sabato 27 novembre 2010

PAPA SISTO IV NOMINA PLATINA PREFETTO DELLA BIBLIOTECA VATICANA (Pope Sixtus IV appoints Bartolomeo Platina the prefect ) - Melozzo da Forlì



SISTO IV CONSEGNA LA BIBLIOTECA VATICANA
ALL'UMANISTA PLATINA (1477)
Melozzo da Forlì (1438-1494)
Pinacoteca Vaticana a Roma
Affresco trasportato su tela cm 370 x 315

Clicca immagine per un'alta risoluzione
Pixel 2550 x 1790 - Mb 2,17


La scena si svolge all'interno di un'imponente sala dei Palazzi Vaticani, rappresentata secondo una prospettiva rigorosamente centrale.

II soffitto a lacunari, le lastre marmoree che rivestono i pilastri, le lesene decorate con tralci di quercia che alludono allo stemma dei Della Rovere, rimandano ad una architettura di tipo classico.

Il papa regnante, Sisto TV della Rovere, è seduto sulla destra ed è raffigurato di profilo, secondo i canoni del ritratto quattrocentesco, ad esempio quello su monete o medaglie.

II papa sta consegnando all'umanista Platina, che è inginocchiato al centro, la nomina a primo bibliotecario della Biblioteca Vaticana.

Accanto al pontefice è il protonotaro apostolico Giuliano della Rovere, futuro papa Giulio II..., all'estrema sinistra sono Girolamo Riario e Giovanni della Rovere.


L'affresco è stato staccato da una sala della Biblioteca Vaticana ed è stato trasportato su tela al tempo di papa Leone XIII.

Esso era collocato in origine a una certa altezza dal pavimento sulla parete di fondo della sala, sul lato opposto alla porta di ingresso, così da essere immediatamente percepito dal visitatore.

La decorazione della Biblioteca Vaticana era stata iniziata negli anni 1475-1476 dai pittori fiorentini Domenico e David Ghirlandaio.

Melozzo completò il loro lavoro eseguendo questo grande affresco verso il 1477.


VEDI ANCHE . . .

Melozzo di Giuliano degli Ambrosi, detto MELOZZO DA FORLI'


Melozzo di Giuliano degli Ambrosi, detto MELOZZO DA FORLI'

Melozzo da Forlì - Angelo musicanti


Melozzo di Giuliano degli Ambrosi, universalmente noto come Melozzo da Forlì dalla sua città di origine, nacque nel 1438.

Il suo stile si formò principalmente sulle opere di Piero della Francesca, di cui fu forse allievo diretto, e da cui trasse gli insegnamenti e l'interesse per la pittura prospettica.

Fino al 1465 egli è documentato a Forlì. Intorno al 1469 si trovava probabilmente a Roma.

All'inizio degli anni Settanta era ad Urbino, dove fornì i disegni per lo studiolo e per la biblioteca all'interno del palazzo del duca Federico da Montefeltro, due ambienti portati a compimento dai pittori Pedro Berreguete e Giusto di Gand.

Verso il 1475 Melozzo fece ritorno a Roma, dove nel 1477 realizzò il celebre affresco Sisto IV consegna la Biblioteca Vaticana all'umanista Platina.

Nel 1478, in un documento in cui si approvano gli statuti dell'Accademia romana di San Luca, Melozzo da Forlì, assurto al rango di «pictor papalis» è menzionato assieme ad altri artisti, fra cui Antoniazzo Romano.

Fra il 1478 e il 1484 l'artista eseguì su commissione di Giuliano della Rovere un grande affresco nell'abside della chiesa romana dei Santi Apostoli, che in quegli anni era oggetto di un totale ripristino.

L'affresco fu in buona parte distrutto nel 1771, durante un successivo rifacimento della chiesa.

I frammenti superstiti sono conservati in parte alla Pinacoteca Vaticana (Angeli musicanti e Apostoli) e in parte nel palazzo del Quirinale a Roma (Cristo in gloria).

Negli anni 1480-1481 Melozzo lavorò con Antoniazzo Romano alle rimanenti sale della Biblioteca Vaticana, le cui decorazioni sono oggi perdute.

All'inizio degli anni Novanta il pittore fu impegnato nella decorazione della cupola ottagonale della Cappella del Tesoro nella Basilica di Loreto.

L'artista morì a Forlì il giorno 8 novembre 1494.


VEDI ANCHE . . .

PAPA SISTO IV NOMINA BARTOLOMEO PLATINA PREFETTO DELLA BIBLIOTECA VATICANA - Melozzo da Forlì


martedì 23 novembre 2010

ARTE - LA SCUOLA FERRARESE (Art - La Ferrara school)

ANNUNCIAZIONE (1469) Particolare
Cosmé Tura
- Museo del Duomo, Ferrara
Tempera su tela cm 138 x 113
(dipinto totale cm 349 x 305 )


A Ferrara, culla d'una scuola insigne, lavorano Piero della Francesca ed il Mantegna, e le due correnti si fondono tanto in un'accentuazione di valori cromatici, gemmei e profondi, quanto nella persistenza del plasticismo.
Le vecchie consuetudini sono contraddette con singolari prove d'indipendenza date non già da BONO, austero squarcionesco, fiorito intorno al 1460, ma da tre grandi iniziatori.
Cosmé TURA (1430 circa - 1495), lodato dal Filarete nella “Sforziate” e da Giovanni SANTI nella “Cronaca rimata”, importa a Ferrara acute impressioni mantegnesche, che rielabora con lo spirito irrequieto e con gli smalti translucidi del colore.
I suoi paesi sembrano tagliati nel cristallo, e le ossute figure (su cui si ribattono le vesti metalliche), con facce spesso contratte, hanno una coerenza estetica e una sofferenza morale che la rude e tortuosa individualità del maestro placa in opere ragguardevoli, come la fantastica e rilevata “Allegoria” (Londra, Galleria Nazionale), come la classica pala del Museo di Berlino e come la intarsiata “Annunciazione” (Ferrara, Duomo).


domenica 21 novembre 2010

Philippe de Champaigne - Pittore francese


Philippe de Champaigne
Pittore francese



Philippe de Champaigne (Bruxelles 1602-Parigi 1674), dopo le iniziali esperienze nell'ambito della pittura fiamminga di paesaggio, si trasferisce a Parigi nel 1621.

Successivamente ad un breve soggiorno nella bottega di Georges Lallemant, ottiene l'incarico di pittore della regina madre Maria de' Medici.

Egli riesce a conquistare anche i favori di Luigi XIII e del cardinale de Richelieu e, più tardi, quelli della regina Anna d'Austria e del cardinale Mazarino, entrambi appassionati d'arte.

Grazie alla protezione e al patrocinio della corte reale, l'artista ottiene importanti commissioni pubbliche, come la decorazione ad affresco della chiesa della Sorbona (1641-1644), del castello di Vincennes e del palazzo delle Tuileries.

De Champaigne è tra i fondatori dell'Accademia reale di Francia, dove sostiene, nei dibattiti teorici, la supremazia del disegno sul colore.

Dal 1663 entra in contatto con il convento di Port-Royal, di tendenze gianseniste.

Con il termine giansenisti si designa una corrente religiosa, diffusa durante l'intero XVII secolo e oltre, che si opponeva alla gerarchia cattolica difesa dai Gesuiti e che predicava, in una visione alquanto pessimistica dell'uomo, una grande austerità nei costumi e nella pratica religiosa.

La contestazione teologico-morale, animata soprattutto da Blaise Pascal e dall'abbazia di Port-Royal, assunse successivamente una connotazione politica fino a provocare l'intervento di Luigi XIV, che nel 1709 fece radere al suolo il convento.


VEDI ANCHE . . .

EX VOTO (1662) - Philippe de Champaigne


_

EX VOTO (1662) - Philippe de Champaigne



EX VOTO (1662)
Philippe de Champaigne (1602-1647)
Pittore francese
Museo del Louvre a Parigi
Tela cm. 165 x 229

Clicca immagine per un'alta risoluzione
Pixel 1800 x 2540 - Mb 2,08



La genesi del quadro e la tecnica scelta sono strettamente legate all'esperienza giansenista del pittore; tuttavia la forma adottata, quella dell'ex voto, sottolinea che si tratta di un'opera di devozione e di ringraziamento.

L'iscrizione in latino, a sinistra, racconta la miracolosa guarigione di suor Caterina.

L'artista non ha voluto rappresentare il momento in cui si è verificato il prodigio, ma ha preferito commemorare l'istante in cui suor Agnese ha l'intuizione del miracolo.

Il tema scelto è profondamente interiorizzato; de Champaigne riesce ad esprimere il carattere sacro dell'evento in maniera del tutto naturale, rendendo tangibile l'avvolgente atmosfera mistica grazie alla luce, all'ambiente, agli oggetti.

Il linguaggio artistico, che ricerca l'essenzialità, si assimila al naturalismo proprio delle scuole nordiche (il pittore aveva vissuto a Bruxelles per 19 anni)..., la gamma cromatica è fatta di bianchi, di marroni e di grigi sui quali risaltano tocchi di colori vivaci.

La scena è immersa in un'atmosfera immobile; le due religiose, lontane da ogni emotività, esprimono una fede rigorosa, profonda e razionale, ispirata dall'insegnamento giansenista.


Il dipinto fu eseguito dall'artista in seguito alla miracolosa guarigione della figlia Caterina che, ammalatasi gravemente il 12 ottobre 1660 e rimasta paralizzata alle gambe, ne recuperò l'uso in seguito ad una novena celebrata dalla comunità giansenista di Port-Royal di Parigi, dove Caterina aveva preso i voti.

Il 6 gennaio 1662 madre Agnese, nel momento in cui stava pregando accanto all'ammalata, ebbe la rivelazione che Dio avrebbe ascoltato le sue richieste.

Il giorno dopo suor Caterina ricominciò a camminare.

Dopo essere venuto a conoscenza della vicenda, il 12 gennaio, de Champaigne eseguì l'opera di getto e la offrì alla comunità di Port-Royal.


VEDI ANCHE . . .

Philippe de Champaigne - Pittore francese

sabato 20 novembre 2010

LA DEPOSIZIONE (The Deposition) Simon Vouet



LA DEPOSIZIONE (1638-1640 circa)
Simon Vouet (1590 - 1649)
Pittore francese
Museo del Louvre di Parigi
Olio su tavola cm. 55 x 40

Clicca immagine per un'alta risoluzione
Pixel 2400 x 1800 - Mb 1,97


Il dipinto è di grande intensità espressiva.
Per accentuare l'aspetto drammatico l'artista ha scelto una composizione molto complessa, basata su linee diagonali che attraversano il dipinto sia parallelamente alla superficie che in profondità.
Una di queste linee ha inizio nella figura della Maddalena ricurva in basso a sinistra e termina nella grande ala dell'angelo che va a riempire l'angolo superiore destro.
Il corpo del Cristo. visto dî scorcio dal basso, determina invece una linea che si indirizza in profondità.

Nella composizione si può anche individuare una specie di vortice che ha il fulcro nel Cristo morto e si svolge tutto intorno con andamento a spirale nelle movimentate figure degli angeli e nella Maddalena.
La Vergine e il San Giovanni in piedi a sinistra, in una posa più rigida, servono a dare stabilità e a bilanciare questo moto rotatorio.

Nel quadro è evidente la rimeditazione di Vouet su quanto aveva visto e studiato durante il suo lungo soggiorno in Italia.
Troviamo infatti l'eco della pittura veneta (da Bellini a Tiziano, al Veronese), del classicismo bolognese e romano del primo Seicento e dello stesso Caravaggio, nel potente e realistico torso del Cristo e nella sua testa pesantemente abbandonata.

Bellissimo è il morbido lenzuolo che raccoglie il corpo senza vita, fatto di panneggi mossi e cascanti che si accordano con le figure tragiche e sconvolte dal dolore.


L'OPERA

Il dipinto è pervenuto al Louvre dalla collezione di Luigi XVIII mediante un acquisto del 1818.
Questa stessa composizione ritorna, con lievi varianti, nella "Deposizione" del Museo di Bruxelles, di grande formato e sicuramente autografa del maestro, e in quelle di dimensioni più ridotte, simili alla nostra del Louvre, che sono conservate nel Museo di Épinal e nel Fitzwilliam Museum di Cambridge, la cui esecuzione si deve però alla bottega.


IL TEMA DELLA "DEPOSIZIONE" IN SIMON VOUET

Nell'attivo atelier di Simon Vouet furono elaborate diverse versioni del tema della "Deposizione".
La composizione più bella è quella che fu incisa da Pierre Daret con la data 1641 in una grande stampa che reca al la base una dedica a Dominique Séguier, vescovo di Meaux.

Ciò fa supporre che "La Deposizione nel sepolcro" dell'incisione del Daret sia relativa al quadro, perduto o disperso, che si trovava un tempo nel la cappella dell'Hótel Séguier, e che era stata dipinta da Vouet su richiesta del notabile Pierre Séguier nel 1636 insieme a molti altri quadri illustranti la vita di Cristo.

All'incisione si possono ricollegare però anche alcuni dipinti esistenti, come le "Deposizioni" del Louvre, del Museo di Épinal, del Museo di Bruxelles e del Fitzwilliam Museum di Cambridge.

Tutte sono però realizzate nel senso dell'incisione (rispetto alla quale dovrebbero invece risultare rovesciate) e fanno quindi sorgere qualche sospetto sulla precedenza fra la stampa e i dipinti.

La serie di "Deposizioni" dipende probabilmente dall'originale per la Cappella Séguier, ed è quindi databile verso il 1638-1640.

Una seconda idea per questo soggetto è espressa da Vouet nella "Deposizione" del Museo di Le Havre, fortemente scorciata dal sotto in su e molto bella nell'uso del violento chiaroscuro.


VEDI ANCHE ...

SIMON VOUET - Pittore francese del Seicento

ALLEGORIA DELLA RICCHEZZA - Simon Vouet

BUONA VENTURA (Fortune Teller) - Simon Vouet


venerdì 19 novembre 2010

IL PALAZZO DUCALE VISTO DAL BACINO DI SAN MARCO (The Ducal Palace as seen from the Bacino di San Marco) - Francesco Guardi


IL PALAZZO DUCALE VISTO DAL BACINO DI SAN MARCO
Opera giovanile di Francesco Guardi (1712-1793)
National Gallery – Londra
Olio su tela cm. 58 x 76,5



Il quadro offre un suggestivo scorcio di Palazzo Ducale in Venezia, visto
dalla parte che si affaccia sul mare. Sono riconoscibili il campanile, la cui cima si staglia contro il cielo nuvoloso, e le cupole della Basilica di San Marco; nonché le colonne sormontate dai leoni – simbolo della città – che introducono alla piazza. La laguna è attraversata da una miriade di gondole; un peschereccio è ormeggiato al largo, mentre alcuni altri sono lungo il molo.
Sebbene la tipologia più diffusa della veduta veneziana fosse quella in cui prevaleva l’interesse per l’osservazione topografica, solitamente le vedute di Francesco Guardi rivelano una maniera diversa, quasi romantica, nel cogliere i luoghi più suggestivi della città, spesso legati alla memoria storica collettiva.

La fantasia del pittore si sbizzarrisce capovolgendo volutamente la realtà oggettiva, reinventata con capriccio: realtà e sogno si mescolano per dare vita a un linguaggio del tutto singolare. Le architetture perdono la loro solidità, private dei netti profili che sono ammorbiditi dai toni smorzati.
Potrebbe quasi essere una veduta tracciata su uno dei tanti sipari che fungevano
da sfondo sui palcoscenici che animavano la vita culturale del Settecento a Venezia.

Questa veduta è il pendant de LA PUNTA DELLA DOGANA VERSO LA CHIESA DELLA SALUTE, anche essa conservata alla National Gallery di Londra. Molte opere del Guardi oggi si trovano in Inghilterra soprattutto a causa dell’uso dei giovani aristocratici inglesi di acquistare delle vedute delle città come ricordo del loro soggiorno; inoltre bisogna ricordare che molti residenti inglesi, come gli ambasciatori Joseph Smith e Peter Edwards, furono appassionati collezionisti di dipinti veneziani che poi trasferirono a Londra.


LA FORTUNA CRITICA DEL GUARDI

Alla morte del fratello Giovanni Antonio, nel 1760, Francesco Guardi assunse la direzione della bottega.
In questi anni egli si dedicò quasi esclusivamente alla veduta, dapprima ripercorrendo il medesimo modulo del Cataletto, poi per accostarsi ai “capricci” di Marco Ricci.
Molto ammirato dai suoi contemporanei come “pittore spiritoso nell’inventare”, il Guardi nei secoli successivi non incontrò il favore della critica specializzata, che alle sue vedute mostrò di prediligere quelle a carattere topografico del Cataletto.
Solo in epoca romantica alcuni critici seppero apprezzare il carattere “pittoresco” della pittura del Guardi, mettendo in rilievo anche al sua capacità di trasformare la veduta oggettiva in visione.


VEDI ANCHE . . .






giovedì 18 novembre 2010

ADORAZIONE DEI MAGI (Adoration of the Magi) - Leonardo da Vinci


ADORAZIONE DEI MAGI (1481 - 1482)
Leonardo da Vinci (1452 - 1519)
Galleria degli Uffizi di Firenze
Tavola cm. 246 x 243




Commissionata a Leonardo nel 1481 e lasciata incompiuta, l'opera rivela ancora oggi una straordinaria suggestione grazie anche al suo caratteristico stato di abbozzo.
L'immagine rappresenta la scena sacra in maniera del tutto anticonvenzionale, come schiarisce il confronto con il dipinto di soggetto analogo realizzato da Filippino Lippi, commissionato dai monaci di San Donato in sostituzione di questo.
La scena di Leonardo non è una piacevole fiaba narrata con l'incanto delle parole evangeliche, magari introducendovi i ritratti di qualche signore del tempo, bensì un campionario di volti, di gesti, di emozioni,, tratti dai più disparati tipi che l'artista studiava dal vero.
Una folla in tumulto si accalca intorno all'unica figura statica della composizione, la Vergine, alla quale sembra fare eco l'albero sulla destra.
E così anche sullo sfondo (di cui rimane uno splendido studio di Leonardo sempre agli Uffizi) una lotta frenetica di uomini e cavalli irrompe la fissità senza tempo dei ruderi architettonici.
L'artista dà dunque un'interpretazione complessa al tema dell'Epifania.
Infatti il termine significa "apparizione" e, come tale, evento soprannaturale e sconvolgente.

L'ADORAZIONER DEI MAGI degli Uffizi fu commissionata a Leonardo dai monaci di San Donato in Scopeto nel marzo del 1481.
L'artista non completò l'opera (il cui termine di consegna erano trenta mesi) e dopo poco partì per Milano, lasciando la tavola in casa di Amerigo Benci.
Qui la vide Filippino Lippi che quindici anni dopo ebbe l'incarico di fare la pala per Scopeto e tentò, nella sua versione oggi agli Uffizi, di riprendere alcuni particolari.
Il quadro di Leopardo entrò nella collezione di Antonio e Giulio de' Medici.
Entrato nella Galleria Medicea nel 1670, fu trasferito temporaneamente alla Villa di Castello per poi tornare definitivamente agli Uffizi nel 1794.



VEDI ANCHE . . .

LEONARDO DA VINCI - Artista e scienziato

OPERE DI LEONARDO, DOVE SONO?

BATTESIMO DI CRISTO - Verrocchio e Leonardo

ANNUNCIAZIONE - Leonardo da Vinci

ANNUNCIAZIONE 598 - Leonardo da Vinci

RITRATTO DI GINEVRA BENCI - Leonado da Vinci

MADONNA DEL GAROFANO (Alte Pinakothek, Monaco) - Leonardo da Vinci

MADONNA DEL GAROFANO - Leonardo da Vinci 

MADONNA BENOIS (Prima versione) - Leonardo da Vinci

MADONNA BENOIS - Leonardo da Vinci 

ADORAZIONE DEI MAGI (Adoration of the Magi) - Leonardo

SAN GEROLAMO - Leonardo da Vinci 

LA VERGINE DELLE ROCCE - Leonardo 

LA VERGINE DELLE ROCCE (Louvre, Parigi) - Leonardo da Vinci

RITRATTO DI MUSICO - Leonardo da Vinci

LA DAMA CON ERMELLINO - Leonardo da Vinci

RITRATTO DI DONNA (LA BELLE FERRONIÈRE) - Leonardo da Vinci

L'ULTIMA CENA (Cenacolo) - Leonardo

SALA DELLE ASSE - Castello Sforzesco, Milano - Leonardo

RITRATTO DI ISABELLA D'ESTE - Leonardo da Vinci

TESTA DI FANCIULLA - LA SCAPILIATA - Leonardo da Vinci


LA NASCITA DI SAN GIOVANNI BATTISTA (The birth of John the Baptist) - Jacopo Robusti, detto il Tintoretto



LA NASCITA DI SAN GIOVANNI BATTISTA (1554 circa)
Jacopo Robusti, detto il Tintoretto (1518 - 1594)
Pittore italiano
Museo dell'Ermitage a San Pietroburgo

Tela cm. 181 x 266




Gli elementi formali dell'opera testimoniano l'impostazione manieristica del Tintoretto, che teneva nel suo studio questo motto...

"Il disegno di Michelangelo, i colori di Tiziano".

Egli andava cercando, nella produzione dei due maestri, il segreto della intensità di visione, della sensibilità nella interpretazione della natura, senza plagiare né l'uno né l'altro.
Questa duplice ammirazione per Tiziano e Michelangelo si riflette nelle sue opere, nella sensualità, nella tecnica pittorica e nel virtuosismo del disegno.

Nato nel 1519, Tintoretto si immerge sin dagli inizi nella cultura manieristica toscano-romana, che approda a Venezia verso la fine del 1530.
In questo dipinto dell'Ermitage la ritmica delle forme, tipica di questa cultura, è costituita dagli allungamenti del canone dei personaggi, grazie al loro ampio sfoggio di flessioni ricercate e pose eleganti.

La trama della composizione scenica, che è tutta giocata in morbidi contrasti nei movimenti, rivela con quale padronanza Tintoretto usi la sintassi formale propria del Manierismo.
Queste caratteristiche, come anche una certa tendenza a soffermarsi sui dettagli decorativi (la base istoriata del letto di Santa Elisabetta) e la vivacità dei colori della tela, fanno pensare che il dipinto sia datato intorno al 1554.
Rientra del tutto nella sensibilità del Tintoretto anche il suo gusto per l'ambientazione familiare, evocata con realismo, come i due animali che risaltano in primo piano.
Questo modo di descrivere i personaggi rende la scena contemporanea al pittore e annuncia quel senso del quotidiano che continuerà a caratterizzare le opere successive.



L'OPERA

Il dipinto fece parte della collezione del cardinale Mazarino e quindi di quella del ricco collezionista francese Crozat (1665-1740), dal quale venne acquistato nel 1772 da Caterina di Russia.
Il titolo dell'opera viene indicato anche come "Natività della Vergine".
L'iconografia tradizionale dei due temi è effettivamente molto simile, ma in questo caso l'aureola di luce, che risplende intorno al capo della donna che tiene il bimbo in braccio, la identifica come la Vergine, la cui presenza è attestata fra i personaggi che assistono alla nascita dei Battista, indicando questo evento come l'esatto soggetto del dipinto.

Tintoretto è un grande rappresentante del Rinascimento veneto, e insieme uno sperimentatore di ricerche pre-barocche. 

In questo dipinto si dimostra un uomo profondamente religioso, ma in grado di agire con grande spregiudicatezza nei confronti del soggetto sacro, fino a meritarsi l'epiteto di "il più terribile cervello della pittura", coniato dal Vasari. 



IL MANIERISMO A VENEZIA

Tra il 1540 e il 1560 l'arca figurativa veneta venne investita dal fenomeno di diffusione della cultura manierista, chiamata inizialmente di "bella maniera" e successivamente di "maniera moderna".
Sotto la spinta di artisti toscani quali Giorgio Vasari, Francesco Salviati e Giuseppe Porta, arrivati a Venezia fra il 1539 e il 1543, la pittura lagunare rinnovò le sue strutture linguistiche, avviandosi ad una radicale trasformazione.
Così Tiziano compì in questi anni una svolta profonda, abbandonando il sereno naturalismo cromatico che aveva caratterizzato la sua pittura, per sperimentare nuove possibilità espressive più patetiche e intime, che ben poco hanno a che fare con lo spirito del Rinascimento.
Ma la cultura manierista attrasse nella propria orbita soprattutto gli artisti della nuova generazione..., così Jacopo Tintoretto e Paolo Veronese, accomunati entrambi da un particolare interesse per le novità della cultura toscano-romana, divennero i due protagonisti del rinnovamento pittorico veneziano della metà del XVI secolo.






mercoledì 17 novembre 2010

SOSTA DI CACCIA (Halt in The Hunt) Charles-André Van Loo



SOSTA DI CACCIA (1737)
Charles-André Van Loo (1705 - 1765)
Pittore francese
Museo del Louvre a Parigi
Tela cm 220 x 250

Clicca immagine per un'alta risoluzione
Pixel 1790 x 2530 - Mb 2,12


La scena si svolge all'aperto, in una radura tra i boschi.

Un folto gruppo di persone è colto dal pittore mentre si riposa e si ristora durante una battuta di caccia.

Uomini e donne della nobiltà francese sono raffigurati mentre conversano piacevolmente e consumano un pasto all'aria aperta, con tovaglia e vivande poste a terra.

Nonostante sia una battuta di caccia, i personaggi della brigata vestono abiti elegantissimi con cui sembrano ostentare la loro ricchezza e la loro posizione sociale.

Il dipinto è frutto di quella società colta e raffinata costituita dalla nobiltà francese del Settecento che sapeva trasformare anche una sosta di caccia in un momento di conversazione salottiera.

L'OPERA

Il dipinto fu commissionato da Luigi XV per il castello di Fontainebleu.

Si trova quindi fin dall'origine nelle collezioni reali francesi, attraverso cui è entrato al Louvre.

"Sosta di caccia" è uno dei pochi quadri fatti eseguire da Luigi XV che, a differenza dei contemporanei sovrani europei che gareggiavano nell'acquistare i più bei dipinti degli artisti francesi alla moda, non possedeva né un Watteau, né un Fragonard.


VEDI ANCHE . . .

Charles-André van Loo, detto CARLE VAN LOO


Charles-André van Loo, detto CARLE VAN LOO

CARLE VAN LOO

Autoritratto

Pittore francese







Carle van Loo apparteneva ad una grande famiglia di pittori olandesi trapiantatasi in Francia nella seconda metà del Seicento.


Charles-André, detto Carle, nacque nel 1705 a Nizza e fu allievo a Torino del fratello Jean Baptiste, pittore che ebbe una certa notorietà come esecutore di soggetti storici, scene di genere e ritratti. Nel 1716 Carle e Jean Baptiste si spostarono da Torino a Roma.

Qui il giovanissimo Carle frequentò le botteghe di Benedetto Luti e di Pierre Legros.

Dal 1720 al 1724 frequentò l'Accademia a Parigi e al termine degli studi ripartì per Roma con François Boucher, al fine di perfezionarsi.

Nel 1728 vinse il primo premio per la pittura all'Accademia di San Luca.

A Roma nel 1729, nella chiesa di Sant'Isidoro, realizzò gratuitamente un affresco raffigurante la "Gloria di Sant'Isidoro", dove mostra di ispirarsi a Pietro da Cortona e al Maratta.

Nei medesimo anno divenne "Pensionnaire du Roi".

Ripresi i contatti con la corte torinese, eseguì per i Savoia alcuni affreschi nella palazzina di Stupinigi e nel Palazzo Reale di Torino.

Nel 1734 Carle van Loo ritornò a Parigi, dove intraprese una strepitosa carriera coronata da grandi successi.

Nel 1735 entrò all'Accademia, dove divenne insegnante nel 1737, nel 1754 rettore e nel 1767 direttore.

Nel 1762 raggiunse l'apice della fama diventando "premier peintre du Roi".

Carle van Loo era persona di bassa cultura: non sapeva infatti né leggere né scrivere né compiere piacevoli conversazioni; la sua pittura però parlava per lui.

Il suo talento e le sue capacità didattiche ne fecero uno degli artisti più ricercati dalle corti europee.

Fu protetto da illustri personaggi, come Luigi XV e Madame de Pompadour.

Fra le sue opere principali sono da ricordare: la "Caccia" per il castello di Fontainebleu..., le "Turcherie", scene orientali dipinte per la Pompadour..., e opere sacre per molte chiese di Parigi.


VEDI ANCHE . . .

SOSTA DI CACCIA (Halt in The Hunt) - Carle Van Loo

lunedì 15 novembre 2010

MADONNA DI LUCCA (Virgin and Child) - Jan Van Eyck

MADONNA DI LUCCA (1435 - 1440 circa)
Jan Van Eyck (1390 circa - 1441)
Pittore fiammingo
Städelsches Kunstinstitut di Francoforte
Olio su tavola cm. 65,5 x 49,5
Clicca immagine per un'alta risoluzione   
     
L'opera rappresenta la Madonna seduta che allatta il Bambino.
Sul grande trono ligneo scolpito vi sono quattro statuette di leoni, che alludono al trono di Salomone.
Esso è collocato sulla parete di fondo di un vano angusto, che viene totalmente riempito dalla sontuosa struttura, corredata nella parte superiore da un baldacchino in broccato bordato da frange, e da un pannello del medesimo tessuto, che riveste la parete alle spalle della Vergine.
II vano è illuminato da una finestra sulla parete sinistra, chiusa da vetri legati a piombo, sul cui davanzale sono poggiati due frutti.
A destra, invece, il muro si allarga in una piccola nicchia, dove sono collocati oggetti di uso quotidiano (ampolla, bugia, bacile) con cui il pittore amava spesso abbellire le sue scene sacre.
L'attenzione ai dettagli e alle diverse materie di cui sono composti gli oggetti ritorna anche nella minuta definizione delle pianelle di maiolica del pavimento e dello splendido tappeto orientale che lo ricopre.


L'OPERA

La denominazione Madonna di Lucca deriva dal fatto che l'opera si trovava un tempo nella collezione di Carlo Luigi duca di Lucca.
Nel 1841 il dipinto era a Bruxelles presso il mercante d'arte Nieuwenhuys, dal quale lo acquistò Guglielmo II, re dei Paesi Bassi.
All'asta della collezione di Guglielmo II, svoltasi a L'Aja nel 1850, fu comprato dallo Städelsches Kunstinstitut di Francoforte, dove tuttora è conservato, per tremila fiorini.
La critica, solitamente molto divisa nella cronologia delle opere di Van Eyck, è invece unanime nel datare il dipinto fra il 1435 e il 1440, cioè agli ultimi cinque anni di attività dell'artista.


LA VERGINE COL FIGLIO NELLA PITTURA DI VAN EYCK

Nella Madonna di Lucca il rapporto fra la Madonna e il Bambino è sottilmente indagato dal pittore.
Egli ha qui saputo creare una scena piena di spontaneità e tenerezza nel gesto della Vergine, del tutto umano, di allattare il Bambino porgendogli il seno e, nel contempo, sostenendolo delicatamente con la mano destra.
Anche lo sguardo della Vergine, accorto e dolce al tempo stesso, è indice di un clima di intensa partecipazione e di affettuosa intimità.
Questo nonostante la ricchezza dell'ambientazione e la preziosità dell'abbigliamento e dei gioielli che presentano la Vergine come regina.
Sembra che il pittore abbia dato alla Madonna le sembianze di sua moglie Margaretha, della quale conosco un ritratto conservato al Museo di Bruges.
La naturalezza della Madre allattante ha fatto pensare infatti che il gruppo sia stato colto dal vero dall'artista, forse all'interno della propria casa.





LA FATTORIA DELLA VALLE (The Valley Farm) - John Constable



LA FATTORIA DELLA VALLE (1813 circa)

John Constable (1776 - 1837)
Pittore inglese
Victoria and Albert Museum di Londra
Tela cm. 25,4 x 21



Velocemente abbozzato è un paesaggio rigoglioso con un fiume in primo piano dove scorre una barca spinta da una donna.
Al di là del grande albero e dei cespugli si intravede la casa dell'amico Willy Lott.
Ai verdi e ai marroni, appena toccati da lievi macchie di giallo e di bianco (una di queste è la veste della donna), si contrappone l'azzurro del cielo, dove si gonfiano morbide nuvole rosa.

L'opera appartiene alla fase giovanile di John Constable, databile intorno al 1813.
Fu forse uno studio, un esperimento, e in ogni caso servì da spunto per il dipinto con lo stesso soggetto, certo più impegnativo e di maggiori dimensioni, ora alla Tate Gallery, esposto alla Royal Academy nel 1835.

Il pittore era affascinato da questo luogo nel Suffolk, dove abitava il vecchio Willy Lott che "vi era nato, e ciò significava che vi aveva passato più di ottanta anni senza aver trascorso quattro interi giorni lontano da là".
Lott era dunque diventato parte del luogo, ed era invecchiato con esso, un fatto questo che doveva stupire un uomo come Constable che non aveva mai avuto una residenza fissa.


Il piccolo dipinto fa parte di una serie di vedute della casa di Willy Lott, presso il mulino di Flatford, colta da più punti di vista.
Il luogo è raffigurato in una veduta anch'essa conservata al Victoria and Albert Museum di Londra, databile intorno al 1813; in una versione segnalata in collezione privata, già appartenuta a Jonathan Peel, databile intorno al 1815.


VEDI ANCHE . . .

JOHN CONSTABLE (1776-1837)

LA BAIA DI WEYMOUTH (Weimouth Bay) - John Cojnstable

HAMPSTEAD HESTH CON ARCOBALENO (with rainbow) - John Constable


domenica 14 novembre 2010

IL SALVATORE (The Savior) - El Greco (Domenico Theotokòpulos)

      

IL SALVATORE (1610-1614)
El Greco (Domenico Theotokòpulos)
Pittore spagnolo
Museo El Greco - Toledo
Tela cm. 97 x 77



IL SALVATORE fa parte della serie degli APOSTOLADOS che El Greco realizzò per l'Ospedale di Santiago a Toledo.
La serie è costituita da dodici figure a mezzo busto, ovvero gli Apostoli più la figura del Redentore.
E' cronologicamente l'ultimo degli APOSTOLADOS riferiti ad El Greco, essendo di qualche anno posteriore a quello eseguito per la Cattedrale di Toledo.
La serie è del tutto simile a quella della serie nella Cattedrale.
La maggior parte dei dipinti risulta incompiuta; IL SALVATORE è l'unico tra questi ad essere stato terminato.
Gli studiosi hanno più volte osservato la particolare sobrietà della figura di Cristo dove si rileva quell'ansia tipica di El Greco di tradurre la propria visione interiore con immagini il più possibile spoglie da elementi corporei e naturalistici.
La figura dall'espressione estatica emerge dal fondo scuro grazie all'uso violento della luce e dei forti contrasti dei colori.
I contorni, attraverso questi espedienti, risultano non ben definiti.
Nella pittura di El Greco troviamo fusi contemporaneamente echi bizantini, veneziani e romani e quindi impulsi manieristici.
Insieme al gusto italiano assorbì pienamente la tradizione spirituale dell'arte spagnola. Progressivamente e soprattutto nelle ultime cinque opere si intensifica la fantasia visionaria di El Greco.
Abbandona le convenzioni delle rappresentazioni naturalistiche e razionali della cultura rinascimentale per esperimentare un'espressività maggiormente legata al colore e ai contrasti di luce, nonché alle tensioni compositive.
Questa esasperazione delle forme longilinee ha fatto sorgere delle dicerie circa squilibri psichici o alterazioni visive del pittore.

IL SALVATORE, insieme al resto della serie degli APOSTOLADOS, si trovava in origine nell'Ospedale di Santiago; qui vi rimase fino al 1848 circa, per passare poi nel museo provinciale e, nel 1908, nella sede attuale.
In quest'ultima occasione le tele, sporche e deteriorate, furono restaurate e ripassate.
Come sappiamo, El Greco dipinse diverse serie di APOSTOLADOS; posso ricordare oltre al sopra citato per l'Ospedale di Santiago, quello per la Cattedrale di Toledo che è sicuramente considerato il più famoso della serie, e inoltre quello così detto HENKE, che ha preso in prestito il nome dal collezionista che lo possiede.



EPITAFIO PARA UN HOMBRE QUE FUE MUJ PLACO


F.G. de Salas, nel 1775, in un epitaffio per El Greco, ci dà una descrizione piuttosto curiosa e divertente dell'artista.
Scrive che El Greco era un personaggio indubbiamente originale, dall'aspetto incartapecorito e asciutto, la faccia lunga e i fianchi stretti e probabilmente con un colorito non molto sano.
De Salas continua dicendo che parlava in modo molto serio e tossiva cavernosamente; era piuttosto puntiglioso ed ostinato: la sua pazienza e la sua flemma dovevano essere assai apparenti perché gli bastava poco, o meglio "un grano de senapa", per scatenare facilmente una lite.




venerdì 12 novembre 2010

Ritratti e disegni storici, dal Carducci al Panzini - Luigi Russo

Ritratti e disegni storici,
dal Carducci al Panzini


Luigi Russo

Delia, 29 novembre 1892
Marina di Pietrasanta, 14 agosto 1961

E' stato un critico letterario italiano.















Con la quarta serie dei suoi Ritratti e disegni storici , dal Carducci al Panzini, si è arricchita di un nuovo importante contributo l'opera di revisione che Luigi Russo ha svolto in molti anni nel campo della nostra critica letteraria.

Il campo della nostra critica letteraria si presenta con certe caratteristiche ben individuabili.
C'è tutto un gruppo di critici cosidetti “ermetici”, anche se non appartengono direttamente alla corrente che ha questo nome: critici che si perdono dietro l'analisi di astratti mondi letterari, con un complicato linguaggio che nasconde la povertà del pensiero. Accanto a questa nuova “accademia” si è formata la giovane critica marxista, che ha trovato nelle edizioni del Lukàcs un importante contributo al proprio sviluppo.

Ma tra la decrepita scuola degli “ermetici” e la giovane scuota dei marxisti, c'è tutta una schiera di critici militanti ed impegnati, che si muovono nel solco della nostra tradizione culturale più viva. La figura più rappresentativa di essi è certamente Luigi Russo, che in lunghi anni, con i suoi saggi ed i suoi Ritratti e disegni storici, ha condotto una importante revisione nel campo della nostra critica letteraria.
La sua critica si differenzia nettamente da quella di stampo crociano, da quella distinzione di poesia e non-poesia che ormai si può considerare un travestimento idealistico della vecchia critica formalistica delle bellezze e delle mende. Egli viene descrivendo lo sviluppo della poesia e della letteratura italiana attraverso la storia della civiltà, e per questo Gramsci lo accostò a De Sanctis con una acuta osservazione.

La quarta serie dei Ritratti conferma queste caratteristiche del Russo.

Più della metà del volume è dedicata al Carducci, del quale il Russo ripercorre l'opera dagli scritti giovanili alle Rime nuove, cercando sempre nei primi le premesse e le anticipazioni dell'opera più matura, e tracciando così un “ritratto” organico del poeta. La personalità del Carducci ci viene descritta in tutte le sue apparenti contraddizioni etico-politiche, spiegate storicamente nel quadro della storia civile d'Italia, e le sue opere vengono calate in quella storia e da essa ricevono significato e colore. La personalità civile e la personalità letteraria vengono viste, secondo un atteggiamento critico caro al Russo, come una cosa sola, come due aspetti di una stessa personalità, che prendono luce l'uno dall'altro.

Così, ad esempio, di certi atteggiamenti letterari del Carducci, il Russo coglie l'intimo significato politico e civile; il “paesanismo” letterario del poeta (e cioè il suo grande risvolto per la tradizione classica delle letteratura italiana) e la rivolta contro le correnti romantiche d'Europa diventano aspetti di una battaglia nazionale, nel momento in cui l'Italia si viene formando come nazione.

I fatti biografici, d'altra parte, vengono visti sotto una prospettiva storica, anzi diventano essi stessi “storia”. Cosi, l'amicizia tra il “paesano” Carducci e il “decadente” Enrico Nencioni (1838-1896: un letterato fiorentino, che il Russo definisce “il primo dei poeti decadenti italiani”) viene spiegata da una profonda affinità culturale, che li legava al di là delle loro divergenze: l'uno e l'altro combattevano contro il chiuso della vecchia Toscana granducale, e si affacciavano ad un nuovo mondo di cultura e di poesia.

Nel suo lavoro di revisione il Russo si propone soprattutto di rivalutare gli scritti giovanili, dalle Rime di San Miniato ai Giambi ed Epodi, che non sono stati mai molto letti.
Qui, si dimostra invece l’importanza di Juvenilia e Levia Gravia, dove il Carducci nasce poeta, e si conduce un attento riesame del Carducci giambico.

Alla luce della sua critica i Giambi ed Epodi (1867-1879) acquistano una grande importanza nello sviluppo della personalità del poeta. Si tratta, più che di poesia, di “pubblicistica in versi”, di polemica contro i moderati dell'Italia umbertina, contro il Vaticano e la sua politica, polemica che nasce da alza insofferenza comune a molti italiani di allora. Questo spiccato gusto per la storia contemporanea rappresenta una vera e propria rivolta contro il vecchio gusto arcadico, che tendeva a distinguere tra la realtà storica ed il mondo delle immaginazioni. Esso è uno sforzo generoso di affiatare la vita con la letteratura.

D'altra parte, questa aspra censura della vita del suo tempo riscatta in parte il Carducci dai limiti della classe alla quale apparteneva.
Secondo il Russo, egli fu certamente un piccolo-borghese, ma sentì tutto il disgusto della società che lo applaudiva, come, appare dai suoi versi giambici, ed ebbe un profondo senso malinconico delle età eroiche.

Degli altri saggi, meritano una particolare attenzione quelli dedicati alla letteratura fiorita a Napoli, in Sicilia e in Toscana dopo il 1860; saggi che aprono molte prospettive ed offrono ricchi spunti critici da sviluppare.
Il Russo chiarisce il significato intimamente nazionale di questa letteratura, volta ad interpretare le tendenze, i costumi e le passioni più vive e sincere deite singole regioni e province. Egli osserva che, proprio partendo da questa ispirazione provinciale, certi scrittori hanno raggiunto un significato europeo. Verga e Capuana, ad esempio, così siciliani nel loro contenuto, avevano un respiro profondamente nazionale e addirittura europeo. Diverso il cammino culturale di Pirandello (che, accanto a D'Annunzio, De Roberto e Panzini, chiude la raccolta); Pirandello, secondo il Russo, nasce “scrittore cosmopolita” e ritorna solo più tardi alla sua Sicilia, e per influenza della “moda provinciale” del tempo. Ma la tesi centrale del saggio, che meriterebbe ben più ampio discorso, è quella che ci presenta Pirandello come il più genuino ed autentico maestro della nuova tradizione italiana ed europea, compresa sommariamente sotto il nome di “decadantismo”; mentre il D'Annunzio ne è soltanto “un grande attore”, un “prestigiatore e simulatore abilissimo”.

Con questa serie di saggi, Luigi Russo non ci ha dato soltanto una rassegna di “ritratti” o “disegni”, ma un nuovo capitolo di storia della civiltà, portando un nuovo, fecondo contributo a quella Storia della letteratura italiana, che egli vagheggiava da tempo ed alla quale ha lavorato con particolare energia nel periodo del dopoguerra.


_______________________________________________

giovedì 11 novembre 2010

ULTIMA CENA (Last Supper) - Dieric Bouts



ULTIMA CENA (1464 - 1467)
Dieric Bouts (1415 - 1475)
Pittore fiammingo
Chiesa di San Pietro di Lovanio
Olio su tela cm. 180 x 150


La scena si svolge all'interno di un edificio caratterizzato da elementi gotici nell'architettura.

Si tratta di una vasta aula rettangolare con soffitto in legno e pavimento in piastrelle di maiolica policroma.

La stanza è illuminata da due bifore che si aprono nella parete sinistra; attraverso esse si scorge la veduta di una città fiamminga probabilmente Lovanio.

Nella parete di fondo, accanto al grande camino con architrave a motivi 'flamboyant', una porta aperta ci mostra ancora una volta un piccolo scorcio di paesaggio.

Sul lato destro, sotto una specie di loggiato ad archi acuti, il pittore ha collocato una figura in abiti a lui contemporanei.

Altre figure abbigliate alla moda del XV secolo sono anche l'uomo in piedi alle spalle di Cristo e i due personaggi che si affacciano dal passavivande a sinistra del camino.

Con questi inserimenti Bouts ha voluto riportare la scena evangelica alla realtà quotidiana di un interno nordico del Quattrocento, pur conservando una solennità adeguata al soggetto sacro raffigurato.


L'OPERA

L'Ultima Cena costituisce il pannello centrale e principale di un più vasto complesso che comprende altri quattro riquadri con storie bibliche.

Questi, che sono di dimensioni inferiori (cm. 88 x 71), rappresentano rispettivamente "Abramo e Melchisedech"..., "La raccolta della manna"..., "Elia e l'angelo"... e "Il sabato ebraico".

I soggetti prescelti sono connessi con il tema dell'Eucarestia, rappresentato nello scomparto centrale, infatti la grande pala d'altare fu commissionata a Bouts nel 1464 per la chiesa di San Pietro a Lovanio dalla Confraternita del Santissimo Sacramento.


VEDI ANCHE . . .

DIERIC BOUTS, pittore fiammingo


Afrodisiaco (1) Aglietta (1) Albani (2) Alberti (1) Alda Merini (1) Alfieri (4) Altdorfer (2) Alvaro (1) Amore (2) Anarchici (1) Andersen (1) Andrea del Castagno (3) Andrea del Sarto (4) Andrea della Robbia (1) Anonimo (2) Anselmi (1) Antonello da Messina (4) Antropologia (7) APPELLO UMANITARIO (5) Apuleio (1) Architettura (4) Arcimboldo (1) Ariosto (4) Arnolfo di Cambio (2) Arp (1) Arte (4) Assisi (1) Astrattismo (3) Astrologia (1) Astronomia (3) Attila (1) Aulenti (1) Autori (7) Avanguardia (11) Averroè (1) Baccio della Porta (2) Bacone (2) Baldovinetti (1) Balla (1) Balzac (2) Barbara (1) Barocco (1) Baschenis (1) Baudelaire (2) Bayle (1) Bazille (4) Beato Angelico (6) Beccafumi (3) Befana (1) Bellonci (1) Bergson (1) Berkeley (2) Bernini (1) Bernstein (1) Bevilacqua (1) Biografie (11) Blake (2) Boccaccio (2) Boccioni (2) Böcklin (2) Body Art (1) Boiardo (1) Boito (1) Boldini (3) Bonheur (3) Bonnard (2) Borromini (1) Bosch (4) Botanica (1) Botticelli (7) Boucher (9) Bouts (2) Boyle (1) BR (1) Bramante (2) Brancati (1) Braque (1) Breton (3) Brill (2) Brontë (1) Bronzino (4) Bruegel il Vecchio (3) Brunelleschi (1) Bruno (2) Buddhismo (1) Buonarroti (1) Byron (2) Caillebotte (2) Calcio (1) Calvino (2) Calzature (1) Camillo Prampolini (1) Campanella (4) Campin (1) Canaletto (4) Cancro (2) Canova (2) Cantù (1) Capitalismo (3) Caravaggio (19) Carlevarijs (2) Carlo Levi (3) Carmi (1) Carpaccio (3) Carrà (1) Carracci (4) Carriere (1) Carroll (1) Cartesio (3) Casati (1) Cattaneo (1) Cattolici (1) Cavalcanti (1) Cellini (2) Cervantes (3) Cézanne (19) Chagall (3) Chardin (4) Chassériau (2) Chaucer (1) CHE GUEVARA (1) Cialente (1) Cicerone (8) Cimabue (4) Cino da Pistoia (1) Città del Vaticano (3) Clarke (1) Classici (26) Classicismo (1) Cleland (1) Collins (1) COMMUNITY (2) Comunismo (28) Condillac (1) Constable (4) Copernico (2) Corano (1) Cormon (2) Corot (9) Correggio (4) Cosmesi (1) Costa (1) Courbet (9) Cousin il giovane (2) Couture (2) Cranach (3) Crepuscolari (1) Crespi (2) Crespi detto il Cerano (1) Creta (2) Crispi (1) Cristianesimo (3) Crivelli (2) Croce (1) Cronin (1) Cubismo (1) CUCINA (9) Cucina friulana (2) D'Annunzio (1) Dadaismo (1) Dalì (5) Dalle Masegne (1) Dante Alighieri (8) Darwin (2) Daumier (6) DC (1) De Amicis (1) De Champaigne (2) De Chavannes (1) De Chirico (4) De Hooch (2) De La Tour (4) De Nittis (2) De Pisis (1) De' Roberti (2) Defoe (1) Degas (16) Del Piombo (4) Delacroix (6) Delaroche (2) Delaunay (2) Deledda (1) Dell’Abate (2) Derain (2) Descartes (2) Desiderio da Settignano (1) Dickens (8) Diderot (2) Disegni (2) Disegni da colorare (10) Disegni Personali (2) Disney (1) Dix (3) Doganiere (5) Domenichino (2) Donatello (4) Donne nella Storia (42) Dossi (1) Dostoevskij (7) DOTTRINE POLITICHE (75) Dova (1) Du Maurier (1) Dufy (3) Dumas (1) Duprè (1) Dürer (9) Dylan (2) Ebrei (9) ECONOMIA (7) Edda Ciano (1) Edison (1) Einstein (2) El Greco (9) Eliot (1) Elsheimer (2) Emil Zola (3) Energia alternativa (6) Engels (10) Ensor (3) Epicuro (1) Erasmo da Rotterdam (1) Erboristeria (7) Ernst (3) Erotico (1) Erotismo (4) Esenin (1) Espressionismo (3) Etruschi (1) Evangelisti (3) Fallaci (1) Fantin-Latour (1) Fascismo (26) Fattori (4) Faulkner (1) Fautrier (1) Fauvismo (1) FAVOLE (2) Fedro (1) FELICITÀ (1) Fenoglio (2) Ferragamo (1) FIABE (6) Fibonacci (1) Filarete (1) Filosofi (1) Filosofi - A (1) Filosofi - F (1) Filosofi - M (1) Filosofi - P (1) Filosofi - R (1) Filosofi - S (1) FILOSOFIA (55) Fini (1) Finkelstein (1) Firenze (1) Fisica (5) Fitoterapia (10) Fitzgerald (1) Fiume (1) Flandrin (1) Flaubert (4) Fogazzaro (2) Fontanesi (1) Foppa (1) Foscolo (6) Fougeron (1) Fouquet (4) Fra' Galgario (2) Fra' Guglielmo da Pisa (1) Fragonard (9) Frammenti (1) Francia (2) François Clouet (2) Freud (1) Friedrich (5) FRIULI (8) Futurismo (3) Gadda (2) Gainsborough (14) Galdieri (1) Galilei (2) Galleria degli Uffizi (1) Gamberelli (1) Garcia Lorca (1) Garcìa Lorca (1) Garibaldi (2) Gassendi (1) Gauguin (17) Gennaio (1) Gentile da Fabriano (2) Gentileschi (2) Gerard (1) Gérard (1) Gérard David (2) Géricault (7) Gérôme (2) Ghiberti (1) Ghirlandaio (2) Gialli (1) Giallo (1) Giambellino (1) Giambologna (1) Gianfrancesco da Tolmezzo (1) Gilbert (1) Ginzburg (1) Gioberti (1) Giordano (3) Giorgione (15) Giotto (12) Giovanni Bellini (10) Giovanni della Robbia (1) Giovanni XXIII (8) Giustizia (1) Glossario dell'arte (19) Gnocchi-Viani (1) Gobetti (1) Goethe (9) Gogol' (2) Goldoni (1) Gončarova (2) Gorkij (3) Gotico (1) Goya (11) Gozzano (2) Gozzoli (1) Gramsci (4) Grecia (2) Greene (1) Greuze (4) Grimm (2) Gris (2) Gros (7) Grosz (3) Grünewald (5) Guadagni (1) Guardi (6) Guercino (1) Guest (1) Guglielminetti (1) Guglielmo di Occam (1) Guinizelli (1) Gutenberg (2) Guttuso (4) Hals (3) Hawthorne (1) Hayez (4) Heckel (1) Hegel (6) Heine (1) Heinrich Mann (1) Helvétius (1) Hemingway (3) Henri Rousseau (3) Higgins (1) Hikmet (1) Hobbema (2) Hobbes (1) Hodler (1) Hogarth (4) Holbein il Giovane (4) Hugo (1) Hume (2) Huxley (1) Il Ponte (2) Iliade (1) Impressionismo (85) Indiani (1) Informale (1) Ingres (7) Invenzioni (31) Islam (5) Israele (1) ITALIA (2) Italo Svevo (5) Jacopo Bellini (4) Jacques-Louis David (9) James (1) Jean Clouet (2) Jean-Jacques Rousseau (3) Johns (1) Jordaens (2) Jovine (3) Kafka (3) Kandinskij (4) Kant (9) Kautsky (1) Keplero (1) Kierkegaard (1) Kipling (1) Kirchner (4) Klee (3) Klimt (4) Kollwitz (1) Kuliscioff (1) Labriola (2) Lancret (3) Land Art (1) Larsson (1) Lavoro (2) Le Nain (3) Le Sueur (2) Léger (2) Leggende (1) Leggende epiche (1) Leibniz (1) Lenin (7) Leonardo (43) Leopardi (3) Letteratura (22) Levi Montalcini (1) Liala (1) Liberalismo (1) LIBERTA' (28) LIBRI (23) Liotard (5) Lippi (5) Locke (4) Lombroso (1) Longhi (3) Lorenzetti (3) Lorenzo il Magnifico (1) Lorrain (5) Lotto (6) Luca della Robbia (1) Lucia Alberti (1) Lucrezio (2) Luini (2) Lutero (3) Macchiaioli (1) Machiavelli (10) Maderno (1) Magnasco (1) Magritte (4) Maimeri (1) Makarenko (1) Mallarmé (2) Manet (14) Mantegna (8) Manzoni (4) Maometto (4) Marcks (1) MARGHERITA HACK (1) Marquet (2) Martini (7) Marx (17) Marxismo (9) Masaccio (7) Masolino da Panicale (1) Massarenti (1) Masson (2) Matisse (6) Matteotti (2) Maupassant (1) Mauriac (1) Mazzini (5) Mazzucchelli detto il Morazzone (1) Medicina (4) Medicina alternativa (23) Medicina naturale (17) Meissonier (2) Melozzo da Forlì (2) Melville (1) Memling (4) Merimée (1) Metafisica (4) Metalli (1) Meynier (1) Micene (2) Michelangelo (11) Mickiewicz (1) Millais (1) Millet (4) Minguzzi (1) Mino da Fiesole (1) Miró (2) Mistero (10) Modigliani (4) Molinella (1) Mondrian (4) Monet (14) Montaigne (1) Montessori (2) Monti (3) Monticelli (2) Moore (1) Morandi (4) Moreau (4) Morelli (1) Moretto da Brescia (2) Morisot (3) Moroni (2) Morse (1) Mucchi (16) Munch (2) Murillo (4) Musica (14) Mussolini (5) Mussulmani (5) Napoleone (11) Natale (8) Nazismo (17) Némirovsky (1) Neo-impressionismo (3) Neoclassicismo (1) Neorealismo (1) Neruda (2) Newton (2) Nietzseche (1) Nievo (1) Nolde (2) NOTIZIE (1) Nudi nell'arte (52) Odissea (1) Olocausto (6) Omeopatia (18) Omero (2) Onorata Società (1) Ortese (1) Oudry (1) Overbeck (2) Ovidio (1) Paganesimo (1) Palazzeschi (1) Palizzi (1) Palladio (1) Palma il Vecchio (1) Panama (1) Paolo Uccello (5) Parapsicologia (1) Parini (3) Parmigianino (3) Pascal (1) Pascoli (3) Pasolini (3) Pavese (3) Pedagogia (2) Pellizza da Volpedo (2) PERSONAGGI DEL FRIULI (30) Perugino (3) Petacci (1) Petrarca (4) Piazzetta (2) Picasso (8) Piero della Francesca (8) Piero di Cosimo (2) Pietro della Cortona (1) Pila (2) Pinturicchio (2) Pirandello (2) Pisanello (2) Pisano (1) Pissarro (10) Pitagora (1) Plechanov (1) Poe (1) Poesie (4) Poesie Classiche (18) POESIE di DONNE (2) Poesie personali (16) POETI CONTRO IL RAZZISMO (1) POETI CONTRO LA GUERRA (18) Poliziano (1) Pollaiolo (4) Pomodoro (1) Pomponazzi (1) Pontano (1) Pontormo (1) Pop Art (1) Poussin (9) Pratolini (1) Premi Letterari (3) Prévost (1) Primaticcio (2) Primo Levi (1) Problemi sociali (2) Procaccini (1) PROGRAMMI PC (1) Prostituzione (1) Psicoanalisi (1) PSICOLOGIA (5) Pubblicità (1) Pulci (1) Puntitismo (3) Puvis de Chavannes (1) Quadri (2) Quadri personali (1) Quarton (2) Quasimodo (1) Rabelais (1) Racconti (1) Racconti personali (1) Raffaello (20) Rasputin (1) Rauschenberg (1) Ravera (1) Ray (1) Razzismo (1) Realismo (3) Rebreanu (1) Recensione libri (15) Redon (1) Regina Bracchi (1) Religione (7) Rembrandt (10) Reni (4) Renoir (19) Resistenza (8) Ribera (4) RICETTE (3) Rimbaud (2) Rinascimento (3) RIVOLUZIONARI (55) Rococò (1) Roma (6) Romantici (1) Romanticismo (1) Romanzi (3) Romanzi rosa (1) Rossellino (1) Rossetti (1) Rosso Fiorentino (3) Rouault (1) Rousseau (3) Rovani (1) Rubens (13) Russo (1) Sacchetti (1) SAGGI (11) Salute (16) Salvator Rosa (2) San Francesco (5) Sannazaro (2) Santi (1) Sassetta (2) Scapigliatura (1) Scheffer (1) Schiele (3) Schmidt-Rottluff (1) Sciascia (2) Scienza (8) Scienziati (13) Scipione (1) Scoperte (33) Scoto (1) Scott (1) Scrittori e Poeti (24) Scultori (2) Segantini (2) Sellitti (1) Seneca (2) Sereni (1) Sérusier (2) Sessualità (5) Seurat (3) Severini (1) Shaftesbury (1) Shoah (7) Signac (3) Signorelli (2) Signorini (1) Simbolismo (2) Sindacato (1) Sinha (1) Sironi (2) Sisley (3) Smith (1) Socialismo (45) Società segrete (1) Sociologia (4) Socrate (1) SOLDI (1) Soldi Internet (1) SOLIDARIETA' (6) Solimena (2) Solženicyn (1) Somerset Maugham (3) Sondaggi (1) Sorel (2) Soulages (1) Soulanges (2) Soutine (1) Spagna (1) Spagnoletto (4) Spaventa (1) Spinoza (2) Stampa (2) Steinbeck (1) Stendhal (1) Stevenson (4) Stilista (1) STORIA (68) Storia del Pensiero (81) Storia del teatro (1) Storia dell'arte (123) Storia della tecnica (24) Storia delle Religioni (47) Stubbs (1) Subleyras (2) Superstizione (1) Surrealismo (1) Swift (3) Tacca (1) Tacito (1) Tasca (1) Tasso (2) Tassoni (1) Ter Brugghen (2) Terapia naturale (18) Terracini (1) Thomas Mann (6) Tiepolo (4) Tina Modotti (1) Tintoretto (8) Tipografia (2) Tiziano (18) Togliatti (2) Toland (1) Tolstoj (2) Tomasi di Lampedusa (3) Toulouse-Lautrec (5) Tradizioni (1) Troyon (2) Tura (2) Turati (2) Turgenev (2) Turner (6) UDI (1) Ugrešić (1) Umanesimo (1) Umorismo (1) Ungaretti (3) Usi e Costumi (1) Valgimigli (2) Van Der Goes (3) Van der Weyden (4) Van Dyck (6) Van Eyck (8) Van Gogh (15) Van Honthors (2) Van Loo (2) Vangelo (3) Velàzquez (8) Veneziano (2) Verdura (1) Verga (10) Verismo (10) Verlaine (5) Vermeer (8) Vernet (1) Veronese (4) Verrocchio (2) VIAGGI (2) Viani (1) Vico (1) Video (13) Vigée­-Lebrun (2) VINI (3) Virgilio (3) Vittorini (2) Vivanti (1) Viviani (1) Vlaminck (1) Volta (2) Voltaire (2) Vouet (4) Vuillard (3) Warhol (1) Watson (1) Watteau (9) Wells (1) Wilde (1) Winterhalter (1) Witz (2) Wright (1) X X X da fare (34) Zurbarán (3)