Jan Vermeer (1632 - 1675)
Pittore olandese
Kunsthistorisches Museum di Vienna
Olio su tela cm 120 x 100
Una stanza in penombra è bagnata parzialmente dalla luce naturale filtrata attraverso la finestra, nascosta agli occhi dello spettatore da una pesante tenda.
Tutta la composizione è costruita mediante la scansione di piani, modulo sostenuto dal degradare del pavimento geometrico.
La parete di fondo è occupata da una grande carta geografica, su cui sono indicate le diciassette province dei Paesi Bassi, contrassegnata dall'aquila bicipite degli Asburgo che, probabilmente, allude alla dipendenza dell'Olanda alla Spagna fino al 1581.
Davanti alla finestra è una giovane modella in posa - forse una delle figlie di Vermeer - abbigliata con abiti borgognoni démodé (databili intorno alla seconda metà del Cinquecento), con in mano un grosso tomo e uno strumento musicale..., il suo sguardo è rivolto verso il tavolo dove sono sistemati un libro aperto, forse uno spartito musicale, e una grande maschera in gesso.
In primo piano, di fronte al cavalletto, è ritratto di spalle il pittore, abbigliato con una veste elegante apertamente in contraddizione con la sua attività.
Quale fosse la capacità di Vermeer di riprodurre la realtà si percepisce dal modo con il quale ritrae ogni minimo particolare: la carta geografica che appare appena sollevata da un alito di vento che la investe dalla finestra aperta..., il lampadario che attira la luce e la riflette..., il brano di natura morta casualmente sistemato sul tavolo.
La scelta di Vermeer di autoritrarsi all'interno dello studio, occupato nella sua attività, può essere interpretata come un'affermazione di nuova dignità per la sua professione, che affida alla sua bottega il compito di trasmettere profondi valori morali.
L'OPERA
II quadro firmato sul bordo della carta geografica, è probabilmente identificabile con quello lasciato alla morte di Vermeer alla moglie Caterina e citato come "Ritratto di Vermeer in una stanza, con vari accessori..., di una bellezza rara..., dipinto da lui stesso".
La critica specializzata non sempre ha accettato questa identificazione, orientandosi verso il perduto "Autoritratto dell'artista" citato fino al 1860, e di cui oggi ci resta una incisione di Johannes Meyssens.
Nel Settecento il quadro era nella collezione del barone Gottfried van Swieten, quindi nel 1813 venne trasferito a Vienna, acquistato dal conte Czernin come opera di Pieter de Hooch.
Confiscato nel 1942 da Hitler, dopo la guerra venne restituito al Kunsthistorisches della capitale austriaca, dove in passato il quadro era in deposito e dove si trova ancora oggi.
I MESSAGGI DEL QUADRO
Indubbiamente Jan Vermeer ha affidato al quadro il compito di lanciare un messaggio morale che ancora oggi, nonostante le varie interpretazioni, non è stato decifrato.
Probabilmente la chiave di lettura è nella figura della modella ritratta nelle vesti di Clio, Musa della Storia, come testimoniano i suoi tradizionali attributi: la corona d'alloro, la tromba e il libro.
Da ciò si potrebbe dedurre che si tratti dell'allegoria della Storia che ispira l'artista.
Se invece consideriamo anche gli oggetti disposti sul tavolo, la tromba, il libro e la maschera, che sono gli attributi di Talia, Polinnia ed Euterpe, potremmo interpretare il soggetto come l'allegoria delle Muse.
Un'altra plausibile spiegazione potrebbe essere quella che con questa allegoria Vermeer abbia voluto esprimere il suo rammarico per il cessato dominio spagnolo sull'Olanda, un rapporto assai fertile dal punto di vista artistico.
VEDI ANCHE ...
REALISMO OLANDESE DEL '600
Vita e opere di JAN Johannes VERMEER
LA MERLETTAIA - Jan Vermeer
CRISTO IN CASA DI MARTA E MARIA - Jan Vermeer
LA LETTRICE (Ragazza che legge una lettera presso la finestra) - Jan Vermeer
L'ASTRONOMO - Jan Vermeer
GENTILUOMO E DONNA CHE BEVE - Jan Vermeer
IL SOLDATO E LA FANCIULLA CHE RIDE - Jan Vermeer
Tutta la composizione è costruita mediante la scansione di piani, modulo sostenuto dal degradare del pavimento geometrico.
La parete di fondo è occupata da una grande carta geografica, su cui sono indicate le diciassette province dei Paesi Bassi, contrassegnata dall'aquila bicipite degli Asburgo che, probabilmente, allude alla dipendenza dell'Olanda alla Spagna fino al 1581.
Davanti alla finestra è una giovane modella in posa - forse una delle figlie di Vermeer - abbigliata con abiti borgognoni démodé (databili intorno alla seconda metà del Cinquecento), con in mano un grosso tomo e uno strumento musicale..., il suo sguardo è rivolto verso il tavolo dove sono sistemati un libro aperto, forse uno spartito musicale, e una grande maschera in gesso.
In primo piano, di fronte al cavalletto, è ritratto di spalle il pittore, abbigliato con una veste elegante apertamente in contraddizione con la sua attività.
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La scelta di Vermeer di autoritrarsi all'interno dello studio, occupato nella sua attività, può essere interpretata come un'affermazione di nuova dignità per la sua professione, che affida alla sua bottega il compito di trasmettere profondi valori morali.
L'OPERA
II quadro firmato sul bordo della carta geografica, è probabilmente identificabile con quello lasciato alla morte di Vermeer alla moglie Caterina e citato come "Ritratto di Vermeer in una stanza, con vari accessori..., di una bellezza rara..., dipinto da lui stesso".
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Nel Settecento il quadro era nella collezione del barone Gottfried van Swieten, quindi nel 1813 venne trasferito a Vienna, acquistato dal conte Czernin come opera di Pieter de Hooch.
Confiscato nel 1942 da Hitler, dopo la guerra venne restituito al Kunsthistorisches della capitale austriaca, dove in passato il quadro era in deposito e dove si trova ancora oggi.
I MESSAGGI DEL QUADRO
Indubbiamente Jan Vermeer ha affidato al quadro il compito di lanciare un messaggio morale che ancora oggi, nonostante le varie interpretazioni, non è stato decifrato.
Probabilmente la chiave di lettura è nella figura della modella ritratta nelle vesti di Clio, Musa della Storia, come testimoniano i suoi tradizionali attributi: la corona d'alloro, la tromba e il libro.
Da ciò si potrebbe dedurre che si tratti dell'allegoria della Storia che ispira l'artista.
Se invece consideriamo anche gli oggetti disposti sul tavolo, la tromba, il libro e la maschera, che sono gli attributi di Talia, Polinnia ed Euterpe, potremmo interpretare il soggetto come l'allegoria delle Muse.
Un'altra plausibile spiegazione potrebbe essere quella che con questa allegoria Vermeer abbia voluto esprimere il suo rammarico per il cessato dominio spagnolo sull'Olanda, un rapporto assai fertile dal punto di vista artistico.
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