sabato 17 ottobre 2009

TERESA DESQUEYROUX - François Mauriac

    

TERESA DESQUEYROUX 
François Mauriac


Il romanzo è stato portato al cinema due volte: la prima nel 1962 nel film Il delitto di Thérèse Desqueyroux diretto da Georges Franju, e la seconda nel film Thérèse Desqueyroux di Claude Miller.

Argelouse è una piccola frazione a dieci chilometri dalla borgata di Saint-Clair; uno di quei luoghi oltre i quali il mondo sembra finito, perché non c'è più nulla: soltanto viottoli sabbiosi e poi chilometri e chilometri di paludi, di pini, di lande deserte che si spingono fino all'Oceano. Da quella sperduta frazione provengono le migliori famiglie di Saint-Clair, stabilitesi nella borgata a metà dell'Ottocento: quando ai magri proventi della pastorizia si aggiunsero i più lauti guadagni tratti dalle resine e dal legname.

Quarant'anni fa, i Larroque e i Desqueyroux, le cui proprietà erano confinanti, si ritenevano i veri signori di Argelouse; soltanto loro, infatti; non avevano voluto trasformare in fattorie le belle dimore costruite dagli avi. Vi trascorrevano lunghi periodi al tempo della caccia e i loro figli vi passavano le vacanze estive, da luglio fino a ottobre.

Il signor Larroque era soddisfattissimo di Argelouse; era un mezzo per avvicinare sua figlia Teresa a Bernardo Desqueyroux. Secondo il desiderio delle famiglie, i due giovani si sarebbero sposati, un giorno, anche se non era ancora stato detto nulla di ufficiale. Tutto il paese li faceva sposi, per la sola ragione che le loro proprietà sembravano fatte per essere riunite. Sui reciproci sentimenti dei due giovani e sulle loro possibilità di intesa spirituale non si discuteva: non erano argomenti seri per i proprietari terrieri di Saint-Clair. Era assai più importante la ricchezza e il buon nome delle famiglie. Bernardo Desqueyroux non aveva nulla in contrario a sposare Teresa Larroque. A ventisei anni, dopo aver viaggiato per mezza Europa a per farsi un po' di esperienza, avrebbe sposato la ragazza più ricca e più intelligente delle Lande; Teresa non era la ragazza più bella che egli avesse conosciuto, ma aveva fascino. Almeno così diceva la gente di Saint-Clair...

"Non ci si chiede nemmeno se è bella o no, si subisce il suo fascino".

Ma soprattutto Teresa era quel che si dice a una bella testa, e aveva una dote considerevole: una vasta distesa di terre e di boschi da resina.
Rimasta prestissimo orfana di madre, papà Larroque l'aveva fatta educare in un collegio di lusso, dove aveva frequentato il liceo con un profitto davvero sorprendente.

Bernardo non si curava di sapere altro sulla sua futura sposa: non era uomo da porsi troppi problemi. Gli piaceva la vita del proprietario terriero: lavorare quanto basta, mangiare bene, bere e andare a caccia. Il suo cuore apparteneva alla landa: non ci teneva a mutare la propria vita, ad affinarsi un poco, a perdere la somiglianza coi suoi fittavoli. Teresa lo accettava così come era e si diceva, quasi per farsi coraggio, che Bernardo era il migliore dei giovanotti che avrebbe potuto sposare. E poi c'era Anna, la sorella minore di Bernardo Desqueyroux. La presenza di Anna rendeva meravigliose le vacanze ad Argelouse: le ore trascorse con lei erano di pura felicità. Se Teresa si decise ad accettare Bernardo, fu anche per la gioia puerile di diventare con quel matrimonio la cognata di Anna,alla quale la univa fin dall'infanzia un'affettuosa amicizia. E poi, perché non ammetterlo, non la lasciavano indifferenti neppure i duemila ettari di terreno che Bernardo possedeva. Come tutti gli abitanti delle Lande, Teresa aveva "la proprietà" nel sangue.
Ma, al di fuori di queste ragioni, ve ne era un'altra, confusamente intuita, che spingeva Teresa a sposare Bernardo Desqueyroux: la ricerca di un rifugio sicuro, di una protezione, contro una quantità di oscuri pericoli. Teresa aveva paura di se stessa, dei suoi impossibili desideri di evasione, delle angosciose domande a cui non sapeva dare una risposta. Voleva a ogni costo trovare qualcuno a cui ancorarsi, per sempre.

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Fin dai primi giorni di matrimonio, la delusione di Teresa fu atroce: si sentì perduta. Già durante il viaggio di nozze imparò a mentire: a fingere la gioia, il desiderio, la tenerezza. Non era difficile ingannare Bernardo, quel giovanottone semplice e rude, così sicuro di sé. Teresa riusciva a essere sola vicino a lui, a perdersi nei propri pensieri. Bernardo non si accorgeva di nulla: soddisfatto della sua parte di giovane marito, pensava soltanto alla prossima apertura della caccia, alla gioia di ritornare a casa e riprendere le vecchie abitudini.
"La felicità non esiste"... si diceva Teresa amaramente, quasi volesse persuadersi di una verità che le era impossibile accettare. Subito dopo il ritorno a casa, ebbero inizio in Teresa i primi sintomi della maternità...
Bernardo commentò... "E' meglio averlo subito. Così dopo non ci sarà più da pensarci!" .. Egli contemplava con rispetto sua moglie: da lei sarebbe nato il suo erede.

Teresa visse per molti mesi in una specie di torpore: una ottusità mentale e spirituale a cui si abbandonava senza reagire. Bernardo attribuì tutto ciò allo stato di lei e si rassegnò a lasciarla vivere a suo modo. Teresa lo intimidiva, lo metteva a disagio. Del resto, era troppo preoccupato della propria salute per curarsi dei lunghi silenzi di Teresa. Da qualche tempo l'aveva preso l'ossessione di morire presto e si lamentava di strani malesseri. Era nervoso, non aveva più fame, ma non si decideva a consultare un medico: temeva chissà quale verdetto. Finché un giorno, non potendo più sopportare l'incertezza, si decise a farsi visitare da un celebre clinico. Seppe così di non avere nulla di serio, soltanto un po' di anemia, che sarebbe passata con qualche flacone di liquore di Fowler, a base di arsenico. Teresa ascoltò queste notizie con assoluta indifferenza; si interessava soltanto ai propri pensieri. Avveniva in lei, ora, un risveglio della coscienza: si liberava dal torpore che l'aveva immobilizzata per tanti mesi; affrontava se stessa a viso aperto, senza sotterfugi. Voleva trovare a ogni costo un motivo alla propria vita. Avrebbe voluto parlare a Bernardo delle sue lotte intime, dei suoi dubbi, del suo sforzo quotidiano per vivere come le donne dei Desqueyroux avevano sempre vissuto: tranquille, paghe della loro vita serena. Ma era impossibile parlare a Bernardo, che non si accorgeva mai di nulla; neppure le aveva mai chiesto se fosse felice p se provasse amore per lui. Era tutto dedito alla gioia dell'appetito riconquistato e a tavola parlava poco: mangiava lentamente, assaporando; poi contava con amore le gocce di Fowler a cui attribuiva il miracolo della salute ricuperata. Seduta davanti a lui, Teresa lo guardava e si sentiva le labbra sigillate. Ascoltava il silenzio di Argelouse, che l'avvolgeva come in un sudario. Nel mese di novembre stette per ore ad ascoltare il rumore della pioggia dietro i vetri della sua camera: quei lunghi aghi fatti di acqua le sembravano i milioni di sbarre della gabbia in cui era imprigionata. Immaginava se stessa in catene, perduta per sempre. Di quella prigione Bernardo era il guardiano, che lei, Teresa, aveva accettato liberamente.

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Dopo la nascita di Maria, il 'male' che era in Teresa peggiorò. Sentì di non poter più sopportare quella vita. Apparentemente non era accaduto nulla: non vi era nessun motivo di rottura fra lei e il marito; né Teresa poteva lagnarsi dei suoceri.
Quanto ad Anna, la giovane cognata, tutta la sua tenerezza si volgeva ora alla piccina; dell'antica intimità non sussisteva più nulla fra lei e Teresa. Parlavano due lingue diverse: non potevano più intendersi. Anna rimproverava alla cognata la sua mancanza di amore materno, ma Teresa non si difendeva: non le veniva neppure l'idea che dovesse rispondere. Si sentiva distaccata da sua figlia come da tutto il resto: esseri e cose le sembravano irreali. Ma in quel vuoto Bernardo assumeva una realtà che le sembrava orribile: odiava la sua corpulenza, il tono nasale della sua voce, la sua aria sufficiente. Teresa avrebbe voluto essere morta, per non vederlo più; ma sapeva che non sarebbe mai giunta al punto di togliersi la vita.

Accadde in un pomeriggio d'estate: la calura era opprimente, posava come una coltre sugli esseri viventi e sulle cose. Teresa vide che Bernardo, distrattamente, mentre parlava con un domestico, aveva lasciato cadere nel bicchiere una dose doppia di gocce di arsenico: le gocce di Fowler, che prendeva da mesi. Lo vide tracannare di colpo 1a medicina, prima che lei, intorpidita dalla calura, pensasse di avvertirlo. Poco dopo, Bernardo corse fuori, chiamato dal suono delle campane a stormo: da qualche parte, nella pineta, era scoppiato un incendio. Quando egli ritornò, Teresa era ancora a tavola, seduta tranquillamente al suo posto.

"Ho preso le mie gocce?"... chiese alla moglie; poi, senza attendere risposta, ne fece cadere altre nel bicchiere. Ella tacque.
Quella stessa notte, Bernardo si sentì male. Fu chiamato il dottor Pédemay, ma Teresa non disse nulla di ciò che sapeva: lasciò che il dottore si affannasse intorno alle cause del malessere. Fu così che Teresa Desqueyroux scivolò nel delitto: quasi per caso, come si scivola nell'acqua di un fossato per aver messo un piede in fallo. Teresa si proibì di riflettere, si comportò come un automa. Nei giorni che seguirono, somministrò a Bernardo dosi notevoli di gocce di Fowler mescolate alle bevande. Bernardo bevve tutto, lontano da qualsiasi sospetto. Quando ricominciò a star male, ella lo vegliò giorno e notte, con tutta la sua abnegazione.
Agiva come una sonnambula: si sentiva nel più fitto delle tenebre e desiderava uscire al più presto dalla terribile situazione in cui si era cacciata. "Bisogna finirla - si diceva - affrettare la cosa, uscirne presto, presto!". Aumentò le dosi del veleno e Bernardo, una mattina di dicembre, si svegliò in preda ai brividi, con le gambe inerti e insensibili. Sua madre, d'accordo col dottor Pédemay, chiamò un medico da Bordeaux. Dopo l'esame del malato, il medico di famiglia si ritirò a parlare a lungo col collega, mentre Teresa, immobile accanto al letto del marito, quasi non respirava, col viso più bianco del lenzuolo. Pochi giorni prima aveva falsificato due ricette del dottor Pédemay e quella mattina le era bastato guardare in faccia il medico per capire che sospettava di lei. Probabilmente le ricette falsificate gli erano state mostrate dal farmacista, insospettito da quelle frequenti richieste di Fowler.
Poche ore dopo il consulto, Bernardo fu trasportato d'urgenza in una clinica di Bordeaux e il giorno dopo le sue condizioni già denotavano un certo miglioramento. Teresa rimase completamente sola nella vecchia casa di Argelouse: intorno a lei si era fatto il vuoto. Ma era come una bestia rintanata che già avverte il latrato dei cani: sapeva che per lei non vi era più scampo...

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Il dottor Pédemay consentì a ritirare la sua denunzia, ma nessuno poté impedire che fosse iniziata una istruttoria: Teresa fu chiamata dal giudice e Bernardo fu a sua volta interrogato. Mai i due coniugi furono più strettamente uniti: inventarono una storia che potesse allontanare ogni sospetto e fornire una risposta a qualsiasi domanda. Non importava, né a Bernardo né ai suoi, ciò che era accaduto in realtà: importava soltanto che "una Desqueyroux" non dovesse affrontare la Corte d'Assise. Far tacere la gente, soffocare ogni rumore; questo, soprattutto, importava.
"Per il buon nome della famiglia" era la parola d'ordine. Teresa ascoltava attenta le istruzioni di Bernardo e dell'avvocato e ripeteva docilmente al giudice tutto quanto le si diceva; non pensava ad altro.
L'istruttoria finì con un "non luogo a procedere".
Ora Teresa avrebbe voluto scomparire: avrebbe accettato di essere espulsa, cacciata lontana da suoi, da sua figlia, come una bestia immonda.

"Lascia che io scompaia, Bernardo"...disse.

"Che? - rispose lui, con uno scoppio improvviso di voce - Tu osi avere un'opinione, esprimere un desiderio? Basta. Non una parola di più... Sei in mio potere, capisci? Dovrai obbedire a quanto si è deciso in famiglia... Per l'onore della famiglia ho consentito a ingannare la giustizia del mio paese. Dio mi giudicherà. Per riguardo alla famiglia, importa che il mondo ci creda uniti e che, agli occhi di tutti, io non abbia l'aria di mettere in dubbio la tua innocenza... I tuoi pasti ti saranno serviti da Balionte in camera tua. L'accesso alle altre stanze ti sarà vietato: ma io non ti impedirò di passeggiare nei boschi. Alla domenica assisteremo insieme alla Messa Grande nella chiesa di Saint-Clair. Bisogna che ti vedano al mio braccio. Fra qualche mese, quando la gente sarà convinta della nostra intimità... allora finalmente io potrò stabilirmi a Saint-Clair e tu resterai qui... Addurremo come causa la nevrastenia o altro... ".

"Ad Argelouse... fino alla morte".... mormorò Teresa, quasi non riuscisse ad afferrare l'enormità di quanto stava accadendo.

Bernardo conobbe la gioia orgogliosa del giustiziere. Poteva finalmente dominare la donna che l'aveva sempre intimidito e umiliato. Aveva sposato un mostro, una pazza furiosa; pazienza, non era colpa sua.
La vita di scapolo non gli dispiaceva: sarebbe ritornato con più gusto di prima ai piaceri che quella vita gli offriva.

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Pochi mesi dopo (era rimasta ad Argelouse, secondo i patti) Teresa era ridotta a una larva. Rifiutava i pasti e rimaneva tutto il giorno a letto, fumando disperatamente. Non si curava nemmeno più della sua persona: le brocche di acqua calda che la domestica le portava ogni sera rimanevano intatte fuori dell'uscio.
Seduta sul letto, Teresa guardava stupita il proprio corpo scheletrito. Finché, dopo giorni di letargo, decise di vincere il suo desiderio di annientamento.

Con uno sforzo immenso si costrinse ad alzarsi, a camminare, a mangiare. Eppure, quando Bernardo venne ad Argelouse, fu atterrito dall'aspetto di sua moglie: quasi non riconosceva in quel corpo distrutto, in quel viso esangue dagli occhi enormi, la giovane donna che aveva lasciato pochi mesi prima. Teresa, la delinquente, sembrava ora la vittima... Era una donna terribile, una creatura fatta per la tragedia, pensava Bernardo rabbrividendo. Quale follia aveva commesso non allontanandola dalla propria vita! Ora bisognava rimetterla in forze e poi liberarsene per sempre.

"Vada a morire altrove! - disse Bernardo a sua madre - Sarò tranquillo soltanto quando si sarà tolta dai piedi!".

Ma bisognava aspettare ancora qualche mese, fino al matrimonio di Anna: tutto il paese doveva vederli insieme ancora una volta. Poi, l'avrebbe lasciata libera; si sarebbe inventato qualcosa. Niente divorzio né separazione ufficiale. Ogni anno, alla festa dei Santi, le avrebbe inviato il reddito delle sue terre.
Tutta la famiglia fu d'accordo e ancora una volta si parlò con commozione della generosità di quel santo di Bernardo...

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Una mattina di marzo, verso le dieci, Bernardo e Teresa erano seduti a un tavolino del Café de la Paix, a Parigi. Stavano per lasciarsi: di li a poco Bernardo sarebbe ritornato a Saint-Clair e Teresa sarebbe rimasta sola nella grande città in cui per anni aveva sognato di vivere.

"Teresa, volevo domandarti..."... disse Bernardo a un tratto. Distolse gli occhi da lei che lo fissava: non gli era mai riuscito di sostenere lo sguardo di quella donna... "Vorrei sapere... È perché mi detestavi? Perché ti facevo orrore?

Egli stesso ascoltò le proprie parole con meraviglia, già irritato di averle pronunciate. Teresa sorrise, poi lo guardò con aria grave. Finalmente Bernardo le rivolgeva una vera domanda! Era turbato, non riusciva a trovare da solo una spiegazione. Forse cominciava a capire che non tutto era così semplice...
Allora Teresa parlò, disse tutto, senza omettere un solo particolare: dall'inizio del loro matrimonio, fino a quel giorno in cui Bernardo non aveva contato le gocce di Fowler. Ma a questo punto Bernardo rise del suo stupido riso di uomo sicuro di sé. Non le credeva e la scherniva...

"Allora la idea ti è venuta così, a un tratto, per opera dello Spirito Santo?".

Teresa sentì che egli si era di nuovo allontanato ed era anche furioso per essersi lasciato cogliere dal desiderio di sapere. Ora Bernardo desiderava soltanto di farla finita e ritrovarsi al più presto nel vento freddo delle Lande, nel solito odore di erbe, di resina e di fumo. Lontano da quella pazza che era sua moglie.

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Rimasta sola, Teresa si alzò e si incamminò lungo il viale. In una vetrina vide riflessa la propria immagine: una giovane donna elegante, snella. Ma il suo volto magro con gli zigomi sporgenti e il naso corto aveva qualcosa di sciupato che le fece pensare...

"Non ho età".

Teresa fremette, il cuore le batté forte, stava per entrare in una foresta viva, fatta di esseri di sangue e di carne. Lì, forse, avrebbe potuto finalmente essere se stessa. Desiderò immergersi in quell'agitazione di creature umane che le vorticavano intorno. Ora forse troverà qualcuno che l'aiuterà a rispondere ai mille interrogativi che la tormentano da sempre. Ricomincerà tutto da capo: sbaglierà e pagherà di persona, finché la verità non penetrerà dentro di lei e illuminerà le tenebre che oscurano la sua mente e la sua coscienza...


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UNA PAGINA

"Teresa non guardava Bernardo, tutta intenta a non omettere il più piccolo particolare; ma ella lo udì ridere, e allora lo fissò: sì, egli rideva del suo stupido riso; diceva...
- Ma andiamo, per chi mi prendi? Egli non la credeva (in realtà, era credibile ciò ch'essa diceva?), egli sogghignava e Teresa riconobbe il Bernardo sicuro di sé, e che non si lascia infinocchiare. S'era ripreso in pieno, e la donna si sentì -nuovamente perduta..., egli scherniva...
- Ma allora l'idea ti è venuta così, a un tratto, per opera dello Spirito Santo?
Come Bernardo detestava se stesso per aver interrogato Teresa! Ciò significava aver perduto tutto il beneficio del disprezzo di cui aveva ricoperto quella pazza: e adesso quella, perbacco, rialzava il capo! Perché aveva ceduto al brusco desiderio di comprendere? Come se ci fosse qualcosa da comprendere, con quella degenerata! Ma non aveva potuto farne a menò, non aveva riflettuto...
- Senti, Bernardo, quello che ora ti dico non è per convincerti della mia innocenza, tutt'altro!
Ella mise una strana passione nell'accusarsi: per aver agito così come una sonnambula, bisognava, secondo lei, che da mesi e mesi avesse accolto nel proprio cuore, avesse nutrito pensieri criminali. D'altronde, compiuto il primo gesto, con che lucido furore aveva messo in opera il suo piano, con che tenacia!
- Mi sentivo crudele soltanto quando la mia mano esitava: mi sembrava una colpa prolungare le tue sofferenze. Dovevo raggiungere lo scopo, e presto! Obbedivo ad uno spaventoso dovere. Sì, era come un dovere! Bernardo la interruppe... - Quante frasi! Cerca invece di dirmi, una buona volta, quel che volevi. Dimmelo, se ne sei capace!
- Quel che volevo? Mi sarebbe certo più facile dire quello che non volevo... Non volevo recitare una parte, fare certi gesti, ripetere certe formule, rinnegare ad ogni momento una Teresa che... Ma no, Bernardo: io cerco solo di essere sincera. Come mai, dunque, tutto quello che dico ha un suono così falso?
- Parla meno forte. Quel signore davanti a noi si è voltato. Bernardo non aveva che un solo desiderio: finirla. Ma lui la conosceva, quella maniaca: non le pareva certo vero di poter spaccare i capelli in quattro...
Da parte sua Teresa capiva che quell'uomo le si era avvicinato un attimo, ma di nuovo si era allontanato all'infinito. Eppure insisteva, metteva in opera il suo bel sorriso, dava alla voce certe inflessioni basse e rauche che egli aveva prediletto."

Tratto da: François Mauriac - Teresa Desqueyroux
Traduzione di E. Piceni - Edizioni "Medusa" Mondadori


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COMMENTO ALLA PAGINA

Il colloquio finale di Teresa Desqueyroux col manto è una delle pagine più interessanti del romanzo.
Teresa esprime sinceramente la sua ribellione alle regole, il suo odio per tutto ciò che opprime l'istinto e costringe "a recitare una parte".
Ora ella si illude di aver raggiunto la libertà spirituale: non sa quanto duramente dovrà pagare la sua evasione dalle regole. Si crede libera e invece sta per diventare la giustiziera di se stessa.
Qui, più che mai, Mauriac manifesta il dramma tremendo del suo personaggio e lo rivive con dolente lucidità.
Sembra per un attimo che i due coniugi stiano per avvicinarsi, per tendersi la mano attraverso il deserto che ti ha divisi per anni, ma è solo un attimo..., Bernardo abbandona ancora la moglie nella sua solitudine per rifugiarsi di nuovo nel suo mondo di piccoli piaceri.
La speranza di Teresa e, subito dopo, il suo desolato scoraggiamento, l'ottusità di Bernardo, la reciproca, sottile incomprensione di questi due esseri infelici, tutto questo traspare dalle poche parole di questo dialogo finale.
I personaggi vivono davanti a noi: ci sembra di udir parlare Teresa, con quella sua voce "dalle inflessioni basse e rauche".
Lo stile di Mauriac è inconfondibile, sia per la sua dolorosa vena poetica, stia per il linguaggio, sempre altamente espressivo, accurato in ogni, particolare.


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VALORE DELL'OPERA

"Teresa Desqueyroux", scritto nel 1927, è uno dei romanzi più celebri di François Mauriac.
E' una storia drammatica e sconcertante, al centro della quale sta il difficile personaggio di Teresa.
Creatura complessa e per certi lati incredibile, essa ci appare come una personificazione del male, dalla cui forza è penetrata e distrutta.
Il male è in lei una inclinazione naturale, un istinto che prima o poi doveva scatenarsi.
Giovane creatura piena di desideri non ben definiti, Teresa non riesce ad accettare il suo destino, e si ribella con il gesto brutalmente istintivo della belva incarcerata: tenta di sopprimere il suo carceriere.
Bernardo è così diverso da lei che non può comprenderla.
Delusa nella sua sete di amore, Teresa piomba in una spaventosa solitudine, in cui il suo cuore si raggela.
L'anima di Teresa è un deserto.
Il male spirituale di questa creatura viene descritto da Mauriac scrupolosamente, in pagine di un nitore quasi crudele.
Lo scrittore scruta nell'anima del suo personaggio come un naturalista che attraverso la lente contempli uno strano insetto e ne descriva l'aspetto mostruoso.
L'ambiente in cui nasce e si sviluppa il dramma di Teresa è rappresentato con assoluta verità.
Non vi è alcuna indulgenza, da parte dell'autore, per quei provinciali avidi e gretti, stupidamente avari, chiusi alla vita spirituale, che mettono al bando chiunque si differenzi da loro o si ribelli al loro spietato conformismo.
Mauriac presenta Teresa in una così tremenda solitudine che essa ci appare come un essere degnò di pietà.
Con questo l'autore non vuole affatto scusare il peccato di Teresa.
Scrittore cattolico, il mistero del peccato lo appassiona e lo induce a penetrare nell'intimo del cuore umano, a ricercarvi l'origine delle colpe e a misurarne tutto l'orrore.
Un orrore che può impedire a molte anime di giungere a quel gelido deserto a cui Teresa Desqueyroux è condannata.


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BREVE BIOGRAFIA DI MAURIAC


Poeta, romanziere, commediografo e saggista, lo scrittore francese François Mauriac ha avuto al suo attivo mezzo secolo di lavoro letterario.
Accademico di Francia e nel 1952 gli fu assegnato il premio Nobel per la letteratura.
Nato nel 1885 a Bordeaux, fu educato in un collegio religioso, poi studiò filosofia e lettere all'università.
È stato uno spirito aperto, spregiudicato e sincero e nello stesso tempo profondamente religioso.
Giornalista brillante, non ha avuto paura di dire tutto quello che credeva..., gli si attribuisce, infatti, questa battuta...

"Alla mia età e al punto in cui sono arrivato nella mia carriera, posso dire tutto quello che penso: la mia vocazione è di irritare" ..

E' morto a Parigi nel 1970.



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ALTRE OPERE

SOFFERENZA E FELICITÀ DEL CRISTIANO (1930) - Raccolta di saggi religiosi, che riassumono le lotte spirituali dello scrittore.

GROVIGLIO DI VIPERE (1932) - In questo romanzo sono narrate le tristi vicende di una famiglia nutrita solo di interesse, di antipatie, di odio.

IL DIARIO - Iniziato nel 1934, fu via via dato alle stampe; da alcuni è considerato il capolavoro di Mauriac per la sua profondità e poesia.

LA FARISEA (1941) - È la storia di una donna virtuosa e caritatevole soltanto in apparenza, in realtà orgogliosa e durissima..., essa é causa di rovina per chi le vive accanto.

IL FUOCO SULLA TERRA ( rappresentato nel 1950) - Dramma notevolissimo, ambientato nel suggestivo paesaggio delle Lande: qui le passioni ardono esasperate, come gli incendi che divampano nei boschi.


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