MADONNA BENOIS (1478 circa)
Leonardo da Vinci
Museo dell’Ermitage – San Pietroburgo
XV secolo
Tela cm. 48 x 31
Nel dipinto la Madonna porge al figlio, seduto su un cuscino fra le sue ginocchia, un fiore di crocifera, di cui tiene nella mano sinistra un piccolo cespuglio. Il suo aspetto è quello di una bambina, elegante nell’acconciatura e nell’abbigliamento, piena di allegria e vivacità; il Bambino, naturale nella sua posa, è attratto dal fiore tenuto dalla Madre.
La piccola pianta è il fulcro dell’animata composizione che risulta nel suo insieme unitaria e meditata. Il tipo di luminosità, le vesti della Vergine, (specie il gioco delle pieghe della mano sinistra, e le fisionomie dei personaggi, sono vicini alla Vergine delle Rocce del Louvre, dipinta da Leonardo intorno al 1483.
Il quadro è identificabile con una delle “due Vergini Marie” che in una annotazione su un disegno (Firenze, Gabinetto di Disegni e Stampe n° 44), il pittore ricorda di aver iniziato a Firenze nel 1478, e compiuta poi a Milano dove si trasferì verso il 1482.
Rispetto alla tradizionale iconografia, Leonardo apporta sostanziali modifiche, facendo anche ricorso a complesse simbologie, come è il caso del fiore della crocifera che allude alla passione di Cristo. Appare qui inutile il confronto fra il quadro di Leonardo e MADONNA CON IL LIBRO (Milano, Museo Poldi Pezzoli) di Botticelli eseguito nello stesso periodo.
Rispetto alla tradizionale iconografia, Leonardo apporta sostanziali modifiche, facendo anche ricorso a complesse simbologie, come è il caso del fiore della crocifera che allude alla passione di Cristo. Appare qui inutile il confronto fra il quadro di Leonardo e MADONNA CON IL LIBRO (Milano, Museo Poldi Pezzoli) di Botticelli eseguito nello stesso periodo.
Mentre Botticelli evidenzia l’aspetto devozionale e pone in risalto gli oggetti raffigurati, Leonardo pone l’accento sulle emozioni dei personaggi espresse attraverso i movimenti del corpo; appare evidente che il motivo religioso diventa per Leonardo un pretesto per studiare la natura umana e imitarla in tutti i suoi aspetti, anche i più intimi e consueti.
Essendo oggi perdute quelle “teste di femine che ridono” modellate in scultura dal giovane Leonardo, l’esempio della MADONNA BENOIS rende visibile in pittura proprio la sua ricerca di quell’espressione che forse qui è fissata per la prima volta in un dipinto: il sorriso delicato si esprime negli occhi vivaci e nella bocca appena dischiusa che lascia intravedere i denti.
Il bambino è intento nell’osservazione dell’oggetto che viene sottoposto alla sua attenzione, con una mano si appoggia a quella della madre, come per voler tener ferma, mentre con l’altra afferra incuriosito la piccola pianta tra le dita. La Madonna che tiene in grembo il Bambino è presentata in un ambiente chiuso e spoglio; dalla piccola apertura sullo sfondo si scorge solo una porzione di cielo luminoso; le figure collocate in un interno domestico, sono sprofondate nell’ombra e acquistano rilievo in virtù della luce diretta che le investe dall’alto. Qui Leonardo inizia a concepire l’opera come sperimentazione dei fenomeni ottici che si manifestano in rapporto con le figure, secondo un concetto che svilupperà nelle pitture milanesi.
Per le sue caratteristiche innovative di unità e vivacità, il dipinto ebbe subito una grande fortuna fra i contemporanei e divenne il modello di riferimento per una serie di “Madonne col Bambino”. Ne esistono copie realizzate da vari pittori fra cui quella di Filippino Lippi alla Galleria Colonna di Roma. Altre repliche si diversificano in alcuni punti che rivelano chiaramente il rapporto con l’invenzione di Leonardo; una di queste, oggi a Dresda, fu dipinta da Lorenzo di Credi, allievo del Verrocchio.
E’ stata proposta l’ipotesi di considerare per quest’opera una committenza medicea a causa della sua datazione a ridosso del 1478, l’anno della Congiura dei Pazzi nella quale venne ucciso Giuliano de’ Medici, fratello di Lorenzo il Magnifico. Nel Bambino che stringe la pianta allusiva del martirio, Leonardo potrebbe aver raffigurato Giuliano, figlio di Lorenzo il Magnifico, nato nel 1479 e chiamato con il nome dello zio per celebrarne la memoria. Se così fosse, Leonardo avrebbe ritratto, in questo neonato, proprio quel Giuliano de’ Medici che, quasi trentacinque anni dopo, lo avrebbe chiamato presso di sé a Roma e al cui servizio Leonardo sarebbe rimasto circa tre anni, prima di risolversi a partire per la Francia, immediatamente dopo la morte di lui avvenuta nel 1516.
Entrata nell’Ermitage nel 1914, l’opera è appartenuta a M. A. Benois. E’ incerto se prima sia stata proprietà dei principi Kurakini o se sia stata acquistata dal nonno della signora Benois, il mercante Sapoznikov, ad Astrakan nel 1824 da alcuni ambulanti italiani.
Il trasporto della tavola su tela ha danneggiato il dipinto che presenta ridipinture ed eccessive ripuliture. Recenti indagini radiografiche hanno rivelato che la finestra sullo sfondo della composizione nasconde un paesaggio, probabile ripensamento del pittore.
Sant'Anna con la Vergine, il Bambino e San Giovannino - Leonardo da Vinci Essendo oggi perdute quelle “teste di femine che ridono” modellate in scultura dal giovane Leonardo, l’esempio della MADONNA BENOIS rende visibile in pittura proprio la sua ricerca di quell’espressione che forse qui è fissata per la prima volta in un dipinto: il sorriso delicato si esprime negli occhi vivaci e nella bocca appena dischiusa che lascia intravedere i denti.
Il bambino è intento nell’osservazione dell’oggetto che viene sottoposto alla sua attenzione, con una mano si appoggia a quella della madre, come per voler tener ferma, mentre con l’altra afferra incuriosito la piccola pianta tra le dita. La Madonna che tiene in grembo il Bambino è presentata in un ambiente chiuso e spoglio; dalla piccola apertura sullo sfondo si scorge solo una porzione di cielo luminoso; le figure collocate in un interno domestico, sono sprofondate nell’ombra e acquistano rilievo in virtù della luce diretta che le investe dall’alto. Qui Leonardo inizia a concepire l’opera come sperimentazione dei fenomeni ottici che si manifestano in rapporto con le figure, secondo un concetto che svilupperà nelle pitture milanesi.
Per le sue caratteristiche innovative di unità e vivacità, il dipinto ebbe subito una grande fortuna fra i contemporanei e divenne il modello di riferimento per una serie di “Madonne col Bambino”. Ne esistono copie realizzate da vari pittori fra cui quella di Filippino Lippi alla Galleria Colonna di Roma. Altre repliche si diversificano in alcuni punti che rivelano chiaramente il rapporto con l’invenzione di Leonardo; una di queste, oggi a Dresda, fu dipinta da Lorenzo di Credi, allievo del Verrocchio.
E’ stata proposta l’ipotesi di considerare per quest’opera una committenza medicea a causa della sua datazione a ridosso del 1478, l’anno della Congiura dei Pazzi nella quale venne ucciso Giuliano de’ Medici, fratello di Lorenzo il Magnifico. Nel Bambino che stringe la pianta allusiva del martirio, Leonardo potrebbe aver raffigurato Giuliano, figlio di Lorenzo il Magnifico, nato nel 1479 e chiamato con il nome dello zio per celebrarne la memoria. Se così fosse, Leonardo avrebbe ritratto, in questo neonato, proprio quel Giuliano de’ Medici che, quasi trentacinque anni dopo, lo avrebbe chiamato presso di sé a Roma e al cui servizio Leonardo sarebbe rimasto circa tre anni, prima di risolversi a partire per la Francia, immediatamente dopo la morte di lui avvenuta nel 1516.
Entrata nell’Ermitage nel 1914, l’opera è appartenuta a M. A. Benois. E’ incerto se prima sia stata proprietà dei principi Kurakini o se sia stata acquistata dal nonno della signora Benois, il mercante Sapoznikov, ad Astrakan nel 1824 da alcuni ambulanti italiani.
Il trasporto della tavola su tela ha danneggiato il dipinto che presenta ridipinture ed eccessive ripuliture. Recenti indagini radiografiche hanno rivelato che la finestra sullo sfondo della composizione nasconde un paesaggio, probabile ripensamento del pittore.
