mercoledì 4 agosto 2010

I POETI MALEDETTI (The damned poets - Les poètes maudits) - Paul Verlaine

Paul Verlaine (Metz 30.3.1844 - Parigi 8.1.1896) , Arthur Rimbaud (Charleville 20.10.1854 – Marsiglia 10.11.1891), Stéphane Mallarmé (Parigi 18.3.1842 - Velvins 9.9.1898)…, una triade di poeti le cui opere, pressoché ignorate e incomprese dal pubblico, manifestarono in modo profondamente sofferto la crisi della società francese dopo l'esperienza della Comune di Parigi, cui essi avevano partecipato. Sotto il titolo di "I poeti maledetti" Paul Verlaine (1844 - 1896) pubblicava nel 1884, a Parigi, un saggio su alcuni poeti a lui contemporanei…, tra gli altri egli parlava di Mallarmé, di Rimbaud, e di se stesso sotto l'anagramma di Pauvre Lelian (povero Lelian). Verlaine definiva "maledetti" i poeti in questione poiché essi erano lasciati da parte del pubblico, che non li capiva o li ignorava. Pure, diceva Verlaine, il futuro saprà valutare tutta l'importanza di questi poeti d'avanguardia.
Nel giudicare le affermazioni di Verlaine, bisogna notare che il poeta francese trascura di studiare le ragioni profonde per le quali il rapporto tra pubblico e artista era, in quel caso, tanto difettoso. Ma l'elemento che è alla base del suo saggio è in ogni modo molto significativo… , Verlaine, sia pure confusamente, sentiva che i poeti di cui egli parlava non erano in contatto diretto e attivo con la società in cui vivevano, ma anzi, che vi si opponevano polemicamente.

A questo punto sarebbe inesatto cercare di stabilire superficialmente se la "colpa" fosse del pubblico o degli artisti…, le ragioni di questo distacco sono da ricercarsi in tutta una generale situazione storica.
E' certo che i "poeti maledetti" cercano nella loro opera i segni di quella che fu la crisi di tutta la società francese dopo che la rivoluzione della Comune venne soffocata con i massacri del maggio 1871. La Comune aveva portato in sé tutte le enormi possibilità di un decisivo fatto rivoluzionario…, se essa fosse riuscita ad imporsi la società francese, in tutte le sue attività, sarebbe potentemente progredita.
Ma con la vittoria della borghesia reazionaria, con le repressioni tanto spaventosamente crudeli, la Francia ripiombò in quell'inerzia corrotta che era imposta da una classe storicamente ormai del tutto negativa. Molti artisti e molti intellettuali avevano compreso l'importanza vitale del movimento della Comune.
Naturalmente nelle solite storie letterarie queste adesioni al movimento rivoluzionario vengono sottovalutate, ridotte ad episodi strettamente biografici, ad entusiasmi le cui ragioni devono essere ricercate solo nelle turbolenze della gioventù. Ma le cose stanno ben diversamente.
Sappiamo che Paul Verlaine lavorò all'Hotel de Ville come capo dell'ufficio stampa della Comune…, e che Arthur Rimbaud si pronunciò ardentemente a favore dei rivoluzionari, scrivendo anche due bellissime poesie…, una sulle mani di una donna insorta… "Le mani di Jeanne Marie"…

"…Impallidite… meravigliose

al grande sole carico d'amore

sul bronzo delle mitragliatrici

dentro Parigi insorta…".

… e una ("Parigi insorta") sulla città dopo la sconfitta dei Comunardi.


Arthur Rimbaud
Queste non erano turbolenze giovanili, qui agiva l'entusiasmo cosciente di due artisti che con tanti altri avevano capito le necessità della rivoluzione. Ma il prevalere della reazione troncò bruscamente tutte le possibilità vitali. Ho detto che fu un vero colpo, e che tutta la società francese ebbe a risentirne… e senza dubbio ne risentirono anche i nostri poeti.
Subito dopo una violenta manifestazione reazionaria diventa più difficile anche per gli artisti saper individuare con chiarezza la propria strada. I nostri poeti, carichi di tutti i loro desideri di una vita più intensa e più libera, si trovarono prigionieri di una società che difendeva la sua aridità con la violenza. Sentirono, più o meno consciamente, che era impossibile cantare quella società…, e Rimbaud, per esempio, dopo il 1870 non scisse quasi più nulla. Ma le possibilità creative offerte da un romanticismo esaltato da un'azione collettiva sembrarono loro del tutto spente…, ed essi s'immersero nella ricerca nella ricerca di un'intensità vitale individuale, cercarono di raggiungere da soli, con la forza del loro atto poetico, il cuore di una vita libera e assoluta… una specie d'anarchismo poetico.
Ripresero insomma del romanticismo solo l'aspetto individualistico, della realtà tutta concentrata nella mente e nell'anima dell'individuo e nell'anima dell'Individuo artista. Era un tentativo che aveva di fronte soltanto la forza della capacità creatrice di un individuo, e che poteva riuscire soltanto finché resisteva quella forza, e nei limiti di questa. Così nell'opera dei nostri poeti, accanto ai momenti di acuta intensità poetica e vitale (ho già detto di che genere), troviamo anche i momenti di vanità, di abbandono…, quando la fantasia non regge più a creare immagini viventi, ma produce solo forme debolmente evanescenti e suggestive, frutto di una specie di eccitazione più che di una concreta volontà poetica.
Questa storia è vera soprattutto per Rimbaud, il poeta più importante e vigoroso tra i maledetti.
Nato nel 1854, a diciotto anni egli aveva già composto tutta la sua opera…, dai "Primi versi" (dove, oltre alle poesie ricordate è la famosa poesia "La nave ubriaca", che canta in immagini vertiginose le libera corsa di un battello su un oceano sconvolto dai prodigi degli astri, delle albe e dei tramonti)…, alle "Illuminazioni" (dove il poeta approfondisce il suo tentativo di evocazione di una nuova realtà "poetica")…, a "Una stagione in inferno"(prose poetiche, dove si fa sempre più disperata la sua volontà di arrivare all'intuizione di una vita assoluta, di una realtà superiore da poter cogliere dopo una "lunga, immensa, ragionata sregolatezza di tutti i sensi", come egli stesso ebbe a scrivere. Il tentativo era disperato…, Rimbaud aveva voluto illuminare nella luce della poesia i rapporti della vita come se egli fosse stato una persona sola in tutto il mondo…, e per questo aveva dovuto arrivare a quella particolare esasperazione delle facoltà individuali, così frenetica e vana. Del suo tragico fallimento ci restano una una serie di scritti in versi e in prosa, alcuni di rara intensità, altri divorati da quella dolorosa disumanità. Rimbaud giudicò vano tutto il suo sforzo poetico…, distrusse tutte le copie che poté della "Stagione in inferno" (l"unica opera pubblicata da lui) e partì per l'Africa - cercando in diversi paesi e in una vita diversa quello che non era riuscito a trovare in un uso così "diverso" della poesia. Rimbaud fu anche la vittima sofferente di tutta un'organizzazione di vita. Nelle sue opere è da sentire il grido di una volontà, di un'intensità vitale, quanto mai vigorose…, ma nel suo fallimento è una tragica moralità.

Stéphane Mallarmé
Il gruppo dei "poeti maledetti", quale ce lo presenta Verlaine non era certo composto da artisti rigorosamente simili. Le varie personalità erano anzi ben diverse…, basta pensare alla poesia di Mallarmé, tutta impegnata ella costruzione di un mondo "mentale" perfettamente conchiuso.
E del resto già Paul Verlaine era ben diverso a Rimbaud.
Delle sue molte raccolte ricorderò i "Poemi saturniani" del 1866 (dove saturniano significa "stranamente cupo, malinconico…, poesie oscillanti tra una tormentata immaginazione – molto romanticamente dichiarata, però - e una sensibile musicalità).
Le "Romanze senza parole" (scritte dopo la fuga del poeta con Rimbaud in Belgio e a Londra, che si concluderà con tre colpi di pistola sparati da Verlaine al suo giovane amico e con il carcere. Qui la poesia si fa sempre più sfumata, impressionista, potrei dire…, e di quel musicale impressionismo poetico sarà un'enunciazione "L'arte poetica").
Nel 1881 Verlaine pubblicò "Saggezza", dove sono le poesie della sua conversione che appaga per poco il poeta, che si ritufferà nella sua vita senza regole, cercando nel disordine erotico - e nella musica dei suoi versi - una realtà autentica che lo appagasse (e si vedano così le altre raccolte dopo "Saggezza"). Il dramma di Verlaine fu, in sostanza, meno moralmente austero e meno veramente tragico di quello di Rimbaud…, nonostante tutto, la letteratura come soluzione "piacevole" lo soddisfaceva quasi sempre (ed è per questo che di lui ci restano tanti versi raffinatamente gustosi e delicati).
Non era stato così per Rimbaud…, egli anzi aveva cercato - per quanto fosse vano - di disarticolare l'espressione letteraria per arrivare con questo alla conoscenza di una realtà assoluta. Era un assunto disperato, ed ho cercato di accennarne le ragioni. Ma al di là delle zone d'ombra e anche degli "atteggiamenti" di certa retorica capovolta, il tormento di questi artisti, là dove esso suona sincero e sofferto, non può non commuovere profondamente attraverso la forza dei loro versi.
Poeti maledetti…, una maledizione che veniva anche da loro.
Non semplice incomprensione di un certo pubblico, ma crisi di tutta una società.
Per superarla veramente, era necessaria una nuova chiarezza di vita, una volontà concreta, una sapienza completamente umana, che essi non ebbero, o non poterono avere…, ma che sole avrebbero potuto dissolvere quella solitudine che li ha abbagliati e condannati . Si pensi comunque quanto più autentico (e più umano) fu il loro tormento, di quello finto che si misero in faccia (come una maschera che coprisse ozio e ignoranza) tanti falsi artisti prima e dopo di loro.


ALCUNE NOTE SU PAUL VERLAINE

Paul-Marie Verlaine - Nato a Metz il 30 marzo del 1844, la sua era una famiglia quasi agiata, senza problemi finanziari, il padre, Nicolas, era un ufficiale che presto sarebbe andato in pensione per amministrare la sua rendita…, nel complesso è collerico, ma assente dalla reale gestione della casa. La madre , Elisa Dèhèe, di quattordici anni più giovane del marito, è una solida donna di casa, assai concreta, dal carattere un po' cedevole, e con piccole manie. E' stata a lungo ossessionata dall'idea di non avere bambini, a tal punto che conservava sotto spirito, nella camera da letto, i feti di tre aborti consecutivi avvenuti prima della nascita di
Paul. In famiglia vive anche Elisa Moncomble, la cugina di Paul e il suo primo amore. L'infanzia del poeta è serena, spensierata, confortata da affetti esclusivi. Condusse poi un'esistenza alquanto tormentata, segnata dall'alcolismo e dalla drammatica
conclusione dell'amicizia con Rimbaud. Dopo la condanna a due anni di carcere, Verlaine si convertì al cristianesimo.
L'ultimo decennio di Verlaine è il più triste e il più squallido. Il poeta vive in completa indigenza a causa dell'avidità con cui le prostitute che frequenta, gli dilapidano i non più scarsi proventi della sua attività letteraria.
La sua salute è assai debole e lo costringe a frequenti soggiorni in ospedale.
Paul Verlaine muore l'8 gennaio del 1896, alle sette di sera, dopo essersi confessato.


ALCUNE NOTE SULLA COMUNE DI PARIGI

La Comune era un Governo rivoluzionario costituito a Parigi dal 18 marzo al 28 maggio del 1871. La sconfitta nella guerra con la Prussia e l'incapacità del governo a controllare la situazione militare, economica e politica favorirono lo sviluppo di forze rivoluzionarie ostili alla capitolazione che guidarono l'insurrezione popolare contro il governo di Thiers e l'assemblea nazionale, a maggioranza monarchica-moderata. Il governo fuggì a Versailles, lasciando la città sotto il controllo del comitato centrale della guardia nazionale che fu affiancato dal consiglio generale della Comune, proclamato
il 28 marzo, mentre nel resto della Francia si accendevano focolai rivoluzionari che ebbero scarsa fortuna.
Tra i provvedimenti presi dal governo rivoluzionario vi furono il suffragio universale, l'abolizione della leva obbligatoria, la separazione tra stato e chiesa, la socializzazione delle fabbriche e la giornata lavorativa di 10 ore.
Le divergenze sorte nel suo interno e l'isolamento del resto del paese portarono alla capitolazione…, dopo una settimana di sanguinosi scontri (22 - 28 maggio, semaine sanglante), nel corso dei quali morirono oltre 20.000 comunardi, le truppe governative al comando del generale Mac-Mahon riuscirono ad aver ragione delle forze rivoluzionarie.
Seguì una sanguinosa repressione con migliaia di fucilazioni e decine di migliaia di carcerati e deportati.
La Comune di Parigi fu considerata da Karl Marx come la prima forma di governo della classe operaia.



IL PLEUT DOUCEMENT SUR LA VILLE_____PIOVE CON DOLCEZZA SULLA CITTÀ


Il pleure dans mon coeur_________Piange il mio cuore

Comme il pleut sur la ville________come piove sulla città;

Quelle est cette languer_________ma cos'è questo languore

Qui pénètre mon coeur?_________che penetra il mio cuore?

O bruit doux de la pluie_________Che dolce il rumore della pioggia

Par terre et sur les toits!_________in terra e sopra i tetti!

Pour un coeur qui s'ennuie_______per un cuore annoiato,

O le chant de la pluie!__________Oh, il canto della pioggia!

Il pleure sans raison____________Piange senza ragione

Dans ce coeur qui s'écoeure______questo cuore in nausea.

Quoi! Nulle trahison?___________Che! Nessun tradimento?

Ce deuil est sans raison_________ E' un dolore senza ragione.

C'est bien la pire peine__________E' la pena più grande

De ne savoir pourquoi___________non conoscere il motivo,

Sans amour et sans haine________senza amore e senza odio

Mon coeur a tant de peine!_______il mio cuore ha tanta pena!


LACRIME DEL MIO CUORE - Identità tra paesaggio e spirito: tristezza dell'anima, dentro.
Non fa paura il dolore al poeta, ma è l'accoramento di non sapere perchè egli soffra, che aumenta la sofferenza.
Non è questa però condizione straordinaria di un uomo...., anche noi ci troviamo a volte a farci la stessa domanda: che cos'è questo languore che mi penetra il cuore?
Non sappiamo rispondere...., e l'angoscia aumenta...



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I FIORI DEL MALE - Charles Baudelaire






I FIORI DEL MALE (The Flowers of Evil - Les Fleurs du mal) - Charles Baudelaire




Charles Baudelaire nacque a Parigi il 9 aprile 1821.
Proveniva da un ambiente borghese agiato, ma la sua prima formazione non fu molto felice: mortogli infatti il padre quando egli era ancora giovanissimo, la madre, ben presto risposatasi con un militare di carriera entrato nella diplomazia, ne abbandonò l'educazione a tutori non sempre solleciti della formazione spirituale del giovane, che crebbe scontroso e malinconico nei collegi di provincia ove iniziò i suoi studi, portati a termine a Parigi.
Vagamente destinato alla carriera legale, il giovane Charles manifestò ben presto accanto ad una indubbia vocazione letteraria una propensione invincibile per la vita sregolata, la frequentazione di ambienti artistici d'avanguardia e tutta quella serie di abitudini e di costumi che si è convenuto di raggruppare sotto il nome di "bohémiens".
Anche per sottrarlo alle influenze dell'ambiente che si era creato, il patrigno pensò inviare il giovane Charles a compiere un grande viaggio in Oriente, nel 1841, allorché il giovane compiva appena i venti anni.
Da questo straordinario viaggio, molte circostanze del quale restano tutt'ora misteriose - egli non giunse mai a Calcutta, dove pure era diretta la nave su cui si imbarcò -, Baudelaire doveva riportare tutto un patrimonio di immagini esotiche, di cui ritroviamo tracce nel suo capolavoro, che egli andava lentamente elaborando.

Come è accaduto per molti grandi poeti, Baudelaire deve ad un unico libro il posto eccezionale che si è assicurato non solo nella storia della letteratura francese, ma nella storia dello spirito umano: "I Fiori del male", che apparvero in volume nel 1857.
La grande novità della sua poesia e il carattere estremamente ardito di alcune immagini parvero offendere i benpensanti, sì che al poeta e al suo editore fu intentato un processo: ma l'eccellenza del genio del poeta non tardò ad imporsi e dal tempo della loro pubblicazione sino ai giorni nostri "I Fiori del Male" hanno conosciuto, si può dire, un successo sempre crescente.
Il grande merito di Baudelaire è di aver definitivamente annesso al regno della poesia il dominio oscuro del fondo dell'animo umano, ove le passioni e i sentimenti si muovono allo stato quasi inespresso, dove è dato di raggiungere la terribile complessità dell'animo dell'uomo e di conoscerne i misteri e la contraddittoria grandezza.
Grazie alla poesia, suprema liberatrice, l'anima esala questo suo fondo oscuro e peccaminoso e si ritrova purificata sulla soglia della grazia e della suprema salvezza.

Baudelaire, che ha inoltre il merito di aver per primo fatto conoscere al pubblico francese il grande scrittore americano Edgar Poe, verso il quale lo spingevano indubbie affinità di pensiero e di sensibilità, non parve saper più ritrovare lo stato di grazia che aveva reso possibile la composizione del suo capolavoro: la sua successiva produzione sembra rispecchiare anche le sue amarezze e il suo declino, che fu rapido e triste.
La rovina finanziaria lo colpì infatti nel 1861, ed egli morì pochi anni dopo, nel 1867, a soli quarantasei anni di età, dopo essersi trascinato irrequieto e scontento tra Parigi e Bruxelles senza ritrovare mai il suo equilibrio.



CANTO D'AUTUNNO *

* Presto saremo immersi nelle fredde tenebre; addio, vivida luce delle nostre estati troppo brevi!
Odo già risonare i funebri colpi della legna che cade sul selciato dei cortili.
Tutto l'inverno sta per rientrare nel mio essere; collera, odio, brividi, orrore, fatica dura e forzata, e, come il sole nel suo inferno polare, il mio cuore non sarà più che un rosso e gelido masso.
Io ascolto fremendo ogni ceppo che cade; non ha eco più sorda il patibolo quando viene innalzato.
Il mio spirito è simile alla torre che crolla sotto i colpi dell'ariete instancabile e pesante.
Cullato da questi colpi monotoni, mi pare che qualcuno inchiodi in fretta una bara.
Per chi? Ieri ancora era estatel ecco l'autunno!
Il misterioso rumore risuona come una partenza".

COMMENTO

Il poeta canta l'approssimarsi dell'autunno: ma questo semplice motivo é al tempo stesso spunto per più gravi pensieri, occasione di una più sottile inquietudine.
L'autunno è l'annuncio dell'inverno - ma l'inverno per lo spirito è il freddo periodo della consapevolezza e del rimorso.
Ed ogni più lieve stimolo esterno - la luce che si attenua, il risuonare dei ceppi spaccati dall'accetta - sembra sviare il pensiero verso riflessioni drammatiche e cariche di mistero: una bara, la partenza, la morte....
I colpi sono "funebri" sono le sensazioni che si risvegliano nell'animo del poeta.
Il rumore sordo della legna che sotto i colpi dell'accetta cade in pezzi sul selciato assume un valore simbolico e sembra richiamare l'immagine di qualcosa che crolla e si infrange: una rovina gigantesca e lontana, le cui esatte dimensioni si perdono nel sogno poetico..
Ma quasi a sollevare tanto chiuso e consapevole dolore ecco il guizzo finale: "ieri ancora era estate!" - quindi la poesia si chiude sulla sua nota vera, placata, di malinconico rimpianto della vita che fugge e della bellezza che finisce.



LA CAMPANA INCRINATA *

* Le notti d'inverno, accanto al fuoco che palpita e fuma, é amaro e dolce ascoltare i ricordi lontani lentamente salire al suono delle campane che cantano nella nebbia. .
Beata la campana dalla gola vigorosa, che a dispetto della vecchiaia, a vivace e sana, lancia fedelmente il suo grido religioso come un vecchio soldato che vigila sotto la tenda.
Io sento la mia anima fendersi e, spesso, quando essa vuole popolare dei suoi canti le notti fredde, la sua voce fievole sembra il rantolo greve di un ferito - dimenticato sulla riva di un lago di sangue io sotto un mucchio di morti - che muore, immobile, in uno sforzo immane".

COMMENTO

Nella lunga serata invernale i ricordi si affollano allo spirito del poeta, evocati dal suono mesto delle campane.
E viene con loro, insidioso, il rimorso - che ha, questa volta, un tono nettamente religioso.
Il pensiero della vecchia campana rimasta fedele al suo dovere suggerisce la consapevolezza della propria infedeltà, e il senso di impotenza che prende il poeta rimanda alla terribile realtà dell'espiazione.
Quindi gli ultimi versi, che rappresentano uno dei vertici dell'arte baudeleriana, in cui esplode la tragica consapevolezza della propria condizione di peccato: il poeta è solo - ma il simbolo potrebbe agevolmente estendersi all'umanità tutta - schiacciato sotto il peso delle proprie colpe, attendendo una luce di cui non intravede il più lontano bagliore....



MOESTA ET ERRABUNDA

La poesia incomincia col motivo abituale dell'evasione: fuggire dal piccolo e soffocante mondo delle nostre passioni, verso il vasto mare, verso le emozioni grandi ed eterne della vita!
Ma interviene subito, a sollevare la banalità di uno spunto troppo sfruttato dalla poesia di ogni tempo, un tono nuovo, fresco e primaverile: il ricordo dell'infanzia.
Ed è come un bagno di purezza: ritornano le parole sussurrate, i sentimenti minimi, le gioie puerili ed indimenticabili, in uno scenario cui la lontananza dà magici riflessi di fiaba: ritorna in tutto il suo fascino un mondo ormai morto e che solo l'arte sa far rivivere, in eterno.
E di fronte a tanta bellezza, anche il rimpianto del poeta sembra addolcirsi: per una volta, si direbbe, gli sorride la speranza, di ritrovare un giorno il suo paradiso perduto....


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