venerdì 28 agosto 2009

LA GIOVANE MARTIRE (The young martyr) - Paul Delaroche

LA GIOVANE MARTIRE (1825 circa)
Paul Delaroche (1787 - 1856)
Pittore franese
Museo del Loure a Parigi
Tela cm. 170,5 x 148


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Pixel 1780 x 2050 - Mb 1,50


Il dipinto raffigura una giovane martire, riconoscibile dall'aureola, che galleggia in uno stagno.

I biondi capelli ravvivano il volto dai lineamenti delicati, illuminato da un raggio di luce lunare.

L'abito trasparente dai delicatissimi colori lascia intuire la bellezza di quel corpo acerbo.

I polsi legati suggeriscono che la fanciulla è stata crudelmente giustiziata.

Avvolta nel buio della notte è una barca attaccata ad un palo di legno..., la sagoma dei proprietari s'intravede poco oltre, abbracciati, illuminati parzialmente dalla luce di un infuocato tramonto.

L'atmosfera rarefatta e la profonda nostalgia che si avvertono in questa composizione sono in sintonia con la cultura romantica del tempo di Delaroche.

Il dipinto, corredato della cornice originale, giunse al Museo del Louvre nel 1895, donato dalla famiglia d'Eichtal in esecuzione delle ultime volontà del padre Adolphe, andando così a incrementare la cospicua collezione di Delaroche posseduta dal prestigioso museo parigino.


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Vita di PAUL DELAROCHE


PADRI E FIGLI (Fathers and Sons) - Ivan Turgenev

  
PADRI E FIGLI
Ivan Turgenev
Garzanti Editore
Traduzione di M. Crepax
Collana - Grandi libri


Quando nella casa di campagna di Nikolaj Kirsanov arriva il figlio Arkadi con l'amico Evgenij Bazarov, si delinea subito il conflitto tra vecchie e nuove generazioni. Evgenij è un giovane medico, fiducioso solo nelle scienze sperimentali, un nichilista, lo definisce l'autore, con un termine che avrebbe poi avuto grande fortuna. Le sue idee turbano Kirsanov e irritano suo fratello, lo scettico Pavel. In una città vicina i due incontrano la bella vedova Anna Odincova di cui Bazarov si innamora, ma da cui è rifiutato. Dopo un duello con Pavel, Evgenij contrae, durante un'autopsia, un'infezione che non vuole curare e muore assistito da Anna, con pietà, ma senza amore.




RIASSUNTO

Un signore di poco più di quarant'anni, avvolto in un pastrano impolverato, attendeva sulla strada bianca di sole, accanto al fido servo: era Nikolaj Kirsanov, padrone di una bella e vasta proprietà, che stava aspettando con ansia l'arrivo da Pietroburgo del figlio Arkadi.
Ad un tratto si sentì un lontano strepito di ruote.
"Eccolo, eccolo!" gridò Kirsanov, e agitò festosamente le braccia.
Dalla vettura da viaggio, che si arrestò in una nuvola di polvere, balzò il giovane Arkadi.
"Arkascia! Arkascia! - esclamò Kirsanov - Eccoti finalmente!"... e accolse il figlio tra le braccia.
Il giovane si liberò delicatamente dall'abbraccio e, voltandosi, indicò al padre una faccia ridente e ironica che si sporgeva dalla vettura...
"Non sono solo, papà. C'è con me il mio amico Basarov, che si fermerà un po' da noi"... annunciò con entusiasmo.
Nikolaj sorrise al giovane amico del figlio e subito ordinò che si attaccassero alla vettura cavalli freschi, per proseguire il viaggio fino a casa. Arrivarono presto a Màrino, la bella fattoria dei Kirsanov. Durante il tragitto Arkadi, che mancava da casa da quattro anni, rivolse al padre mille domande: chiese notizie dei servi, della produzione della loro terra e s'informò dello zio Pavel, che da alcuni anni era venuto a vivere con loro. A casa trovarono Pavel Kirsanov che li attendeva: all'aspetto egli dimostrava circa quarantacinque anni, ma non aveva perso nulla della sua aristocratica bellezza. Pavel abbracciò affettuosamente il nipote e squadrò a lungo Basarov: aveva provato una subitanea antipatia per l'amico di Arkadi, che trovò goffo e mal vestito. Basarov aveva avvertita questa ostilità e si era d'un tratto irrigidito..., non appena rimase solo con Arkadi, commentò...
"Che fenomeni arcaici i tuoi vecchi! Stupefacenti questi attempati romantici! Sviluppano in se stessi il sistema nervoso fino all'esasperazione!".
Arkadi avrebbe voluto protestare, ma era troppo stanco e rimandò ogni discorso al giorno dopo.

* * *

I due fratelli Kirsanov erano figli di un generale, ma solo Pavel aveva seguito la carriera militare.
Nikolaj, invece, che era rimasto un po' zoppo in seguito ad una brutta caduta, aveva scelto la carriera civile e si era laureato a Pietroburgo, dove aveva conosciuto e sposato la graziosa figlia di un semplice funzionario. Il suo matrimonio, allietato dalla nascita del piccolo Arkadi, era stato pienamente felice.
Nikolaj, dopo una breve permanenza a Pietroburgo, si era trasferito con la sua famigliola in campagna: ma la serenità della sua vita era stata tragicamente sconvolta dalla morte della moglie..., egli per il dolore incanutì in poche settimane.
Progettò, per cercare di dimenticare la sua sventura, di andare all'estero..., ma sopraggiunse il 1848 con le sue varie rivoluzioni nell'Europa occidentale, e Nikolaj dovette accontentarsi di tornare in campagna, sistemandosi in una tenuta acquistata nel frattempo, che aveva chiamato Màrino.
Si dedicò alla proprietà e a suo figlio, di cui curò personalmente l'educazione. Quando venne il momento di mandarlo all'Università a Pietroburgo, egli stesso trascorse col giovane tre inverni in città, per meglio seguirlo e guidarlo.
Ora che Arkadi era tornato a casa laureato, Nikolaj era felice di riaverla con sé.
L'unica cosa che lo turbava era il fatto di dover confessare al figlio che a Màrino viveva con lui una ragazza: era Fenicka, una giovane contadina dalla quale aveva avuto un bambino. Nikolaj si vergognava di aver creato una simile situazione: ma quando, fattosi coraggio, raccontò tutto ad Arkadi, il giovane si mise a ridere degli scrupoli del padre e accettò con indulgenza quello stato di cose.
Pavel Kirsanov era assai diverso da suo fratello. Da giovane era stato bellissimo e simpatico..., inoltre era pieno di fiducia in se stesso, un po' motteggiatore, sportivo e mondano: non poteva non piacere, specialmente alle donne.
A ventotto anni era già capitano della guardia e una splendida carriera l'attendeva: ma improvvisamente tutto cambiò. Ebbe la sfortuna d'innamorarsi perdutamente di una principessa russa, una donna inquieta e strana, sposata ad un uomo che la trascurava. Pavel si affezionò a quella donna, ansioso di penetrare nel mistero della sua anima..., ma non vi riuscì mai. La principessa, dopo essere stata per breve tempo la sua amante, si stancò di lui e, per liberarsene, abbandonò la Russia. Pavel non si rassegnò a perderla e la seguì dappertutto nei suoi spostamenti, fino a quando ella non riuscì a sfuggirgli. Questa passione segnò il fallimento della vita di Pavel. La sua carriera militare era finita e non aveva mai pensato a sposarsi. Neppure quando seppe che la principessa era morta, riuscì a dimenticarla: ormai si sentiva più vecchio di quanto non fosse e niente poteva rallegrarlo.
Era il tempo in cui Nikolaj, rimasto vedovo, aveva comprata la tenuta di Màrino..., egli invitò il fratello ad andare a vivere con lui e Pavel accettò.

* * *

La mattina dopo, Arkadi si ritrovò con il padre e lo zio in giardino per far colazione. Fenicka era venuta a servirli, rossa in volto e intimidita: si guardava appena intorno, cercando soprattutto di evitare gli occhi di Arkadi. Basarov arrivò in ritardo perché era andato a pesca di rane, che gli servivano per i suoi esperimenti scientifici.
Davanti al samovar fumante, Pavel Kirsanov chiese ad Arkadi quale fosse l'occupazione dell'amico.
"E' un nichilista"... rispose Arkadi seccamente.
Nichilista veniva dal latino "nihil", cioè niente, pensò Pavel, e rintuzzò...
"Allora non rispetta nulla".
"No, piuttosto considera tutto con occhio critico - precisò Arkadi. - Non s'inchina ad alcuna autorità e non accetta nessun principio, se non dopo aver avuto la dimostrazione che è un buon principio".
Basarov non credeva in nulla, dunque, voleva solo distruggere. Ma chi allora avrebbe costruito?... si chiese Pavel. E sentì la sua antipatia per Basarov ingrandirsi, perché gli sembrava che il nipote fosse troppo attaccato al nuovo amico e che ne fosse perciò malamente influenzato.
Poiché, col trascorrere dei giorni, l'atmosfera tra i giovani e gli anziani si era sempre più intorbidita per le continue discussioni tra Pavel e Basarov, fu deciso che Arkadi e il suo amico andassero da soli in città a far visita a un cugino dei Kirsanov, ispettore a Mosca, che li aveva invitati. Negli ultimi giorni della sua permanenza a Màrino, Basarov trovò occasione di ridire su tutto: il bestiame della tenuta era scadente, le costruzioni non erano solide, l'intendente era mariuolo e i contadini imbrogliavano di certa il padre di Arkadi. Un giorno Basarov sentì suonare con sentimento un violoncello...
"Che è ciò?"... pronunciò con stupore.
E' mio padre"... rispose Arkadi.
"Ma quanti anni ha tuo padre?"...
"Quarantaquattro... "...
Basarov si mise a sghignazzare...
"E a quell'età ha voglia di suonare il violoncello? Che inguaribile romantico, che uomo poco pratico!".
Ma questa volta Arkadi, per quanto apprezzasse il compagno, non ne gradì l'ironia.
Finalmente i due giovani partirono per la città. Furono accolti assai cordialmente dal parente ispettore..., egli li presentò al Governatore della città, che li invitò al grande ballo che avrebbe dato proprio in onore dell'ispettore moscovita. Ci andarono: Arkadi ballava male e Basarov non ballava affatto, si divertivano però a guardare gli altri, soprattutto le donne. Ad un tratto una splendida signora, alta e vestita di un sontuoso abito nero, apparve sulla porta del salone. Si udì sussurrare...
"Ecco la vedova Odintsov".
Arkadi ballò con lei una mazurka e la Odintsov, che conosceva suo padre, lo invitò ad andarla a trovare con Basarov nella sua casa di campagna a Nikolskoie. Stupiti di quella cortesia, i due amici cercarono di informarsi sul conto della bella signora. Appresero che aveva sposato giovanissima un vecchio nobile assai ricco, morto dopo qualche anno di matrimonio. Ora ella conduceva una vita solitaria e si stava rivelando un'ottima amministratrice dei suoi beni. La sua bellezza e il suo carattere, libero e risoluto, suscitavano sul suo conto dicerie e malignità.
A Nikolskoie, i due giovani furono accolti da un maggiordomo e da due servi in livrea che li accompagnarono nelle loro stanze. Basarov, che si sentiva a disagio in tutto quel lusso al quale non era abituato, quasi avrebbe voluto andarsene, ma si fece forza e scese in salotto con Arkadi. Là conobbero la vecchia zia della padrona di casa, una principessa sorda e decrepita, e Katia, la sorellina della Odintsov, una graziosa diciottenne bruna.
Appena comparvero gli ospiti, Anna Odintsov si diverti a stuzzicare Basarov, cercando di farlo discutere con lei di arte e di medicina. Intanto la giovane Katia aveva cominciato a suonare il pianoforte, per distrarre Arkadi, nel quale già fermentava una certa sensazione confusa e languida per la bella vedova, simile a un presentimento d'amore.
Quando Arkadi e Basarov si ritirarono finalmente nelle loro stanze, rimasero a lungo svegli, ciascuno fantasticando a suo modo sulle due giovani donne, così diversamente affascinanti.
Anche Anna quella sera pensava ai suoi ospiti: Basarov le era piaciuto per la sua mancanza di civetteria e per l'asprezza stessa dei giudizi. Capiva che c'era in lui qualcosa di nuovo che non le era mai accaduto di trovare in alcuno, prima, ed era curiosa. Ella non era una donna comune: non aveva pregiudizi e la sua intelligenza era scrutatrice e indifferente ad un tempo. Talvolta le sembrava di voler fare qualcosa di grande e inconsueto, ma subito ricacciava da sé ogni proposito, perché in realtà non voleva cambiare nulla della sua vita: era troppo ricca e troppo amante degli agi per poter rinunciare a qualcosa di ciò che possedeva. Dopo quindici giorni di permanenza in casa di Anna Odintsov, Arkadi e Basarov apparivano mutati. In Basarov, per il quale Anna aveva senza dubbio una gran benevolenza, incominciò a mostrarsi un cupo turbamento..., si irritava sovente e se ne stava corrucciato in disparte, come se qualcosa lo rodesse, mentre Arkadi, abbandonata la speranza di suscitare l'interesse della Odintsov, trascorreva la maggior parte della giornata in compagnia di Katia. Una sera Basarov, dopo aver ricevuto la visita di un servo inviato dai suoi genitori, che desideravano riabbracciarlo e rivederlo, comunicò alla Odintsov che pensava di partire. Gli sembrò che Anna ne fosse rattristata e, spinto da una assurda speranza, si trattenne più a lungo del solito con lei. Improvvisamente ella gli confidò di essere stanca della vita che conduceva.
"Siete davvero così delusa?"... le domandò vivacemente Basarov.
"Non delusa - rispose la Odinstov - ma insoddisfatta... ".
"Voi avete voglia di amare - la interruppe Basarov ruvidamente - e amare non potete: in ciò sta la vostra infelicità".
Egli non si arrischiava a dirle che l'amava, che era divorato da una passione terribile. E uscì di scatto, dandole appena la mano. Passò una notte insonne e il giorno dopo trovò il coraggio di dichiarare ad Anna il suo amore. Lo fece con una veemenza e una disperazione tali che la donna si spaventò..., sinceramente a lei sarebbe piaciuto coltivare un'amicizia affettuosa con Basarov, ma un'amicizia un po' leziosa e intellettuale..., non intendeva lasciarsi andare a una vera passione.
Quando Basarov capì che il suo ardore non sarebbe mai stato contraccambiato, affrettò la partenza.
Arkadi, che aveva intuito quanto doveva essere accaduto, si mise in viaggio con l'amico verso la fattoria dei Basarov.

* * *

Arkadi si sporse dalla vettura e vide sul terrazzino di una casa padronale un uomo alto e sparuto, tutto scarmigliato, vestito di una stinta giubba militare: era il vecchio maggiore medico, padre di Basarov. Subito, sentendo la vettura fermarsi, anche una vecchietta, rotonda e paffuta, uscì dalla casa e si precipitò ad abbracciare Basarov, singhiozzando. Il padre cercava di richiamare bonariamente la moglie, di calmarla, almeno per riguardo all'ospite. Finalmente la povera madre si staccò da Basarov e si rivolse ad Arkadi...
"Scusate la sciocca che sono! Ma son passati tre anni dalla sua ultima visita e io credevo che sarei morta senza rivederlo!"
La festosità e la bontà dei due vecchi colpì profondamente Arkadi, ma egli intuiva che, nonostante l'atmosfera affettuosa di casa sua, Basarov non sarebbe riuscito a restarvi quieto che qualche giorno, tormentato come era dalla sua passione per Anna Odintsov.
Il padre di Basarov era un medico militare in pensione..., egli sperava che il figlio, ormai divenuto medico, volesse iniziare anch'egli la professione. Ma ai cauti sondaggi del padre, che tentava di conoscere le sue intenzioni, Basarov si sottraeva coi silenzi: finché un giorno, più irritato del solito, decise di partire con Arkadi.
Il padre e la madre di Basarov non avevano protestato quando il figlio aveva comunicato loro il suo proposito di andarsene: ma al momento del commiato, i loro volti tremarono di commozione. Quando la casa e i due vecchi scomparvero alle loro spalle, il silenzio cadde tra Arkadi e Basarov, scontenti e malinconici. Arrivati al bivio per Nikolskoie, senza neppure consultarsi essi decisero di dirigere la vettura verso la casa di Anna Odintsov. Ella li accolse con cortesia, ma appariva sorpresa e non molto soddisfatta della loro visita.
I giovani le dissero che erano passati di là solo per salutarla, e subito proseguirono, ancora più tristi, il viaggio verso Màrino. Scopersero che laggiù le cose non andavano bene. Le brighe per la fattoria crescevano ogni giorno, l'intendente e i contadini raddoppiavano le pretese, gli arnesi appena comprati non erano ben tenuti, il bestiame cresceva stento. Il povero Nikolaj Kirsanov non sapeva come cavarsela e il fratello Pavel cercava invano di escogitare qualcosa per aiutarlo.
Anche Basarov tentava di dare qualche buon consiglio.
Intanto Arkadi, annoiato dalla vita monotona di Màrino, era tornato con un pretesto alla tenuta di Nikolskoie, da Anna e Katia..., vi era stato accolto con grandi effusioni e non si era più mosso.
I giorni passavano e Basarov, per non pensare ad Anna Odintsov, lavorava ostinato e cupo. Talvolta egli s'intratteneva a chiacchierare con Fenicka, con la quale si incontrava spesso la mattina presto, in giardino, perché erano i soli abitanti di Màrino ad alzarsi all'alba. Fenicka non lo temeva: vedeva che Basarov era un dottore eccellente e un uomo semplice, al quale si potevano chiedere liberamente consigli e medicine per il piccolo Mitia, il figlio di Nikolaj, che cresceva bello e robusto.
Fenicka era simpatica al giovane medico, tanto che egli si mutava in viso quando discorreva con lei, prendendo un'espressione serena e affettuosamente amichevole.
Una mattina essi si trovarono per caso nel capanno in giardino: parlarono un poco e Basarov, facendosi galante, offrì alla fanciulla una rosa..., poi, col pretesto di odorarla insieme con lei, la baciò fugacemente sulle labbra. Mentre Fenicka cercava di resistere debolmente, ecco che una tosse secca risonò dietro i cespugli. Comparve Pavel Kirsanov, che guardò i giovani con una certa maligna tristezza, poi se ne andò. Subito Fenicka si alzò e usci dal capanno, mormorando a Basarov...
"Avete fatto peccato a e nel suo sussurro si sentiva un rimprovero sincero".
Quando Pavel rientrò in casa per la colazione, Nikolaj gli chiese se stesse bene, tanto il viso del fratello era abbuiato.
"Tu lo sai, io a volte soffro di travaso di bile"... gli rispose Pavel tranquillamente.
Un paio d'ore dopo, però, egli bussava all'uscio della stanza di Basarov, e gli proponeva di battersi a duello per motivi di onore. Questi motivi egli non lì spiegò, ma Basarov, rimuginando tra sé, ritenne che l'anziano gentiluomo non volesse soltanto vendicare suo fratello Nikolaj: probabilmente Pavel stesso era innamorato di Fenicka. Certo la cosa riusciva incomprensibile a Basarov..., d'altronde non c'era altra spiegazione. Accettò pertanto il duello.

* * *

Il mattino era fresco e limpido e tutta la campagna era lucente e profumata. Alle cinque i due avversari si trovarono di fronte, mentre un servo dei Kirsanov fungeva da padrino.
Pavel sparò per primo e fallì il bersaglio..., Basarov allora avanzò di un passo e senza neppure mirare premette il grilletto. Pavel vacillò leggermente e un rivoletto di sangue cominciò a scorrergli lungo la coscia.
La ferita, per quanto superficiale, mise fine al duello e subito Basarov si apprestò a medicare la gamba dell'avversario.
Intanto, spinto da un'intuizione confusa, era apparso Nikolaj..., si spaventò moltissimo quando vide il fratello a terra ferito e chiese che cosa fosse successo. Pavel gli spiegò con indifferenza che lui e Basarov si erano messi a discutere di cose senza importanza ma, avendo trasceso a parole, erano stati costretti a battersi.
Un'ora dopo Pavel era già a letto con la gamba bendata a regola d'arte. Tutta la casa era in subbuglio: Fenicka si senti male, Nikolaj si torceva disperato le mani, mentre Pavel rideva e scherzava, soprattutto con Basarov. Durante la notte però la ferita gli diede un po' di febbre: Nikolaj, che vegliava accanto al letto, vide gli occhi del fratello spalancarsi, mentre egli sussurrava...
"Non è vero, Nikolaj, che in Fenicka c'è qualcosa della mia principessa?".
Nikolaj non rispose nulla, ma fra sé si stupì della vitalità dei vecchi sentimenti nel fratello, non immaginando però che Pavel, per una lieve somiglianza, avesse riposta tanto affetto in Fenicka. Il giorno dopo, Basarov andò a congedarsi dal ferito, che l'accolse sorridendo e gli strinse la mano. Non riuscì invece a salutare Fenicka, la quale, sconvolta dall'accaduto, lo evitava di proposito.
Era già lontano, quando a una svolta della strada vide per l'ultima volta la fattoria dei Kirsanov: sputò a terra e borbottò...
"Maledetti signorotti!"...
Basarov era partito da qualche giorno, quando Pavel ebbe un colloquio con Fenicka: dolcemente egli le chiese se per caso amasse il giovane medico. La fanciulla, piangendo e arrossendo, rispose che tutto il suo cuore era pieno di un affetto senza limiti per il suo benefattore Nikolaj: senza di lui e senza il piccolo Mitia, la sua vita le sarebbe sembrata inutile. Ella considerava un peccato ben piccolo il bacio che Basarov le aveva strappato, una cosa da nulla. A queste parole sincere e rassicuranti, Pavel le afferrò la mano e la supplicò di non abbandonare mai il suo caro fratello Nikolaj. "Niente vi è di più tremendo al mondo - le disse - dell'amare e non essere amato!"...
Fenicka lo guardava stupita: mai egli aveva avuto con lei un tono così dolce e disperato.
Per fortuna in quel momento apparve nella stanza Nikolaj col piccolo Mitia in braccio. Fenicka si slanciò verso di lui e nascose la testa sulla sua spalla..., poi, rossa ed emozionata, prese il bambino e scappò via, lasciando soli i due fratelli. Nikolaj guardò Pavel, quasi a chiedergli una spiegazione. Non si aspettava certo che il fratello lo esortasse con veemenza a sposare Fenicka.
Nikolaj si meravigliò di quella richiesta, perché proprio per non dare ombra al suo aristocratico e sprezzante fratello, non aveva ancora fatto il suo dovere verso Fenicka e suo figlio. E ora era Pavel stesso a chiederglielo!

* * *

Intanto Arkadi, che si trovava sempre ospite a Nikolskoie, aveva capito di amare Katia, e si era affrettato a chiedere alla fanciulla di sposarlo.
A Nikolskoie e a Màrino si stavano preparando così due matrimoni, quello tra Arkadi e Katia e quello tra Nikolaj e Fenicka, quando un messaggero, arrivò trafelato da Anna Odintsov, recando la notizia che Basarov, tornato a casa, si era infettato sezionando un cadavere e si trovava in pericolo di vita: desiderava vederla. Subito la Odintsov partì per la casetta di Basarov, accompagnata da un medico tedesco. Ma ormai era troppo tardi: il giovane era già in agonia. Anna fu accolta dai genitori di Basarov come un angelo: le presero la mano, gliela baciarono, bagnandola di lacrime disperate. Poi venne lasciata sola con il morente, come ella aveva chiesto. Basarov era terreo in volto. Chiese ad Anna di baciarlo in fronte e la guardò per un attimo, con angoscia disperata, poi si abbandonò sul letto.
Basarov verso sera cadde in deliquio e il giorno seguente morì.


UNA PAGINA

"Ella gettò uno sguardo a Basarov... e si fermò presso l'uscio, a tal punto la colpì quel viso infiammato, e al tempo stesso cadaverico, dagli occhi torbidi fissati su di lei... Anna Serghéievna Odintsov involontariamente rabbrividì: - Non è nulla, non mettetevi in apprensione - mormorò il malato - sedete là... Non accostatevi a me: il mio è un male contagioso.
Anna Serghéievna rapidamente attraversò la stanza e sedette su una poltrona, accanto al divano sul quale giaceva Basarov.
- Generosa! - egli sussurrò. - Oh, quanto vicina, e come giovane, fresca, pura... in questa sordida stanza! Orsù, addio! Vivete a lungo, ciò è meglio di tutto e approfittate, finché è tempo. Guardate che laido spettacolo: un vermiciattolo semischiacciato, e ancor si distende. E pensava pure: - Farò un mucchio di cose, non morrò, macché! C'è un compito e io sono un gigante! - E adesso tutto il compito del gigante è : come morir decorosamente, sebbene a nessuno importi di ciò... Fa lo stesso: non starà a scodinzolare. Basarov tacque e prese a cercar con la mano il suo bicchiere. Anna Serghéievna gli diede da bere senza togliersi i guanti e respirando con timore.
- Voi mi dimenticherete, - riprese egli, - il morto non è compagno al vivo. Mio padre vi dirà: "Ecco qual uomo la Russia perde... "Sono baie, ma non disingannate il vecchio... E siate affettuosa anche con mia madre. Ché di gente come loro, nel vostro gran mondo, non se ne trova a cercarla in pieno giorno... Io, necessario alla Russia... No, si vede che non son necessario. E chi è necessario? Il calzolaio è necessario, il sarto... aspettate, io m'ingarbuglio... Qui c'è un bosco...
Basarov si. mise una mano sulla fronte.
Anna Serghéievna si chinò verso di lui.
- Jevgheni Vassilic, io son qui...
Egli di colpo levò via la mano e si sollevò.
- Addio, - proferì con subitanea forza, e gli occhi brillarono d'un ultimo splendore. - Addio... Ascoltate... Io non vi baciai mica allora... Soffiate sulla lampada morente, e ch'essa si spenga...
Anna Serghéievna posò le labbra sulla sua fronte.
- E basta! - egli proferì, e si abbandonò sul guanciale. - Adesso... il buio...".


COMMENTO ALLA PAGINA

In questa pagina finale del romanzo, Ivan Turgenev coglie, con mano potente, gli ultimi aneliti del suo eroe Basarov.
Nessun velo romantico rende poetico questo "momento della verità"..., perfino la donna amata dal morente è poco commossa e gli porge le labbra e il bicchiere, con il segreto terrore di restare contagiata.
L'arte nuova di Turgenev si rivela anche in questi particolari, che sembrano a prima vista aridi e spiacevoli.
Non c'è nessuna solennità religiosa nella scena, invano si cerca un tormento amoroso nella protagonista femminile o una frase a effetto sulle labbra del morente.
Ma sulla meschinità dello sfondo si staglia ancor di più l'anima indomita di un uomo che ironizza su se stesso anche in punto di morte.
Egli non sente paura né rincrescimento e neppure pietà, ma rimane lucido e amaro sino alla fine.
Nella pagina che ho riportato, lo stile è di una particolare semplicità senza ombra di retorica, soprattutto nelle frasi scandite da Basarov, quasi a sfidare la vita che gli sta sfuggendo..., uno stile che riesce a delineare perfettamente l'angoscia di una mente acuta e spregiudicata, che sta per smarrirsi nella morte.


VALORE DELL'OPERA


PADRI E FIGLI, considerato il libro più alto di Ivan Turgenev, fu pubblicato nel 1861 e suscitò in Russia un'ondata di polemiche.
Il protagonista del romanzo, Basarov, è il primo "nichilista", cioè il primo vero rivoluzionario russo: questo nome "nichilista" fu poi largamente usato da cospiratori e da terroristi e divenne tristemente famoso, ma senza che Turgenev ne fosse colpevole.
Il suo personaggio, infatti, è un radicale negatore di tutti i valori cari ai "padri", ma solo in linea teorica.
Egli è si un carattere rude e autoritario, sprezzante, ma è anche volitivo, ricco di energie interiori e di forza morale, immune soprattutto da ogni meschinità e da ogni menzogna: un uomo vivo e reale, insomma, anche se ai "padri" russi dispiacque la sua durezza versa i genitori, e se i "figli" non seppero perdonargli la sua debolezza nelle cose d'amore.
Da ciò le polemiche aspre e ingiuste, che rattristarono profondamente lo scrittore, sconsigliandogli perfino di tornare in Russia.
Il fatto è che Turgenev aveva voluto variare uno schema tradizionale nella letteratura russa, rifiutandosi di idealizzare il personaggio maggiore del romanzo, cogliendolo invece nella vita, obiettivamente.
La sua generazione non afferrò il valore sociale del romanzo, che riproduceva l'atmosfera e i problemi russi del tempo, nella ricerca di rimedi nuovi e originali.
"Padri e figli" ha inoltre meriti più propriamente artistici.
I personaggi sono tutti mirabilmente delineati, come si conviene ad uno scrittore per eccellenza psicologo e intimista.


VEDI ANCHE . . .
  
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SUSANNA AL BAGNO (Susanna at the bath) - Théodore Chassériau

     
SUSANNA AL BAGNO (1839)
Théodore Chassériau (1819 - 1856)
Pittore francese
Museo del Louvre - PARIGI
Olio su tela cm. 255 x 196
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Pixel 1770 x 2500 - Mb 1,83


La scena si svolge nei pressi di un bosco come testimonia la presenza di alcuni tronchi di alberi dalla corteccia screziata come quelle delle betulle..
A fianco degli alberi, nascosti da un rialzo del terreno, due figure canute osservano con interessata attenzione la donna seminuda che è di fronte a loro (...e neanche io chiuderei gli occhi): sono i secchioni che spiano, non visti, il bagno della casta Susanna.
Illuminata da una luce laterale proveniente da destra e che lascia l'impronta della sua ombra sul terreno dalla parte opposta.
Susanna risalta nell'atmosfera buia, prenotturna quasi, della scena.
Degli abiti che portava le resta ancora un velo che non nasconde il suo corpo armonioso e alcuni monili come il grande bracciale che le cinge il braccio sinistro, il sofisticato orecchino e gli elementi dorati che ornano le sue lunghe bionde chiome dalla parte terminale del velo.
Più che l'ardita mossa dei vecchi, colpisce l'atteggiamento malinconico della giovane donna, ignara di essere osservata e quindi libera di esprimere interamente il suo stato d'animo, avendo pienamente coscienza di quel che le manca.

Firmata e datata - Théodore Chassériau 1839 -, la tela fu presentata dall'artista al Salon di quell'anno.
Con la stessa opera, che fu donata al Museo del Louvre nel 1844 dalla compagna dell'artista, Chassériau partecipò anche all'Esposizione Universale del 1855.
Poco dopo la morte prematura dell'artista, suo fratello scrisse la seguente lettera proponendo allo Stato, che tuttavia rifiutò, l'acquisto della SUSANNA E I VECCHIONI e la DÉFENSE DES GAULES...

"Sarà per la sua famiglia una grande consolazione vedere ammettere al Louvre due grandi quadri, che, durante la vita di mio fratello, sono stati apprezzati dai giudici più illuminati e anche dal pubblico".


VEDI ANCHE ...

La vita di THEODORE CHASSERIAU


THEODORE CHASSERIAU - Pittore francese

     


Théodore Chassériau
Santo Domingo 1819 - Parigi 1856


La vita di Théodore Chassériau, nato a Santo Domingo nel 1819 da genitori francesi e spentosi a Parigi nel 1856, a soli 37 anni, ha un aspetto commovente e tragico insieme.

Se ne avvide Gustave Moreau, suo grande ammiratore, quando disse che Théodore Chassériau era stato un "pittore così poco conosciuto, così poco guastato durante la sua vita e tuttavia così degno della nostra ammirazione e del nostro rispetto".
Talento precoce, a dodici anni Théodore, con la famiglia a Parigi dal 1822, frequentava l'atelier di Ingres col quale soggiorna poi a Roma (1834 - 1839).

Nel 1836 espone per la prima volta al Salon ottenendo una medaglia di terza classe.
Nel 1837 viaggia in Belgio e in Olanda e, nel 1840, torna a Roma dove viene accolto da Ingres al quale il giovane rimprovera la sua chiusura di fronte alle idee moderne che andavano affermandosi grazie alla pittura di Delacroix.
Conclusa nel 1843 la decorazione della cappella di Santa Maria Egiziaca in Saint-Merri a Parigi, Théodore Chassériau ottiene la medaglia di seconda classe al Salon del '44.
Nel 1846 riceve commissioni d'ogni genere alle quali il suo ingegno versatile risponde sempre al meglio: numerose le richieste di decorazioni di chiese e palazzi fra le quali rientra quella (distrutta nel 1871) per lo scalone della Corte dei Conti, completata nel 1848.
Nel 1852 il Ministero dell'Interno gli commissiona la decorazione dell'abside di Saint-Philippe-du-Roule, terminata nel 1855; contemporaneamente il pittore lavora nella cappella dei fonti battesimali di San Rocco.

Théodore Chassériau partecipa all'Esposizione Universale del 1855 con varie tele fra cui la DÉFENSE DES GAULES PAR VERCINGÉTORIX e SUSANNA E I VECCHIONI, che il fratello tentò senza successo di donare al Louvre poco dopo la morte dell'artista.


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SUSANNA AL BAGNO (1839) Théodore Chassériau


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