sabato 25 settembre 2010

Masolino da Panicale - Pittore fiorentino del Quattrocento

    
Resurrezione di Tabita (1426-1427)
Chiesa del Carmine a Firenze


PITTURA DEL QUATTROCENTO

Il secolo XIV è soggiogato dall'opera di Giotto, che sembra il propugnatore dell'arte classica del Rinascimento..., nei primi decenni del secolo successivo, alcuni ritardatari lavorano a Pisa, Lucca e Siena, e l'affresco continua a divulgarsi da Firenze per tutta l'Italia.
L'uso dei quadri d'altare e da cavalletto, in cui s'usufruisce del luminoso procedimento ad olio scoperto dai Van Eyck, non diminuisce l'importanza religiosa e civile della grande arte popolare.
Dal medesimo ceppo hanno origine le due tendenze quattrocentistiche: l'una, per mezzo di Masaccio, del Ghirlandaio e del Perugino, arriva all'ideale estetico di Raffaello, e l'altra, piú oggettiva e piú tentata dalla singolare indipendenza degli ingegni, per mezzo del Lippi, del Botticelli e dello spregiudicato Signorelli, arriva alle creazioni di Michelangelo.
Un indirizzo naturalistico prepara il meraviglioso risveglio, ed alcuni artisti intermedi, da Gherardo Starnina a Gentile da Fabriano, spiegano la formazione di vari toscani e dello stesso Pisanello, nato nel 1337.
I soggetti sono spesso subordinati all'esigenza dei problemi tecnici..., i calcoli prospettici, gli studi anatomici e la ricerca del carattere imperano, ma nel crepuscolo degli idealisti l'Angelico ritorna alle visioni celesti, e gli umbri insegnano di nuovo a colorire con toni smaglianti.


LA SCUOLA FIORENTINA: Masolino da Panicale

Di Tommaso di Cristoforo Fini, detto MASOLINO DA PANICALE, ho trovato la prima notizia risalente al 1418, e l'ultima dodici anni dopo..., egli, peraltro, è sopravvissuto alla seconda data.
La "Assunzione della Vergine" (Napoli, Museo Nazionale) non utilizza piú ricordi gotici nella sana fermezza realistica com'è modellata la Madonna, ma nella mandorla, frecciante di serafini e canora d'altri ordini angelici.
Al giovane non si sottrae al gusto che domina ancora.
La "Fondazione di Santa Maria Maggiore" del medesimo museo dà a papa Liberio i tratti di Martino V (1417-31)..., il pontefice disegna sulla neve la pianta della chiesa, mentre in un'aureola appare la Vergine con il Cristo..., il quadro certifica, dunque, il primo soggiorno a Roma di Masolino.
Il quale affresca nella Collegiata e nel Battistero di Castiglione d'Olona ("Battesimo di Gesú"..., "Banchetto d'Erode" , ecc.) con iridi di colori puri e con un goticismo calligrafico in cui si alimenta lo spirito del novatore.
I fatti di "Santa Caterina" (Roma, S. Clemente), assai guasti, comprovano il vigoroso tentativo d'introdurre nella vita reale le astrazioni della leggenda.
I dottori della "Disputa" sono variati con profondità fisionomica, e la "Decollazione" riunisce l'impeto dinamico dello sgherro con il candore della martire, la quale si piega come un giglio nell'uragano.
La pienezza costruttiva e la facilità episodica della "Crocifissione", disposta sopra uno sfondo di monti lontani, che innalza le tre croci nell'aria libera, è un frutto precoce del nuovo stile, dove si ravvisano i molteplici andamenti in "Santa Caterina e l'imperatore idolatra", meglio che non nel forzato "Martirio", dove si mette conto di considerare lo sforzo del sicario, che preme invano sul manubrio della ruota, e lo smarrimento del vecchio che gli sta dietro.
Qua e là sembra che i gesti della scultura fiorentina si associno alle dirette consultazioni del vero..., ma dove il maestro emerge è nella "Cappella Brancacci" (Firenze, Carmine)...., qui egli presente e quasi teme Masaccio.
Nei "Progenitori" cerca l'anima di due statue, e tanto nella "Guarigione del paralitico" quanto nella "Resurrezione di Tabita" l'agiografo, che non rifiuta le risorse del novellatore, merita d'anticipare i tempi e di annunziare la plasticità e la gagliardia psicologica di un genio.



BASSVILLIANA - Vincenzo Monti

   
    

 
BASSVILLIANA

Vincenzo Monti, più che nelle liriche, si trovò a suo agio nel poemetto narrativo, che domanda meno impeto e offre più espedienti.
Tocco, in ordine cronologico, dei più significativi componimenti del genere..., incominciando dalla Bassvilliana.

Ugo Bassville (più esattamente de Bassville), segretario di legazione a Napoli, era venuto a Roma per diffondervi le idee rivoluzionarie.
La plebe lo trucidò, nel gennaio del 1793: e solo la protezione del pontefice impedì che fossero uccisi la moglie e il figlio.
Vincenzo Monti era amico dell'agitatore e anche per questo fu opportuno che egli, a sviare i sospetti, scrivesse il poema contro la rivoluzione francese.
Immagina però, con un pensiero gentile e cristiano, che il Bassville muoia perdonato da Dio.
Ma, guidato da un angelo, dovrà per penitenza vedere coi propri occhi: delitti e le enormità di quella rivoluzione, della quale egli era stato uno dei promotori.
Nell'intenzione dell'autore, il poema avrebbe dovuto seguire via via il gigantesco avvenimento, essere come la cronistoria poetica della Rivoluzione; cantata da uno spirito ostile e religioso..., e avrebbe dovuto comparire un canto ogni mese.
Ma l'opera non andò oltre il quarto canto.

I due spiriti assistono alle stragi di Marsiglia e alle empietà di Avignone.
Quindi arrivano a Parigi, circondata da figure allegoriche: il Pianto, la Cura, la Follia, la Fame, la Discordia, la Guerra, l'Ateismo.
Qui sono spettatori del supplizio di Luigi XVI: tratto sul patibolo da quattro famosi regicidi della storia di Francia.
L'ombra di Ugo s'inginocchia all'anima del suo re, e gli chiede perdono, e le narra di sé, della sua morte, della potenza invitta della Chiesa.
Il re perdona, e sale in cielo.
Ombre sinistre vorrebbero - se un Cherubino non lo impedisse - bere nel sangue del suppliziato.
Tra quelle ombre sono il Voltaire, il Diderot, l'Elvezio, il Rousseau, il D'Alembert, creduto autore del "Systeme de la Nature", il libro dell'ateismo.
Con la minacciata vendetta di Dio, e la resistenza che alla Francia si apparecchiano ad opporre le nazioni europee: l'Inghilterra, la Spagna, il Piemonte, si arresta il racconto.

Le terzine della Bassvilliana parvero dantesche: anzi il poeta fu chiamato Dante ingentilito..., certo la Bassvilliana ha potenza di immagini, magnificenza di suoni..., e passi oratoriamente eloquenti, come quello che celebra la maestà di Roma cattolica di fronte alla Rivoluzione.


VEDI ANCHE . . .

MASCHERONIANA - Vincenzo Monti

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martedì 21 settembre 2010

FRANCESCO TOMADINI - Filantropico cristiano (Philanthropic Christian)

   
 FRANCESCO TOMADINI (1782-1862)


Ingiustamente poco conosciuto dai friulani che dovrebbero vedere in lui, nel secolo di San Giovanni Bosco, un tipico modello di filantropia cristiana, in una Udine ottocentesca, priva di servizi assistenziali e colpita da una miseria non frequente.

Di famiglia mediocre, fattosi sacerdote sentì una spinta evangelica di carità soprattutto verso gli orfani che dovevano essere numerosi particolarmente dopo le due epidemie di colera del 1836 e del 1855.

Sacrificò tutta la sua vita e anche le sue sostanze in un'ininterrotta opera di assistenza ai ragazzi rimasti senza famiglia.

Dotato di una sconcertante fiducia nella bontà degli uomini, da solo si decise a far nascere quella Casa degli Orfanelli, nel 1856, che divenne poi l'Istituto Tomadini, fino a qualche anno fa esistente nell'omonima via, laterale di via Treppo e oggi ricostruito modernamente in via Martignacco.

Francesco Tomadini non lasciò scritti né alcun'altra testimonianza di sé se non un testamento che è autentico capolavoro di carità evangelica.

Ma la sua opera, a favore dei minori diseredati di Udine, incontrò, in quell'ottocento anticlericale e in quel Friuli devastato dalle dominazioni napoleonica, austriaca, ancora napoleonica e poi asburgica, il pieno favore delle famiglie udinesi sia nobili che popolari.

La sua opera infaticabile e per certi versi di un coraggio sconcertante, interessò anche le amministrazioni pubbliche: fu perfino insignito della Croce di Cavaliere da parte del rappresentante del R.I. dell'autorità austriaca.

Zorutti, alla sua morte, ne compianse la scomparsa come di un cittadino di altissime qualità e tutta la cittadinanza udinese, con una partecipazione rara, lo accompagnò al cimitero di San Vito con un lunghissimo corteo.


VEDI ANCHE . . . .




























* LES ALYSCAMPS (1888) - Paul Gauguin

    
Paul Gauguin 




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lunedì 20 settembre 2010

IL VANGELO e gli evangelisti

       
PREMESSA STORICO-GEOGRAFICA

LA PALESTINA, PAESE DI GESÙ 
        


Sebbene la missione di Gesù trascenda, per il suo carattere universale,i termini storici e geografici entro i quali si è svolta, tuttavia sarà utile, anche per una migliore intelligenza delle pagine evangeliche, conoscere, sia pur per brevi cenni, la terra in cui egli visse e le genti tra le quali operò: poichè egli non si estraniò dal suo ambiente, anzi a questo informò le consuetudini della sua vita quotidiana, da questo prese gli spunti e il modo del suo insegnamento.
Il paese di Gesù, detto con denominazione greco-ebraica Palestina, è costituito dalla parte sud-ovest della Siria e, nei suoi confini naturali, è limitato a nord in gran parte dalla catena del Libano, a sud dall'Arabia Petrea, a est dal Deserto Siriaco, a ovest dal Mediterraneo. La sua lunghezza è di circa 280 km..., la larghezza media di circa 100..., la superficie di circa 28000 Km quadrati, quasi quanto il nostro Piemonte: piccolo paese, invero, ma, di una, importanza.storica e spirituale incommensurabile.
La Palestina, è un territorio montuoso, diviso da, nord a sud in due parti dall'unico fiume importante, il Giordano, la cui valle è fiancheggiata da alture che partono dalle cime del Libano, dirette verso sud. Il Giordano nasce dal Monte Hermon (2759 m.)..., verso la metà del suo corso forma il Lago di Genezareth o Tiberiade, che si trova a 208 metri sotto il livello del Mediterraneo, quindi scende tortuoso per una vasta depressione e finisce nel Mar Morto, il famoso lago salato, a 394 metri sotto il livello del Mediterraneo, che deve il suo nome alla completa assenza di vita animale e vegetale sulle sue sponde.
Le regioni ad est del Giordano, quali la Perea, la Decapoli, la Batanea, la Traconitide, ecc., abitate da genti pagane, tranne la Perea, la cui popolazione era prevalentemente israelita, non facevano parte integrale del paese di Gesù vero e proprio, pur gravitando su questo, ed avevano scarsa importanza..., moltissima ne avevano, invece, le regioni ad ovest del fiume: la Galilea, a settentrione, la Samària, al centro, la Giudea, a mezzogiorno.
La Galilea era un paese, mirabile per bellezze naturali, fertilissimo, ricco e vario di flora e fauna, con una popolazione forte, laboriosa, che si addensava specialmente nelle graziose cittadine o villaggi disposti a corona del ridente e pescoso lago di Genezareth, o più lungi, fra le alture: Betsaida, Cafarnao, Chorazin, che ebbero il privilegio della ripetuta presenza di Gesù..., Magdala, Tiberiade..., e, nella parte collinosa, Cana, Naim..., infine, signoreggiante tutti quei villaggi, Nazareth in una, conca di smeraldo: la città di Gesù fanciullo.

La Samària, meno bella della Galilea, assai più della Giudea, fertile, con ampie valli, e pianure aperte verso il mare e il Giordano, era abitata da una popolazione numerosa, originatasi, nei tempi antichi, dalla mescolanza di Ebrei e di colonizzatori provenienti dalla Babilonia. La gente samaritana, era odiatissima dai giudei, perchè professava una religione mista di ebraisimo e paganesimo.
La Giudea, arida e pietrosa, era il centro religioso, politico e culturale del mondo ebraico. Nella sua capitale, Gerusalemme, era l'unico Santuario della Nazione, il Tempio fastoso e immenso, cui più volte all'anno affluivano migliaia di fedeli; intorno a questo si riunivano le supreme autorità religiose e il fiore dei sacerdoti, dei dotti; intorno a questo pullulavano e fermentavano le sette ed i partiti che dividevano il popolo d'Israele.
Il Tempio copriva una superficie di 144.000 metri quadrati e consisteva in una vasta riunione di fabbricati, al centro dei quali era il tempio vero e proprio, il Sancta Sanctorum; una cerchia di mura lo cingeva. Costruito interamente di marmo bianco e ricoperto di pesanti piastre d'oro in ogni parte, appariva, da lungi, come una montagna candida di neve, sfavillante di rosse luci. Oltre al Santuario della Nazione, in Gerusalemme, vi erano nelle città e nei villaggi della Giudea, come di tutta la Palestina, le sinagoghe; ma queste erano semplici luoghi di riunione, a carattere laico, per le letture bibliche e la, preghiera in comune.
Al servizio del Tempio erano addetti: i Leviti, serventi dei Sacerdoti; i Sacerdoti, divisi in ventiquattro classi, con un capo o princeps; il Sommo Sacerdote o Pontefice. Quest'ultimo presiedeva, inoltre, il supremo tribunale ebraico, Gran Sinedrio, di cui facevano parte: i Principi dei Sacerdoti, gli Scribi, interpreti della Legge, gli Anziani, scelti fra le persone più ragguardevoli.
Le sette e i partiti che, come abbiamo detto, dividevano il popolo d'Israele, comprendevano: i Sadducei, negatori della Provvidenza e dell'immortalità dell'anima; bramosi di ricchezze e di onori, accettavano la dominazione straniera e sostenevano il partito degli Erodiani, fautori di Erode; i Farisei, ipocriti e superbi, osservanti scrupolosi della Legge e delle tradizioni ad litteram, non secondo lo spirito; avevano come naturali alleati, gli Scribi, che della Legge erano gli interpreti cavillosi e gelosi.
La Palestina, dopo varie e secolari vicende, che non occorre enumerare qui, ai tempi di Cesare e Pompeo divenne tributaria di Roma (63 a.C.: presa di Gerusalemme), ed ebbe come governatore Antipatro Idumeo. A questi. successe, nel 40 a.C., il figlio Erode, col titolo di re dei Giudei, per concessione di Cesare Ottaviano. Alla sua morte (750 di Roma), la Palestina fu divisa fra i suoi tre figli che assunsero il titolo di etnarchi o capi della nazione: Archelao governò la Samària, la Giudea e, a sud di questa, l'Idumea; Erode Antipa ebbe la Galilea e la Perea; Filippo, i paesi a nord-est del Giordano. Nell'anno 6o d.C., Archelao fu destituito e sostituito da un procuratore romano che, dal 26 al 36, fu Pilato.


IL VANGELO E GLI EVANGELISTI

I Vangeli non vogliono essere opere d'arte letteraria, sono bensì impareggiabile capolavoro di spiritualità, ma sono anche opera di poesia..., perché la loro divina semplicità parla direttamente al cuore, e spesso supera la poesia raffinata dei più grandi poeti.

Vangelo, dal greco Evanghélion, significa "buona novella", cioè messaggio di bene recato da Gesù agli uomini bramosi di giustizia, d'amore e di pace ed indica, anche il libro, o meglio i libri, che contengono questa lieta novella, quindi con essa Gesù annunziò agli uomini che tutti potranno salvarsi, che per tutti è aperto il regno dei cieli.
Quattro sono i libri evangelici e quattro ne sono gli autori: Matteo, Marco, Luca, Giovanni.
Nessuno dei quattro libri contiene tutta la vita e tutto l'insegnamento di Gesù: molte altre cose furono fatte e dette dal Salvatore, "le quali - ben dice San Giovanni (XXI, 25) - se si scrivessero ad una ad una, neppure il mondo intero potrebbe contenere i libri che sarebbero da scriverne".
Gli evangelisti, con criteri diversi, e a seconda delle comunità cristiane cui inizialmente ciascun libretto è dedicato, raccolgono in brevi pagine le principali verità riguardanti Gesù Cristo e il suo insegnamento, e tutti, pur discordando nei particolari, concordano nella sostanza; cosicchè i quattro libretti vengono a costituire non "i Vangeli", ma "il Vangelo".

Il valore storico di questi è inconfutabile, perchè furono scritti tra il 40 e il 100 d.C. da contemporanei di Gesù e dei suoi discepoli; che furono quindi in grado di riferire per diretta conoscenza (o quasi).
I Vangeli furono stesi originariamente in greco, lingua assai diffusa, allora, in Palestina e in tutti i paesi del Mediterraneo; tranne il Vangelo di S. Matteo scritto in aramaico, lingua del gruppo semitico, come l'ebraico, e parlata comunemente in Palestina, fin dal quinto secolo a.C...., questo ben presto fu tradotto in greco, forse dall'autore stesso.

Matteo, dopo aver esercitato l'ufficio di pubblicano, cioè esattore delle tasse per conto dei Romani, fa veduto da Gesù e invitato a seguirlo, e divenne uno dei dodici Apostoli.
Scrisse il suo Vangelo verso il 50 d.C., indirizzandolo agli Ebrei, con il fine di persuaderli che Gesù era il Messia annunziato dai Profeti.

Marco fu segretario dell'apostolo Pietro e, intorno al 54, scrisse il secondo Vangelo, rivolgendosi ai Romani, per dimostrare loro che il Cristo è Figlio di Dio.

Luca, autore del terzo Vangelo, fu medico, e dotato di buona cultura letteraria e scientifica; divenuto discepolo e compagno di S. Paolo, scrisse il suo libro nel 60 d.C circa, dedicandolo a un illustre personaggio del mondo greco-romano, Teofilo; la sua opera, che attinge alle testimonianze dei primi discepoli, è la più completa biografia del Maestro ed ha lo scopo di dimostrare che Cristo è il Salvatore di tutta l'umanità.

I Vangeli di Marco, Matteo e Luca si dicono "sinottici" (dalla parola greca 'sinopsi'..., 'sinossi'), perché essi sono così simili, da potersi leggere insieme, abbracciandoli con uno stesso colpo d'occhio.

L'ultimo a scrivere, fra il 90 e il 100 d.C, fu Giovanni, l'apostolo, il discepolo prediletto di Gesù; il suo Vangelo è detto, per antonomasia, spirituale, perchè la dottrina vi è esposta con maggior elevatezza che negli altri; suo scopo è di dimostrare la divinità di Gesù, negata dai Gnostici, eretici.

L'angelo, simbolo dell'evangelista Matteo



 Il leone, simbolo dell'evangelista Marco


Il bue, simbolo dell'evangelista Luca


L'aquila, simbolo dell'evangelista Giovanni


IL LATINO DEI VANGELI

La versione latina dei libri evangelici, come di tutti gli altri del Vecchio, e del Nuovo Testamento, è la cosidetta Volgata (da "vulgus"; popolo, massa), di cui è considerato autore o revisore il santo vescovo dalmata Girolamo,
vissuto fra il 3° e 4° secolo d.C...., è in uso presso la Chiesa Romana fin dal sesto secolo ed è l'unica riconosciuta autentica.

E' scritta in una lingua semplice, chiara, aderente alla parlata del popolo, e pur nobilmente espressiva; ma, per il tempo in cui fu compiuta e i fini cui era diretta, si allontana notevolmente dai modelli dell'età aurea della lingua e della letteratura romana; forse perchè il traduttore non intese minimamente di fare un lavoro di classicità.
Non pochi usi e forme sfuggono a quei modelli, ma sono tutti, o quasi, immediatamente comprensibili da chi sappia un po' di latino.


domenica 19 settembre 2010

I NEMICI DI MUSSOLINI - Charles F. Delzell

  

I NEMICI DI MUSSOLINI
Charles F. Delzell
Einaudi Editore



Alla letteratura storiografica sul fascismo e la lotta antifascista, letteratura che per me è tuttora in via di elaborazione ed alla quale hanno dato finora il loro contributo le opere di Chabod, Alatri, Zangrandi, Salvatorelli e Mira, De Felice ecc., oltre le varie raccolte di "lezioni" e testimonianze, si è aggiunto (anche se il titolo non mi sembra il più adatto..., perchè non di nemici di Mussolini si tratta ma di nemici del fascismo) quest'opera di Charles F. Delzell, pubblicata da Einaudi), che, dal delitto Matteotti alla Resistenza, mette particolarmente in luce i fatti e gli uomini dell'antifascismo italiano.

Il libro è di uno studioso americano che, arrivato in Italia, con l'esercito americano, nel 1943, ebbe occasione di avvicinare capi notevoli dell'antifascismo e da essi attingere testimonianze sul ventennio.

Scrisse Luigi Longo che la Resistenza italiana deve considerarsi nata col fascismo stesso..., inizia, quindi la storia dell'antifascismo dal delitto Matteotti (quando si portò su piú larga base l'opposizione, fino ad allora limitata al campo socialista e comunista)..., coglie un momento cruciale e propulsivo dell'opposizione antifascista: il colpo di Stato del gennaio 1925 apriva la via alla fase piú acuta di quel fosco periodo della storia d'Italia, caratterizzata dall'imperversare del Tribunale speciale e dalla soppressione d'ogni libertà..., quindi l'emigrazione antifascista e, nel tempo stesso, l'attività clandestina in Italia del Partito Comunista (non esattamente, quindi, a mio avviso, il Delzell definisce "isolamento" dei comunisti questa loro particolare combattività, che si manifestò prima e dopo dell'epoca del Fronte Popolare).

Emergono da queste pagine le grandi figure dell'antifascismo, l'eroismo degli oscuri, la tenacia e l'audacia dei propagandisti, il sacrificio degli attentatori, il contributo eroico alla guerra in difesa della libertà della Spagna, la resistenza armata nella guerra di liberazione.

Attraverso questo libro, che offre un ricchissimo materiale informativo, emerge, almeno nelle sue linee essenziali, un quadro vivo degli sforzi compiuti dalla parte più avanzata del popolo italiano per la riconquista della libertà. 
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PROSPERO ANTONINI - Storico e patriota italiano (Historical and Italian patriot)

    

PROSPERO ANTONINI (Udine 1809 - Firenze 1884)


Tra gli antenati contava un combattente nella guerra di Gradisca (1616), un fondatore dell'Accademia udinese degli Sventati (1606), un membro del governo provvisorio di Napoleone (1797) e il primo podestà di Udine durante il Regno Italico (1807 - 1810): Francesco Prospero.

Prospero Antonini, forse nato a S. Vito al Tagliamento o forse a Udine, non ho trovato un riscontro certo, dopo gli studi giuridici a Padova, entrò nel clima nazionalista che era di moda nel rigore del dominio austriaco, pur lavorando tranquillo fino al 1848, quando si rivelò promotore della rivolta di Udine.

Dopo la capitolazione si recò a Firenze, a Roma e con una scomunica sulle spalle visse poi in Svizzera, ritornando in Friuli, ad Alturis per un certo periodo, dedicandosi a studi storici locali, con un volume edito da Vallardi su "Il Friuli Orientale", scritto nel 1865 e che ripubblicò a Venezia nel 1873 con un'ampia revisione di tutto il materiale e il titolo: "Del Friuli" ed in particolare dei trattati da cui ebbe origine la dualità politica di questa regione.

E questa pubblicazione restò a lungo un testo fondamentale per la storia locale: ma troppe erano le interpretazioni in chiave nazionalistica per essere privo di critiche, di accuse e di denunce.

C'è, e con indubbio valore, un'abbondante documentazione e una notevole ricchezza di fonti.

Appassionatamente dedito alla causa italiana, divenne senatore del regno e si trasferì a Firenze, capitale d'Italia.

Ritornò in Friuli per qualche tempo, nella sua villa oppure ospite di nobili amici.

Con la sua morte a Firenze, si estinse anche il suo casato, che lascia a Udine, da secoli, i segni di una presenza gentilizia soprattutto legata ai bellissimi palazzi del centro storico. 


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TRANQUILLO MARANGONI (Incisore friulano)

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GIOVANNI BATTISTA CAVEDALIS (Ingegnere ferroviario)

GIULIO ANDREA PIRONA (Vocabolario Friulano)  

TEOBALDO CICONI - Poeta, commediografo drammatico e autore teatrale

FRANCESCO DI MANZANO - Storiografo e pittore friulano

VINCENZO JOPPI (Medico e bibliotecario italiano)

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CATERINA PERCOTO - Scrittrice di novelle e racconti in lingua friulana)

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* CATERINA PERCOTO - Scrittrice di novelle e racconti in lingua friulana (Writer in Friulian)

   




JACOPO TOMADINI - Sacerdote musicista (Priest musician)

    

JACOPO TOMADINI - Un sacerdote musicista
(Cividale del Friuli, 24.08.1820 - 21 gennaio 1883)



Nel suo tempo, fu il friulano più conosciuto in Europa: le sue composizioni musicali per molti decenni dell'Ottocento furono eseguite in tutte le chiese cattoliche.

Nato a Cividale del Friuli, da modestissima famiglia, ordinato sacerdote e divenuto canonico del duomo della sua città natale, dovette superare mode e pregiudizi locali per affermarsi come innovatore della musica religiosa, che il suo maestro e poi compagno d'arte, G.B. Candotti, gli aveva dato possibilità di coltivare e creare.

I due musicisti vissero a lungo insieme, rifiutando incarichi di prestigio: all'organista Tomadini, già notissimo per le sue composizioni, fu offerta la tastiera di Nótre Dame di Parigi, la cappella di S. Marco di Venezia e del Duomo di Milano.

Con l'amico preferì rimanere a Cividale, arrivando soltanto a Udine come insegnante in seminario di canto oppure direttore di accademie musicali.

Nel 1852, cinque composizioni del Tomadini vinsero un primo premio a Nancy e nel 1854 un secondo premio per una Messa a tre voci.

Francesco Liszt, nel 1864, espresse ammirazioni per l'oratorio "La Resurrezione di Cristo", primo premio al concorso musicale di Firenze.

Al di là della sua vastissima produzione musicale - oltre trecento opere conosciute e documentate - il Tomadini rimane, nell'Ottocento italiano un protagonista della riforma della musica sacra.

Conosciutissimo negli ambienti musicali, in venticinque anni di attività ebbe contatti con i migliori compositori d'Italia, a Firenze, Milano, Roma.

Promotore di convegni nazionali a Venezia nel 1874, a Firenze nel 1875, a Bologna nel 1876, a Bergamo nel 1877, fu tra i firmatari della fondazione dell'Accademia di Santa Cecilia.

Scrisse musica fino a poche ore dalla morte: resta, in Friuli, "il Maestro".


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martedì 14 settembre 2010

CCSVI - La liberazione dalla sclerosi multipla

       

L'APPELLO DI MARIO

          
Salve amici bloggers e lettori di passaggio,
con questo post, oggi ritorno in esclusiva per Mario, un recente amico virtuale che desidera divulgare la sua esperienza personale, affinchè possa esser di aiuto a chi, come lui, si trova nelle stesse condizioni.
Se la scorsa volta, nonostante gli sforzi virtuali di noi bloggers, non si riuscì ad ottenere niente, adesso, che ci sono speranze concrete, mi sembra giusto aiutare Mario a dare la massima diffusione al suo accorato discorso.
Quello che segue, pertanto, è un post che lui stesso ha scritto per un altro sito.
Al termine, troverete la sua mail, in modo che chi avesse bisogno può rivolgersi direttamente a lui, senza passare tramite me: in certe situazioni prima si fa, meglio è.
Buona lettura e buona fortuna.


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CCSVI - La liberazione dalla sclerosi multipla

Chronic Cerebrospinal Venous Insufficiency


E' proprio questo il significato di CCSVI, ovvero un acronimo che dà la speranza a milioni di persone in tutto il mondo.
Insufficienza venosa cronica cerebrale, è questa, come viene definita in America, la ''big idea''.
Come molti miei amici su questo sito sapranno, sono affetto dal 2003 da una patologia particolarmente insidiosa ed altamente invalidante , con la quale si può sicuramente sopravvivere e che non cagiona solitamente la morte, ma rende difficile la qualità della vita....Sclerosi Multipla.
Il solo nome fa rabbrividire i più, me compreso quando, a seguito di un ricovero, mi fu diagnosticata. Impatto emotivo abbastanza forte, vi assicuro però, che da quel momento anche il modo di vedere le cose è profondamente cambiato.
Terapie per la SM praticamente nulle o palliative. Fortunatamente il tipo di progressione che mi ha colpito non è stato di quelli fulminei e repentini, tanto che, fino ad oggi, conduco per lo più una vita normale.
Ho fatto 4 anni di terapia a base di Interferone, che vi assicuro essere un farmaco potentissimo, senza il benchè minimo vantaggio, fino a quando su internet nel 2008 con studi effettuati successivamente nel 2009, un chirurgo vascolare Italiano ebbe la big idea.
Paolo Zamboni è questo il nome di colui che sta donando la speranza a tutti noi..
Prof.chirurgo vascolare c/o l'università di Ferrara, coadiuvato dal Dott. Fabrizio Salvi, neurologo c/o l'ospedale Bellaria di Bologna.


Cos'è la CCSVI

Zamboni su studi effettuati inizialmente sulla moglie, affetta anch'essa da tale patologia, si accorse che da un esame ecocolordoppler, qualcosa non funzionava a dovere nella circolazione venosa della consorte, e da qui iniziò, insieme al Dott. Salvi, uno studio più approfondito della questione.
I due praticamente si accorsero che, nei pazienti affetti da sclerosi multipla, erano presenti delle stenosi, ossia dei restringimenti, a carico delle vene extracraniche giugulari ed a carico di una vena extravertebrale chiamata azygos, che provocherebbero una stasi del sangue a livello soprattutto celebrale, con conseguente accumulo di ferro nell'encefalo e conseguentemente infiammazione cronica celebrale e midollare scaturente nelle famose placche.
L'accumulo di ferro, si verrebbe a formare proprio dalla stessa composizione del sangue, ed in particolare dei globuli rossi, dove la cellula è formata proprio di ferro.
Nel 2009 iniziò la prima sperimentazione, dove vennero sottoposti ad ecocolordoppler 65 pazienti affetti da SM con risultati a dir poco sorprendenti :
100 % dei pazienti presentavano la CCSVI.
Naturalmente vennero controllate anche persone non affette da SM, dove i problemi riscontrati sono stati pari a zero o poco più...

La notizia ebbe un'eco internazionale, soprattutto tra i chirurghi vascolari di tutto il mondo, i quali decisero di inserire per la prima volta nel 2009 la CCSVI, nel novero delle malformazioni venose congenite e le ricerche si trasferirono ed allargarono a macchia d'olio, sia in Canada che in America, tutte con risultati strabilianti.
A questi pazienti venne dunque praticato l'intervanto di ''liberazione'', termine usato da noi sclerati, ossia un intervento di angioplastica dilatativa, che per la prima volta andava ad interessare le vene e non le arterie. Ed è proprio in questo campo che la situazione non sta riuscendo a decollare, in quanto si deve riuscire ad intervenire in posti dove non si era mai intervenuti in precedenza.
In pratica l'intervanto consiste nel praticare una puntura endovenosa, alla vena femorale dell'inguine sinistro e da qui tramite un caterere, fatto navigare da un radiologo interventista, arrivare nei punti che presentano restringimenti e, gonfiando un palloncino, riportare la vena alla sua apertura naturale, così da permettere nuovamente al sangue, di riprendere il suo percorso.
Le testimonianze di chi ha già eseguito in fase di sperimentazione la ''liberazione'', sono emozionanti, nel senso che già da subito dopo l'intervento la quasi totalità ha avuto delle regressioni della malattia con conseguente e visivo miglioramento della qualità della vita.
A tutto questo si potrebbe poi aggiungere una bella terapia chelante, ossia di rimozione dei metalli pesanti dall'organismo, quali: alluminio, ferro, mercurio e piombo strettamente anch'essi correlati alla CCSVI.
Personalmente io già da Aprile ho abbandonato tutte le terapie a base di interferone, per seguire solamente la terapia chelante ed aspettare l'intervento che spero di fare o questo mese o il prossimo.
Ho già fatto un ecocolordoppler dove anche a me è stata diagnosticata la CCSVI alla giugulare destra e tramite analisi alle urine ho scoperto di avere valori di metalli pesanti nell'organismo, per quasi cinque volte superiori al consentito, e da qui, ho iniziato la terapia chelante che intanto mi permette di smaltirli.


CONSIDERAZIONI PERSONALI

Spero sinceramente che questo mese i comitati etici della sanità diano l'ok per iniziare gli interventi di angioplastica e che ancora non ci siano ostruzionismi vari.
Dico ciò con una nota di polemica, perchè a mio vedere non è stata data la giusta pubblicità alla scoperta, tranne qualche servizio su vari Tg e su Medicina 33, non ho visto null'altro.
Vi dico solamente che una scatola di interferone che facevo io, adeguatamente fornitami dall' A.S.L. , per un mese di terapia, costa 1700 Euro...moltiplicate per i pazienti affetti da SM nel mondo e vedrete che cifra ne uscirà fuori.
A parte che questa teoria sovvertirebbe completamente anche la definizione medica di SM, che è stata sempre giudicata come una malattia autoimmunitaria dell'organismo.
In questo modo non sarebbe altro che un problema di ''interruzione idraulica'' e basta, che si risolverebbe solo con una semplice angioplastica. 



INFORMAZIONI UTILI E CENTRI SPECIALIZZATI

Ormai quasi in ogni regione fortunatamente esiste o sta sorgendo un centro per la CCSVI comunque qui di seguito i più importanti :


* Uno Associazione nazionale CCSVI - Onlus di Bologna con la Presidenza affidata a Nicoletta Mantovani, moglie di Pavarotti, anch'essa malata di SM
http://www.ccsvi-sm.org/

* Due Centro ''Il Bene'' c/o l'ospedale Bellaria di Bologna
http://ilbene.assisla.it/HOME.htm


* Tre Fondazione ''Smuovilavita Onlus '' di Vicenza
http://www.smuovilavita.it/

* Quattro basta aprire facebook e cercare CCSVI e vi si apre il mondo così come numerosissimi video su youtube...tanto per darvene uno, vi do questo di un convegno sulla CCSVI dove sono presenti sia Zamboni che Salvi
http://www.youtube.com/watch?v=9nIVaSRt8eE


Spero veramente di esservi stato utile e di non avervi annoiato.
Scusate di cuore, ma non sono un medico, per cui non mi è venuto assolutamente facile esprimermi in determinati termini e neanche affrontare l'argomento, per quanto oramai penso di saperne veramente tanto.
Vi chiedo solo una grandissima cortesia che è quella di divulgare l'argomento con parenti ed amici, oramai la SM è purtroppo ovunque e sono sicuro che ciascuno di voi conoscerà qualcuno che ne è affetto. 



PER QUALSIASI CHIARIMENTO NON ESITATE A CONTATTARMI

Vi lascio solo esprimendo un mio grosso desiderio che sono sicuro diventerà realtà, ovvero quello di poter raccontare un giorno ai miei figli :
''Ero malato di Sclerosi Multipla''.


LA MIA EMAIL è 
 


Gazie Mario. 
Auguri a te e a tutti quelli che leggeranno e avranno bisogno.

NB - Post di ONDAMAGIS 


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LE ORIGINI DEL CRISTIANESIMO (The origins of Christianity)

   

Le origini del cristianesimo


Il cristianesimo nacque e si diffuse originariamente negli ambienti sociali inferiori e sfruttati, in mezzo al popolo “sofferente e afflitto”, conquistando come proseliti gli uomini di condizione libera rovinati e sul punto di perdere la loro libertà, i piccoli artigiani, i proletari e gli schiavi.

Le masse popolari dell'impero romano, asservite, oppresse e ridotte alla miseria, avevano cercato dapprima, nel II e nel I secolo a.C., una via d'uscita nella lotta aperta, nella ribellione. Ma il fallimento di tutti i tentativi di rivolta aveva dimostrato che ogni forma di resistenza alla schiacciante potenza romana era senza speranza. Perciò negli strati inferiori della società era nata e si era largamente diffusa l'attesa di un « salvatore celeste » che liberasse dai mali e dai dolori della terra.

Questa speranza si era manifestata con forza particolare nella Giudea e nell'Asia Minore, dove numerose erano le colonie ebraiche, dove nel I secolo si era sperato fortemente nella salvezza che doveva venire dal « re dei giudei », il messia, inviato da Dio. Del resto la popolazione autoctona dell'Asia Minore aveva anche dedicato culti molto diffusi alle proprie divinità salvatrici o redentrici: ricorderemo, per esempio, quello di Ermete Trimegisto (tre volte grande), lo antico dio greco dell'allevamento e dell'agricoltura, che si riteneva dovesse venire a salvare i suoi fedeli. Un altro culto popolare era quello del dio frigio Sabazios, antica divinità agricola analoga al Dioniso greco, nel quale si vedeva un salvatore. Nelle province orientali dell'impero, si era vista apparire una moltitudine di profeti fanatici che attiravano gran numero di seguaci e fondavano le loro sette predicendo la venuta di un “salvatore”. Una di queste sette giudaiche fu l'embrione del cristianesimo.

L'opera più antica della letteratura cristiana che noi possediamo è l'Apocalisse di Giovanni (68 o 69). Il suo autore era uno dei profeti della venuta del messia (in greco: Christos), un certo Giovanni, originario dell'isola di Patmos. Egli si indirizza ai membri delle sette chiese (comunità) d'Asia Minore, che attendono la venuta del Cristo, ma che egli chiama ebrei e non ancora cristiani.

Nella sua apocalisse, Giovanni racconta con un tono appassionato le visioni nelle quali gli era stato rivelato che la “fine del mondo” era prossima, e che il Cristo, l’“agnello di Dio“, si accingeva a procedere al “giudizio finale” del mondo peccatore. La punizione doveva abbattersi prima di tutto su Babilonia, la “grande prostituta”, seduta su una bestia dalle sette teste e che faceva la guerra ai “santi”, cioè ai credenti; per la prostituta bisogna intendere Roma, e le sette teste del mostro sono gli imperatori fino allora succedutisi. Cristo, alla testa dell'esercito dei giusti, precipiterà la bestia e tutti i suoi seguaci nella fornace della gehenna, poi creerà un nuovo cielo e una nuova terra e edificherà la nuova Gerusalemme. Allora tutti i giusti resusciteranno alla vita eterna, e avrà inizio il felice regno del Cristo che non avrà mai fine. Nell'Apocalisse di Giovanni vibra ancora un accento guerriero, la passione ancora calda della lotta.

La “Buona novella” (euanghelion in greco) del prossimo avvento del Salvatore venne diffusa da una moltitudine di emigranti, di pellegrini e di propagandisti (apostoli) e accolta con gioia da tutti gli “oppressi e gli afflitti”, gli schiavi e poveri delle città, e, in particolare, le donne. Semplice setta ebraica all'inizio, il movimento non tardò ad assumere un carattere largamente popolare, dapprima nelle province orientali dove era dominante la lingua greca (Asia Minore, Siria, Egitto) poi nelle province occidentali (Africa romana).

All'inizio del II secolo, si vide apparire una vasta letteratura orale e scritta: sermoni, epistole, rivelazioni che le chiese si scambiavano tra di loro, opere infarcite di favole, di miti e di leggende di ogni sorta. Fu allora che si formò, nel primo terzo del II secolo, e che si diffuse fra i credenti in Cristo (i “cristiani” come cominciavano a chiamarsi) il mito secondo il quale Cristo, il “re dei cieli”, era già venuto sulla terra, sotto la forma di un uomo di umile condizione, e sotto il nome di Gesù di Nazareth, un piccolo villaggio della Palestina, e aveva sofferto personalmente tutti i mali e tutte le sofferenze della povera gente. Su questo tema furono composti numerosi Vangeli, quattro dei quali divennero successivamente i più accettati e i più diffusi (quelli secondo Marco, secondo Matteo, secondo Luca e secondo Giovanni).

I Vangeli raccontano che Gesù sarebbe nato ai tempi di Augusto nella famiglia di un falegname della Galilea, Giuseppe di Nazareth, dalla sposa di questo falegname, la “vergine Maria” e dallo “Spirito Santo”. Gesù visse oscuramente per circa trent'anni poi si mise a profetizzare e a far miracoli. Egli guariva e resuscitava i morti, adunava intorno a sé folle di povera gente alla quale predicava l'umiltà e la dolcezza. Intorno a lui si formò un gruppo di fedeli discepoli che lo accompagnavano nelle sue peregrinazioni. I preti di Gerusalemme e i rappresentanti dell'autorità romana lo consideravano come un fazioso e il sinedrio lo condannò a morire sulla croce. Ponzio Pilato, il procuratore romano della Giudea, confermò la condanna del sinedrio e Gesù venne crocefisso, ma risuscitò dopo tre giorni e fu, quindi, il primo uomo a vincere la morte. Dopo esser rimasto per qualche tempo fra i suoi fedeli Gesù ascese in cielo, avendo promesso che sarebbe tornato presto sulla terra per giudicare i vivi e i morti e per stabilire il suo regno eterno.

Le chiese primitive che vivevano nell'attesa del ritorno del Cristo e della prossima “fine del mondo” erano organizzate su principi che possiamo dire comunistici. Alla testa delle comunità stavano gli anziani (presbiteri o preti) assistiti dai “diaconi”; anche i più poveri tra gli uomini liberi e gli schiavi potevano essere preti. I cristiani diffidavano dei ricchi e dicevano che “è più facile che un cammello passi per la cruna di un ago che un ricco entri nel regno dei cieli”. I ricchi erano quindi ammessi nella chiesa solo a condizione che distribuissero volontariamente i loro beni ai poveri, membri della comunità cristiana.

Nei primi tempi i cristiani tenevano abitualmente le loro riunioni segrete nei cimiteri (a Roma nelle necropoli sotterranee, le catacombe). Queste assemblee erano consacrate alla lettura delle epistole e dei Vangeli, poi uno degli assistenti, entrato in estasi (carisma: discesa dello Spirito Santo), gridava parole edificanti e profezie. I proseliti erano ammessi nella chiesa dopo che l'acqua del “battesimo” li aveva lavati da tutti i loro peccati precedenti, e la riunione si concludeva con una modesta agape notturna di pane e di vino.

Fin dall'inizio la nuova religione cristiana insegnò la rassegnazione. Il carattere passivo delle chiese primitive doveva forzatamente condurre allo snaturamento dei caratteri originari del cristianesimo che cessò di essere una religione di lavoratori, di sfruttati, di indigenti e di schiavi, per divenire una religione come tutte le altre. Il tempo passava e il Cristo non tornava per compiere la sua missione. L'attesa messianica si andò indebolendo mentre si veniva modificando anche la composizione sociale delle chiese. Al fianco dei poveri cominciarono ad entrarvi anche i ricchi che, naturalmente, spingevano i poveri in secondo piano. Questi ricchi colmavano le comunità dei loro doni: personaggi di alto lignaggio divennero i patroni di intere chiese cristiane (per esempio la grande famiglia patrizia dei Metelli, e Marcia, la favorita dell'imperatore Commodo).

Nel corso del II secolo, questa evoluzione andò accentuandosi e all'inizio del III secolo il carattere delle chiese cristiane aveva subìto una radicale trasformazione. Certe chiese erano divenute detentrici di considerevoli proprietà, di tesori e di grosse somme di denaro. Essere prete di una chiesa del genere era quindi divenuto un affare lucroso. Nei sermoni cominciò a sentirsi una nota nuova: vi si diceva che gli schiavi dovevano essere sottomessi ai padroni, perché ogni potere viene da Dio. Si videro apparire alti dignitari, i vescovi, che avevano la sorveglianza delle chiese di interi distretti, dipendenti dal capoluogo di regione (metropoli), che divenne residenza di questa suprema autorità religiosa.
Senza l'ordinazione (imposizione delle mani) dei vescovi, i ministri del culto eletti dalle comunità (chierici) non potevano ormai più esercitare la loro funzione, amministrare il battesimo e presiedere le preghiere comuni. I vescovi delle grandi città orientali, Alessandria e Antiochia, e successivamente quelli di Roma, cominciarono a godere di un'autorità del tutto particolare. Si moltiplicarono i riti presi in prestito dalle altre religioni. Il battesimo e la comunione si trasformarono in “misteri” simili a quelli praticati dagli adoratori di Cibele e di Adone; il mitraismo fornì la base della leggenda della nascita del Cristo in una grotta. La volgarizzazione delle dottrine degli stoici e, in particolare, quella di Seneca (il “padrino del cristianesimo” secondo Engels) consentì di costituire un sistema di morale cristiana che poggiava sui principi di umiltà e di pazienza. Filone l'ebreo, scrittore alessandrino dell'inizio del I secolo, definito da Engels il “padre del cristianesimo”, tentò di sincretizzare il giudaismo e la filosofia greca. Egli fu l'ispiratore della dottrina cristiana, apparsa nel II secolo, del “verbo” (logos), degli angeli quali intermediari tra Dio e gli uomini, dello “spirito immondo”, ecc.

Nel III secolo i vescovi cominciarono a riunirsi in sinodi, per decidere quali proposizioni e quali dottrine dovevano essere universalmente riconosciute e obbligatorie, quali altre invece conveniva condannare e respingere. Così dell'abbondante letteratura cristiana primitiva furono riconosciuti come canonici (dal greco canone che vuol dire regola) solo i quattro Vangeli ricordati sopra, gli Atti degli Apostoli, le 21 epistole degli apostoli e l'Apocalisse di Giovanni. Gli altri scritti vennero considerati come apocrifi e ne venne interdetta l'utilizzazione. Più in generale vennero dichiarati errori perniciosi (eresie) tutte le deviazioni dalla vera dottrina (ortodossia). Gli eretici dovevano essere puniti: isolati dalla comunione dei fedeli o addirittura colpiti da anatema (maledizione).

Il risultato di questa attività dei vescovi e dei sinodi fu di riunire le comunità cristiane fino ad allora isolate in una potente organizzazione diramata in tutto l'impero romano, e questa organizzazione non tardò a pesare come una potente forza sociale. Ma al suo interno si scatenò una lotta violenta e accanita tra le diverse tendenze che puntavano ad imporre a tutta la chiesa il proprio punto di vista. Molti fedeli, soprattutto fra la povera gente, rifiutavano di sottomettersi al nuovo regime autoritario imposto ai fedeli e si battevano per la restaurazione dell'antica libertà di esame. Per le loro posizioni questi oppositori venivano perseguitati, dichiarati eretici e scacciati dalla chiesa.
Una eresia che ebbe un seguito notevole fu quella dei montanisti, o discepoli di Montano, un fanatico predicatore della Frigia che per i suoi seguaci era il “Paracleto in persona” (cioè l'intermediario tra Dio e gli uomini). I montanisti non riconoscevano nessuna gerarchia ecclesiastica, nessun canone obbligatorio, nessuna liturgia prestabilita. Essi rivendicavano l'antica libertà di predicazione per chiunque si credesse visitato dallo Spirito Santo. Il montanismo si diffuse soprattutto nell'Africa romana, dove vantò tra i suoi proseliti uno dei più grandi scrittori della fine del II e dell'inizio del III secolo, il prete cartaginese Tertulliano. E' a lui che si deve la formula fanatica “credo perché è assurdo” (Credo quia absurdum). Nelle sue numerose opere Tertulliano condannava la scienza che, secondo lui, i Vangeli avevano reso inutile; egli sosteneva che l'idolatria non consisteva solo nello adorare le immagini degli dei pagani, ma che era presente in ogni forma di arte che cercasse di rappresentare la realtà terrena. Egli prescriveva un digiuno perpetuo perché Adamo era stato indotto in peccato da una mela.

L'eresia più diffusa tra i cristiani colti che conoscevano la filosofia ellenistica era lo gnosticismo (dal greco gnosis, conoscenza). Gli gnostici cercavano di conciliare la dottrina cristiana con la “saggezza pagana”. Ne risultava una bizzarra e fantastica mescolanza di pitagorismo, di platonismo e di diversi altri elementi. Gli gnostici cercavano di entrare in contatto con le “forze dell'al di là” per mezzo di operazioni magiche e dell'evocazione degli spiriti.

Nel I e nel II secolo della nostra era, il cristianesimo, tanto nella sua forma ortodossa che nelle sue manifestazioni eretiche, ispirava il più grande sospetto alle classi medie delle città, come a quasi tutti gli abitanti delle campagne e ai funzionari dell'impero. Nelle città i cristiani vennero massacrati più di una volta, dato che si attribuivano loro tutte le calamità naturali (siccità, inondazioni, cattivi raccolti, ecc.). In un gran numero di opere letterarie che si sono conservate fino ai giorni nostri (come per esempio le “Parole veridiche” di Celso, e la “Morte del pellegrino” di Luciano) il cristianesimo è criticato aspramente e denunciato come la superstizione più grossolana. Celso, in particolare, irride alla dottrina cristiana della “fine del mondo” e del giudizio finale. I cristiani consideravano come loro principali nemici i contadini (pagí), donde deriva la parola “pagano” per designare in generale gli infedeli. I sovrani e i loro governatori vedevano nei cristiani dei cattivi sudditi, che si sottraevano alle prestazioni e ai contributi e si rifiutavano di partecipare al culto degli imperatori. Già Traiano nella sua corrispondenza con Plinio, ordinava di punire i cristiani che rifiutavano apertamente di sacrificare alle immagini degli imperatori, e anche sotto Marco Aurelio si infierì contro i seguaci tanto zelanti della nuova fede. Nel II secolo, tuttavia, le persecuzioni contro i cristiani furono di breve durate e nel complesso il governo romano di questa “età illuminata” si atteneva alla tolleranza religiosa.
Il cristianesimo progrediva rapidamente e a partire dalla fine del II secolo, si affermò come una potente forza sociale che contribuì al disfacimento dell'antica concezione del mondo.


lunedì 13 settembre 2010

RITRATTO DI PRINCIPESSA ESTENSE (Portrait of Princess Este) - Antonio Pisano detto Pisanello


RITRATTO DI PRINCIPESSA ESTENSE (1433 circa)
Antonio Pisano detto Pisanello (notizie dal 1395 al 1455)
Pittore italiano
Museo del Louvre a Parigi
Tavola cm. 43 x 30


La piccola composizione presenta in primo piano il ritratto di profilo di una giovanissima donna..., i lineamenti regolari sono messi in luce dall'acconciatura alla moda che prevedeva di lasciare un'ampia porzione della fronte scoperta.

L'abito, confezionato con una pregiatissima stoffa, è molto elegante e mette in risalto il corpo sottile della giovane.

Sullo sfondo è un magnifico ritaglio di natura morta curato nei minimi particolari e di una variegata tipologia floreale che lascia intuire allusioni al carattere della fanciulla.

Pur nella certezza che si tratti del ritratto della giovane figlia del signore di una delle tante corti visitate da Pisanello, a tutt'oggi la fanciulla non è stata identificata.

Nell'Ottocento il ritratto era attribuito a Piero della Francesca e assegnato per la prima volta a Pisanello dal Venturi nel 1889 che suggerì che la donna raffigurata fosse una delle figlie di Lionello d'Este e quindi eseguito a Ferrara intorno al 1433..., nel 1958 il Longhi ha pensato potesse trattarsi del ritratto della moglie di Sigismondo Malatesta, Ginevra d'Este, morta giovanissima nel 1439, e, infine, è stato fatto anche il nome di Cecilia Gonzaga, ritratta da Pisanello in una medaglia.

Alla luce delle qualità formali del ritratto e la scelta gamma cromatica è stato ipotizzato un rapporto di Pisanello con la pittura francese coeva, in particolare è stato suggerito un contatto con i fratelli Limbourg, autori del celebre libro d'ore noto come "Les très heures du duc de Berry", conservato nel museo Condé di Chantilly.


Il dipinto già nell'Ottocento è testimoniato nella Collezione Félix Bamberg a Parigi, attribuito a Piero della Francesca.

Dopo un passaggio nella collezione dell'antiquario M.Picard nel 1893 entrò nella collezione del Louvre.


VEDI ANCHE . . .

ANTONIO PISANO detto Pisanello - Vita e opere


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