venerdì 25 settembre 2009

RUGGERO GRIECO

Vi sono militanti rivoluzionari la cui bio­grafia ad un certo momento si identifica to­talmente con il movimento operaio alla cui causa tutto hanno dedicato e sacrificato. Fra questi, in modo eminente, Ruggero Grieco la cui vita, come ha scritto Giorgio Amendola, …”si confonde, senza interruzione, con la storia del movimento operaio italiano, del quale, per quarant'anni, nel lungo arco di tempo che va dalla prima guerra mondiale alla caduta del fascismo, alla fondazione della Repubblica ed alle battaglie per la trasfor­mazione democratica e socialista del paese, egli è stato uno dei massimi protagonisti”.
Una vita esemplare è stata quella di Ruggero Grieco, una vita che lo ha visto, attra­verso un lungo e duro travaglio politico e intellettuale passare dalla prima romantica e volontaristica ribellione - che ha contrad­distinto l'adesione di tanti giovani alla causa e al movimento delle classi oppresse, - ad una coerente e consapevole visione della fun­zione storica della classe operaia, del compi­to nazionale che le compete per risolvere, avanzando verso il socialismo, i problemi di fondo del paese, di tutta la società nazionale. Nel secondo dopoguerra si è venuta affer­mando una immagine di Ruggero Grieco no­tevolmente parziale che ha messo in evidenza soprattutto la sua figura di combattente “per il riscatto dei contadini”, ponendo l'accento sul ruolo primario da lui svolto dopo la Li­berazione, ma trascurando quello più impor­tante di fondatore e di dirigente del Partito comunista. In questa maniera si è però pri­vilegiata una immagine parziale di un rivolu­zionario professionale che pure ha inciso pro­fondamente sulla natura e sugli indirizzi del movimento operaio italiano e del Partito co­munista portando alla loro azione politica un contributo personale e originale di primo piano.

Nato a Foggia il 19 agosto 1893, Ruggero Grieco aderì giovanissimo al movimento socialista, dopo una prima esperienza democratica e mazziniana, aderendo per tutto il primo periodo della sua carriera politica, per reazione all'opportunismo rinunciatario del socialismo tradizionale, alle posizioni estre­miste della “sinistra meridionale” che si venne costituendo attorno al circolo Carlo Marx di Napoli (alla cui fondazione egli par­tecipò nel 1914 insieme ad Amadeo Bordiga) dapprima e poi attorno al Soviet di Bordiga.

Chiamato nel 1919 al posto di segretario della segreteria nazionale del Psi, da questo posto centrale, egli diede un contributo fondamentale alla unificazione delle diverse cor­renti di ‘sinistra’ del partito che si realizzò al convegno di Imola dell'autunno 1920, che rappresentò il primo passo verso la costitu­zione del Partito comunista. A Livorno egli venne eletto nel Comitato centrale e nell'ese­cutivo del nuovo partito assumendo la re­sponsabilità dell'organizzazione. Spetta a lui il merito, nei primissimi anni di vita del par­tito, di aver saputo dare al partito una prima organizzazione nazionale da cui poi, nel gran­de dibattito del 1923-'24 che vide affermarsi la nuova linea sostenuta da Granisci (linea alla quale egli aderì non senza dolorose lace­razioni staccandosi dalle originarie posizioni bordighiane), prese l'avvio lo slancio del par­tito verso una posizione di primo piano ed egemonica in seno alla classe operaia ita­liana. Alla nuova linea egli portò il contri­buto della sua originale e diretta esperienza sui temi agrari e della questione meridionale.

Negli anni che vanno dalle leggi eccezio­nali al primo Patto di unità d'azione con i socialisti, egli partecipa attivamente, nelle condizioni eccezionali di illegalità, allo sforzo per mantenere il partito presente nel paese (svolta del '30) e per affermare la funzione dirigente della classe operaia nella lotta con­tro il fascismo. Negli anni fino al 1937, chia­mato Togliatti alla direzione dell'Internazio­nale comunista, Grieco assume la direzione del Pci prendendo una grande iniziativa uni­taria che rappresenterà la premessa per la politica di unità nazionale realizzata durante la Resistenza e nel dopoguerra. Durante la guerra è a Mosca da dove svolge, attraverso la radio, una efficace opera di propaganda contro la guerra fascista. Tornato in Italia, Grieco si impegna soprattutto con una fun­zione di primissimo piano nelle grandi batta­glie per la terra e per la rinascita del Mez­zogiorno. La morte lo ha colto, prematura­mente, a Massalombarda il 23 luglio 1955 al termine di un vibrante discorso nel quale era tornato a porre con particolare energia l'esigenza di una radicale riforma agraria per annullare gli scompensi nello sviluppo del nostro paese e per avviare la società italiana verso condizioni di esistenza più giuste, mo­derne, civili.

Il maggior contributo teorico di Grieco al movimento operaio e rivoluzionario italia­no, è offerto a proposito della “questione agraria”. Fin dalla sua prima adesione al movimento socialista egli si era attivamente impegnato nell'organizzazione delle lotte con­tadine. Ed è su questo piano che si concreta un incontro fecondo tra Grieco e Gramsci, il cui frutto più maturo sono da una parte le “Tesi sul lavoro contadino nel Mezzogiorno”…, stese da Grieco e approvate nella Conferenza meridionale comunista tenutasi clandestina­mente nei pressi di Bari nel settembre 1926, e, dall'altro, il saggio gramsciano sulla que­stione meridionale. Questo discorso pieno di promesse e di sviluppi venne brutalmente troncato dalle leggi eccezionali fasciste. Grieco lo riprese, dopo una interruzione di venti anni, nell'immediato dopoguerra, quando in­serendosi creativamente nella elaborazione dei nuovi, più avanzati indirizzi del Partito comunista e di tutta la sinistra italiana egli affermò con energia che la via della trasfor­mazione radicale della società italiana era quella segnata da Granisci, quella cioè dell’alleanzatra classe operaia e contadini, la lotta per dare una soluzione democratica, cioè rinnovatrice, alla questione meridionale e alla questione agraria. La sua instancabile attività in questo campo gli dà la fisionomia ormai consacrata di capo del movimento per la riforma agraria, con le cui battaglie, i cui sviluppi politici e organizzativi egli identifi­ca gli ultimi intensi anni della sua vita. Il punto culminante di questa sua battaglia coincise con il congresso costitutivo dell'As­sociazione dei contadini del Mezzogiorno che si tenne a Napoli i19 dicembre 1951.

“Qual­cuno di voi - disse nel suo appassionato discorso - ha detto ieri che qui è come se fosse e parlasse la vera patria. Ci vogliono dei contadini per dire cose così profonde e poetiche assieme. Si, la patria è la terra. Senza la terra non vi è patria, per nessun uomo. Voi custodite la terra dei nostri pa­dri, la amate, ne soffrite le vicende. Voi sie­te le scolte della patria. Difendete la terra, la patria, contro i suoi nemici che sono anche parassiti del lavoro. Difendete la terra dalla guerra che la insanguina e ne distrugge gli uomini e i frutti. Difendete il lavoro dalla distruzione. Non un uomo, non un soldo per la guerra. Salute a tutti gli uomini che lavo­rano su tutte le terre del mondo e lottano per la pace tra i popoli e per la propria li­bertà e la propria indipendenza! Terra, non guerra! Viva l'Associazione dei contadini me­ridionali! Viva la redenzione del Mezzogior­no, ad opera degli operai, dei contadini, dei tecnici e degli intellettuali d'avanguardia”.

Il suo contributo complessivo allo svilup­po del movimento operaio italiano è stato quindi non solo di ordine organizzativo ma anche e soprattutto politico. Egli ha portato in tutti i momenti della sua lunga lotta il rigore che gli veniva dalle prime radicali esperienze, sorrette da una comprensione sempre più profonda della realtà sociale del nostro paese, delle forze motrici fondamen­tali.
Il suo contributo originale, alla teoria e alla prassi comunista, è consistito nella elaborazione di una strategia che trovava il suo punto di forza nella alleanza rivoluzio­naria tra la classe operaia e i contadini, ma che poneva al suo centro anche il problema dei ceti medi e della loro collocazione nel contesto generale dell'avanzata delle masse lavoratrici, di tutto il popolo italiano, verso il socialismo.


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RODOLFO MORANDI

GIUSEPPE MASSARENTI - Le lotte sindacali di Molinella


* IMPOTENZA SESSUALE - Sexual impotence - Impotencia sexual - Sexuelle Impotenz - L'impuissance sexuelle - половое бессилие - 性的インポテンツ - 无力感 有性


  
IMPOTENZA SESSUALE

Raramente l'impotenza è un disturbo di natura fisiologica; spesso è riconducibile a problemi emotivi o mentali, dovuti a incomprensioni con il partner, ansia da prestazione, stress, agitazione o uno stato depressivo.
Il fumo, l'abuso di alcol e alcuni farmaci sono altri fattori che diminuiscono le prestazioni sessuali.
È molto raro che l'impotenza sia originata da malattie organiche, disturbi ormonali o medicinali. Principalmente è causata dalla paura di non essere all'altezza delle attese della partner.
Concentrarsi troppo sulla propria prestazione porta a stress e tensione, entrambi fattori deleteri per la sessualità.
Per questo i terapeuti consigliano per un po' di tempo di rinunciare all'atto sessuale in favore di dolci effusioni amorose.
Spesso l'impotenza scompare da sé, altrimenti si può stimolare la libido con mezzi naturali.
Se il disturbo persiste a lungo, rivolgetevi a uno specialista.




Durante l'eccitazione sessuale i corpi cavernosi del pene si riempiono di sangue e diventano turgidi, dando così luogo all'erezione.
Questo processo fisico non è influenzabile coscientemente.
Stress e ansia da prestazione disturbano la complessa relazione tra psiche e corpo.



IMPOTENZA

Che fare?

Cercate di evitare lo stress e l'ansia da prestazione, anche nei rapporti sessuali.
Le coppie che parlano apertamente dei loro problemi sessuali facilitano la soluzione di un eventuale problema di impotenza.
Applicazioni naturali prevengono questo disturbo e stimolano la libido.


Erbe e spezie afrodisiache

La natura offre una vasta gamma di piante afrodisiache stimolanti per la sessualità.
Hanno queste caratteristiche, per esempio, basilico, peperoncino, cardamomo, coriandolo, levistico, noce moscata, garofano, prezzemolo, pepe, pimento, rosmarino e cannella, tutti ingredienti che possono essere utilizzati più spesso in cucina.


Favorire l'irrorazione sanguigna


Per assicurare un ottimale afflusso di sangue al pene è necessario evitare sostanze quali fumo, alcol, eccesso di grassi, che sono notoriamente vasocostrittori.
Movimento e alcune regole dietetiche favoriscono la circolazione sanguigna.
Anche le applicazioni con l'acqua secondo Kneipp stimolano l'irrorazione.



Tempo di tenerezza

Prendetevi tempo per l'amore.
Chi, nella vita di coppia, lascia spazio alle coccole, alla tenerezza e alle effusioni amorose non considererà una catastrofe l'eventuale impotenza.
È importante parlare e scherzare, anche nella sessualità.
Così facendo i partner si conoscono meglio e non hanno paura di fallire.



CONSIGLIO UTILE

A volte l'impotenza è causata da mancanza di zinco, di cui sono ricchi ostriche, germe di grano e lenticchie. Potete assumere anche preparati di zinco.



AFRODISIACI NATURALI

Secondo gli antichi Romani la cipolla è l’afrodisiaco per eccellenza. Cotta insieme a pinoli e crescione stimola l’appetito sessuale e combatte l’impotenza. Anche le radici di prezzemolo e l’aglio aumentano il desiderio sessuale. Pasti troppo pesanti invece favoriscono il sonno



PIANTE OFFICINALI


Ginseng

Versate 1/41 d'acqua bollente su 1 cucchiaino di radice di ginseng tritata ed essiccata, lasciate in infusione 10 minuti, poi filtrate.
Bevetene 1 tazza 3 volte al giorno.
Il ginseng è stimolante e risveglia la vitalità.
Lo potete trovare anche sotto forma di tonico.



Iperico

Uno stato d'animo depresso blocca la sessualità.
Contro la depressione è d'aiuto l’iperico.
Assumetene, dopo aver letto il foglietto illustrativo, gocce, pastiglie o estratto.
Massaggi alle cosce e alla pancia con l'olio essenziale stimolano 1'irrorazione sanguigna.



APPLICAZIONI CON L’ACQUA


Getto d’acqua secondo Kneipp

La fuoriuscita del getto d'acqua deve provenire da un tubo del diametro di 2 cm.
Iniziate dirigendo il getto sul piede destro, poi passate dalla parte anteriore della gamba ai glutei.
Qui fate scorrere per un po'1'acqua. Poi ritornate al piede passando dalla parte posteriore della gamba e terminando sul tallone.
Procedete allo stesso modo con la gamba sinistra.


Doccia alternata

In caso di stanchezza e disturbi circolatori è ottima una doccia con acqua calda e fredda alternate.
Terminate sempre con l'acqua fredda.



OLI ESSENZIALI

Sin dai tempi più antichi, profumi e aromi erano usati per stimolare sensazioni e sentimenti.
Hanno un effetto stimolante le essenze di rosa, legno di sandalo, arancio, coriandolo, gelsomino e ylang-ylang.
Versatene qualche goccia nel diffusore per gli aromi, pura o diluita.
Potete anche aggiungere l'essenza a un olio per massaggi e massaggiare la schiena.



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MEDEA E GIASONE (Jason and Medea) - Gustave MOREAU


MEDEA E GIASONE (1865)
Gustave MOREAU (1826-1898)
Pittore francese del XIX secolo
MUSEO D'ORSAY a Parigi
Tela cm. 204 x 155


In uno scenario irreale che ricorda i fondali rocciosi di Leonardo, due figure sostano in un atteggiamento vittorioso, circondate da apparizioni strane.
Sono Medea e Giasone e la loro posa è ripresa da un particolare delle "Nozze di Alessandro e Rossana" del Sodoma (Roma, Farnesina) che Moreau aveva copiato ad acquerello nel 1857.
Alle loro spalle s'intravede uno specchio d'acqua e la coda del drago che Medea ha addormentato perché Giasone potesse sottrargli il vello d'oro.
Questo è innalzato su una colonna ornata da cammei e pietre preziose e circondata da un cartiglio con alcuni versi in latino tratti dalle "Metamorfosi" di Ovidio.
L'opera appartiene alla giovinezza di Moreau, ancora diviso fra l'amore per Chasseriau, l'esibizione della propria cultura iconografica e la straordinaria capacità di dare all'immagine un tono fantastico e ultrasensibile che sarà la componente precipua del suo stile a venire.
L'artista si serve della realtà per trasfigurarla nelle sue visioni..., così, se ci si avvicina, Medea e Giasone spariscono nella miriade di oggetti, animali e cose che li circondano.
Si resta avvinti da una farfalla o da un uccello strano, dal bagliore di una pietra preziosa, dai fiori di elleboro che coprono i fianchi di Medea: sono un simbolo di morte, eppure il pittore li dipinge come se fossero fragili e lucenti pendagli di un lampadario in vetro di Murano.
Chi è il vero protagonista del quadro?
Giasone che calpesta l'aquila morente che si volge verso la punta della lancia conficcata nell'ala?
O l'ammaliante Medea il cui braccio è cinto da una serpe che simboleggia la sua natura di maga?
O sono questi animali, questi oggetti che il pittore analizza nei dettagli più nascosti e nel loro valore di apparizione irreale e fantastica?

Firmata e datata in basso a destra "Gustave Moreau 1865", l'opera fu eseguita dal pittore per il Salon del 1865: essa suscitò nella critica un giudizio parziale e venne addirittura stroncata dal Bürger.
Presentata all'Esposizione Universale del 1900, la tela fu regalata da Théodore Reinach nel 1908 al Museo del Lussemburgo da dove passò al Louvre e, dopo la sua recente creazione, al Museo d'Orsay.
Il pittore lavorava già alla tela nel 1863 perché nel suo archivio personale si conserva una lettera indirizzatagli da Destouches per segnalargli i versi di Ovidio che Gustave Moreau riportò poi nel cartiglio.


Il libretto italiano di Gustave Moreau


Oltre al viaggio del 1857, Moreau era già stato in Italia giovanissimo con alcuni parenti nell'estate del 1841.
È possibile seguire l'itinerario compiuto dall'artista in quel soggiorno grazie ad un taccuino, conservato nell'archivio Gustave Moreau, che il padre Louis aveva donato al figlio perché durante il viaggio vi si esercitasse a disegnare.
Louis Moreau, che teneva molto alla formazione umanistica di Gustave, premise al taccuino la seguente dedica...

"Affido a Gustave un album di 45 fogli.
Ognuno di essi dovrà accogliere almeno uno scritto.
Inoltre, Gustave dovrà riportare la traduzione di 60 pagine dei Commentari di Cesare.
Conto su di lui affinché traduca pagine diverse da quelle già tradotte durante l'anno.
Dovrà esercitarsi ogni giorno in aritmetica, facendo una delle quattro operazioni.
Parigi, 20 luglio 1841, Louis Moreau".



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GUSTAVE MOREAU (1826 - 1898) - Vita e opere


ERCOLE e ONFALE (1856 circa) - Gustave Moreau


L'APPARIZIONE (the appearance) Gustave MOREAU


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