lunedì 6 settembre 2010

RERUM NOVARUM - Papa Leone XIII

  
 RERUM NOVARUM
Papa Leone XIII



PREMESSA

LA RAMANZINA DELLA COMUNE

La "Rerum Novarum" di Leone XIII, pubblicata nel testo definitivo il 15 maggio 1891, mi offrono lo spunto per alcune considerazioni sulla dottrina sociale cristiana, su quella dottrina cioè che intende offrire una soluzione specificamente cristiana ai grandi problemi politici, economici e sociali della vita umana.

Da parte cattolica è solito sostenersi che la dottrina sociale cristiana ha la sua prima fonte nel Vangelo, ma, in tutte le trattazioni, dopo i richiami d'uso ai padri della Chiesa e alla Summa di Tommaso d'Aquino, si giunge rapidamente a Leone XIII al quale risale in realtà il merito di aver fondato la dottrina sociale della Chiesa.
Fin dall'inizio del suo lungo pontificato Gioacchino Pecci affrontò in modo organico il problema della posizione che la Chiesa doveva assumere nei grandi conflitti sociali dell'epoca.
In un numero speciale dell'Osservatore Romano dedicato alla Rerum Novarum, ho letto quanto segue...
..."se la rivoluzione del 1848 rivelò bruscamente l'esistenza di una questione sociale, è solo dopo la ramanzina (sic!) della Comune di Parigi che i cattolici presentarono dei programmi. Non solo per difendere contro il socialismo le nozioni fondamentali della società borghese, ma per instaurare un ordine sociale cristiano".

L'uomo che per primo intuì la necessità di una politica della Chiesa verso le nuove classi f u il vescovo di Magonza Ketteler, che dopo la rivoluzione del 1848 si interessò attivamente alla questione sociale elaborando i princìpi di una economia cristiana fondata sulla carità. Ma f u la "grande paura" sollevata dalla Comune di Parigi che convinse la Chiesa ad entrare nel gioco con tutta la sua potenza materiale e spirituale per cercare di suscitare una diga insormontabile contro il movimento ascendente delle classi lavoratrici.
Nell'Enciclica "Quod apostolici muneris" pubblicata pochi mesi dopo la sua ascensione al pontificato, Leone XIII esponeva quelli che a suo parere dovevano essere i fondamenti di una società "giusta ed ordinata".
Prima di tutto si affrettava a condannare le "mostruose opinioni" di quanti, "presi dalla cupidigia dei beni terreni..., impugnano il diritto di proprietà stabilito per legge di natura, e con enorme attentato, dandosi l'aria di provvedere ai bisogni e di soddisfare ai desideri di tutti, si argomentano di rubare e mettere a comune quanto si acquistò, o a titolo di legittima eredità, o coll'opera del senno e della mano, o colla frugalità della vita".
Dopo la parte negativa Leone XIII passava ad elaborare quella "positiv": la Chiesa, scriveva nella citata Enciclica, "nel possesso dei beni riconosce disuguaglianza tra gli uomini... e vuole intatto ed inviolabile per tutti il diritto di proprietà e di dominio... Non lascia tuttavia per questo dimenticata la causa dei poveri... Essa gli animi dei poverelli meravigliosamente ricrea e consola, sia proponendo l'esempio di Cristo...; sia ripetendo quelle parole di lui colle quali chiama beati i poveri, ed ingiunge ad essi che s'innalzino a sperare i premi della eterna beatitudine. Or chi non vede come questa sia la più bella maniera di comporre l'antichissimo dissidio tra i poveri e i ricchi?".
Questi stessi princìpi, meglio precisati, troviamo a fondamento della "Rerum Novarum", l'Enciclica pubblicata da Leone XIII il 15 maggio 1891 che rappresenta il primo documento organico della moderna dottrina sociale della Chiesa, e sulla base della quale Pio XI, Pio XII, Giovanni XXIII, Paolo VI hanno sviluppato i princìpi sociali del cristianesimo.


OPPIO PER IL POPOLO

Con la sua Enciclica dedicata alla condizione delle classi lavoratrici, Leone XIII si preoccupava non tanto di portare una effettiva soluzione alla questione sociale, ma di affermare la Chiesa cattolica come elemento dirigente della società capitalistica borghese che si tentava da una parte di conciliare con le residue forze del feudalesimo sulle quali fino ad allora la Chiesa aveva continuato a poggiarsi, e alla quale, d'altra parte, si tentava di procurare il favore della classe operaia o almeno di quei gruppi di classe operaia egemonizzati dalla Chiesa.
Come ha scritto Giorgio Candeloro nella sua storia del movimento cattolico in Italia, "nell'ambito della società borghese la Chiesa agì da allora in poi in due direzioni, entrambe però concomitanti verso un unico obiettivo di conservazione: da un lato infatti, essa si sforzò di cementare in un sol blocco le sopravvissute forze di origine feudale e l'ala più conservatrice della borghesia, dall'altro si sforzò di fronteggiare il movimento operaio organizzando la propria base di massa in una serie di associazioni sindacali e cooperativistiche sotto la bandiera della dottrina sociale cristiana. Il movimento cattolico divenne pertanto un movimento essenzialmente borghese, non solo perchè fu diretto ormai da elementi borghesi o aristocratici imborghesiti, ma soprattutto perché, nonostante il persistente medioevalismo della sua ideologia, si propone in sostanza come fine principale la conservazione dell'esistente società capitalistica".

Ma in sostanza qual'è la dottrina sociale della Chiesa?
I suoi principali postulati quali sono stati elaborati da Leone XIII e sviluppati dai pontefici successivi, segnatamente da Pio XI, Pio XII, Giovanni XXIII e Paolo VI, (quelli che ricordo), sono i seguenti:

1 - "Il diritto di proprietà e di dominio", anche e soprattutto sui mezzi di produzione, è "stabilito per legge di natura" e come tale inviolabile.
2 - Quindi "anche nel possesso dei beni la Chiesa riconosce disuguaglianza tra gli uomini".
3 - Poiché "togliere dal mondo le disparità sociali è cosa impossibile", "si deve sopportare la condizione propria dell'umanità".
4 - Appare quindi sconcio "supporre l'una classe sociale nemica naturalmente dell'altra, quasi che i ricchi e i proletari li abbia fatti natura a lottare con duello implacabile fra loro". Scopo della dottrina sociale della Chiesa è di "ottenere che le due classi, stringendosi la mano, si riducano ad amichevole accordo".
5 - I ricchi devono adoprarsi per "migliorare" le condizioni delle "classi operaie", ma, "a fondamento inconcusso" di questo miglioramento, "deve porsi il diritto di proprietà privata".

In definitiva il nocciolo della dottrina sociale della Chiesa si può riassumere nel riconoscimento del valore permanente e incontestabile della divisione della società in classi (poveri e ricchi)..., nella considerazione del lavoratore "come soggetto umano, avente cioé i suoi bisogni che sorpassano la vita"..., nell'obbligo morale dei capitalisti di pagare ai lavoratori l'equo salario..., nella conciliazione dei contrasti di classe.

Questa dottrina, come ha acutamente notato Antonio Gramsci nei Quaderni del carcere, ha unicamente un valore "ideologico oppiaceo, tendente a mantenere determinati stati d'animo di aspettazione passiva di tipo religioso"..., il suo scopo principale è di convincere gli operai ad accettare la loro condizione, a non ribellarsi, a non combattere contro i loro sfruttatori per la trasformazione rivoluzionaria della società: essa si presenta come "oppio per il popolo".



LA LEZIONE DELLA STORIA

Questi ultimi anni non sono però passati invano nemmeno per la Chiesa.
Con la sua azione conservatrice la Chiesa ha portato un contributo non in differente al ritardo dello sviluppo della società civile.
Il risultato più doloroso per la causa della civiltà è stato la divisione che si è riusciti ad introdurre all'interno della classe operaia.
Ma l'obiettivo di fondo, quello di assoggettare in modo permanente le classi lavoratrici all'egemonia della "civiltà" capitalistico-borghese con la quale la Chiesa ha finito con l'identificarsi, si può considerare fallito.
Con estrema spregiudicatezza ed onestà, nel corso dell'ultima sessione del Concilio ecumenico Vaticano II, monsignor Eugenio D'Souza, arcivescovo di Bhopal in India (fine secolo scorso), ha riconosciuto che "la Chiesa è spesso in ritardo, come si può purtroppo constatare nel campo dei grandi temi della libertà e dell'eguaglianza..., nelle scoperte e teorie scientifiche, da Galileo a Teilhard de Chardin..., e nella lotta per l'evoluzione sociale, durante la quale, in Occidente, la Chiesa ha perduto la classe operaia".

La Chiesa, prima del 2000, sotto la spinta e per far fronte al grande movimento di liberazione dell'umanità che si ispirava al marxismo e no solo, si trovava a dover fare i conti con una realtà non sempre piacevole che le imponeva una profonda revisione delle proprie concezioni, dei propri strumenti di azione, dei propri obiettivi.
Il Concilio Vaticano II, è stata una vivente testimonianza del profondo travaglio che scosse la Chiesa fin dalle sue fondamenta, e dello sforzo positivo di comprendere la realtà e per adeguarvi fini e mezzi.

Lo Schema XIII rappresenta il punto più avanzato di questo travaglio e di questi sforzi.
La sua prospettiva è oggi quasi del tutto diversa da quella della "Rerum Novarum".
La Chiesa non si presenta più come baluardo della società e del modo di vivere capitalistico-borghese, ma opera uno sforzo per comprendere e far proprie le istanze più profonde di rinnovamento dell'umanità progressista.
Certo le resistenze sono ancora forti, certi progressi sono eccessivamente timidi, ma quel che conta è una tendenza di fondo che appare ormai irreversibile.
Nello Schema XIII la critica della società capitalistico-borghese è radicale ed investe i fondamenti stessi di questo tipo di società, e, per la prima volta, il problema della proprietà è affrontato con estrema cautela anche se non manca una certa ambiguità.
Non si indica ancora nella proprietà privata dei mezzi di produzione il maggiore ostacolò alla promozione di una effettiva giustizia sociale, ma d'altra parte non si indica più questa proprietà come il fondamento irrinunciabile della società umana.

Partita per frenare il movimento di emancipazione delle masse lavoratrici, la Chiesa si trova oggi coinvolta in maniera drammatica in questo movimento.
Nonostante tutte le apparenze, da Leone XIII a Giovanni Paolo II, tutti questi anni non sono passati inutilmente.
Vedremo il passo successivo dell'attuale Papa Benedetto XVI, che ieri, domenica 5 settembre 2010, ha aperto questa pagina.......


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3 commenti:

Convenor ha detto...

Vi prego di farmi il grande favore di aggiungere il nostro weblog umile dall'Irlanda alla vostra lista. www.catholicheritage.blogspot.com

Grazie

Convocatore
Associazione San Conleth d'Eredità Cattolica

Bruno ha detto...

Personalmente non ho mai avuto nulla in contrario alla proprietà privata, forse talvolta qualcosina contro i metodi che si usano per accumulare la ricchezza; è proprio su questo che la Chiesa spesso e volentieri ci ha lasciato in assordante silenzio. Quanto al fatto che il punto 5, rimane e rimarrà lettera morta.

Tizyana - Azzurraa ha detto...

Sono passata a leggere questo tuo post, la cultura è il pane della vita.

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