IL GIUDIZIO DI PARIDE(1720 circa)
Antoine Watteau
(1684-1721)
Pittore francese
Museo del Louvre
XVIII secolo
Tela cm. 47 x 31
L'episodio qui raffigurato da Watteau è tratto dal DIALOGO DEGLI DEI di Luciano, dove si narra che Paride venne scelto dagli dei come giudice unico per assegnare la mela d'oro alla dea più bella dell'Olimpo.
Il giovane è seduto sulla destra e dietro suggerimento di Mercurio, alle sue spalle, offre l'ambito frutto alla bellissima Venere, colta nuda di spalle accanto a Minerva, vestita da guerriero che interpone lo scudo, decorato sulla fronte con la testa della medusa, tra lei e la scena.
Accanto a Venere è un amorino, dotato di frecce e faretra, che aiuta la dea a indossare una trasparente veste; sullo sfondo s'intravede una giovane donna, ritratta in un'ardita posa, che forse rappresenta una ninfa.
La scena è costruita mediante lunghe e rapide pennellate; il colore, dai caldi toni cromatici, è appena abbozzato; questi elementi hanno indotto qualche critico a suggerire che possa trattarsi di uno studio preparatorio per un dipinto di maggiori dimensioni mai identificato.
Colore, avvolgente atmosfera e sensualità dei personaggi trovano precedenti nella pittura di Rubens a cui esplicitamente Watteau guardò costantemente in tutta la sua carriera.
Parte del fascino del quadro si deve alla presenza di spalle di Venere, che a mio insindacabile giudizio, è il più bel nudo di Watteau.
E' possibile che si tratti della medesima modella che aveva posato per l'artista ne L'ENSIEGNE DE GERSAINT (Charlotteburg, Berlino), anche qui colta di spalle ma stavolta abbigliata con un magnifico "adrienne", abito fr4ancese molto di moda nel Settecento.
La data di esecuzione dovrebbe cadere nella fase estrema dell'artista, verso il 1720, cioè dopo aver studiato gli affreschi a soggetto mitologico del palazzo reale di Fontainebleu, in larga parte davanti ad artisti italiani.
Come quasi tutta la produzione artistica di Watteau, l'opera non è firmata né datata, e in passato è stata creduta autografa di Jean-Baptiste Pater, allievo dell'artista e con questa attribuzione si trovava nella Collezione Baroihet.
Venduta nel 1856 essa passò nella collezione della famiglia La Calze che, nel 1869, la legò al Museo del Louvre, dove si trova ancor oggi.
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