Oltre che autore di novelle, Camillo Boito (1836 - 1914) fu architetto e critico d'arte.
Egli appartiene dunque alla schiera di quegli artisti che perseguono l'ideale di un'arte 'totale', che abbracci tutte le possibili forme di espressione.
Anche suo fratello Arrigo, del resto, fu letterato e musicista: ed entrambi appartennero al movimento della "Scapigliatura", che propugnava una rottura degli schemi convenzionali, sul piano del linguaggio come sul piano dei contenuti.
Boito si dedicò al rinnovamento di questi ultimi, più che al versante linguistico.
Infatti, la novella è abbastanza tradizionale da questo punto di vista, e presenta tutt'al più delle scelte lessicali appena arcaicizzanti.
Quanto all'argomento, invece, l'autore va effettivamente contro corrente.
Anziché narrare una consueta storia d'amore, riguardante due innamorati legati da affetto sincero, egli ci presenta una ben strana coppia di amanti: lei, vanitosissima, scioccherella, attaccata al lusso..., lui vile, avido di denaro, incapace di mantenersi fedele.
Per giunta, la vicenda guarda ai recenti eventi storici (la seconda guerra d'indipendenza del Risorgimento italiano) da un'ottica molto particolare, perché lui è un ufficiale dell'esercito austro-ungarico, e lei (nata nel Trentino) una fedele suddita dell'imperatore asburgico..., la qual cosa doveva risultare piuttosto sorprendente per i lettori del tempo, abituati a credere che tutti gli Italiani, senza eccezioni, fossero contrari all'impero austro-ungarico.
Tanto più che la novella, incentrata com'è su di un adulterio, infrange anche una fondamentale norma sociale e religiosa.
Ma si noti come l'impatto di tutti questi elementi provocatori sia attenuato dal fatto che l'autore abbia attribuito questi comportamenti moralmente condannabili a dei simpatizzanti della nemica Austria, quasi a voler sottolineare implicitamente che dei veri patrioti non agirebbero così.
Si tratta quindi di una novella d'amore diversa dal solito, che doveva risultare abbastanza audace per il momento in cui fu scritta (intorno al 1880), e che ancor oggi conserva gran parte della sua forza d'urto.
Tant'è vero che non molti anni fa Luchino Visconti trasse da questo racconto (conservandone il titolo) un celebre film.
Piuttosto che una novella propriamente detta, Senso è un racconto lungo, ricco di particolari secondari, che contribuiscono a creare l'atmosfera.Merita di essere letta questa novella dalla cornice storica, dove la protagonista della vicenda, la contessa Livia, mette per iscritto il resoconto della sua miserabile relazione con il tenente Remigio, una ventina d'anni dopo i fatti.
La giovanissima donna di un tempo è ormai donna matura, e sente di essere sul punto di scivolare in quell'età di mezzo che appare particolarmente ingrata alle donne belle e vanitose. Il racconto degli eventi lontani si mescola continuamente ai riferimenti alla situazione presente: in cui Livia, rimasta vedova, subisce l'insistente corteggiamento di un avvocato, che lei tratta con aperto disprezzo, senza tuttavia trovare il coraggio di congedarlo, perché questa è ormai l'unica consolazione alla sua vanità, nello sfiorire dell'antica bellezza.
La presenza di questa cornice potrebbe sembrare superflua, ma non è così.
Essa ci dice che, anche a distanza di tempo, Livia non è mutata: ella rimane, sostanzialmente, la donna vanesia che è sempre stata.
E questo getta su di lei una luce ambigua.
Infatti, se non ci fosse la cornice, potremmo pensare che la contessa si sia pentita di ciò che ha fatto in gioventù, e che scriva il proprio resoconto per una sorta di espiazione della propria colpa.
Ma poiché il suo carattere non è affatto mutato, noi restiamo col dubbio che essa, pur avendo registrato fedelmente tutti gli avvenimenti passati, non ne abbia in realtà compresa la gravità: forse, in tutto ciò che è accaduto, Livia ha visto solo e sempre se stessa, con incrollabile egocentrismo.
Camillo Boito ha sfruttato sapientemente l'ambiguità di fondo della protagonista, per nasconderci il proprio atteggiamento circa la vicenda.
Indubbiamente, un giudizio morale traspare dai fatti, per come ci vengono narrati, ed è un giudizio di condanna: ma l'autore non ce lo comunica mai direttamente.
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1 commento:
lettura più che interessante , ma ormai non ci stupisci più ...!!! sempre perfetto un abbraccio Vy
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