Tempera su tela cm 138 x 113
(dipinto totale cm 349 x 305 )
(dipinto totale cm 349 x 305 )
A Ferrara, culla d'una scuola insigne, lavorano Piero della Francesca ed il Mantegna, e le due correnti si fondono tanto in un'accentuazione di valori cromatici, gemmei e profondi, quanto nella persistenza del plasticismo.
Le vecchie consuetudini sono contraddette con singolari prove d'indipendenza date non già da BONO, austero squarcionesco, fiorito intorno al 1460, ma da tre grandi iniziatori.
Cosmé TURA (1430 circa - 1495), lodato dal Filarete nella “Sforziate” e da Giovanni SANTI nella “Cronaca rimata”, importa a Ferrara acute impressioni mantegnesche, che rielabora con lo spirito irrequieto e con gli smalti translucidi del colore.
I suoi paesi sembrano tagliati nel cristallo, e le ossute figure (su cui si ribattono le vesti metalliche), con facce spesso contratte, hanno una coerenza estetica e una sofferenza morale che la rude e tortuosa individualità del maestro placa in opere ragguardevoli, come la fantastica e rilevata “Allegoria” (Londra, Galleria Nazionale), come la classica pala del Museo di Berlino e come la intarsiata “Annunciazione” (Ferrara, Duomo).
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