SAN LUDOVICO DA TOLOSA INCORONA IL FRATELLO ROBERTO D'ANGIÒ (1317)
Simone MARTINI (1284 circa - 1344)Pittore italiano del XIV secolo
MUSEO DI CAPODIMONTE a NAPOLI
Tempera su tavola cm. 309 x 188,5 (predella cm 56 x 205)
CLICCA IMMAGINE alta risoluzione
Pixel 1790 x 2600 - Mb 1,89
Il dipinto è costituito da una tavola principale e da una predella.
Ludovico era il primogenito di Carlo d'Angiò ed era il legittimo erede al trono di Napoli.
Rinunciando al titolo, la corona passò a suo fratello minore Roberto.
Il quadro è dunque una esaltazione della figura del grande Santo, compiuta proprio in occasione della sua canonizzazione, avvenuta nel 1317; ma è anche l'apoteosi della dinastia angioina.
Nel dipinto tutto è regale, aulico, prezioso: il sontuoso mantello in broccato del Santo con ricchissime bordure in oro, la mitra e il pastorale cesellati e tempestati di gemme, le due corone che quasi si dissolvono nel fulgore dell'oro dello sfondo.
Simone Martini sfoggia in questo dipinto tutta la sua grande capacità di riprodurre le diverse materie: le stoffe e le bordure ricamate con i gigli degli Angiò, il tappeto anatolico steso sul pavimento, il legno intarsiato della pedana del trono, il metallo delle oreficerie.
Per ottenere questi effetti mimetici il pittore era solito utilizzare tecniche diverse, quali la doratura, l'argentatura, la punzonatura, la pastiglia, l'inserimento di vetri e pietre colorate.
L'OPERA
La tavola, pervenuta nel 1921 al Museo di Capodimonte, proviene dalla chiesa di San Lorenzo Maggiore a Napoli.
Alcuni credono però che si trovasse in origine nella basilica francescana di Santa Chiara.
Dall'inizio del XVII secolo la grande pala è documentata in San Lorenzo, nel transetto destro sull'altare dedicato a San Ludovico.
La predella reca la firma del pittore: «SYMON DE SENIS ME PINXIT».
SAN LUDOVICO DA TOLOSA: UMILTA' E OBBEDIENZA
Il dipinto vuole esaltare la figura di San Ludovico e soprattutto le sue doti di umiltà e obbedienza.
Ludovico, come appare ben chiaro nel dipinto, rinuncia alla corona terrena per acquistare quella celeste.
Egli apparteneva alla corrente francescana degli "spirituali", coloro cioè che, a differenza dei "conventuali" si ispiravano direttamente e senza compromessi agli insegnamenti di povertà della Regola di San Francesco, ed erano per questo motivo in costante conflitto con il papato.
La sua canonizzazione fu perciò piuttosto contrastata dalla Chiesa di Roma e poté avvenire solo grazie ai buoni rapporti fra il re Roberto d'Angiò e il papa Giovanni XXII.
I temi dell'umiltà e dell'obbedienza sono espressi anche nelle scenette della predella con Storie della vita del Santo.
VEDI ANCHE . . .
SIMONE MARTINI (1284 - 1344) - Vita e opere
ANNUNCIAZIONE (1333) - Simone MARTINI
L'INVESTITURA DEL CAVALIERE (1315-1317) - Simone MARTINI
La scena principale è occupata quasi per intero dalla monumentale figura di San Ludovico da Tolosa, seduto in trono e abbigliato con fastose vesti episcopali che si aprono sul saio francescano.
Il Santo, incoronato da due angeli in volo, porge a sua volta una corona sul capo del fratello Roberto d'Angiò.Ludovico era il primogenito di Carlo d'Angiò ed era il legittimo erede al trono di Napoli.
Rinunciando al titolo, la corona passò a suo fratello minore Roberto.
Il quadro è dunque una esaltazione della figura del grande Santo, compiuta proprio in occasione della sua canonizzazione, avvenuta nel 1317; ma è anche l'apoteosi della dinastia angioina.
Nel dipinto tutto è regale, aulico, prezioso: il sontuoso mantello in broccato del Santo con ricchissime bordure in oro, la mitra e il pastorale cesellati e tempestati di gemme, le due corone che quasi si dissolvono nel fulgore dell'oro dello sfondo.
Simone Martini sfoggia in questo dipinto tutta la sua grande capacità di riprodurre le diverse materie: le stoffe e le bordure ricamate con i gigli degli Angiò, il tappeto anatolico steso sul pavimento, il legno intarsiato della pedana del trono, il metallo delle oreficerie.
Per ottenere questi effetti mimetici il pittore era solito utilizzare tecniche diverse, quali la doratura, l'argentatura, la punzonatura, la pastiglia, l'inserimento di vetri e pietre colorate.
L'OPERA
La tavola, pervenuta nel 1921 al Museo di Capodimonte, proviene dalla chiesa di San Lorenzo Maggiore a Napoli.
Alcuni credono però che si trovasse in origine nella basilica francescana di Santa Chiara.
Dall'inizio del XVII secolo la grande pala è documentata in San Lorenzo, nel transetto destro sull'altare dedicato a San Ludovico.
La predella reca la firma del pittore: «SYMON DE SENIS ME PINXIT».
SAN LUDOVICO DA TOLOSA: UMILTA' E OBBEDIENZA
Il dipinto vuole esaltare la figura di San Ludovico e soprattutto le sue doti di umiltà e obbedienza.
Ludovico, come appare ben chiaro nel dipinto, rinuncia alla corona terrena per acquistare quella celeste.
Egli apparteneva alla corrente francescana degli "spirituali", coloro cioè che, a differenza dei "conventuali" si ispiravano direttamente e senza compromessi agli insegnamenti di povertà della Regola di San Francesco, ed erano per questo motivo in costante conflitto con il papato.
La sua canonizzazione fu perciò piuttosto contrastata dalla Chiesa di Roma e poté avvenire solo grazie ai buoni rapporti fra il re Roberto d'Angiò e il papa Giovanni XXII.
I temi dell'umiltà e dell'obbedienza sono espressi anche nelle scenette della predella con Storie della vita del Santo.
VEDI ANCHE . . .
SIMONE MARTINI (1284 - 1344) - Vita e opere
ANNUNCIAZIONE (1333) - Simone MARTINI
L'INVESTITURA DEL CAVALIERE (1315-1317) - Simone MARTINI
Nessun commento:
Posta un commento