mercoledì 29 dicembre 2010

LA PILA (The voltaic pile) - Alessandro Volta


IL FUNZIONAMENTO DELLA PILA

Tutti noi sappiamo che cosa siano le pile, o più precisamente le pile secche, con cui funzionano le lampade tascabili, telecomandi e molti giocattoli dei nostri figli.
Per comprendere il funzionamento di una pila - argomento di cui voglio occuparmi in questa pagina - debbo prima ricordare la celebre esperienza di Alessandro Volta.
Si facciano combaciare due dischi che non siano dello stesso metallo (uno, per esempio, di rame e l'altro di zinco) tenuti con due manici isolanti.
Quando si separano i due dischi, si può vedere - mettendoli in contatto con la sferetta dell'elettroscopio a foglie d'oro, che i due dischi sono carichi di elettricità: il rame è carico negativamente e lo zinco positivamente.
L'aspetto interessante dell'esperienza è questo: prima di far combaciare i due dischi, ci si assicura che non portino cariche elettriche; d'altra parte, mentre essi restano in mutuo contatto, sono tenuti con i manici isolanti e quindi non possono ricevere dall'esterno le cariche che, una volta staccati, si manifestano attraverso l'elettroscopio.
L'interpretazione dell'esperienza è perciò la seguente: mentre i due dischi restano in mutuo contatto, dallo zinco passano al rame elettroni (cioè, per quanto abbiamo detta la volta scorsa, cariche elettriche negative).
Il rame che era in origine "scarico" appare perciò, quando si stacchino i dischi, carico negativamente, avendo assunto cariche negative dallo zinco; in modo analogo lo zinco che ha ceduto cariche negative ci appare elettropositivo.


L’EFFETTO VOLTA

Da questa esperienza si può capire facilmente in che cosa consista l’effetto Volta: tutte le volte che due metalli diversi ed elettricamente neutri, vengono posti in contatto reciproco, si caricano di cariche opposte. Non posso soffermarmi troppo a lungo sulla spiegazione dell’effetto Volta.
Possiamo però renderci ragione dì esso se pensiamo che gli elettroni degli atomi di ogni metallo possono essere, per così dire, estratti dal metallo stesso con maggiore o minore facilità.
Ogni metallo ha, cioè, un proprio caratteristico “potenziale di estrazione”; in altre parole, sotto un campo elettrico di opportuna intensità, che è caratteristica di ogni metallo, esso può cedere alcuni elettroni dei suoi atomi.
E' allora chiaro che, ponendo a contatto due metalli diversi (aventi perciò diverso potenziale di estrazione), quello dei due che ha potenziale di estrazione minore lascia liberi alcuni elettroni che vanno a trasferirsi nell'altro: così il primo metallo risulta carico positivamente ed il secondo negativamente.

L'effetto Volta si può riscontrare anche collegando l'uno all'altro più di due metalli diversi, formando cioè quella che si chiama “catena voltaica”; anche in questo caso i due estremi liberi della catena risultano carichi di elettricità dì segno opposto. Una importantissima legge stabilisce che, qualunque siano i metalli intermedi, l'effetto Volta dipende solo dai due metalli estremi. E' chiaro perciò che, comunque sia formata una catena voltaica, se si attacca ai due estremi liberi un filo conduttore, il dispositivo così ottenuto non fornisce corrente elettrica (cioè nel filo non si ha un flusso di elettroni) perchè i due estremi liberi della catena (dai quali dipende l’effetto Volta, cioè il fatto che essi si carichino elettricamente) risultano essere in definitiva i due capi del filo conduttore che attacchiamo alle sbarrette estreme: essi sono cioè dello stesso metallo, quello con cui è formato il filo stesso. E in tali condizioni - già ho sottolineato - l'effetto Volta non si verifica.

Diversamente vanno le cose se almeno uno degli elementi della catena è costituito non da un conduttore metallico, ma da un conduttore elettrolitico (cioè un acido o un sale sciolto in acqua).
Una catena di questo genere si può realizzare, per esempio (come è indicato nella figura della diapositiva), immergendo una sbarretta di zinco (Zn) in una soluzione di solfato di zinco (Zn SO4) che, come insegna la chimica, contiene una certa quantità di particelle cariche positivamente e negativamente (gli zinco-ioni e gli ioni SO4); un setto poroso divide la soluzione Zn S0, dalla soluzione di solfato di rame (Cu SO,), contenente anche essa ioni positivi e negativi: in quest'ultima soluzione è immersa una sbarretta di rame (CU).
In questo modo noi abbiamo costruito una pila.
La sbarretta di zinco, in presenza degli zinco-ioni della soluzione, sviluppa e manda in soluzione essa stessa degli zinco-ioni che sono particelle elettropositive: essa quindi si carica negativamente.
La sbarretta di rame invece riceve i rame-ioni che si trovano nella soluzione in cui è immersa e quindi si carica positivamente.

Questa è la ragione fondamentale, per cui le due sbarrette di metallo diventano i poli di una pila (realizzando così un generatore di corrente), anche se tra gli ioni delle due soluzioni separate dal setto avvengono altre reazioni chimiche delle quali non mi occupo in questo momento.
Se congiungiamo con un filo metallico i due poli della pila che abbiamo descritto, nel filo si avrà un movimento di elettroni verso il polo positivo della pila (dal quale sono attratti); questo movimento non è che un passaggio di corrente elettrica attraverso il filo.

Concludendo, le “pile secche” che ho ricordato all'inizio si ottengono “immobilizzando” le soluzioni liquide che contengono, aggiungendo della segatura o una costanza gelatinosa.


VEDI ANCHE . . .

GRANDI INVENTORI - Alessandro Volta

martedì 28 dicembre 2010

E PENSO A TE - Lucio Battisti





Io lavoro e penso a te
torno a casa e penso a te
le telefono e intanto penso a te
Come stai? E penso a te
Dove andiamo? E penso a te
Le sorrido abbasso gli occhi e penso a te
Non so con chi adesso sei
non so che cosa fai
ma so di certo a cosa stai pensando
è troppo grande la città
per due che come noi
non sperano però si stan cercando cercando
Scusa è tardi e penso a te
ti accompagno e penso a te
non son stato divertente e penso a te
sono al buio e penso a te
chiudo gli occhi e penso a te
io non dormo e penso a te...


Sono al buio... e penso a te....

_______________________________________________

sabato 25 dicembre 2010

ANORESSIA (Anorexia - Magersucht - Анорексия - 厌食症 - Anorexie)


CentraI TESSUTI ADIPOSI SOTTOCUTANEI

I soggetti anoressici controllano il loro peso con angoscia più volte al giorno.
I digiuni autoimposti sottraggono al corpo il tessuto adiposo sottocutaneo.


L'anoressia (Anorexia nervosa) è un disturbo del comportamento alimentare che colpisce soprattutto le ragazze nel periodo della pubertà. Segnale evidente è un'accentuata ed esasperata magrezza, che non elimina tuttavia la loro costante ossessione di essere in sovrappeso.
Dopo ogni pasto, sentendosi colpevoli, cercano di eliminare le calorie assunte con sport faticosi o procurandosi il vomito. Inoltre è frequente il ricorso a lassativi e inibitori dell'appetito.
Le cause di rifiuto del cibo si possono ricercare in problemi di crescita, di identità femminile o ideali di magrezza esasperati.
L'anoressia si cura solo con un'opportuna terapia psicologica: il paziente deve dimostrare disponibilità a riconoscere la propria malattia e a volerla superare. Nello stesso tempo deve imparare a nutrirsi correttamente.
Efficaci coadiuvanti sono piante officinali stimolanti e agopuntura.


INDICI DI BODY MASS (MASSA CORPOREA)

Si può valutare il peso corporeo di ogni individuo attraverso l'indice di Body Mass (SMI), calcolato con le seguenti formule:

SMI= peso (in kg) /il quadrato dell'altezza (in m).
Per esempio: per un'altezza di 1,70 m e un peso di 50 kg il BMI è 17,3=50/(1,70x 1,70).
Per gli uomini il valore normale di BMI è di 22-24, mentre per le donne è 21-22.
In caso di SMI a 18 o inferiore si parla di anoressica.


Che fare?

Prima di tutto è importante stabilire se alla base della perdita dipeso non vi siano cause organiche.
Un grande problema nell’affrontare questo tipo di disturbo è costituito dal rifiuto di interventi esterni da parte dei soggetti anoressici.
Essi spesso non accettano di farsi aiutare e curare finché la malattia non mette a rischio la vita stessa.
Solo un trattamento di psicoterapia ha successo in questi casi, perché può essere d’aiuto per imparare a riconoscere il problema e accettarlo.
In seguito anche i rimedi naturali capaci di stimolare l’appetito possono aiutare a riprendere peso.


Riconoscere l'anoressia

Ogni comportamento e pensiero del soggetto anoressico ruota attorno all'ossessione del peso, del cibo e al calcolo delle calorie.
Vengono elaborati vari metodi per dimagrire, il più drastico dei quali è il digiuno totale.
Le mestruazioni sono le prime a "scomparire".
Spesso all'anoressia è associata la bulimia, cioè l'ingestione fobica di dosi eccessive di cibo, che vengono poi espulse attraverso il vomito indotto.


Una speciale alimentazione

È utile fare tanti piccoli pasti durante il giorno, con cibi ad alto valore nutritivo e calorico, preparati in modo da stimolare l'appetito.
Sono sconsigliati cibi grassi, troppo speziati o salati, che potrebbero causare senso di pesantezza allo stomaco debilitato e suscitare di conseguenza rimorsi.
Sono invece da preferire cibi come pasta, muesli, sformati, purè di patate, verdure delicate, panna dolce o acida, miele, carne tenera e frutta cotta.


Rilassamento quotidiano

Praticate esercizi di rilassamento come lo Yoga, la meditazione, il metodo Jacobson o il training autogeno.
Avrete così a disposizione un mezzo utile per sconfiggere io stress e affrontare meglio le vostre paure.


TERAPIE DOLCI


Digitopressione per regolare l’appetito


Con l'aiuto della digitopressione si possono attivare i meccanismi nervosi responsabili della stimolazione dell'appetito.
Esercitate una pressione dolce ma continua per 3 minuti nella zona tra l'ombelico e il basso torace.
Eseguite questo trattamento 20 minuti prima di ogni pasto.
Anche la pressione del mignolo della mano è efficace.
Premete energicamente per 5 minuti nella zona dell'incavo dell'unghia.


TISANE MEDICINALI

Per stimolare l'appetito preparate una tisana con le seguenti erbe:

10 g di corteccia di china
10 g di radice di genziana
10 g di centaurea minore
20 g di foglie di menta

Versate ¼ di litro d'acqua bollente su 1 cucchiaino di questa miscela.
Lasciate riposare per 10 minuti, coprendo con un coperchio, poi filtrate.
Bevetene 1 tazza 3 volte al giorno prima dei pasti.


PSICOTERAPIA

Terapia familiare

Spesso cause scatenanti della malattia sono conflitti o tensioni familiari: pressioni al successo e ad alti rendimenti scolastici da parte dei genitori, carenza di attenzione o la sensazione di essere amata solo come "bambina piccola'.
Non è raro che l'anoressia abbia una precisa funzione in famiglia, ignorata dagli stessi componenti.
Nell'ambito della terapia famigliare il terapeuta cerca di analizzare i problemi con i membri della famiglia stessa, discutendone e cercando con loro la possibile soluzione.


Colloqui

Il trattamento si basa sulla personalità del paziente.
Diversamente da altre terapie spesso non è importante il passato, ma il superamento del presente.
Il terapeuta cerca di cogliere i pensieri e i sentimenti del paziente analizzandoli insieme a lui.
Il soggetto impara quindi ad accettarsi e a osservare i propri punti di forza e le proprie debolezze con più lucidità.


CONSIGLIO UTILE

Unitevi a un gruppo di psicoterapia.
Parlando con altre persone interessate vi renderete conto dei meccanismi che vi hanno portato alla malattia.



VEDI ANCHE . . .

TRAINING AUTOGENO


DIGITOPRESSIONE

SHIATSU - Guida pratica al massaggio

MACROBIOTICA

DANZATERAPIA (Dance therapy)

LA DANZA DEL VENTRE (Belly dancing)

MUSICOTERAPIA

ARTETERAPIA

PRANOTERAPIA

QI GONG

TAI CHI - Lo spirito di un'arte marziale

_______________________________________________

L’INCONTRO DEI SANTI ERASMO E MAURIZIO (Meeting of Saints Erasmus and Maurice) Matthias Grünewald



L’INCONTRO DEI SANTI ERASMO E MAURIZIO (1523 circa)
Matthias Grünewald (1480 circa – 1528)
Pittore tedesco
Alte Pinakotek di Monaco
Olio su tavola cm 226 x 176

Clicca immagine per un'alta risoluzione
Pixel 2430 x 1800 - Mb 2,19


Nel mio tour per i musei del mondo, mi sono imbattuto in questo dipinto di Matthias Grünewald.

Nella scena si scorgono delle figure in piedi, di cui alcune sullo sfondo scarsamente caratterizzate e poste in ombra, e due principali in primo piano..., le loro teste sono circondate dalle aureole dorate che connotano i Santi.

Si tratta di San Maurizio e di Sant'Erasmo.

San Maurizio era il capo egiziano della Legione Tebana, per questo è raffigurato nei panni di un guerriero etiope, vestito con una pesante armatura metallica completa di spada.

Sant'Erasmo invece è rappresentato come un maestoso vescovo con mitra e pastorale, e reca nella mano destra un argano, strumento del suo martirio.

La scena non si riferisce ad alcun episodio della vita dei due Santi.

Grünewald ha ritratto i due personaggi sacri in semplice conversazione, sottolineando i loro gesti e le loro individuali espressioni emotive.

Rispetto alla pittura italiana, alla quale ad esempio non rimane indifferente negli stessi anni Albrecht Dürer (si veda il dipinto con “I Santi Marco e Paolo”, Monaco, Alte Pinakothek), Grünewald, fedele alla tradizione nordica, ha inserito nella composizione elementi accidentale ed effimeri, come ad esempio l'effetto del movimento. Questo è rappresentato in maniera esemplare dalla mano di San Maurizio, sospesa in aria come nel tentativo di spiegare qualcosa.

Il rigore morale e la severità di Sant'Erasmo, invece, sono individuate sia dall'intensa espressione e del volto, sia dal sontuoso abbigliamento, vero e proprio campionario di capolavori dell’arte del ricamo, della tessitura e della oreficeria germanica.


La grande tavola fu dipinta da Grünewald forse nel 1523, su commissione del cardinale Alberto di Brandeburgo, il cui ritratto è stato riconosciuto nella figura di Sant'Erasmo.

Lo stesso cardinale trasportò il dipinto ad Aschaffenburg dopo il 1540, per salvarlo da possibili danni in seguito alla Riforma protestante.

Dal 1836 il quadro si trova nella Alte Pinakothek di Monaco.


VEDI ANCHE . . .


venerdì 24 dicembre 2010

Dal telegrafo al telefono






________________________________________________

A Natale

  



Dal povero

al ricco

ogni casa

conosce amore

e anche dolore...


Dal giovane

al vecchio

in ogni casa

c'è abbondanza

di pensieri

e di speranza...



________________________________________________

giovedì 23 dicembre 2010

A GENNAIO fa freddo … ma non per tutti ... (IN JANUARY it's cold ... but not for everyone)



A GENNAIO.. fa freddo … ma non per tutti ....



A dieci persone fu chiesto di completare una frase cominciante con le parole “In gennaio...”.
Otto risposero: "In gennaio fa freddo".
E' difficile in questo mese sentire una conversazione dove non si accenni, almeno di sfuggita, ai rigori dell'inverno.
Chi è per il freddo e chi contro: ma in ogni caso si finisce per ripetere i soliti tre o quattro luoghi comuni.
Vediamo, allora, l'opinione di qualche famoso personaggio del passato.


Al primo posto fra i nemici del freddo viene D'Annunzio, che non poteva lavorare se nella stanza la temperatura non raggiungeva i 22/23 gradi.
Peggio di lui il poeta Malherbe, francese (1555-1628); si metteva fino a dieci paia dì calze e una dozzina di maglie e camicie.
Il suo connazionale Fontenelle in una sera freddissima in cui uno sciagurato scrittore lo trattenne a lungo per leggergli un interminabile poemetto, gli disse: “Se avessi messo più fuoco nei tuoi versi, o i tuoi versi nel fuoco, noi non geleremmo così”.
Giusto. Almeno si sarebbe scaldato anche il poeta.

Meno imparziale di Fontenelle una nobildonna fra le più note dell'aristocrazia francese alcuni anni prima della grande rivoluzione, la marchesa Du Deffard.
Essa passava la maggior parte del giorno a letto a ricever visite.
Una sera d'inverno gli invitati battevano i denti intirizziti.
Quando la marchesa se ne accorse sembrò stupita, e chiese se nella stanza c'era molto freddo.
Tutti risposero di sì. Allora la Du Deffand chiamò un servo.
Ma non gli ordinò di accendere il caminetto, chiese semplicemente un'altra coperta per sè.

Modo di comportarsi che ci fa venire in mente il dialogo fra Luigi XIV e un gentiluomo squattrinato.
“Non capisco come facciate a resistere con quel vestito leggero mentre io, coperto come sono, sto gelando”, disse il re.
“Maestà, se aveste indosso tutto quello che ho indosso io. non sentireste più freddo”.
“Perché?”.
“Perchè io porto addosso tutto il mio guardaroba”.

In Inghilterra il freddo godeva dell’autorevole appoggio della regina Vittoria, che gli aneddoti ci descrivono intenta a spegnere caminetti e a spalancare finestre in tutto il palazzo con uno zelo da rasentare la mania ma la figlia Vittoria Adelaide imparò presto a far scendere i termometri, - con alcune sapienti scosse, - a temperatura incredibilmente basse, precedendo di nascosto la madre nella solita ispezione attraverso le stanze; e la regina, contemplando allibita la colonnina ferma un palmo sotto lo zero, ordinava che si attizzasse subito il fuoco e si tappassero tutti gli spiragli.

All'insensibilità del re e della marchesa preferiamo la stramberia di La Rochefoucauld-Liancourt che in una giornata di maltempo fece entrare in carrozza anche i lacchè.
Poichè subito qualcuno osservò che la cosa era sconveniente, rispose seccato: “Anzi, avevo fatto entrare anche i cavalli: ma poi ho dovuto farli scendere perché non era rimasto nessuno a tirare la carrozza”.

Fra gli amici del freddo troviamo Turgheniev, il grande scrittore russo, e il pittore italiano Segantini.
Il primo per lavorare aveva bisogno degli inverni freddissimi della sua terra; a Parigi, diceva, si sentiva soffocare.
Il secondo amava dipingere all'aperto in montagna, con una temperatura così rigida che i colori si gelavano nei tubetti.

Il freddo, in conclusione, ad alcuni dà fastidio, ad altri no.
Ma c'è un'altro aspetto della questione: la stagione rigida e inclemente ha anche essa un suo fascino?
Il cosiddetto “brutto tempo“ può essere bello?
Anche qui troviamo atteggiamenti discordi.
Del tutto esagerato ci sembra quello dello scultore francese Chateaubriand (1768-1848) che si fa legare all'albero della nave per potersi godere la visione di una furibonda tempesta di mare senza esser trascinato via dalle onde.
L'idea gli era venuta leggendo il passo di Omero in cui Ulisse si fa legare per non cedere ai richiami delle Sirene.
Il bello è che dopo un paio d'ore, fradicio d'acqua, il romantico scrittore esclamò scontento: “O tempesta, sei meno bella di come ti ha descritta Omero!”.

Forse per non andare incontro a delusioni simili pittore Meissonier (1815-1891) preparandosi a dipingere l'armata napoleonica in ritirata durante la campagna russa si costruì con molta pazienza, perdita di tempo e spesa un modello della neve impastando parecchi sacchi di farina e di sale con argilla e altri ingredienti.
Soddisfattissimo del risultato ne parlò ad un amico, il quale osservò: “Con quello che hai speso potevi andare sul posto a dipingere la neve dal vero”.
“Già, - disse il pittore, ma sapessi a viaggiare come mi annoio”.

A proposito di nevicate, attenti a non esagerare.
Un vecchio uomo politico, quando un marsigliese gli raccontò che nella sua città era caduta più di un metro di neve, chiese: “In larghezza?”.

Certo, una bella nevicata fece fare a Eginardo un buon matrimonio.
Era andato a trovare di nascosto la figlia di Carlo Magno, entrando dalla finestra, e la mattina quando si affacciò vide il terreno ricoperto di neve caduta durante la notte.
Per andarsene avrebbe dovuto lasciare ben visibili le orme, ciò che voleva dire far scoprire tutto: d'altra parte non poteva restare a lungo nella camera della ragazza.
Fu quest'ultima a trovare una via d'uscita: sarebbe scesa lei per prima, e avrebbe portato in salvo il giovane sulle spalle; le sue impronte naturalmente non avrebbero destato sospetti.
Così fecero, ed ebbe inizio la difficoltosa traversata.
Sembrava che il tentativo fosse riuscito: ma purtroppo qualche volta le cure dell'impero danno dei pensieri agli imperatori; così Carlo Magno, insonne, si affacciò all'improvviso.
Figurarsi i poveri innamorati: d'un lampo si videro già legati, chini sul ceppo, con le due teste mozzate da un sol colpo di scure.
Invece Carlo Magno, da quel politico che era, ordinò che si affrettassero le nozze.
In tal modo il giovane Eginardo trovò una sistemazione.

Se col freddo vi capita un raffreddore di testa non ditelo.
Qualche maligno potrebbe commentare come a suo tempo il commediografo Sacha Guitry:
“Nulla di strano. Il raffreddore si attacca sempre alle parti più deboli”.

_________________________________________________

martedì 21 dicembre 2010

LE PRIME MACCHINE A VAPORE (The first steam engines)


LE PRIME MACCHINE A VAPORE

Al tramontare della società schiavistica, l'uomo aveva trovato nel mulino a vento e nella ruota idraulica sorgenti di energia sufficienti ad assicurare il funzionamento delle macchine che il sistema di produzione feudale richiedeva; d'altra parte, la forza animale era sufficiente per i mezzi di trasporto terrestri e il vento per quelli di mare. Ma all'inizio dell’età moderna sorse la necessità di una nuova fonte di energia, adeguata alle nuove esigenze della società.

La principale esigenza che portò alla nascita della macchina a vapore sembra essere stata, almeno inizialmente, quella di trovare un sistema efficace per prosciugare le miniere le quali, man mano che cresceva la richiesta di minerali, diventavano sempre più profonde.

Fra il 1550 e il 1650 furono progettate o costruite diverse macchine, che utilizzavano la pressione del vapore. Ma il loro valore fu sostanzialmente quello di favorire gli studi teorici sulla nuova fonte di energia, e la loro importanza pratica assai scarsa.
Il fisico olandese Huyghens nella seconda metà del secolo XVII studiò e costruì una macchina la quale, sfruttando una decompressione causata dal rarefarsi dei gas prodotti dall'esplosione di una piccala quantità di polvere da sparo, avrebbe dovuta convogliare entro tubi l'acqua da sollevare.

Denis Papin, suo assistente, dimostrò l'inefficienza di questa macchina e nel 1690 ne costruì un’altra nella quale l’energia, come nei tentativi precedenti, era fornita dal vapore. Essa constava di un cilindro contenente acqua; uno stantuffo veniva abbassato entro il cilindro fino a toccare l'acqua. Il recipiente veniva allora messo sul fuoco e il vapore dell'acqua bollente spingeva lo stantuffo in cima al cilindro, dove un dispositivo di fermo lo bloccava finchè il vapore - essendo stato allontanato il fuoco - si ricondensava in acqua. Veniva tolto allora il fermo allo stantuffo, che ricadeva sul fondo del cilindro, per la decompressione in esso creata; la sua caduta poteva essere così utilizzata per sollevare il pistone di una pompa. Ma anche questa macchina era assolutamente inutilizzabile per scopi pratici.

Il primo che costruì macchine a vapore che potessero venire impiegate nell'industria fu Thomas Savery all'inizio del XVIII secolo.
La sua macchina a vapore presentava alcuni inconvenienti: consumava troppo rispetto al rendimento ed era pericolosa (talvolta provocò disastri considerevoli in seguito ad esplosioni)…, tuttavia essa fu la prima macchina che risolse il problema pratico dedel prosciugamento delle miniere.



Essa constava sostanzialmente (Vedi fig. 1) di un generatore di vapore (B) (una comune caldaia), un utilizzatore (s) e diversi rubinetti che andavano opportunamente aperti chiusi. Riempito l’utilizzatore di vapore proveniente dalla caldaia e chiuso rubinetto (o) che collega va le due parti, l'utilizzatore (e con esso il vapore contenutovi) veniva raffreddato dall'esterno per mezzo di acqua fredda. Si determinava così una depressione all'interno dell'utilizzatore che veniva sfruttata per aspirare entro l'utilizzatore stesso l'acqua da (b).
Riaperta la comunicazione tra caldaia e utilizzatore, questo veniva riempito nuovamente di vapore che serviva a scacciare attraverso (A) l'acqua prima aspirata.
Si deve a Newcomen un e operaio inglese, l'aver creato una macchina che risultava da una felice unione della caldaia di Savery con il sistema cilindro stantuffo, caratteristico dei primi tentativi accennati.
La sua macchina consumava la metà di quella di Savery ed anche questo fatto contribuì al suo sueccesso.



Nella figura 2 son chiaramente visibili le parti che componevano la macchina.
Una caldaia (a), un cilindro (c) contenente uno stantuffo (p) sospeso ad un bilanciere (I) che, all'altra estremità portava lo stelo di una pompa (m).
Il funzionamento era il seguente: riempito il cilindro dì vapore ed interrotta la comunicazione (v) con la caldaia, uno zampillo d'acqua fredda penetrava entro il cilindro attraverso il tubo (b) condensando il vapore.
Si abbassava perciò la pressioni interna; quindi lo stantuffo cadeva al fondo del cilindro - per la pressioni atmosferica esercitata su bilanciere, - sollevando lo stelo della pompa attaccato all'altra estremità del bilanciere.
Svuotato il cilindro dell'acqua fredda attraverso il beccuccio (u) esso veniva nuovamente riempito di vapore, mentre lo stantuffo era richiamato in alto dalla caduta dello stelo di pompa.

La macchina di Newcomen si diffuse assai rapidamente.
Nella prima metà del 1700 in Inghilterra ne erano state impiantate più di un centinaio. Tuttavia ben presto anch'essa si dimostrò insufficiente a soddisfare le esigenze da cui era nata e, soprattutto, a soddisfare le esigenze nuove che derivavano dalla necessità di meccanizzare l'industria allora nascente.
Il problema poteva essere risolto solo con una macchina che sfruttasse al massimo la forza prodotta dal vapore.
Il risultate fu raggiunto con la macchina di Watt, della quale mi sono occupato precedentemente.


VEDI ANCHE . . .

LA MACCHINA A VAPORE (The steam engine) JAMES WATT

________________________________________________

LA MACCHINA A VAPORE (The steam engine) JAMES WATT



LA MACCHINA DI JAMES WATT


Nel 1763 fu affidata a James Watt, ingegnere inglese impiegato pressa l’università dì Glasgow in qualità di meccanico di precisione, un modello di macchina di Newcomen perchè lo riparasse.
Questa macchina rappresenta, rispetto a quella di Savery, un notevole passo avanti. L'energia che dalle macchine di Newcomen si poteva ricavare era tuttavia ancora molto limitata e troppo costosa.
Esaminando la maechina da riparare, Watt notò questi suoi inconvenienti e si mise a studiare il modo di eliminarli; ma fu soltanto dopo lunghi studi e numerosi esperimenti che riuscì a trovare la soluzione del problema.

Watt osservò che la causa principale della inefficienza della macchina di Newcomen. risiedeva nella condensazione del vapore all'interno del cilindro: il cilindro, ad ogni corsa dello stantuffo, veniva raffreddato e una gran parte del vapore veniva sprecata per riscaldarlo nuovamente.
Le innovazioni fondamentali di Watt furono sostanzialmente due: conservare il cilindro sempre caldo, fornendolo di una «camicia» di vapore e far avvenire la condensazione in un “condensatore separato”, tenuto costantemente freddo.
Watt costruì il suo primo modella nel 1765, ma soltanto nel '69 raggiunse la completa soluzione del problema.

In sostanza, la macchina di Watt era, come schema generale di funzionamento, del tipo di quella di Newcomen, e quindi si prestava agli stessi servizi (in particolare, quindi, era adatta a pompare acqua dal fondo delle miniere).
Ma le variazioni che Watt vi apportò ne fecero una macchina sostanzialmente nuova e destinata a grandi sviluppi.
La prima macchina di Watt fu installata, nel 1776, per azionare i mantici dei forni delle fonderie di John Wilkinson, e l'anno successivo si ebbe, nelle miniere di stagno della Cornovaglia, la prima pompa azionata da una macchina di Watt. Da questo momento l'uso della nuova macchina si diffonderà assai rapidamente.

Ma la prima macchina di Watt non era ancora in grado di azionare macchinari che richiedessero un movimento rotatorio; essa infatti, come quella di Newcomen, sfruttava il movimento rappresentato dalla corsa dì “avanti-indietro” del pistone nel cilindro e tale movimento non era atto a mettere in moto una ruota, che si muove invece girando intorno ad un asse.
Era questo il grande passo che restava da fare; bisognava cioè creare un motore che potesse soddisfare a tutte le esigenze dell'industria (come sappiamo, in Inghilterra si andava operando nel secolo XVIII la grande “rivoluzione industria”.
In questo senso si orientarono le ricerche di Watt al quale si era associato l'industriale Boulton, direttamente interessato alla creazione di una efficiente macchina rotante.
Nel 1781 Watt brevettò una macchina nella quale il moto del bilanciere era trasmesso ad un albero munito dì volano.
Mediante cinghie la forza motrice si poteva trasmettere a qualsiasi macchina che richiedesse un motore per funzionare.



La macchia a vapore di Watt



In pochi anni infatti si assiste alla meccanizzazione dei tipi più svariati di lavorazioni: nel 1782 negli stabilimenti di Wilkinson entra in azione un maglio a vapore; l’anno successivo , a Newcastle, viene installata in una miniera di carbone la prima motrice a vapore per l'azionamento del macchinario: nel 1785 si ha il primo mulino da grano a vapore; e negli anni - successivi le macchine a vapore vengono applicate all'industria tessile.

Nel frattempo Watt, che insieme al socio Boulton si era dato allo sfruttamento diretto dei suoi brevetti, apportò altre innovazioni e nuovi miglioramenti alla sua macchina, rendendola sempre più efficiente e sicura: ricordiamo il regolatore della velocità e l'indicatore della pressione.


Come vedremo la prossima volta, per tutto il secolo XIX la macchina a vapore, con i suoi vari perfezionamenti e, nelle sue varie forme, rappresentò il motore per eccellenza col quale funzionavano tutte le macchine esistenti.


VEDI ANCHE . . .

LE PRIME MACCHINE A VAPORE (The first steam engines)

_________________________________________________

ANTONIO e PIERO BENCI, detti POLLAIOLO


"Apollo e Dafne"(1470 - 1480 circa)

Piero del Pollaiolo 
National Gallery a Londra


Olio su tavola cm 29,5 x 20

Immagine ad alta risoluzione



ANTONIO Pollaiuolo, o Pollaiolo, soprannome di Antonio Benci (Firenze 1432 circa - Roma 1498) ha l'assidua collaborazione del fratello PIERO (1443 circa - 1496) e risente l'efficacia del Baldovinetti, principalmente nei "Tre Santi" degli Uffizi in Firenze, dove le "Fatiche di Ercole" rivelano un'asprezza così viva ed un'energia così indomita, che bastano a confermare la passione irresistibile del movimento e del nudo.

Lo "Arcangelo Raffaele con Tobiolo" (1465-1470 - olio su tavola - Galleria Sabauda a Torino) difetta nelle braccia, ma il saldo realismo costruttivo e la cruda risolutezza dei contorni si associano alla nobiltà dei visi e al taglio arido dei piani prospettici.

Le "Virtù" degli Uffizi (Carità, Temperanza, Speranza, Giustizia, Prudenza - 1469-1470 - olio su tavola) richiamano nella loro rotonda plasticità, matronale ed uniforme, l'arte di Pietro, mentre nel "Martirio di San Sebastiano" (1475 - olio su tavola - National Gallery a Londra, ) i due fratelli si riuniscono, circondando di arcieri il martire drizzato come bersaglio di frecce sopra un tronco d'albero.

Il "Ritratto di gentildonna" del Museo Poldi-Pezzoli in Milano (1470-1475, tempera e olio su tavola) palesa, come quello del Museo di Berlino, il segno preciso e vivente dei profili di Antonio.

Per riconoscere, invece, le disuguaglianze manieristiche di Pietro, che tormenta le forme disseccandole (quando non lo soccorra di consigli il fratello), mi è necessario citare la "Incoronazione della Vergine" del 1483 (olio su tavola - San Gimignano, nella chiesa di Sant'Agostino).




VEDI ANCHE . . .

Antonio Benci detto Antonio Pollaiuolo, o Pollaiolo

ERCOLE E ANTEO (dipinto nel 1460 circa) - Antonio POLLAIOLO


lunedì 20 dicembre 2010

GIOVANNI MARINELLI - Geografo italiano (Geographer Italian)

GIOVANNI MARINELLI 1846-1900


Gli studi geografici italiani, a cavallo tra l'Ottocento e il Novecento devono il loro fiorire a Giovanni e Olinto Marinelli, seguiti o accompagnati da un altro gruppo di notissimi friulani.

Giovanni Marinelli, udinese, a sedici anni si iscrisse a matematica a Padova, per passare subito a legge: prima della laurea, a corsi completati, abbandonò tutte due le materie per insegnare storia e geografia a Udine.

Il matrimonio mise un qualche ordine nella sua vita e nel 1872, all'Accademia di Udine, propose l'istituzione di un osservatorio meteorologico a Tolmezzo, che fu subito approvato.

Anzi se ne aggiunsero altri a Pontebba, Ampezzo e nei bacini del Tagliamento e dell'Isonzo.

Si diede alle esplorazioni morfologiche, geologiche, botaniche, etnografiche e linguistiche della Regione.

L'amicizia con geografi dell'università di Padova, gli procurò l'ingresso all'insegnamento universitario a soli trentadue anni: per quattordici anni insegnò geografia a Padova e dal 1892 fino alla morte a Firenze.

E in questo insegnamento fu un maestro: noto in tutto il mondo scientifico per le sue numerose pubblicazioni, educò una generazione agli studi geografici, fondò società e sodalizi, tra cui la Società Alpina Friulana, la Società di studi geografici e coloniali di Firenze, diresse la Rivista Geografica italiana, fu quattro volte deputato al Parlamento per Gemona-Tarcento.

Trovò la geografia ad uno stato di emarginazione e di quasi disistima tra le varie discipline e la portò a vera scienza con una produzione abbondantissima, innovativa e rigorosa.

Nel 1894 pubblicò le due Guide dei Canal del Ferro e della Carnia e la grande sintesi di geografia universale, in sette volumi, dal titolo La Terra, edita da Vallardi nel 1869.

Oltre duecento lavori costituiscono un corpus di studi che collocano Giovanni Marinelli tra gli «apostoli» del progresso geografico.
Io considero il Marinelli il maggior divulgatore, organizzatore e coordinatore tra tutti i geografi italiani, soprattutto con il suo volume "La Terra", un trattato popolare di geografia universale composto di otto bei grossi tomi, che considero la prima vera e la più importante enciclopedia italiana di geografia.


OPERE PIU' IMPORTANTI

Saggio di cartografia della regione veneta, Venezia 1881

La più alta montagna del Friuli, Pagine friulane XII, 1888

La terra. Trattato popolare di geografia universale..., Milano 1889

Guida del Canale del Ferro, Udine 1894

Una carta del Friuli del sec. XVI, Pagine friulane I, 1894

Guida della Carnia, Firenze 1898


VEDI ANCHE . . . .




























domenica 19 dicembre 2010

Paolo di Dono detto l'Uccello


La battaglia di San Romano (1435)
Paolo Uccello (1396-1475)
Galleria degli Uffizi di Firenze



Paolo di Dono detto l'Uccello (1396-1475) coadiuva il Ghiberti nell'eseguire la seconda porta del Battistero…, a Venezia (1425-32), restaura mosaici, e a Padova dipinge in terretta verde gli scomparsi giganti di casa Vitaliani, che indicano, con il solo ricordo, l'aspirazione al grandioso, coltivata (le poche opere rimaste ce lo confermano) dalle insistenti ricerche di spazio e, di volume.
I contorni secchi e gli scorci audaci appiattiscono le figure come in un lavoro di commesso…, le fabbriche si complicano nelle prospettive…, i paesaggi si fanno piú profondi con i duri diagrammi scientifici…, i colori sono distesi, nitidi, e in faccia alla natura l'artista proclama la sua assoluta indipendenza.

Paolo è il primo pittore di combattimenti - dacché non si possono stimare saggi di tal genere i miseri affreschi di Spinello Aretino in Sena -, e della Battaglia di S. Romano (1432) si conservano tre tavole negli Uffizi, nel Louvre di Parigi e nella Galleria Nazionale di Londra (Battaglia di S. Egidio).

I pesanti cavalli s'impennano o scalciano, e le lance s'incrociano o si drizzano nel tumulto…, i contrasti prospettici aumentano con gli animali caduti, che ingombrano la linea di terra…, gli ornamenti di stucca luccicano, come le terse corazze, tra gli elmi piumati ed i pennoni, e larghe zone d'ombra e di luce animano gli scontri.

Nel monumento pittorico di Giovanni Acuto (Hawkwood), ”cautissimus et rei militaris peritissimus”
(Firenze, Santa Maria del Fiore) il solido cavallo, per il quale si dimentica il vero e la norma classica della sta tua equestre di Marco Aurelio, alza simultaneamente la zampa anteriore e posteriore dalla stessa parte, ed il capitano mostra l'incisività d'un rilievo di bronzo.

Il refettorio di Santa Maria Novella in Firenze conserva vestigia del tragico Diluvio e del Sacrificio di Noé, eroico risultato della tendenza prospettica, cui si subordinano i volumi coloristici.


VEDI ANCHE . . .



BEATO ANGELICO - Fra' Giovanni da Fiesole (Guido di Pietro Trosini)


Affresco del Beato Angelico nella Cappella Nicolina - Vaticano
Consacrazione di San Lorenzo come diacono


Beato Angelico, soprannome di Guido di Pietro Trosini, nacque a Vicchio di Mugello in provincia di Firenze nel 1395 circa e morì a Roma nel 1455, fu pittore e frate domenicano, prese il nome di Fra' Giovanni da Fiesole, e fu canonizzato da Giovanni Paolo II, la cui festa cade il 18 febbraio.
Artista di profonda spiritualità, entrato nel convento di San Domenico di Fiesole, subisce l'influsso di D. Lorenzo Monaco e dei miniatori del convento di Santa Maria degli Angeli a Firenze.

In questa singolare individualità si fondono gli insegnamenti di Giotto e di Simone Martini, ma dello spirito attento ai prodigiosi saggi degli scultori e architetti fioriti nei primi decenni del secolo XV c'è indizio nella cauta formazione del monaco artista, che comincia a lavorare nel 1420.
La stanchezza dei modi gotici ne accompagna i primi timidi saggi, ma nei tabernacoletti del Museo di San Marco e nella Madonna della Stella la fervida ispirazione, la purezza delle forme ed il vaghissimo colorito rimangono i caratteri sostanziali del maestro.

Egli dipinge con compiacenza arcaica lo sfondo d'oro del Giudizio Universale e dell'Incoronazione della Vergine (Firenze, Museo di San Marco), ma nella stabilità delle figure risente di Masaccio e della plastica fiorentina.

Nella Madonna dei Linaioli - del sopra citato museo - gli angeli musicanti hanno la spirituale dolcezza d'un sogno paradisiaco, mentre i santi degli sportelli, per la compattezza delle forme e per l'aspetto solenne, ci avviano alla grande Deposizione dalla croce, affrescata nello stesso convento con la matura sicurezza dell'inventore e del tecnico che apre il paesaggio e modula la luce intorno ai giusti volumi dei corpi e dei gruppi.

Dal 1436 al '43, il convento di San Marco si trasforma in una galleria d'affreschi..., in ogni cella l'arte semplificata dello stupendo miniatore invita alla meditazione e alla penitenza (Annunciazione, Gesú insultato, Trasfigurazione, Incoronazione della Vergine ecc.).

Infine, lo stile acquista classica romanità nelle Storie di Santo Stefano e di San Lorenzo (Città del Vaticano, Cappella di Niccolò V)..., gli sfondi hanno larghe prospettive architettoniche..., gli splendidi panni rivestono le figure piú particolarmente studiate nell'anatomia, e le espressioni variano con un'intensità meno astratta e meno rapita.


VEDI ANCHE . . .

BEATO ANGELICO - Fra' Giovanni da Fiesole

DEPOSIZIONE (1430 – 1432) - Beato Angelico

INCORONAZIONE DELLA VERGINE (1434-1435 circa) - Beato Angelico

giovedì 16 dicembre 2010

SCRITTI ECONOMICI (The Economic) - William Petty


SCRITTI ECONOMICI

The Economic

Scritti di Sir William Petty [1662]

Editore - Kessinger Publishing, Stati Uniti

Data di pubblicazione - 2007

Lingua - Inglese

Pagine 392






Le considerazioni dei primi economisti sulla natura della ricchezza condussero necessariamente i loro immediati successori ad affrontare il problema fondamentale dell'economia politica, ossia il problema del valore.
Infatti una volta affermato che la ricchezza di un dato paese è costituita non dall'oro e dall'argento, ma dalle merci e quindi dalle risorse umane (il lavoro) e naturali (la terra) disponibili, una volta sottolineato che l'oro e l'argento monetati svolgono la duplice funzione di mezzo di pagamento e di misura dei valori, resta evidentemente da sapere che cosa sia questo valore cui continuamente si fa riferimento.

I primi accenni ad una vera e propria teoria del valore si trovano, verso la fine del XVII secolo, sparsi nelle opere di William Petty, il medico-economista che Karl Marx definì “padre dell'economia politica”.
Il fatto che tali accenni sembrino in certo qual modo accidentali, nulla toglie al loro interesse, dato il nesso organico da cui sono legati e che dà loro il carattere unitario d'una teoria.

Ed ecco come Wiliam Petty definisce, nel suo “The Economic Writings Of Sir William Petty V2: Together With The Observations Upon The Bills Of Mortality” (1662), il valore - o come egli dice, il “prezzo naturale” - delle merci…

« Supponiamo che, per estrarre dalle miniere del Perù e recare a Londra un'oncia d'oro, un uomo -metta tanto tempo quanto è necessario per la produzione d'uno staio di grano: l'oncia d'oro sarà il prezzo naturale del grano.
Supponiamo ora che, in seguito alla aumentata produttività della miniera, due once d'oro richiedano lo stesso tempo già necessario per una sola: ne deriva che, a parità di condizioni, il grano non costerà in realtà più caro, ora che il suo prezzo è di 10 scellini lo, staio, di quanto non costasse prima, a 5 ».

In sostanza si dice (e il Petty più volte ritorna sulla questione) che il valore delle merci è dato dal lavoro necessario a produrle e che lo stesso si misura in quantità di tempo.


Quanto poi al “prezzo naturale” del lavoro, egli si esprimeva nei seguenti termini, dai quali è facile comprendere che per lui il valore del lavoro è dato dai mezzi di sussistenza necessari:

« La legge non dovrebbe accordare all'operaio che quanto gli è necessario per vivere: se gli si accorda il doppio, egli non esegue che la metà del lavoro di cui é capace e che senza ciò avrebbe fornito.
Ne risulta quindi per la società la perdita di un'eguale somma di lavoro ».


Sulla base di queste due premesse era inevitabile che la rendita della terra apparisse al Petty in forma non molto dissimile da quello che il socialismo scientifico chiamerà “pluvalore”.
Si prenda il caso di una terra coltivata a grano: il valore del grano è determinato dal tempo di lavoro richiesto per produrlo.
Ora se vi è una rendita, essa deve esser eguale al prodotto totale meno i salari e le sementi (se la si vuole esprimere in termini di prodotto)…, uguale alla quantità totale di lavoro meno quello che corrisponde al valore del lavoro e delle sementi (se la si vuole esprimere in termini di lavoro, anzi, come direbbe Marx, di “sopralavoro”).


Leggo qualche riga di William Petty…

« Supponiamo che un individuo possa eseguire con le sue stesse mani, su una terra di grandezza data, tutti i lavori agricoli indispensabili ... e che disponga delle sementi necessarie.
Quando egli avrà dedotto dal raccolto il grano per te sementi, per il suo consumo, nonchè quanto egli spende per procurarsi dei vestiti e soddisfare gli altri suoi bisogni naturali, il resto del grano costituisce, per l'anno in corso, la rendita fondiaria... ».

Qui voglio subito avvertire chi legge queste pagine che il Petty considera la rendita come la forma tipica di ogni plusvalore e che ad essa riconduce anche l'interesse del capitale.
E' questo un punto di vista che, come vedremo in seguito, ha avuto molta importanza nel pensiero economico del secolo successivo, soprattutto presso i Fisiocrati.


Tralascio qui gli altri numerosissimi spunti che si possono rintracciare nelle opere del Petty su questioni di vario interesse, per soffermarmi invece su una questione di metodo.
Il Petty infatti, non solo ha il merito di aver affrontato il problema del valore con rara coerenza, ma ha anche il grandissimo pregio di aver concepito l'economia politica come una scienza vera e propria, sul tipo delle scienze, naturali: egli infatti introduce nello studio dei fatti economici quella che egli chiama “aritmetica politica”, ossia l'analisi quantitativa dei fenomeni sociali.
Da questo punto di vista egli è anche il precursore della statistica ( * ).
Ma quel che soprattutto conta è il fatto che nei suoi scritti i fatti economici sono considerati al di fuori di ogni preconcetto metafisico e che d'altro canto ci si eleva al di sopra del mero empirismo dei pratici.
Quindi anche sotto questo profilo, il Petty merita lo appellativo di “padre dell'economia politica”.



* LA STATISTICA: SUA FUNZIONE E SUOI LIMITI

Premessa utile per una migliore comprensione della opinione.


La statistica è una scienza sociale che studia i fatti che hanno carattere collettivo, di massa; e li studia dal punto di vista della loro “quantità”.
A seconda del carattere dei fatti di cui questa disciplina si occupa, all'interno di essa si sono venute formando diverse branche, la più importante delle quali è costituita dalla statistica metodologica che studia in generale, indipendentemente dall'oggetto specifico dell'indagine, gli strumenti logico matematici necessari allo studio dei fenomeni di massa, al fine di offrire una visione riassuntiva di essi, che permetta di individuarne le relazioni, regolarità, leggi: come studiare, ad esempio, il movimento dei prezzi di un determinato paese, o il variare della statura di una certa popolazione, o l'aumentare o il diminuire della produzione.

Per studiare le variazioni intervenute nella statura degli uomini in un certo paese, ad esempio, si trova comodo utilizzare i dati forniti ogni anno dagli uffici della leva militare.
Ma questi dati ci dicono solo che la recluta Tizio era alto m. 1,68, la recluta Caio, m, 1,84 e così via.
Per procedere allo studio della statura devo ordinare ed elaborare questi dati: posso, ad esempio, fare una media aritmetica ponderata agendo in questo modo: se le reclute fossero per ipotesi 4000 così suddivise: 100 alte m. 1,58…, 1000 - alte m. 1,60…, 2000 alte m. 1.64…, 500 alte m. 1,70…, 400 alte m. 1,80, posso moltiplicare questi dati tra loro (1,58 x 100 =158…, 1,60 x 1000 = 1600 e così via)…, poi sommo questi risultati e divido il dato così ottenuto per 4000 che è il numero delle reclute: ottengo in questo caso una statura media di m. 1.65.
Questo è un dato sintetico che rappresenta tutti i dati in mio possesso e mi permette di fare dei confronti.
In questo modo si è venuti a sapere, ad esempio, che la statura media, alla leva, dei nati nell’anno 1855, in Italia, era di m. 1,62 …, mentre quella dei nati nell'anno 1927 era di m. 1,67.
A seconda che i metodi statistici elaborati dalla statistica metodologica vengano applicati a questo o a quel campo di indagine, si differenziano le varie branche di questa disciplina.
Si ha così una statistica demografica (che ha per oggetto la popolazione in generale, analizzandone la composizione, le cause di morte, la vita media specie con l'ausilio dei periodici censimenti), la statistica economica e finanziaria (che ha per oggetto la produzione, gli scambi, i prezzi, i salari il reddito nazionale ecc.) la statistica sociale (che riguarda l'amministrazione della giustizia, i culti, il lavoro, la previdenza, le elezioni ecc.).

Va però osservato che in rapporto con il decadere della scienza economica capitalistica, si è pervenuti da parte di alcuni statistici a posizioni radicalmente sbagliate nell'uso del metodo statistico e nella interpretazione dei risultati.
Si è pensato, ad esempio, da taluni, che la statistica si fosse tanto sviluppata da poter pervenire, da sola, attraverso la raccolta e la elaborazione dei dati riguardanti l'economia nazionale, a formulare le leggi di sviluppo.

Viceversa la sola raccolta ed elaborazione dei dati statistici non può portare a risultati siffatti.
In questi casi, si perde di vista il movimento reale della società.
Il ragionare “statisticamente” per medie statistiche, è utile, anzi indispensabile, ma anche pericoloso ove non ci sia la necessaria circospezione e un adeguato spirito critico.
Non è infrequente il caso che statistiche le quali sembrano rigorose e aggiornatissime (e che magari anche lo sono) diano un quadro falso di una situazione economica, inducendo a giudizi errati.
Faccio un esempio: la produzione di un anno in un determinato paese rivela in media un incremento rispetto all’anno precedente.
Si è subito tentati di parlare di ascesa economica di quel paese.
Ma può darsi invece che la situazione sia in realtà peggiorata, come nel caso che ad un forte aumento di certe produzioni non specializzate, ad esempio quella granaria, faccia riscontro una sia pur meno sensibile flessione nella produzione di acciaio, il che può significare una prospettiva di contrazione delle basi stesse dell'economia.

Bisogna poi armarsi di diffidenza di fronte all'uso che le classi dominanti, i loro governi e i loro “uffici-studi” fanno delle statistiche economiche.
A parte i casi di manipolazione e falsificazione vera e propria, spesso le statistiche sono redatte in modo tale da mettere in rilievo ciò che interessa mettere in rilievo, e da nascondere ciò che interessa tenere in ambra (“addomesticamento” delle statistiche).
Così pure: si sente spesso vantare un aumento del “reddito nazionale”…, ma nel computo di esso non si è tenuto conto, per esempio, del contemporaneo aumento della popolazione e, cosa ancor più significativa, non si fa sapere in che modo l'aumento di reddito si è ripartito tra cittadini o tra i principali gruppi sociali.
Ci si limita di solito a parlare di reddito nazionale complessivo e di reddito nazionale per abitante, ottenuto dividendo il reddito complessivo per il numero degli abitanti.
Troppo facile in verità e, soprattutto, troppo comodo!



________________________________________________

martedì 14 dicembre 2010

RITRATTO DI GUILLAUME JOUVENAL DES URSINS - Jean Fouquet



RITRATTO DI GUILLAUME JOUVENAL DES URSINS (1450 circa)
Jean Fouquet
Pittore francese
Museo del Louvre a Parigi
Tavola cm 92 x 74

Clicca immagine per un'alta risoluzione
Pixel 2380 x 1780 - Mb 2,30


Il dipinto raffigura Guillaume Jouvenal des Ursins, discendente di una famiglia borghese originaria dell'Italia, il quale fu cancelliere di Francia sotto Carlo VII e Luigi XI, e che morì nel 1470.


Sembra che Fouquet avesse incontrato il cancelliere Guillaume nello studio di Haincelin ed è possibile che il contatto con la corte fosse dovuto alla conoscenza di questo personaggio.

Sappiamo che dal 1450 circa o anche prima, Fouquet lavorava per la corte del re Carlo VII.

Guillaume Jouvenal è ritratto in una posizione di raccoglimento e devozione con lo sguardo diretto verso destra.

Rapportandolo ad altri lavori simili del XV secolo, fa supporre la presenza di un altro pannello col quale probabilmente formava un dittico.

Il ritratto avrebbe costituito l'ala sinistra..., in genere l'immagine sacra, in questo caso l'ala destra, rappresentava la figura della Vergine.

Indubbiamente si avverte la necessità di un completamento.


Lo sfondo è realizzato con un muro di stile rinascimentale con due pilastri i cui capitelli sono formati dagli stemmi della famiglia del Cancelliere.

Il volto di Guillaume è psicologicamente approfondito.

Uno studio preparatorio per questa testa si trova a Berlino al Kupfertischkabinett.

Nell'attività artistica di Fouquet ha avuto grande importanza l'influenza dell'arte italiana soprattutto nella definizione plastica dei volumi, dei piani e delle masse.

La visione spaziale è comunque più vasta e indeterminata con una rappresentazione più sfumata.

Non si può fare a meno di avvertire anche un certo carattere eyckiano in questa pittura anche se nei ritratti, come in tutta l'opera di Van Eyck, c'è una costante ricerca veristica ottenuta con un'estrema indagine analitica dei particolari diversa da quella di Fouquet, come si può vedere nella figura del Canonico Van der Paele nella omonima pala del 1436 a Bruges.


Il Ritratto di Guillaume Jouvenal des Ursins proviene dalla Collezione Gaignières..., attualmente è conservato nel Museo del Louvre.


Il dipinto fu eseguito probabilmente da Fouquet intorno al 1450, ciò sarebbe confermato anche dalla fisionomia del Cancelliere, il quale sembra essere rappresentato con un'età intorno alla cinquantina..., Guillaume si sa essere nato intorno al 1400, quindi la datazione coinciderebbe con l'esecuzione del dipinto.


Nello stesso museo ho potuto ammirare anche un'altra magistrale opera di questo artista ovvero il Ritratto di Carlo VII re di Francia, da me presentato precedentemente.


VEDI ANCHE . . .

PIETA' DI NOUANS - Compianto sul corpo del Redentore (1460 circa) - Jean Fouquet


giovedì 9 dicembre 2010

RITRATTO DI CARLO VII RE DI FRANCIA (Portrait of King Charles VII of France) - Jean Fouquet


RITRATTO DI CARLO VII RE DI FRANCIA (1444)
Jean Fouquet
Pittore francese
MUSEO DEL LOUVRE PARIGI
Tavola cm 86 x 71


Secondo alcuni critici, quest'opera è forse uno dei primi dipinti dell'artista e ciò giustificherebbe l'assenza dello sfondo, come pure la rigidità e la simmetria dei tendaggi.

Questi elementi, che in effetti conferiscono alla tavola un carattere leggermente arcaico, sono del tutto assenti nel ritratto di Guillaume Touvenel des Ursins, che fa da pendant al Ritratto di Carlo VII, re di Francia al Museo del Louvre.

Fouquet appare ancora legato alla tradizione ritrattistica fiamminga, riscontrabile nel realismo del viso del Sovrano reso, senza intenti celebrativi, con il suo sguardo sfuggente, le labbra grosse, le guance molli e gli occhi segnati da profonde occhiaie.

La semplicità della composizione, che dona al ritratto del Re l'aspetto di una rappresentazione araldica, è sottolineata dalla scelta dei colori - bianco, rosso e verde - della livrea reale.

L'austerità dell'opera viene tuttavia moderata dalla profondità dei toni e dalla ricchezza dei materiali raffigurati: il broccato, il velluto e la pelliccia abbelliscono il viso ingrato del Sovrano.


La biografia di Jean Fouquet è piuttosto incerta, ed incerta risulta anche la datazione di questa tavola.
Tuttavia, per comparazione, è possibile indicare come data approssimativa il 1444 e sostanzialmente per due motivi preminenti: la composizione presenta un carattere arcaico ed inoltre, in occasione del viaggio compiuto a Roma negli anni 1444-1446, gli era stato commissionato il ritratto di papa Eugenio IV e dei suoi nipoti, poiché era già conosciuto come l'esecutore del ritratto del Re di Francia.
Quest'opera, originariamente conservata nella Cappella Santa di Bourges, è entrata a far parte delle collezioni del Museo del Louvre nel 1838.


Carlo VII re di Francia (1403-1461)

«Il vittorioso re di Francia» («Le très vietorieux roi de France», come è proclamato nella solenne iscrizione che incornicia il ritratto realizzato da Fouquet) nacque a Parigi nel 1403 e divenne re nel 1422.
Il trattato di Troyes, firmato nel 1420 da sua madre Isabella di Baviera, lo aveva escluso dalla successione al trono, a vantaggio di Enrico V d'Inghilterra.
La Francia si trovava allora in preda all'anarchia e Carlo VII, con un embrione di governo a Bourges, aveva cercato di risollevare il sentimento nazionale e, e benché senza risorse, aveva intrapreso la riconquista del Paese.
Quando tutto sembrava perduto, sua suocera, Giovanna d'Aragona, favorì l'impresa di Giovanna d'Arco.
Questa restituì fiducia a Carlo, incoronato poi a Reims, e al Paese, con la liberazione di Orléans nel 1429, sacrificando la propria vita fino al martirio sul rogo nel 1431.
Dopo pochi anni il Re fu in grado di riprendere le redini del Paese e, nel 1435, firmò il trattato di Arras, con il quale Filippo il Buono, duca di Borgogna, rompeva la propria alleanza con l'Inghilterra, consentendo così a Carlo VII di procedere alla liberazione dell'intero territorio nazionale.
Aveva così termine la sanguinosa guerra dei Cento anni.


VEDI ANCHE . . .

PIETA' DI NOUANS - Compianto sul corpo del Redentore (1460 circa) - Jean Fouquet

RITRATTO DI GUILLAUME JOUVENAL DES URSINS - Jean Fouquet


mercoledì 8 dicembre 2010

Amo te - Vasco Rossi


Quando sento il tuo piacere che si muove lento ....





E...
Vuoi da bere
Vieni qui
Tu per me
Te lo dico sottovoce
Amo te
Come non ho fatto in fondo
con nessuna
resta qui un secondo

E...
se hai bisogno
e non mi trovi
cercami in un sogno amo te
quella che non chiede mai
non se la prende
se poi non l'ascolto

E... uo... e....
sei un piccolo fiore per me
e l'odore che hai
mi ricorda qualcosa
va bè...
non sono fedele mai
forse lo so

E...
quando sento
il tuo piacere che si muove lento
ho un brivido
tutte le volte che il tuo cuore
batte con il mio
poi nasce il sole...

E... uo... e....
ho un pensiero che parla di te
tutto muore ma tu
sei la cosa più cara che ho
e se mordo una fragola
mordo anche te

uo... E...
sei un piccolo fiore per me
e l'odore che hai
mi ricorda qualcosa
va bè...
non sono fedele mai
ora lo so

______________________________________________________
Afrodisiaco (1) Aglietta (1) Albani (2) Alberti (1) Alda Merini (1) Alfieri (4) Altdorfer (2) Alvaro (1) Amore (2) Anarchici (1) Andersen (1) Andrea del Castagno (3) Andrea del Sarto (4) Andrea della Robbia (1) Anonimo (2) Anselmi (1) Antonello da Messina (4) Antropologia (7) APPELLO UMANITARIO (5) Apuleio (1) Architettura (4) Arcimboldo (1) Ariosto (4) Arnolfo di Cambio (2) Arp (1) Arte (4) Assisi (1) Astrattismo (3) Astrologia (1) Astronomia (3) Attila (1) Aulenti (1) Autori (7) Avanguardia (11) Averroè (1) Baccio della Porta (2) Bacone (2) Baldovinetti (1) Balla (1) Balzac (2) Barbara (1) Barocco (1) Baschenis (1) Baudelaire (2) Bayle (1) Bazille (4) Beato Angelico (6) Beccafumi (3) Befana (1) Bellonci (1) Bergson (1) Berkeley (2) Bernini (1) Bernstein (1) Bevilacqua (1) Biografie (11) Blake (2) Boccaccio (2) Boccioni (2) Böcklin (2) Body Art (1) Boiardo (1) Boito (1) Boldini (3) Bonheur (3) Bonnard (2) Borromini (1) Bosch (4) Botanica (1) Botticelli (7) Boucher (9) Bouts (2) Boyle (1) BR (1) Bramante (2) Brancati (1) Braque (1) Breton (3) Brill (2) Brontë (1) Bronzino (4) Bruegel il Vecchio (3) Brunelleschi (1) Bruno (2) Buddhismo (1) Buonarroti (1) Byron (2) Caillebotte (2) Calcio (1) Calvino (2) Calzature (1) Camillo Prampolini (1) Campanella (4) Campin (1) Canaletto (4) Cancro (2) Canova (2) Cantù (1) Capitalismo (3) Caravaggio (19) Carlevarijs (2) Carlo Levi (3) Carmi (1) Carpaccio (3) Carrà (1) Carracci (4) Carriere (1) Carroll (1) Cartesio (3) Casati (1) Cattaneo (1) Cattolici (1) Cavalcanti (1) Cellini (2) Cervantes (3) Cézanne (19) Chagall (3) Chardin (4) Chassériau (2) Chaucer (1) CHE GUEVARA (1) Cialente (1) Cicerone (8) Cimabue (4) Cino da Pistoia (1) Città del Vaticano (3) Clarke (1) Classici (26) Classicismo (1) Cleland (1) Collins (1) COMMUNITY (2) Comunismo (28) Condillac (1) Constable (4) Copernico (2) Corano (1) Cormon (2) Corot (9) Correggio (4) Cosmesi (1) Costa (1) Courbet (9) Cousin il giovane (2) Couture (2) Cranach (3) Crepuscolari (1) Crespi (2) Crespi detto il Cerano (1) Creta (2) Crispi (1) Cristianesimo (3) Crivelli (2) Croce (1) Cronin (1) Cubismo (1) CUCINA (9) Cucina friulana (2) D'Annunzio (1) Dadaismo (1) Dalì (5) Dalle Masegne (1) Dante Alighieri (8) Darwin (2) Daumier (6) DC (1) De Amicis (1) De Champaigne (2) De Chavannes (1) De Chirico (4) De Hooch (2) De La Tour (4) De Nittis (2) De Pisis (1) De' Roberti (2) Defoe (1) Degas (16) Del Piombo (4) Delacroix (6) Delaroche (2) Delaunay (2) Deledda (1) Dell’Abate (2) Derain (2) Descartes (2) Desiderio da Settignano (1) Dickens (8) Diderot (2) Disegni (2) Disegni da colorare (10) Disegni Personali (2) Disney (1) Dix (3) Doganiere (5) Domenichino (2) Donatello (4) Donne nella Storia (42) Dossi (1) Dostoevskij (7) DOTTRINE POLITICHE (75) Dova (1) Du Maurier (1) Dufy (3) Dumas (1) Duprè (1) Dürer (9) Dylan (2) Ebrei (9) ECONOMIA (7) Edda Ciano (1) Edison (1) Einstein (2) El Greco (9) Eliot (1) Elsheimer (2) Emil Zola (3) Energia alternativa (6) Engels (10) Ensor (3) Epicuro (1) Erasmo da Rotterdam (1) Erboristeria (7) Ernst (3) Erotico (1) Erotismo (4) Esenin (1) Espressionismo (3) Etruschi (1) Evangelisti (3) Fallaci (1) Fantin-Latour (1) Fascismo (26) Fattori (4) Faulkner (1) Fautrier (1) Fauvismo (1) FAVOLE (2) Fedro (1) FELICITÀ (1) Fenoglio (2) Ferragamo (1) FIABE (6) Fibonacci (1) Filarete (1) Filosofi (1) Filosofi - A (1) Filosofi - F (1) Filosofi - M (1) Filosofi - P (1) Filosofi - R (1) Filosofi - S (1) FILOSOFIA (55) Fini (1) Finkelstein (1) Firenze (1) Fisica (5) Fitoterapia (10) Fitzgerald (1) Fiume (1) Flandrin (1) Flaubert (4) Fogazzaro (2) Fontanesi (1) Foppa (1) Foscolo (6) Fougeron (1) Fouquet (4) Fra' Galgario (2) Fra' Guglielmo da Pisa (1) Fragonard (9) Frammenti (1) Francia (2) François Clouet (2) Freud (1) Friedrich (5) FRIULI (8) Futurismo (3) Gadda (2) Gainsborough (14) Galdieri (1) Galilei (2) Galleria degli Uffizi (1) Gamberelli (1) Garcia Lorca (1) Garcìa Lorca (1) Garibaldi (2) Gassendi (1) Gauguin (17) Gennaio (1) Gentile da Fabriano (2) Gentileschi (2) Gerard (1) Gérard (1) Gérard David (2) Géricault (7) Gérôme (2) Ghiberti (1) Ghirlandaio (2) Gialli (1) Giallo (1) Giambellino (1) Giambologna (1) Gianfrancesco da Tolmezzo (1) Gilbert (1) Ginzburg (1) Gioberti (1) Giordano (3) Giorgione (15) Giotto (12) Giovanni Bellini (10) Giovanni della Robbia (1) Giovanni XXIII (8) Giustizia (1) Glossario dell'arte (19) Gnocchi-Viani (1) Gobetti (1) Goethe (9) Gogol' (2) Goldoni (1) Gončarova (2) Gorkij (3) Gotico (1) Goya (11) Gozzano (2) Gozzoli (1) Gramsci (4) Grecia (2) Greene (1) Greuze (4) Grimm (2) Gris (2) Gros (7) Grosz (3) Grünewald (5) Guadagni (1) Guardi (6) Guercino (1) Guest (1) Guglielminetti (1) Guglielmo di Occam (1) Guinizelli (1) Gutenberg (2) Guttuso (4) Hals (3) Hawthorne (1) Hayez (4) Heckel (1) Hegel (6) Heine (1) Heinrich Mann (1) Helvétius (1) Hemingway (3) Henri Rousseau (3) Higgins (1) Hikmet (1) Hobbema (2) Hobbes (1) Hodler (1) Hogarth (4) Holbein il Giovane (4) Hugo (1) Hume (2) Huxley (1) Il Ponte (2) Iliade (1) Impressionismo (85) Indiani (1) Informale (1) Ingres (7) Invenzioni (31) Islam (5) Israele (1) ITALIA (2) Italo Svevo (5) Jacopo Bellini (4) Jacques-Louis David (9) James (1) Jean Clouet (2) Jean-Jacques Rousseau (3) Johns (1) Jordaens (2) Jovine (3) Kafka (3) Kandinskij (4) Kant (9) Kautsky (1) Keplero (1) Kierkegaard (1) Kipling (1) Kirchner (4) Klee (3) Klimt (4) Kollwitz (1) Kuliscioff (1) Labriola (2) Lancret (3) Land Art (1) Larsson (1) Lavoro (2) Le Nain (3) Le Sueur (2) Léger (2) Leggende (1) Leggende epiche (1) Leibniz (1) Lenin (7) Leonardo (43) Leopardi (3) Letteratura (22) Levi Montalcini (1) Liala (1) Liberalismo (1) LIBERTA' (28) LIBRI (23) Liotard (5) Lippi (5) Locke (4) Lombroso (1) Longhi (3) Lorenzetti (3) Lorenzo il Magnifico (1) Lorrain (5) Lotto (6) Luca della Robbia (1) Lucia Alberti (1) Lucrezio (2) Luini (2) Lutero (3) Macchiaioli (1) Machiavelli (10) Maderno (1) Magnasco (1) Magritte (4) Maimeri (1) Makarenko (1) Mallarmé (2) Manet (14) Mantegna (8) Manzoni (4) Maometto (4) Marcks (1) MARGHERITA HACK (1) Marquet (2) Martini (7) Marx (17) Marxismo (9) Masaccio (7) Masolino da Panicale (1) Massarenti (1) Masson (2) Matisse (6) Matteotti (2) Maupassant (1) Mauriac (1) Mazzini (5) Mazzucchelli detto il Morazzone (1) Medicina (4) Medicina alternativa (23) Medicina naturale (17) Meissonier (2) Melozzo da Forlì (2) Melville (1) Memling (4) Merimée (1) Metafisica (4) Metalli (1) Meynier (1) Micene (2) Michelangelo (11) Mickiewicz (1) Millais (1) Millet (4) Minguzzi (1) Mino da Fiesole (1) Miró (2) Mistero (10) Modigliani (4) Molinella (1) Mondrian (4) Monet (14) Montaigne (1) Montessori (2) Monti (3) Monticelli (2) Moore (1) Morandi (4) Moreau (4) Morelli (1) Moretto da Brescia (2) Morisot (3) Moroni (2) Morse (1) Mucchi (16) Munch (2) Murillo (4) Musica (14) Mussolini (5) Mussulmani (5) Napoleone (11) Natale (8) Nazismo (17) Némirovsky (1) Neo-impressionismo (3) Neoclassicismo (1) Neorealismo (1) Neruda (2) Newton (2) Nietzseche (1) Nievo (1) Nobel (1) Nolde (2) NOTIZIE (1) Nudi nell'arte (52) Odissea (1) Olocausto (6) Omeopatia (18) Omero (2) Onorata Società (1) Ortese (1) Oudry (1) Overbeck (2) Ovidio (1) Paganesimo (1) Palazzeschi (1) Palizzi (1) Palladio (1) Palma il Vecchio (1) Panama (1) Paolo Uccello (5) Parapsicologia (1) Parini (3) Parmigianino (3) Pascal (1) Pascoli (3) Pasolini (3) Pavese (3) Pedagogia (2) Pellizza da Volpedo (2) PERSONAGGI DEL FRIULI (30) Perugino (3) Petacci (1) Petrarca (4) Piazzetta (2) Picasso (8) Piero della Francesca (8) Piero di Cosimo (2) Pietro della Cortona (1) Pila (2) Pinturicchio (2) Pirandello (2) Pisanello (2) Pisano (1) Pissarro (10) Pitagora (1) Plechanov (1) Poe (1) Poesie (4) Poesie Classiche (18) POESIE di DONNE (2) Poesie personali (16) POETI CONTRO IL RAZZISMO (1) POETI CONTRO LA GUERRA (18) Poliziano (1) Pollaiolo (4) Pomodoro (1) Pomponazzi (1) Pontano (1) Pontormo (1) Pop Art (1) Poussin (9) Pratolini (1) Premi Letterari (3) Prévost (1) Primaticcio (2) Primo Levi (1) Problemi sociali (2) Procaccini (1) PROGRAMMI PC (1) Prostituzione (1) Psicoanalisi (1) PSICOLOGIA (5) Pubblicità (1) Pulci (1) Puntitismo (3) Puvis de Chavannes (1) Quadri (2) Quadri personali (1) Quarton (2) Quasimodo (1) Rabelais (1) Racconti (1) Racconti personali (1) Raffaello (20) Rasputin (1) Rauschenberg (1) Ravera (1) Ray (1) Razzismo (1) Realismo (3) Rebreanu (1) Recensione libri (15) Redon (1) Regina Bracchi (1) Religione (7) Rembrandt (10) Reni (4) Renoir (19) Resistenza (8) Ribera (4) RICETTE (3) Rimbaud (2) Rinascimento (3) RIVOLUZIONARI (55) Rococò (1) Roma (6) Romantici (1) Romanticismo (1) Romanzi (3) Romanzi rosa (1) Rossellino (1) Rossetti (1) Rosso Fiorentino (3) Rouault (1) Rousseau (3) Rovani (1) Rubens (13) Russo (1) Sacchetti (1) SAGGI (11) Salute (16) Salvator Rosa (2) San Francesco (5) Sannazaro (2) Santi (1) Sassetta (2) Scapigliatura (1) Scheffer (1) Schiele (3) Schmidt-Rottluff (1) Sciamanesimo (1) Sciascia (2) Scienza (8) Scienziati (13) Scipione (1) Scoperte (33) Scoto (1) Scott (1) Scrittori e Poeti (24) Scultori (2) Segantini (2) Sellitti (1) Seneca (2) Sereni (1) Sérusier (2) Sessualità (5) Seurat (3) Severini (1) Shaftesbury (1) Shoah (7) Signac (3) Signorelli (2) Signorini (1) Simbolismo (2) Sindacato (1) Sinha (1) Sironi (2) Sisley (3) Smith (1) Socialismo (45) Società segrete (1) Sociologia (4) Socrate (1) SOLDI (1) Soldi Internet (1) SOLIDARIETA' (6) Solimena (2) Solženicyn (1) Somerset Maugham (3) Sondaggi (1) Sorel (2) Soulages (1) Soulanges (2) Soutine (1) Spagna (1) Spagnoletto (4) Spaventa (1) Spinoza (2) Stampa (2) Steinbeck (1) Stendhal (1) Stevenson (4) Stilista (1) STORIA (68) Storia del Pensiero (81) Storia del teatro (1) Storia dell'arte (123) Storia della tecnica (24) Storia delle Religioni (47) Stubbs (1) Subleyras (2) Superstizione (1) Surrealismo (1) Swift (3) Tacca (1) Tacito (1) Tasca (1) Tasso (2) Tassoni (1) Ter Brugghen (2) Terapia naturale (18) Terracini (1) Thomas Mann (6) Tiepolo (4) Tina Modotti (1) Tintoretto (8) Tipografia (2) Tiziano (18) Togliatti (2) Toland (1) Tolstoj (2) Tomasi di Lampedusa (3) Toulouse-Lautrec (5) Tradizioni (1) Troyon (2) Tura (2) Turati (2) Turgenev (2) Turner (6) UDI (1) Ugrešić (1) Umanesimo (1) Umorismo (1) Ungaretti (3) Usi e Costumi (1) Valgimigli (2) Van Der Goes (3) Van der Weyden (4) Van Dyck (6) Van Eyck (8) Van Gogh (15) Van Honthors (2) Van Loo (2) Vangelo (3) Velàzquez (8) Veneziano (2) Verdura (1) Verga (10) Verismo (10) Verlaine (5) Vermeer (8) Vernet (1) Veronese (4) Verrocchio (2) VIAGGI (2) Viani (1) Vico (1) Video (13) Vigée­-Lebrun (2) VINI (3) Virgilio (3) Vittorini (2) Vivanti (1) Viviani (1) Vlaminck (1) Volta (2) Voltaire (2) Vouet (4) Vuillard (3) Warhol (1) Watson (1) Watteau (9) Wells (1) Wilde (1) Winterhalter (1) Witz (2) Wright (1) X X X da fare (34) Zurbarán (3)