Nato nel 1489, Antonio Allegri, detto “Il Correggio” dal luogo natale, appartiene a quella schiera di uomini che, morti nel fiore degli anni (a quarantacinque, nel 1534), sono stati sublimati dalla storia, oltre che per la loro genialità, anche per la brevità della loro esistenza.Dopo un discipulato con lo zio, Correggio si formò col Mantenga nella cultura della corte mantovana come dimostrano “Gli Evangelisti” nei pennacchi della cupola della cappella funebre di Mantenga in Sant’Andrea a Mantova (1507).
Nel 1514 firma il contratto per la pala di San Francesco a Correggio (oggi a Dresda) che costituisce il primo raggiungimento di uno stile personale anche se influenzato dai veneti e da Raffaello, cosa che fa supporre un viaggio del pittore a Roma verso il 1513-1514. La decorazione della CAMERA DI SAN PAOLO a Parma del 1519 rivela infatti una forte influenza di Raffaello, di Michelangelo e della cultura antica.
Dal 1520 al 1524, affresca la cupola di San Giovanni Evangelista e riceve la commissione dell’ADORAZIONE DEI PASTORI 8LA NOTTE, oggi a Dresda) e della MADONNA DI SAN GEROLAMO, (IL GIORNO), posta nel 1528 in Sant’Antonio a Parma.
Dal ’26 al ’30 realizza gli affreschi del duomo della stessa città dove è evidente, come lo sarà nelle sue opere successive, il tentativo di coinvolgere chi osserva attraverso una rappresentazione che, abbattendo le barriere fra lo spazio dell’arte e quello della realtà, tende a risucchiare illusionisticamente lo spettatore.
Del 152-1530 sono le ALLEGORIE DEL VIZIO E DELLA VIRTU’ per Isabella d’Este e, del 1531-1534, gli AMORI DI GIOVE, quattro tele dipinte per Federico II e raffiguranti DANAE (Roma) IO E GANIMEDE (Vienna) e LEDA (Berlino).
Realizzate secondo i canoni della compostezza classica e con una raffinata tecnica pittorica, queste opere, ammiratissime nei secoli successivi, faranno del Correggio uno degli artisti più amati di tutti i tempi.
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