lunedì 30 marzo 2009

Federico Garcìa Lorca

L'editore Einaudi ha raccolto, qualche anno fa, nella bella collana dei "Millenni" tutte le opere teatrali di Federico Garcìa Lorca.
Quando fu ucciso, il poeta aveva trentotto anni ed era considerato il più notevole rappresentante della letteratura spagnola contemporanea.
Perché lo uccisero? Non aveva alcuna carica politica amministrativa o sindacale; non era mai apparso il suo nome tra i militanti del Fronte Popolare: non era mai stato iscritto ad alcun partito; viveva solo di poesia e di teatro; gli si voleva bene da tutte le parti, in tutta la Spagna e nella sua Andalusia in particolare.
Ma Garcìa Lorca scriveva poesie e canzoni che diventavano patrimonio del popolo, aveva espresso l'avversione dei gitani per la Guardia Civile (e un mese prima a Madrid, un capitano lo aveva querelato per 'vilipendio' dell'istituzione: la radio repubblicana trasmetteva i suoi versi vibranti di amore per la vita e per la libertà.
Federico Garcìa Lorca aveva ancora altri torti innanzi ai fascisti: nel 1931, proclamata la repubblica, egli aveva creato la goliardica e vagabonda "Baraca" per portare al popolo il glorioso teatro spagnolo del "secolo d'oro".
Il primo dei ministri che si succedettero alla Pubblica Istruzione appoggiò la "Baraca"; poi, a mano a mano che la repubblica volgeva a destra, prima le dimezzarono il sussidio, poi glielo tolsero: ma Garcìa Lorca, coi suoi studenti, squattrinato e libero, continuò a portare nelle campagne e nei villaggi Cervantes e Lope de Vega, Tirso da Molina e Calderon de La Barca.
Era un educatore del popolo: con le sue poesie, con le sue opere di teatro, con la divulgazione della cultura, lottava contro l'arretratezza, la superstizione, l'oppressione dello spirito.
Perciò fu condotto a morte, non come uomo politico ma come poeta e come educatore, per le stesse ragioni in base alle quali, ventisette anni innanzi, il pioniere della cultura popolare in Spagna, Francisco Ferrer, era stato condotto a morte dagli eredi degl'inquisitori.
Oggi sono conosciuti i particolari dell'assassinio, organizzato, in base ad istruzioni del centro falangista di Madrid, dal deputato cattolico Ramon Luiz Alanzo, già allievo dei Salesiani, il quale poi coprì varie cariche a servizio del dittatore spagnolo, beniamino degli Stati Uniti e del Vaticano.
Poiché all'estero la notizia dell'assassinio di Federico Garcìa Lorca avrebbe fatto pessima impressione, i falangisti spagnolo resero pubblica una versione secondo la quale il poeta sarebbe stato ucciso per uno scambio di persona.
Successivamente l'infamia fascista,e clericale arrivò ad inventare che Garcìa Lorca avesse scritto una poesia filofascista e perciò fosse stato ucciso dai comunisti.
Questa carognata, che, peraltro, non attecchì, fu comunicata, in Italia, dall'Agenzia Havas (ne ho trovato traccia
negli archivi de "La Stampa") e fu riprodotta e avallata da un numero della rivista cattolico-fascista di padre Gemelli, "Vita e pensiero".


Note biografiche

Federico García Lorca (Fuentevaqueros, Granada 1898 - Granada 1936), eccelso poeta e scrittore spagnolo. Attratto fin da fanciullo dalle tradizioni folcloristiche del popolo andaluso, assai visse nella provincia di Granada, dove trascorse la prima infanzia nelle terre di proprietà del padre, compì gli studi inferiori ad Almería e si iscrisse in seguito alla facoltà di Lettere e Legge di Granada.
Nel frattempo si dedicò, con ottimi risultati, allo studio della musica.
Nel 1917 pubblicò un articolo in occasione del centenario della nascita di Zorrilla.
L'anno successivo andò alle stampe il suo primo lavoro letterario, "Impressioni e paesaggi", raccolta di prose scritte dopo un viaggio dì studio in Castiglia.
Nel 1919 si stabilì a Madrid, legandosi agli ambienti letterari e artistici d'avanguardia della capitale: strinse amicizia con José Moreno Villa, Salvador Dalì, Luis Bunuel e lavorò prevalentemente per il teatro, con grande impegno ma scarso successo.
Nel 1921 uscì il "Libro di poemi", nel 1927 "Canzoni", con cui ottenne la celebrità.
Nel giugno dello stesso anno Dalí ed altri amici pittori allestirono una mostra di suoi disegni.
Nel 1928 ottenne un'altra notevole affermazione con la pubblicazione del "Romancero gitano" e, sempre impegnato sul fronte dell'arte figurativa, organizzò una proiezione di diapositive di opere di Miró e Dalí all'università di Granada, suscitando feroci reazioni da parte della critica ufficiale.
Nel 1930 fu a New York e a Cuba.
A questo periodo risalgono "Il poeta a New York" e scene di lavori teatrali ispirate alle tradizioni ed al folclore cubani, che lo avevano profondamente colpito.
Dal 1933 diresse il teatro universitario "La Baracca" col quale compì numerose tournée nelle campagne, rappresentando prevalentemente opere classiche.
Nel 1933-34 viaggiò nuovamente in America, ove "Nozze di sangue", dramma ambientato negli ambienti rurali della Spagna meridionale, venne rappresentato trionfalmente.
Nel 1936 lo scoppio della guerra civile lo colse a Granada.
Qui, ingiustamente accusato di aver svolto attività politica, venne arrestato e poi fucilato dai falangisti.
Oltre alle opere sopra citate la produzione di García Lorca comprende, tra l'altro, in campo teatrale, "Mariana Pineda" (1927), dramma storico ottocentesco..., "La calzolaia ammirevole" (1930), farsa violenta..., "Aspettiamo cinque anni" (1931), dramma simbolico-surrealista..., "L'amore di don Perlimplino" (1931)..., "Teatrino di don Cristóbal" (1931), farsa per burattini... e altri pregevoli drammi quali "Yerma" (1934)..., "Donna Rosita nubile o il linguaggio dei fiori" (1935)... e "La casa di Bernarda Alba" (1936), dominati da figure femminili di straordinaria efficacia.
Malgrado la sua parabola artistica sia stata prematuramente e tragicamente interrotta, García Lorca occupa un ruolo di primo piano nella storia della poesia contemporanea.
Commosso interprete dei sentimenti popolari, attratto in gioventù dal folclore della sua terra, seppe conquistare nella maturità una padronanza tecnico-formale che gli consentì di trasfigurare liricamente l'anima del popolo andaluso e di affrontare i grandi temi del mondo contemporaneo.
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mercoledì 4 marzo 2009

* LE GRANDI BAGNANTI 1 (Large Bathers 1) - Paul Cézanne

IL CAPPOTTO (Coat) - Nikolaj Vasil'evic Gogol'


IL CAPPOTTO
Nikolaj Vasil'evic Gogol'
*2005 - Editore Fermento
Collana - Percorsi della memoria
Genere - Letterature Straniere








IL CAPPOTTO fu scritto da Gogol' durante il suo lungo soggiorno in Italia.
Protagonista della vicenda è un povero scrivano, un certo Akakij Akakjevic Bascmac'kin: e già basta questo nome, che l'autore stesso definisce goffo, ad indicare che si tratta di un autentico povero diavolo, dimenticato dalla fortuna.
Egli è la persona più insignificante e meschina che si possa immaginare: è onestissimo, questo sì, ma ahimè non brilla certo per intelligenza. C'è solo una cosa che Akakij riesce a fare: copiare in bella i documenti dell'ufficio in cui lavora; ad altro egli non pensa neppure, e del resto il suo stipendio è talmente misero da non consentirgli alcuna possibilità di evasione.
Un bel giorno, Akakij decide di farsi un cappotto nuovo, in sostituzione di quello vecchio ormai letteralmente consunto; e nonostante le sue debolissime risorse economiche, egli riesce nel proprio intento.
A questo punto, gli pare ormai di aver toccato il settimo cielo per la gioia.
Ma la sua soddisfazione dura ben poco, perché alcuni malviventi lo derubano del suo tanto atteso cappotto nuovo.
La situazione precipita: Akakij cerca aiuto, o almeno comprensione, nel suo prossimo, ma urta contro un muro di egoismo e di indifferenza: finché, incapace di reagire, il povero scrivano muore, solo e privo di conforto come sempre era vissuto.
Ma le cose non si fermano qui: Gogol' ci riserva un finale a sorpresa, di sapore surrealistico, che ristabilisce in chiave puramente ironica la giustizia, quando ormai è troppo tardi affinché Akakij possa goderne i vantaggi.

Sotto il disinvolto andamento della lettura di questo romanzo non è difficile cogliere tutta l'amarezza e l'indignazione che ispirano l'autore, e che si manifestano soprattutto nelle impietose descrizioni dei personaggi altolocati con cui Akakij viene in contatto.
Gogol' gioca molto su questo contrasto tra la lievità dello stile e la serietà del contenuto..., vivacità del dialogo e istrionesca descrizione degli ambienti e dei comportamenti. Ed è proprio il povero Akakij la vittima principale dello spirito umoristico dell'autore, in coerenza con questa sua impostazione, che consiste nel concentrare il massimo di comicità nei punti più penosi e malinconici della vicenda: si notano nel nostro misero impiegatuccio, l'impaccio nel parlare, la timidezza nei rapporti umani l'inguaribile debolezza nei momenti decisivi.


Nikolaj Vasil'evic Gogol' (1809 - 1852) è uno tra i più noti ed amati scrittori della grande letteratura russa dell'Ottocento.
Ancora giovane, egli si impose alla critica per il suo talento, che gli valse l'amicizia dei maggiori letterati del tempo. Gli fu anche attribuita una cattedra di storia all'università di Pietroburgo, ma dopo solo un anno egli lasciò l'incarico, non sentendosi tagliato per questo tipo di studi. Preferì invece recarsi all'estero, ed iniziò una serie di peregrinazioni che lo spinsero tra l'altro a soggiornare a lungo in Italia.
Quando morì aveva abbandonato già da tempo l'attività creativa, in seguito ad una profonda crisi mistica, che lo indusse persino a distruggere il manoscritto della seconda parte de LE ANIME MORTE, il romanzo rimasto incompiuto che costituisce il suo capolavoro.



Nel romanzo de IL CAPPOTTO benché a tutta prima ciò non appaia ai nostri occhi, perché le sue opere sembrano animate da una fresca ventata di umorismo. In lui circola una ricca e gradevolissima vena satirica, che trae spunto dalle visi delinea la contorta e indecifrabile psicologia di Gogol',olente contraddizioni della società russa della prima metà dell'Ottocento, ancora legata a schemi rigidamente feudali (si pensi che la servitù della gleba venne abolita soltanto a partire dal 1861).
Nel mirino di Gogol' entrano un po' tutti: funzionari corrotti e arroganti, aristocratici oziosi e prepotenti, impiegati abituati all'ipocrisia, poveri diavoli rassegnati a patire soprusi di ogni genere.
Naturalmente, la simpatia dell'autore va a questi ultimi, il che può far sorgere l'impressione che egli fosse spinto da ideali politici progressisti; ma ciò non è del tutto vero, anche se le sue preoccupazioni morali e sociali furono indubbia,mente sincere.
A Gogol' interessava soprattutto scandagliare l'animo umano: la descrizione del comportamento dei personaggi concreti, immersi in una precisa società ed in una precisa cultura, non era che un pretesto, o meglio il necessario supporto. E ciò vale anche per il modo con cui i fatti ed i personaggi vengono illustrati: apparentemente egli sembra restare fedele ad una tecnica di rappresentazione realistica, ma in pratica attua una continua e sistematica deformazione grottesca del reale, aprendo in esso squarci fantastici, che talvolta paiono proiettare veri e propri incubi.

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* LE SILENCE DE CARRACHE - Domenico Zampieri - DOMENICHINO

lunedì 2 marzo 2009

* LA MADDALENA PENITENTE - Magdalene of Night Light (MADDALENA TERFF) Georges de La Tour








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* CINQUE BAGNANTI (Five Bathers) - Paul Cézanne

* IL PONTE DI MAINCY (The Bridge at Maincy) - Paul Cézanne

* CLAUDE MONET CON TAVOLOZZA (Portrait of the painter Claude Monet) - Pierre Auguste Renoir



* LA LAVANDAIA (The laundress) - Jean Baptiste Siméon Chardin

* SUONATORE DI LIUTO (Player lute) - Michelangelo Merisi detto Caravaggio

    

* SAN GIOVANNI BATTISTA (Saint John the Baptist) - Michelangelo Merisi detto Caravaggio




VEDI QUI
SAN GIOVANNI BATTISTA 
(Saint John the Baptist) 
Michelangelo Merisi detto Caravaggio





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VIVERE DA ANARCHICI (Live from Anarchist) - Armando Borghi e Vittorio Emiliani



VIVERE DA ANARCHICI 

Antologia di scritti

Armando Borghi e Vittorio Emiliani



Questa è un'antologia che tratta degli scritti di Armando Borghi, usciti in Italia e all'estero dal 1927 al 1954, ed è stata curata e corredata di note da Vittorio Emiliani.


Le opere dalle quali sono stati tratti i brani sono...

- MUSSOLINI IN CAMICIA NERA

- MISCHIA SOCIALE

- ERRICO MALATESTA, IN 60 ANNI DI LOTTE ANARCHICHE

- CONFERMA ANARCHICA

- MEZZO SECOLO DI ANARCHIA



Si tratta in sostanza del racconto dei ricordi dell'autore, condotto in prima persona.
Lo stile è quello strettamente autobiografico perché, eccetto i riferimenti ai primordi del movimento operaio dell'epoca di Bakunin, Cafiero e Costa, il racconto si riferisce quasi sempre ad avvenimenti ed episodi vissuti dall'autore e con i quali comunque l'autore era collegato.
Ne risulta l'autobiografia di un personaggio che è stato per una trentina d'anni immerso nel movimento operaio in Italia, più propriamente nel settore anarchico del movimento operaio.
Gli scritti risalgono per lo più a venti e anche trenta anni dopo gli avvenimenti descritti e accade che la presentazione e l'interpretazione dei fatti e degli atteggiamenti risenta l'influenza delle posizioni maturate successivamente dall'autore e della preoccupazione di giustificate posizioni che sono state oggetto di polemiche.
Tra i casi di maggior rilievo vi è quello del suo viaggio in Russia, dei suoi rapporti con i bolscevichi e con l'Internazionale., delle posizioni e degli impegni da lui assunti a Mosca, cambiati in un secondo tempo, dopo il rientro in Italia e la detenzione.
La versione del libro non è molto obiettiva a mio avviso, essa tende a giustificare la sua rottura con Mosca e la polemica successiva.
Antonio Gramsci ebbe occasione di precisare i fatti ne L'ORDINE NUOVO del 24 novembre 1921.

Romanzesco è poi il racconto del suo incontro con Victor Segre a Pietrogrado (oggi San Pietroburgo).
Segre, anarchico che si finge convertito al comunismo, che lo invita a casa sua e quando Borghi si presenta in compagnia di uno spagnolo fa lo gnorri, poi gli telefona subito dopo all'albergo pregandolo di ritornare subito da solo per dirgli peste e corna dei comunisti.
Che dire poi della sua breve visita a casa di Kropotkin, visita interrotta da un funzionario governativo, che veniva a dire che sarebbero state pubblicate tutte le sue opere a patto che Kropotkin consentisse a dei ritocchi!

Il libro è di facile lettura.
Esso parte dalla fase di trapasso del movimento operaio, da quando era in prevalenza anarchico a quando divenne in prevalenza socialista.
L'anarchismo mantenne per qualche decennio ancora delle posizioni di forza, in polemica col movimento socialista e la Confederazione del Lavoro, fino a quando l'area da occupata divenne marginale.
L'antologia segue la parabola del movimento anarchico attraverso la concatenazione delle vicende e una ricchissima galleria di personaggi nella quale emergono Gori, Fabbri, Malatesta, e altri ancora...., e naturalmente Armando Borghi medesimo.
Non bisogna cercare nel libro approfondimenti teorici e politici, anche se non mancano sparsi spunti ideologici, politici e storici.
Borghi scrive di vicende in mezzo alle quali ha vissuto e delle quali dimostra di non avere consapevolezza critica, anche se considerate a distanza di venti-trent'anni.
Le domande essenziali non se le pone neppure.
Perché declina il movimento anarchico e si espande quello socialista, perché nel movimento socialista si afferma un'ala riformista, perché il vecchio sindacalismo degenera nell'interventismo e così via.
In questo senso Borghi non dà nessun contributo alla ricerca sia pure dal particolare punto di vista dell'esperienza e dell'ideologia anarchica.
Egli si limita a riferire una serie di fatti e di episodi, non tutti con animo sereno ed obiettivo e che bisogna selezionare e completare.

La parte migliore è più interessante è quella che tratta degli eventi fino al primo dopoguerra; quella più scadente, dal suo viaggio in Russia in avanti.
Egli critica giustamente il riformismo dei capi della Confederazione e non si rende conto del fatto che le fortune del Sindacalismo e dell'USI, da lui lungamente diretta, costituivano il contrappeso estremista del riformismo.
Aveva perfettamente ragione Gramsci quando scriveva... "Si può affermare, senza paura di essere smentiti da alcuna dimostrazione "sperimentale", che la teoria sindacalista si è ormai rivelata come un ingegnoso castello in aria, costruito da uomini politici i quali odiavano la politica solo perché essa, prima della guerra, significava solo azione parlamentare e compromesso riformistico".

Il destino singolare di Borghi è stato quello di essere sempre stato in contraddizione con se stesso.
Contrario alla politica dei partiti, si serve dell'USI come di un partito; contrario al sindacalismo dirige per molti anni un'organizzazione sindacale in concorrenza con le altre; era contro le pastette congressuali dei riformisti, e vi ricorre lui stesso per mantenere la direzione dell'USI; era contrario all'Alleanza del Lavoro ed entra nell'Alleanza insieme a D'Aragona, e potrei continuare...
Borghi impersonifica in buona parte i pregi, i difetti e le contraddizioni dell'USI che per 10-15 anni ha raccolto le forze lavoratrici vive dell'anarchismo italiano.
Nella misura in cui riesce ad esprimere questo i suoi ricordi sono interessanti; nella misura in cui vuole ad ogni costo giustificare tute le sue posizioni non sempre conseguenti, spesso contraddittorie, non riesce convincente.
Si può convenire con Salvemini quando nella prefazione a MEZZO SECOLO DI ANARCHIA scrive tra l'altro...
"Se il lettore è intelligente, sa che il libro deve essere letto e studiato con tutte le cautele che si usano con le autobiografie e con le memorie su fatti contemporanei. Né è necessario accettare le opinioni e le versioni date da un autore su fatti controversi per riconoscere nel suo scritto una fonte degna di essere offerta al pubblico: degna per il contenuto, sincero anche dove l'esattezza può essere discussa".


VEDI ANCHE ...

PASSATO E PRESENTE - Antonio Gramsci

GRAMSCI e la cultura contemporanea - Editori Riuniti

L'ORDINE NUOVO - Gramsci, Togliatti, Terracini e Tasca


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