sabato 31 gennaio 2009

HO CHI MIN


Ho Chi Min è il simbolo della resistenza vietnamita all'imperialismo.

Da aiuto cuciniere a leader di una delle più prestigiose rivoluzioni del secolo scorso.

Una vita al servizio del popolo e della rivoluzione.




Versailles, giugno 1919.
I plenipotenziari delle grandi potenze vincitrici sono riuniti per decidere l'assetto da dare al mondo e una nuova ripartizione degli imperi coloniali.
Grandi speranze hanno sollevato nei paesi coloniali l'ideale proclamato dalle democrazie di lottare "per la giustizia e la libertà", la loro vittoria sugli imperi centrali, e l'affermazione del diritto dei popoli all'autodeterminazione contenuta nei quattordici punti del presidente degli Stati Uniti, Wilson.
Fiducioso nel buon diritto e nelle promesse sprecate dai paesi dell'Intesa durante, la guerra, un giovane vietnamita, Nguyen Ai Quoc tenta invano di presentare a Wilson e agli altri statisti che stanno decidendo il futuro del mondo, un piano in otto punti per l'emancipazione del Vietnam e l'autodeterminazione del suo popolo.

Poco più di un anno dopo, il 26 dicembre 1920, Nguyen Ai Quoc prende la parola al Congresso di Tours del Partito socialista francese. La sua prospettiva in un anno è radicalmente cambiata..., i popoli coloniali non devono attendersi la libertà dai popoli imperialistici, ma dalla lotta rivoluzionaria.
Sa allora Nguyen Ai Quoc, divenuto Ho Chi Min (e nella sua lunga carriera di rivoluzionario ha cambiato una dozzina di nomi), si batte con una tenacia senza precedenti, nella clandestinità o nella ufficialità, come partigiano o come presidente, per lo stesso scopo... la libertà, l'indipendenza nazionale e l'emancipazione sociale del suo popolo.
Tutta la sua esistenza è stata spesa al servizio della nazione vietnamita e della rivoluzione socialista..., la sua lotta instancabile non ha precedenti per la diversità delle tattiche e delle situazioni, per la fantastica superiorità delle armi e dei mezzi con i quali i nemici del suo paese hanno cercato di fermarlo, per i rischi corsi, per i sacrifici accettati.

Con la sua instancabile opera, Ho Chi Min, lo "zio Ho" come lo chiamano i vietnamiti, ha resuscitato una nazione, fondato uno stato, guidato due guerre di liberazione di un popolo oppresso contro feroci oppressori.
La sua lotta contro la Francia ha portato la liquidazione di un grande impero coloniale.
Quella guidata contro gli Stati Uniti è servita a mettere ogni giorno in evidenza i limiti della strapotenza tecnica di fronte all'uomo.

"Di tutti i personaggi viventi - è stato detto in quel tempo - egli è probabilmente quello che meglio di tutti avrà mostrato cosa può la volontà di un uomo, armata di una implacabile tecnica del potere, e radicata nelle più profonde aspirazioni di un popolo".


Figlio di un povero intellettuale di villaggio, Ho Chi Min è nato il 19 maggio del 1890 in un villaggio dell'Annam del Nord, Kim Lien.
Dopo un'infanzia misera e dopo aver insegnato per qualche tempo, parte a 21 anni, secondo la tradizione locale, per Saigon dove si imbarca come aiuto cuciniere su un mercantile. Il suo giro intorno al mondo lo porta in Inghilterra dove prende contatto con gli ambienti socialisti fagiani.
Nel 1917 è in Francia dove si lega a Ciu En Lai e Chen-Yi, che svolgono già un'intensa attività politica nella numerosa colonia dei lavoratori asiatici che le necessità della produzione bellica hanno creato in Francia.
Nel 1919 è a Versailles. L'anno dopo lancia il giornale rivoluzionario IL PARIA, e partecipa a Tours alla fondazione del Partito Comunista Francese.
La sua attività in Francia ha del prodigioso..., fonda un altro giornale, L'ANIMA DEL VIETNAM, pubblica degli scritti sul colonialismo in Asia, educa quadri rivoluzionari e svolge un'intensa propaganda tra i lavoratori asiatici.
Già allora, nella colonia vietnamita, è una figura leggendaria.
Alla fine del 1923 si reca nella capitale della rivoluzione mondiale, a Mosca, per rappresentare le colonie francesi al Congresso dell'Internazionale Contadina.
Nelle file dell'Internazionale comunista si impone come uno dei più autorevoli rivoluzionari dei paesi coloniali. Al V Congresso dell'Internazionale pronuncia uno spietato atto d'accusa contro il razzismo incosciente del proletariato europeo.
Il suo intervento servirà a provocare una profonda revisione della politica coloniale del Partito Comunista Francese.
Nel 1925 fonda l'Associazione della gioventù rivoluzionaria vietnamita.
L'anno dopo è in Cina tra i protagonisti della Comune di Canton.
In Cina vivrà e lotterà quasi ininterrottamente fino al 1940.
A Canton fonda un nuovo giornale, LA GIOVENTU', intorno al quale si costituirà un gruppo rivoluzionario che sarà alla base del Partito comunista indocinese, del Viet Minh, e della Repubblica Popolare vietnamita.
Dopo essere fuggito dalle caldaie degli uomini di Ciang Kai Scek, fa il professore di guerriglia e, quindi, si sposta in Siam, dove fionda un altro giornale, e dove, per tre mesi, sotto il nome di padre Chin, vive in un convento di bonzi buddisti. Da qui lo traggono i compagni che richiedono il suo intervento per ricostituire l'unità dei gruppi rivoluzionari indocinesi.
Nel gennaio del 1930 fonda il Partito comunista indocinese, nel quale confluiscono i gruppi comunisti del Tonkino, dell'Annam e della Cambogia.
Sei mesi dopo i contadini della sua provincia natale insorgono, ma il potere coloniale schiaccia nel sangue la rivolta e lo condanna a morte.
Il 5 giugno 1931 la polizia britannica lo arresta a Hong Kong.
Ho Chi Min evita di venire consegnato alle autorità coloniali "competenti" (quelle francesi che lo hanno condannato a morte) fuggendo dall'infermeria del carcere.

Si apre intanto, con la svolta del VII Congresso del Comintern, una nuova fase nella strategia e nella tattica del movimento comunista internazionale, che applica ora, su larga scala, la politica dei fronti comuni per la quale lo "zio Ho" si era sempre battuto.
Allo scoppio della guerra europea, i colonialisti francesi, mentre cedono su tutta la linea davanti alle pretese dei fascisti giapponesi, impegnano tutte le loro forze nella repressione del movimento rivoluzionario.
I quadri e i militanti comunisti sono costretti a celarsi nella clandestinità.
In quel momento critico, quando maggiori sono i pericoli e le difficoltà e quando più urgente è per i rivoluzionari vietnamiti l'esigenza di una guida sicura, Ho Chi Min rientra, per la prima volta dopo trent'anni, nel suo paese, installandosi in una grotta a Pac Bo vicino al confine cinese, dove lo raggiungono i compagni sfuggiti alla repressione (tra gli altri Pham Van Dong, Vo Ngguyen Giap, Phung Chi Kien, Hoang Van Hoan, Vi Anh).
Qui fonda, nel maggio del 1941, il Fronte dell'Indipendenza del Vietnam (Viet Minh) che nel suo primo manifesto invita, il 25 ottobre, all'unione di tutte le forze antifasciste per lottare contro il colonialismo francese. E giapponese fino alla liberazione totale del Viet Nam.
Sono poi i lunghi e duri anni della lotta antifrancese e antigiapponese ad un tempo.
Lo "zio Ho" è instancabile, la sua salute è scossa ma egli sa di non dover cedere.
"Lo zio Ho - ricorderà il generale Giap - subiva frequentemente attacchi di febbre. Durante la crisi rifiutava, malgrado le nostre preghiere, di riposarsi e continuava a presiedere le nostre riunioni".
Nel luglio del 1945 alla vigilia dell'insurrezione vittoriosa, spossato dalla fatica, Ho Chi Min cade gravemente malato. Pensando ad una fine vicina, comunica a Giap le direttive dell'azione che sono come le sue ultime volontà...

"Questa volta la congiuntura nazionale e internazionale ci è estremamente favorevole. Il nostro partito non deve perdere l'occasione. Dobbiamo assumere la direzione della lotta nazionale per la conquista dell'indipendenza, a qualsiasi costo, anche se tutta la Cordigliera vietnamita dovesse ardere come un immenso rogo. Quando il movimento rivoluzionario è in espansione, come oggi, è allora precisamente che bisogna provvedere a consolidare le sue strutture..., rinforzare ideologicamente gli elementi sicuri, formare nuovi quadri. E' necessario tenere corsi accelerati per formare in tempo i militanti locali, e applicarsi in maniera particolare per costituire delle cellule in modo da poter tenere in piedi il movimento nelle ore critiche. Quanto alla lotta armata, dal momento in cui le circostanze divengono favorevoli, sarà necessario svilupparla risolutamente ed estenderla, senza tuttavia dimenticare di consolidare le nostre basi per essere pronti ad affrontare tutte le eventualità".



In queste parole dettate ai compagni come ultime volontà in un momento critico, è contenuta la sostanza del pensiero di Ho Chi Min.

La sua lezione più preziosa è quella di respingere il pessimismo nelle ore difficili, e di evitare il facile ottimismo nelle ore del trionfo.

"Fare la rivoluzione - sono parole sue - è un lavoro di lungo respiro, un lavoro che esige tenacia e perseveranza. Ogni decisione richiede matura riflessione e non deve mai essere presa alla leggera".

Ricorda ancora il generale Giap che.. "nelle ore di espansione del movimento, i militanti che portavano con sé l'entusiasmo febbrile della base, trovavano presso di lui una atmosfera serena che ricordava loro subito che la lotta rivoluzionaria sarebbe stata ancora lunga. Nelle ore difficili, quando il nemico seminava il terrore in mezzo alla popolazione demoralizzata, i compagni trovavano0 ancora, al loro ritorno dalle missioni, questa stessa atmosfera serena da cui sorgeva una fiducia imbattibile... Lo "zio Ho" ha saputo comunicarci in modo meraviglioso la sua fede incrollabile nella vittoria della rivoluzione".
Negli anni dal 1941 al 1945, Ho Chi Min è l'animatore della Resistenza vietnamita. Sotto la sua direzione il popolo acquista coscienza di sé e del suo destino storico. In tutto il Vietnam cresce l'opposizione armata ai francesi, e dopo il colpo di forza del 9 marzo 1945, ai giapponesi.

Il 17 aprile la conferenza militare del Tonkino a Hiep Hoa decide l'unificazione di tutte le forze armate rivoluzionarie sotto il nome di Armata di liberazione del Viet Nam.
Il 7 agosto a Tan Trao il Comitato centrale del Partito comunista indocinese e il Congresso nazionale del popolo eleggono il Comitato nazionale di liberazione.

Alcune centinaia di guerriglieri di Ho Chi Min guidano l'insurrezione di Hanoi che si estende rapidamente a tutto il paese che viene totalmente liberato.
Il 2 settembre nella piazza Ba Dinh di Hanoi, il presidente Ho Chi Min proclama l'indipendenza della Repubblica Democratica del Viet Nam.
Ma la lotta non è finita.
Gli imperialisti francesi cercano di riconquistare il paese inviandovi un corpo di spedizione agli ordini del generale Leclerc. Questa prima fase della lotta si conclude con un onorevole compromesso. Ho Chi Min, è troppo grande politico per non saper adeguare gli obiettivi ai mezzi.
Il 6 marzo 1946 firma un accordo con il quale veniva riconosciuta l'unità e l'indipendenza del Vietnam in seno all'Unione francese. Il difficile equilibrio veniva rotto dai francesi con il bombardamento di Hanoi e Haiphong, al quale i vietnamiti rispondevano con una nuova insurrezione antifrancese ad Hanoi.
Lo "zio Ho" ed i suoi compagni riprendono la vita clandestina, la grotta di Pac Bo è di nuovo il centro della lotta di liberazione. Il genio militare di Vo Nguyen Giap, sbaraglia le forze francesi a Dien Bien Phu.
E' la pace di Ginevra.
Il paese è momentaneamente diviso. Libere elezioni decideranno la riunificazione nel luglio 1956.
Ma la dittatura dietista messa su e spalleggiata dagli Stati Uniti rifiuta di far svolgere le elezioni e scatena nel paese un'ondata di terrore.
E' di nuovo la lotta per la libertà del paese.
Questo piccolo uomo dalle spalle strette, dallo sguardo di fuoco, dalla figura fragile nella divisa militare di base che si batte da cinquant'anni con indomabile energia per la sua patria e per la rivoluzione, è il simbolo vivente delle migliori doti umane, della volontà e delle speranze dei popoli oppressi, di ciò che può la volontà dell'uomo contro la tecnica.
Ho Chi Min durante la sua vita ha condiviso la miseria dei proletari d'Asia, d'America e d'Europa, conosciuto le prigioni inglesi e di Ciang Kai Scek. Condannato a morte dai tribunali dei colonizzatori, è sfuggito cento volte alla deportazione e alla morte.
Conquistato il potere nel suo paese ha dovuto fronteggiare due imperi colossali.
Quale rivoluzionario di quei tempi gli poteva essere paragonato per ostinata perseveranza, per passione rivoluzionaria? Credo nessuno, se non, dall'altra parte del mondo, Che Guevara.
La lotta di Ho Chi Min contro i francesi si è conclusa col più grande disastro coloniale degli ultimi secoli.
Quella contro i seguenti aggressori americani ha mostrato giorno per giorno i limiti della forza di fronte al diritto, ed ha messo in luce le tare profonde del sistema americano.
Ho Chi Min morirà ad Hanoi il 2 settembre del 1969.


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venerdì 30 gennaio 2009

LA MORTE DELLA VERGINE (Death of the Virgin) - Michelangelo Merisi detto Caravaggio

MORTE DELLA VERGINE (1605 - 1606)
Michelangelo Merisi detto Caravaggio (1573 - 1610)
Museo del Louvre a Parigi
Tela cm. 369 x 245


Nel quadro LA MORTE DELLA VERGINE l'intensa emozione coinvolge tutti i personaggi della scena.
La drammaticità della tela riflette forse la coscienza tragica di Caravaggio, che nega ogni forma di speranza in una prospettiva ultraterrena, e mostra il suo sgomento di fronte ad un evento irrevocabile e definitivo come la morte.
Può essere tuttavia riconosciuto come il "quadro più profondamente religioso del Diciassettesimo secolo" e si può ritenere che Caravaggio avesse aderito alla dottrina pauperista e populista diffusa nell'ambiente della Controriforma cattolica che egli frequentava.
Nella grande intimità dei sentimenti, nella profonda tensione morale si esprime tutta l'angoscia esistenziale dell'artista.
E' un periodo che annuncia la serie della grandi pale meridionali, eseguite con una notevole potenza espressiva durante i quattro anni trascorsi a Napoli, a Malta e in Sicilia.
LA MORTE DELLA VERGINE scandalizzò il clero: il quadro venne rifiutato.
Il dipinto è considerato una delle ultime realizzazioni del Caravaggio compiute a Roma, prima della fuga dalla città, provocata dall'omicidio di Ranuccio Tomassoni, il 28 maggio 1606, e la conseguente condanna alla pena di morte.

Alla fine del secolo scorso, è stato recuperato il contratto con il quale Laerzio Cherubini commissionò il dipinto a Caravaggio per la sua cappella in Santa Maria della Scala a Roma.
La data del documento, il 14 giugno 1601, ha sconvolto la cronologia del quadro, attestata pressocgé unanimemente intorno al 1605 - 0606.
Poiché non si è ancora ritrovato il documento del pagamento del saldo, è stata avanzata l'ipotesi che l'esecuzione possa essere stata rimandata di qualche anno, in tale modo la datazione su cui la critica si è prevalentemente espressa - per i motivi stilistici che fanno inserire l'opera fra la tarda produzione del soggiorno romano del pittore - potrebbe essere ancora la più plausibile.
Il dipinto fu acquistato nel 1607 dal Duca di Mantova..., nel 1627 - 1628 finì nella raccolta del re Carlo I d'Inghilterra e nel 1649 in quella del banchiere Iabach, che nel 1671 lo cedette a Luigi XIV per Versailles..., di qui nel 1793, dopo la Rivoluzione Francese, al Musée Central des Arts e, infine, al Louvre di Parigi.



CARAVAGGIO E IL RIFIUTO DEI COMMITTENTI

Ciò che ha colpito fin dalla prima apparizione dell'opera, come sottolineano i biografi dell'epoca, è l'inusuale realismo della rappresentazione (pare che il pittore si sia servito del corpo di un'annegata per ritrarre il personaggio della Madonna), che dovette essere insopportabile per il committente, che la rifiutò, è poiché rompeva con una tradizione iconografica che tendeva a mettere in secondo piano la tragedia terrena dell'avvenimento.
A una simile sorte sarà destinata anche LA VERGINE DEL SERPENTE, per l'altare di Sant'Anna dei Palafrenieri, rifiutata perché la Vergine, il Bambino e Sant'Anna vi erano indegnamente raffigurati..., dopo averla esposta al pubblico per due giorni soltanto le autorità ecclesiastiche, nel giugno 1606, la vendettero al cardinale Borghese.


VEDI ANCHE ...

CARAVAGGIO - La riforma del Caravaggio ed i caravaggeschi

La vita di Michelangelo Merisi detto CARAVAGGIO

LA MORTE DELLA VERGINE - Caravaggio

DECOLLAZIONE DEL BATTISTA - Caravaggio

BACCO - Caravaggio

SAN GIOVANNI BATTISTA - Caravaggio

SUONATORE DI LIUTO - Caravaggio

GIUDITTA E OLOFERNE - Caravaggio

SETTE OPERE DI MISERICORDIA - Caravaggio

SEPPELLIMENTO DI SANTA LUCIA (1608) - Caravaggio 


RIPOSO NELLA FUGA IN EGITTO - Caravaggio

CENA IN EMMAUS - Caravaggio

BACCHINO MALATO - Caravaggio

CANESTRO DI FRUTTA - Caravaggio

RAGAZZO MORSO DA UN RAMARRO - Caravaggio

MARTIRIO DI SAN MATTEO - Caravaggio


martedì 27 gennaio 2009

DECOLLAZIONE DEL BATTISTA (Beheading of John the Baptist) - Michelangelo Merisi detto Caravaggio

DECOLLAZIONE DEL BATTISTA (1608)
Caravaggio (1573 - 1610)
Pittore italiano
Oratorio della Cattedrale di San Giovanni a La Valletta - Malta
Diciassettesimo secolo
Olio su tela cm. 361 x 520




La Decollazione del Battista è un grande dipinto di Caravaggio e I'unico firmato (il nome del maestro è tracciato con il sangue che esce dal collo mozzato di San Giovanni).
L'evoluzione della poetica caravaggesca sta giungendo agli ultimi snodi: il Merisi, sempre fuggiasco e sempre animato dalla speranza di tornare a Roma, ha ormai abbandonato del tutto i colori vividi e i particolari smaglianti della giovinezza. Ora la sua attenzione è concentrata sull'uso dello spazio: nella grande tela maltese, tutti i protagonisti sono raggruppati nella parte sinistra, mentre I'intera metà di destra è occupata dal cieco muro di una prigione, che dà all'episodio la raggelante impressione di una spietata esecuzione, compiuta alle prime luci dell'alba.

La tela, di grandissime dimensioni, venne eseguita da Caravaggio nel 1608 durante il soggiorno nell'isola di Malta, dove si era rifugiato, protetto dai Cavalieri di Malta, dopo la fuga da Roma.
L'azione, drammaticamente illuminata da una cupa luce, si sviluppa in primo piano, nella parte inferiore della tela. Il carnefice, dopo aver affondato la spada sul collo del Battista, disteso a terra a bocconi, si appresta a dargli il colpo di grazia con un coltello.
Due figure assistono all'esecuzione, affacciate da una finestra a grate, che indica che l'episodio si svolge all'interno di un'austera prigione.

I soliti personaggi caravaggeschi fanno la loro comparsa: la vecchia e lo sgherro a torso nudo.
  
  
La Decollazione del Battista, la tragica identificazione del Caravaggio con il Santo decapitato, già indiziata dal nome segnato con il rosso del sangue, si comprende meglio ora, alla luce di quel "bando capitale" di cui il pittore si portava appresso I'angoscioso segreto (Vedi La vita di Caravaggio)
La luce, come sobbalzante, evoca I'ultimo palpito di vita nel corpo del martire che è caduto bocconi, con le mani legate dietro la schiena. 
L'azione è colta al suo culmine. Il carnefice, che ha inferto il taglio di spada, si appresta ora a trarre la lama con cui finirà di recidere il collo, portando il "colpo di grazia". La giovane donna (Salomè) porge impaziente il vassoio in cui la testa sarà collocata come ordina il gesto del carceriere, mentre la vecchia ha un moto di orrore e di pietà. 
La corda che pende abbandonata dall'anello murato, sul lato destro, lascia intuire quanto può essere avvenuto appena prima, quando il Santo è stato slegato da quell'angolo e trascinato in avanti.
Il rapporto tra spazio e figura è modificato rispetto ai dipinti dei precedenti anni ampliando il vuoto, immerso in una muta penombra, che drammatizza le stesure tonali di Tiziano il una modulazione sospesa e rientrante.
I corpi hanno perso del tutto il loro plasticismo, per vibrare con filamenti di una luce che non si ordina più in grandi registri, ma rompe in accensioni che sono come fremiti, smangiando le forme.


Scomparsa la passionalità delle opere del periodo napoletano, come ad esempio, LA MADONNA DEL ROSARIO (Kunsthistorisches Museum di Vienna), l'opera de La Valletta ci presenta un dramma pacato, dove ogni personaggio è isolato all'interno del proprio tragico ruolo.

La tela è considerata, insieme al SEPPELLIMENTO DI SANTA LUCIA di Siracusa, il capolavoro della tarda attività di Caravaggio: il Longhi l'apostrofò come "il più bel quadro del secolo".

La sua bellezza e la sua fama stimolarono molti pittori italiani ad affrontare il viaggio verso Malta: fra questi anche il Bollori (1672), biografo di Caravaggio, che ne fornì una minuziosa descrizione.


Il quadro venne offerto da Caravaggio all'Ordine dei Cavalieri di Malta come ringraziamento per la nomina di "Cavaliere di Grazia" ricevuta il 14 luglio 1608.

Fu subito destinato a decorare la parete di fondo dell'Oratorio dell'Ordine nella chiesa conventuale dei Cavalieri di Malta (attuale cattedrale de la Valletta), dove si può ammirare ancora oggi.

La grande tela è stata restaurata in Italia nel 1955, un lavoro accurato che ha consentito di mettere alla luce la firma "F. (frate) MICHELA...", incisa nel rivolo di sangue che fuoriesce dal collo del Battista.


IL SOGGIORNO DI CARAVAGGIO A MALTA

Fuggito da Roma dopo l'omicidio di Ranuccio Tomassoni, Caravaggio riparò nei feudi del principe Marzio Colonna nei dintorni di Roma, poi a Napoli e in Sicilia e, infine, si rifugiò nell'isola di Malta, dove fu protetto dal Gran Maestro dell'Ordine dei Cavalieri di Malta, Alof de Vignacourt, ritratto dal Caravaggio nei quadri oggi conservati al Louvre di Parigi e alla Galleria Palatina di Firenze.

Dopo pochissimo tempo dalla nomina a "Cavaliere di Grazia", lo sciagurato pittore venne imprigionato probabilmente a causa di una lite.
Nell'ottobre del 1608 egli riuscì ad evadere e ad abbandonare l'isola alla volta della Sicilia.
Del periodo passato a Malta si conoscono cinque dipinti: i due ritratti del Vignacourt..., l'AMORINO DORMIENTE (Galleria Palatina di Firenze)..., il SAN GIROLAMO SCRIVENTE, ritrovato alla fine del secolo scorso a Malta dopo essere stato trafugato dal Museo isolano molti anni prima..., e la DECOLLAZIONE DEL BATTISTA.


VEDI ANCHE ...

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LA MORTE DELLA VERGINE - Caravaggio

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SEPPELLIMENTO DI SANTA LUCIA (1608) - Caravaggio 


RIPOSO NELLA FUGA IN EGITTO - Caravaggio

CENA IN EMMAUS - Caravaggio

BACCHINO MALATO - Caravaggio

CANESTRO DI FRUTTA - Caravaggio

RAGAZZO MORSO DA UN RAMARRO - Caravaggio

MARTIRIO DI SAN MATTEO - Caravaggio


LA LUNA E I BIORITMI



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L' oscillante pianeta più instabile
la dea delle acque fluenti

che domina su ogni cosa che cresce
e rende mutevole la mia donna.


ANONIMO del XVI secolo






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STATO D' ANIMO


A volte il mio cuore

é pieno d' angoscia
e m' abbandono all' impeto delle lacrime


A volte il mio spirito
vola in esilio forzato

come l' ultima neve di primavera

A volte il mio dolore

s' allarga e sprofonda
come un sasso turba l' acqua cheta


A volte la mia voce
s' eleva limpida

come zampillo d' acqua sorgiva

A volte guardo lontano

la linea misteriosa dell' orizzonte
e mi s' apre davanti all' anima

una calma serena
come un' aurora.



SAUVAGE del XXI secolo


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Che il nostro umore sia soggetto a continue variazioni non lo scopro certo io. La luna o meglio, le fasi lunari, hanno un' influenza di una certa rilevanza su alcuni individui più predisposti di altri.
E' notissimo il ruolo che la tradizione e il folclore attribuiscono al nostro satellite relativamente alle nascite, al clima, alle varie operazioni agricole, al nostro stesso umore (lasciami stare che oggi ho la luna...quante volte non abbiamo usato questa frase...).

La luna presenta rispetto alla terra due movimenti ben distinti: uno reale e uno apparente. Quest' ultimo, é il movimento giornaliero dovuto alla rotazione della terra, quello reale é il movimento di rotazione effettiva attorno alla terra che dura all' incirca un mese o poco meno, cioe le varie fasi lunari che ben conosciamo. Ed é naturalmente questo secondo movimento che incide in maniera rilevante sugli esseri viventi, in particolar modo sull' uomo.
Balza subito evidente la durata del mese lunare, del ciclo mensile della donna e del ritmo emotivo del bioritmo.
Il moto apparente del nostro satellite é responsabile del ciclico fenomeno delle maree, si tratta di un fenomeno meccanico dovuto all' attrazione gravitazionale esercitata dalla luna che nel contempo esercita una certa influenza anche sugli organismi animali e quindi sull' organismo umano.

Sono convinto che esiste uno stretto rapporto tra l' agressività umana e il ciclo lunare, che si evidenzia maggiormente negli alcoolizzati, nei drogati, negli squilibrati e nelle persone dal comportamento molto mutevole.
Come la superficie terrestre, l' uomo é composto dall' ottanta per cento di acqua e dal venti per cento di materia solida.
Sono convinto che la forza gravitazionale della luna esercita un' influenza sulla percentuale d' acqua del corpo umano come la esercita sugli oceani.
Ad ogni luna nuova e piena, queste maree raggiungono la massime ampiezza, e l' influenza del satellite sul nostro comportamento é fortissima.
I più emotivi o i più psicolabili subiscono maggiormente questi influssi, passando da momenti di euforia a momenti di cupa depressione.

Sono convinto di questo, perché come potete vedere dalla breve ma esplicativa poesia che sopra ho riportato, io stesso ci sono passato e quindi con cognizione di causa posso affermare quanto detto.

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LA CITTA' DEL SOLE (The City of the Sun) - Tommaso Campanella


Comunismo e religione di natura nell'isola di Taprobana.


Secondo un modulo consueto, la CITTA' DEL SOLE è scritta in forma di dialogo, che si svolge tra un nostromo genovese che ha appena compiuto la circumnavigazione del globo e un Ospitalario (membro dell'ordine degli ospitalieri di San Giovanni di Gerusalemme, poi Ordine di Malta), il quale interpella il navigatore circa gli ordinamenti che questi ha trovato vigenti nella favolosa isola di Taprobana (odierna Sry Lanka) dove ha sede una città eretta su un alto colle e cinta da sette cerchie di mura.

"E' un Principe sacerdote tra loro - riferisce il Genovese - che s'appella Sole, e in lingua nostra si dice Metafisico: questo è capo di tutti in spirituale e temporale, e tutti li negozi in lui si terminano. Ha tre Principi collaterali: Pon, Sin, Mor, che vuol dir: Potestà, Sapienza, Amore".

I tre ministri che assistono il supremo reggitore e che personificano le tre primalità dell'essere (il che conferma l'intimo legame tra la metafisica di Tommaso Campanella e il suo ideale politico), presiedono rispettivamente alla preparazione militare, agli studi e alle scienze, e all'organizzazione della vita erotica affinché essa si svolga secondo precise regole eugenetiche.

I Solari (abitanti della Città del Sole) vivono una vita sottoposta ai dettami della ragione in conformità con i quali hanno stabilito di adottare la comunanza di tutti i beni: la proprietà privata, infatti, incoraggiando l'amore proprio, egoismo, invidia e rapacità, avrebbe sul consorzio umano effetti rovinosi.
Non esistono servi né padroni, non hanno luogo disparità di fortune, ognuno accetta ed esercita le mansioni che più gli si addicono e tutti egualmente lavorano per la prosperità collettiva.
Vivono in comune e vestono identicamente, con quattro differenti vesti a seconda delle stagioni: le fogge sono descritte con bizzarra e puntigliosa meticolosità.
Come tutti i riformatori utopisti, Tommaso Campanella vuol dare una descrizione minuziosa di come dovrebbe esser lo Stato ideale da lui auspicato.
I funzionari che dipendono da Mor hanno l'incarico di combinare gli accoppiamenti affinché diano il miglior risultato ("non accoppiano se non le femine grandi e belle alli grandi e virtuosi, e le grasse a' macri e le macre alli grassi, per far temperie"), e in genere l'attività sessuale dei Solari è regolata secondo l'interesse pubblico: motivo da Campanella forse desunto dalla REPUBBLICA di Platone che insieme alla UTOPIA dell'inglese Tommaso Moro costituisce il modello al quale, per sua stessa ammissione, lo Stilese si è ispirato.

Uomini e donne sono egualmente addestrati alle armi e le guerre sono intraprese soltanto a favore di popoli oppressi o contro tiranni aggressori.
Le operazioni commerciali sono rare e sotto forma di baratto; il denaro non ha corso e ne sono dotati soltanto coloro che come legati vengono avviati all'estero.
Tutti i cittadini di età superiore ai venti anni partecipano alle assemblee e ciascuno può formulare la propria opinione circa ordinamenti ed esporre le proprie lagnanze verso gli "officiali" di rango inferiore i quali "si mutano secondo la volontà del popolo inchina".
Ma il principe-sacerdote e i suoi tre ministri sono inamovibili, possono dimettersi di loro volontà ma non essere rimossi..., inoltre è loro prerogativa confermare o meno quello che è stato stabilito nelle assemblee.

Il regime politico non è dispotico e neppure democratico..., vi prevale, sia pure con il consenso dei sudditi, un autoritarismo illuminato che ha caratteri teocratici, dato che il Metafisico è al tempo stesso il capo politico e il capo religioso.
Ma si tratta di una singolare teocrazia a base aconfessionale: la religione professata dai Solari è un cristianesimo naturale senza verità, senza dogmi precisi, senza sacramenti e senza clero.
I Solari onorano l'universo quale immagine vivente di Dio, riconoscono l'influenza degli astri sulle vicende umane..., credono nell'immortalità dell'anima e in una vita futura, "ma li luoghi delle pene e premi non l'han per tanto certi" e sono in dubbio circa l'eternità della pena: "stanno anche molti curiosi di sapere se queste [le pene] sono eterne o no".
Il cristianesimo della Città del Sole non ha una rigida organizzazione dottrinale e non viene risolutamente contrapposto alle altre religioni, monoteistiche e politeistiche, come la Verità assoluta del Cristo non è in nessun modo affermata.

Racconta il navigatore Genovese al suo interlocutore, parlando delle figure che fan mostra di sé sulle mura della città...

"Trovai Moisé, Osiri, Giove, Mercurio, Macometto ed altri assai..., e in luoco assai onorato era Gesù Cristo e li dodici apostoli, che ne tengono gran conto...".

Probabilmente, quando scriveva la CITTA' DEL SOLE, la religiosità di Tommaso Campanella era ancora lontana dall'essersi allineata alle posizioni dell'ortodossia cristiano-cattolica..., né si deve dimenticare che, ai tempi della congiura da lui perpetrata ai danni della Spagna, lo Stilese dava scandalo tra coloro che lo circondavano, affermando che Gesù Cristo era stato "un uomo da bene".

Nota Benedetto Croce, ribadendo un giudizio generalmente accettato, che lo scritto di Campanella non regge al confronto con l'UTOPIA di Tommaso Moro che ne è il precedente più diretto, né per i pregi letterari che sono invero scarsi nel dialogo campanellino, né per consistenza e precisione di riferimenti storici.
Una costruzione utopistica, infatti, per quanto astratta per definizione, ha un suo nucleo di concretezza nella misura in cui costituisce un documento di denunzia di ben determinate condizioni sociali, nella misura in cui, sotto l'involucro della finzione, vibra un manifesto di protesta che può avere in realtà un efficace valore di incitamento e di stimolo (a parte il fatto che può in una data epoca considerarsi utopistico, e quindi non esistente e non possibile, può diventare reale o possibile in un'epoca successiva, onde il valore di anticipazione che alcune utopie hanno avuto).

Nessuno, per esempio, potrebbe tracciare la ricordata UTOPIA del Moro di futile vaniloquio o di sterile vagheggiamento, se non altro perché il punto di partenza di essa è dato dalla tragica situazione in cui vennero a trovarsi i contadini inglesi, in seguito al passaggio dalla coltura cerealica al pascolo allo scopo di allevare pecore e montoni dalla cui lana l'aristocrazia fondiaria ricavava un reddito maggiore.
Rileva appunto il Croce che mentre l'opera del Moro "si fonda su una descrizione e una critica assai viva e particolare delle condizioni sociali dell'Inghilterra al dissolversi dell'economia feudale, il comunismo di Campanella muove dalla generica osservazione dei mali che affliggono le società umane, dal vecchio contrasto di ricchi e poveri, di oziosi e lavoratori, di sfruttatori e di sfruttati, dalla considerazione dei vizi e delle malvagie passioni che nascono dal 'mio' e dal 'tuo'.

Io penso che il Croce abbia ragione solo in parte.
Certamente la maggior genericità che egli rivela svigorisce e allenta un po' la carica polemica che sta sotto l'ideale comunismo teocratico caldeggiato dallo Stilese ("comunismo", beninteso, che non ha a che vedere con il moderno movimento socialistico e comunistico).
E tuttavia non si può dire che manchi la tensione polemica nascente dalla allusione diretta o indiretta alle condizioni del tempo.
La vita idilliaca e ordinata dei Solari acquista il risalto di una denuncia e di una invocazione, se la confrontiamo con la realtà squallida e brutale della Calabria del Campanella con il peso vessatorio del governo spagnolo, la miseria e l'ignoranza delle sue plebi rurali, il clero corrotto, il brigantaggio cronico, i baroni litigiosi e prepotenti.
E in un punto, anzi, un riferimento più particolare si affaccia tra le righe a proposito della capitale del regno dell'Italia meridionale.
La felice armonia sognata nell'isola immaginaria di Taprobana mette in luce più cruda le disuguaglianze, gli squilibri sociali, il parassitismo in una città come Napoli...

"... Ma noi non così - commenta amaramente il Genovese - perché in Napoli sono da trecento mila anime, e non faticano cinquanta mila..., e questi patiscono fatica assai e si struggono..., e l'oziosi si perdono anche per l'ozio, avarizia, lascivia, ed usura, e molta gente guastano tenendoli in servitù e povertà, o facendoli partecipi di loro vizi...".


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Tommaso Campanella, nato a Stilo il 5 settembre 1568 e morto a Parigi il 22 maggio 1639, era un filosofo e un letterato. Domenicano, si allontanò presto dall'ordine in sospetto di eresia per le sue idee rivoluzionarie e l'interesse per le arti magiche.

Implicato in un complotto politico ai danni della Spagna trascorse con alterne vicende 27 anni in carcere..., ottenuta la libertà nel 1629, fu esule a Parigi dove morì.

Campanella fonde il sensismo telesiano con la concezione agostiniano-platonica dell'autocoscienza per costruire una metafisica in cui l'uomo ha coscienza del suo percepire e per fine una riforma del cristianesimo che veda tutti i popoli riuniti da una medesima fede e teocrazia.
Il suo progetto riformatore si esplica nell'utopia della CITTA' DEL SOLE, modello comunistico di società in cui si realizzano felicità individuale e bene collettivo.


VEDI ANCHE ...

TOMMASO CAMPANELLA - Filosofia della natura e teoria della scienza

PENSIERO POLITICO DEL XIX SECOLO – LIBERALISMO e SOCIALISMO

IL SOCIALISMO SCIENTIFICO (Scientific socialism)

MATERIALISMO STORICO

IL CAPITALE - THEORIEN UBEN DEN MEHRWERT - Karl Marx

MARX E L’ECONOMIA – IL CAPITALE - DAS KAPITAL - Kritider politischen Oekonomie

UTOPIA di Thomas More

IL CONTRATTO SOCIALE - Jean Jacques Rousseau - On The Social Contract

EMILIO - ÉMILE - Jean Jacques Rousseau

TRATTATO SUL GOVERNO - John Locke

SAGGIO SULL'INTELLETTO UMANO - John Locke

Storia del pensiero filosofico e scientifico - Ludovico Geymonat


sabato 24 gennaio 2009

PIOGGIA, VAPORE E VELOCITÀ (Rain, Steam, Speed) 1844 - William Turner

  
PIOGGIA, VAPORE E VELOCITÀ (1844)
William Turner (1775 - 1851)
Pittore inglese
National Gallery di Londra
Tela cm. 91 x 122
CLICCA IMMAGINE per un'alta risoluzione
Pixel 1600 x 1144 - Mb 2,40


L'altra sera ho visto in TV la presentazione di Vittorio Sgarbi, che reputo un eccellente critico d'arte, di quest'opera di William Turner e mi ha dato lo spunto per dire la mia.

A prima vista la scena è un'immagine sfocata e nascosta dalla nebbia, dove, con maggiore attenzione, si intravede a destra, a metà di un ponte sopra il fiume, un treno che avanza.
La macchina, una piccola massa nera con macchie luminose, lascia alle spalle fitti vapori e si dirige verso lo spettatore percorrendo il suo tracciato che prospetticamente si allarga.
L'insieme dà un'impressione di grande velocità e sembra impossibile fissare l'immagine nei suoi particolari.
L'evento supera la rapidità di percezione del nostro occhio, mentre le forme sfatte e inafferrabili sono avvolte da una luce calda e dorata.

Siamo in epoca vittoriana, in piena rivoluzione industriale, e il treno è il simbolo dell'insorgente modernità.
Al contrario dei suoi contemporanei che, poco entusiasti dell'era del vapore, riscoprivano la pittura del passato, William Turner si volge con interesse e passione alla nuova epoca, rendendole omaggio.
La sua visione cromatica della realtà influenzerà gli impressionisti quando, nel 1870, giungeranno in Inghilterra.
Turner raffigura nel quadro londinese il tipo di locomotiva più avanzato per quei tempi, la "Firefly Class" mentre attraversa il ponte sul Tamigi fra Taplow e Maidenhead, realizzato su disegno di Isambard Brunel fra il 1837 e il 1839.


Esposto nel 1844 alla Royal Academy di Londra, il quadro stupì la critica perché a suo giudizio aveva "superato in prodigi tutti i prodigi precedenti".
Alla morte di Turner esso venne incluso fra il cospicuo numero di opere lasciate in eredità al governo britannico.

A seguito delle controversie testamentarie la collezione entrò nei musei londinesi solo nel 1856.
Gran parte di questa oggi è divisa fra la National Gallery e la Tate Gallery, dove in anni recenti è stato allestito un ampio spazio dedicato all'opera di Turner.


LA SOLITUDINE DEGLI ULTIMI ANNI DI TURNER

William Turner visse gli ultimi anni della sua vita in totale solitudine, accettando esclusivamente le visite di alcune signore che gli erano affezionate.
Fra queste era Elisabeth Rigby che così ricorda la casa di Turner in Queen Ann Street a Londra...

"Miseria e squallore stavano scritte su ogni parete, su ogni mobile, la galleria, un locale bello ma in sfacelo. Lo stesso per i quadri...".

Medesima impressione ebbe Effie, ex moglie di Ruskin e compagna di Millais...

"I vetri di molte sue opere erano rotti, e sulle crepe erano incollati grossi pezzi di carta marrone... Le pareti non avevano quasi tappezzeria, il tetto non resisteva alle intemperie e tutto l'insieme era in uno stato di completo abbandono...".

Finì la sua vita a Chelsea sotto il falso nome di Mr. Booth, in una casa che "non denotava nulla da cui si potesse capire che era la dimora dell'artista", come ricorda il suo medico.


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WILLIAM TURNER (1775-1851) - Vita e opere

LA TEMPESTA DI NEVE - William Turner

VEDUTA DI MORTLAKE TERRACE, SERA D'ESTATE - William Turner

SAN GOTTARDO, IL PONTE DEL DIAVOLO (1803-1804) - William Turner 

NORHAM CASTLE, ALBA (Dawn in Northam Castle) - William Turner  


venerdì 23 gennaio 2009

MORTE DI PROCRI (Death of Procris) - Piero di Cosimo


MORTE DI PROCRI (1500 circa)

Piero di Cosimo (Firenze, 1461 circa - 1521 )
Pittore italiano
National Gallery di Londra
Tavola cm. 65 x 183
Risoluzione immagine
Pixel 2532 x 1064 - Mb 1,50

Il soggetto di questo dipinto è assai controverso..., non tutti accettano l'identificazione con la storia di Procri, figlia di Eretteo, re di Atene, e sposa di Cefalo, figlio di Hermes, il quale, rapito da Eros, ne suscitò l'ira, rifiutando il suo amore per restare fedele all'amata.

In effetti il personaggio di Cefalo è assente nell'opera e non può essere identificato con il satiro.

La leggenda, tratta dalle METAMORFOSI di Ovidio, considerata come un'esortazione alla fedeltà, venne allestita in occasione in occasione del matrimonio.

Dato il formato inusuale della tavola, si ritiene che il Piero di Cosimo l'abbia eseguita come pannello di una cassapanca nuziale.


I dipinto è attualmente esposto alla National Gallery di Londra che lo acquistò nel 1872..., proveniva dalla famiglia Guicciardini, come è testimoniato da un cartellino sul retro, recanti le armi del casato.

La datazione è controversa e oscilla tra il 1486 e il primo decennio del Sedicesimo secolo.

Nella stessa Galleria è possibile ammirare un'altra opera di Piero di Cosimo..., LA BATTAGLIA FRA I CENTAURI E I LAPITI, storia tratta ugualmente dalle METAMORFOSI di Ovidio, da collocarsi probabilmente tra il 1505 e il 1507.


VEDI ANCHE ...

La vita di PIERO DI COSIMO


IL GIORNO - Ferdinand Hodler

  
IL GIORNO (1900)
Ferdinand Hodler (1853 - 1918)
Pittore svizzero
Kunstmuseum di Berna
Olio su tela cm. 340 x 160
Risoluzionwe foto Mb 1,57


La grande composizione, con forti accenti decorativi, è caratterizzata da una pittura a colori netti, energici, che i critici hanno indicato come protoimpressionismo.

Le figure sono disposte sedute a semicerchio, costrette dentro la tela lunga e stretta, che suggerisce il formato di un fregio.

Viene così pienamente compiuta la teoria del parallelismo di Ferdinand Hodler, basata sulla ripetizione di forme identiche.

Il disegno marcato a linee simmetriche e i toni resi mediante larghe chiazze di colore, evocano le figure allucinate di Egon Schiele, il quale, molto probabilmente, trasse spunto dalle opere di Ferdinand Hodler.

Lo stile di questo artista esprime una sorta di accademismo arcaico e fosco, legato alle esperienze artistiche del passato, in particolare ai maestri del Rinascimento, dai quali recuperò la grandezza e la forza delle immagini.


L'opera, datata 1900, è conservata al Kunstmuseum di Berna, presso il quale è la più grossa raccolta dei dipinti di Ferdinand Hodler.

Tra i più famosi ricordo...

AUTORITRATTO del 1881...
LA NOTTE del 1890...
L'ELETTO del 1893 - 1894...
EURITMIA del 1895.



ENCICLOPEDIA DELL'ANTIFASCISMO E DELLA RESISTENZA (Anti-fascism and Resistance)


ENCICLOPEDIA

DELL'ANTIFASCISMO E DELLA RESISTENZAPietro Secchia

Edizioni La Pietra

Anno 1968





Imponente, necessaria, preziosa questa ENCICLOPEDIA DELL'ANTIFASCISMO E DELLA RESISTENZA, curata da Pietro Secchia con la collaborazione di numerosi studiosi e militanti antifascisti e pubblicata dalle Edizioni La Pietra.
La bontà dei criteri con cui l'opera è stata organizzata e realizzata è eccellente e la posso così riassumere... : non ha limitato il concetto di Resistenza né geograficamente (alla sola Italia) né cronologicamente (agli anni 1943 - 1945), ma lo ha esteso al movimento antifascista che precedette quegli anni, alle altre nazioni (sia pure attraverso voci sintetiche) e alle lotte di liberazione che, nel dopoguerra, si sono realizzate nello spirito della Resistenza..., ha invitato alla elaborazione dell'opera studiosi ed esponenti di tutte le parti politiche che hanno dato un loro contributo alla lotta antifascista e alla Resistenza e che nei valori dell'antifascismo e della Resistenza trovano ancora oggi, al di là delle inevitabili, anzi necessarie diversità di orientamento, una comune aspirazione di fondo (e che vedo così ricostituirsi in questa ENCICLOPEDIA, cosa non priva di significato in tempi perigliosi come questi, la vecchia unità degli anni di lotta quando comunisti, socialisti, cattolici, democratici borghesi lottavano fianco a fianco contro il comune nemico).

Opera imponente, necessaria, preziosa ho detto.
Si tratta in effetti del più importante sforzo d'assieme per raccogliere e organizzare in un tratto armonico, di facile studio e consultazione, la gran mole di materiale documentario e memorialistico che sull'antifascismo e la Resistenza è uscito in quegli anni.
Non solo.
L'opera va anche più in là in quanto, da una parte, non ha trascurato quelle figure anche minori che non trovano posto nelle storie ma che pure hanno fatto la storia e senza il cui apporto gli eventi non sarebbero stati quelli che sono stati..., e, dall'altra, ha raccolto prima che fosse tardi le testimonianze di tantissimi protagonisti di avvenimenti sempre più lontani nel tempo che, altrimenti, sarebbero scomparse con essi.
Opera preziosa, infine, perché rappresenta una vera e propria "summa" della storia dell'antifascismo e della Resistenza.

Certo non mancano gli errori, a mio avviso, e le lacune, le inesattezze inevitabili in un'opera così imponente.
Ma proprio questi limiti offrono il punto di partenza per ulteriori ricerche, per correzioni, precisazioni.
Al di là di tutto restano la tensione ideale, lo scrupolo di serietà che balzano con forza da tutte le pagine.
Ed è a Pietro Secchia, instancabile e appassionato direttore dell'opera, ma non solo a lui che va il mio plauso per un'opera che onora la cultura antifascista italiana.

Conclusione: Opera imponente, necessaria, preziosa....


_________________________________________________________

giovedì 22 gennaio 2009

IL COLOSSO (The Colossus) - Francisco Goya


IL COLOSSO
(1808 - 1810)
Francisco Goya
(1746 - 1828)
Pittore spagnolo
Museo del Prado
Madrid
Olio su tela
cm. 116 x 105



Risoluzione foto Mb 2,64









All'orizzonte, oltre le montagne, semiavvolto dalle nuvole, emerge un terrificante colosso umano.
Alla sua vista la folla accalcata nella prateria, resa con spicciole pennellate di una straordinaria varietà cromatica, fugge terrorizzata.
Solo un asino, in primo piano, resta immobile, inconsapevole del pericolo a cui va incontro.

Con questo dipinto Francisco Goya denuncia il sanguinoso attacco del 1808 delle truppe napoleoniche alla Spagna.
L'identificazione delle figure è chiara: il gigante è l'esplicita allusione alla guerra, la gente che fugge rappresenta lo sgomento del popolo e l'immobilità dell'asino indica il sordo e cieco atteggiamento politico del governo spagnolo.
Con quale efficacia emotiva l'artista riesce ad esprimere il suo dissenso!
L'eccezionale capacità narrativa di Goya non trova pari nella cultura figurativa spagnola e traccia un impietoso profilo di uno dei periodi più bui della storia del suo paese.

È probabile che il tema sia stato suggerito a Goya dal poema antinapoleonico di Juan Battista Arriaza, PROFECIA DEL PIRINEO, pubblicato nel 1808, che racconta della guerra contro i francesi delle truppe spagnole protette da un gigante sorto dai Pirenei.
La fonte iconografica della figura del gigante è l'ERCOLE FARNESE, antica statua romana, nota a quel tempo in Europa grazie all'incisione del fiammingo Hendrik Goliuz.
Le radiografie fatte in occasione di un recente restauro rivelano i numerosi ritocchi di questa figura.

Alla morte dell'artista il quadro con il titolo IL GIGANTE è citato nell'inventario del 1812 che elenca le opere rimaste a casa Goya.
Esso compare nell'inventario del Prado con il titolo IL COLOSSO ...o IL PANICO (da un'incisione dallo stesso nome, datata 1810 ca.).
Ricordo, infine, che il Museo del Prado di Madrid conserva la più ricca collezione di opere del grandissimo maestro spagnolo.


VEDI ANCHE ...

La vita di FRANCISCO de GOYA Y LUCIENTES

LA MAYA DESNUDA - LA MAYA VESTIDA - Francisco Goya

TRIBUNALE DELL'INQUISIZIONE - Francisco Goya

LA LAMPADA DEL DIAVOLO - Francisco Goya

LA FAMIGLIA DI CARLO IV - Francisco Goya

LA LETTURA - Francisco Goya

ASSEMBLEA DELLA COMPAGNIA DELLE FILIPPINE - Francisco Goya

LA MARCHESA DE LA SOLANA - Francisco Goya

LA MARCHESA DI PONTEJOS - Francisco Goya


mercoledì 21 gennaio 2009

DIGITOPRESSIONE


GUIDA PRATICA
ALLA DIGITOPRESSIONE

Editore GRIBAUDO
Collana - GOCCE DI BENESSERE
Anno 2007
Pagine 64 - Euro 4,50


Questo antico ed efficace metodo naturale venne inizialmente adottato in Cina più di 5000 anni fa e oggigiorno è ormai una tecnica diffusa e applicata in tutto il mondo.
La digitopressione, al pari dell'agopuntura, parte dal presupposto che il corpo umano sia attraversato da canali invisibili, chiamati meridiani, lungo i quali corre un flusso di energia vitale..., la malattia quindi si manifesta quando questo flusso viene interrotto oppure è disequilibrato.
Per ridistribuire armonicamente l'energia, disperdendola o tonificandola, e ottenere un'azione benefica su tutto il corpo, la digitopressione manipola gli stessi punti dell'agopuntura esercitando delle pressioni oppure massaggiando la pelle.
L'utilizzo regolare di questa tecnica aiuta a prevenire le malattie, ad alleviare dolori e altri malesseri.

La digitopressione è una tecnica usata da molti terapeuti naturopati, ma è possibile apprenderla per curarsi autonomamente.
Nella digitopressione si stimolano vigorosamente le parti interessate per cinque o venti secondi con le punta delle dita..., va sempre eseguita in una posizione comoda per una durata complessiva di circa quindici o venti minuti.

Secondo la medicina cinese i punti di pressione sulla pelle sono collegati agli organi interni attraverso invisibili canali chiamati come detto meridiani.
Premendo o massaggiando i punti si stimolano o rilassano gli organi o i tessuti.
Obiettivo della digitopressione è mantenere fluida e in equilibrio l'energia vitale del corpo.

La connessione tra i meridiani e gli organi del corpo non è ancora scientificamente provata.
Nonostante ciò, questa antica tecnica orientale sta ottenendo molto successo anche in Occidente, per gli effetti benefici riscontrati dai pazienti.
Pertanto, sono sempre più numerosi i medici che consigliano trattamenti di digitopressione.


APPLICAZIONI

PER L'ANSIA - Attacchi di panico sporadici si possono trattare con successo mediante la digitopressione.
Le zone principali da premere si trovano sulla punta del mento, nella parte finale dello sterno e nella parte superiore della tibia.
Per trovare questo punto, ponete il palmo della mano sul ginocchio e cercate l'inizio della tibia con l'anulare.
Poi massaggiate questo punto con il medio oppure con il pollice per quindici - trenta secondi.
Procedete in questo modo per qualche minuto.

PER I DISTURBI CIRCOLATORI
- Pressione bassa e circolazione lenta si possono rivitalizzare massaggiando il punto di pressione interessato: il nono punto del meridiano del cuore, che si trova all'interno dell'ultima falange del mignolo, di fianco al solco dell'unghia.
Premendo l'unghia con forza su questo punto, la pressione sale e ci si sente subito meglio.


CONTRO I "MALI DA VIAGGIO"

In casi di mal d'auto, treno o aereo si può ricorrere a un massaggio dei punti "Yin Tang" e "Neiguan".
Il primo punto si trova tra le sopracciglia, mentre il secondo sul meridiano di pericardio e circolazione, posizionato a circa tre dita fra il palmo della mano e il polso, fra i due tendini.
Il "Neiguan" si può stimolare anche con un apposito bracciale.


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NB - Per aumentare gli effetti della digitopressione, sui punti da trattare si possono versare alcune gocce di olio essenziale diluito (io uso quello al rosmarino).


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martedì 20 gennaio 2009

LA SPIAGGIA (The beach) - Édouard Manet

LA SPIAGGIA (1873)
Édouard Manet (1832 - 1883)
Pittore francese
Museo d'Orsay di Parigi
Olio su tela cm. 59,6 x 73,2
Risoluzione foto Pixel 2406 x 1800 - 2,33 Mb

Nella piccola tela sono ritratti, in primo piano, Suzanne e Eugène, rispettivamente cognata e fratello di Manet, sulla spiaggia di Berck.

La donna, avvolta in un morbido vestito con cappellino, è assorta nella lettura; l'uomo, sdraiato di fianco, ha lo sguardo perduto nel vuoto.

Il mare, increspato, è solcato da tante barche, le cui vele sono tormentate dal vento.

Le due figure sono rese come masse dio colore che si adagiano, morbidamente, nella calda tonalità della sabbia.

In questa composizione, una della rare dipinte dall'artista "en plein air", Manet esprime, ancora una volta, il suo gusto per i colori neutri, maggiormente sfruttati rispetto a quelli dei suoi amici impressionisti.

L'artista si era recato nella stazione balneare di Berck insieme alla famiglia, per trascorrere le vacanze estive.

Da poco egli aveva partecipato al Salon, dove aveva ottenuto il suo primo importante successo con BON BOCK, un'opera considerata sia dagli amici che dalla critica a lui più vicina, la meno significativa della sua produzione artistica perché riflette la maniera acquisita dopo il viaggio in Olanda, dove aveva avuto la possibilità di studiare la pittura di Franz Hals che, a loro giudizio, lo avevano influenzato negativamente.


Nel 1873 l'industriale Henri Rouart, amico di Degas, acquistò questo quadro direttamente da Manet.
Dopo un passaggio alla collezione di M. Fajard, fu acquistato dal sarto Jacques Doucet, che lo donò, con riserva di usufrutto al figlio, allo Stato francese.
Nel 1970 il dipinto entrò nelle collezioni del Louvre e, nel 1986, fu trasferito al Museo d'Orsay, che accoglie ben ventotto opere di Manet.


ÉMILE ZOLA AMMIRATORE DI MANET

E' noto che Émile Zola fu il primo critico a difendere la pittura impressionista.
Oltre ad essere amico di Cézanne, Zola frequentò con assiduità Manet con il quale dovette soffermarsi a lungo a parlare d'arte.
Il rapporto tra i due fu ben saldo per molti anni: nel 1866, per esempio, quando il PIFFERAIO fu rifiutato dal Salon, Zola scrisse parole dure contro la giuria.
Alle novità pittoriche degli Impressionisti lo scrittore e critico d'arte, nel 1868 dedicò ben sette articoli, pubblicati su "L'Evénement", fra i quali era anche quello che può essere considerato come la prima monografia in assoluto su Manet.
D'altra parte Zola doveva essere costantemente aggiornato su quello che avveniva nel microcosmo impressionista, grazie allo stretto rapporto avuto in questo periodo con Manet, in occasione delle sedute di posa per il suo RITRATTO, oggi al Museo d'Orsay.
Il rinnovato approccio di Manet con la pittura era perfettamente in sintonia con il pensiero di Zola, secondo il quale l'arte doveva rappresentare la sintesi di due elementi, uno fisso e reale, la natura, l'altro individuale e soggettivo, il temperamento dell'artista: il realismo non ha alcun valore se il fatto reale non è subordinato al temperamento.


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IMPRESSIONISMO

UN BAR ALLE FOLIES-BERGÈRE - Édouard Manet

PIFFERO DI REGGIMENTO - Édouard Manet

OLYMPIA – Edouard Manet

NATURA MORTA CON PEONIE - Édouard Manet

RITRATTO DI ZOLA - Édouard Manet

L'AUTUNNO - Édouard Manet

LA LETTURA - Edouard Manet

IL BALCONE - Édouard Manet

ALLA FERROVIA (Al ferrocarril) - Édouard Manet



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