
LA BUONA TERRA
Pearl Sydenstricker Buck
1995 - Mondatori Editore
Collana - Oscar classici moderni
Il giorno degli sponsali era arrivato. Wang Lung, povero contadino solo al mondo con il vecchio padre,aveva deciso di prender moglie. Non conosceva la sposa. Gliela aveva trovata suo padre, comprando una schiava dalla ricca casa degli Hwang, una potente famiglia della città. “Non troppo giovane la cerco” aveva detto il vecchio “e neanche troppo graziosa”. Wang Lung, al sentire che la donna non doveva essere graziosa, aveva avuto un moto di ribellione.
Bello sarebbe stato avere una moglie carina, di quelle che strappano congratulazioni agli amici….
Ma suo padre lo aveva rimproverato…. “Che cosa dobbiamo farcene di una donna bella?
Una donna che curi la casa e che procuri dei figli lavorando… ecco quello che ci occorre!
Le donne belle non hanno altro pensiero che scegliersi vestiti che s'intonino con la loro faccia.
Alla larga ! Noi siamo contadini. E poi, chi ha mai sentito dire di una schiava carina che sia ancora una ragazza a posto?
Meglio arrivare primi con una donna brutta che centesimi con una bella.”
E così il vecchio aveva acquistato la schiava O'lan, una ragazza semplice, tranquilla e lavoratrice.
O'lan si rivela subito una brava donna di casa e una buona madre. Con O'lan al fianco, a Wang Lung cresce la voglia di lavorare. Nascono i primi figli e il contadino riesce a mettere insieme un gruzzoletto con cui compra un appezzamento di terra proprio dagli Hwang, gli antichi padroni della moglie.
Giungono però la siccità e la carestia. Tutto distrutto nella campagna bruciata dal sole. Neanche sulle terre degli Hwang il cielo aveva mandato la pioggia, e anche a loro il raccolto era mancato.
Con l'ultimo danaro messo in serbo, Wang Lung compra intanto altra terra. Ma la siccità continua, spietata, implacabile.
Per sopravivere si uccidono perfino gli animali. Ma ad un certo momento non c'è più di che sfamarsi.
Lo spettro della fame incombe su tutto il villaggio.
Per non vendere la terra, Wang Lung emigra nel Sud dove si adatta a tutti i mestieri più umili e faticosi.
Lotta con i denti per riuscire a sfamare la famiglia e per non essere costretto a vendere la figlioletta, come schiava, a una famiglia di ricchi.
Nella massa degli affamati scesi al Sud si vanno intanto mescolando degli agitatori che aizzano la folla contro i ricchi e i potenti che possono mangiare quello che vogliono.
Un giorno, in un tumulto popolare, fra centinaia di poveri disgraziati che danno l'assalto a un palazzo, Wang Lung penetra nella stanza di un ricco. Questi, temendo per la sua vita, prima di fuggire gli offre denaro a manciate.
Wang Lung resta solo con il suo oro. Non si ferma a contarlo…, pazzo di gioia, se lo stringe al petto ed esce di corsa all'aperto.
In breve, è di ritorno al suo ricovero, sempre stringendo a sé l'oro ancora caldo del corpo del ricco e continuando a ripetersi senza posa…”Torniamo alla terra, domani torniamo alla terra ! “.
La famiglia fa così ritorno al podere. In breve Wang Lung non solo riacquista l'antico benessere, ma riesce ad accrescere di molto le sue proprietà comprando la terra degli Hwang ormai in rovina. Le nuove inclemenze del tempo ( ancora una paurosa siccità e quindi l'invasione di cavallette ) trovano Wang Lung ad affrontarle e a superarle.
Ma ora, diventato ricco, l'ex contadino si abbandona all'ozio e ai piaceri.
Si allontana dalla moglie, mentre i figli si allontanano da lui. Frequenta le case da tè e finisce col prendersi in casa una concubina.
Prima la morte di O'lan, poi quella del padre lo scuotono dalla mollezza alla quale si è abbandonato e gli fanno sentire come gli affetti e gli ideali siano più importanti della ricchezza. e il suo pensiero ritorna alla terra.
“In questa mia terra - dice dopo il funerale dei due - è sepolta la prima metà della mia vita.
E' come se avessero sepolto una metà di me. La vita, in casa, non è ormai più quella che era”.
Vecchio e ormai stanco, Wang Lung acconsente alla fine al desiderio dei figli e va ad abitare nel fastoso palazzo degli Hwang.
Ma pur fra gli agi, pur fra le carezze di "Fior di vaniglia" (una fragile e dolce creatura che ha cercato in lui, già vecchio, protezione ed affetto), Wang Lung non dimentica la sua terra.
Un giorno di tarda primavera, vagando per i campi, capita sul dorso della piatta collina dove sono sepolti i suoi morti.
Tremante e appoggiato al bastone, osserva le tombe. A uno a uno rivede gli scomparsi. Mentre medita, ha un netto presentimento….
”Ora tocca a me”. Wang decide allora di tornare alla vecchia casa dei campi, la casa dove aveva avuto inizio la sua vita.
Ormai vicino a morire, la sua ultima raccomandazione ai figli, decisi a vendere i campi per spartirsi l'eredità, è questa…
“Non vendete la terra. Quando si comincia a vendere la terra è la fine di una famiglia. Dalla terra siamo venuti e alla terra dobbiamo tornare. Se conserverete la terra vivrete…, nessuno potrà mai portarvela via”.
UNA PAGINA
”Ma un giorno per un breve tratto ( Wang Lung ) vide chiaro. Fu un giorno che i suoi due figli, venuti a rendergli visita, uscirono dopo averlo salutato rispettosamente, incamminandosi verso i campi. In silenzio, Wang Lung li seguì. A un certo punto essi si fermarono, ed egli lentamente li raggiunse prima che essi udissero il suono dei suoi passi e del suo lungo bastone appoggiato alla terra molle. Il secondogenito diceva con la sua voce melliflua…..”Venderemo questo campo e quell'altro, e ci divideremo in parti uguali il ricavato. Io prenderò a prestito la tua parte, dandoti un buon interesse, che ora, con la nuova ferrovia diretta, possa inviare il riso al mare, e io…. “.
Ma il vecchio udì soltanto le parole “vendere la terra”, ed un grido gli uscì dalle sue labbra. Tremante d'ira, disse con voce rotta..
”Che? Chi? Cattivi figli, volete dunque vendere la terra? “.
Soffocava, e sarebbe caduto, se essi non l'avessero sostenuto mentre egli cominciava a piangere. Con buone parole cercarono di calmarlo.
”No… no… via, … non la venderemo mai, la terra…. “
”Quando si incomincia a vendere la terra - disse egli con fatica - è la fine di una famiglia…. “.
Lasciò che le lacrime si asciugassero sulle gote scarne, dove formarono leggere chiazze salate.
Si curvò, raccolse una manciata di terra, e la mostrò ai figli borbottando… ”se vendete la terra, è la fine”.
E i due lo sorressero per le braccia, uno per parte. Nel pugno egli teneva sempre stretta la manciata di tiepida terra sciolta. Per calmarlo, i figli non si stancavano di ripetergli che stesse tranquillo, che la terra non sarebbe mai stata venduta.
Ma al disopra della sua testa si scambiarono un'occhiata, e sorrisero.
COMMENTO ALLA PAGINA
Nei libri di Pearl Buck vi sono pagine drammatiche e pagine patetiche, splendide descrizioni di paesaggi e profonde osservazioni sull'animo umano, ma forse mai come in questa che ho riportato la scrittrice riesce a condensare in poche righe tutto il significato della sua opera. Prima di tutto l'amore per la terra…, un amore non "descritto", ma sentito come se fosse ella stessa una figlia della Cina.
Un amore che si manifesta attraverso la continua ripetizione della parola - terra -, seguita dagli aggettivi come… molle e … tiepida… che danno un senso di dolcezza e di intimità.
La "buona terra", insomma, che è come dire una madre, un rifugio sicuro, una certezza, qualcosa cui ci si può e ci si deve affidare con fiducia incondizionata. E poi va notata, nella pagina, la grande capacità della scrittrice di descrivere le situazioni più drammatiche con parole efficaci, ma semplicissime, senza ricorrere a nessuna frase ad effetto.
Il dramma del vecchio contadino cinese che si "sente" tradito dai figli, la lotta perenne e continua tra padri e figli, che non si capiscono più e hanno diverse e contrastanti ambizioni, sono messi in risalto con l'aiuto di pochissime parole, "cattivi figli", e soprattutto quel gesto di mettere sotto i loro occhi un pugno di terra "tiepida",proprio come se volesse far capire che quello, e solo quello, è un "tesoro" che non svaluta mai e guai a chi rinnega o se ne priva.
Non a torto è stato detto che quando la Buck scriveva i romanzi del ciclo orientale, la sua era una penna americana mossa da una mano cinese, per dire cioè che la sensibilità della scrittrice le aveva reso possibile "sentire" e di esprimersi proprio come avrebbero fatto i suoi personaggi.
VALORE DELL' OPERA
I maggiori pregi letterari di Pearl Buck sono la potenza e, insieme, il delicato senso di umanità con cui ha saputo rendere nei suoi libri gli aspetti, spesso crudi e primitivi, della vita cinese.
E' certo che nel nostro tempo nessuno ha maggiormente e più efficacemente contribuito ad avvicinare e a far comprendere l'oriente agli Occidentali. Ed è proprio per riconoscerle questo merito che nel 1938 le venne assegnato il Premio Nobel per la letteratura.
Aveva già ottenuto nel 1932 (con "La buona terra") il Premio Pulitzer e nel 1935 la Howells Medal.
Alcuni suoi libri (soprattutto quelli del ciclo cinese) sono stati ridotti per lo schermo con successo.
BREVE BIOGRAFIA DI PEARL BUCK
Pearl Buck nacque a Hillsboro nella Virginia ( USA ) il 26 giugno del 1892, da una coppia di missionari americani che, poco dopo, si trasferirono in Cina. La solitaria fanciullezza che la bambina visse a Chin-Kiang, sulle rive del fiume Yang-Tse, fu riempita soltanto dai discorsi dei vicini e dai racconti della bambinaia cinese che le insegnò la lingua locale e insieme l'amore per la terra che la ospitava.Completò la sua educazione in America e in Inghilterra e si stabilì poi in Cina con il marito, un missionario americano. Con lui trascorse lunghi anni nelle regioni settentrionali, soffrendo per le carestie e per il terrorismo dei banditi. Quelle sofferenze le fecero comprendere intimamente la vera natura del popolo cinese e glielo fecero amare.
Frutto di questa comprensione e di questa amore fu il ciclo dei suoi romanzi cinesi. Nel 1934, tornata in America, si interessò vivamente dei problemi della gente di colore e di quelli della vita americana contemporanea. Morì a Danby nello stato del Vermont il 6 marzo del 1973.
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Per Lena...
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☼ Accendiamo un piccolo raggio di sole in questo mondo grigio
☼ … regalando un sorriso a chi ha veramente bisogno....
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☼ UN SORRISO LUNGO UN ANNO -
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