venerdì 19 giugno 2009

PAESAGGIO CON FIGURE DANZANTI (Landscape with dancing figures) - Claude Lorrain


PAESAGGIO CON FIGURE DANZANTI (1648)

Claude Lorrain (1600 - 1682)
Pittore francese
Galleria Doria Pamphilj di Roma
Tela cm. 150 x 200


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Pixel 2500 x 1760 - Mb 1,93


In un paesaggio meravigliosamente descritto dall'artista, che si apre al centro per lasciare posto alla visione di un fiume attraversato da numerose barche, si svolge una gioiosa scena campestre.

I personaggi disposti in cerchio, divisi in due gruppetti, sono assorti spettatori delle due figure al centro, un giovane e una fanciulla, coinvolti in una danza accompagnata dai loro cembali e da alcuni musicisti sulla destra.

L'episodio rappresentato è sicuramente il MATRIMONIO DI ISACCO E REBECCA, visto che il dipinto è una replica di un'opera di tale soggetto attualmente ubicata nella collezione della National Gallery di Londra, commissionata da Camillo Pamphilj che non ebbe mai modo di ritirarla perché esiliato.

Il dipinto alla galleria Doria Pamphilj è conosciuto anche con il nome di MULINO, per la costruzione rappresentata sulla sinistra.

PAESAGGIO CON FIGURE DANZANTI fu dipinto da Claude Lorrain nel 1648 per la collezione Pamphilj, attuali proprietari.

Fu inciso dal Mason nel 1774, dal Vivarés nel 1776 con il titolo MULINO e dal Parboni all'inizio dell'Ottocento..., infine, scartabellando in internet, ho trovato che esiste una copia in una proprietà privata, fatta nel corso dell'Ottocento, ma non è indicato dove, quindi continuerò le mie ricerche.


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CLAUDE LORRAIN


CLAUDE LORRAIN

Pittore francese del Seicento


Nato a Champagne nel ducato di Lorena nel 1600 da Jean Gellée, Claude detto Le Lorrain era il terzogenito di una famiglia numerosa.

Nel 1612 rimase orfano di padre e l'anno successivo fu condotto a Roma da un parente, dove nel secondo decennio del secolo entrò nella bottega di Agostino Tassi, attivo in quel periodo alla decorazione di Villa Lante a Bagnaia.

A parte una permanenza a Napoli di circa due anni, dal 1618 al 1620, e di un soggiorno di circa un anno a Nancy, nel 1625 - 1626, a fianco di Claude Deruet, Claude Lorrain visse tutta la vita a Roma in una casa in via Margotta, insieme ad altri pittori.

Claude Lorrain frequentava soprattutto la cerchia dei pittori nordici che si incontravano nella zona di Santa Maria del Popolo.

Questo rapporto fu determinante per l'attività dell'artista perché stimolò in lui l'attenzione minuta delle cose, un'analisi quasi molecolare della realtà che costituì il polo essenziale della sua ricerca, coniugata al classicismo desunto dai pittori bolognesi come Domenichino e Annibale Carracci che tendevano all'idealizzazione del paesaggio.

Ma Claude trovava maggiore ispirazione dallo studio dal vero della natura, egli era solito registrare appunti e tracciare disegni per poi organizzarli secondo una visione ideale della natura.

Nel 1633 divenne membro dell'Accademia di San Luca e nel 1634 della Congregazione dei Virtuosi.

Dal 1636 abbiamo una documentazione piuttosto dettagliata della sua attività grazie al "Liber Veritas" composto da 195 disegni, ognuno dei quali è copia autografa del dipinto corrispondente eseguito da Lorrain con l'indicazione del committente e del luogo.

Ammalatosi di gotta, l'artista morì il 23 novembre 1682 e venne sepolto secondo le sue volontà in Trinità dei Monti.


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ANNUNCIAZIONE (the annunciation) - Carlo Crivelli

ANNUNCIAZIONE (1486)
Carlo Crivelli (1430 circa - 1500 circa)
Pittore italiano
National Gallery a Londra
Tavola cm 207 x 146


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Pixel 1770 x 2500 - Mb 2,44


All'insegna della perfetta conoscenza della prospettiva, Crivelli costruisce lo spazio collocandovi all'interno le architetture di gusto prettamente rinascimentale.

Le figure in primo piano trovano una precisa collocazione entro lo spazio pittorico, in ambienti ricostruiti con grande precisione analitica.

Attorno alla costruzione che ospita la casa della Vergine si apre una città rinascimentale popolata da personaggi che si muovono a loro agio.

Il cetriolo e la mela raffigurati in primo piano e il pavone sull'architrave alludono al tema sacro rappresentato..., in particolare la mela è il simbolo dell'immunità di Maria al peccato e il cetriolo della Resurrezione di Cristo.

L'Annunciazione è una delle più celebri opere del Crivelli, eseguita a ricordo dell'autonomia municipale concessa ad Ascoli Piceno il giorno dell'Annunciazione.

Lo stretto legame fra opera e avvenimento è sottolineato dalla presenza di Sant'Egidio che regge il modello della città; nella fascia inferiore della composizione tra le scritte in latino "Libertas" e "Ecclesiastica" sono gli stemmi del vescovo, di Innocenzo VII e della città stessa.


L'OPERA


La firma dell'artista e la data di esecuzione sono riportate nelle lesene della porta d'ingresso alla casa di Maria...

"Opus Caroli Crivelli Veneti 1486".

Il dipinto venne commissionato a Crivelli dalla chiesa dell'Annunziata di Ascoli dalla quale venne trasferita alla Pinacoteca di Brera nel 1811 a seguito delle soppressioni degli enti religiosi.

Le sue cattive condizioni furono il motivo per il quale venne ceduta all'antiquario A.L. de Livry che a sua volta lo rivendette nel 1821 al collezionista Solly che alla morte lo donò alla National Gallery di Londra.


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La vita di CARLO CRIVELLI


CARLO CRIVELLI

  
Carlo Crivelli nacque a Venezia tra il 1430 e il 1435, figlio di un certo Jacopo pittore.

Il suo primo apprendistato dovette svolgersi nella bottega del pittore Squarcione a Padova, dove imparò il mestiere anche Mantegna.

All'età di venticinque anni circa subì una condanna, accusato di aver rapito la moglie del marinaio Francesco Cortese e di averla tenuta nascosta per mesi.

Dagli atti giudiziari giunti fino a noi veniamo a conoscenza che a quel tempo esercitava già l'attività di pittore e che venne condannato per il reato commesso a sei mesi di prigione e a una multa di duecento lire.

Come risulta da un atto notarile del 1465, finita la prigionia Crivelli si trasferì a Zara, dove compare testimone a un matrimonio.
A partire dal 1468, anno di esecuzione del "Polittico" di Massa Fermana, il pittore si trasferì nelle Marche, dove trascorse poi tutta la vita.

A quel tempo il mondo culturale marchigiano era profondamente segnato dalle influenze che giungevano dalla laguna, grazie soprattutto ai continui scambi commerciali.

Qui Crivelli trovò un ambiente a lui congeniale e lavorò in particolar modo per il clero locale.

Opera fondamentale del suo primo soggiorno marchigiano è il "Polittico" datato 1473 eseguito ad Ascoli Piceno, città alla quale l'artista era molto legato, tanto che nel 1478 vi comprò una casa.

Nel 1490 ricevette dal principe Ferdinando di Capua la nomina di cavaliere.

Crivelli lavorò intensamente fino agli ultimi anni della sua vita, così come dimostrano le tante opere da lui firmate fino al 1494.

Non si conosce l'esatta data della morte, ma certamente a ridosso del nuovo secolo, come testimonia il documento datato 1500 dove sua moglie è citata come vedova.


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ANNUNCIAZIONE - Carlo Crivelli

Grandi Maestri della Pittura Messicana (The great masters of Mexican painting)

David Alfaro Siqueiros (1896-1949) _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ __ José Clemente Orozco (1883-1949)
Si battevano nelle file dei peones i grandi maestri della pittura messicana.
La partecipazione alla rivoluzione democratico-borghese - combattenti tra i combattenti, agli ordini di Pancho Villa e di Emiliano Zapata - insegnò a David Alfaro Siqueiros, a José Clemente Orozco e agli altri pittori messicani a fare un'arte profondamente nazionale-popolare.

Qualche anno fa stavano girando per le città italiane (Milano, Cremona, Venezia e altrove) una mostra di incisioni, di litografie e di stampe messicane...., il successo e il consenso di pubblico che l'arte messicana ha suscitato sono stati grandi. La forza, la ricchezza di sentimento, la qualità delle opere esposte avevano persuaso anche quelli che erano i più restii ad ammettere una funzione sociale dell'arte. La mostra che ho visto a Venezia, offriva la visione di un'arte strettamente legata alla vita del popolo.

L'arte moderna messicana infatti nasce e si afferma con la rivoluzione democratico borghese del 1910. Il movimento degli artisti progressisti ha inizio in questo periodo e si rivela con decisione durante lo sciopero degli studenti delle belle arti nella capitale, sciopero che dura più di dieci mesi e si svolge al grido di "Abbasso i calchi di gesso, il metodo accademico, evviva la nazionalizzazione delle ferrovie!".

Nonostante l'ingenuità e le confusioni ideologiche, è di qui che prende vita e vigore il concetto di artista civile, contro l'indifferenza dell'estetismo o le stravaganze dell'artista bohèmien, cosicché, con la vittoria della rivoluzione che porta alla presidenza della Repubblica Francisco Madero, i pittori trovano una solida piattaforma per lo sviluppo della propria personalità e l'approfondimento dei contenuti popolari. La loro ricerca, però, è ancora piena di esitazioni, inclina verso modi impressionistici, si preoccupa eccessivamente di trovare nella natura, nella luce, le sue soluzioni formali. Per queste ragioni viene fondata una "Scuola all'aperto". Tuttavia si stabiliscono pure i primi fruttuosi contatti con il popolo, s discute con gli uomini semplici, si prova e si studia.

Ma tale entusiasmo è interrotto dall'assassinio di Madero perpetrato nel febbraio del 1913 a tradimento da Victoriano Huerta, che usurpa il potere e instaura una dittatura di terrore. Da questo momento la "Scuola all'aperto" diventa un centro attivo di cospirazione, finché il governo di Huerta non ne viene a conoscenza, dando inizio ad una spietata persecuzione dei pittori. Tutto ciò persuade gran parte degli artisti a raggiungere i rivoluzionari di Emiliano Zapata, che nel frattempo sono insorti, e ad unirsi ad essi nella lotta, entrando a far parte dei battaglioni operai e contadini come soldati e come ufficiali.

In questo modo incomincia per gli artisti la scoperta della propria patria. Cavalcando e combattendo attraverso il paese imparano a conoscerlo profondamente, ad amarne il paesaggio, i monumenti in rovina, l'antica civiltà; imparano a penetrarne la storia, a sentirla vivere nel cuore degli uomini insieme ai quali difendono la libertà. Di conseguenza ciò che prima poteva essere soltanto un fatto mentale, diventa ora acceso sentimento, passione profonda.
Il 20 agosto del 1914 l'esercito costituzionalista entra nella città di Messico acclamato dalla popolazione: Huerta è definitivamente battuto. La lotta politica però continua, sorgono interessi contrastanti e opposizioni circa la realizzazione degli obbiettivi sociali posti dalia Rivoluzione. La parte meno avanzata della borghesia cerca di creare ogni genere di ostacoli a tale realizzazione, spaventata soprattutto dal grande movimento popolare che ornai s'è sviluppato nel Paese. Gli artisti però sono dalla parte dì questo movimento, in una posizione nettamente progressista.

Intanto nel 1918, a Guadalajara, si tiene un Congresso degli artisti ex-combattenti e si discutono i problemi della pittura alla luce delle recenti esperienze: si parla sulla socialità dell'arte, sulla funzione pubblica di essa, sulla importanza dello studio dell'arte nazionale precolombiana e dell'arte dell'epoca coloniale spagnola.

Con queste nuove idee in testa alcuni giovani pittori messicani partono per la Francia a scopo di studio: il Governo li invia con lo stipendio che essi avevano nell'Armata. Siqueiros perciò arriva a Parigi col mensile di capitano. Ma la "capitale artistica europea" l'impressiona sgradevolmente. Lo spirito critico che reca con sé lo pone subito in una posizione di sospetto e di rifiuto: l'intellettualismo cubista è ben lontano da ciò che egli cerca.

Diego Rivera (1886-1957)
Ma il viaggio a Parigi diventa importante per l'incontro con Diego Rivera. Siamo nel 1919. I due pittori messicani si scambiano le loro idee: Rivera parla a Siqueiros di Cézanne e Siqueiros parla a Rivera dei suoi compagni rivoluzionari e pittori lasciati nel Messico, delle loro speranze, della comune volontà di fare un'arte che esprima esplicitamente i contenuti della loro gente.

Dalla Francia i due amici passano in Italia a studiare i grandi maestri dell'affresco e Siqueiros scrive in questo tempo (1921) un manifesto in cui afferma la necessità dei ritorno alla pittura murale come al modo migliore per raccontare e celebrare le gesta popolari.

Il Messico però è un richiamo troppo forte e Siqueiros riparte. Anche Rivera lo segue. Così intorno al 1922 nasce nel Messico il vasto lavoro pittorico degli edifici pubblici, lavoro che coprirà migliaia di metri quadrati di pareti con la storia passata e contemporanea del popolo messicano.

A questa impressionante fatica si dedica insieme a Rivera e Siqueiros, anche Orozco. Ma insieme ad essi, che sono i maggiori pittori messicani, altri se ne aggiungono, come Revueltas, Ramon Alva, Leal. La chiarezza ideologica però è ancora scarsa, i temi che essi affrontano li risolvono ancora in forme misticizzanti o simboliche. Occorreva dunque dare un'impostazione più diretta e immediata alla propria fatica.

In questo processo di chiarificazione e di più netta visione della realtà popolare è il Partito Comunista, costituito, proprio in quegli anni, che interviene felicemente, aiutando gli artisti a liberarsi in gran parte dagli schemi falsi in cui restavano ancora impigliati, ed è ancora il Partito Comunista che dà vita a una organizzazione sindacale di artisti rivoluzionari, di cui Siqueiros diventa segretario.

Per tali motivi la tematica pittorica subisce una modificazione, gli operai e i contadini poveri incominciano ad apparire negli affreschi con un realismo più preciso, con un carattere definito, non più vago o allusivo, ma diretto, legati ad un fatto, impegnati in una azione.

Le cose però, nel Paese, stanno prendendo una brutta piega. Il governo va slittando in posizioni sempre più reazionarie, la Rivoluzione, invece di evolversi in un senso democratico, subisce un processo involutivo.

E' in quest'epoca (1924) che gli artisti, per manifestare la loro disapprovazione, fondano un giornale polemico, "El machete", a due colori, ricco di incisioni in legno, giornale che diventa il foglio più diffuso di tutta l'America latina, e che poco più tardi si trasformerà in organo del Partito Comunista.

E' naturale che il Governo non veda di buon occhio questa attività politica dei pittori. Di conseguenza li mette di fronte a un dilemma: scegliere tra i muri da affrescare su sua ordinazione e "El machete".
Louis Arenal (1908 – 1985)
Rivera scelse i muri, e così ha inizio quella lunga serie di compromessi politici e artistici che lo indurranno in tanti e gravi errori: Orozco dal canto suo, chiudendosi in una posizione individualista, non comprendendo la dialettica della Rivoluzione messicana, le forze che vi giuocano dentro, non sa decidere la sua scelta e rifiuta entrambi i termini del dilemma, avviandosi verso quell'esasperato e angosciato anarchismo che resterà la tipica fisionomia della sua opera. Siqueiros invece sceglie "El Machete" e con lui un buon numero di giovani artisti.

E' in questo clima che vanno formandosi gli artisti più giovani, almeno i più vivaci e sensibili, quelli che poi si raccoglieranno intorno al "Taller de Grafica Popular"..., ossia "Laboratorio grafico popolare", un libero organismo che intende servire il popolo nella maniera più utile e diretta.


Luis Arenal, che è uno dei fondatori, così racconta la storia del "Taller"...
Pablo O'Higgins (1904-1983)
Nell'anno 1938 i pittori Pablo O'Higgins (1904-1983), Luis Arenal (1908 – 1985) e l'incisore Leopoldo Mendez (1902-1969), se riunirono per trovare il modo di dare al movimento rivoluzionario e progressista del Messico un mezzo di espressione grafica che fosse utile nelle lotte quotidiane per il miglioramento delle condizioni sociali ed economiche del popolo. Trovammo un poco di denaro, comprammo due vecchie macchine, una litografica ed un torchio per incisioni, affittammo un locale e convocammo in una assemblea i pittori di Messico. La nostra idea fu assecondata da un gran numero di pittori giovani. Si nominò una commissione per l'elaborazione di una dichiarazione di principi e di uno statuto, si elesse un gruppo direttivo. In questo modo si fondò il Taller de Grafica Popular".

Insieme ad Arenal, ì più validi artisti del "Taller" sono Leopoldo Mendez, Angel Brancho, Francisco Mora, Marianna Yampolsky, Alberto Beltran, Ignacio Aguirre, Pablo O'Higgins, Guillermo Rodriguez, Lorenzo Jimenez, Roberto Berdecio, Gustavo Casillas, Arturo Gomez, Adolfo Mexiac.

Mentre anche nel Messico l'influenza formalistica cosmopolita si fa sentire sotto la pressione ideologica degli Stati Uniti, questi artisti restano fedeli ai presupposti della rivoluzione e creano opere di alto livello artistico, profondamente vive e coerenti.
Un'arte nazionale e popolare, ecco che cosa hanno saputo realizzare gli artisti messicani.
La mostra che è arrivata Italia, mi ha fornito un'idea abbastanza precisa del carattere, dello stile, dei valore del vasto movimento realista sorto nel Messico nel non lontano 1910.
Conclusione: Si battevano nelle file dei peones i grandi maestri della pittura messicana.
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DELFINI CALDERONES "BASTA CON I MASSACRI NELLE ISOLE FAROER"


Dall'opinione - http://www.ciao.it/Iscritti__Piggley_641510

Al di là dell’opinione che personalmente potrei avere su questo argomento, il mio intento e’ portare a conoscenza (nel caso questo fatto per alcuni restasse ancora sconosciuto), di una barbara usanza che si ripete ogni anno in una località non molto lontana dal nostro paese, che per civiltà e cultura dovrebbe esserci di gran lunga maestra.

Facendo premessa che situazioni come questa, in forme e modalità diverse accadono in ogni parte del mondo (il nostro paese non fa eccezione vedi “mattanza dei tonni” e che per ragioni legate ad un sistema che non vuole cambiare per ragioni economiche di cultura e chiaramente di tradizione, a farne le spese sono sempre i più deboli in questo caso specifico i delfini.

Quello che lascia allibiti sono le modalità con cui vengono messe in atto queste crudeltà, che senza dubbio legate a chissà quale tipo di frustrazione, lasciano libero sfogo ad efferatezze che non hanno una spiegazione plausibile se non quella legata a sadismo del tutto gratuito .

Il testo che segue e’ disponibile in rete:
Si parla dei Delfini globicefalo (specie Globicephala melas) conosciuti in lingua spagnola come calderones o meglio le balene pilota (chiamati così perché più che rassomigliare a un delfino sono simili alle balene) Sono animali pacifici che vivono in branchi composti per la maggior parte da femmine con i loro piccoli. Raggiungono i 5-7 m di lunghezza ed un peso di oltre 2t e vivono mediamente 50 anni.

Hanno un carattere molto docile, sono socievoli tanto che si avvicinano tranquillamente alle barche ed alle persone senza problemi. Vivono in quasi tutti i mari del mondo dove sono presenti acque non troppo fredde. Questa loro indole, li porta incontro ad un destino che non ha spiegazioni plausibili.

Si documenta di una vera e propria strage che da anni viene compiuta nelle isole danesi Feroe (o Faroe) a spese dei globicefali.

Le isole Far Oer (in lingua danese è scritto Fær Øer Islands) sono diventate una regione autonoma del Regno di Danimarca dal 1948 e, nel corso degli anni, hanno ottenuto il controllo su quasi tutte le questioni di politica interna, tranne la difesa (con l'eccezione di una piccola forza di polizia e guardia costiera, non hanno una forza militare organizzata, che rimane responsabilità della Danimarca) e gli affari esteri.

La Danimarca, un paese supposto 'civilizzato', membro dell'unione europea, troppe poche persone al mondo conoscono questo avvenimento orribile e deplorevole che si ripete ogni anno.

La stima ufficiale di catture dichiarata dai faeroesi è di circa 1000 delfini balena all’anno, cifra come loro sostengono, “sostenibile”, mentre le stime ufficiose parlano di 1500-3000 all’anno. Se consideriamo che queste pacifiche creature vivono mediamente 50 anni e le femmine raggiungono la maturità sessuale intorno ai 7 anni con periodi di gestazione molto lunghi, 15 mesi, un’uccisione così massiccia, se sommata a tutte le altre che avvengono in altre parti del mondo, soprattutto in Giappone, deve destare seria preoccupazione per la conservazione di questa specie.

Le motivazioni ufficiali che spingono questo popolo a compiere queste mattanze le possiamo leggere dal sito delle Isole Faroe: l’uccisione di questi cetacei è una tradizione molto antica che risale a 1200 anni fa ed è legata alla sussistenza: per ottenere cibo (considerato un alimento essenziale per la loro dieta), grasso per ricavare olio come combustibile, pelle per realizzare corde, stomaci come galleggianti e così via.

Ora, sempre dallo stesso sito si legge che l’economia è retta da una fiorente industria della pesca, che produce prodotti ittici di alta qualità per l’esportazione, si allevano le pecore che forniscono fino al 60% di tutti i prodotti a base di carne, si cacciano gli uccelli marini, si allevano i bovini da latte che soddisfano tutte le esigenze interne di latte, così come la coltivazione delle patate. Insomma da quel che si legge non si comprende, come mai ci sia questo bisogno di caccia per sussistenza delle balene pilota.

Questa motivazione, che poteva essere valida secoli fa, sicuramente oggi appare alquanto superata, considerando che i faeroesi godono oggi di elevati standard di vita e che occorre molta fantasia per immaginare che per illuminare le loro case usino le lampade alimentate con olio di balena! Tra l’altro non si spiega come mai, pur essendo scientificamente appurato che la carne dei globicephala melas contenga alti livelli di mercurio, estremamente dannosi per la salute umana, si continui questa caccia. Infatti, sempre nello stesso sito si legge “questo fatto è fonte di preoccupazione ma non è un motivo per smettere la caccia perché i rischi alla salute devono essere controbilanciati dal fatto che la carne di balena è ricca di grassi polinsaturi, è magra e ricca di proteine”.
Allora quale è il vero motivo? Forse una caccia che ormai è diventata uno sport?

Ma come avviene questa caccia?

I calderones, animali pacifici, molto curiosi e che si muovono in branchi, durante le loro migrazioni, passano nelle vicinanze delle isole Faroe, soprattutto nel periodo estivo. Come vengono avvistate viene dato l’allarme e tutta la popolazione si mette in moto per iniziare la caccia (i datari di lavoro danno dei permessi per partecipare ed anche una diaria). In pratica le balene vengono circondate a semicerchio da barche e convogliate verso piccole baie prestabilite a ridosso delle città, verso l’acqua bassa, dove le attendono i loro massacratori.

Secondo le fonti ufficiali, verrebbe fatto un taglio netto nel collo per recidere il midollo spinale e le arterie per cui l’animale rimarrebbe paralizzato e perderebbe coscienza in 5-10”.
Secondo le testimonianze delle persone che hanno assistito a questa mattanza, le foto ed i video che circolano nel web, le cose non si svolgono esattamente in questa maniera: per portare le balene pilota verso l’acqua bassa, verrebbero uncinate per la coda, trascinate a riva e quindi uccise barbaramente a coltellate mentre si dibattono ed urlano di dolore ed il mare diventa rosso del loro sangue.

Gli stranieri non possono assistere a questa caccia, per cui la domanda e: se realmente le cose si svolgono in modo da assicurare una morte rapida, perché viene vietato assistervi?

Una grossa denuncia su questa situazione viene fatta dalla Sea Shepherd Conservation Society la società fondata nel 1977 dal Capitano Paul Watson, a suo tempo, cofondatore di Greenpeace, da sempre in primo piano per cercare di fermare queste atrocità che intitola l'articolo "Vi è qualcosa di molto marcio in Danimarca" di cui riportiamo alcuni passaggi tradotti dall'inglese:

"L'orribile macellazione annuale di migliaia di balen e pilota indifese ogni anno nelle isole Feroe, in lingua danese Isole Fær Øer, è altrettanto crudele come la macellazione del delfino effettuata dai giapponesi nelle Taiji. Ho visto le baie dell e isole Færøer tinte di rosso dal sangue e ho sentito le urla delle balene pilota ferite mortalmente che urlavano per la propria vita mentre bagnavano i volti avinazzati dei loro massacratori con il loro sangue caldo, ridendo mentre le stupravano con le loro lame. E' uno spettacolo mostruoso ed è un’oscenità abbracciata completamente dal governo danese e da molta gente danese. (...)"


Molto di quanto di quando riportato lo potrete ritrovare aprendo un qualsiasi motore di ricerca digitando: Delfino Calderones o Strage di Delfini.
Se lo farete ….rimarrete sicuramente shoccati, ma potrebbe essere necessario per prendere coscienza di quanto avviene in questo paese, nell’assoluta indifferenza, contribuendo con l’unico mezzo a nostra disposizione, cioè === con la diffusione di questo messaggio a quante più persone possibili===.

Ce’ anche la possibilità di aderire alla = = = PETIZIONE ON LINE = = = all’indirizzo http://www.beppegrillo.it/iniziative/whalesmassacre/

Inviando una mail alla regina di Danimarca per chiederle di intervenire in merito.

Viene solo richiesto l’indirizzo mail.

Concludo affermando che sempre più spesso, costretto ad assistere a fatti del genere (e non oso nemmeno immaginare quanti rimangono nell’oscurità’), ci sono giorni in cui mi vergogno particolarmente di far parte del genere umano... ma certe cose si devono sapere... il grande, civile, NORD!

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Inserisco alcune immagini che parlano da sole.


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