo Civico del paese aretino, sono opera di Matteo di Giovanni, aggiunti probabilmente intorno al 1465.
Entrata nel circuito del mercato antiquario, la celebre opera fu acquistata nel 1861 dalla National Gallery di Londra, dove si trova ancor oggi.

Ancora oggi non è nota la data di nascita di PIERO DELLA FRANCESCA, nato a borgo San Sepolcro in provincia di Arezzo intorno al 1420.
Dovette trasferirsi abbastanza presto a Firenze, testimoniato come aiuto di Domenico Veneziano nei perduti affreschi della chiesa di Sant’Egidio. Nel 1451 è a Rimini al servizio di Pandolfo Sigismondo Malatesta, che ritrasse nel Tempio Malatestiano costruito appositamente per lui da Leon Battista Alberti (questo ritratto lo presenterò più avanti nel tempo).
Nel 1452 è documentato ad Arezzo, impegnato a completare gli affreschi della chiesa di San Francesco con le storie della Vera Croce, lasciati incompiuti dalla morte di Bicci di Lorenzo. La buona riuscita della decorazione regalò a Piero la fama e successo.
La sua presenza è testimoniata in diverse corti rinascimentali, ma purtroppo molti dei suoi lavori oggi sono perduti; sappiamo per certo che intorno agli anni ’70 era attivo presso la corte di Federico da Montefeltro a Urbino, periodo durante il quale dovette eseguire i ritratti del duca e della moglie Battista Sforza, ambedue agli uffizi, prototipo del ritratto rinascimentale, che introducono nell’arte italiana elementi naturalistici squisitamente fiamminghi.
Alla sua amicizia con il teorico Luca Pacioli e alla progressiva perdita della vista deve legfarsi la stesura di Piero di due trattati: DE PROSPECTIVA PINGENDI e QUINQUE CORPORIBUS REGULARIBUS.
PIERO DELLA FRANCESCA morì nella sua città natale il 12 ottobre 1492, lo stesso giorno Cristoforo Colombo metteva piede nel nuovo continente.

GRANDI SPERANZE (Great expectations) - Charles Dickens

Philip, Pirrip detto Pip, il protagonista di “Grandi speranze” (1860-61), è un orfano che vive con la bisbetica sorella e suo marito, il fabbro Joe Gargery, un tipico “buono” dickensiano.
E’ solo un bambino quando, imbattutosi in un forzato evaso, gli procura cibo e una lima. L’evaso viene subito ripreso ma senza che Pip, che ha agito un po’ per paura e un po’ per pietà, ne sia compromesso. Qualche anno dopo l’adolescente Pip viene a beneficiare di una rendita da parte di una persona che vuole mantenere l’incognito e può così, lasciato ilo villaggio dove sarebbe diventato fabbro come suo cognato, trasferirsi a Londra, istruirsi e prepararsi alla vita del gentiluomo. Pip è convinto che la benefattrice misteriosa sia Miss Havisham, presso la quale vive come figlia adottiva Estella, una bellissima e altera ragazza di cui Pip s’è innamorato. Facendolo ricco, come già Estella, Pip spera che la vecchia dama li abbia destinati l’uno all’altra. Ma la semifolle Miss Havisham, che vive reclusa da quando fu abbandonata dal fidanzato alla vigilia delle nozze, persegue un altro scopo…, Estella la vendicherà spezzando il cuore degli uomini che l’ameranno.
Ora Pip, tutto preso dalle sue “grandi speranze”, si vergogna del suo umile passato, dell’ottimo Joe e di Biddy, un’amica d’infanzia.
Un giorno si presenta all’abitazione di Pip uno sconosciuto… è Magwitch, il forzato che tanti anni prima Pip aveva aiutato. E’ lui il misterioso benefattore. Ha fatto fortuna oltremare ed è venuto a vedere di persona la sua creatura, colui che col suo denaro potrà diventare un uomo agiato e rispettabile senza doversi sporcare le mani e la fedina penale.
Grande è la delusione di Pip scoprendo l’origine equivoca della sua fortuna. Ma Magwitch corre un gravissimo pericolo. Condannato all’esilio perpetuo, se dovesse essere preso sul suolo inglese finirebbe impiccato. Sul suo capo pende una taglia e c’è già chi è sulle sue tracce. Pip, che superata la repulsione comincia a provare per Magwitch affetto e pietà, cerca di farlo espatriare. Il tentativo non riesce, Magwitch finisce in prigione, dove la morte lo coglie precedendo la mano del boia. Pip gli è stato vicino come un figlio fino all’ultimo.
Le grandi speranze di Pip sono definitivamente crollate. Si ammala ed è assistito amorosamente dal ritrovato Joe. Guarito, , ritorna al villaggio dove assiste alle nozze del cognato, rimasto vedovo, con Biddy. Intanto l’orgogliosa Estella (che pure cela un segreto inconfessabile… è figlia di un’assassina e di Magwitch) ha sposato lo sgradevole, sinistro Bentley Drummle, e Miss Havisham è morta in un incendio.
Dopo un’assenza all’estero di undici anni, Pip ritrova Estella…, il suo matrimonio è stato un fallimento e il marito è morto. Entrambi sono passati attraverso prove frustranti e dolorose che li hanno temprati, e ora possono finalmente comprendersi. L’amicizia che Pip e Estella si dichiarano nelle ultime righe del romanzo non esclude la possibilità di un prossimo matrimonio.
“Grandi speranze” sembra operare una sorta di capovolgimento rispetto a Davide Copperfield (la recensione del quale proporrò più in là nel tempo). E non tanto per il fatto che David è un gentiluomo che cade in basso mentre Pip è un proletario fortunosamente sbalzato nelle classi alte (entrambi alla fine ritornano alla situazione originaria). E’ proprio la morale virtuosa e ottimistica del Copperfield che viene rinnegata e sovvertita. Il rango e il denaro, e la stessa bellezza, sono figli del delitto. Per contro, il galeotto Magwitch, un poveraccio che ha cominciato a rubare per fame e poi arrivato alla delinquenza da un ex gentiluomo che se l’è cavata scaricando tutta la colpa su Magwitch e che ora gli dà la caccia per intascare la taglia, è un uomo generoso, capace di riconoscenza e disposto a rischiare la forca per riabbracciare il figlio adottivo.
Insieme alle “grandi speranze” di Pip e Estella falliscono i sogni di rivincita e di vendetta di Magwitch e Miss Havisham. Il primo pensa di risolvere tutto col denaro e s’illude che la generosità sia automaticamente ripagata con la riconoscenza. Miss Havisham, istillando nella sua pupilla la superbia e l’odio, ne farà una vendicatrice del suo sesso oltraggiato ma una vittima.
Contro la morale della borghesia trionfante, che si riassumeva nella formula per cui la ricchezza e successo sarebbero il premio della virtù, gli amari paradossi di Dickens…, il denaro è figlio del delitto, il delinquente è una vittima, la fortuna corrompe…, sono altrettanti violentissimi colpi e danno la misura della radicalità del suo rifiuto dell’ideologia vittoriana.


VEDI ANCHE . . .


SULL'IMMORTALITA' DELL'ANIMA - Pietro Pomponazzi




L’IMMORATALITA’ E’ NELLE OPERE

Da Socrate in poi, il tema della morte e della sopravvivenza oltremondana dell’anima è uno dei temi su cui il pensiero filosofico e religioso dell’Occidente si è esercitato con maggior passione.
Non c’è da meravigliarsi. Se l’uomo, infatti, può essere definito l’"animale" che trasforma in problema il dato di fatto della propria esistenza, è ben naturale che egli faccia oggetto di meditazione il problema di vivere e il proprio morire, il proprio essere nel mondo e il proprio eventuale ed ipotetico "persistere" al di fuori e al di là di esso.
Nel mito della sopravvivenza di una parte di noi stessi, della parte più sottile e più nobile, si è espressa l’aspirazione dell’uomo a non perdere sé stesso, a conservare la propria personalità anche al di là di quel punto-limite per l’individuo che si chiama morte.
Le concezioni dei primitivi e degli antichi intorno alla natura dell’anima hanno condotto quasi universalmente a ritenere che, separata dal corpo, essa continui la propria esistenza in una impalpabile vita d’oltretomba. Ma l’immortalità dell’anima fu dapprima ritenuta privilegio di un numero assai limitato di uomini, particolarmente eminenti per nascita, potenza o doti che in qualche modo li assomigliasse agli dei, e solo più tardi venne, per così dire, "democratizzata", considerata cioè prerogativa di tutti gli uomini. Il Cristianesimo non aggiunge in proposito una parola particolarmente originale… mentre però nell’oltretomba greco-romano, nell’Ade di cui ci parlano Omero e Virgilio, la vita delle ombre viene immaginata come scialba, triste, incolore rispetto alla corposa concretezza della vita terrena, per il Cristianesimo è la vita ultra-terrena la vita autentica e il vero traguardo dell’uomo.
Lo sviluppo del pensiero critico ha però revocato in dubbio e man mano distrutto, oppure confinato nel campo della sola fede, le credenze intorno alla sopravvivenza dell’anima. L’idea dell’esistenza in ogni persona di un principio sostanziale, incorporeo, indistruttibile, capace di autonomia, è stata via via smantellata e confutata. Vale anzi, la pena di osservare che, nella storia del pensiero, la lotta sostenuta contro le concezioni spiritualistiche dalle dottrine che negavano la sussistenza "a sé" dell’anima, ha sempre o quasi sempre avuto un sottinteso progressivo anche sul piano politico e sociale. Se non altro, perché nelle dottrine finivano col compendiare e saldamente tenere nella vita presente tutti quei valori che invece le altre trasferivano nel preteso al di là.
Carattere spiccatamente progressivo ha avuto per esempio la memorabile polemica sostenuta da Pietro Pomponazzi, un intelligente aristotelico del ‘500 contro il dogmatismo spiritualista rappresentato da due suoi contemporanei : Agostino Nifo e il cardinal Contarini.

Nel suo celebre scritto SULL’IMMORTALITA’ DELL’ANIMA, pubblicato a Bologna nel 1516 e che accese dispute accanitissime per oltre un secolo, il Pomponazzi respingeva l’idea della sopravvivenza individuale dopo la morte, negando all’intelletto (all’anima) il carattere di sostanza compiuta e autosufficiente e affermando invece che, per il suo funzionamento, esso dipende necessariamente dal corpo.
Né - sosteneva poi il Pomponazzi sul piano morale - negando un’altra vita oltre questa si rendono vane le esigenze della giustizia che vogliono premiati i buoni e puniti i malvagi, perché premio essenziale della virtù è la virtù stessa - che rende l’uomo felice, - mentre il vizio è pena a sé medesimo.
Oggi, l’esistenza in ogni persona di un’anima che, spogliata dall’involucro corporeo continuerà a sussistere per proprio conto, è sostenuta, sul terreno filosofico (giacché qui non si vuole investire il terreno della fede), quasi soltanto dalla anacronistica e rinsecchita schiera dei neoscolastici. Risulta infatti impossibile pensare alla sussistenza a sé di una personalità e coscienza umana, scissa, divelta dall’ambiente naturale e sociale in cui soltanto ha senso e consistenza. Se si toglie l’uomo dalla sua concreta matrice biologica e culturale, dalla sua vita nella natura e nella società, che cosa ci rimane se non un inafferrabile fantasma?
Ma la palese infondatezza della concezione tradizionale dell’immortalità dell’anima annulla senza residui il problema? Più chiaramente… può darsi una nuova intuizione dell’immortalità dell’uomo, non più di sapore teologico e trascendente, ma laico invece e immanentistico e conforme così all’indirizzo e alla vocazione dei tempi moderni? Prima di rispondere a tale domanda trovo opportuno spuntare qualche altra considerazione…
L’esistenzialismo - in specie quello tedesco - ha spesso rimproverato all’uomo comune, all’uomo immerso nella "banalità quotidiana", confuso nella folla anonima, preso e stordito nel flusso delle occupazioni e delle vicende giornaliere, di evitare il pensiero della morte, di distrarsi e di rendersi irresponsabile e contumace di fronte ad esso. L’esistenzialismo rimprovera pure l’annullamento del problema mediante giochi intellettualistici, come quello famoso del filosofo greco Epicuro il quale diceva… "la morte non è nulla di interessante per noi, perché quando noi siamo vivi la morte non c’è; quando la morte c’è non ci siamo noi".
Orbene, senza entrare a discutere se e quanto di valido ci possa essere in queste preoccupazioni esistenzialistiche, è un fatto che la "meditatio mortis", la considerazione della morte, intanto ha un senso e un valore in quanto si risolva in un più attivo e consapevole esercizio di vita. Altrimenti essa si riduce - proprio come in certo esistenzialismo - ad una decadentistica fissazione del nulla, ad uno "sguardo sul vuoto" tra apatico e disperato, che è segno e testimonianza della crisi, anzi dello sfacelo morale di un’epoca.
Ma come può la "meditatio mortis" tradursi in un più attivo e consapevole esercizio di vita? O, in altri termini… senza abbandonarsi ad una irriflessa fuga dinnanzi all’idea della morte e senza tentare di eluderla con il sofisma epicureo, come impostare questo pressante problema morale in modo da non giungere a conclusioni negative, ma da attingere, al contrario, maggiori energie su un piano di intraprendenza e di operosità mondana?
La considerazione della morte può valere da premessa e da stimolo ad una vita più operosamente vissuta, quando essa significhi serena consapevolezza, virile accettazione della nostra finitezza nel tempo. L’uomo singolo, allora, che si sa irrimediabilmente finito, che sa di non poter godere di una immortalità soprannaturale, sarà spinto a cercare e a guadagnarsi l’unica immortalità - concreta, storica, terrena - cui l’uomo può legittimamente aspirare. Egli si proietterà, oltre i limiti della sua esistenza empirica, non in un "sopramondo" ma nella storia e farà tutto ciò che è in suo potere perché rimanga viva la memoria di lui.
Questa immortalità, non teologica e non trascendente (per tornare al discorso di prima), interpretata da un punto di vista laico e immanentista, si fonda tutta sulla impronta che noi lasciamo e che, nonostante tutto, non va cancellata o dispersa.
Noi sopravviviamo anzitutto, umili e grandi, nella "eredità di affetti" che viene raccolta e custodita da chi ci fu più vicino. L’uomo mortale… di lui non vi è sopravvivenza ultraterrena, ma - come canta Foscolo nei SEPOLCRI…

…"non vive ei forse sotterra,

quando gli sarà muta l’armonia del giorno,

se può destarla con soavi cure nella mente dei suoi?"..

E soprattutto noi perpetuiamo noi stessi nel contributo che portiamo all’opera comune dell’umanità, la quale resta e procede anche se l’individuo singolo se ne và. Tanto meglio se il contributo è grande, ma anche un contributo modesto non corre il rischio di andare perduto.
L’immortalità di cui parlo qui è gratuita, non deriva dal fatto che nel nostro petto avrebbe sede una mistica scintilla divina…, è un’immortalità relativa, non nell’individuo ma nelle sue opere, e dell’individuo solo in quanto si è realizzato nelle opere. Si dirà che questa è un’immortalità per modo di dire, e che non appaga, non soddisfa gran che. Può darsi. Ma questa insoddisfazione nasce per lo più in coscienze fiacche ed egoistiche. Per coscienze più robuste invece, il pensiero che noi sopravviviamo nelle nostre opere e che esse, a cui il nostro nome è legato, andranno a nutrire l’opera dei nostri successori arricchendo sempre più il patrimonio umano, è fonte di orgoglio e di entusiasmo.
"All’uomo mortale che vuole assicurarsi che l’avvenire serberà il ricordo almeno delle persone - ha scritto Benedetto Croce con una frase che possiamo senz’altro fare nostra - si dovrà rispondere : se queste vissero ed operarono, sono esaltate nelle opere stesse, nella individualità-universalità delle opere".








DON CHISCIOTTE DELLA MANCIA (Don Quixote of La Mancha) - Miguel de Cervantes

MIGUEL CERVANTES DE SAAVEDRA occupa un posto importante nella tradizione letteraria europea. Nato ad Alcalà de Henares nel 1547, ebbe vita assai tribolata. Fu in Italia, al servizio del cardinale Giulio Acquaviva ( 1570 ) e combatté nel 1571 a Lepanto, dove un' archibugiata gli rovinò la mano sinistra : nel 1575, mentre tornava in patria dalle spedizioni di Corfù e Tunisi, cadde prigioniero dei Turchi e dovette trascorrere ad Algeri ben cinque anni di durissima prigionia. Falliti quattro tentativi di evasione, fu da ultimo riscattato e tornò in Spagna. Conobbe allora altre dolorose vicende : venne tratto in arresto nel 1597 in seguito ad un fallimento e nuovamente nel 1605 perché coinvolto in un oscuro delitto. In un' intensa attività letteraria trovarono conforto gli ultimi anni della sua vita, chiusasi in Madrid nel 1616. La personalità artistica di Cervantes, si espresse in una gamma assai vasta di opere, fra le quali spicca il Don Chisciotte, in linea assoluta uno dei massimi capolavori di tutti i tempi. Il romanzo fu pubblicato in due riprese nel 1605 e nel 1615. Documento ineguagliabile delle condizioni storiche dell' Europa nel trapasso dal Medioevo cavalleresco all' età moderna e in piena polemica con i suoi tempi, e contiene quindi una forte intenzione critica, il Don Chisciotte palesa interessi umani singolarmente autentici, cui corrispondono nobilissime soluzioni stilistiche.



IL ROMANZO: PRIMA PARTE

Il capolavoro di Cervantes narra la storia di un piccolo, misero proprietario terriero di una delle regioni più povere e polverose della Spagna, la Mancia, che si è riempito il capo delle meraviglie dei romanzi d' avventura e di cavalleria e che un bel giorno decide di battere il paese per realizzare, in sé stesso, l' ideale del cavaliere perfetto, puro e nobile. In una lercia e turbolente locanda viene, tra prese per il culo, dileggi e oltraggi vari, armato cavaliere da un oste e da due prostitute ; ma appena uscito di lì, una masnada di mercanti, dai quali Don Chisciotte avrebbe preteso che dichiarassero senza vederla l' infinita bellezza di Dulcinea, la sua donna ideale, lo riduce pesto e malconcio. Un compaesano lo riconduce a casa : e il curato e il barbiere del suo paese censurano la sua grande libreria, togliendole tutte le opere cavalleresche "ingannatrici". Ma Don Chisciotte non è guarito e con la promessa di guadagno e di preda convince un rozzo contadino, Sancio Pancia, a seguirlo come scudiero, e i due se ne vanno per le vie polverose di Spagna, l' uno su un cavallo allampanato, Ronzinante, l' altro su un greve somaro. Alla sua fantasia, ai suoi occhi allucinati tutto si trasforma in una realtà interiore ed acquista una nuova parvenza il mondo che egli interpreta non per quello che è ma per quello che nella sua esaltazione crede che veramente sia. E' un seguito di avventure mirabolanti e di amare delusioni : mulini a vento scambiati per giganti, branchi di pecore e montoni presi per eserciti nemici, ecc. ecc., finché, tratto in inganno dal curato e dal barbiere, Don Chisciotte viene persuaso a ritornare a casa.

Qui finisce la prima parte.
Nel 1615, dieci anni dopo che era uscita la prima parte, Cervantes si decide a riprendere in mano la sua opera : la fama che essi si sono conquistati spinge il cavaliere e il suo scudiero a riprendere la strada della gloria.



IL ROMANZO: SECONDA PARTE

Tre sono gli episodi principali di questa seconda parte del libro : la discesa nella grotta di Montesino, dove Don Chisciotte rivive, incerto tra il sogno e la realtà, il mondo vero dei suoi ideali, in un incontro meraviglioso con gli antichi paladini ( con modelli, cioè, del suo ideale d' onestà e di virile attività ) e con l' incantata Dulcinea ; il soggiorno presso i duchi, dove una nobiltà borghesemente quotidiana si prende giuoco dei suoi stessi principi, e, sempre per burla, Sancio viene spedito a governare un' isola : e lì, giuntovi con l' intenzione di far quattrini, dispiega in realtà un solido buon senso contadino e popolare, affermando il diritto naturale dell' uomo all' autogoverno e smentendo il principio dell' investitura divina e del dominio delle classi nobili e borghesi ; e l' incontro con il brigante Rocco Guinard…è questo l' unico vero cavaliere errante de tempi moderni ; ribelle alla società borghese e alle sue ipocrisie, è condannato all' illegalità, eppure è rimasto, anima nobile e retta, l' unico di comprendere e simpatizzare con Don Chisciotte, in un comune anelito di libertà e di giustizia. Quando il cavaliere della Luna d' argento lo sfida a duello e lo vince, gli impone, per pena, di tornare a casa senza toccare la spada per un anno, il nostro eroe obbedisce, ma dopo la sconfitta, oppresso da profonda tristezza si rimette per la via del ritorno ed arriva nel borgo dove presto si ammala per il dolore e per gli strapazzi sofferti. Con la morte nel cuore, più amara che non quella ormai avanzante a gran passi, del corpo, detta il suo testamento perché sente che la sua missione è finita e chiude per sempre gli occhi sulla triste scena del mondo, pienamente ravveduto del suo errore di poterla mutare.



CONCLUSIONI

Il contrasto di fondo del romanzo nasce non dall'assurdità di un astratto ideale cavalleresco calato a forza in un mondo concreto e vivo, ma dalla contraddittorietà stessa del mondo borghese. Il torto di Don Chisciotte è quello di credere di poter realizzare concretamente quelle norme morali, quegli ideali etici che la società borghese proclama come suoi : alcuni di essi, come la giustizia, la nobiltà del sentire, lo spirito cavalleresco, la disinteressata competizione verso la libertà e la gloria, la borghesia degli albori dell' epoca moderna li aveva ereditati direttamente dalla medioevale concezione della "cortesia", che ai suoi tempi era stato vivente e concreto principio organizzativo della feudalità ; altri, come la libertà dalle costrizioni, il libero gioco delle forze individuali e la fede nell' attività armoniosa e produttiva dell' uomo, erano stati affermati e codificati dall' umanesimo civile ; e il vecchio proprietario mancego si illude di poterli realizzare nel mondo quotidiano della stessa borghesia. E allora ci s' avvede che quegli ideali etici sono solo ufficialmente sbandierati, meri ornamenti da parata e non realtà di vita. Questa impossibilità a ridurre il mondo borghese alla stregua degli ideali che questo mondo si è finti è il motivo vero per cui Don Chisciotte sembra un folle in un mondo di gente ragionevole. E la seconda parte del romanzo, più elaborata e coerente, più inutilmente commossa e vibrante d' umanità profonda e ricca, lo dimostra appieno.


VEDI ANCHE . . .

DON CHISCIOTTTE DELLA MANCIA - Miguel Cervantes

LE AVVENTURE DI PERSILES E SIGISMONDA - Miguel Cervantes


IL SOSIA (The double) - Fedor Dostoevskij


"Il sosia" è, nell’ordine di scrittura, il secondo romanzo di Fedor Michajlovic Dostoevskij, apparso, con assai minor fortuna, nello stesso anno di “Povera gente” (1846), l’opera che gli aveva decretato il primo immediato successo.

Questo drammatico “Poema pietroburghese” (come è definito nei sottotitoli) non fu allora affatto capito, soprattutto perché critici e pubblico, che avevano appena acclamato in Dostoevskij la nascita del “nuovo Gogol”, rimasero sorpresi dalla virata di genere attuata in questo singolare racconto…, dal tipo di letteratura a sfondo naturalista e filantropico di “Povera gente”, a un misto di realismo grottesco e analisi psicologica.
In sostanza, ciò che apparve un limite è oggi considerato, nella storia della produzione dostoevskiana, il segnale primo della sua originalità… l’essere cioè riuscito, pur mantenendo un legame strettissimo con Gogol, a creare uno stile più personale, che fonde insieme una intensa espressività fonetica e ritmica con un commosso sentimento di umana simpatia nei confronti del personaggio.

Questi, Goljadkin, è un impiegato statale che diventa pazzo, ossessionato dall’idea che un secondo Goljadkin, identico a lui, anzi copia perfetta del suo io, gli abbia usurpato l’identità, perseguitandolo, come se non bastasse, con una serie di tormentosi e crudeli dispetti.
Dostoevskij descrive minutamente il morboso processo di sviluppo di questa follia, tallonando da vicino il protagonista mentre si reca dal medico, presso il quale straparla, cercando di convincere più che altro se stesso della propria normalità…, successivamente ad un ballo in casa di un collega, di cui ama la figlia.
Qui, non ricevuto a causa del suo stato mentale, già noto, penetra nascostamente, commette una serie di assurdità stravaganti, ed infine è nuovamente scacciato. Goljadkin esce e vaga nella notte per le strade di Pietroburgo.
Annientato dal vento, da neve e pioggia insieme, si aggira in preda alla disperazione, inseguito dal passo inesorabile di uno sconosciuto, finché giunto a casa, sfinito, si ritrova faccia a faccia con il suo sosia pedinatore, la rivelazione della sua duplicità.
Nel complesso è una lettura un po’ patetica, dolorosa…, il delirio di Goljadkin arriva a tal punto che egli sfiderà a duello questo suo doppio fatale, e, inseguito fino all’ultimo, entrerà in manicomio, non senza aver tentato il compromesso, non riuscito, di una vita in campagna, da perfetti gemelli.
L’incontro col medico è uno tra i primi esempi, tuttavia non minori in Dostoevskij, di dialogo-confessione…, senza la figura dell’interlocutore, più stupito e confuso di lui, Goljadkin non avrebbe modo di rendere drammatica e ricca di continue rifrazioni l’ondata inarrestabile dei propri vaneggiamenti interiori.




Afrodisiaco (1) Aglietta (1) Albani (2) Alberti (1) Alda Merini (1) Alfieri (4) Altdorfer (2) Alvaro (1) Amore (2) Anarchici (1) Andersen (1) Andrea del Castagno (3) Andrea del Sarto (4) Andrea della Robbia (1) Anonimo (2) Anselmi (1) Antonello da Messina (4) Antropologia (7) APPELLO UMANITARIO (5) Apuleio (1) Architettura (4) Arcimboldo (1) Ariosto (4) Arnolfo di Cambio (2) Arp (1) Arte (4) Assisi (1) Astrattismo (3) Astrologia (1) Astronomia (3) Attila (1) Aulenti (1) Autori (7) Avanguardia (11) Averroè (1) Baccio della Porta (2) Bacone (2) Baldovinetti (1) Balla (1) Balzac (2) Barbara (1) Barocco (1) Baschenis (1) Baudelaire (2) Bayle (1) Bazille (4) Beato Angelico (6) Beccafumi (3) Befana (1) Bellonci (1) Bergson (1) Berkeley (2) Bernini (1) Bernstein (1) Bevilacqua (1) Biografie (11) Blake (2) Boccaccio (2) Boccioni (2) Böcklin (2) Body Art (1) Boiardo (1) Boito (1) Boldini (3) Bonheur (3) Bonnard (2) Borromini (1) Bosch (4) Botanica (1) Botticelli (7) Boucher (9) Bouts (2) Boyle (1) BR (1) Bramante (2) Brancati (1) Braque (1) Breton (3) Brill (2) Brontë (1) Bronzino (4) Bruegel il Vecchio (3) Brunelleschi (1) Bruno (2) Buddhismo (1) Buonarroti (1) Byron (2) Caillebotte (2) Calcio (1) Calvino (2) Calzature (1) Camillo Prampolini (1) Campanella (4) Campin (1) Canaletto (4) Cancro (2) Canova (2) Cantù (1) Capitalismo (3) Caravaggio (19) Carlevarijs (2) Carlo Levi (3) Carmi (1) Carpaccio (3) Carrà (1) Carracci (4) Carriere (1) Carroll (1) Cartesio (3) Casati (1) Cattaneo (1) Cattolici (1) Cavalcanti (1) Cellini (2) Cervantes (3) Cézanne (19) Chagall (3) Chardin (4) Chassériau (2) Chaucer (1) CHE GUEVARA (1) Cialente (1) Cicerone (8) Cimabue (4) Cino da Pistoia (1) Città del Vaticano (3) Clarke (1) Classici (26) Classicismo (1) Cleland (1) Collins (1) COMMUNITY (2) Comunismo (28) Condillac (1) Constable (4) Copernico (2) Corano (1) Cormon (2) Corot (9) Correggio (4) Cosmesi (1) Costa (1) Courbet (9) Cousin il giovane (2) Couture (2) Cranach (3) Crepuscolari (1) Crespi (2) Crespi detto il Cerano (1) Creta (2) Crispi (1) Cristianesimo (3) Crivelli (2) Croce (1) Cronin (1) Cubismo (1) CUCINA (9) Cucina friulana (2) D'Annunzio (1) Dadaismo (1) Dalì (5) Dalle Masegne (1) Dante Alighieri (8) Darwin (2) Daumier (6) DC (1) De Amicis (1) De Champaigne (2) De Chavannes (1) De Chirico (4) De Hooch (2) De La Tour (4) De Nittis (2) De Pisis (1) De' Roberti (2) Defoe (1) Degas (16) Del Piombo (4) Delacroix (6) Delaroche (2) Delaunay (2) Deledda (1) Dell’Abate (2) Derain (2) Descartes (2) Desiderio da Settignano (1) Dickens (8) Diderot (2) Disegni (2) Disegni da colorare (10) Disegni Personali (2) Disney (1) Dix (3) Doganiere (5) Domenichino (2) Donatello (4) Donne nella Storia (42) Dossi (1) Dostoevskij (7) DOTTRINE POLITICHE (75) Dova (1) Du Maurier (1) Dufy (3) Dumas (1) Duprè (1) Dürer (9) Dylan (2) Ebrei (9) ECONOMIA (7) Edda Ciano (1) Edison (1) Einstein (2) El Greco (9) Eliot (1) Elsheimer (2) Emil Zola (3) Energia alternativa (6) Engels (10) Ensor (3) Epicuro (1) Erasmo da Rotterdam (1) Erboristeria (7) Ernst (3) Erotico (1) Erotismo (4) Esenin (1) Espressionismo (3) Etruschi (1) Evangelisti (3) Fallaci (1) Fantin-Latour (1) Fascismo (26) Fattori (4) Faulkner (1) Fautrier (1) Fauvismo (1) FAVOLE (2) Fedro (1) FELICITÀ (1) Fenoglio (2) Ferragamo (1) FIABE (6) Fibonacci (1) Filarete (1) Filosofi (1) Filosofi - A (1) Filosofi - F (1) Filosofi - M (1) Filosofi - P (1) Filosofi - R (1) Filosofi - S (1) FILOSOFIA (55) Fini (1) Finkelstein (1) Firenze (1) Fisica (5) Fitoterapia (10) Fitzgerald (1) Fiume (1) Flandrin (1) Flaubert (4) Fogazzaro (2) Fontanesi (1) Foppa (1) Foscolo (6) Fougeron (1) Fouquet (4) Fra' Galgario (2) Fra' Guglielmo da Pisa (1) Fragonard (9) Frammenti (1) Francia (2) François Clouet (2) Freud (1) Friedrich (5) FRIULI (8) Futurismo (3) Gadda (2) Gainsborough (14) Galdieri (1) Galilei (2) Galleria degli Uffizi (1) Gamberelli (1) Garcia Lorca (1) Garcìa Lorca (1) Garibaldi (2) Gassendi (1) Gauguin (17) Gennaio (1) Gentile da Fabriano (2) Gentileschi (2) Gerard (1) Gérard (1) Gérard David (2) Géricault (7) Gérôme (2) Ghiberti (1) Ghirlandaio (2) Gialli (1) Giallo (1) Giambellino (1) Giambologna (1) Gianfrancesco da Tolmezzo (1) Gilbert (1) Ginzburg (1) Gioberti (1) Giordano (3) Giorgione (15) Giotto (12) Giovanni Bellini (10) Giovanni della Robbia (1) Giovanni XXIII (8) Giustizia (1) Glossario dell'arte (19) Gnocchi-Viani (1) Gobetti (1) Goethe (9) Gogol' (2) Goldoni (1) Gončarova (2) Gorkij (3) Gotico (1) Goya (11) Gozzano (2) Gozzoli (1) Gramsci (4) Grecia (2) Greene (1) Greuze (4) Grimm (2) Gris (2) Gros (7) Grosz (3) Grünewald (5) Guadagni (1) Guardi (6) Guercino (1) Guest (1) Guglielminetti (1) Guglielmo di Occam (1) Guinizelli (1) Gutenberg (2) Guttuso (4) Hals (3) Hawthorne (1) Hayez (4) Heckel (1) Hegel (6) Heine (1) Heinrich Mann (1) Helvétius (1) Hemingway (3) Henri Rousseau (3) Higgins (1) Hikmet (1) Hobbema (2) Hobbes (1) Hodler (1) Hogarth (4) Holbein il Giovane (4) Hugo (1) Hume (2) Huxley (1) Il Ponte (2) Iliade (1) Impressionismo (85) Indiani (1) Informale (1) Ingres (7) Invenzioni (31) Islam (5) Israele (1) ITALIA (2) Italo Svevo (5) Jacopo Bellini (4) Jacques-Louis David (9) James (1) Jean Clouet (2) Jean-Jacques Rousseau (3) Johns (1) Jordaens (2) Jovine (3) Kafka (3) Kandinskij (4) Kant (9) Kautsky (1) Keplero (1) Kierkegaard (1) Kipling (1) Kirchner (4) Klee (3) Klimt (4) Kollwitz (1) Kuliscioff (1) Labriola (2) Lancret (3) Land Art (1) Larsson (1) Lavoro (2) Le Nain (3) Le Sueur (2) Léger (2) Leggende (1) Leggende epiche (1) Leibniz (1) Lenin (7) Leonardo (43) Leopardi (3) Letteratura (22) Levi Montalcini (1) Liala (1) Liberalismo (1) LIBERTA' (28) LIBRI (23) Liotard (5) Lippi (5) Locke (4) Lombroso (1) Longhi (3) Lorenzetti (3) Lorenzo il Magnifico (1) Lorrain (5) Lotto (6) Luca della Robbia (1) Lucia Alberti (1) Lucrezio (2) Luini (2) Lutero (3) Macchiaioli (1) Machiavelli (10) Maderno (1) Magnasco (1) Magritte (4) Maimeri (1) Makarenko (1) Mallarmé (2) Manet (14) Mantegna (8) Manzoni (4) Maometto (4) Marcks (1) MARGHERITA HACK (1) Marquet (2) Martini (7) Marx (17) Marxismo (9) Masaccio (7) Masolino da Panicale (1) Massarenti (1) Masson (2) Matisse (6) Matteotti (2) Maupassant (1) Mauriac (1) Mazzini (5) Mazzucchelli detto il Morazzone (1) Medicina (4) Medicina alternativa (23) Medicina naturale (17) Meissonier (2) Melozzo da Forlì (2) Melville (1) Memling (4) Merimée (1) Metafisica (4) Metalli (1) Meynier (1) Micene (2) Michelangelo (11) Mickiewicz (1) Millais (1) Millet (4) Minguzzi (1) Mino da Fiesole (1) Miró (2) Mistero (10) Modigliani (4) Molinella (1) Mondrian (4) Monet (14) Montaigne (1) Montessori (2) Monti (3) Monticelli (2) Moore (1) Morandi (4) Moreau (4) Morelli (1) Moretto da Brescia (2) Morisot (3) Moroni (2) Morse (1) Mucchi (16) Munch (2) Murillo (4) Musica (14) Mussolini (5) Mussulmani (5) Napoleone (11) Natale (8) Nazismo (17) Némirovsky (1) Neo-impressionismo (3) Neoclassicismo (1) Neorealismo (1) Neruda (2) Newton (2) Nietzseche (1) Nievo (1) Nobel (1) Nolde (2) NOTIZIE (1) Nudi nell'arte (52) Odissea (1) Olocausto (6) Omeopatia (18) Omero (2) Onorata Società (1) Ortese (1) Oudry (1) Overbeck (2) Ovidio (1) Paganesimo (1) Palazzeschi (1) Palizzi (1) Palladio (1) Palma il Vecchio (1) Panama (1) Paolo Uccello (5) Parapsicologia (1) Parini (3) Parmigianino (3) Pascal (1) Pascoli (3) Pasolini (3) Pavese (3) Pedagogia (2) Pellizza da Volpedo (2) PERSONAGGI DEL FRIULI (30) Perugino (3) Petacci (1) Petrarca (4) Piazzetta (2) Picasso (8) Piero della Francesca (8) Piero di Cosimo (2) Pietro della Cortona (1) Pila (2) Pinturicchio (2) Pirandello (2) Pisanello (2) Pisano (1) Pissarro (10) Pitagora (1) Plechanov (1) Poe (1) Poesie (4) Poesie Classiche (18) POESIE di DONNE (2) Poesie personali (16) POETI CONTRO IL RAZZISMO (1) POETI CONTRO LA GUERRA (18) Poliziano (1) Pollaiolo (4) Pomodoro (1) Pomponazzi (1) Pontano (1) Pontormo (1) Pop Art (1) Poussin (9) Pratolini (1) Premi Letterari (3) Prévost (1) Primaticcio (2) Primo Levi (1) Problemi sociali (2) Procaccini (1) PROGRAMMI PC (1) Prostituzione (1) Psicoanalisi (1) PSICOLOGIA (5) Pubblicità (1) Pulci (1) Puntitismo (3) Puvis de Chavannes (1) Quadri (2) Quadri personali (1) Quarton (2) Quasimodo (1) Rabelais (1) Racconti (1) Racconti personali (1) Raffaello (20) Rasputin (1) Rauschenberg (1) Ravera (1) Ray (1) Razzismo (1) Realismo (3) Rebreanu (1) Recensione libri (15) Redon (1) Regina Bracchi (1) Religione (7) Rembrandt (10) Reni (4) Renoir (19) Resistenza (8) Ribera (4) RICETTE (3) Rimbaud (2) Rinascimento (3) RIVOLUZIONARI (55) Rococò (1) Roma (6) Romantici (1) Romanticismo (1) Romanzi (3) Romanzi rosa (1) Rossellino (1) Rossetti (1) Rosso Fiorentino (3) Rouault (1) Rousseau (3) Rovani (1) Rubens (13) Russo (1) Sacchetti (1) SAGGI (11) Salute (16) Salvator Rosa (2) San Francesco (5) Sannazaro (2) Santi (1) Sassetta (2) Scapigliatura (1) Scheffer (1) Schiele (3) Schmidt-Rottluff (1) Sciamanesimo (1) Sciascia (2) Scienza (8) Scienziati (13) Scipione (1) Scoperte (33) Scoto (1) Scott (1) Scrittori e Poeti (24) Scultori (2) Segantini (2) Sellitti (1) Seneca (2) Sereni (1) Sérusier (2) Sessualità (5) Seurat (3) Severini (1) Shaftesbury (1) Shoah (7) Signac (3) Signorelli (2) Signorini (1) Simbolismo (2) Sindacato (1) Sinha (1) Sironi (2) Sisley (3) Smith (1) Socialismo (45) Società segrete (1) Sociologia (4) Socrate (1) SOLDI (1) Soldi Internet (1) SOLIDARIETA' (6) Solimena (2) Solženicyn (1) Somerset Maugham (3) Sondaggi (1) Sorel (2) Soulages (1) Soulanges (2) Soutine (1) Spagna (1) Spagnoletto (4) Spaventa (1) Spinoza (2) Stampa (2) Steinbeck (1) Stendhal (1) Stevenson (4) Stilista (1) STORIA (68) Storia del Pensiero (81) Storia del teatro (1) Storia dell'arte (123) Storia della tecnica (24) Storia delle Religioni (47) Stubbs (1) Subleyras (2) Superstizione (1) Surrealismo (1) Swift (3) Tacca (1) Tacito (1) Tasca (1) Tasso (2) Tassoni (1) Ter Brugghen (2) Terapia naturale (18) Terracini (1) Thomas Mann (6) Tiepolo (4) Tina Modotti (1) Tintoretto (8) Tipografia (2) Tiziano (18) Togliatti (2) Toland (1) Tolstoj (2) Tomasi di Lampedusa (3) Toulouse-Lautrec (5) Tradizioni (1) Troyon (2) Tura (2) Turati (2) Turgenev (2) Turner (6) UDI (1) Ugrešić (1) Umanesimo (1) Umorismo (1) Ungaretti (3) Usi e Costumi (1) Valgimigli (2) Van Der Goes (3) Van der Weyden (4) Van Dyck (6) Van Eyck (8) Van Gogh (15) Van Honthors (2) Van Loo (2) Vangelo (3) Velàzquez (8) Veneziano (2) Verdura (1) Verga (10) Verismo (10) Verlaine (5) Vermeer (8) Vernet (1) Veronese (4) Verrocchio (2) VIAGGI (2) Viani (1) Vico (1) Video (13) Vigée­-Lebrun (2) VINI (3) Virgilio (3) Vittorini (2) Vivanti (1) Viviani (1) Vlaminck (1) Volta (2) Voltaire (2) Vouet (4) Vuillard (3) Warhol (1) Watson (1) Watteau (9) Wells (1) Wilde (1) Winterhalter (1) Witz (2) Wright (1) X X X da fare (34) Zurbarán (3)