sabato 31 gennaio 2009

HO CHI MIN


Ho Chi Min è il simbolo della resistenza vietnamita all'imperialismo.

Da aiuto cuciniere a leader di una delle più prestigiose rivoluzioni del secolo scorso.

Una vita al servizio del popolo e della rivoluzione.




Versailles, giugno 1919.
I plenipotenziari delle grandi potenze vincitrici sono riuniti per decidere l'assetto da dare al mondo e una nuova ripartizione degli imperi coloniali.
Grandi speranze hanno sollevato nei paesi coloniali l'ideale proclamato dalle democrazie di lottare "per la giustizia e la libertà", la loro vittoria sugli imperi centrali, e l'affermazione del diritto dei popoli all'autodeterminazione contenuta nei quattordici punti del presidente degli Stati Uniti, Wilson.
Fiducioso nel buon diritto e nelle promesse sprecate dai paesi dell'Intesa durante, la guerra, un giovane vietnamita, Nguyen Ai Quoc tenta invano di presentare a Wilson e agli altri statisti che stanno decidendo il futuro del mondo, un piano in otto punti per l'emancipazione del Vietnam e l'autodeterminazione del suo popolo.

Poco più di un anno dopo, il 26 dicembre 1920, Nguyen Ai Quoc prende la parola al Congresso di Tours del Partito socialista francese. La sua prospettiva in un anno è radicalmente cambiata..., i popoli coloniali non devono attendersi la libertà dai popoli imperialistici, ma dalla lotta rivoluzionaria.
Sa allora Nguyen Ai Quoc, divenuto Ho Chi Min (e nella sua lunga carriera di rivoluzionario ha cambiato una dozzina di nomi), si batte con una tenacia senza precedenti, nella clandestinità o nella ufficialità, come partigiano o come presidente, per lo stesso scopo... la libertà, l'indipendenza nazionale e l'emancipazione sociale del suo popolo.
Tutta la sua esistenza è stata spesa al servizio della nazione vietnamita e della rivoluzione socialista..., la sua lotta instancabile non ha precedenti per la diversità delle tattiche e delle situazioni, per la fantastica superiorità delle armi e dei mezzi con i quali i nemici del suo paese hanno cercato di fermarlo, per i rischi corsi, per i sacrifici accettati.

Con la sua instancabile opera, Ho Chi Min, lo "zio Ho" come lo chiamano i vietnamiti, ha resuscitato una nazione, fondato uno stato, guidato due guerre di liberazione di un popolo oppresso contro feroci oppressori.
La sua lotta contro la Francia ha portato la liquidazione di un grande impero coloniale.
Quella guidata contro gli Stati Uniti è servita a mettere ogni giorno in evidenza i limiti della strapotenza tecnica di fronte all'uomo.

"Di tutti i personaggi viventi - è stato detto in quel tempo - egli è probabilmente quello che meglio di tutti avrà mostrato cosa può la volontà di un uomo, armata di una implacabile tecnica del potere, e radicata nelle più profonde aspirazioni di un popolo".


Figlio di un povero intellettuale di villaggio, Ho Chi Min è nato il 19 maggio del 1890 in un villaggio dell'Annam del Nord, Kim Lien.
Dopo un'infanzia misera e dopo aver insegnato per qualche tempo, parte a 21 anni, secondo la tradizione locale, per Saigon dove si imbarca come aiuto cuciniere su un mercantile. Il suo giro intorno al mondo lo porta in Inghilterra dove prende contatto con gli ambienti socialisti fagiani.
Nel 1917 è in Francia dove si lega a Ciu En Lai e Chen-Yi, che svolgono già un'intensa attività politica nella numerosa colonia dei lavoratori asiatici che le necessità della produzione bellica hanno creato in Francia.
Nel 1919 è a Versailles. L'anno dopo lancia il giornale rivoluzionario IL PARIA, e partecipa a Tours alla fondazione del Partito Comunista Francese.
La sua attività in Francia ha del prodigioso..., fonda un altro giornale, L'ANIMA DEL VIETNAM, pubblica degli scritti sul colonialismo in Asia, educa quadri rivoluzionari e svolge un'intensa propaganda tra i lavoratori asiatici.
Già allora, nella colonia vietnamita, è una figura leggendaria.
Alla fine del 1923 si reca nella capitale della rivoluzione mondiale, a Mosca, per rappresentare le colonie francesi al Congresso dell'Internazionale Contadina.
Nelle file dell'Internazionale comunista si impone come uno dei più autorevoli rivoluzionari dei paesi coloniali. Al V Congresso dell'Internazionale pronuncia uno spietato atto d'accusa contro il razzismo incosciente del proletariato europeo.
Il suo intervento servirà a provocare una profonda revisione della politica coloniale del Partito Comunista Francese.
Nel 1925 fonda l'Associazione della gioventù rivoluzionaria vietnamita.
L'anno dopo è in Cina tra i protagonisti della Comune di Canton.
In Cina vivrà e lotterà quasi ininterrottamente fino al 1940.
A Canton fonda un nuovo giornale, LA GIOVENTU', intorno al quale si costituirà un gruppo rivoluzionario che sarà alla base del Partito comunista indocinese, del Viet Minh, e della Repubblica Popolare vietnamita.
Dopo essere fuggito dalle caldaie degli uomini di Ciang Kai Scek, fa il professore di guerriglia e, quindi, si sposta in Siam, dove fionda un altro giornale, e dove, per tre mesi, sotto il nome di padre Chin, vive in un convento di bonzi buddisti. Da qui lo traggono i compagni che richiedono il suo intervento per ricostituire l'unità dei gruppi rivoluzionari indocinesi.
Nel gennaio del 1930 fonda il Partito comunista indocinese, nel quale confluiscono i gruppi comunisti del Tonkino, dell'Annam e della Cambogia.
Sei mesi dopo i contadini della sua provincia natale insorgono, ma il potere coloniale schiaccia nel sangue la rivolta e lo condanna a morte.
Il 5 giugno 1931 la polizia britannica lo arresta a Hong Kong.
Ho Chi Min evita di venire consegnato alle autorità coloniali "competenti" (quelle francesi che lo hanno condannato a morte) fuggendo dall'infermeria del carcere.

Si apre intanto, con la svolta del VII Congresso del Comintern, una nuova fase nella strategia e nella tattica del movimento comunista internazionale, che applica ora, su larga scala, la politica dei fronti comuni per la quale lo "zio Ho" si era sempre battuto.
Allo scoppio della guerra europea, i colonialisti francesi, mentre cedono su tutta la linea davanti alle pretese dei fascisti giapponesi, impegnano tutte le loro forze nella repressione del movimento rivoluzionario.
I quadri e i militanti comunisti sono costretti a celarsi nella clandestinità.
In quel momento critico, quando maggiori sono i pericoli e le difficoltà e quando più urgente è per i rivoluzionari vietnamiti l'esigenza di una guida sicura, Ho Chi Min rientra, per la prima volta dopo trent'anni, nel suo paese, installandosi in una grotta a Pac Bo vicino al confine cinese, dove lo raggiungono i compagni sfuggiti alla repressione (tra gli altri Pham Van Dong, Vo Ngguyen Giap, Phung Chi Kien, Hoang Van Hoan, Vi Anh).
Qui fonda, nel maggio del 1941, il Fronte dell'Indipendenza del Vietnam (Viet Minh) che nel suo primo manifesto invita, il 25 ottobre, all'unione di tutte le forze antifasciste per lottare contro il colonialismo francese. E giapponese fino alla liberazione totale del Viet Nam.
Sono poi i lunghi e duri anni della lotta antifrancese e antigiapponese ad un tempo.
Lo "zio Ho" è instancabile, la sua salute è scossa ma egli sa di non dover cedere.
"Lo zio Ho - ricorderà il generale Giap - subiva frequentemente attacchi di febbre. Durante la crisi rifiutava, malgrado le nostre preghiere, di riposarsi e continuava a presiedere le nostre riunioni".
Nel luglio del 1945 alla vigilia dell'insurrezione vittoriosa, spossato dalla fatica, Ho Chi Min cade gravemente malato. Pensando ad una fine vicina, comunica a Giap le direttive dell'azione che sono come le sue ultime volontà...

"Questa volta la congiuntura nazionale e internazionale ci è estremamente favorevole. Il nostro partito non deve perdere l'occasione. Dobbiamo assumere la direzione della lotta nazionale per la conquista dell'indipendenza, a qualsiasi costo, anche se tutta la Cordigliera vietnamita dovesse ardere come un immenso rogo. Quando il movimento rivoluzionario è in espansione, come oggi, è allora precisamente che bisogna provvedere a consolidare le sue strutture..., rinforzare ideologicamente gli elementi sicuri, formare nuovi quadri. E' necessario tenere corsi accelerati per formare in tempo i militanti locali, e applicarsi in maniera particolare per costituire delle cellule in modo da poter tenere in piedi il movimento nelle ore critiche. Quanto alla lotta armata, dal momento in cui le circostanze divengono favorevoli, sarà necessario svilupparla risolutamente ed estenderla, senza tuttavia dimenticare di consolidare le nostre basi per essere pronti ad affrontare tutte le eventualità".



In queste parole dettate ai compagni come ultime volontà in un momento critico, è contenuta la sostanza del pensiero di Ho Chi Min.

La sua lezione più preziosa è quella di respingere il pessimismo nelle ore difficili, e di evitare il facile ottimismo nelle ore del trionfo.

"Fare la rivoluzione - sono parole sue - è un lavoro di lungo respiro, un lavoro che esige tenacia e perseveranza. Ogni decisione richiede matura riflessione e non deve mai essere presa alla leggera".

Ricorda ancora il generale Giap che.. "nelle ore di espansione del movimento, i militanti che portavano con sé l'entusiasmo febbrile della base, trovavano presso di lui una atmosfera serena che ricordava loro subito che la lotta rivoluzionaria sarebbe stata ancora lunga. Nelle ore difficili, quando il nemico seminava il terrore in mezzo alla popolazione demoralizzata, i compagni trovavano0 ancora, al loro ritorno dalle missioni, questa stessa atmosfera serena da cui sorgeva una fiducia imbattibile... Lo "zio Ho" ha saputo comunicarci in modo meraviglioso la sua fede incrollabile nella vittoria della rivoluzione".
Negli anni dal 1941 al 1945, Ho Chi Min è l'animatore della Resistenza vietnamita. Sotto la sua direzione il popolo acquista coscienza di sé e del suo destino storico. In tutto il Vietnam cresce l'opposizione armata ai francesi, e dopo il colpo di forza del 9 marzo 1945, ai giapponesi.

Il 17 aprile la conferenza militare del Tonkino a Hiep Hoa decide l'unificazione di tutte le forze armate rivoluzionarie sotto il nome di Armata di liberazione del Viet Nam.
Il 7 agosto a Tan Trao il Comitato centrale del Partito comunista indocinese e il Congresso nazionale del popolo eleggono il Comitato nazionale di liberazione.

Alcune centinaia di guerriglieri di Ho Chi Min guidano l'insurrezione di Hanoi che si estende rapidamente a tutto il paese che viene totalmente liberato.
Il 2 settembre nella piazza Ba Dinh di Hanoi, il presidente Ho Chi Min proclama l'indipendenza della Repubblica Democratica del Viet Nam.
Ma la lotta non è finita.
Gli imperialisti francesi cercano di riconquistare il paese inviandovi un corpo di spedizione agli ordini del generale Leclerc. Questa prima fase della lotta si conclude con un onorevole compromesso. Ho Chi Min, è troppo grande politico per non saper adeguare gli obiettivi ai mezzi.
Il 6 marzo 1946 firma un accordo con il quale veniva riconosciuta l'unità e l'indipendenza del Vietnam in seno all'Unione francese. Il difficile equilibrio veniva rotto dai francesi con il bombardamento di Hanoi e Haiphong, al quale i vietnamiti rispondevano con una nuova insurrezione antifrancese ad Hanoi.
Lo "zio Ho" ed i suoi compagni riprendono la vita clandestina, la grotta di Pac Bo è di nuovo il centro della lotta di liberazione. Il genio militare di Vo Nguyen Giap, sbaraglia le forze francesi a Dien Bien Phu.
E' la pace di Ginevra.
Il paese è momentaneamente diviso. Libere elezioni decideranno la riunificazione nel luglio 1956.
Ma la dittatura dietista messa su e spalleggiata dagli Stati Uniti rifiuta di far svolgere le elezioni e scatena nel paese un'ondata di terrore.
E' di nuovo la lotta per la libertà del paese.
Questo piccolo uomo dalle spalle strette, dallo sguardo di fuoco, dalla figura fragile nella divisa militare di base che si batte da cinquant'anni con indomabile energia per la sua patria e per la rivoluzione, è il simbolo vivente delle migliori doti umane, della volontà e delle speranze dei popoli oppressi, di ciò che può la volontà dell'uomo contro la tecnica.
Ho Chi Min durante la sua vita ha condiviso la miseria dei proletari d'Asia, d'America e d'Europa, conosciuto le prigioni inglesi e di Ciang Kai Scek. Condannato a morte dai tribunali dei colonizzatori, è sfuggito cento volte alla deportazione e alla morte.
Conquistato il potere nel suo paese ha dovuto fronteggiare due imperi colossali.
Quale rivoluzionario di quei tempi gli poteva essere paragonato per ostinata perseveranza, per passione rivoluzionaria? Credo nessuno, se non, dall'altra parte del mondo, Che Guevara.
La lotta di Ho Chi Min contro i francesi si è conclusa col più grande disastro coloniale degli ultimi secoli.
Quella contro i seguenti aggressori americani ha mostrato giorno per giorno i limiti della forza di fronte al diritto, ed ha messo in luce le tare profonde del sistema americano.
Ho Chi Min morirà ad Hanoi il 2 settembre del 1969.


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venerdì 30 gennaio 2009

LA MORTE DELLA VERGINE (Death of the Virgin) - Michelangelo Merisi detto Caravaggio

MORTE DELLA VERGINE (1605 - 1606)
Michelangelo Merisi detto Caravaggio (1573 - 1610)
Museo del Louvre a Parigi
Tela cm. 369 x 245


Nel quadro LA MORTE DELLA VERGINE l'intensa emozione coinvolge tutti i personaggi della scena.
La drammaticità della tela riflette forse la coscienza tragica di Caravaggio, che nega ogni forma di speranza in una prospettiva ultraterrena, e mostra il suo sgomento di fronte ad un evento irrevocabile e definitivo come la morte.
Può essere tuttavia riconosciuto come il "quadro più profondamente religioso del Diciassettesimo secolo" e si può ritenere che Caravaggio avesse aderito alla dottrina pauperista e populista diffusa nell'ambiente della Controriforma cattolica che egli frequentava.
Nella grande intimità dei sentimenti, nella profonda tensione morale si esprime tutta l'angoscia esistenziale dell'artista.
E' un periodo che annuncia la serie della grandi pale meridionali, eseguite con una notevole potenza espressiva durante i quattro anni trascorsi a Napoli, a Malta e in Sicilia.
LA MORTE DELLA VERGINE scandalizzò il clero: il quadro venne rifiutato.
Il dipinto è considerato una delle ultime realizzazioni del Caravaggio compiute a Roma, prima della fuga dalla città, provocata dall'omicidio di Ranuccio Tomassoni, il 28 maggio 1606, e la conseguente condanna alla pena di morte.

Alla fine del secolo scorso, è stato recuperato il contratto con il quale Laerzio Cherubini commissionò il dipinto a Caravaggio per la sua cappella in Santa Maria della Scala a Roma.
La data del documento, il 14 giugno 1601, ha sconvolto la cronologia del quadro, attestata pressocgé unanimemente intorno al 1605 - 0606.
Poiché non si è ancora ritrovato il documento del pagamento del saldo, è stata avanzata l'ipotesi che l'esecuzione possa essere stata rimandata di qualche anno, in tale modo la datazione su cui la critica si è prevalentemente espressa - per i motivi stilistici che fanno inserire l'opera fra la tarda produzione del soggiorno romano del pittore - potrebbe essere ancora la più plausibile.
Il dipinto fu acquistato nel 1607 dal Duca di Mantova..., nel 1627 - 1628 finì nella raccolta del re Carlo I d'Inghilterra e nel 1649 in quella del banchiere Iabach, che nel 1671 lo cedette a Luigi XIV per Versailles..., di qui nel 1793, dopo la Rivoluzione Francese, al Musée Central des Arts e, infine, al Louvre di Parigi.



CARAVAGGIO E IL RIFIUTO DEI COMMITTENTI

Ciò che ha colpito fin dalla prima apparizione dell'opera, come sottolineano i biografi dell'epoca, è l'inusuale realismo della rappresentazione (pare che il pittore si sia servito del corpo di un'annegata per ritrarre il personaggio della Madonna), che dovette essere insopportabile per il committente, che la rifiutò, è poiché rompeva con una tradizione iconografica che tendeva a mettere in secondo piano la tragedia terrena dell'avvenimento.
A una simile sorte sarà destinata anche LA VERGINE DEL SERPENTE, per l'altare di Sant'Anna dei Palafrenieri, rifiutata perché la Vergine, il Bambino e Sant'Anna vi erano indegnamente raffigurati..., dopo averla esposta al pubblico per due giorni soltanto le autorità ecclesiastiche, nel giugno 1606, la vendettero al cardinale Borghese.


VEDI ANCHE ...

CARAVAGGIO - La riforma del Caravaggio ed i caravaggeschi

La vita di Michelangelo Merisi detto CARAVAGGIO

LA MORTE DELLA VERGINE - Caravaggio

DECOLLAZIONE DEL BATTISTA - Caravaggio

BACCO - Caravaggio

SAN GIOVANNI BATTISTA - Caravaggio

SUONATORE DI LIUTO - Caravaggio

GIUDITTA E OLOFERNE - Caravaggio

SETTE OPERE DI MISERICORDIA - Caravaggio

SEPPELLIMENTO DI SANTA LUCIA (1608) - Caravaggio 


RIPOSO NELLA FUGA IN EGITTO - Caravaggio

CENA IN EMMAUS - Caravaggio

BACCHINO MALATO - Caravaggio

CANESTRO DI FRUTTA - Caravaggio

RAGAZZO MORSO DA UN RAMARRO - Caravaggio

MARTIRIO DI SAN MATTEO - Caravaggio


martedì 27 gennaio 2009

* DECOLLAZIONE DEL BATTISTA (Beheading of John the Baptist) - Michelangelo Merisi detto Caravaggio

LA LUNA E I BIORITMI



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L' oscillante pianeta più instabile
la dea delle acque fluenti

che domina su ogni cosa che cresce
e rende mutevole la mia donna.


ANONIMO del XVI secolo






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STATO D' ANIMO


A volte il mio cuore

é pieno d' angoscia
e m' abbandono all' impeto delle lacrime


A volte il mio spirito
vola in esilio forzato

come l' ultima neve di primavera

A volte il mio dolore

s' allarga e sprofonda
come un sasso turba l' acqua cheta


A volte la mia voce
s' eleva limpida

come zampillo d' acqua sorgiva

A volte guardo lontano

la linea misteriosa dell' orizzonte
e mi s' apre davanti all' anima

una calma serena
come un' aurora.



SAUVAGE del XXI secolo


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Che il nostro umore sia soggetto a continue variazioni non lo scopro certo io. La luna o meglio, le fasi lunari, hanno un' influenza di una certa rilevanza su alcuni individui più predisposti di altri.
E' notissimo il ruolo che la tradizione e il folclore attribuiscono al nostro satellite relativamente alle nascite, al clima, alle varie operazioni agricole, al nostro stesso umore (lasciami stare che oggi ho la luna...quante volte non abbiamo usato questa frase...).

La luna presenta rispetto alla terra due movimenti ben distinti: uno reale e uno apparente. Quest' ultimo, é il movimento giornaliero dovuto alla rotazione della terra, quello reale é il movimento di rotazione effettiva attorno alla terra che dura all' incirca un mese o poco meno, cioe le varie fasi lunari che ben conosciamo. Ed é naturalmente questo secondo movimento che incide in maniera rilevante sugli esseri viventi, in particolar modo sull' uomo.
Balza subito evidente la durata del mese lunare, del ciclo mensile della donna e del ritmo emotivo del bioritmo.
Il moto apparente del nostro satellite é responsabile del ciclico fenomeno delle maree, si tratta di un fenomeno meccanico dovuto all' attrazione gravitazionale esercitata dalla luna che nel contempo esercita una certa influenza anche sugli organismi animali e quindi sull' organismo umano.

Sono convinto che esiste uno stretto rapporto tra l' agressività umana e il ciclo lunare, che si evidenzia maggiormente negli alcoolizzati, nei drogati, negli squilibrati e nelle persone dal comportamento molto mutevole.
Come la superficie terrestre, l' uomo é composto dall' ottanta per cento di acqua e dal venti per cento di materia solida.
Sono convinto che la forza gravitazionale della luna esercita un' influenza sulla percentuale d' acqua del corpo umano come la esercita sugli oceani.
Ad ogni luna nuova e piena, queste maree raggiungono la massime ampiezza, e l' influenza del satellite sul nostro comportamento é fortissima.
I più emotivi o i più psicolabili subiscono maggiormente questi influssi, passando da momenti di euforia a momenti di cupa depressione.

Sono convinto di questo, perché come potete vedere dalla breve ma esplicativa poesia che sopra ho riportato, io stesso ci sono passato e quindi con cognizione di causa posso affermare quanto detto.

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* LA CITTA' DEL SOLE (The City of the Sun) - Tommaso Campanella


venerdì 23 gennaio 2009

MORTE DI PROCRI (Death of Procris) - Piero di Cosimo


MORTE DI PROCRI (1500 circa)

Piero di Cosimo (Firenze, 1461 circa - 1521 )
Pittore italiano
National Gallery di Londra
Tavola cm. 65 x 183
Risoluzione immagine
Pixel 2532 x 1064 - Mb 1,50

Il soggetto di questo dipinto è assai controverso..., non tutti accettano l'identificazione con la storia di Procri, figlia di Eretteo, re di Atene, e sposa di Cefalo, figlio di Hermes, il quale, rapito da Eros, ne suscitò l'ira, rifiutando il suo amore per restare fedele all'amata.

In effetti il personaggio di Cefalo è assente nell'opera e non può essere identificato con il satiro.

La leggenda, tratta dalle METAMORFOSI di Ovidio, considerata come un'esortazione alla fedeltà, venne allestita in occasione in occasione del matrimonio.

Dato il formato inusuale della tavola, si ritiene che il Piero di Cosimo l'abbia eseguita come pannello di una cassapanca nuziale.


I dipinto è attualmente esposto alla National Gallery di Londra che lo acquistò nel 1872..., proveniva dalla famiglia Guicciardini, come è testimoniato da un cartellino sul retro, recanti le armi del casato.

La datazione è controversa e oscilla tra il 1486 e il primo decennio del Sedicesimo secolo.

Nella stessa Galleria è possibile ammirare un'altra opera di Piero di Cosimo..., LA BATTAGLIA FRA I CENTAURI E I LAPITI, storia tratta ugualmente dalle METAMORFOSI di Ovidio, da collocarsi probabilmente tra il 1505 e il 1507.


VEDI ANCHE ...

La vita di PIERO DI COSIMO


IL GIORNO - Ferdinand Hodler

  
IL GIORNO (1900)
Ferdinand Hodler (1853 - 1918)
Pittore svizzero
Kunstmuseum di Berna
Olio su tela cm. 340 x 160
Risoluzionwe foto Mb 1,57


La grande composizione, con forti accenti decorativi, è caratterizzata da una pittura a colori netti, energici, che i critici hanno indicato come protoimpressionismo.

Le figure sono disposte sedute a semicerchio, costrette dentro la tela lunga e stretta, che suggerisce il formato di un fregio.

Viene così pienamente compiuta la teoria del parallelismo di Ferdinand Hodler, basata sulla ripetizione di forme identiche.

Il disegno marcato a linee simmetriche e i toni resi mediante larghe chiazze di colore, evocano le figure allucinate di Egon Schiele, il quale, molto probabilmente, trasse spunto dalle opere di Ferdinand Hodler.

Lo stile di questo artista esprime una sorta di accademismo arcaico e fosco, legato alle esperienze artistiche del passato, in particolare ai maestri del Rinascimento, dai quali recuperò la grandezza e la forza delle immagini.


L'opera, datata 1900, è conservata al Kunstmuseum di Berna, presso il quale è la più grossa raccolta dei dipinti di Ferdinand Hodler.

Tra i più famosi ricordo...

AUTORITRATTO del 1881...
LA NOTTE del 1890...
L'ELETTO del 1893 - 1894...
EURITMIA del 1895.



ENCICLOPEDIA DELL'ANTIFASCISMO E DELLA RESISTENZA (Anti-fascism and Resistance)


ENCICLOPEDIA

DELL'ANTIFASCISMO E DELLA RESISTENZAPietro Secchia

Edizioni La Pietra

Anno 1968





Imponente, necessaria, preziosa questa ENCICLOPEDIA DELL'ANTIFASCISMO E DELLA RESISTENZA, curata da Pietro Secchia con la collaborazione di numerosi studiosi e militanti antifascisti e pubblicata dalle Edizioni La Pietra.
La bontà dei criteri con cui l'opera è stata organizzata e realizzata è eccellente e la posso così riassumere... : non ha limitato il concetto di Resistenza né geograficamente (alla sola Italia) né cronologicamente (agli anni 1943 - 1945), ma lo ha esteso al movimento antifascista che precedette quegli anni, alle altre nazioni (sia pure attraverso voci sintetiche) e alle lotte di liberazione che, nel dopoguerra, si sono realizzate nello spirito della Resistenza..., ha invitato alla elaborazione dell'opera studiosi ed esponenti di tutte le parti politiche che hanno dato un loro contributo alla lotta antifascista e alla Resistenza e che nei valori dell'antifascismo e della Resistenza trovano ancora oggi, al di là delle inevitabili, anzi necessarie diversità di orientamento, una comune aspirazione di fondo (e che vedo così ricostituirsi in questa ENCICLOPEDIA, cosa non priva di significato in tempi perigliosi come questi, la vecchia unità degli anni di lotta quando comunisti, socialisti, cattolici, democratici borghesi lottavano fianco a fianco contro il comune nemico).

Opera imponente, necessaria, preziosa ho detto.
Si tratta in effetti del più importante sforzo d'assieme per raccogliere e organizzare in un tratto armonico, di facile studio e consultazione, la gran mole di materiale documentario e memorialistico che sull'antifascismo e la Resistenza è uscito in quegli anni.
Non solo.
L'opera va anche più in là in quanto, da una parte, non ha trascurato quelle figure anche minori che non trovano posto nelle storie ma che pure hanno fatto la storia e senza il cui apporto gli eventi non sarebbero stati quelli che sono stati..., e, dall'altra, ha raccolto prima che fosse tardi le testimonianze di tantissimi protagonisti di avvenimenti sempre più lontani nel tempo che, altrimenti, sarebbero scomparse con essi.
Opera preziosa, infine, perché rappresenta una vera e propria "summa" della storia dell'antifascismo e della Resistenza.

Certo non mancano gli errori, a mio avviso, e le lacune, le inesattezze inevitabili in un'opera così imponente.
Ma proprio questi limiti offrono il punto di partenza per ulteriori ricerche, per correzioni, precisazioni.
Al di là di tutto restano la tensione ideale, lo scrupolo di serietà che balzano con forza da tutte le pagine.
Ed è a Pietro Secchia, instancabile e appassionato direttore dell'opera, ma non solo a lui che va il mio plauso per un'opera che onora la cultura antifascista italiana.

Conclusione: Opera imponente, necessaria, preziosa....


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lunedì 19 gennaio 2009

* RITRATTO DI ZOLA (Portrait of Zola) - Édouard Manet




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LUCA GIORDANO, detto Luca fa Presto

  
LUCA GIORDANO, detto Luca fa Presto
Nato a Napoli nel 1632, Luca Giordano si formò nell'ambiente legato al Ribera.
Fu un appassionato viaggiatore: andò a Roma, a Firenze, a Venezia, interessandosi alle culture artistiche che incontrava.
Così, tornato a Napoli nel 1653, associò all'influenza di artisti locali come lo stesso Ribera o Mattia Preti, quella della grande arte barocca di Rubens o Poussin e della grande pittura veneziana del Cinquecento.
I contatti con le città del nord furono costanti: nel 1655 Luca Giordano fu alla corte dei Medici a Firenze, per raggiungere poi l'aristocrazia veneziana.
Nel 1667 dipinse a Napoli l'ASSUNZIONE DELLA VERGINE per la chiesa di Santa Maria della Salute.
Conosciute accanto alle grandi imprese barocche italiane, anche le prime esperienze classiciste di Carlo Maratta, realizzò una pittura dove le due componenti si fondono in composizioni ampie, complesse, ma più leggere, ariose e con maggiore luminosità.

Ecco che nascono le decorazioni napoletane per Santa Brigida (1678) e per San Gregorio Armeno (1678 - 16799).
Suo capolavoro furono gli affreschi per la Galleria di Palazzo Medici Riccardi a Firenze (1685).

La fama dell'artista continuava a correre: nel 1692 fu chiamato da Carlo II in Spagna dove rimase per dieci anni.
Le decorazioni dell'Escorial, del Buen Retiro di Madrid, della cattedrale di Toledo, furono esperienze fondamentali per l'arte europea.

Morto il re nel 1702 tornò a Napoli dove fu molto richiesto: le tele per Santa Maria Egiziaca a Forcella, il MARTIRIO DI SAN GENNARO per Santo Spirito dei Napoletani a Roma, e la decorazione per la certosa di San Marino.
Dalle impegnative e maestose decorazioni barocche all'inizio del Settecento Luca Giordano, sempre al passo coi tempi. Realizzò una pittura più delicata e leggiadra che preannunciava il Rococò.
Luca Giordano morì a Napoli nel 1705.


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GESÙ FRA I DOTTORI


domenica 18 gennaio 2009

GESÙ FRA I DOTTORI (Jesus among the Doctors) - Luca Giordano

  
GESÙ FRA I DOTTORI (1670 circa)
Luca Giordano (1632 - 1705)
Pittore italiano
Galleria Nazionale d'Arte Antica di Roma
XVII secolo
Olio su tela cm. 221 x 302


Seduto sulla destra su un seggio sopraelevato, Gesù adolescente sta parlando ai dottori del tempio che gli siedono intorno e che sembrano i veri protagonisti della scena.

L'ambiente presenta un'architettura classicheggiante ed è illuminato debolmente da una sorgente luminosa artificiale.
I bagliori che interrompono l'oscurità mettono in risalto mani, braccia, teste, spalle degli astanti che gesticolano animatamente.
E' una sorta di spettacolo teatrale, un palcoscenico dove luce e colore creano effetti di grande drammaticità.

Le fonti di Luca Giordano in questa sua opera giovanile (1670 circa) sono la pittura veneta del Cinquecento, in particolare Veronese, e le composizioni barocche di Pietro da Cortona, accanto a elementi della cultura locale: in particolare l'attenzione al naturale che gli aveva insegnato Ribera (guardate, per esempio, libri aperti in terra in primo piano).


Il quadro fu dipinto da Luca Giordano intorno al 1670, poco dopo i viaggi a Roma, Firenze e Venezia.
E' fra le opere più note dell'artista che riprese lo stesso motivo nel dipinto della Collezione Visetti di Roma e in quello di una Collezione privata bolognese.

Altre versioni oggi perdute sono ricordate all'Hôtel de Ville di Bruxelles e nella Collezione Czernin di Vienna.

Il dipinto ora nella Galleria Nazionale d'Arte Antica di Roma proviene dalla Collezione Corsini.


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VITA DI LUCA GIORDANO, detto Luca fa Presto



venerdì 16 gennaio 2009

L'IMBARCO PER CITERA (Embarkation for Cythera) - FESTE GALANTI Antoine Watteau



L'IMBARCO PER CITERA (1717)
Antoine Watteau (1684 - 1721)
Pittore francese
Museo del Louvre di Parigi
Olio su tela cm. 129 x 194
Particolare (Risoluzione Mb 2,00)


Si tratta senza dubbio del dipinto più popolare di Antoine Watteau.
Il titolo L'IMBARCO PER CITERA, con cui il quadro è universalmente noto, non è corretto..., infatti i pellegrini si trovano già nell'isola di Venere e si stanno accingendo a lasciarla.

La scena si svolge in un ampio paesaggio che si dissolve in lontananza fra le nebbie, in una mescolanza di cielo e mare.
Le figure dei pellegrini che hanno compiuto il viaggio nell'isola dell'amore sono immerse in una natura rigogliosa e lussureggiante, che richiama con la sua fisicità e la sua sensualità il soggetto del quadro.

Il colore denso e vivace si riallaccia alla grande tradizione coloristica che parte da Rubens, un maestro a cui Watteau guardò sempre con attenzione.
Anche il tema, in effetti, si ispira ai GIARDINI DELL'AMORE di Rubens.

La composizione è libera e ariosa: i personaggi, distribuiti secondo una linea ondulata, richiamano con le loro vesti a tocchi di colore carico, i fiori di una ghirlanda.
L'atmosfera che si respira nel quadro è lieta e al tempo stesso nostalgica.
Sotto lo sguardo di un'erma di Venere che sembra controllare tutti gli eventi, alcune coppie amoreggiano, mentre altre si avviano verso la navicella dorata che servirà per il viaggio nuziale.
I vogatori sono pronti a salpare mentre una corona di putti svolazza al di sopra.

Negli atteggiamenti delle varie coppie, da destra verso sinistra, cioè dal bo0schetto in direzione della nave, sono stati individuati i vari stadi di un unico tragitto psicologico: dalla persuasione, al consentimento, al pieno accordo amoroso.


L'IMBARCO PER CITERA fu realizzato da Antoine Watteau come prova per l'ammissione all'Accadémie Royale de Peinture et de Sculpture, alla quale ebbe accesso il 28 agosto 1717.
Nel verbale di accoglimento l'opera è citata come PÈLEGRINAGE À L'ÎLE DE CYTHÈRE.

Essa è pervenuta al Museo del Louvre dalle collezioni dell'Accadémie durante il periodo della Rivoluzione.
Per un lungo tempo L'IMBARCO PER CITERA rimase l'unico dipinto di Watteau al Louvre.
Solo nel 1869 con la ricca Donazione La Caze entrarono nel Museo parigino ben otto quadri del grande pittore, fra cui il celeberrimo GILLES.


Festa d'amore


LE "FESTE GALANTI" DI WATTEAU

Antoine Watteau inaugura con L'IMBARCO PER CITERA un nuovo genere pittorico, quello delle "feste galanti", inventato da lui stesso.
Di questa categoria fa parte una folta serie di dipinti che rappresentano la vita dei nobili francesi del primo Settecento, la loro socialità artificiosa, le riunioni nei parchi delle loro residenze di campagna, le feste da ballo, i convegni galanti, le piacevoli conversazioni, le battute di caccia.
Fra i più celebri quadri di questo nuovo "genere", che riscosse grande fortuna, ricordo ...

- DIVERTIMENTI CAMPESTRI... al Wallace Collection di Londra
- RIUNIONE IN UN PARCO... al Louvre di Parigi
- FESTA D'AMORE... al Gemäldegalerie di Dresda
- CONVEGNO DI CACCIA... al Wallace Collection di Londra
- I PIACERI DEL BALLO... al Dulwich College di Londra.


VEDI ANCHE...


IL PASSO FALSO ( The Faux Pas ) Antoine Watteau

IL GIUDIZIO DI PARIDE - Antoine Watteau

GIOVE E ANTIOPE (1715 circa) Antoine Watteau

LA PROPOSTA IMBARAZZANTE (1716 circa) - Antoine Watteau

LA FAMIGLIA DI MEZZETTINO (1717) Antoine Watteau 

I PIACERI DEL BALLO (The pleasures of the dance) Jean-Antoine Watteau


giovedì 15 gennaio 2009

GENTE SENZA STORIA (Ordinary People)- Judith Guest



GENTE SENZA STORIA
(Ordinary People)

Judith Guest

Mondadori Editore

Collana - Narrativa Straniera

Anno - 1986

Pagine - 278




Il primo romanzo di Judith Guest, una casalinga americana che evidentemente gode di una situazione privilegiata se trova il tempo per scrivere, è stato a lungo nelle classifiche dei best sellers in America de è stato tradotto in molte lingue.

E' la storia di una famiglia media americana, che l'autrice ha saputo raccontare con efficacia, perché è attratta dallo studio dei rapporti interpersonali e, come ebbe a dire in un'intervista, durante la presentazione di questo libro, per lei... "la famiglia è il luogo ideale per studiarli e per studiare la mancanza di comunicabilità, che è un tipico problema di questi tempi...".

Protagonista è un giovane, Conrad, alle prese con dei problemi più grossi di lui, tanto da arrivare a tentare il suicidio.
Ma procedo con ordine.
La causa del suo trauma psichico è il ricordo di Buck, suo fratello maggiore e suo migliore amico, morto i un incidente di barca sei mesi prima che Conrad, l'unica persona che si trovava con lui sulla barca, si chiuda in bagno con un pacchetto di lamette.
Dopo aver trascorso otto mesi in ospedale psichiatrico, Conrad ritorna in famiglia, ma non riesce più a legare né con i vecchi amici né con i genitori, che lo tengono sotto costante sorveglianza.
Solo Berger, uno psichiatra poco ortodosso, riuscirà a dargli una mano, perché è saggio, arguto, spiritoso.
Presto Conrad non vive che per andare agli appuntamenti con Berger, che è diventato il punto focale della sua esistenza.
C'è anche una ragazza, Jeannine.
Innamorandosene, Conrad si accorge di sentirsi ancora forte e necessario.

Se la vicenda si limitasse al recupero psicologico del ragazzo, la morale sarebbe troppo facile.
Invece Judith Guest vuole dimostrare come i genitori di Conrad siano alla fine più fragili del figlio.
Infatti le loro tragiche vicissitudini, invece di unirli maggiormente, hanno portato all'esasperazione tutte le normali ambivalenze della vita in famiglia: l'amore e il risentimento, il terrore e l'esaltazione, la colpa e il perdona.
La madre è quella che ne risente di più.
Convinta che il marito prenda le parti del figlio contro di lei, decide di partire per un viaggio a scadenza indeterminata.

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mercoledì 14 gennaio 2009

LE DUE MADRI (The two mothers) - Giovanni Segantini

LE DUE MADRI (1889)
Giovanni Segantini (1858 - 1899)
Pittore italiano
Galleria d'Arte Moderna di Milano
Tela cm. 157 x 280


All'interno di una stalla scarsamente illuminata da una rustica lampada a olio che pende dal soffitto, Giovanni Segantini ha ritratto due madri: una mucca alla mangiatoia che ha accanto il suo vitellino addormentato sullo strame e una giovane contadina che tiene in grembo il suo bambino.

La formazione di Segantini nell'ambito della pittura naturalistica è evidente nella scelta del soggetto popolare e quotidiano e nell'interesse per lo studio degli effetti di luce.

La difficoltà di realizzare una luminosità bassa, ma diffusa per tutto l'ambiente in modo che nessun dettaglio fosse avvolto dall'ombra, fu superata dal pittore con l'ausilio della tecnica divisionista, cioè con l'applicazione separata dei colori sulla tela in luogo del tradizionale impasto di pigmenti sulla tavolozza.


Il grande quadro è firmato e datato 1889 in basso a sinistra.
Fu proprietà di Grubicy a Milano, quindi in deposito per lungo tempo al Museo Segantini di Saint-Moritz.
Prima di giungere alla sede attuale ha fatto parte della Collezione Benzoni, sempre a Milano.

L'opera fu esposta nel 1891 alla Triennale di Brera, dove riscosse un largo successo.
Esiste una copia del dipinto nel Museo Segantini di Saint-Moritz, eseguita nel 1913 da Gottardo, il figlio primogenito dell'artista.



GIOVANNI SEGANTINI

  

Giovanni Segantini nacque ad Arco, in Trentino, il 15 gennaio 1858.
Dopo la morte della madre e l'abbandono da parte del padre, il piccolo Giovanni ebbe un'infanzia travagliata, trascorsa per ben tre anni in riformatorio.

A Milano frequentò l'Accademia di Brera dal 1875 al 1879, anni un cui conobbe e studiò i pittori del naturalismo lombardo.
Nel 1880 sposò Bice Bugatti, sorella dell'amico Carlo, il celebre ebanista, e di Ettore, il creatore della famosa automobile.

Sempre nel 1880 Giovanni Segantini stipulò un contratto con Vittore Grubicy, che si assumeva il mantenimento dell'artista in cambio dell'esclusiva sulla sua produzione.

Nel 1886 i Segantini decisero di trasferirsi a Savognino, un villaggio montano del Cantone dei Grigioni.
Gli anni di Savognino (1886 - 1894) segnarono per il pittore il periodo dell'adozione della tecnica divisionista e dell'avvicinamento alla pittura simbolista e della Secessione viennese.

Risalgono a quest'epoca i più grandi capolavori dell'artista: la seconda versione dell'AVE MARIA A TRASBORDO (Collezione Fischbacher di San Gallo), ALLA SBARRA (Galleria d'Arte Moderna di Roma), LE DUE MADRI (Galleria d'Arte Moderna di Milano), che esemplificano l'applicazione del divisionismo..., IL CASTIGO DELLE LUSSURIOSE (Walker Art Gallery di Liverpool), LE CATTIVE MADRI (Kunsthistorisches Museum di Vienna), L'ANGELO DELLA VITA (Galleria d'Arte Moderna di Milano) che mostrano l'interesse crescente di Giovanni Segantini per i soggetti simbolici e allegorici, ambientati contro stupefacenti fondali di montagne innevate.

E proprio fra le sue amate montagne, in Engadina, dove si era trasferito nel 1894, Segantini trovò la morte nel 1899 per un attacco di peritonite, mentre realizzava "en plein air" uno dei più affascinanti e vertiginosi paesaggi montani della storia della pittura, quello del pannello centrale del TRITTICO DELLA NATURA (Museo Segantini di Saint-Moritz).



* LONDRA, IL PARLAMENTO (London, Parliament) - Claude Monet

martedì 13 gennaio 2009

SALVATOR ROSA - Vita e opere (Life and Work)

  
Salvator Rosa nasce, nel 1615, a Napoli dove compie il primo apprendistato, dapprima nella bottega del Ribera e poi in quella di A. Falcone.
Dipinge soprattutto vedute, scene di genere e battaglie, e si fa ammirare per la padronanza dei mezzi di espressione e per la concitata varietà del movimento.

Giovanissimo, con una buona preparazione pittorica, si trasferisce a Roma dove vi soggiorna fino al 1640.
Nella capitale Salvator Rosa si accosta dapprima alla pittura di genere dei Bamboccianti, (PAESAGGIO CON BANDITI - Collezione Sackville) e poi alla fine degli anni '30, alla pittura classica di C. Lorrain e N. Poussin, trasformando la veduta ideale dei francesi in "paesaggio pittoresco", com'egli stesso definisce.

Ormai noto in tutte le corti italiane come pittore paesaggista, nel 1640 è invitato a Firenze dal cardinale Giovanni Carlo de' Medici, fratello del granduca di Toscana Ferdinando II.
Il soggiorno fiorentino è un momento determinante per la maturità dell'artista che a contatto con gli intellettuali e gli artisti di corte si avvicina alla filosofia e quindi scrive le SATIRE, e fonda l'Accademia dei Percossi, le cui riunioni si tengono presso la sua casa.
Grazie ai nuovi interessi intellettuali, Salvator Rosa abbandona la paesaggistica a favore di temi più colti ed intriganti come le stregonerie il cui esempio più notevole resta STREGHE E INCANTESIMI (National Gallery di Londra).

Esaurita l'esperienza fiorentina, nel 1649 Salvator Rosa ritorna a Roma, città senza dubbio intellettualmente più stimolante, divenendo uno degli artisti più ricercati della capitale, ma a dispetto del suo desiderio di affermarsi con temi più impegnati, trionfano le sue vedute e le sue battaglie.

Ormai al culmine del successo, Salvator Rosa muore il 15 dicembre del 1673 e viene sepolto nella chiesa romana di Santa Maria degli Angeli.


VEDI ANCHE...

MARINA- Salvator Rosa


lunedì 12 gennaio 2009

MARINA - Salvator Rosa

MARINA (1640 circa)
Salvator Rosa (1615 - 1673)
Pittore italiano
Galleria Palatina di Firenze
Olio su tela cm. 399 x 233


La veduta, dipinta da Salvator Rosa, durante il primissimo soggiorno fiorentino, presenta un porto in cui sono ormeggiati velieri e barche.

Il molo è popolato da un folto gruppo di persone intente a chiacchierare, a pescare e a tuffarsi nelle acque antistanti.
Sulla sinistra un'alta torre testimonia la presenza in loco di una fortezza.
All'orizzonte, segnato dal bagliore dei raggi solari, si intravedono dei velieri in procinto di lasciare il porto.

E' un paesaggio fantastico dove la realtà diviene visione grazie soprattutto all'uso degli accesi toni cromatici.

Salvator Rosa con questo dipinto rivela una personalissima capacità di interpretare la natura e conferma il superamento del paesaggio naturalistico incontrato a Napoli e di quello idilliaco conosciuto durante il suo soggiorno a Roma.


La veduta, insieme alla MARINA DEL FARO, è stata eseguita da Salvator Rosa per il suo protettore, il cardinale Giovanni Carlo de' Medici.
Alla morte di questi l'opera passerà per eredità alò granduca Cosimo III.

Come una gran parte dei dipinti della collezione granducale che arredavano Palazzo Pitti, nell'Ottocento il quadro è stato trasferito nella Galleria Palatina di Firenze dove si trovava, nel 1995, l'ultima volta che l'ho visto.


VEDI ANCHE...

La vita di SALVATOR ROSA


BAMBINI CHE MANGIANO FRUTTA (Children who eat the fruits) - Bartolomé Esteban Murillo

  

BAMBINI CHE MANGIANO FRUTTA
(1670 - 1675)

Bartolomé Esteban Murillo
(1618 - 1682)

Pittore spagnolo

Alte Pinankothek
di Monaco

Olio su tela
cm. 123 x 102







Il dipinto raffigura due bambini cenciosi, seduti, che stanno mangiando un dolce.
Sulla destra un cane osserva la scena con grande curiosità..., appoggiato in terra uno splendido cesto di frutta e un sacco dal quale sbuca una pagnotta.

Bartolomé Esteban Murillo fu uno dei primi artisti a ritrarre bambini poveri e piccoli contadini, un genere in seguito molto sfruttato dagli artisti perché ammirato dal pubblico.

E' probabile che Murillo conoscesse i dipinti di questo soggetto eseguiti da Jusepe de Ribera, come la RAGAZZA CON TAMBURELLO (Collezione Drey di Londra)..., oppure RAGAZZO CON VASO DI FIORI ad Oslo, dove l'artista aveva aderito pienamente al naturalismo caravaggesco, cogliendo i valori umani dei personaggi raffigurati.

L'artista che può essere considerato come uno dei precursori spirituali dell'arte rococò del Diciottesimo secolo, con questi dipinti raffiguranti bambini divenne popolare in tutta Europa.


BAMBINI CHE MANGIANO UN DOLCE appartiene ad una fase più matura dell'attività di Murillo dove a differenza di un quadro come BAMBINO CHE SI SPULCIA, nel quale alterna pessimismo e introspezione, cerca di evidenziare altri aspetti della vita di questi contadinelli, enfatizzando i pochi momenti dedicati al gioco e al divertimento.

L'ambientazione è quasi sempre all'aperto e il pittore cerca di porre un'attenzione sempre maggiore ai risvolti psicologici e alle emozioni che traspaiono dai volti di questi ragazzi.


Il dipinto eseguito intorno agli anni 1670 - 75, figura dal 1765 nella Galleria Manheim..., portato a Monaco nel 1802, entrò a far parte della Hofgartengalerie e nel 1836 fu acquistato dalla Alte Pinakothek.
Nella stessa galleria possiamo ammirare altri dipinti di Bartolomé Esteban Murillo come...

- BAMBINI CHE MANGIANO FRUTTA
- BAMBINI CHE GIOCANO A DADI
- BAMBINE CHE CONTANO SOLDI
- VECCHIA CHE SPIDOCCHIA UN BAMBINO


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LA MADONNA DEL ROSARIO

BAMBINO CHE SI SPULCIA

FUGA IN EGITTO (1645-1650 circa) Bartolomé Esteban Murillo


domenica 11 gennaio 2009

XXX

BAMBINO CHE SI SPULCIA (The Beggar Boy) - Bartolomé Esteban Murillo



BAMBINO CHE SI SPULCIA
(1645 circa)


Bartolomé Esteban Murillo
(1618 - 1682)


Pittore spagnolo
Museo del Louvre
di Parigi


Tela cm. 137 x 115



Risoluzione foto
Pixel 1780 x 2536
Mb 2,36



Il tema dell'infanzia negletta e vagabonda è uno dei più ammirati della cultura barocca spagnola, vuoi per l'originalità dello spirito inventivo, vuoi per l'insorgente interesse per le problematiche sociali che tendono ad illustrare aspetti fino ad allora sommersi ed inediti della vita popolare.
Già accenni a queste tematiche si ritrovavano nell'opera di Jusepe de Ribera (lo Spagnoletto), o anche nei dipinti realizzati in Italia dal danese Eberhard Keil, un artista che si era specializzato nel ritrarre e documentare scene della vita contadina.
Ma in effetti, in questa direzione, Bartolomé Esteban Murillo dimostra una maggiore intensità narrativa ed una grazia che sembra precedere il periodo settecentesco del Rococò.
Innumerevoli sono le tele di Murillo che ritraggono bambini, produzione destinata ad una clientela sufficientemente colta, formata per lo più da consoli e da commercianti stranieri di passaggio a Siviglia, fatto che spiega la dispersione della sua opera in ogni parte del mondo.
Questo celebre BAMBINO CHE SI SPULCIA del Louvre è il primo quadro, a mia conoscenza, che raffiguri questi temi popolari e databile probabilmente agli anni tra il 1645 ed il 1650, periodo in cui Murillo cominciava a farsi conoscere in Siviglia per le sue qualità pittoriche.
Il marcato gioco della luce che proviene dalla assolata finestra, abilmente equilibrato con l'ombra della stanza in cui il bambino si trova, suggeriscono una intensa malinconia, una sorta di pessimismo esistenziale.
In seguito l'artista abbandona per sempre questo cupo registro per dedicare ai temi dell'infanzia povera toni di gioiosa vitalità.
Da notare in questo dipinto giovanile di Murillo la particolare pastosità della pennellata e la valenza psicologica del rapporto luce-ombra.


L'opera è stata recuperata nel 1776 dal mercato antiquario parigino..., nel 1768 risulta di proprietà di Radix de Sainte Foix ed in quello stesso anno viene acquistata da re Luigi XVI per le sue collezioni private.
In seguito agli eventi della Rivoluzione Francese, il dipinto è passato al Louvre.



Bartolomé Esteban Murillo (1618 - 1682) nasce a Siviglia e da questa città non si allontanerà praticamente mai, se non negli ultimi anni della sua vita, per dipingere nella chiesa dei Cappuccini di Cadice.
Nel 1660 Murillo fonda a Siviglia una Accademia di Belle Arti.
La sua produzione, oltre che nella Cattedrale e nel Museo di Siviglia, è ora conservata in numerose collezioni pubbliche e private d'Europa e d'America.
Murillo è famoso per i soggetti a carattere religioso, ma anche per aver raffigurato nei suoi dipinti scene di vita quotidiana dei ceti popolari spagnoli del Diciassettesimo secolo.
La critica contemporanea ha rivalutato la sua opera riconoscendone un'alta qualità formale.


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LA MADONNA DEL ROSARIO

BAMBINI CHE MANGIANO UN DOLCE

FUGA IN EGITTO (1645-1650 circa) Bartolomé Esteban Murillo


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