venerdì 6 giugno 2008

IO E IL MIO PAESE (I and my village) - Marc Chagall

        
  
IO E IL MIO PAESE (1911)
Marc Chagall (1887-1985)
Pittore russo
Museum of Modern Art - New York
Olio su tela cm. 191 x 150
Risoluzione
2324 x 1788 - Kb 883



Lo spazio della tela è spartito in triangoli i cui vertici convergono nel muso della mucca. Al profilo di Chagall, completamente verde tranne la pupilla e le labbra, si contrappone, in un muto colloqui di sguardi, la testa della vacca nella cui mandibola è fantasticamente inserita l'immagine di una donna che munge.
Le due teste sono separate da sfumature del colore lilla e sotto di loro s'incunea un triangolo marrone dove la mano inanellata dell'artista sta per offrire all'animale da stalla un ramo fiorito.
Sopra, fra le due teste affrontate, un contadino che si avvia al lavoro con la falce sulle spalle, incontra una donna che cammina rovesciata lungo la strada sulla quale si snoda un paese da fiaba, sicuramente la Vitebsk dalle piccole case colorate nella quale Chagall è cresciuto.
Questo quadro rappresenta una memoria del paese natale e delle cose semplici che accompagnano l'infanzia di Chagall; inoltre è la prima opera in cui il processo di assimilazione del linguaggio cubista e di fusione con il suo mondo fantastico può dirsi completo.

Si tratta del primo dipinto di una serie di repliche de IO E IL MIO PAESE, titolo questo suggerito a Chagall dal poeta Blaise Cendrars.
Firmato e datato in basso a sinistra "Chagall 1911, Paris", il quadro proviene dalla Fondazione Simon Guggenheim.

Marc Chagall nasce nel 1887 da padre ebreo a Vitebsk, un paesino della Russia al quale rimandano le immagini fantasiose di molti suoi quadri. Dopo essere stato a bottega da Yehuda Pen e aver studiato canto e violino, nel 1907 si trasferisce a Pietroburgo.
Nell'agosto del 1910 parte per Parigi: un soggiorno di quattro anni che gli è finanziato dal suo mecenate Vinaver. L'occasione si era presentata quando il maestro, il pittore Léon Bakst, fu chiamato nella capitale francese per collaborare con Diaghilev ad alcuni balletti.
Nella sua nuova patria i primi a comprendere la liricità della sua pittura sono i poeti Cendrars e Apollinaire. Affascinato dal cromatismo dei Fauves e dalla ricerca dei Cubisti, Chagall dal 1911-1912 elabora un suo personale mondo poetico-artistico, cioè una particolare osmosi fra immagine reale e immagine interiore che sarà alla base di tutta la sua pittura.
Nel 1914, dopo la personale a Berlino, Chagall rientra a Mosca. L'anno successivo sposa Bella Rosenfeld e ritorna a Vitebsk dove, nel 1917, riceve la carica di Commissario delle Belle Arti per la regione. Rotto il suo impegno con lo Stato, nel 1919 Chagall si trasferisce dapprima a Mosca e nel 1922 ritorna a Parigi dove per l'editore Vollard illustra LE ANIME MORTE di Gogol (1924) e le FAVOLE di La Fontane (1926).
Nel 1931 Chagall si reca in Palestra dove esegue una serie di acqueforti raffiguranti passi della Bibbia.
Già provato dalla drammatica fuga in America per evitare di cadere nelle persecuzioni razziali dei nazisti, un altro dolore attende l'artista: nel 1945 muore la moglie Bella.
Ritornato in Francia nel 1949, Chagall si stabilisce a Vence dove dimora fino alla sua morte nel 1985.
Fra i suoi ultimi lavori segnalo le vetrate per la sinagoga del centro medico dell'Università Ebraica di Hadassah a Gerusalemme e quelle per il Palazzo dell'ONU a New York.


VEDI ANCHE :


La vita di MARC CHAGALL

LA CADUTA DELL'ANGELO (1923 - 1933 - 1947) - Marc Chagall
 
MANIFESTI DELLA RIVOLUZIONE RUSSA 1917/1927 - Majakovskij, Lissitzky, Rodcenko e Moor

MOVIMENTI DI AVANGUARDIA – Pittura e scultura

I pionieri dell'arte russa - Camilla Gray

  

KÄTHE KOLLWITZ - IL POEMA DELLA GERMANIA DEL NOVECENTO - (The poem of the Twentieth Century Germany)


IL POEMA DELLA GERMANIA DEL NOVECENTO

Così posso definire le litografie, i disegni, le incisioni della grande artista tedesca che visse a contatto con le miserie e le sofferenze degli umili e degli oppressi e li raccolse nei suoi occhi e nelle sue braccia.

La conoscenza di Käthe Kollwitz non è molto diffusa, eppure si tratta di un'artista di grande vigore e di profonda umanità. Di lei, nel 1927, Romain Rolland ha scritto...
"L'opera di Käthe Kollwitz è il più grande poema della Germania d'oggi, un poema che riflette le prove e i dolori degli umili e dei semplici. Questa donna dal cuore virile li ha raccolti nei suoi occhi e nelle braccia materne. Ella è la voce del silenzio dei popoli sacrificati".
Nata a Könisberg, nella Prussica orientale, nel 1867, la sua formazione è avvenuta a contatto con le idee e le passioni del primo socialismo tedesco.
"L'artista - annotava la Kollwitz nel suo diario ancora nel 1943 - è figlio della sua epoca, specialmente se il periodo del suo sviluppo coincide con l'epoca del primo socialismo. Il mio sviluppo, appunto, è avvenuto in questo periodo. Ne sono stata interamente presa...".
Su di lei ebbero pure una forte influenza le letture di Ibsen, Tolstoij e Zola - di quest'ultimo in particolare.
L'artista che decise della sua vocazione fu invece Max Klinger: le sue acqueforti a carattere sociale indirizzarono la Kollwitz all'arte dell'incisione e all'amore per una tematica direttamente legata alla storia degli uomini e alle loro lotte. Altri artisti che esercitarono influenze sul suo lavoro sono Menzel e Leibl e più tardi Barlach (tutti artisti espressionisti).
Il suo studio fu assiduo, tenace, paziente, ma, alla fine il possesso dei mezzi espressivi che ne derivò fu completo.
La produzione della Kollwitz è in massima parte grafica: disegni, incisioni, litografie; tuttavia, allorché volle dedicarsi anche alla statuaria, alcuni dei suoi risultati plastici la collocarono subito tra gli scultori più sicuri del suo tempo.
Prima opera di forte rilievo è il ciclo della RIVOLTA DEI TESSITORI, ispirato a un dramma naturalistico di Gerhart Hauptmann (poeta, romanziere e drammaturgo tedesco, 1862-1946). A questo ciclo la Kollwitz lavorò dal 1894 al 1898. Si tratta di sei tavole incise con potenza ed energia e con intuito vivo ed attuale. La comprensione storica delle lotte di questi operai, che furono i primi a muoversi in tutta l'Europa, fa della Kollwitz un'artista realista di rara penetrazione.
Un altro importante ciclo di incisioni è LA GUERRA DEI CONTADINI (vedi GLI ARATORI - The Plowers ), eseguito sotto la suggestione di un testo storico di Zimmermann. Dopo prove e riprove, il ciclo si concluse in sette tavole: sette momenti tipici in cui si condensa la guerra dei contadini tedeschi contro i principali feudali, guerra che insanguinò l'intera Germania dal 1524 al 1525 e che finì con la sconfitta dei contadini. Il ciclo sui contadini fu terminato nel 1908.
Artista attenta e aperta ai fermenti del suo tempo, Käthe Kollwitz non poteva - a questo punto - limitarsi a rievocazioni storiche. Così, particolarmente dal 1909 al 1913, ella si rivolge alla realtà quotidiana e sceglie come tema delle sue opere la dura vita delle donne che vivono nei quartieri proletari di una grande città: il marito della Kollwitz era medico in uno di quei quartieri e la Kollwitz era giornalmente a contatto coi terribili drammi della miseria.
Nei primi mesi della guerra del 1914, gli morì sul fronte belga il secondo figlio Peter. Il dolore di questa morte non l'abbandonerà più: attraverso di esso ella sentì ormai di far parte della sconsolata schiera di madri che in tutta l'Europa piangevano i propri figli perduti. Per la tomba del figlio, in lunghi anni di lavoro, la Kollwitz porterà a termine un monumento che è senza dubbio una delle sculture più alte dell'arte moderna.
Quando, il 15 gennaio del 1919, saranno assassinati Karl Liebknecht e Rosa Luxemburg, Käte Kollwitz, colpita profondamente dall'assassinio dei due dirigenti democratici, eseguirà tre fogli commemorativi di intensa forza espressiva.
Salito al potere, il nazismo la cacciò dall'Accademia in cui insegnava, l'attaccò sulla stampa con ignobile virulenza, proibì la pubblicazione delle sue opere. Ella fu costretta a vivere nel più assoluto isolamento; la distruzione di tutto ciò che amava provocò in lei un accoramento profondo. Morì a Moritzburg il 22 aprile del 1945, proprio nei giorni in cui l'Armata Rossa stava liberando la zona dalle truppe di Hitler.
Sino alla fine Käthe Kollwitz
Restò fedele agli ideali della sua vita. Ancora nel '43 scriveva...
"Prendo la responsabilità di ogni lavoro che ho eseguito".
La sua arte è di una evidenza esemplare, di grande profondità, ricca di valori emotivi, rigorosa nello stile.
Käthe Kollwitz continua magistralmente il grande filone dell'arte democratica europea, il filone di Daumier e Steinlen in particolare.
Ella ha scritto...
"Anche un pubblico semplice resterà colpito da un'arte vera. Sono convinta che tra l'artista e il popolo ci deve essere comprensione: è stato sempre così nei tempi migliori... Un'arte esclusivamente da atelier è infruttuosa e caduca".

Questa è la politica di Käthe Kollwitz: le sue opere la confermano con la verità e l'altezza delle loro immagini.

*

Per una conoscenza più approfondita della Kollwitz vi consiglio...

KÄTHE KOLLWITZ
Mario De Micheli
Ulrico Hoepli Editore
Collana - Arte Moderna Straniera

*
Conclusione: Una grande artista... attenta e aperta ai fermenti del suo tempo...

VEDI ANCHE :

LA BAGNANTE DI VALPINÇON (The Valpinçon bather) - Jean Auguste Ingres

LA BAGNANTE DI VALPINÇON (1808)
Jean Auguste Dominique Ingres (1780-1867)
Museo del Louvre - Parigi
Olio su tela cm. 146 x 97

Colta di spalle, nuda, seduta sul letto rivestito con un bellissimo lenzuolo dal bordo finemente ricamato, è una donna con un turbante orientale che le raccoglie i capelli sul capo. È pronta per fare un bagno nella vasca a terra che si vede appena. Le sue carni rosate sono morbide, il corpo opulento ma sensuale. Una luce investe l'ambiente proiettando sulla parete di fondo una larga ombra che tocca in parte la donna.
Suggestioni orientali (il turbante avvolto attorno al capo della donna e i preziosi tessuti che tappezzano la stanza) si mescolano a rimeditazioni dell'arte rinascimentale, in particolare Raffaello.
E forse il riferimento più immediato è la MADONNA DELLA SEGGIOLA (Firenze, Galleria Palatina) dove la purezza formale è validamente sostenuta dalla preziosità delle vesti e dall'elegante turbante che incornicia l'ovale della Vergine.
Il senso dell'opera è più comprensibile evidenziando che Ingres la dipinse al tempo del suo soggiorno studio a Roma, cioè nel momento in cui subì maggiormente l'influenza dell'arte classica e rinascimentale.
Pare, dunque, che per la figura di donna l'artista sia ricorso a una incisione di J. Van Loo, COUCHER A' L'ITALIENNE (1650 CIRCA), allora in suo possesso. Nonostante la figura presenti non poche incongruenze anatomiche il quadro ha sempre riscosso giudizi favorevoli e inaugura la lunga e interessante serie di Ingres sul tema delle odalische.

Presentato per la prima volta all'esposizione allestita a Parigi nel 1808, il dipinto venne poi riproposto alla medesima manifestazione del 1855 dove venne accolto con grande entusiasmo. Il primo proprietario dell'opera fu il conte Rapp che nel 1822 lo rivendette a Valpinçon (da cui prende il nome) e dopo un passaggio nella Collezione Preire nel 1879 giunse al Louvre. Al Fogg Art Museum di Cambridge (USA) è conservata una replica autografa acquerellata.


I BAGNI TURCHI DI INGRES


Per la serie dedicata alle odalische Ingres trasse spunto dall'epistolario scritto nel 1763 da Mary Wortley Montagne durante gli anni trascorsi a Costantinopoli in qualità di ambasciatrice della Gran Bretagna. Dalle lettere emerge l'usanza dei turchi di avere nei propri palazzi degli harem dove le donne, abbigliate solo con trasparenti veli e ornate con gioielli preziosi, erano dedite all'ozio spesso in compagnia della servitù incaricata di prendersi cura dei loro corpi. Il tema delle odalische non era molto nuovo in Francia, già passato lo aveva affrontato Delacroix, ma Ingres vi ritornò a varie riprese fino alla morte.
Il primo dipinto con questa scena è il NUDO DI SCHIENA (1814, Museo Bonnat), quindi LA GRANDE ODALISCA (1814, Louvre), eseguita per Carolina Marat, sorella di Napoleone, la PICCOLA BAGNANTE (1828, Louvre) che presenta caratteri molto simili alla BAGNANTE DI VALPINÇON e infine, ottantenne, Ingres dipinse IL BAGNO TURCO che raffigura un harem popolato da giovani donne dedite alla musica e alla danza (dipinto che ho qui presentato il 15 maggio 2008).

VEDI ANCHE ...


BAGNO TURCO - Jean Auguste Dominique Ingres

PAOLO E FRANCESCA SORPRESI DA GIANCIOTTO - Jean Auguste Dominique Ingres

IL SOGNO DI OSSIAN - Jean Auguste Dominique Ingres

ODALISCA CON LA SCHIAVA (1842) - Jean Augste Dominique Ingres

RITRATTO DI MADEMOISELLE RIVIÉRE (1806) - Jean Auguste Dominique INGRES


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