mercoledì 7 ottobre 2009

MARTIN LUTERO E LA NAZIONE TEDESCA


Lutero travestito da possidente Jörg

Nel 1519 Carlo I, re di Spagna, venne eletto imperatore del Sacro Romano Impero. Egli aveva compe­rato la sua elezione versando ai set­te principi elettori la somma, per quei tempi veramente astronomica, di 852.000 fiorini d'oro per trovare i quali aveva dovuto contrarre grossi debiti, soprattutto coi banchieri FUGGER. Il nuovo imperatore, che prese il nome di Carlo V, convocò per l'ini­zio del 1521 la sua prima Dieta a Worms per discutere e impostare i piani della sua politica in base ai suoi precisi interessi dinastici.
Il cammino del giovane imperatore della Casa d'Asburgo non era certo dei più facili, si presentava irto di difficoltà ed era vincolato a lunghi ed esasperanti patteggiamenti. Per­ché i principi elettori erano più che mai fermamente decisi a far valere le loro esigenze e le loro politiche par­ticolaristiche ai danni di una potenza imperiale accentratrice che sarebbe stata fatalmente contraria ai loro in­teressi; ed erano ben contenti di utilizzare ai loro fini anche la diffi­denza e la tensione che si era stabi­lita tra lo strapotere degli Asburgo e la politica della Santa Sede. D'altra parte, tra le condizioni che Carlo V era stato costretto a sottoscrivere per ottenere la sua elezione c'era l'im­pegno a introdurre nella Costituzione dell'Impero un articolo in base al quale, in assenza dell'imperatore, spet­tava ai più importanti principi as­sumerne le prerogative e la rappre­sentanza. Impegno questo particolar­mente prezioso per gli interessi par­ticolari dei grandi dell'Impero dal momento che era facilmente prevedi­bile che il nuovo imperatore, doven­do dividere le sue cure tra Spagna, Italia, Mediterraneo, Fiandre, Germania e colonie, sarebbe rimasto spesso e lungamente assente dalla sua ‘provincia’ tedesca.
Spinti dalla pressione della stra­grande maggioranza della popolazio­ne, una gran parte della piccola no­biltà e larghi strati della borghesia urbana avevano aderito al movimen­to anti-romano che, a quel tempo, era diventato una forza ormai inconteni­bile. I consiglieri del principe elettore di Sassonia, interamente conquistati dal pensiero di Lutero, suggerirono a Federico il Saggio di chiedere alla Dieta di Worms di ascoltare le ra­gioni e gli argomenti del professore ribelle; ciò per evitare che la Dieta stessa potesse, su sollecitazione del partito avverso, prendere improvvisa­mente la decisione di condannarlo senza possibilità di appello.
E infatti, grazie al gioco degli in­teressi contrastanti che agitavano i partecipanti alla Dieta, ma soprattutto grazie alla pressione dell'opinione pubblica e della piccola nobiltà, ven­ne approvata una risoluzione che, senza tener in alcun conto le furibon­de proteste del nunzio pontificio Alender, invitava « l'eretico notorio » a presentarsi a Worms per esporre le sue idee con le più ampie garanzie per la sua libertà personale. Eviden­temente l'eroe della lotta nazionale contro Roma era diventato anche un'importante pedina da utilizzare nei conflitti d'interessi e nelle trattative diplomatiche che la Dieta si prepa­rava ad affrontare.
Accompagnato dall'araldo imperia­le Kaspar Sturm, Martin Lutero si mise in cammino. Il suo viaggio, fin dall'inizio si trasformò in un vero e proprio viaggio trionfale: ovunque egli passasse, veniva accolto dalle ac­clamazioni e del plauso delle folle. A Naumburg fu ospite d'onore del governatore della città, a Weimar gli venne offerto un sussidio, ad Erfurt lo accolsero alle porte della città i professori e gli studenti dell'Univer­sità guidati dal rettore. In numerose località, come Erfurt, Gotha, Eisenach, egli fu subito invitato a tenere delle prediche. I disperati appelli del nunzio Aleander che aveva invitato i fedeli a “tenere il mostro lontano da Worms”, caddero nel vuoto susci­tando anzi in Lutero una determina­zione ancor più forte che egli ebbe modo di esprimere nella seguente pit­toresca maniera: « Anche se a Worms ci fossero più diavoli che tegole sui tetti, ci andrei di corsa lo stesso » !
L'ingresso di Lutero nella città di Worms fu in tutto simile a quello dei personaggi più potenti e famosi: quando il battagliero monaco agosti­niano percorse le strette vie cittadine non gli mancò né un brillante corteo di accompagnatori a cavallo né il re­verente omaggio di migliaia di cit­tadini accorsi a far ala al suo passaggio. Del resto già prima di questo ingresso trionfale, il nunzio Aleander era stato costretto a scrivere alla Cu­ria informandola che ormai i nove decimi dei tedeschi avevano adottato come parola d'ordine il nome di Lutero mentre il rimanente decimo si accontentava di urlare con odio: « Morte alla corte papale » ! Ora egli era costretto a riprendere la penna in mano per scrivere a Roma, molto preoccupato, che tra i potenti dell’Impero convenuti a Worms ce n'era­no molti che proteggevano Martin Lutero; che tutti i principi tedeschi non facevano che affliggere l'impera­tore con innumerevoli lamentele con­tro l'operato della Chiesa e che ogni giorno comparivano sempre nuovi scritti di propaganda luterana sia in latino che in tedesco. Non solo, ma che ormai perfino negli ambienti di corte non si acquistavano che gli scritti di Lutero e che i ritratti dell'e­retico riprodotti in migliaia di esem­plari, erano andati -a ruba tanto che egli stesso non era riuscito a procu­rarsene uno.
Intanto Lutero, assistito dai consi­glieri del principe elettore di Sassonia, si preparava per l'udienza. Il 17 aprile 1521 egli compariva al co­spetto dell'imperatore e dei grandi dell’Impero. Per prima cosa gli furono mostrati i suoi scritti e i suoi libri, ed egli ammise esplicitamente di esserne l'autore. Invitato a ritrattare subito il loro contenuto egli chiese del tempo per riflettere sulla questione, seguen­do così le istruzioni che gli erano state impartite dai suoi consiglieri. Convenientemente preparato egli si presentò qualche giorno dopo nell'af­follatissima sala del palazzo vescovile. Egli esordì con apparente umiltà di­cendosi pronto ad accettare le obie­zioni e gli insegnamenti di chiunque ne sapesse più di lui dal momento che lui stesso non era altro che un uomo soggetto a sbagliare. Anzi egli scon­giurava l'imperatore, i principi e le autorità e chiunque fosse in grado di farlo, di confutare le sue idee in base alle Sacre Scritture.
Ma quando Lutero fu nuovamente esortato a fare una ritrattazione pie­na, non equivoca e chiaramente e­spressa dei suoi scritti già condannati dalla Chiesa, egli rispose: « Dal mo­mento che la Maestà Vostra e le Si­gnorie Vostre Illustrissime esigono da me una risposta chiara, voglio darve­ne una chiarissima, priva di ogni sot­tinteso e per me anche di ogni via d'uscita: se non verrò convinto del contrario con argomenti tratti dalle Sacre Scritture o con chiare argomen­tazioni razionali, continuerò a cre­dere che sia il papa che i Concili hanno spesso sbagliato e si sono spes­so contraddetti, confortato in questo mio atteggiamento dai brani della Sacra Scrittura che ho sottoposto all’attenzione dei miei lettori, dalla mia coscienza e dal mio scrupoloso ri­spetto per la Parola di Dio. Perciò non posso e non voglio ritrattare nul­la di quanto ho detto perché altri­menti entrerei in conflitto con la mia coscienza che, fino a questo momen­to, é perfettamente integra. Che Dio mi aiuti, Amen »!
Questa sua coraggiosa dichiarazio­ne suscitò nella sala un indescrivibile tumulto e Martin Lutero fu scortato all'uscita da un gruppo di nobili suoi simpatizzanti. Egli dunque non si era piegato! A questo punto c'era da aspettarsi che il tragico verdetto intro­dotto nell'uso giudiziario dall'inquisi­zione spagnola e che si esprimeva con la formula sacrale di “Al fuego!” (“Al rogo!”), si abbattesse su di lui come un secolo prima si era abbat­tuto su Jan Hus. Bisognava tuttavia fare i conti anche con i numerosi par­tigiani di Lutero le cui intenzioni era­no tutt'altro che occulte e trascura­bili. Sui muri della città di Worms comparve infatti immediatamente un manifesto clandestino in cui si annun­ciava che 400 nobili cavalieri si erano riuniti e avevano giurato di difendere Lutero a tutti i costi dichiarando una guerra senza quartiere contro i ‘Ro­manisti’ e i loro seguaci.
Il manife­sto terminava con questa frase: « Noi non sappiamo scrivere correttamente, non siamo uomini di lettere ma in cambio siamo in grado di menare molto bene le mani. Possiamo rac­cogliere in qualsiasi momento 8.000 uomini e scendere in campo aperto. Viva la Lega della Scarpa »!
Il nun­zio pontificio Aleander ricevette nu­merose minacce di morte.
In una situazione così esplosiva le autorità dell'Impero decisero saggia­mente di non precipitare la sîtuazio­ne ma di nominare una commissione composta da principi (tra i quali c'era anche l'arcivescovo di Treviri) e da teologi il cui compito era di trattare con Lutero e di indurlo ad una paci­fica ritrattazione. Ma egli non si lasciò commuovere da questo insolito spiri­to conciliatore né tanto meno indurre “a farsi strappare la Bibbia di ma­no”. Egli respinse ogni compromesso che potesse portarlo ad una sia pur parziale ritrattazione. Ormai tutto il mondo commentava apertamente il fatto che “il bandito eretico” non si era piegato nemmeno davanti all’autorità dell'imperatore e dell'Im­pero. E Carlo V non poteva certa­mente rimanere insensibile di fronte a questo incredibile attentato alla sua autorità. Egli decise perciò di ricor­rere ad alcune astuzie procedurali per stroncare questa ribellione senza pre­cedenti ai pubblici poteri.
Così, il 25 maggio 1521 una mi­noranza di membri della Dieta, con­vocata affrettatamente escludendo tut­ti coloro che simpatizzavano per Lutero, approvò un documento stillato dalla segreteria imperiale e passato alla storia con il nome di « Editto di Worms ». Questo documento fu antedatato, compiendo un evidente falso, all'8 maggio per dare l'impres­sione che fosse stato approvato dalla schiacciante maggioranza della Dieta riunita appunto l'8 maggio in seduta solenne e plenaria. Ma l'uomo messo già al bando ed ora anche perseguibi­le grazie all'« Editto di Worms » si trovava già al sicuro. Per ordine del principe elettore Federico, la “volpe di Sassonia” si era ricorsi ad un espe­diente piuttosto astuto: Lutero du­rante il viaggio di ritorno era stato assalito e rapito da un gruppo di sconosciuti ribaldi e di lui non si sapeva più nulla, era semplicemente sparito, probabilmente era anche mor­to. In realtà gli agenti dell'elettore travestiti da banditi di strada, aveva­no portato dopo il finto assalto il "possidente Jörg" (questo fu in­fatti il nome assunto nel periodo clandestino da Lutero, messo al ban­do dell'Impero) nel castello sassone di Wartburg proprietà personale dell’Elettore, le cui spesse mura e il cui isolamento dovevano proteggere Lutero da ogni trama ordita dall'impe­ratore o dal papa.

In questa volontaria segregazione Lutero iniziò quell'opera che doveva rappresentare la base della lingua let­teraria tedesca unitaria ed uno degli elementi fondamentali per lo svilup­po della futura nazione tedesca: la traduzione della Bibbia.

“Lutero é l'uomo che ha risvegliato e liberato questo grande gigante addormentato, la lingua tedesca” (Herder)…

“Egli ebbe l'incredibile merito di trasfor­mare una lingua morta, é non ancora del tutto sepolta, in una nuova lin­gua, il tedesco, che non era ancora dotata di una struttura propria e che quindi non era ancora del tutto na­ta” (Heine).

A dire il vero alcuni brani della Bibbia erano già stati tra­dotti in tedesco prima di Lutero ma da un punto di vista linguistico non possono certo essere nemmeno para­gonati all'opera di Lutero. Egli tra­dusse il Nuovo Testamento partendo dal testo originate greco consultando probabilmente l'edizione critica cu­rata da Erasmo da Rotterdam e la sua mirabile traduzione latina. Più tardi, e con l'aiuto di esperti linguisti, egli tradusse anche dall’ebraico l'An­tico Testamento. Per dare un'idea del valore e della precisione della sua traduzione basterà dire che successi­vamente la « Commissione Biblica » di Wittenberg accettò la consultazio­ne della « Vulgata » latina del IV secolo (che fino allora era stato l'uni­co indiscutibile testo) solamente co­me curiosità storica utile tutt'al più per fare dei confronti.
La Bibbia di Lutero tradotta du­rante l'esilio di Wartburg, portata a termine nel 1522 e nota come la « Bibbia di settembre », comprendeva il Nuovo Testamento e rappresentava un esemplificazione perfetta di quelle che erano le idee fondamentali del ri­formatore. Infatti, come egli stesso ebbe a dire, la sua fatica letteraria era ispirata dal concetto che biso­gnava usare delle parole e dei termini « nati sulla bocca del popolo ». E il suo vocabolario e il suo stile non fu­rono solo ispirati a quello che era il miglior tedesco colto dell'epoca, quel­lo di Meissen, ma sopratutto alla parlata della “comunità umana”.


LUTERO FONDATORE DELLA LINGUA TEDESCA


Lutero non spazzò soltanto la stalla d’Augia della Chie­sa, ma anche quella della lingua tedesca; creò la prosa tedesca moderna, fece sia il testo che la melodia di quel corale, pieno di certezza nella vittoria, che divenne la Marsigliese del XVI secolo. (Friedrich Engels)


IL CANTICO DI LUTERO


Testo e musica del corale di Lutero

Una solida fortezza é il nostro Dio

Una salda fortezza è il nostro Dio,
un rifugio sicuro.
Di rabbia freme il vecchio nemico,
perfido e geloso, contro di noi si arma
del gladio e dell'ingiuria.
A che servono tutti i nostri lavori
in questo estremo pericolo ?
Per noi combatte il vero eroe
scelto da Dio medesimo.
Riconosci questo Salvatore: E' Cristo, il Signore.
Il Dio santo e forte,
nella vita e nella morte
il tuo supremo Redentore.
E quando i demoni furiosi
riempiranno questa terra,
che importanza avrà la collera
di questi audaci tiranni
Dio onnipotente è qui tra noi.
Prega e non temere: Una sola parola,
o cristiano, abbatte l'avversario.
Questa parola è del gran Re dei re
la parola immortale : Uniti il mondo e l'inferno
contro essa nulla possono.
Prendete corpi e beni, donne, fanciulli e sostegni:
Sforzi inutili !
Il tuo regno, o Gesù! resta al cristiano fedele.



Durante la traduzione dell'intera Bibbia, portata a termine negli anni successivi sopratutto grazie alla pre­ziosa collaborazione di Melantone, intere giornate venivano dedicate alla discussione per definire anche i par­ticolari più insignificanti e l'esatta formulazione di singole parole. E Lutero nella sua “Lettera sulla cor­retta traduzione” pubblicata nel 1530, si fece premura di comunicare le esperienze, i successi e gli insuccessi che lui stesso e i suoi collaboratori avevano dovuto affrontare.
Nel 1534 comparve finalmente a Wittenberg la prima edizione comple­ta della Bibbia tedesca con nume­rose pregevoli illustrazioni tratte dall’opera pittorica di Lucas Cranach.
Ma la traduzione della Bibbia in tedesco per opera di Lutero rappre­sentò un'arma formidabile anche per la prima rivoluzione borghese della storia. Le Sacre Scritture, tradotte in un linguaggio accessibile al popolo, lette avidamente dai cattolici e dal basso clero documentavano il pro­gressivo allontanamento della Chiesa dall'insegnamento evangelico e costituivano quindi un argomento pre­zioso nella lotta contro l'oppressione di Roma.
Non solo: gli sfruttati e i disere­dati potevano ora leggere anch'essi la parola di Dio e lo facevano certa­mente con occhi ben diversi della nobiltà e dei possidenti: nelle Sacre Scritture non era difficile per loro trovare un appoggio anche ai loro de­sideri e alle loro rivendicazioni so­ciali, un appoggio che proveniva loro direttamente dal messaggio evangeli­co di Gesù Cristo. Di conseguenza la loro entusiastica adesione ai principi della Riforma aveva un contenuto sostanziale e di classe ben diverso di quello dei principi che avevano accol­to la Riforma stessa per i loro inte­ressi separatistici, o di quello dell'alta borghesia che l'aveva accolta per i suoi interessi economici. Questo con­tenuto sociale che le classi oppresse intravedevano nella Riforma era in­fine ben lontano anche dalle inten­zioni e dalle idee di Lutero stesso.


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