lunedì 23 novembre 2009

LA DAMA DELLE CAMELIE (The Lady of the Camellias) - Alexandre Dumas figlio

Margherita Gautier arrivava ai Champs Élysées sempre sola, in carrozza, cercando di passare inosservata.
I suoi abiti erano eleganti e semplici, il portamento e il sorriso facevano invidia a una duchessa. Si diceva che molti ricchi aristocratici si erano rovinati per lei, sperperando interi patrimoni. Era la donna di mondo più contesa di Parigi e abitava in un grande appartamento in via d'Antin. Usciva soltanto in carrozza e non si lasciava avvicinare facilmente, nemmeno dai conoscenti.
Alta e slanciata, Margherita Gautier aveva un portamento naturalmente elegante; gli ampi scialli in cui amava avvolgersi e i larghi volanti degli abiti attenuavano l'aspetto gracile della sua figura e ne aumentavano la grazia. Il viso di Margherita, ritratto dai migliori pittori parigini, era di una bellezza non comune: l'ovale perfetto era illuminato da occhi grandi e neri, sormontati da sopracciglia dall'arco tanto puro da sembrare disegnate; diritto e fine il piccolo naso e bellissima la bocca, dai contorni nitidi e morbidi. I capelli neri e lucenti incorniciavano preziosamente la piccola testa, dividendosi sulla fronte in due bande, secondo la moda in uso a metà dell'Ottocento. Un viso puro e luminoso, dall'espressione quasi infantile, stranamente contrastante con la vita disordinata che Margherita conduceva. Il fiore preferito dalla signorina Gautier era la camelia. Non era mai stata vista con altri fiori: quando si recava a teatro o a un ballo ne aveva sempre un mazzo e da ciò le era venuto il soprannome di "dama dalle camelie".

* * *

Margherita aveva poco più di vent'anni quando conobbe Armando Duval, un giovanotto del bel mondo parigino, la cui famiglia risiedeva in provincia. Fu Prudenza Duvernoy amica di entrambi, a favorire il loro incontro. Prudenza era una quarantenne dal passato piuttosto tumultuoso, faceva la modista e approfittava largamente della spensierata generosità di Margherita. Servizievole e astuta, disposta per sua natura all'intrigo, svolgeva con abilità il ruolo di confidente. Armando Duval era innamorato di Margherita Gautier, ma non aveva mai osato farsi avanti; la timidezza e un oscuro timore lo trattenevano. Senza l'aiuto di Prudenza, non sarebbe mai riuscito ad avvicinare la bellissima donna che da due anni ammirava da lontano.
Quella sera, Margherita si annoiava e aveva accettato con piacere il diversivo di una nuova conoscenza. Armando, in compagnia di Prudenza Duvernoy e di un giovane amico, entrò emozionatissimo nel lussuoso appartamento di via d'Antin. Il cuore gli batteva così forte che non connetteva più. Lo sguardo incantevole di Margherita si posò con simpatia su di lui ed ella sembrò per un attimo cercare tra i suoi ricordi il viso di quel bel giovane alto e biondo, che in quel momento esprimeva una così patetica commozione. Prudenza e i due giovani furono invitati a cena: Margherita era diventata allegra, ma vi era nella sua euforia qualcosa di febbrile, che non sfuggì agli occhi innamorati di Armando Duval. Le guance le si erano colorite di un rosso acceso e una tossetta insistente, che all'inizio della cena era stata lieve, la costrinse alla fine ad alzarsi da tavola e a ritirarsi in un salottino attiguo.
Armando sapeva che Margherita era ammalata di tisi, ma ora si rendeva conto dei progressi che il male aveva già compiuto in quel gracile organismo. Non poté resistere alla pena: si alzò a sua volta e andò a raggiungerla. Riversa su un divano, pallidissima, Margherita respirava a stento. Armando le si accostò, le prese una mano e chinandosi su di lei le parlò con voce commossa:
"Non può continuare a vivere così: lei si vuole uccidere, Margherita; vorrei essere un suo parente, per impedirle di farsi tanto male!".
"Oh, non vale proprio la pena che lei si spaventi. - rispose ella con una certa amarezza - Guardi un po' come si occupano di me gli altri; lo sanno bene che non c'è niente da fare contro questa malattia".
Si alzò, andò allo specchio, si ricompose i bei capelli neri e si volse a sorridergli. A testa china, immobile, Armando piangeva.
"Oh! Che ragazzo! Piange? Le donne come me... una di più, una di meno... che importanza hanno?
Armando non riuscì a risponderle al momento, poi, con veemente sincerità:
"Senta, Margherita, - disse - non so quale influenza lei avrà sulla mia vita, ma io so che in questo momento non esiste nessuno che mi stia a cuore quanto lei. t così, dalla prima volta che l'ho vista. La supplico, si curi, e smetta di fare questa vita!".
"Allora lei deve essere proprio innamorato di me! Povero amico! La condurrei alla rovina in brevissimo tempo!...."
E sorrise. C'era nella sua voce limpida di bambina un misto di allegria, di tristezza e di candore.
Armando le guardava le labbra, gli occhi bellissimi, ascoltava la sua voce e non faceva caso alle parole. Per lui, Margherita era la ragazza che amava e da cui sperava di essere amato.
Armando sognava un avvenire incredibile: si sarebbe dedicato alla guarigione fisica e morale di Margherita e non si sarebbe mai più allontanato da lei.

* * *

Margherita Gautier si innamorò di Armando Duval, semplicemente perché l'aveva visto piangere di compassione per lei. Nessuno, mai, si era preoccupato di lei in quel modo. Aveva avuto soltanto spasimanti ricchi, pretenziosi ed egoisti: per loro, aveva dovuto essere allegra quando erano allegri, di buon appetito quando volevano cenare. L'amore di Armando la trasformò. La ragazza che sembrava senza cuore e senza giudizio, avida soltanto di lusso e piena di vanità per il potere che le dava la sua bellezza, si trasformò al punto che nessuno, conoscendola ora, avrebbe potuto immaginare il suo passato.
Volle andarsene da Parigi, rompere tutti i legami che avrebbero potuto ricordare ad Armando Duval la sua vita di prima. Affittarono una casa a Bougival, nei dintorni di Parigi, e vi iniziarono la loro vita in comune. Per due mesi non vollero ritornare in città, né ricevere amici. Soltanto Prudenza veniva a trovarli e non si faceva scrupolo di mostrare la sua disapprovazione per «la pazzia di Margherita». Prudenza aveva ricevuto l'incarico di impegnare al Monte di Pietà i gioielli, di vendere la carrozza, i cavalli e gli abiti più eleganti. Margherita aveva lasciato parecchi debiti a Parigi e intendeva pagarli senza chiedere un soldo ad Armanda, le cui risorse erano piuttosto modeste e bastavano appena a mantenere decorosamente tutti e due. Lei rinunciava con gioia al lusso perché le sembrava così di cancellare il passato e di annullare la distanza morale che la separava da Armando. Fece il possibile perché lui non sapesse nulla di quelle vendite, ma non le riuscì di mantenere a lungo il segreto. Armando, insospettito dall'andirivieni di Prudenza, la interrogò e questa gli disse tutto, senza farsi pregare. Venale e cinica qual era, non poteva ammettere che Margherita sacrificasse il lusso e la ricchezza all'amore.
Con Armando fu esplicita e brutale:
"Non ti dico di lasciare Margherita, ma almeno riconducila a Parigi. Il conte di N..., se lei lo accettasse, le pagherebbe tutti i debiti e le darebbe parecchie migliaia di franchi al mese"...
Armando la fece tacere: non poteva più soffrire nemmeno la voce di quella donna: ogni parola di lei era un insulto al suo amore. Lui sapeva bene che Margherita sarebbe morta piuttosto che accettare qualsiasi compromesso. Ricordò le sue parole di qualche sera prima; le aveva visto gli occhi lucidi di lacrime e voleva saperne la ragione.
"Il nostro amore - aveva detto Margherita - non è un amore normale; tu mi ami come se non fossi mai appartenuta a nessuno, e io tremo al pensiero che un giorno, pentendoti del tuo amore e considerando un delitto il mio passato, tu mi costringa a ripiombare nell'esistenza di prima. Ne morirei. Tu non sai quanto ti amo!"...
Profondamente commosso, Armando l'aveva stretta a sé, rassicurandola teneramente. Erano rimasti poi a lungo appoggiati al davanzale della finestra, in silenzio e tenendosi per mano.
Il vento faceva fremere le fronde degli alberi e gonfiava lo scialle bianco sulle esili spalle di Margherita. L'estate era finita e i due innamorati non se ne erano accorti, immersi nella loro felicità.

* * *

Decisero di ritornare a Parigi per cercare un piccolo appartamento nel quale vivere insieme; erano contenti, spensierati. Margherita si abbandonava a una pazza allegria: faceva progetti per il futuro. Il suo viso dai tratti purissimi, colorito dall'aria di campagna, sembrava quello di una bambina: gli occhi neri, non più circondati da ombre livide, brillavano di gioia. Armando si incantava a guardarla: era la sua donna, soltanto sua, nata dal suo amore. Il passato non esisteva più.
In quei mesi felici, Armando aveva dimenticato perfino suo padre e sua sorella. Da molto non scriveva a casa e ciò non era mai accaduto prima del suo incontro con Margherita. Qualcuno, da Parigi, informò direttamente il signor Duval del legame amoroso che univa Armando a Margherita Gautier. Il vecchio gentiluomo si precipitò in città, convinto di poter persuadere Armando a rompere quella relazione e a lasciare Parigi. Padre e figlio ebbero un colloquio tempestoso che addolorò entrambi ma non mutò la decisione di Armando.
Egli aveva un profondo rispetto e un sincero attaccamento per suo padre; disobbedirgli lo addolorava, ma gli si chiedeva qualcosa al di sopra delle sue forze.

Il giorno stesso Armando ritornò a Bougival e raccontò a Margherita il suo incontro col padre. Lei ne fu sconvolta. "Finirai per lasciarti convincere...".. disse.
"No, Margherita, sono io che lo convincerò. È buono, è giusto: mi capirà".
Decise di ritornare a Parigi l'indomani: avrebbe parlato a suo padre con maggiore umiltà, cercando di non urtare i suoi principi. Arrivò all'albergo a mezzogiorno, ma il signor Duval era fuori; lo attese a lungo, inutilmente. Ritornò a Bougival che era già sera. Margherita era seduta accanto al fuoco, così immersa nei suoi pensieri che non lo sentì accostarsi. Quando Armando le posò le labbra sulla fronte, trasalì, come se quel bacio l'avesse destata di soprassalto.
"E tuo padre? L'hai visto?"...chiese guardandolo fisso.
"No, non l'ho trovato, e non so spiegarmi perché..."
"Devi ritornare, Armando, devi ritornare domani!"... insistette lei con angoscia.
Come il giorno prima, il signor Duval era assente, ma questa volta aveva lasciato una lettera:
"Se vieni ancora per vedermi, aspettami fino alle quattro. Se alle quattro io non sono rientrato ritorna domani a pranzo: ho bisogno di parlarti."
Armando attese fino all'ora indicata: dopo le quattro, ripartì per Bougival.
Era ansioso di rivedere Margherita, la cui tristezza lo preoccupava.
Come lo vide, ella gli si gettò nelle braccia e scoppiò a piangere. Fu poi febbricitante per tutta la notte; soltanto all'alba si assopì, ma continuò a piangere nel sonno e a lamentarsi. Ogni tanto si svegliava di soprassalto, si rivolgeva ad Armando e gli chiedeva di giurare che l'avrebbe amata sempre. Armando era sconvolto. Mille volte cercò di indurla a confessare la causa di quel dolore, ma non ottenne una sola risposta.
"Senti, - le disse infine - stai male, come posso lasciarti? Farò avvertire mio padre che oggi non mi aspetti".
"No! No! - gridò lei con violenza - Non farlo. Devi andarci. Devi!".
Da quel momento Margherita non pianse più. Armando 'doveva' partire tranquillo; 'doveva' andare a Parigi, da suo padre, e starvi il tempo necessario per permettere a lei di lasciare la casa di Bougival. Questo aveva promesso al padre di Armando. Due giorni prima, il signor Duval le aveva scritto, pregandola di volerlo ricevere durante l'assenza di Armando, senza che lui ne sapesse nulla. Si era poi recato da lei, sicuro di non incontrarvi il figlio, trattenuto a Parigi dal biglietto lasciatogli all'albergo. Aveva parlato a Margherita con affettuosa e disarmante sincerità. Tutte le riflessioni che lei stessa aveva fatto tante volte, dette ora da quell'austero gentiluomo, acquistavano una realtà ancora più grave. Dopo mezz'ora di colloquio, Margherita si sentì vinta.
Egli disse:..."Lei ama Armando; ebbene, glielo provi col solo modo che le rimane di provarglielo ancora: offrendo all'avvenire di lui il sacrificio del suo amore"...
"Va bene. - rispose lei asciugandosi le lacrime - Lei crede che io ami suo figlio?"...
"Si, ora ne sono convinto".... . disse Duval.
"Allora mi abbracci per una volta come abbraccerebbe una figlia; mi darà forza. Le giuro che entro otto giorni suo figlio sarà tornato da lei; forse infelice per qualche tempo, ma guarito per sempre. E la sua figliola potrà sposare l'uomo che ama, perché nessuno, più, dovrà vergognarsi della mia presenza accanto ad Armando"...
Più tardi, quando si ritrovò sola, sentì tutto l'orrore di ciò che stava per fare. Pregò Dio di darle la forza per superare quella terribile prova. Nello stesso tempo, sentiva destarsi nel suo cuore sentimenti mai immaginati prima.

* * *

Lasciata ad Armando una lettera di addio, abbastanza chiara per togliergli ogni speranza, Margherita ritornò a Parigi e la sera stessa del suo arrivo pranzò col conte di N...
Prudenza aveva combinato quell'incontro che il conte sospirava da mesi.
Dopo quella triste sera, Margherita iniziò una vita peggiore di quella che aveva condotto prima di conoscere Armando Duval.
Era decisa a uccidersi rapidamente. La tisi, sopita nei mesi felici di Bougival, ricominciò a distruggère il suo gracile organismo, indebolito dagli eccessi.
Aveva promesso al signor Duval di mettere l'irreparabile fra sé e Armando. Mantenne la promessa. Armando la odiò con tutte le sue forze: la insultò e la umiliò pubblicamente. Margherita riceveva le offese quasi con gioia, perché le sembravano una prova del l'amore ancora vivo di Armando. Un giorno egli avrebbe saputo la verità.
Dopo un insulto più grave dei precedenti, Margherita fuggi da Parigi, cercando un po' di pace: non reggeva più. Quando ritornò, seppe che Armando era partito per un lungo viaggio.
La videro ancora qualche volta all'Opera e in altri teatri, ma era ormai soltanto l'ombra di sé. In dicembre, sopraffatta dalla malattia, si mise a letto. Quando la febbre le dava un po' di tregua, scriveva ad Armando: gli raccontava quanto era accaduto, perché un giorno lui sapesse tutto e non la disprezzasse più. E una mattina fredda di febbraio mori.
Quando Armando ritornò a Parigi, lei era sepolta da un mese in un angolo del cimitero di Montmartre. L'appartamento di via d'Antin era vuoto: tutto era stato venduto all'asta, per pagare i creditori. Un'amica di Margherita, che l'aveva assistita fino all'ultimo, consegnò ad Armando i pochi, fogli che ella aveva scritto a letto, durante la malattia.
La disperazione di lui fu immensa. Il rimorso non gli dava tregua. Era morta per lui. Armando si odiava per averla lasciata morire così. Aveva creduto, per tanto tempo, che a lui spettasse perdonare, e ora avrebbe dato la vita per poterle chiedere perdono del male fattole.

* * *

UNA PAGINA

« Dicevo a me quel che vostro padre non osava dirmi e gli era venuto più volte alle labbra : cioè non essere io infine che una donna indegna... La mia vita passata non mi permetteva il sogno di un simile avvenire, e io mi sarei assunta una responsabilità, della quale i miei costumi e la mia reputazione non offrivano alcuna garanzia. Infine, Armando, io vi amavo. Il modo paterno col quale il signor Duval. mi parlava, i casti sentimenti che andava risvegliando in me, la stima che mi sarei acquistata da questo uomo leale, e quella che da voi, n'ero certa, mi sarebbe venuta più tardi, tutto questo suscitava in me uno spirito di nobiltà da innalzarmi ai miei propri occhi: e muoveva nel mio cuore sante aspirazioni, fino a quell'ora disconosciute. Quando io pensavo che un giorno questo vecchio, che mi implorava per l'avvenire di suo figlio, avrebbe detto alla sua figliola di unire il mio nome alle sue preghiere, come il nome di una misteriosa amica, mi sentivo trasformata e fiera di me...
- Voi siete una nobile fanciulla - esclamò vostro padre baciandomi sulla fronte - e tentate una cosa di cui Dio vi terrà conto. Solo io temo che non otterrete nulla da mio figlio. -
- Oh! Andate tranquillo, signore; egli mi odierà. -
Ci voleva per noi, Armando, una barriera insormontabile, per l'una e per l'altro. »

* * *

Tratto da LA DAMA DELLE CAMELIE di Alexandre Dumas figlio
Traduzione di F. Pastonchi - Mondadori Editore

* * *

COMMENTO ALLA PAGINA

In queste righe, tratte dalla lettera che Margherita scrive ad Armando negli ultimi giorni della sua vita, rivive l'episodio più drammatico e più famoso del romanzo. Anche qui, come in tutta l'opera, si avvertono il clima e lo stile tipici della letteratura romantica..., ma nelle parole di Margherita non vi è nulla di artificioso.
Questo è per lei il momento della verità: sa che la sua scelta è definitiva, che non potrà più tornare indietro. Esita, ma poi si strappa al suo sogno felice e accetta il sacrificio. Può sembrare un gesto incredibile, perfino falso..., ma vi è una tale carica di vitalità, una così autentica passione nel personaggio di Margherita Gautier, che tutto in lei si può accettare e giustificare..


COMMENTO ALL'OPERA

Alexandre Dumas figlio
Nel 1848, a Parigi, uscì la prima edizione de "La dama delle camelie" e il libro fece chiasso, sia per il nome dell'autore, figlio del notissimo romanziere Alexandre Dumas, sia per l'argomento del racconto.
Era un libro scritto con sincerità commovente..., per questo gli si perdonò una certa trascuratezza nello stile, dovuta all'ingenuità di uno scrittore alle prime armi.
Vi si avvertiva l'emozione di chi narra la verità, che è così spesso drammatica e sconvolgente dell'invenzione letteraria.
Naturalmente, si cercò di sapere se e come il ventitreenne Alexandre Dumas avesse conosciuto l'eroina del romanzo e chi ella fosse in realtà.
Ben resto fu noto al pubblico ciò che lo stesso autore non si curava gran che di nascondere: egli aveva scritto il racconto in tre settimane solamente, sotto la dolorosa impressione della morte di Alphonsine Plessis, uccisa a ventitre anni dalla tisi, nel febbraio del 1847.
Alphonsine Plessis..., era una donna di mondo dalla bellezza affascinante: alta, esile e bruna..., sensibile e intelligente, generosa e disinteressata. Per questo, forse, era morta povera, nel suo appartamento già sorvegliato e sequestrato dai creditori.
Il giovane Dumas l'aveva amata intensamente per un breve periodo. Non era mai stata chiamata, in vita "la dama dalle camelie", ma in pochi mesi il soprannome inventato dalla fantasia dello scrittore diventò il suo vero e unico nome.
Alexandre Dumas trasse dal romanzo un dramma, a cui diede lo stesso titolo, che fu rappresentato a Parigi nel 1852.
Ebbe un successo immenso: il patetico personaggio di Margherita Gautier, l'incantatrice che fu redenta dall'amore, diventò, in breve tempo, popolarissimo in tutto il mondo.
Dal dramma di Dumas venne tratto, un anno dopo, il libretto per "La Traviata", una delle opere più famose di Giuseppe Verdi, in cui il tormento spirituale di Margherita, la sua redenzione e la sua morte furono trasformati in musica appassionata e dolcissima.
Così, Margherita Gautier, uscita in punta di piedi da un romanzo scritto quasi male, diventò in pochi anni il simbolo dell'amore sincero.
E' un personaggio tutto romantico, ma vi è in lei una così profonda umanità che la rende assai superiore a tante altre eroine romantiche, delle quali i troppi lirici e artificiosi atteggiamenti possono e mi fanno sorridere.
Margherita è sincera, autentica..., vi è in lei la forza morale che si conquista attraverso il dolore e il sacrificio.
Quando il suo tormento raggiunge l'estrema pienezza, ella si sente finalmente purificata.
Non mi meraviglio che da una donna cinica e ambiziosa, Margherita sia divenuta un angelo di umanità e di bontà, perché l'amore, quando è vero e profondo, ha veramente il potere di trasformare un individuo.


ALTRE OPERE della FABBRI EDITORI

Alexandre Dumas figlio (1824-18951 è fautore di molte fortunate commedie che lo rivelarono moralista rigido e osservatore attento della società del suo tempo. Volle fare del teatro "un'arte moralmente utile" e a questo scopo lavorò ininterrottamente per piú di quarant'anni.

L'AMICO DELLE DONNE (1864) - Questa commedia, secondo l'opinione della critica, è considerata una delle piú riuscite dell'800 francese, ricca di acute intuizioni psicologiche

IL SIGNOR ALFONSO (1873) - È una commedia piena di complicazioni e di eccessiva eloquenza. Notevole è il modo con cui è descritto il personaggio del protagonista, il cui nome è divenuto proverbiale come esempio tipico di aridità spirituale, di egoismo e di ipocrisia.

FRANCILLON (1887) - Protagonista di quest'altra commedia è una signora della buona società parigina, che non esita a mettere a repentaglio la propria reputazione per riconquistare l'amore del marito. Alla fine però tutto finisce nel migliore dei modi.


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Desidero dedicare questa pagina di tribolato amore a Barbara....
sperando di farle cosa gradita.... un abbraccio... Loris...

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4 commenti:

Anonimo ha detto...

io sto aspettando....
per quanto ancora?

sauvage27 ha detto...

Anonimo 14 novembre 2009 - 16.01
...non so dire...se non so chi sei....

Anonimo ha detto...

Bellissima recensione su di un'opera fantastica interpretata poi grandemente da Giuseppe Verdi. Sei uno dei pochi che parla così appassionatamente di una donna che molti meschini dalla vista corta vedono solo come una prostita che,a detta di quegli stolti, viene divorata da una malattia in fondo meritatain una sorta di "Delitto e Castigo" . BF

Barbara ha detto...

certo.... la sincerità sta alla base di ogni rapporto unamo e soprattutto d'amore....

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