lunedì 31 gennaio 2011

LUCIANO MINGUZZI SCULTORE



LUCIANO MINGUZZI


Luciano Minguzzi (Bologna 24 maggio 1911 - Milano 30 maggio 2004).Anche suo padre Armando era scultore.
Nel 1928 si iscrive all'Accademia di Belle Arti di Bologna e frequenta sotto la guida di Ercole Drei per la scultura e Giorgio Morandi per la pittura. Si diploma nel 1935 vincendo una borsa di studio che lo porta a Parigi per due mesi. Ha intanto esposto, ancora studente, alla XIX Biennale di Venezia: ma soddisfazioni maggiori e incoraggiamenti dalla critica li riceverà due anni più tardi alla Quadriennale di Roma. Nel 1935 il servizio militare a Verona gli consente di effettuare uno studio approfondito sui rilievi della porta di S. Zeno.
Dopo il successo di Roma, nel 1936 é ancora alla XX Biennale veneziana dove la sua scultura riceve ampi consensi dalla critica.
Da allora sarà sempre presente sia alla Biennale di Venezia che alla Quadriennale di Roma dove tra l'altro nel '39 suscita grande scalpore la sua scultura Eva, una grande figura al vero che, nonostante varie polemiche rimane una pietra miliare nella sua evoluzione artistica.
Nel 1940 gli muore il padre, che negli ultimi anni lo aveva aiutato ed incoraggiato moltissimo. Dopo aver insegnato a Padova viene trasferito a Reggio Emilia alla scuola di disegno per operai `Gaetano Chierici'.
Già nel 1943, a seguito della personale alla III Quadriennale di Roma dove ottiene il terzo premio per la scultura, gli viene dedicata una importante monografia a cura della Casa editrice dell'Orsa di Bologna.


Due Donne - 1970/71 - Bronzo cm 103 x 119 x 89


Nel '43/'45 partecipa attivamente alla resistenza.
Nel 1945, insieme con i pittori Borgonzi, Corsi, Ciangottini, Mandelli e Rossi fonda il gruppo Cronache, legato alla galleria ed alla rivista dallo stesso nome, che promuoverà importanti manifestazioni artistiche e culturali in tutta Italia e avrà stretti contatti con il gruppo di Corrente a Milano. Dopo una grande esposizione alla XXIV Biennale di Venezia, nel '48, si reca per un lungo periodo a Parigi, dove entrerà a contatto con l'elevato ambiente artistico internazionale e conoscerà tra gli altri Zadkine, Giacometti, Birolli, Guttuso, Cassinari, Signori, ecc.
Nel 1949 grande successo avrà una sua personale al Museo dell’Athenée a Ginevra.
La sua opera desta interesse in tutti gli ambienti artistici più raffinati del mondo e.sue sculture sono richieste e ospitate in molti Musei e Premi Internazionali, tra cui S. Vincent, S. Paolo del Brasile, Londra, Tokyo, Goteborg, Copenaghen Berlino, New York, Helsinki, Stoccolma, ecc.
Nel 1951 viene trasferito come insegnante al Liceo Artistico di Milano. Nello stesso anno partecipa al concorso per la realizzazione della V Porta del Duomo di Milano ed entra nella rosa dei quatto scultori prescelti per la seconda prova, che si tiene nel '53 e nella quale viene prescelto insieme con Lucio Fontana per un ultimo esame.
Nel 1955 entra a far parte ufficialmente degli scultori della Galleria Il Milione dove tiene una grande personale ripetuta negli anni '58 e '65.
Sempre nel '55 espone a Londra alla mostra "Contemporary Italian Art" e quindi ad Anversa alla mostra En plein air nel parco di Middelheim; a Firenze viene allestita in suo onore una grande mostra a Palazzo Strozzi. Viene invitato a New York per la mostra "The new decade" con altri 21 artisti internazionali al Museum of Modern Art.


I coniugi del n° 7 - 1972 - Ferro e bronzo cm 97 x 159 x 40


Nel 1956 é nominato insegnante titolare della cattedra di Scultura all'Accademia di Brera. É invitato inoltre a far parte ufficialmente degli artisti internazionali della Galleria Catherine Viviano di New York, dove terrà varie personali negli anni successivi.
Nel 1956/57 partecipa alla Mostra d'arte italiana in Australia e Perù; in Jugoslavia a Zagabria, Skoplie, e Belgrado; in America a S. Louis e in Inghilterra a Cambridge.
Vince nel 1958 la prova finale per la Porta del Duomo di Milano e si dedica con grande entusiasmo alla realizzazione di questa opera colossale, che verrà inaugurata solennemente il 6 gennaio del 1965 accolta con grande favore del pubblico e della critica.
Dal 1960 in poi numerosissime sono le esposizioni internazionali alle quali viene invitato e le sue sculture girano tutto il mondo; attestandogli il riconoscimento di uno tra i massimi artisti italiani ed internazionali.
In Italia sue opere si trovano presso il Museo della Fabbrica del Duomo di Milano e nelle pubbliche Gallerie d'arte moderna di Milano, Roma, Bologna, Trieste, Verona, Carrara, Padova, Venezia, e nel Museo d'Arte Moderna in Vaticano.
Nel settembre 1976 la Città di Rimini gli ha dedicato una imponente mostra antologica, ospitata nel Centro Storico.



Acrobata - 1950 - Bronzo cm 106 x 67 x 76


La scultura di Luciano Minguzzi é forte, compatta, robusta. Si può dire, quasi, che essa é sempre percorsa da una veemente e schietta corposità, da una pienezza che ha lo spessore e l'impeto delle cose della natura e della terra. L'origine emiliana, il riferimento alla concretezza quotidiana e al senso vivo della terrestrità di un ambiente culturale come quello bolognese - in cui appunto Minguzzi é cresciuto e si é formato - certo spiegano questa sua inconfondibile qualità espressiva, che però non é solamente un dato di stile, di "scrittura" plastica delle forme e dei volumi. C'é infatti, in lui, anche l'energica e la costante presenza di una tensione poetica che appunto si riscalda alle cose concrete, si illumina di una carnosa e appassionata pienezza dei sentimenti e delle emozioni di fronte alla vita ed alle sue manifestazioni tangibili.
C'é, insomma, un temperamento ben terrestre, convinto della materia e degli spessori emotivi che essa implica in noi. Un temperamento che nulla ha dell'idealismo, dei gratuiti languori intellettuali dell'arte fine a se stessa, dell'arte per l'arte, della bellezza pura, ma che anzi si impasta e si esalta ai motivi più quotidiani e tangibili dell'esperienza.
L'eros potente e primitivo. La violenza segnata dall'equilibrato raffronto tra volumi poderosi e fragilità in forme biologiche. Le dure e tragiche evocazioni dei lager nazisti e delle prevaricazioni inaudite della storia contemporanea contro l'uomo e il suo desiderio di pace e di gioia. La vena grottesca e penetrante nell'esasperazione delle circostanze realistiche delle cose, degli uomini, della natura, nello scavo chiarificatore e nella sintesi secca e sobria del modellato, delle ferite e delle mutilazioni cui il metallo di Minguzzi si piega, animandosi di una evocazione filtrata e suggestiva del reale. Sono tutti elementi plastici per i quali la sua scultura diviene concreta figurazione, diviene architettura poetica dell'esistente,, feconda e matura suggestione riferita in una lingua universale.
Quel dilaniato umanesimo - come qualcuno l'ha felicemente chiamata - che é la scultura di Minguzzi, ha fissato e fissa attivamente l'attenzione, appunto, sul reale, sulle memorie e sui giudizi che di esso si agitano in lui ed in noi.
I supporti e i punti focali di una tale concentrazione, di una tale intensificazione dei sentimenti e dell'osservazione, sono stati e sono i più diversi, anch'essi però significativi nella loro eloquente consistenza e mai casuali, mai gratuitamente naturalistici o intellettuali.
Sono volti e ritratti di penetrante definizione psicologica, animali, acrobati e ballerine, figure zoomorfe violentemente catturate e costrette in uno sviluppo spinoso di energie intrappolanti.
Sono trasfigurazioni poetiche di una dura, incombente condizione tragica della storia e dell'uomo.


Bozzetto per ombre nel bosco - 1956 - Bronzo cm 34 x 22 x 18


Vivide immagini ritrovate nella memoria del mondo: fiori, galli, uomini e donne lacerati dalle aride e corrose prospettive tecnologiche del nostro tempo o dal filo spinato di un tragico ed ancora minacciante passato, oppure melanconicamente fusi, non senza umori ironici, in effusioni pacate all'interno d'un tranquillo scenario borghese. Sono gufi, pareti di lamiera, nidi taglienti e spinosi, rotondità ambigue in cui la luce affonda come una mano, cani dilaniati dai rovi, forme aperte e chiuse, dialoghi con grandi macchine rugginose, con le paratie incerte e malate del nostro discutibile progresso.
Sono, insomma, la carne, le vene, il sangue di ciò che ci circonda, la sostanza della realtà cui Minguzzi non cessa di attingere per dare forma vibrante e vitalità civile al proprio mondo espressivo.


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sabato 29 gennaio 2011

SAN GIROLAMO CON S. PAOLA E S. EUSTACHIO (1638-1640) Francisco Zurbarán


SAN GIROLAMO CON S. PAOLA E S. EUSTACHIO (1638-1640)
Francisco Zurbarán (1598-1664)
Pittore spagnolo
National Gallery di Washington
Tela cm 247 x 174


San Girolamo, in abbigliamento cardinalizio con la mezzetta rossa e col caratteristico cappello circolare che vediamo appeso alla parete, sta conversando con due sante dalla veste bianca e dal velo nero, identificabili con l'anziana Santa Paola e la figlia Eustochio.
Santa Paola, di cui San Girolamo scrisse la biografia, fondò e diresse due monasteri…, alla sua morte, nell'anno 404, le succedette la figlia Eustochio.
La figura di San Girolamo, in particolare la veste chiara, il cranio calvo e lucido e la mano da gesto sospeso, contrastano fortemente con lo sfondo scuro e indefinito del settore destro del quadro.
Sulla sinistra le due figure femminili sono invece poste contro un fondale architettonico, una veduta di città con edifici di tipo classico.
La composizione è assai semplice e persino arcaizzante, come in quasi tutte le opere di Zurbaràn.
Il pittore privilegia come al solito il primo piano della scena per ottenere la massima chiarezza nella rappresentazione del fatto sacro.
La pittura di Zurbaràn ha intenti didascalici ed edificanti, ed è un esplicito invito rivolto al laico e al religioso a seguire gli insegnamenti dei Santi, gli "exempla" della vita monastica, i precetti della letteratura mistica del Seicento spagnolo.
Anche il dipinto di Washington, con la presentazione scarna dei tre personaggi, i dettagli ridotti al minimo, la potenza espressiva e di persuasione affidata soprattutto ai violenti contrasti di luci e ombre e all'abbacinante candore dei bianchi, di evidente ascendenza caravaggesca, rivela gli intenti dell’artista che, se non un mistico, fu quanto meno un uomo vissuto sempre nell'orbita dei monasteri e del clima visionario-ascetico che vi si ispirava.

Il dipinto entrò al Museo del Louvre di Parigi con la Collezione Standish nel 1842.
Nel 1853, in seguito a una vendita Christie's a Londra, pervenne alla raccolta Dudry.
Dal 1951 fu di proprietà Knoedler a New York.
In seguito fece parte della Collezione Kress, sempre a New York, dalla quale giunse in dono alla National Gallery di Washington nel 1956.

Forse l'ubicazione originaria dell'opera è da identificare con il convento geronimita di Santa Paula a Siviglia, i cui altari furono ornati di quadri fra il 1635 e il 1640.


Zurbaràn e i dipinti per le colonie spagnole

Francisco de Zurbaràn godette di stima grandissima da parte dei contemporanei…, tuttavia egli stesso fu costretto ad assistere al progressivo oscurarsi e svanire della sua fama durante gli ultimi anni di attività.
Col mutamento degli ideali devozionali e con la crescente fortuna di Murillo, a partire dalla fine degli anni Trenta, l'artista e la sua attiva bottega accettarono anche commissioni di minor prestigio, per lo più cicli di opere destinate ai conventi delle colonie spagnole in America latina.
Tra queste ricordiamo le tele per Apostolado di Lima (1637-1638), quelle per l’Apostolado di Guatemala, ma destinate in origine ad Antigua (1639), le due serie rappresentanti i santi fondatori di ordini religiosi per Città del Messico e per Lima (1640), il ciclo, perduto, per la Encarnaciòn di Lima (circa 1647), infine un cospicuo gruppo di dipinti inviati a Buenos Aires nel 1649.


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giovedì 27 gennaio 2011

Il sesso nell'antichità e nel medioevo (Sex in Antiquity and in the Middle Ages)



Dall'uso delle vesti e dall'abitudine a nascondere i genitali alla ricerca di luoghi ed occasioni riservate per esercitare l'attività ed il rapporto sessuale il passo - sempre in termini di millenni - può essere stato breve: quanto meno logico. Perché far vedere le parti del corpo, che la donna desiderava tener celate a tutti, in occasione dell'amplesso? E perché il maschio doveva esibire la propria femmina a tutti, se poi ne temeva, gelosamente, le insidie? Ecco allora derivare la convenienza utilitaristica (non morale) di limitare l'amplesso a momenti di solitudine, a luoghi riservati, al buio della notte.
Un altro fattore deve avere avuto una certa importanza: la presenza del figlio nato da una coppia.
Nei tempi più lontani non esisteva il problema della paternità: il bimbo nasceva ignorato dal padre (anche perché ignorato era il rapporto tra coito e gravidanza). Quando invece i legami sessuali raggiunsero una certa durata - pur nelle mancate conoscenze del significato biologico dell’accoppiamento - i figli dovettero suscitare sentimenti di dolcezza ed affetto, che aumentarono il legame fra i genitori e favorirono la formazione della famiglia. Qui si è cercato - per evidenti ragioni di sintesi - di delineare schematicamente il processo di sviluppo e di evoluzione sociale della sessualità; è certo però che, nella realtà, le cose sono andate in modo differente, con periodi di progresso ed altri di regresso, con un andamento pieno di contraddizioni. E tutto ciò non solo per il sovrapporsi ad una civiltà di un certo grado e tipo, di un'altra, vincitrice magari di una guerra, ma anche per un'infinità di condizionamenti ambientali, fisici (clima, alimentazione, ecc.), psicologici e religiosi. Tali contraddizioni e regressioni sono continuate nel tempo, sino ai nostri giorni.

Grosse modificazioni si sono certo avute nel passaggio dalla società matriarcale a quella patriarcale e viceversa e, ancora, nello sviluppo della famiglia, allorchè l'amore istintuale del padre verso i figli da indifferenziato si fece specifico, rivolgendosi in particolare ai figli maschi e corrompendosi per l'intrusione di elementi economici, quali le questioni della eredità, che ponevano appunto i figli maschi in una particolare condizione di superiorità. Ad un certo momento, anche la donna avrà iniziato a selezionare meglio i criteri della scelta del compagno, nel tentativo di accaparrarsi non più solo un maschio sessualmente valido e capace, ma un uomo migliore dal punto di vista della sua potenza sociale ed economica: a tale fine avrà fatto ricorso a nuovi modi di seduzione.

L'uomo preistorico di trentamila anni fa aveva molto probabilmente già varcato la linea di demarcazione tra sessualità animale e sessualità umana. Sentiva un certo rispetto per la femmina e amore per i figli; aveva una famiglia basata su qualche regola che evitava un'eccessiva promiscuità sessuale. Dalle più antiche raffigurazioni artistiche si trae l'impressione che la coppia non doveva però essere il nucleo familiare di base (ciò dovrebbe escludere la monogamia) mentre risulta chiara la devozione che l'uomo ha per la donna. Nell'ultimo periodo glaciale (15-20 mila anni fa) risulterebbero già abbastanza ben differenziati i ruoli sessuali: l'uomo va a caccia, la donna sta a casa; l'uomo garantisce il sostentamento del gruppo, più che della sola famiglia, andando a caccia in gruppo, e la donna, pur curando i propri piccoli, vive e lavora non per la sua sola famiglia ma anche essa per l'intero gruppo. Alla fine dell'ultima glaciazione (810 mila anni fa) la socializzazione dell'uomo (ormai un homo sapiens del tutto simile all'attuale) è completa, ma soprattutto la coscienza e la possibilità di capire, e a volte dominare, i fenomeni della natura offre nuove possibilità. E' anche del tutto probabile che nell'epoca in cui da nomade si fece stanziale, ed alla caccia sostituì l'allevamento e la coltivazione, l'uomo abbia preso coscienza anche del rapporto esistente tra attività genitale e riproduzione.

Probabilmente quest'epoca fu dominata dalle donne (che gli uomini in fondo imitavano cessando di cacciare e dedicandosi ai lavori stabili dei campi, vicino alla casa) e basata sul matriarcato. A questo ha poi fatto seguito una fase patriarcale, promossa dallo stabilirsi di nuove condizioni di vita tribale, caratterizzata dalla proprietà dei beni, nonché delle donne e dei figli. In questo periodo postglaciale, sino all'arrivo dell’era storicamente (almeno in parte) controllata (3-4000 anni a.C.), lo sviluppo dell'organizzazione familiare passò probabilmente attraverso tre stadi differenti. Un primo monogamico naturale (conseguente alla ‘scoperta’ della maggior soddisfazione affettiva e sessuale nell'esercizio del sesso all'interno della coppia); un secondo poliandrico e poligamico (dovuto all'improvvisa esplosione demografica ed alla costituzione dei primi gruppi tribali, regolati da norme riguardanti i componenti); un terzo fondamentalmente monogamico, istituzionalizzato però come regola introdotta nell'interesse stesso del gruppo, che dalla poligamia e dalla poliandria aveva visto incrementare le occasioni di liti e contrasti interni, per gelosia. Alla fine della preistoria i popoli presentano già divisioni sociali in classi: la superiore - ricca, potente e autoritaria - da un punto di vista sessuale è anche la più libera; essa concede maggior potere al maschio, importante non solo politicamente ma anche nella famiglia per i diritti di successione. L'altra classe, quella inferiore - povera e sottomessa - presenta invece una maggior parità di diritti fra i due sessi, ed a volte una minor libertà sessuale. Una certa poligamia risulterebbe presente nella classe più elevata, mentre sarebbe mancata in quella più bassa, per la quale libertà e poligamia sono troppo onerose. Tale divisione sociale manterrà pressoché inalterati taluni suoi fondamentali caratteri quasi sino ai nostri giorni.





Le cose, almeno in un primo tempo, non mutarono di molto con lo avvento dell'epoca storica, cioè del periodo in cui ogni importante avvenimento politico, ogni grande fenomeno economico e sociale possono essere provati con documentazioni di una certa sicurezza.

Una particolarità risulta tuttavia presente nell'antico Egitto, allora società matriarcale, caratterizzata dalla trasmissione ereditaria dei poteri politici, della nobiltà e dei beni per linea femminile: è l'assenza di qualsiasi condanna dell'incesto. Anzi, specie tra i potenti, l'unione ideale è la coppia fraterna: le sorelle che sposano cioè i propri fratelli. Modificazioni radicali, in questo antico e civile paese, avvennero più tardi, dapprima con un'opposizione dei capi militari al potere politico e religioso delle donne, e successivamente con una vera e propria rivoluzione sociale (2000 a.C.), grazie alla quale le classi più povere acquisirono taluni diritti, fra i quali quello del matrimonio, fino ad allora riconosciuto solo ai ceti più ricchi. Da rilevare infine che presso gli Egizi (e quindi prima che in Israele) si usava praticare la circoncisione. come cerimonia d'iniziazione.

Presso la civiltà babilonese (2000 a.C.) esisteva una precisa regolamentazione della famiglia. Il matrimonio era monogamico, pur essendo legale tenere delle concubine in casa. Analoghi gli usi presso il popolo di Israele, ove il matrimonio era finalizzato alla procreazione, tanto è vero che se risultava sterile poteva essere sciolto. Questa civiltà ammetteva e regolava l'incesto, vietava le relazioni adulterine, riconosceva la prostituzione. Nell'antica India, la fedeltà della donna al marito era assoluta, tanto che la tradizione prevedeva il sacrificio della moglie sopravvissuta alla morte del suo compagno; l'incesto era rigorosamente vietato.

Nella civiltà greca, la sessualità, da un punto di vista sociologico, non era ben definibile. Ciò non solo per le naturali differenze esistenti in singoli periodi o città (Sparta autoritaria e sessuo-negativa, Atene democratica e piuttosto libera) né per i contrasti tra la realtà e la leggenda o la mitologia (nella letteratura l'esercizio dell'attività sessuale era assolutamente libero ed anzi esaltato), ma soprattutto per una certa diffusa libertà di comportamento. La famiglia era tuttavia una comunità di valore economico e sociale; le donne facevano vita piuttosto ritirata; il matrimonio sanciva dei diritti e non dei sentimenti né delle esigenze sessuali (che si potevano soddisfare liberamente con prostitute). L'omosessualità sia maschile che femminile, era accettata ed anche largamente praticata.




A Roma, società dapprima agricola e militare, gli uomini, lavoratori e soldati, avevano assai più diritti delle donne e il matrimonio era una sorta di semplice iniziazione sessuale. Più tardi, riconosciuta alle donne una migliore posizione (per motivi essenzialmente economici, derivanti dall’istituzione della dote portata al marito dalla sposa) il matrimonio viene istituzionalizzato, e poi riconosciuto come base fondamentale della società. Tuttavia la separazione è consentita, prevista e regolamentata; le relazioni adulterine, sia maschili che femminili, severamente represse. Col tempo si verifica anche a Roma, come in Grecia, una certa separazione tra la ricerca del piacere sessuale (fiorisce infatti la prostituzione) e l'amore coniugale, almeno tra i potenti e i ricchi, in grado di pagarsi ogni soddisfazione erotica.

La predicazione e le proposte cristiane arrivano a Roma in un periodo di travaglio politico e sociale, in cui vi è una esaltazione di tutte le filosofie più materialistiche ed edonistiche basate sul godimento di beni terrestri, sul piacere sessuale, su certa elasticità morale. Il contrasto è ovviamente molto aspro, poiché il senso comune del romano medio non solo respinge la nuova fede che si basa sulla rinuncia dei beni terrestri, sulla esaltazione della povertà, sulla necessità di una vita d'amore, ma si oppone con la violenza all'ipotesi di una negazione di quei valori e di quelle tradizioni che avevano fatto grande e potente Roma. La reazione si aggrava poi allorché la predicazione cristiana accentua il suo ascetismo, sostenendo la castità e la indissolubilità del matrimonio (norme che in verità escono più che dalla predicazione di Cristo, da quella di taluni degli apostoli suoi seguaci), e condannando l'amore carnale come peccato.

Il cristianesimo ha posto assai presto il problema di una rigida condotta sessuale, quasi cercando di fondare buona parte della sua autorità sulla calcolata produzione di uno stato d'ansia sessuale. Per quanto il cristianesimo possa avere contribuito allo sviluppo sociale e culturale, la sua influenza sul comportamento sessuale dell'uomo è stata fondamentalmente negativa, avendo da un lato assimilato, col passare del tempo, gli elementi più autoritari dal giudaismo e dai romani. Nel corso dei secoli ha poi spesso accentuato la sua posizione sesso-repressiva e offerto un valido supporto alle più conservatrici ed antiliberali tesi della società capitalistica.

Scarse sono le conoscenze riguardanti il comportamento sessuale nel Medio Evo: anche da questo punto di vista si tratta di secoli oscuri, come per una serie di altre attività umane, artistiche o scientifiche. Si sa che la medicina studia, tra l'altro, i problemi posti dalla sterilità femminile e dall'impotenza maschile. Ma il dato più grave è che si diffondono convenzioni chiaramente sesso-repressive, come la castità dei preti decisa nel VII secolo, ma restata assai poco praticata sino ai decreti di Leone IX (metà dell'XI secolo) e come la condanna d'ogni rapporto sessuale fuori del matrimonio o non specificamente ed esclusivamente rivolto alta procreazione. In contrasto con tali principi, la vita sessuale doveva però essere piuttosto libertina, almeno presso le classi nobili, se è vero, che nudità e prostituzione non sono oggetto di divieti e che si impose nella società feudale il “Jus primae noctis”, cioè il diritto per il nobile di togliere la verginità alle spose dei propri sudditi.



CITAZIONI

La prima forma dell'amore sessuale che appare nella storia come passione, e passione che spetta ad ogni individuo (per lo meno delle classi dominanti), come la forma più alta dell'istinto sessuale - il che ne costituisce precisamente il carattere specifico - questa sua prima forma, l'amore cavalleresco del Medioevo, non fu affatto un amore coniugale. Al contrario. Nei suo aspetto classico, presso i Provenzali, essa naviga a vele spiegate verso l'adulterio, e i poeti provenzali io celebrano. Il fiore della poesia d'amore provenzale sono le ‘albe’, in tedesco ‘Tagefieder’. Esse descrivono a brillanti colori il cavaliere che giace a letto con la sua bella, la moglie di un altro, mentre fuori sta all'erta la sentinella, pronta a chiamarlo appena tralucano i primi albori (‘alba’), perché egli possa scappare inosservato. La scena della separazione rappresenta poi il punto culminante. I Francesi del nord e anche i valenti Tedeschi accettarono questo genere poetico, insieme con la corrispondente maniera dell'amore cavalleresco.
(Friedrich Engels)


La moderna famiglia singola è fondata sulla schiavitù domestica della donna, aperta o mascherata, e la società moderna è una massa composta nella sua struttura molecolare da un complesso dì famiglie singole. Al giorno d'oggi l'uomo, nella grande maggioranza dei casi, deve essere colui che guadagna, che alimenta la famiglia, per lo meno nelle classi abbienti; il che gli da una posizione di comando che non ha bisogno di alcun privilegio giuridico straordinario. Nella famiglia egli è il borghese, la donna rappresenta il proletario.
(Friedrich Engels)


Prima del Medioevo non si può parlare di amare sessuale individuale. Che bellezza personale, rapporti di familiarità, inclinazioni concordanti, ecc., in persone di sessi diversi, abbiano svegliato il desiderio di rapporti sessuali, che per gli uomini e per le donne non fosse totalmente indifferente la scelta della persona con cui intrattenersi molto intimamente, è cosa ovvia. Ma da qui al nostro amore sessuale, vi è ancora infinitamente da camminare.
In tutta quanta l'antichità i matrimoni erano conclusi dai genitori per gli interessati, e questi li accettavano in buona pace. Quel poco di amore coniugale che l'antichità conobbe non è forse inclinazione soggettiva, ma dovere oggettivo, non motivo ma correlative del matrimonio. Relazioni d'amore ne; Senso moderno si affermano nell'antichità solo al di fuori della società ufficiale.
I pastori, del quali Teocrita e Mosco ci cantano le gioie e le pene d'amare, il Dafni e la Cloe di Longo, sono semplici schiavi che non hanno alcuna parte nello Stato, nel raggio d'azione del cittadino libero. Tranne che tra gli schiavi, però, noi troviamo il commercio amoroso soltanto come prodotto di decomposizione del mondo antico ormai al tramonto e con donne che, del pari, vivono al di fuori della società ufficiale, con etere, quindi con straniere o con liberte; e questo accadeva ad Atene alla vigilia del suo tramonto, a Roma all'epoca dei Cesari. Se c'erano, in realtà, commerci amorosi tra liberi cittadini e cittadine, erano sempre di carattere adulterino. E per il classico poeta dell'amore dell'antichità, per il vecchia Anacreonte, l'amore sessuate in senso nostro era cosa di così poco conto che per lui era indifferente perfino il sesso dell'essere amato.
Il nostro amore sessuale differisce in modo sostanziale dal semplice desiderio sessuale, dall'eros degli antichi. In primo luogo esso presuppone corresponsione amorosa da parte dell'amato; la donna, per questo, è uguale all'uomo, mentre nell’eros degli antichi non le si chiede spesso neppure il consenso. In secondo luogo l'amore sessuale ha un grado di intensità e di durata che fa sembrare alle due parti il mancato possesso e la separazione come una grande, se non come la più grande infelicità; per potersi possedere reciprocamente i protagonisti giocano il tutto per tutto, fino ad impegnare la vita, il che nei mondo antico accadeva al massimo per l'adulterio, E, infine, sorge un nuovo criterio morale per giudicare i rapporti sessuali: ora non sì domanda soltanto: è legittimo o illegittimo?, ma anche: è nato da un amore reciproco o no?
E' evidente che questo nuovo criterio, nella prassi feudale o borghese, non ha miglior successo di ogni altro criterio morale: vi si passa sopra. Ma non ha neppure successo peggiore. E', come gli altri, riconosciuto... teoricamente, sulla carta. E per il momento non si può chiedere di più.
Là dove l'antichità si era fermata, agli inizi dell'amore sessuale, là riprende il Medioevo: con l'adulterio.
(Friedrich Engels)


La nuova monogamia, che sulle rovine del mondo romano si sviluppò dalla fusione dei popoli, rivestì il dominio dell'uomo di forme più blande, e concesse alla donna una posizione molto più libera e rispettata, per lo meno esteriormente, di quanto avesse mai conosciuto nell'antichità classica. E soltanto allora fu data la possibilità che dalla monogamia (nella monogamia, accanto o contro la monogamia, a seconda dei casi) si sviluppasse il più grande progresso morale del quale siamo debitori: l'amore sessuale individuale moderno, sconosciuto al mondo intero del passato. Se però la monogamia, di tutte le forme dì famiglia note, era la sola che potesse permettere lo sviluppo dell'amore sessuale in senso moderno, questo non significa che esso si sviluppò esclusivamente, o solo prevalentemente, in essa, come amore reciproco dei coniugi. Tutta la natura della stretta monogamia, sotto il dominio dell'uomo, lo escludeva. In tutte le classi storicamente attive, cioè in tutte le classi dominanti, la conclusione del matrimonio rimase ciò che era stata dal tempo dei matrimonio di coppia, affare di convenienza che veniva combinato dai genitori.
(Friedrich Engels)





martedì 25 gennaio 2011

SEPPELLIMENTO DI SANTA PETRONILLA (1623) Guercino


SEPPELLIMENTO DI SANTA PETRONILLA (1623)
Guercino (1591-1666)
Pittore italiano del ‘600
Museo Capitolino a Roma
Olio su tela cm 423 x 720

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Il dipinto raffigura il seppellimento di Santa Petronilla, martire del I secolo, figlia dell'apostolo Pietro, morta a causa del lungo digiuno durante il suo ritiro in preghiera.
L'episodio è narrato su due piani: in basso è il seppellimento e in alto la Santa è al cospetto di Cristo.

Guercino arrivò a Roma con una lettera di presentazione per il cardinale Ludovico Ludovisi, scritta dal suo protettore, Alessandro Ludovisi, arcivescovo di Bologna.
Il prelato romano gli commissionò la decorazione delpiccolo casino di campagna, e il buon esito del lavoro lo indusse a presentarlo allo zio, papa Gregorio XV, committente della pala di San Petronilla.
Questi due lavori furono determinanti per sancire il successo del Guercino a Roma ma, alla morte del pontefice, 1'8 luglio 1623, il pittore ritornerà nella sua città natale di Cento.

In questo lavoro il Guercino riuscì, con successo, a fondere i due orientamenti stilistici in voga in quegli anni a Roma: il classicismo carraccesco, assimilato negli anni del suo apprendistato presso Ludovico Carracci, che si avverte nel dolore composto ed equilibrato dei personaggi e il rinnovamento barocco che influenza l'inserimento dinamico delle figure nello spazio.
La possanza dell'uomo in primo piano, intento a seppellire la Santa, trova dei validi precedenti solo nella pittura di Caravaggio, senz'altro ammirata dal Guercino a Roma.

Purtroppo gli straordinari effetti luministici, che segnano l'attività romana del Guercino, sono offuscati da una pesante riverniciatura.


La grande tela, firmata nel gradino in basso a destra, è stata commissionata al Guercino da papa Gregorio XV nel 1621 per l'altare dedicato a Santa Petronilla in Vaticano.
Nel 1730 venne trasferita in Quirinale e sostituita con una copia in mosaico di Pietro Paolo Cristofori.
Nel 1795 Napoleone la trasferì al Louvre.
Restituita solo nel 1815, a causa delle sue grandi dimensioni, fu collocata nei Musei Capitolini.
A1 Windsor Castle è conservato un disegno preparatorio…, inoltre esistono due incisioni: una di Nicolas Dorigny del 1700, un'altra di Johann Jacob Frey del 1731.


L'inizio della decorazione barocca a Roma

Con gli affreschi del Casino Ludovisi, Guercino aveva inaugurato un nuovo modo di concepire la decorazione dei soffitti.
La nuova concezione dello spazio che si trova nella “Aurora” supera la tradizione classicista della pittura, che partiva da Raffaello e arrivava ad Annibale Carracci e a Guido Reni.
Lo sfondamento illusionistico della volta richiama gli esempi dipinti un secolo prima dal Correggio a Parma, che il Guercino nativo di Cento presso Ferrara, conosceva sicuramente bene.
Questi effetti di apertura verso il cielo furono ripresi anche da un altro pittore emiliano, Giovanni Lanfranco, attivo a Roma all'inizio del Seicento. Celebri sono i suoi affreschi nella cupola di Sant'Andrea della Valle a Roma, con la “Assunzione della Vergine”, datati 1625-1627.
L'apporto determinante per lo sviluppo della pittura barocca a Roma fu la presenza di Pieter Paul Rubens, che soggiornò nella città pontificia nel primo decennio del secolo.



lunedì 24 gennaio 2011

TESI D’APRILE (The April Theses) - Lenin e la rivoluzione russa (Lenin and the Russian Revolution)




TESI D’APRILE

Lenin



Le Tesi di Aprile formano il programma sviluppato da Lenin nel corso della Rivoluzione russa del 1917.
In questo programma Lenin è chiamato al controllo dello stato sovietico.
Quando ha pubblicato la tesi ha contribuito allo sviluppo delle giornate di luglio e al successivo colpo di stato di ottobre del 1917, portando i bolscevichi al potere.










Lenin e la rivoluzione russa


Il 4 aprile in una riunione di bolscevichi a Pietrogrado, Vladimir Ilic annunciò le tesi che sono entrate nella storia col nome di Tesi d'aprile. Esse ebbero un'influenza decisiva per la determinazione di una linea giusta del partito nella nuova situazione storica. In queste tesi Lenin espose un concreto e dettagliato piano di lotta per il passaggio dalla rivoluzione democratico-borghese alla rivoluzione socialista. Lenin riteneva che nelle condizioni venutesi a creare fosse possibile un pacifico sviluppo della rivoluzione.
Tutta la vita di Lenin dopo il suo ritorno fu caratterizzata da un lavoro intenso. Egli dirigeva il Comitato Centrale del Partito, la Pravda e la attività dell'organizzazione bolscevica di Pietrogrado. Sotto la sua guida si svolsero la conferenza cittadina di Pietrogrado e la VII conferenza panrussa del POSDR (Partito Operaio Socialdemocratico Russo). Egli inoltre tenne discorsi alle riunioni ed alle assemblee degli operai di Pietrogrado, dei soldati e dei marinai.
Al I congresso panrusso dei deputati dei contadini Lenin sollecitò l'immediata occupazione delle terre dei proprietari fondiari e parlò della necessità di un'organizzazione indipendente dei braccianti e dei contadini più poveri. Intervenendo alle riunioni, Lenin smascherò la politica controrivoluzionaria del governo provvisorio, dei menscevichi e dei social-rivoluzionari, che cercavano un accordo con questo governo. Lenin si sforzava di convincere gli operai e i soldati del fatto che soltanto il passaggio di tutto il potere ai Soviet dei deputati degli operai e dei contadini poteva far uscire la Russia dal vicolo cieco in cui l'aveva spinta il potere della borghesia.
Il governo provvisorio scatenò una campagna di calunnie contro Lenin e i bolscevichi, cercando di privare il partito bolscevico dei suoi capi. In luglio il governo ordinò l'arresto di Lenin e prese tutte le misure possibili affinchè fosse preso e ucciso. Per decisione del Comitato Centrae Vladimir Ilic entrò nella clandestinità. Rifugiatosi nei pressi di Pietrogrado, in una capanna in riva al lago Razliv, Lenin continuò a lavorare: scrisse articoli, lettere e il libro Stato e rivoluzione. Niente poteva interrompere il suo lavoro. In Stato e rivoluzione  Lenin, in polemica con gli opportunisti, ristabilì e sviluppò le idee di Marx ed Engels sullo Stato e la dittatura del proletariato nella nuova situazione storica.
Ma la vita nella capanna divenne pericolosa. In agosto Lenin passò in Finlandia, viaggiando su una locomotiva, travestito da fuochista. Dalla clandestinità Lenin diresse il VI congresso del partito, i cui lavori si svolsero a Pietrogrado alla fine di luglio e ai primi d'agosto del 1917. Il congresso decise all'unanimità che Lenin non doveva presentarsi al processo che la borghesia chiedeva fosse intentato contro di lui ed espresse la sua protesta contro la persecuzione di cui era fatto oggetto il capo del proletariato rivoluzionario. Il congresso invitò il partito, la classe operaia e i contadini poveri a lottare per l'abbattimento del potere della borghesia controrivoluzionaria e dei proprietari fondiari mediante l'insurrezione armata, poichè nelle nuove condizioni era impossibile prendere il potere per via pacifica.
Nell'autunno del 1917, quando la crisi rivoluzionaria era ormai matura ed era giunto il momento di un'azione rivoluzionaria del proletariato, Lenin arrivò clandestinamente a Pietrogrado per dirigere di persona l'insurrezione. Il 10 e il 16 ottobre la questione dell'insurrezione armata fu discussa nelle riunioni del Comitato Centrale del partito. Il Comitato Centrale approvò le storiche risoluzioni leniniane sull'organizzazione dell'insurrezione armata. Soltanto Kamenev e Zinovjev si comportarono da pusillanimi e votarono contro. Trotskij non votò contro, ma insistette perché l'insurrezione fosse rimandata fino alla convocazione del II congresso dei Soviet. Il partito seguì la via indicata da Lenin. Nella riunione del 10 ottobre fu eletto per la direzione politica dell'insurrezione un Ufficio Politico capeggiato da Lenin. Il 16 ottobre fu eletto un Comitato Militare Rivoluzionario incaricato di dirigere l'insurrezione. Ne facevano parte A. S. Bubnov, F. E. Dzerzhinskij, J. M. Sverdlov, I. V. Stalin e M. S. Uritskij.
Vladimir Ilic chiedeva insistentemente che l'insurrezione armata avesse inizio prima dell'apertura del II congresso dei Soviet, convocato per il 25 ottobre. Su proposta di Lenin, l'insurrezione cominciò il 24 ottobre. Il 25 ottobre (7 novembre) l'insurrezione armata, diretta da Lenin e dal partito bolscevico, trionfò.
La sera del 25 ottobre (7 novembre) si aperse a Pietrogrado il II congresso dei Soviet. Da ogni parte del paese erano arrivati 650 delegati, di cui 400 erano bolscevichi. Il congresso proclamò solennemente il passaggio di tutto il potere ai Soviet.
I delegati accolsero con entusiasmo il discorso di Lenin, da lui tenuto al congresso il 26 ottobre. I delegati ascoltarono in piedi la relazione con cui il capo della rivoluzione proletaria propose un appello ai popoli e ai governi di tutti i paesi belligeranti per un armistizio immediato. Su proposta di Lenin il congresso approvò il decreto sulla pace, cioè sulla questione più scottante e più sentita dagli operai e dai contadini. Questo fu il primo atto della politica estera di pace del potere sovietico.
Lenin parlò poi sulla questione della terra e rese noto un progetto di decreto. Il decreto sulla terra aboliva senza riscatto la grande proprietà fondiaria e concedeva la terra ai contadini. In mano a questi ultimi passarono più di 150 milioni di ettari. Si realizzava ciò che per secoli era stato il loro sogno, per il quale avevano lottato. In base al decreto leniniano la proprietà fondiaria privata veniva sostituita dalla proprietà di tutto il popolo, dalla proprietà statale. Il decreto sulla terra fu approvato tra i fragorosi applausi dei delegati al congresso.
Il II congresso dei Soviet elesse lo Esecutivo Centrale Panrusso dei Soviet dei deputati degli operai e dei soldati (VZIK) e costituì il consiglio dei Commissari del Popolo, del quale fu eletto presidente Lenin.



Nel novembre del 1917 egli scrisse un appello alla popolazione per incitarla a raccogliersi intorno ai Soviet e a prendere audacemente in mano la direzione dello Stato. Nei comizi e nelle manifestazioni egli non faceva che incitare le masse a costruire una vita nuova. « Il socialismo non nasce in seguito a direttive dall'alto », diceva Lenin. La viva creazione delle masse era considerata da lui come l'elemento più importante ed essenziale nella costruzione del socialismo.
Il governo sovietico aveva la sua sede nel Palazzo Smolnyj. Qui ferveva giorno e notte un'intensa attività. Da qui partivano direttive e indicazioni. Qui arrivavano uomini da ogni parte del paese. Al centro di tutta questa enorme attività si trovava Lenin. Venivano a trovarlo operai, soldati, marinai e contadini. Dai più lontani villaggi i rappresentanti dei contadini giungevano nella capitale per poter vedere Lenin e parlare col capo del loro governo. Vladimir Ilic ascoltava tutti attentamente, risolveva rapidamente le questioni, insegnava agli operai e ai contadini e a sua volta imparava da loro. Egli non perdeva di vista niente ed elaborava tutte le questioni essenziali della politica del partito e dello Stato.
Ma la situazione del paese era molto difficile. Anzitutto si doveva porre fine alla guerra. I soldati, esausti dopo la permanenza al fronte, non vedevano l'ora di raggiungere le loro case. I governi dell'Inghilterra, della Francia e degli Stati Uniti, nonostante i molteplici appelli del governo sovietico, rifiutavano di intavolare trattative di pace con la Germania. Lenin riteneva che in questa situazione il governo sovietico dovesse concludere una pace separata con la Germania, senza tener conto dell'Inghilterra, della Francia e degli Stati Uniti. Non esisteva altra via d'uscita. Gli imperialisti tedeschi accettarono di intavolare trattative, ma avanzarono condizioni inaccettabili. Essi esigevano la cessione di un largo tratto del territorio sovietico. Che cosa si doveva fare? Accettare queste pesanti condizioni di pace o continuare la guerra? Lenin propose di firmare il trattato di pace. Secondo lui, il paese, esausto e privo di forze, doveva riprendere respiro. Era indispensabile affrontare dei sacrifici pur di salvare la Repubblica sovietica: si doveva porre assolutamente termine alla guerra e ottenere un sia pure breve periodo di tranquillità per consolidare il potere sovietico, per salvare le conquiste della rivoluzione proletaria. Era indispensabile, secondo Lenin, permettere agli operai e ai contadini di riprendersi dopo gli orrori della guerra imperialistica, cominciare la ricostruzione dell'economia nazionale e creare un esercito nuovo, operaio e contadino, capace di difendere le conquiste della rivoluzione. Contro la firma del trattato di pace con la Germania presero posizione i residui della borghesia ormai battuta, i socialrivoluzionari, i menscevichi, Trotskij e i cosiddetti "comunisti di sinistra" (Bucharin, Bubnov, Lomov, Osinskij ed altri). I "comunisti di sinistra" esigevano l'interruzione delle trattative di pace e lo scatenamento di una guerra rivoluzionaria contro la Germania, anche se mancavano le forze per farlo. La situazione nel partito era molto difficile. Questo fu per Lenin un periodo duro. Egli prese posizione nella stampa contro i "comunisti di sinistra" e Trotskij, indicando i pericoli della frase rivoluzionaria. Lenin definì la politica dei "comunisti di sinistra" un'avventura e il loro comportamento "strano e mostruoso", quando essi conclusero che si poteva sacrificare il potere sovietico nell'interesse di una rivoluzione internazionale. Lenin sottolineava che proprio la salvezza della Repubblica dei Soviet e il suo rafforzamento erano il migliore appoggio che si potesse dare al movimento mondiale d'emancipazione dei lavoratori.
La questione della pace fu discussa più volte nelle riunioni del Comitato Centrale del partito. Il dibattito era molto animato. Dapprima la maggior parte dei membri del CC non appoggiò Lenin. Trotskij, che era stato nominato capo della delegazione sovietica per le trattative con i rappresentanti della Germania, non seguì le indicazioni di Lenin, del Comitato Centrale del partito e del governo sovietico, non firmò le condizioni proposte dalla Germania e ruppe le trattative. Nel febbraio 1918 l'esercito tedesco passò all'offensiva: gli imperialisti intendevano soffocare il potere sovietico e trasformare la Russia in una loro colonia.
Il paese dei Soviet era esposto a un grave pericolo. Lenin e il partito organizzarono in gran fretta la difesa. Il 21 febbraio a nome del Consiglio dei Commissari del Popolo Lenin rivolse al popolo un appello infiammato: "La Patria Socialista è in pericolo!".
La questione della pace era divenuta talmente urgente e importante che il Comitato Centrale decise di convocare il congresso del partito. Cominciarono i preparativi per il congresso. Nella Pravda quasi ogni giorno apparivano articoli di Lenin, in cui si dimostrava la necessità di concludere la pace. Il 6 marzo 1918 a Pietrogrado si aprì il VII congresso del partito. Fu il primo congresso del partito dopo il trionfo della Rivoluzione Socialista d'Ottobre. Lenin ne diresse i lavori e prese molte volte la parola. Nel rapporto politico a nome del Comitato Centrale egli dimostrò in modo irrefutabile la necessità di concludere la pace di Brest.
Il VII congresso del partito approvò a maggioranza di voti la linea di Lenin. Fu approvata la risoluzione "Sulla guerra e sulla pace", in cui si sottolineava che la pace tra la Russia sovietica e la Germania era indispensabile. Il congresso invitò il partito e i lavoratori ad accrescere la vigilanza e la disciplina rivoluzionaria, a creare organizzazioni capaci di portare le masse alla difesa della patria socialista, dato che erano inevitabili nuove offensive degli imperialisti.
In base al rapporto di Lenin il congresso approvò la risoluzione, da lui scritta, sulla nuova denominazione da dare al partito. Da questo congresso esso prese a chiamarsi Partito Comunista Russo (bolscevico). L'appellativo di comunista; a detta di Lenin, esprimeva il concetto che il comunismo era la meta.
La conclusione del trattato di pace di Brest Litovsk è un chiaro esempio della duttilità della tattica leniniana, della sua capacità di ritirarsi, quando era indispensabile, per guadagnare tempo e accumulare le forze necessarie per la vittoria nei successivi combattimenti.
L'11 marzo 1918 il governo si trasferì a Mosca, che divenne la capitale dello Stato sovietico. II Consiglio dei Commissari del Popolo e l'Esecutivo Centrale scelsero come sede il Cremlino, ove si trasferì anche Lenin. Il IV congresso straordinario panrusso dei Soviet, convocato a Mosca il 14 marzo, approvò la risoluzione scritta da Lenin sulla ratifica del trattato di pace. Dopo la conclusione di questo trattato lo sviluppo del movimento mondiale d'emancipazione confermò il saggio calcolo di Lenin e la sua capacità di previsione. Nel novembre del 1918 in Germania scoppiò una rivoluzione e questo trattato brigantesco perse ogni valore.
Abbattuto il potere dei proprietari fondiari e dei capitalisti, il popolo doveva affrontare un compito che nessun paese al mondo aveva mai risolto. Si trattava di organizzare un nuovo apparato statale, di rimettere ordine nell'economia nazionale, di imparare a dirigere lo Stato. Gli operai e i contadini erano divenuti i proprietari delle fabbriche, delle officine e della terra. Ma non tutti erano consapevoli del fatto che la proprietà sociale e statale doveva essere salvaguardata ed accresciuta. Come educare le masse nello spirito del socialismo? Come insegnare loro a lavorare in maniera nuova? A queste questioni Lenin dedicava ogni sua energia. Il 29 aprile 1918 egli illustrò all'Esecutivo Centrale i compiti attuali del potere sovietico. Nella relazione e nell'opuscolo dedicati a questo tema Lenin chiarì le cause della vittoria della Rivoluzione d'Ottobre, indicò il compito della trasformazione socialista dell'economia russa, mostrò gli ostacoli che si trovavano sul cammino verso la società nuova, incitò gli operai a imparare a organizzare la produzione. La creazione di una nuova economia socialista era il compito principale.
Fra gli operai e i contadini, diceva Lenin, non mancano talenti organizzativi. Occorre scovare questi talenti, incoraggiarli, offrire loro la possibilità di svilupparsi. Lenin attribuiva particolare importanza all'organizzazione e alla realizzazione dell'emulazione socialista di massa. Sotto il socialismo, egli diceva, si presentava per la prima volta la possibilità di realizzare l'emulazione su scala vastissima.
Lenin insegnava che il socialismo veniva creato dalle masse popolari, che faceva scaturire una sorgente ancora intatta di talenti e faceva partecipare milioni di lavoratori alla creazione della storia. Lenin affermava che è indispensabile organizzare il calcolo e il controllo della produzione e della distribuzione dei prodotti. Egli incitava gli operai ad accrescere 1a produttività del lavoro, a sviluppare la grande industria, la produzione di combustibili, ferro e macchine, e anche ad elevare il livello dell'istruzione e della cultura delle masse e a consolidare la disciplina. Lenin osservava che l'aumento della produttività del lavoro non era un compito facile. Le indicazioni di Lenin ebbero grande importanza per la costruzione del socialismo.
La lotta del Partito Comunista per l'attuazione del piano leniniano d'edificazione del socialismo si svolgeva in una situazione straordinariamente difficile. Nell'estate del 1918 la situazione alimentare era particolarmente complicata. I contadini ricchi e gli speculatori nascondevano il grano, volevano soffocare la rivoluzione con la fame. Lenin lanciò la parola d'ordine: "La lotta per il grano è lotta per il socialismo". II partito organizzò una spedizione degli operai nelle campagne. Decine di migliaia di operai d'avanguardia, a cominciare dai proletari di Pietrogrado, costituirono "reparti alimentari" e, rispondendo all'appello di Lenin e del partito, si recarono nelle campagne. Nel giugno 1918 Lenin firmò un decreto che istituiva i comitati dei contadini poveri. Questi comitati divennero il sostegno dello Stato sovietico nella lotta contro la borghesia agraria, per il rifornimento di grano alle città e all'esercito. Tutto ciò valse a consolidare il potere dei Soviet nelle campagne e contribuì a conquistare i contadini medi e a portarli dalla parte del potere sovietico.


Guardate ad Oriente!
Sembrava che per il popolo russo non vi fosse via d'uscita dalle tenebre dello zarismo. Per una rivoluzione e soprattutto per una rivoluzione vittoriosa non vi erano speranze.
Ma la Russia è il paese dove si realizza anche l’impossibile. I bolscevichi ora realizzano fino in fondo questo impossibile.
(Anatole France)

La bandiera della repubblica socialista sovietica è la rossa bandiera della liberazione dell'umanità! Su di essa spicca l’effige e una scritta in oro. La effige sono la falce e il martello incrociati.
La scritta non è il titolo di una uccisione di massa, come sta sulle nostre vecchie bandiere del militarismo barbarico, no, questa è una esclamazione della ragione, fatta al mondo da Karl Marx: "Proletari di tutti i paesi, unitevi!".
(Henri Barbuse)

Che significato ha questa rivoluzione operaia e contadina? Prima di tutto l'importanza di questo rivolgimento sta nel fatto che noi avremo un governo sovietico, il nostro organo di potere senza una qualsivoglia compartecipazione della borghesia. Le masse oppresse creeranno esse stesse il potere. Il vecchio apparato statale sarà tagliato alla radice e sarà creato un nuovo apparato di direzione costituito dalle organizzazioni sovietiche. Inizia un capitolo nuovo nella storia della Russia e l'attuale, terza rivoluzione russa deve alla fin fine portare alla vittoria del socialismo.
(Lenin)


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L'evoluzione della sessualità umana (The evolution of human sexuality)

Shu, dio dell'aria, separa la figlia Nut dall'amplesso con il fratello Geb


Almeno due sono le valide ragioni per cui la sociologia deve occuparsi dei problemi della sessualità, nonchè delle sue modificazioni e della sua evoluzione in rapporto alle varie epoche ed ai vari popoli: prima di tutto perchè il sesso ha grande importanza per il comportamento sociale dell'individuo; in secondo luogo per i profondi rapporti e le intime influenze che esistono tra cultura e condotta sessuale. Lo studio di tali problemi nonchè delle istituzioni e delle credenze sessuali, è quindi un valido mezzo di indagine su una determinata società o una particolare epoca. Proprio queste ricerche hanno confermato che il modello di una condotta sessuale ha grande importanza nella comparsa degli atteggiamenti del gruppo e nella formazione dello individuo e che ad ogni modificazione culturale e sociale corrispondono anche mutamenti e diversificazioni nei valori attribuiti alla vita o al comportamento sessuale (e spesso, viceversa).
Sulla base di studi sociologici si è inoltre potuto accertare come durante. l'evoluzione biologica il sesso sia andato assoggettandosi sempre più a particolari regolamentazioni sociali. La considerazione e il valore in cui sono tenute la sessualità e le sue espressioni - appunto perchè profondamente influenzabili dall'ambiente socio-culturale - non risultano in ogni civiltà uguali; i vari popoli considerano molto diversamente il sesso ed in base a tale particolare valutazione realizzano un proprio particolare modello di comportamento sessuale. Per questo, a seconda dei casi e del grado di libertà di una società, il sesso può essere represso molto duramente ed essere causa di sentimenti di colpa e di conseguenti stati di - ansia; può essere costretto in ristretti limiti e considerato un puro e semplice mezzo necessario per la riproduzione e la conservazione della specie; può, viceversa, godere di una certa libertà di espressione ed essere considerato una legittima e naturale occasione di piacere.
Tale profonda diversità di valutazione della sessualità non è assolutamente ricollegabile, in alcuna comunità con il grado di civiltà. Non è infatti vero, come spesso credono i profani, che le tribù -cosiddette selvagge siano più libere di fronte al sesso; si dà il caso anzi che presentino limiti più rigidi di quelli esistenti nella nostra società, che pur si ispira a criteri sessuo-negativi.
C'è, è vero, tra i selvaggi chi considera il sesso una fonte di piacere fine a se stesso, come accade presso un popolo della Melanesia, i Trobriandi; ma proprio all'opposto ci sono le tribù delle isole Marchesi, che usano il sesso come strumento di compensazione a delusioni e stati d'ansia, e i Mani della Nuova Guinea che lo condannano o quanto meno lo ignorano. Tali differenti valutazioni si ritrovano, tutte o in parte; anche nella civiltà occidentale.
I Trobriandi della Melanesia usano del sesso come d'una piacevole attività ludica: i loro piccoli conoscono presto il significato del sesso e imitano nei loro giochi i genitori, ai cui rapporti sessuali hanno liberàmente assistito. Conoscendo tutto della sessualità sin da bambini, i giovani trobriandi arrivano gradualmente - senza improvvisi salti qualitativi d'ordine psicologico - alla maturità sessuale e al suo esercizio. Il rapporto pre-matrimoniale è così molto diffuso, sia come prosecuzione del piacevole gioco genitale infantile, sia come vero e proprio allenamento al duraturo legame del matrimonio, realizzato il quale, qualcosa muta: la maternità riduce la libertà e l'attività sessuale si fa più riservata.
Gli abitanti delle isole Marchesi ricorrono all'attività sessuale per trovare un compenso alle paure e alle delusioni di quello che è per loro il problema di maggior importanza e gravità: la fame. Quest'incubo è poi accompagnato ed aggravato da un altro fattore, per altre ragioni frustrante: una rilevante scarsità di donne. da cui deriva l'usanza della poliandria. L'attività sessuale è consumata per poter dimenticare la fame, ma essa non è totalmente rasserenante e gioiosa, poichè l'uomo vive sempre nel timore di non trovare una compagna o di essere respinto da una donna amata. Malnutrizione e privazioni sessuali si uniscono quindi per mitizzare la sessualità: le paure e la fame agiscono come stimolanti del desiderio sessuale.
Un terzo esempio è offerto dai Mani della Nuova Guinea, presso i quali il sesso è visto come peccato e svalutato almeno nell'istituto familiare. La comunità si preoccupa soprattutto di accumulare beni e ricchezze: a tale scopo è subordinata ogni altra attività ed ogni interesse sociale. Le -famiglie predispongono, a distanza di tempo, i matrimoni basandoli esclusivamente su considerazioni economiche, e rifiutando che preferenze e desideri sessuali individuali possano in qualche modo ostacolare i loro propositi. Essendo bandito dai rapporti coniugali l'amore, ogni amplesso è semplice espressione di una istintiva funzione biologica e può, senza pregiudizi o condanne, avvenire anche comunemente fuori dall’ambito coniugale. Per le donne il sesso appare una funzione disgustosa e tra gli sposi la confidenza e lo affetto sono inesistenti; la cultura recepisce poi questa situazione: non un canto, presso i Mani, parla d'amore.


Accoppiamento propiziatorio per la caccia (incisione rupestre)


Differenze sia geografiche che nel tempo ed analoghe varie valutazioni si ritrovano anche nella storia dei costumi sessuali della nostra società. Nel secolo scorso (specie in Europa nell'epoca vittoriana) i valori sessuali nel matrimonio erano svalutati quasi come fra i Mani e ne furono influenzate analogamente cultura e civiltà. Il successivo sviluppo delle conoscenze anatamo-fisiologiche e psicologiche apportò profonde modificazioni ai vecchi modelli di comportamento sessuale, ma tra la repressione antecedente e il riconoscimento del valore naturale (e positivo) della sessualità il salto qualitativo fu così grande da provocare profondi squilibri. In reazione al puritanesimo bigotto ed alla repressione più assurda, si ebbe un'esaltazione dello erotismo, che portò il sesso ad un livello di gioco del tutto analogo a quello che si è visto caratterizzare la vita dei Trobriandi. Ed ancora. terzo caso, nella nostra società improntata ad un'accesa competizione ed a un'esasperato individualismo, gli uomini e le donne cercano nell’amore coniugale una condizione di sicurezza psicologica. Il possesso sessuale offre una sorta di compensazione ai pericoli ed alle paure sociali; proprio come accade tra gli abitanti delle isole Marchesi. E' significativo un episodio ormai divenuto famoso: in una sera del 1967 a New York in conseguenza di un grave guasto ad una centrale elettrica la città rimase senza luce; per l'impossibilità di dedicarsi alle normali attività e certamente spinti dall'ancestrale paura del buio, uomini e donne si rifugiarono nel rassicurante esercizio della sessualità, come fu documentato nove mesi dopo da un improvviso
ed esplosivo incremento delle nascite... Pur brancolando ancora tra l'uno e l'altro dei modelli di comportamento, il giovane d'oggi tende a costruirsi una nuova linea di condotta, più spontanea e naturale, in cui la sessualità è vista come una funzione costruttiva e positiva, atta a migliorare i rapporti fra uomo e donna e fondata sulla parità dei sessi.
Sono molti gli aspetti ancora oscuri della nascita e dello sviluppo della sessualità: si possono fare, per tutta una lunga fase dell'evoluzione dell'uomo, solo delle ipotesi, cui non offrono molte conferme adeguati documenti.
Probabilmente all'inizio; il sesso era una cieca e non finalizzata energia, una necessità che trovava sfogo su oggetti indifferenziati. Non doveva ovviamente esistere un sentimento simile all'amore, né differenze soggettivamente e oggettivamente apprezzabili tra bisogno istintivo e desiderio affettivo. Nel corso di migliaia di anni, dal giorno cioè in cui (un milione e mezzo e più d'anni fa) in una parte dell'Africa comparvero i primi progenitori dell'uomo, la sessualità si è sviluppata e trasformata parallelamente alla civiltà. Essa rimane tuttora una enorme forza che condiziona tutta l’attività umana. L'impulso elementare, biologico, è restato fondamentalmente lo stesso, ma la sua espressione si è modificata più volte nel corso dei tempi, non sempre linearmente, condizionata a sua volta dall'ambiente, dal clima, dall'alimentazione, dai rapporti sociali, dalla cultura.
Sulla base di ciò che accade fra gli animali è da supporre che nei primordi della sua esistenza, l'uomo esprimesse la sua sessualità con manifestazioni di violenza: cercava e inseguiva la femmina senza alcuna precisa scelta, ma solo ubbidendo alla necessità istintiva di soddisfare un bisogno. L'accoppiamento non presupponeva quindi alcuna condiscendenza da parte della donna.
Questa era la situazione al tempo della preistorica orda selvaggia, prima cioè che si instaurasse una qualsiasi organizzazione sociale. Anche con la successiva formazione del « clan » le cose non dovettero mutare di molto. Restava ancora ignorato, assai probabilmente, il rapporto biologico tra sesso e procreazione, non dovevano esistere ancora sentimenti alla base dell'esercizio sessuale. La donna era infatti non una compagna (od anche solo una proprietà) di un determinato uomo, ma dell'intero clan: apparteneva cioè a tutto il gruppo. Successivamente, con l'evoluzione biologica e civile, i rapporti dovettero cambiare. Quando sia avvenuta una prima differenziazione nei ruoli tra i sessi è impossibile stabilire, dovendo tale fenomeno risalire a tempi lontani decine di migliaia d'anni.
Certo le donne partorivano e l'uomo no, ma non erano altre, agli albori dell'umanità, le differenze. Il compito di cacciare e guerreggiare per l'uomo e quello di accudire ai lavori domestici per le donne (in una ben più larga accezione di quanto non si intenda oggi con tale termine) vennero stabiliti successivamente, in un'epoca che probabilmente risale di poco oltre l'inizio dell'ultima era glaciale, una ventina di migliaia d'anni fa.


Frammento di statuetta erotica


Due ipotesi vengono fatte a proposito delle possibili cause del qualitativo e rivoluzionario salto rappresentato dalla comparsa di una sessualità basata, almeno grossolanamente, ,sulla consapevolezza di una scelta, sul possesso individuale della donna. Una prima si ricollegherebbe ad un possibile rifiuto, messo in atto ad un certo momento, dalla femmina di cedere alla pura e semplice violenza del maschio: tale teoria porrebbe la donna alla base della trasformazione della sessualità, anche se poi sarebbero occorsi millenni - un tempo brevissimo nella storia dell'umanità - perchè da questa ripulsa derivassero amore e scelta, corteggiamento e tenerezza. Una seconda ipotesi si rifà, invece, al desiderio della donna - insorto durante l'assenza dei maschi andati a caccia o in guerra, - di abbellirsi con colori, collane e rudimentali vesti, allo scopo di suscitare nuovo interesse nel maschio che tornava alla base. Anche quest'altra ipotesi pone la donna alla base del mutamento del primitivo comportamento sessuale, confermando così l'importante ruolo che ella avrebbe. avuto (e che in fondò avrebbe ancora oggi) nella comparsa e nello sviluppo dell'amore, della felicità erotica, della libertà sessuale.
Prima che la sessualità da animalesca ed istintiva si facesse almeno un poco umana e cosciente, non doveva esistere non solo l'amore ma neppure amicizia fra uomo e donna. Forse un sentimento del genere comparve prima fra uomo e uomo, alleati nel raggiungimento di una qualche impresa e quindi sempre più legati fra loro da interessi comuni, riconoscenza, simpatia. Tale sentimento comparve, probabilmente dopo un lungo tempo, anche nei rapporti fra maschi e femmine, trasformandosi poi in affetto ed amore, in occasione di qualche grave tensione fra i sessi, in presenza cioè di qualche grave contrasto, per la cui soluzione fu necessario trovare una qualche novità di comportamento. Se il contrasto fu, come si è ipotizzato, il rifiuto della donna allo stupro animalesco, il superamento della tensione fu forse possibile con l'introduzione del principio della richiesta e del corteggiamento, che presuppone una scelta preventiva e una successiva dolcezza di comportamento, l'una e l'altra elementi importanti dell'amore. Il maschio con un processo evolutivo di grande importanza; mitigò il suo carattere violento, aggressivo e brutale.

Questa prima trasformazione non portò probabilmente a veri e propri legami duraturi, perchè dopo un periodo d'amore, forse anche dopo un solo atto sessuale, sia pure di tipo nuovo, i due compagni si lasciavano, tornando liberi e pronti ad altre scelte ed altri accoppiamenti.
Ma la scelta, il desiderio prima ed il suo appagamento dopo, non solo finalizzarono chiaramente e definitivamente l'istinto sessuale, ma misero in moto una catena di complesse successive reazioni: una prima fu probabilmente (si tratta sempre di ipotesi) il fatto che il maschio si sentì attratto dalla femmina che gli si rifiutava più che da quella che si concedeva. Ciò introdusse nella schermaglia, che precedeva l'accoppiamento, il corteggiamento, del resto largamente presente tra gli animali. La donna, dal canto suo provvide a realizzare una propria scelta e ad evitare di essere un puro oggetto delle altrui attenzioni, imparando a offrirsi e a ritirarsi a seconda dei casi, con un comportamento che oggi si definirebbe di civetteria e di malizia.
Una seconda conseguenza fu probabilmente ancor più importante per l'evoluzione della specie umana: il rapporto sessuale meno brutale e più coscientemente desiderato, dovette piacere anche al maschio, che provò; per la prima volta, un piacere nuovo e diverso da quello un tempo collegato alla sua brutalità.
Una terza conseguenza, forse più recente, fu il formarsi di una coppia fissa (o solo più duratura) o quanto meno di un gruppo poliandrico o poligamico più ristretto. Le tribù, i clan, i gruppi di cacciatori maschi che avevano conosciuto la nuova sessualità - basata sulla scelta e sul piacere - non potevano più accettare, quando erano in missione lontano dalla loro casa che le loro femmine fossero esposte all'aggressione o al desiderio d'un altro uomo, d'un cacciatore o di un guerriero di altro gruppo. Il maschio preistorico, in questo momento cercò probabilmente di assicurarsi una permanente possibilità di affetto e fruizione di quella che era stata la sua donna: il risultato fu la formazione della coppia, e la richiesta di fedeltà. Da ciò derivarono una serie di altri processi molto importanti per l'evoluzione sociale dell'umanità: le - femmine restavano fedeli al maschio assente; tra i maschi, che accettavano tale principio, diminuiva la rivalità motivata dal permanente desiderio di conquista, e si accentuava il rispetto dei reciproci diritti amorosi e sessuali.
Circa la terza ipotesi, ossia la decisione della donna di ornarsi, abbellirsi, vestirsi, è facile pensare che la femmina abbia modificato o completato il suo aspetto per desiderio di distinguersi dalle altre, per il piacere del tutto estetico per le cose colorate e via dicendo, più difficile è forse poter capire le ragioni che possono averla spinta a coprire il corpo, poichè 1.'ipotesi di una protezione contro il freddo non resiste alla critica. Si tenga conto infatti che furono le donne e non gli uomini a coprirsi per prime e le sole a farlo per lungo tempo, e che sino a epoche già storiche le parti del corpo coperte erano le regioni genitali.
Probabilmente la comparsa degli ornamenti e delle vesti ha determinato nel maschio una maggiore. eccitazione sessuale e la ricerca selettiva nell'ambito delle femmine, che gli si presentavano marcatamente più diverse l'una dall'altra. La sollecitazione alla scelta da un lato e la possibilità di maggior difesa dall'altro potrebbero aver portato alla necessità di un corteggiamento e di rapporti psicologicamente più elevati.


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domenica 23 gennaio 2011

HAMPSTEAD HESTH CON ARCOBALENO (with rainbow) - John Constable


   
HAMPSTEAD HESTH CON ARCOBALENO (1836)

John Constable (1776 - 1837)
Tate Gallery di Londra
Tela cm. 505 x 762



Il paesaggio oscuro e tenebroso, con due asinelli in primo piano, è reso con tocchi nervosi e vibranti.
Al centro si apre uno sfondo con un orizzonte fumoso e indefinito: un piccolo corso d'acqua dove si sta abbeverando una mucca brilla in primo piano, seguono una distesa infinita e indistinta di prati interrotta dalla presenza, al centro, di un mulino a vento.

E' appena cessato un temporale impetuoso, le nubi gonfie e minacciose si stanno diradando, spinte da un forte vento, e lasciano intravedere sprazzi di cielo azzurro.
Il sole filtra attraverso di essi e va a toccare la vegetazione ancora intrisa d'acqua, creando incantevoli riflessi dorati, mentre al centro, quasi asse ideale della composizione, si stende un arcobaleno: la vita riprende come in un raggio di speranza.

Il quadro del 1836 rappresenta uno dei soggetti preferiti del pittore, lo stagno di Branch Hill nella brughiera di Hampstead Heath, a nord di Londra.


Benché sul retro rechi l'annotazione di mano del committente "dipinto da John Constable R.A./per me W. George Jennings/1836", che indica la primitiva proprietà, per motivi oggi sconosciuti l'opera, nonostante la volontà espressa dal Jennings nella seconda metà dell'Ottocento, non era nella collezione di famiglia, Bensì in quella Constable e ceduta nel 1888 dagli eredi dell'artista alla National Gallery di Londra.
Dell'opera esistono due repliche autografe con varianti: una al Victoria & Albert Museum di Londra e l'altra al Museum of Art di Cleveland.


WILLLIAM GEORGE JENNINGS AMICO DI CONSTABLE

William George Jennings (1763 - 1854) era un uomo di grande cultura e intelligenza, dedito alla pittura per passione.
Egli conobbe Constable che abitualmente lo chiamava "vecchio signor Jennings", intorno al 1826 e immediatamente divenne uno dei suoi più fedeli sostenitori.
Dalla FATTORIA DELLA VALLE (1835, Tate Gallery di Londra) egli scrisse...

"Non ha soltanto la freschezza e la verità della natura, ma anche il sentire di un'anima poetica e l'esecuzione di un grande maestro".

Constable non abituato a ricevere complimenti rimase stupito da quelle parole cariche di ammirazione.
In questo contesto nacque HAMPSTEAD HEATH che delle tre con il medesimo soggetto fu la versione più amata dall'artista.
Quando Jennings ricevette il dipinto affidò a una lettera il compito di ringraziare Constable...

"Non so come esprimerle appieno la mia gratitudine, perché il quadro è veramente splendido.
Quanto al cielo e la sua prospettiva nulla di più belo è stato mai fatto su tela o lo sarà: per usare le parole di Annibale Carracci lei ha come sfondo non colore ma aria pura, poiché sono assolutamente eterei...
Posso solo assicurarle, caro signore, che saprò apprezzare il quadro oltre misura e che esso rimarrà in eredità alla mia famiglia".


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JOHN CONSTABLE (1776-1837)

LA BAIA DI WEYMOUTH (Weimouth Bay) - John Constable

LA FATTORIA DELLA VALLE (The Valley Farm) - John Constable


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