sabato 11 luglio 2009

GIORDANO BRUNO


Felice il paese che dà vita a un simile eroe!
Infelice il popolo che ha bisogno di un simile eroe!
(Bertold Brecht)

A più di tre secoli e mezzo dal suo assassinio, Giordano Bruno appare, fin troppo potremmo dire, vicino a noi, attuale, un problema del no­stro tempo, non un eroe, nè mitico né arcaico, ma un combattente caduto sulla breccia perchè responsabile di una di quelle caratteristiche scelte che saranno inevitabili finchè vi sa­ranno oppressioni cui ribellarsi, e conseguen­temente ribelli. Scriveva Arturo Labriola, con la sua arguzia non poco scetticheggiante, che Socrate e Bruno sono, in fondo, i “rarissimi folli” tra gli scienziati o i pensatori: quei pochi, cioè, che si rifiutano più o meno espressamente di avallare con la loro autorità in­tellettuale e teoretica uno stato di cose verso cui concepiscono un giudizio negativo; si pon­gono, così, contro ad un mondo, contro a sfe­re di potenza e materiale e spirituale, co­munque sempre temporalmente temibili, che sfogano in genere con efferate persecuzioni la rabbia della delusione per le tanto lusinghiere promesse e vantaggiose condizioni offerte al re­probo e da lui respinte. Certamente, il corag­gio di respingerle non è facile, quindi tanto meno è comune: ma tale ribellione, caratteristi­ca delle epoche di crisi, in cui contro la distribuzione sociale reagiscono le forze produttive e, sul piano della sovrastruttura, quelle stesse scientifiche, è uno dei modi in cui le rivolu­zioni si annunciano, spesso a distanza. Più che comprensibile pertanto la risposta della con­servazione, comunque si chiami.

Il militante, e non di un ideale astratto, ma di un moto che scaturisca dalle cose stesse, scientificamente indagate, non ha esitazioni, e, come Bruno, sapendo in anticipo che cosa gli spetta, cerca di non giovare ai suoi carnefici con compromessi e ritrattazioni. Noto, così di passaggio - per quanto l'accostamento possa sembrare almeno bizzarro - che allo scrivente le ultime vicende del Bruno, con quel­la sua ingenuità di cui direi verso il Mocenigo, e quasi il darsi in mano al boia, han­no ricordato sempre la “volontà di morire” che i Versagliesi con stupore notavano nei Co­munardi sconfitti. Morire, piuttosto che far da spettacolo nel trionfo del nemico - ben s'in­tende, non mai avversario personale, ma ne­mico storico dell'avvenire. Ma su questo tema, penso, si potrebbe dire molto, ed anche divagando notevolmente.

Ciò premesso, seguo a grandi linee la vita e l'opera bruniana (vedi NOTE sotto), per poi sintetizzare, gio­vandomi anche di parole più adatte delle mie, il significato complessivo di una vicenda tanto importante ancora per tutti noi.

Giordano Bruno nacque a Nola, in Campania, nel 1548 da Giovanni, soldato di professione, e Fraulisa Saulino. Suo nome di battesimo era Filippo, mutato con quello di Giordano entrando nell'ordine di S. Domenico, e di poi costante­mente mantenuto. Il clima campano, e quello nolano in particolare, clima di cultura oltre che di amenità paesistica, ritorna spesso alla memo­ria del filosofo, che rievoca con particolare com­piacenza il suo conterraneo Tansillo, anche come modello poetico. “Felice” egli chiama la Campania, e, con un certo orgoglio non tanto cam­panilistico quanto di mediterraneità, stando che per lui culla della civiltà era il Mediterraneo, se stesso il Nolano e la sua “nolana filosofia”. Del resto, il clima intellettuale e popolare di Napoli torna spesso nei suoi scritti, sia teorici che letterari (la commedia “Il Candelaio” è una viva pittura della Napoli del tempo): e tutta la sua stessa produzione poetica rimane sostanzialmente informata di temi e modi propri sempre del Tansillo(1). Tuttavia, quando il discorso poetico lascia gli schemetti metrici e le consuete formule concettuali per esprimere, sia pure in una gagliarda e densissima prosa, 1'eroico furore conoscitivo e cosmico del pensatore, suona indimenticabile nel robusto periodo di Bruno l'accento lucreziano(2). E Lucrezio egli sempre amò e predilesse, cosa naturale ad in­tendersi, se si tiene conto dell'affinità di questi due appassionati e pur lucidi pensatori. Tragico, sia detta di sfuggita, il ricordo lucreziano, per me: perchè Lucrezio, adducendo esempi mitologici di vittime della superstizione ideisti­ca, a concludere i primi cento versi della sua “Sulla natura delle cose” col “Tantum religio potuit suadere malorum”…, cioè: a tante infamie potè indurre la religione!

Giovanetto di quattordici o quindici anni, pertanto nel 1562 o 1563, il Bruno vestì il saio domenicano, fu ordinato sacerdote nel 1572 e fu dottore in Teologia nel 1575. Fino a ventot­t'anni fece vita conventuale, svolgendo intensa ed appassionata attività di studio.
Ma il giovane frate, pur percorrendo con acu­tezza le “Summæ” di S. Tommaso d'Aquino e gli altri testi di quella filosofia “scolastica” che sintetizzava cristianesimo ed aristotelismo (pretendendo dare una spiegazione logica dei fondamenti religiosi, dedotti da dogmi fissi), nu­triva interesse ben più vivo per la pubblicistica protestante, specie di nuova esegesi o critica bi­blica: ed i suoi “eroici furori” erano incitati dal rifarsi di questi protestanti alla filosofia dei Padri della chiesa, col loro principio della fede come unico veicolo di salvezza... Già sembrava al Bruno assurda la pretesa scolastica di una dimostrazione logica della religione. Natu­ralmente, queste posizioni suscitarono sospetti e manovre oscure, che gli procurarono un primo processo in Napoli, su cui poco si sa, tranne l'ac­cusa, in vero ridicola, di iconoclastia per spregio che avrebbe mostrato a certe immagini sacre.

Per di più, sembra che fin dai diciotto anni nu­trisse nei confronti del dogma trinitario non solo dubbi, ma inclinazioni decisamente eterodosse (unità sostanziale: le tre persone sono aspetti del Padre, il Figlio intelletto, lo Spirito Santo amore, sempre del Padre stesso); in più note­vole era la sua interpretazione dell'incarnazione come di un'assistenza del verbo divino all'indi­viduo umano Gesù... Tale materia era sufficien­te a dar corpo a vere e proprie persecuzioni per eresia: ragion per cui il Bruno, fuggito da Napoli, andò a Roma, in convento. Senonchè seppe che a Napoli gli inquisitori in un secondo pro­cesso avevano raccolto elementi sufficienti per giudicarlo duramente, e che, per di più, si aveva avuta la circostanza aggravante dell'uccisione, ad opera di un confratello, del frate che forse aveva denunziato il giovane Bruno. Questi, temendo di essere accusato dell'omicidio, gettò la veste e fuggi (1576). Andò a Noli, Savona, Torino, Venezia, Padova, dove riprese l'abito, poi a Bergamo. Varcato il confine voleva andare a Lione: ma invece a Chambéry mutò direzione e si recò a Ginevra. Era la città di Calvino: ma come Serveto (3), Bruno non poteva ridursi a servile teorico di una nuova mitologia fideistica che ora più non giustificasse il privilegio porporato, ma quello mercantile. Difatti, si iscrisse bensì alla Chiesa calvinista italiana, ed alla facoltà di teo­logia: ma ben presto uno scontro con un docente lo fece arrestare e condannare dal Concistoro.

Anche l'esperienza calvinista era finita: ed egli, appena gli fu possibile, abbandonò Ginevra.

Ormai si era formato nella sua mente il cor­po essenziale teorico della sua dottrina. Riprese il primitivo progetto, ed andò a Lione, poi a Tolosa, dove gli fu conferito il dottorato nelle arti e poi in filosofia, indi a Parigi ma nell'una e nell'altra città le sue idee gli attirarono ire e contrasti.
Riuscì in parte ad introdursi nel mondo diplo­matico, e fu inviato del re a Londra come gen­tiluomo dell'ambasciatore di Francia, il signor De la Mauvissière. Restò in Inghilterra due anni e mezzo, forse soddisfatto nel suo temperamen­to fondamentalmente aristocratico, ed in questo tempo (1583-1585) pubblicò i grandi Dialoghi italiani (La Cena delle Ceneri…, De la causa, prin­cipio e uno…, Dell'infinito universo e mondi…, Lo Spaccio della bestia trionfante…, La Cabala del cavallo pegaseo…, Degli eroici furori), forse ini­ziando anche i poemi latini, che compì in Germania. Ma prima di ciò, tornato a Parigi e ten­tando una vasta battaglia contro l'aristoteli­smo (4) ne fu scacciato da tumulti, fomentati spe­cialmente da goliardi della Sorbona. Andò quin­di a Wittenberg, poi a Praga, ove stette mezza anno, poi a Helmstädt (ivi si fece luterano, ma venne scomunicato anche dai luterani). Final­mente, a Francoforte, in una pausa densa di at­tività feconda, stese compiutamente i tre poemi latini a cui affida l'espressione piena ed esau­riente del suo più maturo pensiero, cioè “De minimo”…, “De monade”…, “De immenso et innume­rabilibus” (un'opera in cui si avverte l'influenza del “De rerum natura” lucreziano).

Ormai alta fama della sua dottrina, anche se avversata, si era diffusa di paese in paese.
In fondo fu un accidente abbastanza banale (o, chi sa, un qualsiasi trucco) la causa occasio­nale della rovina del Bruno. Giovanni Mocenigo, patrizio veneziano, lo invitò nella “libera” terra di S, Marco, per imparare da lui la “mnemotecnica” (arte o metodo di sviluppo della memoria, studiata e teorizzata dal Nolano). Cer­to, Venezia offriva garanzie di difesa antipapale; ma la “longa manus” pontificale arrivava an­che lì, e lo doveva provare il Sarpi sedici anni dopo.
Del resto, la fortuna veneta era in declino, ed il Vaticano troppo potente. Ma Bruno, stanco d'errare, inseguito dall'odio e dal fanatismo, cat­tolico, calvinista o luterano, e del resto deciso a non piegarsi a nessun costo, come la quercia del suo famoso sonetto, sfidò anche questo pe­ricolo. Alcuni hanno fantasticato di un'intimità amorosa fra il Bruno e la moglie del Mocenigo, sua allieva, almeno presunta: donde gelosia del patrizio, e tranello per intrappolare il filosofo sul suolo italiano... Ma è presumibile piuttosto che il filosofo volesse combattere la sua ultima battaglia: era uno di quei “giganti”, per dirla con Engels, in un'epoca gigantesca, quella del doloroso parto della società moderna, sia pur nelle sue contraddizioni fondamentali. Del resta egli stesso aveva scritto “meglio è una degna et eroica morte che un indegno e vil trionfo”: ed a lui furono attribuiti questi versi, che lo stesso De Sanctis definisce sublimi.

Poi che spiegate ho l'ali al bel desio,
Quanto più sott'il piè l'aria mi scorgo,
Più le veloci penne all'aria porgo,
E spreggio il monda e verso il ciel m'invio.

Nè del figliuol di Dedalo il fin rio
Fa che giù pieghi, anzi via più risorgo:
Ch'io cadrò morto in terra, ben m'accorgo;
Ma qual vita pareggia al morir mio?

La voce del mio cor per l'aria sento:
- Non temer - rispond'io - l'alta ruina:
- Fendi sicur le nubi, e muor' contento,
Se il ciel sì illustre morte ne destina.

E così, nel 1591, andò a Venezia, dove il Mocenigo, che nulla apprese di mnemotecnica, ma molto di critica bruniana a dogmi cristiani, lo denunciò sollecitamente agli Inquisitori veneti. Siccome però il processo napoletano di sedici anni prima rimaneva aperto, per rifarsi da quel­le ormai vecchie accuse, la Congregazione del Sant'Uffizio (nota per gli ottimisti: esiste anco­ra!) ne richiese l'invio a Roma, ed il Senato Ve­neto naturalmente acconsentì, dopo alcune rilut­tanze del tutto superflue, con vari pretesti cavil­losi: che l'eresia del Bruno era straordinaria, questi forestiero, e che gli errori erano comincia­ti a Napoli...
Nel gennaio 1593, Bruno è trasportato a Roma; egli è gettato nelle carceri dell'Inquisizione e tutti i suoi libri e le sue carte, consegnate dal Mocenigo, sono date in esame ai giudici del Sant'Uffizio e al cardinale Bellarmino, lo stesso che avrà parte importante e decisiva nel proces­so di Galileo e che dagli scritti del Nolano ebbe cura di estrarre le proposizioni eretiche.
Sette anni languì il Bruno nelle segrete ro­mane del Sant'Uffizio; in condizioni facilmente immaginabili, con ogni probabilità massacrato dalle torture (al Campanella spezzarono quasi ogni osso), ogni tanto interrogato e seviziato ulteriormente.
Naturalmente, la pressione morale non era minore di quella fisica: così il Bruno dovette subire l'ossessione di frati e preti venuti a con­vertirlo, assieme al boia venuto a straziarlo, e resistere così a ricatti e lusinghe. Il 21 dicembre 1599, dopo quasi un decennio di inutile bestia­le violenza esercitata sul prigioniero, questi ven­ne tratto davanti all'ultima prova, cioè invitato ad abiurare le sue idee. Egli rispose che non solo non doveva nè voleva farlo, ma che ignorava persino che cosa avrebbe dovuta ritrattare.

Clemente VIII (Ippolito Aldobrandini)

Esasperato dal sarcasmo della vittima, e dal suo atteggiamento di irremovibile fermezza, il papa, Clemente VIII, noto anche per l'infame “caso Cenci” (5), ordinò di affrettare la con­danna. E così, l'8 febbraio 1600, l'eretico “im­penitente” fu condannato, secondo il sistema ipocrita, alla sconsacrazione, e consegnato, quindi, al braccio secolare, il Governatore di Roma, che gli comminò il rogo.

Ai giudici il “risvegliatore degli spiriti ad­dormentati”, come si autodefiniva, rivolse pa­role di straordinaria fortezza e profondità…

“Forse più grande è il timor vostro nel pronun­ziare la sentenza contro di me, che non il mio nell'udirla”.

Campo dei Fiori fu, il 17 febbraio 1600 (an­no santo da solennizzare adeguatamente) teatro dell'esecuzione. Un estremo tentativo di con­versione in extremis da parte dei soliti frati (domenicani, gesuiti, ecc.) incontrò il disprezzo del condannato, che infine fu legato ignudo al palo del rogo, sulle fascine tutt'intorno accata­state (6); e, scrive un testimone: “accostatogli un crocifisso, proprio mentre stava per esser giu­stiziato, lo respinse in atto di disprezzo, sdegno­so in volto: e così morì tra i tormenti, arso vivo...”. Alcuni hanno pensato che quel croci­fisso, di bronzo, fosse stato calcolatamente arro­ventato, affinché il suppliziato, investito dalla vampa, torcesse il viso di riflesso; per non ustionarsi, e che anzi il metallo bruciante gli fosse stato avvicinato alle labbra, onde egli avrebbe distolto la faccia per evitare una più atroce scot­tatura... ma perchè sminuire in tal modo la fie­rezza del Bruno (che oltretutto affrontava im­pavidamente non solo un'ustione, ma l'arsione)? Non c'è forse tutto un simbolo, nell'evitare, proprio in punto di morte, fino al minimo atto, che sarebbe pur stato in tali condizioni scu­sabilissimo, di superstiziosa idolatria?
Parimenti sul rogo finirono tutte le copie rintracciabili delle sue opere, sempre per decre­to del Sant'Uffizio. Le rimanenti, scarsissime, si fecero ben presto introvabili, e conseguente­mente di elevato prezzo.

Fin qui la biografia di Giordano Bruno. Dirò ora qualcosa del suo pensiero.


“RIVIVERE AI MARTIRI E’ DATO!” (Rapisardi)


Mi sono chiesto se qualche volume bruniano scampato alla distruzione e divenuto costosissi­ma rarità bibliografica, sia potuto venire a co­noscenza di Spinoza (7), magari per tramite dei ricchi amici De Vries o De Witt. E certo il “dio­natura o intelletto-materia” di Spinoza si riallac­ciano a concetti bruniani.
Gli idealisti tedeschi, Jacobi (nelle “Lettere sulla dottrina di Spinoza”), Schelling, e poi Hegel, sommo fra tutti e vero “idealista intelli­gente (dialettico)” come lo definì Lenin, riva­lutarono in Bruno il ritmo corrispondente reale­razionale, pensiero e natura, anima naturale - materia e coscienza umana; specialmente il sen­so della totalità come “coincidenza di opposti”, (quindi della realtà come frutto di una sintesi che risolve i momenti contrari di tesi ed anti­tesi) è concetto squisitamente hegeliano, benchè nel Nolano rivesta forme estremamente primi­tive e poco più che potenziali.
Ma, a parte l'importanza dell'elemento che potrei dire “bruniano” in Hegel, impor­tanza che discende dal fatto che lo stesso hege­lismo fu poi “raddrizzato” da Karl Marx, le ragioni filosofiche dell'attualità, anche odierna, imme­diata, del Nolano, si intrecciano molto stretta­mente col suo significato storico più generale. Il Bruno infatti, durature o meno che siano le sue concezioni, resta in primo luogo ed anzitut­to un “lottatore infaticabile”, e tutta la sua vicenda ci mostra in maniera lineare e lampante che la superstizione ed il privilegio, arroccati nella sal­da fortezza del potere economico, non possono essere abbattuti con una critica che non com­porti anche quella delle armi. Siccome poi fu assassinato non da “fray Tomàs de Torquemada” ma da preti che, per l'epoca, erano relativamen­te progressisti (con Galileo, prima della perse­cuzione, tentarono anche il dibattito “scienti­fico”), il suo martirio resta un insegnamento tattico-strategico che può evitare molte illusioni sul conto di uno dei massimi poteri capitalistici del mondo (ultimamente, si dice, il secondo dopo gli U.S.A. di Bush), la sede “dove Cristo tutto dì si merca”.

A me interessa porre il problema della mo­dernità di Giordano Bruno.

Tale modernità è stata gran tempo oggetto di dispute e contestazioni di ogni sorta: ora affer­mata ed ora negata integralmente. Si sa che il positivismo (8), dominante in ispecie nella cul­tura italiana del Ottocento, nelle sue sfumature massoniche ed anticlericali, si era fatto del Bruno una specie di simbolo ad uso e con­sumo particolare. In seguito, ben diverse corren­ti hanno voluto speculare sull'aspetto mistico­poetico che caratterizza il pensiero bruniano, in antitesi sia con la tradizionale logica scolastica della filosofia di chiesa, sia con l'allora solo em­brionale tendenza della “nuova scienza” gali­leiana. Così uno scrittore notoriamente reazio­nario, che conclude apertamente su posizioni di giustificazione d'ogni religione, come Alfred North Whitehead (9), non esitò, in un suo im­portante saggio, a presentare Bruno come vitti­ma di questo nuovo spirito scientifico galileiano-newtoniano, piuttosto che dell'Inquisizione. Tuttora persiste poi, in ambienti intellettuali le­gati alla chiesa ed ai Gesuiti, l'argomento della giustificazione della condanna di Bruno, come motivata dal suo... dogmatismo, cioè dalla sua insistenza su verità indimostrabili, intuite misti­camente. Ma se il dogmatismo dovesse a buon diritto sfruttare il rogo, arsa avrebbe dovuto es­sere tutta la chiesa di sempre, la natura della cui dottrina è intrinsecamente dogmatica - come proclamano gli stessi suoi decreti. Il fatto stesso che, in pieno secolo XXI, questi discorsi abbiano ancora diritto di cittadinanza nelle au­le universitarie, dimostra, se ancora c'era biso­gno di dimostrazione, che le radici della super­stizione affondano nel terreno stesso dello sfrut­tamento, e che quindi l'indispensabile premessa per la liquidazione della superstizione stessa è il eliminazione rivoluzionaria dello sfruttamen­to, e, sopravvivendo il mercato capitalista mon­diale, non può non sopravvivere la chiesa che ne è una delle forze preponderanti.

Può affermarsi che Giordano Bruno sfugge largamente dagli angusti confini di un significato nazionale (e quindi anche nazional-popolare) perchè intriso di cosmopolitismo, di universali­smo umanistico, e anche perchè martire della affermazione della ricerca anti-dogmatica, del naturalismo, della lotta al mito di un mondo so­prannaturale, così come alla menzogna di una gerarchia detentrice delle chiavi della salvezza.

Come Serveto, vittima del calvinismo capitali­stico, a Münzer, vittima del luteranesimo che chiamava i “buoni signori” a sterminare il “bestiame contadino”. Non è certa un caso fortuita che Bruno sia stato respinto e perse­guitato da luterani e calvinisti, esattamente co­me dai cattolici. In realtà, il nucleo fondamenta­le e moderno del suo pensiero (sintetizzabi­le nel binomio antiautoritarismo-naturalismo) costituiva un elemento chiaramente agonistico rispetto ad ogni religione. Egli affrontò sia l'in­tolleranza cattolica e restò vittima di quest'ul­tima come avrebbe potuto restare vittima della prima.
La borghesia laica, vedendo in Bruno il suo precursore, eresse in Campo dei Fiori un monu­mento al filosofo, per vendicare il suo martirio. Ma tutti i monumenti in Campo dei Fiori ed al­trove, tutte le riabilitazioni e le commemorazioni piccolo-borghesi tutti i pentimenti di co­loro che solidarizzano pur sempre con quella ideologia che lo arse vivo, non possono vendi­care degnamente la sua morte.

Senza voler fare di Bruno un riformatore so­ciale, sia pure utopista (diamo a Campanella ciò che è di Campanella), mi limito ad affermare che i nemici di Bruno e dei suoi eredi moderni, cioè le forze dell'oppio ideologico e della men­zogna religiosa, saranno vinti quando lo stesso bisogno religioso, sorto dall'alienazione del la­voro umano, sarà stata liquidato mediante la soppressione rivoluzionaria delle strutture ca­pitalistiche; quando saranno estinte le classi, quando 1'umanesimo avrà un significato concreto. Allora, in una società dove il libero sviluppo individuale e sociale si condizione­ranno reciprocamente, il dogma della super­stizione non potrà riprodursi perchè saranno venute mena le stesse ragioni che concorrono a determinare un'esigenza religiosa, e cioè l'a­lienazione nel lavoro, la miseria, la superstizione.


BRUNO NOVATORE DEL SUO TEMPO


È legittimo domandarsi se la filosofia di Bru­no possa ora rappresentare alcunchè di nuova e valido? Certo no, perchè un quesito così posto non ha senso alcuno. Nemmeno Spartaco era “maturo”, ai suoi tempi, il che non toghe che egli fu un anticipatore nelle lotte per la liber­tà; nè assolve Pompeo, sterminatore delle sue schiere, dall'essere stato un boia schiavista.
Una più carretta formulazione dell'interroga­tivo è la seguente: Bruno, pur con i limiti di tutta la “nuova scienza” in cui s'inseriva, anti­cipava o no posizioni moderne, e superava, o no, il ciarpame teologica legato all'aristoteli­smo del “principio di autorità”?
Bruno, in­somma, è o non è parte del movimento della scienza moderna, dalla cui evoluzione complessa e dialettica trae origine lo stesso moderno materiali­smo storico-dialettico?
Come per il posteriore Spinoza, la risposta, per Bruno, non può essere che positiva. Il fondo natu­ralistico del suo filosofa­re lo colloca decisamente nell'ascesa del pensiero scientifico ancora embrio­nale, riflesso dell'ascesa stessa della nuova società borghese. Ciò a dispetto delle forme, per gran par­te ancora intuizionistiche o astratte-speculative, e non sperimentali, di cui si giova la sua ricerca. Il tem­po ha superato le argomen­tazioni bruniane, ma non l'istanza bruniana natura­listica ed antitrascendenta­le. La cornice metafisica, come quella astratta-geo­metrica spinoziana, non tolgono che l'istanza ri­manga tale, con i suoi li­miti, ovviamente, di esi­genza inappagata o insuf­ficientemente esplicata, ma anche con la sua intrinseca positività. È una metafisica dell'antimetafisica: fisico - spirituale non sono più dualisticamente contrappo­sti. In ciò, ripeto, un principio tuttora valido, se oggi svolto con ben altro apparato scientifico, tale, cioè, che permetta di afferma­re il principio, non più naturalistico, ma mate­rialistico, della priorità dell'esistenza sulla co­scienza, della materia sullo “spirito”, e l'es­ser quest'ultimo tardivo prodotto storico del divenir dialettico di quella.

Bisogna tener presenti le condizioni in cui Bruno viveva, ed in cui il pensiero scientifico stesso aveva da svilupparsi. Era il clima contro­riformistico: con lui era perseguitato Campa­nella, e si approntavano i fulmini per Galileo (10). Era la rabbiosa reazione di un mondo in de­cadenza: quello feudale, e della sua cosmologia tolemaico-geocentrica (11) conchiusa, gerarchica, a simiglianza dell'accentramento intorno ad uno dei “soli” per grazia di Dio, Papa o Imperatore che fosse.
Come scriveva Engels (“Dialettica della Natura”):…

“La scienza naturale moderna - l'unica alla quale convenga il nome di scien­za, all'opposto delle geniali intuizioni dei greci e delle ricerche sporadiche non coordinate de­gli Arabi - comincia con quell'epoca possente [il Rinascimento], che ruppe ad opera della bor­ghesia il sistema feudale - mostrò (sullo sfon­do della battaglia tra la borghesia cittadina e la nobiltà feudale) i contadini ribelli e dietro i con­tadini gli inizi rivoluzionari del moderno prole­tariato, la bandiera rossa già in mano e il comu­nismo sulle labbra - creò in Europa le grandi monarchie, ruppe la dittatura spirituale del Pa­pa, chiamò di nuovo in vita l'antichità greca e con essa il più alto sviluppo artistico dell'età moderna, infranse i limiti dell'antico “orbis” e sco­prì la Terra in modo effettivo per la prima volta. Fu la più grande rivoluzione che la Terra avesse fino a quel momento vissuto. Anche la scienza naturale visse e operò in questa rivolu­zione, fu rivoluzionaria, la mano nella mano, con la filosofia moderna che si ridestava, e la­sciò i suoi martiri sul rogo e nelle carceri. E’ caratteristico il fatto che protestanti e catto­lici gareggiarono nelle persecuzioni. Gli uni bruciarono Serveto, e gli altri Giordano Bru­no... Quello che sul terreno religioso era sta­to l’abbruciamento delle bolle papali ad ope­ra di Lutero, fu sul terreno scientifico la grande opera di Copernico, - nella quale egli, a dire il vero timidamente, dopo un'esitazione durata 36 anni e per così dire sul letto di morte, gettò il guanto di sfida alla superstizione ecclesiastica. Da allora in poi la ricerca scientifica si emancipò, in modo essenziale, dalla religione, sebbene la separazione completa in tutti i dettagli sia stata trascinata fino ad oggi, e in molte teste è ancora lungi dall'essere compiuta. Ma da allora in poi anche lo sviluppo della scienza camminò con passi da gigante; essa crebbe, per così dire, pro­porzionalmente al quadrato della distanza nel tempo dalla sua origine, quasi che essa volesse dimostrare al mondo che per il movimento della più alta fioritura della materia organica, per lo spirito umano, vale la legge inversa di quella che regola il movimento della materia inor­ganica.”


LINEAMENTI ESSENZIALI DELLA CONCEZIONE BRUNIANA


Ripercorrendo un simile ciclo espositivo, scri­veva Antonio Labriola (Da un secolo all'altro)…

“L'audace, intemperante e sovrabbondante Giordano Bruno s'era fatto l'araldo per tutta l'Europa civile della veduta copernicana, dalla quale trasse, per virtù d'immaginazione costrut­tiva con precorrenza di genio che mal s'adatta alla paziente dimostrazione dei particolari, i dati più generali di quella intuizione cosmocentrica nella quale ora tutti ci adagiamo senza amba­scia e senza travaglio. La volta del cielo dante­sco rimane ora, non che sfondata, dispersa. L'irrelativo dell'universo senza contenenza sensibile rendeva relativa ogni umana misurazione per tempo e per spazio...”.

Del resto, in questa sua esigenza unitaria, cioè di spezzare la gerarchica subordinazione del mondo sublunare a quello celeste, iperuranio, Bruno s'inseriva come conti­nuatore del pensiero rinascimentale - poteva dire con Molière, o chi per lui, “Je prends mon bien partout où je le trouve”…, “prendo la roba mia dovunque la trovo” - ed il Rinascimento, specie in sede filosofica, ebbe estensione internazio­nale: e pur in ciò doveva preparare la forma­zione delle grandi nazioni moderne, frutto esclu­sivo del mercantilismo borghese, da cui sorgeva, “grondante sangue da ogni poro”, il capitale moderno.

Bruno nella “Cena delle Ceneri”, collega tutti i presocratici in una visione naturalistica il cui monismo implica (coincidentia oppositorum, coincidenza degli opposti) il pluralismo e l’infi­nitudine: un “unitutto” cosmico privo di confini, in cui Bruno ravvisa la propria concezione co­smologica, imbevuta profondamente di atomi­smo epicureo-lucreziano e di dinamismo eracli­teo (11 bis) - la materia infinita, i cui atomi im­plicano infinite forme, agitata da un moto con­tinuo di varianza e mutuazione e negazione che non è però influire casuale o incomposto erom­pere di trasformazioni, ma legge conoscibile con l'intelletto. Ove si vede il nucleo materialistico inserito nella cornice speculativo-metafisica, e posto in secondo piano dall'insorgere sul panorama bruniano della Causa infinita di fecondità universale; e previsione ispirata ma a base scien­tifica, e accensione metafisica si sposano nella concezione degli infiniti mondi animati che cor­rono nell'infinito spazio (“e perciò anticamente - scrive il Bruno - si chiamavano "ethera ", cioè corridori, corrieri, ambasciatori, nuncii della magnificenza dell'unico altissimo, che con musicale armonia contemprano l'ordine della constituzion della natura, vivo specchio dell'in­finita deità”).

Ma tale concezione è confortata e sostanziata dalla rivelazione copernicana di una terra in mo­vimento, come gli altri pianeti, cui é affine: non più immoto centro di un sistema di sfere cristal­line concentriche in cui “come tanti chiodi, stan­no inchiodate queste lucciole e lanterne”, ov­verossia i corpi astrali. Nondimeno la cosmogra­fia bruniana non coincide con quella copernica­na, non essendovi per Bruno centro dell'univer­so infinito: tutto è centro. Il che non toglie minimamente la straordinaria importanza della rivoluzione copernicana nei fondamenti più in­timi dell'apparato culturale del Bruno, su cui, e mediante cui, egli drizzò il suo complesso “si­stema”, in cui lo spazio è infinito in quanto illi­mitato, indeterminata, non conchiuso da un nul­la inimmaginabile; è pieno in ogni parte, e percorso da infiniti mondi finiti intervallati, in moto: questa “l'infinita mole dell'universo”: mole dinamica, quasi l'interno di un atomo, non massa bruta continua e compatta. Quindi, criti­ca completa all'aristotelismo ed alla sua cosmo­logia, sia delle sfere celesti, che dei relativi mo­tori: il motore è l'Uno della natura che dà moto, lui, principio infinito, a tutti i finiti. Relativa è la gravità ad ogni astro, fa parte del suo siste­ma: non esiste un centro universale, tanto me­no la terra, o, su di essa,... Gerusalemme. Tutti gli elementi, senza discriminazione gerarchica, concorrono alla costituzione degli astri, dei mondi.

L'etica, bruniana, espressa essenzialmente nel­lo “Spaccio della bestia trionfante” e negli “Eroici furori”, conferma il carattere borghese-rivoluzionario della “nolana filosofia”. Ciò appunto va­nifica le disoneste, ripeto, polemiche, di chi ha cercato di criticare la difesa che del Bruno facevano i socialisti, dicendo, in ultima analisi che... socialista non era. Sicuro, ma avverso al potere della reazione, e, per i suoi tempi, inse­rito nel cammino del progresso rivoluzionario contro la vecchia società. Il che non vuol dire, massonicamente (12) mettersi ad assumere atteg­giamenti bruniani verso le plebi (accetta­zione, per esempio, della necessità di una qual­siasi religione per queste ultime) i quali atteg­giamenti oggi sarebbero reazionari. Ma non mai quanto lo furono, lo sono e lo saranno le diret­tive chiesastiche. Perciò, quando, nella tornata parlamentare del 18 febbraio 1908, il clericale Cameroni, per sostenere la confessionalizzazione della scuola primaria, irrideva al popolo di Roma che in Campo dei Fiori inneggiava “allo spregiatore del popolo, Giordano Bruno”, si di­menticava che la potenza da esso stesso rappre­sentata fu sempre depositaria della reazione peg­giore, e che il “Sillabo” o il “Catechismo” spregiano l'intelligenza umana oggi come ieri.

L'uomo in Bruno è tale per il lavoro: l'età dell'oro era oziosa bestialità: civiltà e attività, trasformazione del mondo e di se stessi. Tratti vichiani appena abbozzati, ma commoventemen­te anticipatori.

La libertà umana non ha per Bruno limita­zioni in qualsiasi grazia trascendente. Da ciò quella satira dell'asinità, cioè della pseudo-sa­pienza infusa per virtù d'illuminazione metafisica. Il sapere è auto-infusione, è cioè conquista che solo si diparte dall'eroico furore di scienza, “l'ardore a divenir del mondo esperto”. Così “l'uomo s'eterna” facendosi infinito, ritrovan­do l'Uno (l'amore ideale “intellettuale di dio” dirà Spinoza) e spegnendo la limitatezza corpo­rea della vita singola in una morte di bacio di immedesimazione col tutto; sì da trascendere l'individualità. Critica, quindi, delle religioni, ma con due limiti: da una parte, quello di pro­clamarle eterogenee alla filosofia (nondimeno, il Bruno le attacca proprio con tale strumento), dall'altro, quello di pensare ad una utilità pra­tica della religione “per il volgo”. E siamo nel pieno della mentalità borghese, che si perpetue­rà nell'Illuminismo stesso ed arriverà fino ai nostri giorni (basti pensare a Balfour) (13). Certo, Bruno non è per nulla Thomas Münzer o Franck (14), nè può aver idea della stessa forza della “plebe”, ancor indeterminata e bruta, tranne che per parziali affermazioni (guerra dei contadini in Germania, Ciompi ecc., di cui il filosofo non pare avesse nemmeno sentore). Del resto, non si può pretendere che Bruno fosse più a sinistra di Robespierre o di Hébert (15). Il con­cetto di “religione comunque buona per le masse” è connaturato, come a quello feudale, anche al dominio borghese, vecchio o nuovo, embrionale o sviluppato, di destra o di sinistra (per religione, è ovvio, non se ne intenda una particolare, e neanche una “rivelata”...).


GIORDANO BRUNO SECONDO LABRIOLA


Estrapolo dagli appunti delle lezioni di Antonio Labriola (febbraio-marzo 1900)…

“Il fatto specifico di Giordano Bruno, è, che egli ha coscienza della sua situazione, che nel suo carattere è la sua tragedia e che nel suo ca­rattere concorre il suo temperamento, la sua fantasia, la sua poesia, la sua vocazione: egli centra con l'eroico furore e come in possesso di una forza che lo trascini: la coscienza del pro­gresso (Bacone - Pascal - Schiller - Hegel). Si ricordi il suo frequente paragonare se stesso con Colombo. La somma del suo pensiero è in quel luogo dell'Infinito universo… “Dalla qual con­templazione (se vi saremo attenti) avverrà, che nullo strano accidente ne dismette per doglia o timore, e nessuna fortuna per piacere o speran­za ne estoglia; onde avremo la via vera alla vera moralità, saremo magnanimi, spreggiatori di quel che fanciulleschi pensieri stimano, e verre­mo certamente più grandi di quei dei che il cieco vulgo adora, perchè dovenerremo veri con­templatori dell’istoria della natura, la quale è scritta in noi medesimi, e regolati esecutori del­le divine leggi che nel centro del nostro core son iscolpite... Questa è quella filosofia che apre li sensi, contenta il spirto, magnifica l'intelletto, e riduce l'uomo alla vera beatitudine, che può aver come uomo, e consistente in questa e tale composizione: perchè lo libera dalla sollecita cura di piaceri e cieco sentimento di dolori; lo fa godere dell'essere presente, e non più temere che sperare del futuro”.

« Traducendo in prosa moderna, questo è l'avvento della borghesia al governo della socie­tà; questa è la mente che spazia libera nella ri­cerca della natura; questa è la scienza che aspira a diventare la regolatrice progressiva della vita; questa è tutta la rivoluzione del mondo moder­no fino all'89 presentita. »

Concludeva Labriola (dopo aver osservato in Bruno i presenti­menti di Spinoza e Leibniz) (16) che Bruno pose il tema della speculazione moderna da Spinoza ad Hegel (... dialettica per cui al discorso della mente - le ombre delle idee - risponde il trascorrere delle cose d'una in un'altra...) e che ciò non conviene più in gran parte alla filosofia scientifica, che filosofa su ciò che è obbietto di scienza: il che vuol dire criticismo e scienza del limite. Ma Bruno vive in un periodo di transi­zione, nel quale le vie della filosofia e della scien­za non sono ancora distinte... la forma stessa poetica esaltata è un vantaggio di fronte ai posteriori pretesi tentativi metodici.

“Ma, data la posizione di Bruno copernicano e teologo, la sua metafisica è congrua. Perchè a un mondo infinito non può rispondere un Dio estrinseco, e, data l'immanenza di Dio nel mon­do, è pure data l’attualità della causa infinita. Il “natura sive Deus” (natura, cioè dio) c'è voluto per passare alla natura sine Deo (natura senza dio). Abbiamo visto che se dio e natura in Bruno non coincidono meccanicamente, la na­tura è divina, dio è principio di quell'uno natu­rale che si irraggia nei molti: c'è un'immanenza insomma nell'unitutto”.

Sempre Antonio Labriola, in una lettera del 1888 al Comitato Universitario in Pisa scri­veva sul “significato della commemorazione di Giordano Bruno”…

« Errò per l'Europa quale araldo di nuove idee, e fu dappertutto alle prese con le varie ortodossie, nelle quali, o per moto di popoli, o per innovazione di pensiero, o per ambizione di principi, s'era infranta la grande unità del mondo latino medioevale. Tenne la verità filo­sofica per superiore ad ogni religione, e questa volle ridotta alla educazione delle moltitudini negli abiti morali; ma ai sentimenti e pensieri suoi non rispondeva nessuno degli ordinamenti politici del tempo, e tutti lo respinsero, come quelli che erano incapaci di reggere al concetto della tolleranza. Alla sua alta mente di filosofo speculativo, corrente all'entusiasmo di una poe­tica rappresentazione dell'ordine universale del­le cose, sfuggirono sempre le ragioni politiche delle difficoltà in cui dette di cozzo; cosicchè l'animo suo è tutto un'alta tragedia d'uomo im­perterrito e fatale. Shakespeare solo vi avrebbe letto ben dentro fra i contemporanei, come pa­re che qualche sua proposizione o detto abbia messo in bocca al principe di Danimarca”.

“I pensieri di Bruno, stati gran tempo og­getto di plagio e di fantastica ammirazione, tor­narono in molto onore in Germania, specie nel­le scuole dell'idealismo” (17) e del monismo. Oramai sono dichiarati in ogni parte... Ora molti fanno gran torto alla memoria veramente storica del Bruno, col distrarlo dai tempi suoi, e col ridurlo in figura di uomo che presagisca e precorra tutto il pensiero moderno.
Per genialità speculativa fu certo superiore a tutti i pensatori del secolo suo, e nell'eroico pathos della verità è uomo insuperato. Spezzò del tutto le catene della scolastica, la ruppe con ogni maniera di tradizione, e lui primo e solo trasse a conseguenze speculative la nuova intuizione copernicana. Scrivendo sotto l'impulso dell'animo travagliato dall’entusiasmo di una ve­rità, non sempre a lui stessa chiara nei contorni e nelle attinenze, e coi ricordi di una vasta lettura, e nelle forme più varie, ci ha lasciato pen­sieri e divinazioni, che gl'inesperti della storia possono trarre a strane significati, ma che tornano meravigliosi anche al critico più acuto. Oppugnatore ardito della vecchia fisica, e diroccatore del cielo di Dante, ha vivo già il senti­mento della nuova esperienza, a cui la natura avesse ad assoggettarsi, per rivelarci le sue pro­prie leggi. Umanista, nel senso più italiano della parola, contrappone l'etica naturale della ragione delle cose a qualunque maniera tradizionale di religione, e tutt'uno in se stesso come persona e come filosofo, è missionario della sua propria fede, ed abbraccia il martirio come parte del suo dovere.
A farlo rivivere glorioso martire nella no­stra riverente memoria, non c'è bisogno d'intro­durre alcun artificio d'interpretazione nel com­plesso delle sue dottrine, o di alterarne la figura, meravigliosa nella semplicità dei motivi, con re­toriche esagerazioni.”

Queste pagine non si sono ingiallite, checchè si possa pensare, considerando lo spazio di tem­po che ce ne separa. Bruno resta quello che fu, un cavaliere errante del libero pensiero, cioè assertore di libertà intellettuale e di naturali­smo, sia pur metafisicizzato nell'immanenza di un principio divino superiore all'universo feno­menico di innumeri elementi singoli, naturali­smo aperto ad opposte soluzioni, idealistiche e materialistiche insieme. Ma più che mai resta anche il nemico implacabile della superstizione armata contro la libera ricerca, dell'assolutismo dispotico di una mitologia usata come strumen­to di conservazione e di regno. Il suo rogo è un tragico ammonimento per i contemporanei no­stri, come per i suoi. L'oppio religioso è sempre una droga, ma, somministrata intensivamente, diventa un mortale veleno.


NOTE


LE OPERE DI GIORDANO BRUNO – Cito le principali


"Le ombre delle idee"…, "Canto di Circe"…, "Architettura e commento dell'arte di Raimondo Lullo" (tutte in latino, del 1582)

Tre trattati latini dell'anno seguente, sulla mnemotecnica ("Arte della memoria"…, "Spie­gazione dei trenta sigilli"…, "Il sigillo dei sigilli")…, "Composizione del­le immagini", in latino, del 1591, sempre sulla mnemotecnica.

"Il Candelaio", commedia, de1 1582 di ambiente napoletano.

I sei dialoghi italiani ("La cena delle ceneri"…, "De la causa principio et uno"…, "De l'infinito universo et mondi"…, "Lo spaccio de la bestia trionfante"…, "La Cabala del cavallo pegasèo"…, "De gli eroici furori").

Infine, i tre grandi poemi latini, "De triplici minimo"…, "De monade, numero et figura"…, "De immenso et innumerabilibus" (1591).



NOTE NUMERATE


1) TANSILLO LUIGI (1510-1568), poeta facile e melodioso, ma privo di vera arte, e cortigiano, famoso ai suoi tempi. Autore di poemetti didascalici “La balia…, “Il podere”… e del “Vendemmia­tore”, messo all'Indice.

2) TITO LUCREZIO CARO (nato circa 95 a.C. - morto fra il 55 e il 51), uno dei massimi poeti della letteratura latina, autore del poema “De rerum natura” (Sulla natura delle cose) in cui viene enunciata ed esaltata una concezione materialistica (nei primi due libri, dei sei che costituiscono l'opera, è ampiamente svolta la dottrina atomica della formazione e della dissoluzione delle cose che nascono dal moto meccanico degli atomi invisibili ed eterni). “Secondo Lucrezio, scrive il Marchesi, l'ignoranza e la super­stizione, che hanno popolato di fantasmi il cielo, hanno pure diffuso l'inquietudine e il terrore nella mente degli uomini. Per vincere questo universale traviamento della ragione e questa co­mune indegnità di esistenza, bisogna penetrare nella natura delle cose e trarre dai misteri finalmente svelati della vita e della morte la persuasione della immortale bellezza del mondo.

3) MIGUEL SERVETO (1511-1553), spagnolo, grande medico, naturalista, filosofo. Si accostò al socinianesimo, e, sfuggito alla Inquisizione, venne fatto bruciare vivo a fuoco lento (per due ore!) dalle autorità calviniste ginevrine. Infatti, Ginevra era centro governativo del calvinismo, che vi aveva costituito una sorta di teocrazia. Il calvinismo, che riprendeva dalla patristica (S. Agostino) il motivo della corruzione della natura umana e della salvezza mediante la grazia “gratis data”, cioè elargita dalla clemenza divina a persone comunque immeritevoli, in que­sto motivo traduceva religiosamente, sul terreno mistico, le vi­cende del mondo mercantile della concorrenza, con le sue leggi che paiono indipendenti dalla volontà individuale, come notò Engels. Infatti i calvinisti (ugonotti in Francia) erano di classe mercantile.

4) L'aristotelismo, tramite la scolastica tomistica, dominava, con autorità sacrale chiesastica, tutto il campo culturale dell’epoca. Infatti Aristotele era considerato autorità indiscutibile, ed il suo testo chiamato a dirimere e risolvete qualsiasi pro­blema: era il principio dello “ipse dixit” (lo ha detto lui, il Filosofo) a confermare anche la tesi, per esempio, del geocen­trismo, cioè dell'universo concepito come sistema di sfere cri­stalline rotanti attorno alla Terra, immobile, centro dell'uni­verso appunto, e recanti infissi su di sé i corpi celesti, Sole in­cluso. II copernicanesimo dovette affermarsi - tutta la storia dolorosa di Galileo ne è esempio illustre - contro questo « principio di autorità » che giungeva a far sì che gli aristotelici anteponessero il testo del maestro alla propria personale testi­monianza dei sensi: sicché una cima come Cesare Cremonini si rifiutava di guardare nel cannocchiale “perchè non descritto da Aristotele”, e così via, fino all'aristotelico (o peripatetico, che è lo stesso) il quale, visto che i nervi non partono dal cuore, come voleva Aristotele, ma dal cervello, su un cadavere sezio­nato, affermò che la cosa era sì evidente, da essere credibile, se non ci fosse stata l'opinione di Aristotele in contrario... La “cristianizzazione di Aristotele”, compiuta da S. Tommaso nella filosofia ufficiale della chiesa ne rendeva fisicamente peri­colosa ogni critica, interpretabile sempre come eretica.

5) CLEMENTE VIII aveva nome secolare d'Ippolito Aldo­brandini. Nato a Fano nel 1536, era di modesta famiglia. Aiutato da Alessandro Farnese cardinale, fu porporato nel 1580. Papa nel 1592, morì nel 1605. Nepotista, abilissimo politico, era per­sonalmente carattere passionale e quasi maniaco. Il processo Cen­ci (1599) contro Beatrice ed altri parenti di Francesco Cenci, no­bile delinquente, degenerato, assassinato forse da Beatrice sua figlia con concorso d'altri, infamò questo papa, che difese l'in­fame memoria di Francesco, già suo nemico, gravando la mano sugli imputati per incamerarsi i beni della famiglia.

6) “Certo - scrive Antonio Labriola, - possiamo immagina­re che al Bruno sia stata legata la lingua, perchè il Farinacci, autorità cara ai giuristi, dice che tale è il procedimento da usarsi per gli eretici... Forse che noi ignoriamo la vita del cardinale Borghese, che divenne poi papa col nome di Paolo V, uno dei giudici del Bruno? Forse che noi ignoriamo chi fosse il cardinale di Santa Severina, il quale chiamava celebre notte e lietissima quella di S. Bartolomeo? Forse che noi ignoriamo per quali astuzie lo scaltrissimo Bellarmino procurò la condanna del Bruno, creando un nuovo tipo di eresia, l'irreligione »? E pen­sare che Galileo credette di poter giocare d'astuzia col Bellarmino!

7) BARUCH - BENEDETTO SPINOZA (1632-1677), grande filosofo olandese (in realtà ebreo portoghese). Difese la libertà di pen­siero. II nucleo del suo pensiero è un monismo, in cui l'essere è concepito come uno: la divinità è causa immanente ed intrin­seca della natura, da essa inscindibile. Perciò il conoscere il rea­le è anche conoscere dio, amore intellettuale di dio.

8) Il positivismo - specie nella sua versione pseudosocialista, (quello, per intenderci, dei Ferri, Loria, Lombroso, ecc.), parti­colarmente in Italia, rivendicò come suo anticipatore il Bruno (basandosi, in sede teorica, su superficiali accostamenti fra lo “Uni­tutto” bruniano e lo “Indistinto” spencer-comtiano). Vide nel Bru­no, insomma, l'anticipatore di un laicismo fine a se stesso, coe­rentemente del resto alla mancanza di un'analisi effettiva delle radici sociali concrete del dogma religioso, per cui i seguaci del positivismo pensavano di opporsi alla Chiesa nell'ambito delle istituzioni borghesi (statali) con monumenti a Bruno in Campo dei Fiori, ecc. In realtà la storia doveva smentirli, dimo­strando che l'anticlericalismo borghese è del tutto insufficiente a scacciare i fantasmi della superstizione, le cui ragioni vitali risiedono anche nelle radici della società capitalistica. Non quindi anticlericalismo-laicismo positivistico, ma ateismo rivoluzionario militante doveva essere l'atteggiamento ideale coerente del mar­xismo e della sua lotta contro la religione, inserita nel quadro della lotta allo sfruttamento ed all'alienazione conseguente che genera la mitologia religiosa e la sua stessa esigenza.

9) ALFRED NORTH WHITEHEAD (1861-1947), filosofo di tenden­za cosiddetta “organicistica-realistica” (uno degli interpreti in chiave idealistica della nuova fisica quanti-relativistica). Que­sta opinione è espressa in “La scienza ed il mondo moderno”.

10)Galileo - scrive sempre Antonio Labriola - nel “Nun­zio Sidereo”, dopo solo 10 anni dalla morte del Bruno, ne tace affatto, cosa di cui più tardi gli mosse rimprovero Keplero, ami­co ed ammiratore del Bruno”. Galileo, invero, era ossessionato dal timore di finire come il Bruno.

11) Ed infatti il sistema tolemaico (da Claudio Tolomeo suo fondatore, geocentrico perchè poneva la terra a centro dell'uni­verso) con l'avallo aristotelico, come splendidamente mostrerà Bertold Brecht nella sua «”Vita di Galileo” sulla scena, ma come già presupposto dai classici del marxismo, non poteva essere che l'immagine metafisica di un mondo gerarchico distribuito per gradi di dignità, in cui la Terra, centro del mondo, è tale per l'intelletto umano che vi fiorisce secondo l'antico pagano Tolomeo, poi, per i cristiani, perchè ivi si è incarnato dio.

11 bis) ERACLITO (nato all’inizio del sec. V a.C.), filosofo greco, identificò il principio primo del cosmo nel fuoco. Per lui la realtà è un flusso perenne e il “Fuoco “ eraclitico può essere interpretato come espressione o come simbolo di questa mobi­lità e dinamismo.

12) La Massoneria non perde occasione per ricordare il sacrificio di Giordano Bruno: ma in funzione anticlericale meramente borghese-illuministica. Del pari sostiene la necessità di un dio per il “popolino”. Ovviamente, nel fiorire positivistico del secolo scorso e degli inizi del nostro, queste opinioni massoniche ave­vano eco e rilievo notevolissimo.

13) ARTHUR JAMES BALFOUR (1848-1930), politico inglese estremamente conservatore, addusse tesi “pragmatistiche” che in­vocavano la religione come sostegno dell'ordine, e condannò l'ateismo o la semplice eterodossia come fomenti alla sedizione.

14) THOMAS MÜNTZER (1498 circa-1525) e SEBASTIAN FRANCK (1500-1542), furono ideologi del comunismo mistico-utopistico sor­to nel clima della guerra dei contadini tedeschi, in contrappo­sizione al conservatorismo di Martin Lutero. Il primo, poi semi­ateo, fu capo e martire di tal guerra rivoluzionaria. Engels ha dato una magistrale analisi storica di quelle vicende nella Guerra dei contadini in Germania.

15) ROBESPIERRE e HÉBERT furono per la “religione po­polare”. Il primo, per quanto indeciso nella “scristianizzazio­ne”, promulgò, come noto, il culto dell'Essere Supremo, e pro­clamò l'ateismo “aristocratico”. Il secondo, e specialmente il suo seguace Pietro Gaspare Chaumette, detto Anassagora, costituì il culto della Dea Ragione. Anche Marat, che definiva tutte le religioni favorevoli alla tirannide, e il cristianesimo più di tutte, non ebbe modo di influire sulla situazione, pur essendo borghese: a maggior ragione restarono inascoltati gli Arrabbiati, come poi gli Uguali (Babeuf).

16) GOTTFRIED WILHELM VON LEIBNIZ (1646-1715), grande filosofo tedesco, concepì la monade (ente unitario) come superamento del dualismo cartesiano tra spirito e materia: ogni monade (nell'universo sono infinite) è lo “specchio vivente” dell’universo: quella suprema è dio. L'influsso bruniano è notevole.

17) Nel 1900 Labriola scriverà… “L'ultimo suo scolaro é Georg Friedrich Hegel”, correttamente, perchè vero è che per Bruno la ra­gione umana, tutt'uno con l'universale, è consustanziale con la realtà, il che è in germe: tutto il reale è razionale, e viceversa per non parlare della “coincidentia oppositorum”.....


VEDI ANCHE ...


IL CANDELAIO - Giordano Bruno

TOMMASO CAMPANELLA - Filosofia della natura e teoria della scienza

LA CITTA' DEL SOLE - Tommaso Campanella

Vita e opere di GALILEO GALILEI

GESUITI FAMOSI - Roberto Bellarmino

DE RERUM NATURA - Sulla natura delle cose – Tito Lucrezio Caro

IL PENSIERO POLITICO DI BENEDETTO SPINOZA

LA CONCEZIONE DELLO STATO ETICO - Georg Wilhelm Friedrich Hegel

________________________________________________

Nessun commento:

Afrodisiaco (1) Aglietta (1) Albani (2) Alberti (1) Alda Merini (1) Alfieri (4) Altdorfer (2) Alvaro (1) Amore (2) Anarchici (1) Andersen (1) Andrea del Castagno (3) Andrea del Sarto (4) Andrea della Robbia (1) Anonimo (2) Anselmi (1) Antonello da Messina (4) Antropologia (7) APPELLO UMANITARIO (5) Apuleio (1) Architettura (4) Arcimboldo (1) Ariosto (4) Arnolfo di Cambio (2) Arp (1) Arte (4) Assisi (1) Astrattismo (3) Astrologia (1) Astronomia (3) Attila (1) Aulenti (1) Autori (7) Avanguardia (11) Averroè (1) Baccio della Porta (2) Bacone (2) Baldovinetti (1) Balla (1) Balzac (2) Barbara (1) Barocco (1) Baschenis (1) Baudelaire (2) Bayle (1) Bazille (4) Beato Angelico (6) Beccafumi (3) Befana (1) Bellonci (1) Bergson (1) Berkeley (2) Bernini (1) Bernstein (1) Bevilacqua (1) Biografie (11) Blake (2) Boccaccio (2) Boccioni (2) Böcklin (2) Body Art (1) Boiardo (1) Boito (1) Boldini (3) Bonheur (3) Bonnard (2) Borromini (1) Bosch (4) Botanica (1) Botticelli (7) Boucher (9) Bouts (2) Boyle (1) BR (1) Bramante (2) Brancati (1) Braque (1) Breton (3) Brill (2) Brontë (1) Bronzino (4) Bruegel il Vecchio (3) Brunelleschi (1) Bruno (2) Buddhismo (1) Buonarroti (1) Byron (2) Caillebotte (2) Calcio (1) Calvino (2) Calzature (1) Camillo Prampolini (1) Campanella (4) Campin (1) Canaletto (4) Cancro (2) Canova (2) Cantù (1) Capitalismo (3) Caravaggio (19) Carlevarijs (2) Carlo Levi (3) Carmi (1) Carpaccio (3) Carrà (1) Carracci (4) Carriere (1) Carroll (1) Cartesio (3) Casati (1) Cattaneo (1) Cattolici (1) Cavalcanti (1) Cellini (2) Cervantes (3) Cézanne (19) Chagall (3) Chardin (4) Chassériau (2) Chaucer (1) CHE GUEVARA (1) Cialente (1) Cicerone (8) Cimabue (4) Cino da Pistoia (1) Città del Vaticano (3) Clarke (1) Classici (26) Classicismo (1) Cleland (1) Collins (1) COMMUNITY (2) Comunismo (28) Condillac (1) Constable (4) Copernico (2) Corano (1) Cormon (2) Corot (9) Correggio (4) Cosmesi (1) Costa (1) Courbet (9) Cousin il giovane (2) Couture (2) Cranach (3) Crepuscolari (1) Crespi (2) Crespi detto il Cerano (1) Creta (2) Crispi (1) Cristianesimo (3) Crivelli (2) Croce (1) Cronin (1) Cubismo (1) CUCINA (9) Cucina friulana (2) D'Annunzio (1) Dadaismo (1) Dalì (5) Dalle Masegne (1) Dante Alighieri (8) Darwin (2) Daumier (6) DC (1) De Amicis (1) De Champaigne (2) De Chavannes (1) De Chirico (4) De Hooch (2) De La Tour (4) De Nittis (2) De Pisis (1) De' Roberti (2) Defoe (1) Degas (16) Del Piombo (4) Delacroix (6) Delaroche (2) Delaunay (2) Deledda (1) Dell’Abate (2) Derain (2) Descartes (2) Desiderio da Settignano (1) Dickens (8) Diderot (2) Disegni (2) Disegni da colorare (10) Disegni Personali (2) Disney (1) Dix (3) Doganiere (5) Domenichino (2) Donatello (4) Donne nella Storia (42) Dossi (1) Dostoevskij (7) DOTTRINE POLITICHE (75) Dova (1) Du Maurier (1) Dufy (3) Dumas (1) Duprè (1) Dürer (9) Dylan (2) Ebrei (9) ECONOMIA (7) Edda Ciano (1) Edison (1) Einstein (2) El Greco (9) Eliot (1) Elsheimer (2) Emil Zola (3) Energia alternativa (6) Engels (10) Ensor (3) Epicuro (1) Erasmo da Rotterdam (1) Erboristeria (7) Ernst (3) Erotico (1) Erotismo (4) Esenin (1) Espressionismo (3) Etruschi (1) Evangelisti (3) Fallaci (1) Fantin-Latour (1) Fascismo (26) Fattori (4) Faulkner (1) Fautrier (1) Fauvismo (1) FAVOLE (2) Fedro (1) FELICITÀ (1) Fenoglio (2) Ferragamo (1) FIABE (6) Fibonacci (1) Filarete (1) Filosofi (1) Filosofi - A (1) Filosofi - F (1) Filosofi - M (1) Filosofi - P (1) Filosofi - R (1) Filosofi - S (1) FILOSOFIA (55) Fini (1) Finkelstein (1) Firenze (1) Fisica (5) Fitoterapia (10) Fitzgerald (1) Fiume (1) Flandrin (1) Flaubert (4) Fogazzaro (2) Fontanesi (1) Foppa (1) Foscolo (6) Fougeron (1) Fouquet (4) Fra' Galgario (2) Fra' Guglielmo da Pisa (1) Fragonard (9) Frammenti (1) Francia (2) François Clouet (2) Freud (1) Friedrich (5) FRIULI (8) Futurismo (3) Gadda (2) Gainsborough (14) Galdieri (1) Galilei (2) Galleria degli Uffizi (1) Gamberelli (1) Garcia Lorca (1) Garcìa Lorca (1) Garibaldi (2) Gassendi (1) Gauguin (17) Gennaio (1) Gentile da Fabriano (2) Gentileschi (2) Gerard (1) Gérard (1) Gérard David (2) Géricault (7) Gérôme (2) Ghiberti (1) Ghirlandaio (2) Gialli (1) Giallo (1) Giambellino (1) Giambologna (1) Gianfrancesco da Tolmezzo (1) Gilbert (1) Ginzburg (1) Gioberti (1) Giordano (3) Giorgione (15) Giotto (12) Giovanni Bellini (10) Giovanni della Robbia (1) Giovanni XXIII (8) Giustizia (1) Glossario dell'arte (19) Gnocchi-Viani (1) Gobetti (1) Goethe (9) Gogol' (2) Goldoni (1) Gončarova (2) Gorkij (3) Gotico (1) Goya (11) Gozzano (2) Gozzoli (1) Gramsci (4) Grecia (2) Greene (1) Greuze (4) Grimm (2) Gris (2) Gros (7) Grosz (3) Grünewald (5) Guadagni (1) Guardi (6) Guercino (1) Guest (1) Guglielminetti (1) Guglielmo di Occam (1) Guinizelli (1) Gutenberg (2) Guttuso (4) Hals (3) Hawthorne (1) Hayez (4) Heckel (1) Hegel (6) Heine (1) Heinrich Mann (1) Helvétius (1) Hemingway (3) Henri Rousseau (3) Higgins (1) Hikmet (1) Hobbema (2) Hobbes (1) Hodler (1) Hogarth (4) Holbein il Giovane (4) Hugo (1) Hume (2) Huxley (1) Il Ponte (2) Iliade (1) Impressionismo (85) Indiani (1) Informale (1) Ingres (7) Invenzioni (31) Islam (5) Israele (1) ITALIA (2) Italo Svevo (5) Jacopo Bellini (4) Jacques-Louis David (9) James (1) Jean Clouet (2) Jean-Jacques Rousseau (3) Johns (1) Jordaens (2) Jovine (3) Kafka (3) Kandinskij (4) Kant (9) Kautsky (1) Keplero (1) Kierkegaard (1) Kipling (1) Kirchner (4) Klee (3) Klimt (4) Kollwitz (1) Kuliscioff (1) Labriola (2) Lancret (3) Land Art (1) Larsson (1) Lavoro (2) Le Nain (3) Le Sueur (2) Léger (2) Leggende (1) Leggende epiche (1) Leibniz (1) Lenin (7) Leonardo (43) Leopardi (3) Letteratura (22) Levi Montalcini (1) Liala (1) Liberalismo (1) LIBERTA' (28) LIBRI (23) Liotard (5) Lippi (5) Locke (4) Lombroso (1) Longhi (3) Lorenzetti (3) Lorenzo il Magnifico (1) Lorrain (5) Lotto (6) Luca della Robbia (1) Lucia Alberti (1) Lucrezio (2) Luini (2) Lutero (3) Macchiaioli (1) Machiavelli (10) Maderno (1) Magnasco (1) Magritte (4) Maimeri (1) Makarenko (1) Mallarmé (2) Manet (14) Mantegna (8) Manzoni (4) Maometto (4) Marcks (1) MARGHERITA HACK (1) Marquet (2) Martini (7) Marx (17) Marxismo (9) Masaccio (7) Masolino da Panicale (1) Massarenti (1) Masson (2) Matisse (6) Matteotti (2) Maupassant (1) Mauriac (1) Mazzini (5) Mazzucchelli detto il Morazzone (1) Medicina (4) Medicina alternativa (23) Medicina naturale (17) Meissonier (2) Melozzo da Forlì (2) Melville (1) Memling (4) Merimée (1) Metafisica (4) Metalli (1) Meynier (1) Micene (2) Michelangelo (11) Mickiewicz (1) Millais (1) Millet (4) Minguzzi (1) Mino da Fiesole (1) Miró (2) Mistero (10) Modigliani (4) Molinella (1) Mondrian (4) Monet (14) Montaigne (1) Montessori (2) Monti (3) Monticelli (2) Moore (1) Morandi (4) Moreau (4) Morelli (1) Moretto da Brescia (2) Morisot (3) Moroni (2) Morse (1) Mucchi (16) Munch (2) Murillo (4) Musica (14) Mussolini (5) Mussulmani (5) Napoleone (11) Natale (8) Nazismo (17) Némirovsky (1) Neo-impressionismo (3) Neoclassicismo (1) Neorealismo (1) Neruda (2) Newton (2) Nietzseche (1) Nievo (1) Nobel (1) Nolde (2) NOTIZIE (1) Nudi nell'arte (52) Odissea (1) Olocausto (6) Omeopatia (18) Omero (2) Onorata Società (1) Ortese (1) Oudry (1) Overbeck (2) Ovidio (1) Paganesimo (1) Palazzeschi (1) Palizzi (1) Palladio (1) Palma il Vecchio (1) Panama (1) Paolo Uccello (5) Parapsicologia (1) Parini (3) Parmigianino (3) Pascal (1) Pascoli (3) Pasolini (3) Pavese (3) Pedagogia (2) Pellizza da Volpedo (2) PERSONAGGI DEL FRIULI (30) Perugino (3) Petacci (1) Petrarca (4) Piazzetta (2) Picasso (8) Piero della Francesca (8) Piero di Cosimo (2) Pietro della Cortona (1) Pila (2) Pinturicchio (2) Pirandello (2) Pisanello (2) Pisano (1) Pissarro (10) Pitagora (1) Plechanov (1) Poe (1) Poesie (4) Poesie Classiche (18) POESIE di DONNE (2) Poesie personali (16) POETI CONTRO IL RAZZISMO (1) POETI CONTRO LA GUERRA (18) Poliziano (1) Pollaiolo (4) Pomodoro (1) Pomponazzi (1) Pontano (1) Pontormo (1) Pop Art (1) Poussin (9) Pratolini (1) Premi Letterari (3) Prévost (1) Primaticcio (2) Primo Levi (1) Problemi sociali (2) Procaccini (1) PROGRAMMI PC (1) Prostituzione (1) Psicoanalisi (1) PSICOLOGIA (5) Pubblicità (1) Pulci (1) Puntitismo (3) Puvis de Chavannes (1) Quadri (2) Quadri personali (1) Quarton (2) Quasimodo (1) Rabelais (1) Racconti (1) Racconti personali (1) Raffaello (20) Rasputin (1) Rauschenberg (1) Ravera (1) Ray (1) Razzismo (1) Realismo (3) Rebreanu (1) Recensione libri (15) Redon (1) Regina Bracchi (1) Religione (7) Rembrandt (10) Reni (4) Renoir (19) Resistenza (8) Ribera (4) RICETTE (3) Rimbaud (2) Rinascimento (3) RIVOLUZIONARI (55) Rococò (1) Roma (6) Romantici (1) Romanticismo (1) Romanzi (3) Romanzi rosa (1) Rossellino (1) Rossetti (1) Rosso Fiorentino (3) Rouault (1) Rousseau (3) Rovani (1) Rubens (13) Russo (1) Sacchetti (1) SAGGI (11) Salute (16) Salvator Rosa (2) San Francesco (5) Sannazaro (2) Santi (1) Sassetta (2) Scapigliatura (1) Scheffer (1) Schiele (3) Schmidt-Rottluff (1) Sciamanesimo (1) Sciascia (2) Scienza (8) Scienziati (13) Scipione (1) Scoperte (33) Scoto (1) Scott (1) Scrittori e Poeti (24) Scultori (2) Segantini (2) Sellitti (1) Seneca (2) Sereni (1) Sérusier (2) Sessualità (5) Seurat (3) Severini (1) Shaftesbury (1) Shoah (7) Signac (3) Signorelli (2) Signorini (1) Simbolismo (2) Sindacato (1) Sinha (1) Sironi (2) Sisley (3) Smith (1) Socialismo (45) Società segrete (1) Sociologia (4) Socrate (1) SOLDI (1) Soldi Internet (1) SOLIDARIETA' (6) Solimena (2) Solženicyn (1) Somerset Maugham (3) Sondaggi (1) Sorel (2) Soulages (1) Soulanges (2) Soutine (1) Spagna (1) Spagnoletto (4) Spaventa (1) Spinoza (2) Stampa (2) Steinbeck (1) Stendhal (1) Stevenson (4) Stilista (1) STORIA (68) Storia del Pensiero (81) Storia del teatro (1) Storia dell'arte (123) Storia della tecnica (24) Storia delle Religioni (47) Stubbs (1) Subleyras (2) Superstizione (1) Surrealismo (1) Swift (3) Tacca (1) Tacito (1) Tasca (1) Tasso (2) Tassoni (1) Ter Brugghen (2) Terapia naturale (18) Terracini (1) Thomas Mann (6) Tiepolo (4) Tina Modotti (1) Tintoretto (8) Tipografia (2) Tiziano (18) Togliatti (2) Toland (1) Tolstoj (2) Tomasi di Lampedusa (3) Toulouse-Lautrec (5) Tradizioni (1) Troyon (2) Tura (2) Turati (2) Turgenev (2) Turner (6) UDI (1) Ugrešić (1) Umanesimo (1) Umorismo (1) Ungaretti (3) Usi e Costumi (1) Valgimigli (2) Van Der Goes (3) Van der Weyden (4) Van Dyck (6) Van Eyck (8) Van Gogh (15) Van Honthors (2) Van Loo (2) Vangelo (3) Velàzquez (8) Veneziano (2) Verdura (1) Verga (10) Verismo (10) Verlaine (5) Vermeer (8) Vernet (1) Veronese (4) Verrocchio (2) VIAGGI (2) Viani (1) Vico (1) Video (13) Vigée­-Lebrun (2) VINI (3) Virgilio (3) Vittorini (2) Vivanti (1) Viviani (1) Vlaminck (1) Volta (2) Voltaire (2) Vouet (4) Vuillard (3) Warhol (1) Watson (1) Watteau (9) Wells (1) Wilde (1) Winterhalter (1) Witz (2) Wright (1) X X X da fare (34) Zurbarán (3)