COMPIANTO SU CRISTO MORTO (1450 circa)
Rogier Van Der Weyden (1400 circa - 1464)
Pittore fiammingo
GALLERIA DEGLI UFFIZI a FIRENZE
Olio su tavola cm. 111 x 95
Davanti all'ingresso spalancato di un sepolcro scavato in una collina di roccia, cinque personaggi circondano e sostengono il corpo del Cristo morto, avvolgendolo in un candido panno.
Riconosciamo a sinistra la Vergine Maria, con un velo di un bianco purissimo sul capo, e a destra il giovane San Giovanni Evangelista, vestito con tunica e mantello rossi.
In primo piano è inginocchiata la Maddalena, con le braccia aperte per il dolore.
Dietro il Cristo vi sono due anziani personaggi abbigliati con eleganti vesti alla moda del XV secolo, in broccato e in pelliccia..., a differenza delle altre figure, che sono scalze, esse indossano dei ricchi calzari e non hanno le aureole. (Ila).
La composizione simmetrica è movimentata dalla lastra di chiusura del sepolcro, disposta in terra secondo un andamento diagonale, e dalla figura della Maddalena, lievemente decentrata rispetto all'asse del dipinto costituito dal corpo di Cristo e dalle croci sul Golgota che si scorgono in lontananza.
Efficacissima è la descrizione minuziosa del paesaggio e degli elementi naturali: si osservi il prato con le sue molteplici varietà di specie botaniche, e si risalga con lo sguardo il viottolo che porta al sepolcro, attraverso il cancelletto in legno, fino alla città turrita che chiude lo sfondo.
L'opera
Il dipinto fu probabilmente eseguito intorno al 1450, anno in cui Rogier Van der Weyden fece un viaggio in Italia in occasione del Giubileo, fermandosi quasi certamente anche a Firenze.
Il fatto che si tratti di una libera replica di un'opera del Beato Angelico implica un'esecuzione nella città toscana.
Il quadro si trova agli Uffizi dal 1666.
Esiste un'altra opera di Van der Weyden da porre in stretta relazione con l'ambiente fiorentino: è la "Madonna col Bambino in trono fra quattro Santi" di Francoforte (Städelsches Kunstistitut), in cui compaiono i Santi medicei Cosma e Damiano e lo stemma col giglio di Firenze.
Van der Weyden e Beato Angelico
Gli scambi di idee, di ricerche e di risultati fra pittori italiani e pittori fiamminghi del XV secolo furono ampi e proficui.
Quando Rogier Van der Weyden passò probabilmente da Firenze, intorno all'anno 1450, la sua pittura smaltata e luminosa, ricca di effetti traslucidi e di osservazioni dal naturale, dovette favorevolmente impressionare gli artisti toscani, che ebbero così il modo di arricchire la loro rigorosa impostazione prospettica.
D'altro canto anche il fiammingo trasse vantaggio dallo studio dei pittori fiorentini.
Apprese ad esempio a rendere le sue composizioni più sintetiche e monumentali, e a mitigare la tendenza, tipica del Nord Europa, al patetismo e all'espressionismo.
Van der Weyden realizzò il "Compianto su Cristo morto" degli Uffizi sulla base di un'opera del Beato Angelico, una piccola "Deposizione nel sepolcro" (Monaco, Alte Pinakothek) che faceva parte della predella della "Pala di San Marco", arricchendola nel numero dei personaggi e nelle espressioni più cariche.
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DEPOSIZIONE DI CRISTO (1435 circa) - Rogier Van der Weyden


