Vi sono militanti rivoluzionari la cui biografia ad un certo momento si identifica totalmente con il movimento operaio alla cui causa tutto hanno dedicato e sacrificato. Fra questi, in modo eminente, Ruggero Grieco la cui vita, come ha scritto Giorgio Amendola, …”si confonde, senza interruzione, con la storia del movimento operaio italiano, del quale, per quarant'anni, nel lungo arco di tempo che va dalla prima guerra mondiale alla caduta del fascismo, alla fondazione della Repubblica ed alle battaglie per la trasformazione democratica e socialista del paese, egli è stato uno dei massimi protagonisti”.Una vita esemplare è stata quella di Ruggero Grieco, una vita che lo ha visto, attraverso un lungo e duro travaglio politico e intellettuale passare dalla prima romantica e volontaristica ribellione - che ha contraddistinto l'adesione di tanti giovani alla causa e al movimento delle classi oppresse, - ad una coerente e consapevole visione della funzione storica della classe operaia, del compito nazionale che le compete per risolvere, avanzando verso il socialismo, i problemi di fondo del paese, di tutta la società nazionale. Nel secondo dopoguerra si è venuta affermando una immagine di Ruggero Grieco notevolmente parziale che ha messo in evidenza soprattutto la sua figura di combattente “per il riscatto dei contadini”, ponendo l'accento sul ruolo primario da lui svolto dopo la Liberazione, ma trascurando quello più importante di fondatore e di dirigente del Partito comunista. In questa maniera si è però privilegiata una immagine parziale di un rivoluzionario professionale che pure ha inciso profondamente sulla natura e sugli indirizzi del movimento operaio italiano e del Partito comunista portando alla loro azione politica un contributo personale e originale di primo piano.
Nato a Foggia il 19 agosto 1893, Ruggero Grieco aderì giovanissimo al movimento socialista, dopo una prima esperienza democratica e mazziniana, aderendo per tutto il primo periodo della sua carriera politica, per reazione all'opportunismo rinunciatario del socialismo tradizionale, alle posizioni estremiste della “sinistra meridionale” che si venne costituendo attorno al circolo Carlo Marx di Napoli (alla cui fondazione egli partecipò nel 1914 insieme ad Amadeo Bordiga) dapprima e poi attorno al Soviet di Bordiga.
Chiamato nel 1919 al posto di segretario della segreteria nazionale del Psi, da questo posto centrale, egli diede un contributo fondamentale alla unificazione delle diverse correnti di ‘sinistra’ del partito che si realizzò al convegno di Imola dell'autunno 1920, che rappresentò il primo passo verso la costituzione del Partito comunista. A Livorno egli venne eletto nel Comitato centrale e nell'esecutivo del nuovo partito assumendo la responsabilità dell'organizzazione. Spetta a lui il merito, nei primissimi anni di vita del partito, di aver saputo dare al partito una prima organizzazione nazionale da cui poi, nel grande dibattito del 1923-'24 che vide affermarsi la nuova linea sostenuta da Granisci (linea alla quale egli aderì non senza dolorose lacerazioni staccandosi dalle originarie posizioni bordighiane), prese l'avvio lo slancio del partito verso una posizione di primo piano ed egemonica in seno alla classe operaia italiana. Alla nuova linea egli portò il contributo della sua originale e diretta esperienza sui temi agrari e della questione meridionale.
Negli anni che vanno dalle leggi eccezionali al primo Patto di unità d'azione con i socialisti, egli partecipa attivamente, nelle condizioni eccezionali di illegalità, allo sforzo per mantenere il partito presente nel paese (svolta del '30) e per affermare la funzione dirigente della classe operaia nella lotta contro il fascismo. Negli anni fino al 1937, chiamato Togliatti alla direzione dell'Internazionale comunista, Grieco assume la direzione del Pci prendendo una grande iniziativa unitaria che rappresenterà la premessa per la politica di unità nazionale realizzata durante la Resistenza e nel dopoguerra. Durante la guerra è a Mosca da dove svolge, attraverso la radio, una efficace opera di propaganda contro la guerra fascista. Tornato in Italia, Grieco si impegna soprattutto con una funzione di primissimo piano nelle grandi battaglie per la terra e per la rinascita del Mezzogiorno. La morte lo ha colto, prematuramente, a Massalombarda il 23 luglio 1955 al termine di un vibrante discorso nel quale era tornato a porre con particolare energia l'esigenza di una radicale riforma agraria per annullare gli scompensi nello sviluppo del nostro paese e per avviare la società italiana verso condizioni di esistenza più giuste, moderne, civili.
Il maggior contributo teorico di Grieco al movimento operaio e rivoluzionario italiano, è offerto a proposito della “questione agraria”. Fin dalla sua prima adesione al movimento socialista egli si era attivamente impegnato nell'organizzazione delle lotte contadine. Ed è su questo piano che si concreta un incontro fecondo tra Grieco e Gramsci, il cui frutto più maturo sono da una parte le “Tesi sul lavoro contadino nel Mezzogiorno”…, stese da Grieco e approvate nella Conferenza meridionale comunista tenutasi clandestinamente nei pressi di Bari nel settembre 1926, e, dall'altro, il saggio gramsciano sulla questione meridionale. Questo discorso pieno di promesse e di sviluppi venne brutalmente troncato dalle leggi eccezionali fasciste. Grieco lo riprese, dopo una interruzione di venti anni, nell'immediato dopoguerra, quando inserendosi creativamente nella elaborazione dei nuovi, più avanzati indirizzi del Partito comunista e di tutta la sinistra italiana egli affermò con energia che la via della trasformazione radicale della società italiana era quella segnata da Granisci, quella cioè dell’alleanzatra classe operaia e contadini, la lotta per dare una soluzione democratica, cioè rinnovatrice, alla questione meridionale e alla questione agraria. La sua instancabile attività in questo campo gli dà la fisionomia ormai consacrata di capo del movimento per la riforma agraria, con le cui battaglie, i cui sviluppi politici e organizzativi egli identifica gli ultimi intensi anni della sua vita. Il punto culminante di questa sua battaglia coincise con il congresso costitutivo dell'Associazione dei contadini del Mezzogiorno che si tenne a Napoli i19 dicembre 1951.
“Qualcuno di voi - disse nel suo appassionato discorso - ha detto ieri che qui è come se fosse e parlasse la vera patria. Ci vogliono dei contadini per dire cose così profonde e poetiche assieme. Si, la patria è la terra. Senza la terra non vi è patria, per nessun uomo. Voi custodite la terra dei nostri padri, la amate, ne soffrite le vicende. Voi siete le scolte della patria. Difendete la terra, la patria, contro i suoi nemici che sono anche parassiti del lavoro. Difendete la terra dalla guerra che la insanguina e ne distrugge gli uomini e i frutti. Difendete il lavoro dalla distruzione. Non un uomo, non un soldo per la guerra. Salute a tutti gli uomini che lavorano su tutte le terre del mondo e lottano per la pace tra i popoli e per la propria libertà e la propria indipendenza! Terra, non guerra! Viva l'Associazione dei contadini meridionali! Viva la redenzione del Mezzogiorno, ad opera degli operai, dei contadini, dei tecnici e degli intellettuali d'avanguardia”.
Il suo contributo complessivo allo sviluppo del movimento operaio italiano è stato quindi non solo di ordine organizzativo ma anche e soprattutto politico. Egli ha portato in tutti i momenti della sua lunga lotta il rigore che gli veniva dalle prime radicali esperienze, sorrette da una comprensione sempre più profonda della realtà sociale del nostro paese, delle forze motrici fondamentali.
Il suo contributo originale, alla teoria e alla prassi comunista, è consistito nella elaborazione di una strategia che trovava il suo punto di forza nella alleanza rivoluzionaria tra la classe operaia e i contadini, ma che poneva al suo centro anche il problema dei ceti medi e della loro collocazione nel contesto generale dell'avanzata delle masse lavoratrici, di tutto il popolo italiano, verso il socialismo.
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