lunedì 24 gennaio 2011

TESI D’APRILE (The April Theses) - Lenin e la rivoluzione russa (Lenin and the Russian Revolution)




TESI D’APRILE

Lenin



Le Tesi di Aprile formano il programma sviluppato da Lenin nel corso della Rivoluzione russa del 1917.
In questo programma Lenin è chiamato al controllo dello stato sovietico.
Quando ha pubblicato la tesi ha contribuito allo sviluppo delle giornate di luglio e al successivo colpo di stato di ottobre del 1917, portando i bolscevichi al potere.










Lenin e la rivoluzione russa


Il 4 aprile in una riunione di bolscevichi a Pietrogrado, Vladimir Ilic annunciò le tesi che sono entrate nella storia col nome di Tesi d'aprile. Esse ebbero un'influenza decisiva per la determinazione di una linea giusta del partito nella nuova situazione storica. In queste tesi Lenin espose un concreto e dettagliato piano di lotta per il passaggio dalla rivoluzione democratico-borghese alla rivoluzione socialista. Lenin riteneva che nelle condizioni venutesi a creare fosse possibile un pacifico sviluppo della rivoluzione.
Tutta la vita di Lenin dopo il suo ritorno fu caratterizzata da un lavoro intenso. Egli dirigeva il Comitato Centrale del Partito, la Pravda e la attività dell'organizzazione bolscevica di Pietrogrado. Sotto la sua guida si svolsero la conferenza cittadina di Pietrogrado e la VII conferenza panrussa del POSDR (Partito Operaio Socialdemocratico Russo). Egli inoltre tenne discorsi alle riunioni ed alle assemblee degli operai di Pietrogrado, dei soldati e dei marinai.
Al I congresso panrusso dei deputati dei contadini Lenin sollecitò l'immediata occupazione delle terre dei proprietari fondiari e parlò della necessità di un'organizzazione indipendente dei braccianti e dei contadini più poveri. Intervenendo alle riunioni, Lenin smascherò la politica controrivoluzionaria del governo provvisorio, dei menscevichi e dei social-rivoluzionari, che cercavano un accordo con questo governo. Lenin si sforzava di convincere gli operai e i soldati del fatto che soltanto il passaggio di tutto il potere ai Soviet dei deputati degli operai e dei contadini poteva far uscire la Russia dal vicolo cieco in cui l'aveva spinta il potere della borghesia.
Il governo provvisorio scatenò una campagna di calunnie contro Lenin e i bolscevichi, cercando di privare il partito bolscevico dei suoi capi. In luglio il governo ordinò l'arresto di Lenin e prese tutte le misure possibili affinchè fosse preso e ucciso. Per decisione del Comitato Centrae Vladimir Ilic entrò nella clandestinità. Rifugiatosi nei pressi di Pietrogrado, in una capanna in riva al lago Razliv, Lenin continuò a lavorare: scrisse articoli, lettere e il libro Stato e rivoluzione. Niente poteva interrompere il suo lavoro. In Stato e rivoluzione  Lenin, in polemica con gli opportunisti, ristabilì e sviluppò le idee di Marx ed Engels sullo Stato e la dittatura del proletariato nella nuova situazione storica.
Ma la vita nella capanna divenne pericolosa. In agosto Lenin passò in Finlandia, viaggiando su una locomotiva, travestito da fuochista. Dalla clandestinità Lenin diresse il VI congresso del partito, i cui lavori si svolsero a Pietrogrado alla fine di luglio e ai primi d'agosto del 1917. Il congresso decise all'unanimità che Lenin non doveva presentarsi al processo che la borghesia chiedeva fosse intentato contro di lui ed espresse la sua protesta contro la persecuzione di cui era fatto oggetto il capo del proletariato rivoluzionario. Il congresso invitò il partito, la classe operaia e i contadini poveri a lottare per l'abbattimento del potere della borghesia controrivoluzionaria e dei proprietari fondiari mediante l'insurrezione armata, poichè nelle nuove condizioni era impossibile prendere il potere per via pacifica.
Nell'autunno del 1917, quando la crisi rivoluzionaria era ormai matura ed era giunto il momento di un'azione rivoluzionaria del proletariato, Lenin arrivò clandestinamente a Pietrogrado per dirigere di persona l'insurrezione. Il 10 e il 16 ottobre la questione dell'insurrezione armata fu discussa nelle riunioni del Comitato Centrale del partito. Il Comitato Centrale approvò le storiche risoluzioni leniniane sull'organizzazione dell'insurrezione armata. Soltanto Kamenev e Zinovjev si comportarono da pusillanimi e votarono contro. Trotskij non votò contro, ma insistette perché l'insurrezione fosse rimandata fino alla convocazione del II congresso dei Soviet. Il partito seguì la via indicata da Lenin. Nella riunione del 10 ottobre fu eletto per la direzione politica dell'insurrezione un Ufficio Politico capeggiato da Lenin. Il 16 ottobre fu eletto un Comitato Militare Rivoluzionario incaricato di dirigere l'insurrezione. Ne facevano parte A. S. Bubnov, F. E. Dzerzhinskij, J. M. Sverdlov, I. V. Stalin e M. S. Uritskij.
Vladimir Ilic chiedeva insistentemente che l'insurrezione armata avesse inizio prima dell'apertura del II congresso dei Soviet, convocato per il 25 ottobre. Su proposta di Lenin, l'insurrezione cominciò il 24 ottobre. Il 25 ottobre (7 novembre) l'insurrezione armata, diretta da Lenin e dal partito bolscevico, trionfò.
La sera del 25 ottobre (7 novembre) si aperse a Pietrogrado il II congresso dei Soviet. Da ogni parte del paese erano arrivati 650 delegati, di cui 400 erano bolscevichi. Il congresso proclamò solennemente il passaggio di tutto il potere ai Soviet.
I delegati accolsero con entusiasmo il discorso di Lenin, da lui tenuto al congresso il 26 ottobre. I delegati ascoltarono in piedi la relazione con cui il capo della rivoluzione proletaria propose un appello ai popoli e ai governi di tutti i paesi belligeranti per un armistizio immediato. Su proposta di Lenin il congresso approvò il decreto sulla pace, cioè sulla questione più scottante e più sentita dagli operai e dai contadini. Questo fu il primo atto della politica estera di pace del potere sovietico.
Lenin parlò poi sulla questione della terra e rese noto un progetto di decreto. Il decreto sulla terra aboliva senza riscatto la grande proprietà fondiaria e concedeva la terra ai contadini. In mano a questi ultimi passarono più di 150 milioni di ettari. Si realizzava ciò che per secoli era stato il loro sogno, per il quale avevano lottato. In base al decreto leniniano la proprietà fondiaria privata veniva sostituita dalla proprietà di tutto il popolo, dalla proprietà statale. Il decreto sulla terra fu approvato tra i fragorosi applausi dei delegati al congresso.
Il II congresso dei Soviet elesse lo Esecutivo Centrale Panrusso dei Soviet dei deputati degli operai e dei soldati (VZIK) e costituì il consiglio dei Commissari del Popolo, del quale fu eletto presidente Lenin.



Nel novembre del 1917 egli scrisse un appello alla popolazione per incitarla a raccogliersi intorno ai Soviet e a prendere audacemente in mano la direzione dello Stato. Nei comizi e nelle manifestazioni egli non faceva che incitare le masse a costruire una vita nuova. « Il socialismo non nasce in seguito a direttive dall'alto », diceva Lenin. La viva creazione delle masse era considerata da lui come l'elemento più importante ed essenziale nella costruzione del socialismo.
Il governo sovietico aveva la sua sede nel Palazzo Smolnyj. Qui ferveva giorno e notte un'intensa attività. Da qui partivano direttive e indicazioni. Qui arrivavano uomini da ogni parte del paese. Al centro di tutta questa enorme attività si trovava Lenin. Venivano a trovarlo operai, soldati, marinai e contadini. Dai più lontani villaggi i rappresentanti dei contadini giungevano nella capitale per poter vedere Lenin e parlare col capo del loro governo. Vladimir Ilic ascoltava tutti attentamente, risolveva rapidamente le questioni, insegnava agli operai e ai contadini e a sua volta imparava da loro. Egli non perdeva di vista niente ed elaborava tutte le questioni essenziali della politica del partito e dello Stato.
Ma la situazione del paese era molto difficile. Anzitutto si doveva porre fine alla guerra. I soldati, esausti dopo la permanenza al fronte, non vedevano l'ora di raggiungere le loro case. I governi dell'Inghilterra, della Francia e degli Stati Uniti, nonostante i molteplici appelli del governo sovietico, rifiutavano di intavolare trattative di pace con la Germania. Lenin riteneva che in questa situazione il governo sovietico dovesse concludere una pace separata con la Germania, senza tener conto dell'Inghilterra, della Francia e degli Stati Uniti. Non esisteva altra via d'uscita. Gli imperialisti tedeschi accettarono di intavolare trattative, ma avanzarono condizioni inaccettabili. Essi esigevano la cessione di un largo tratto del territorio sovietico. Che cosa si doveva fare? Accettare queste pesanti condizioni di pace o continuare la guerra? Lenin propose di firmare il trattato di pace. Secondo lui, il paese, esausto e privo di forze, doveva riprendere respiro. Era indispensabile affrontare dei sacrifici pur di salvare la Repubblica sovietica: si doveva porre assolutamente termine alla guerra e ottenere un sia pure breve periodo di tranquillità per consolidare il potere sovietico, per salvare le conquiste della rivoluzione proletaria. Era indispensabile, secondo Lenin, permettere agli operai e ai contadini di riprendersi dopo gli orrori della guerra imperialistica, cominciare la ricostruzione dell'economia nazionale e creare un esercito nuovo, operaio e contadino, capace di difendere le conquiste della rivoluzione. Contro la firma del trattato di pace con la Germania presero posizione i residui della borghesia ormai battuta, i socialrivoluzionari, i menscevichi, Trotskij e i cosiddetti "comunisti di sinistra" (Bucharin, Bubnov, Lomov, Osinskij ed altri). I "comunisti di sinistra" esigevano l'interruzione delle trattative di pace e lo scatenamento di una guerra rivoluzionaria contro la Germania, anche se mancavano le forze per farlo. La situazione nel partito era molto difficile. Questo fu per Lenin un periodo duro. Egli prese posizione nella stampa contro i "comunisti di sinistra" e Trotskij, indicando i pericoli della frase rivoluzionaria. Lenin definì la politica dei "comunisti di sinistra" un'avventura e il loro comportamento "strano e mostruoso", quando essi conclusero che si poteva sacrificare il potere sovietico nell'interesse di una rivoluzione internazionale. Lenin sottolineava che proprio la salvezza della Repubblica dei Soviet e il suo rafforzamento erano il migliore appoggio che si potesse dare al movimento mondiale d'emancipazione dei lavoratori.
La questione della pace fu discussa più volte nelle riunioni del Comitato Centrale del partito. Il dibattito era molto animato. Dapprima la maggior parte dei membri del CC non appoggiò Lenin. Trotskij, che era stato nominato capo della delegazione sovietica per le trattative con i rappresentanti della Germania, non seguì le indicazioni di Lenin, del Comitato Centrale del partito e del governo sovietico, non firmò le condizioni proposte dalla Germania e ruppe le trattative. Nel febbraio 1918 l'esercito tedesco passò all'offensiva: gli imperialisti intendevano soffocare il potere sovietico e trasformare la Russia in una loro colonia.
Il paese dei Soviet era esposto a un grave pericolo. Lenin e il partito organizzarono in gran fretta la difesa. Il 21 febbraio a nome del Consiglio dei Commissari del Popolo Lenin rivolse al popolo un appello infiammato: "La Patria Socialista è in pericolo!".
La questione della pace era divenuta talmente urgente e importante che il Comitato Centrale decise di convocare il congresso del partito. Cominciarono i preparativi per il congresso. Nella Pravda quasi ogni giorno apparivano articoli di Lenin, in cui si dimostrava la necessità di concludere la pace. Il 6 marzo 1918 a Pietrogrado si aprì il VII congresso del partito. Fu il primo congresso del partito dopo il trionfo della Rivoluzione Socialista d'Ottobre. Lenin ne diresse i lavori e prese molte volte la parola. Nel rapporto politico a nome del Comitato Centrale egli dimostrò in modo irrefutabile la necessità di concludere la pace di Brest.
Il VII congresso del partito approvò a maggioranza di voti la linea di Lenin. Fu approvata la risoluzione "Sulla guerra e sulla pace", in cui si sottolineava che la pace tra la Russia sovietica e la Germania era indispensabile. Il congresso invitò il partito e i lavoratori ad accrescere la vigilanza e la disciplina rivoluzionaria, a creare organizzazioni capaci di portare le masse alla difesa della patria socialista, dato che erano inevitabili nuove offensive degli imperialisti.
In base al rapporto di Lenin il congresso approvò la risoluzione, da lui scritta, sulla nuova denominazione da dare al partito. Da questo congresso esso prese a chiamarsi Partito Comunista Russo (bolscevico). L'appellativo di comunista; a detta di Lenin, esprimeva il concetto che il comunismo era la meta.
La conclusione del trattato di pace di Brest Litovsk è un chiaro esempio della duttilità della tattica leniniana, della sua capacità di ritirarsi, quando era indispensabile, per guadagnare tempo e accumulare le forze necessarie per la vittoria nei successivi combattimenti.
L'11 marzo 1918 il governo si trasferì a Mosca, che divenne la capitale dello Stato sovietico. II Consiglio dei Commissari del Popolo e l'Esecutivo Centrale scelsero come sede il Cremlino, ove si trasferì anche Lenin. Il IV congresso straordinario panrusso dei Soviet, convocato a Mosca il 14 marzo, approvò la risoluzione scritta da Lenin sulla ratifica del trattato di pace. Dopo la conclusione di questo trattato lo sviluppo del movimento mondiale d'emancipazione confermò il saggio calcolo di Lenin e la sua capacità di previsione. Nel novembre del 1918 in Germania scoppiò una rivoluzione e questo trattato brigantesco perse ogni valore.
Abbattuto il potere dei proprietari fondiari e dei capitalisti, il popolo doveva affrontare un compito che nessun paese al mondo aveva mai risolto. Si trattava di organizzare un nuovo apparato statale, di rimettere ordine nell'economia nazionale, di imparare a dirigere lo Stato. Gli operai e i contadini erano divenuti i proprietari delle fabbriche, delle officine e della terra. Ma non tutti erano consapevoli del fatto che la proprietà sociale e statale doveva essere salvaguardata ed accresciuta. Come educare le masse nello spirito del socialismo? Come insegnare loro a lavorare in maniera nuova? A queste questioni Lenin dedicava ogni sua energia. Il 29 aprile 1918 egli illustrò all'Esecutivo Centrale i compiti attuali del potere sovietico. Nella relazione e nell'opuscolo dedicati a questo tema Lenin chiarì le cause della vittoria della Rivoluzione d'Ottobre, indicò il compito della trasformazione socialista dell'economia russa, mostrò gli ostacoli che si trovavano sul cammino verso la società nuova, incitò gli operai a imparare a organizzare la produzione. La creazione di una nuova economia socialista era il compito principale.
Fra gli operai e i contadini, diceva Lenin, non mancano talenti organizzativi. Occorre scovare questi talenti, incoraggiarli, offrire loro la possibilità di svilupparsi. Lenin attribuiva particolare importanza all'organizzazione e alla realizzazione dell'emulazione socialista di massa. Sotto il socialismo, egli diceva, si presentava per la prima volta la possibilità di realizzare l'emulazione su scala vastissima.
Lenin insegnava che il socialismo veniva creato dalle masse popolari, che faceva scaturire una sorgente ancora intatta di talenti e faceva partecipare milioni di lavoratori alla creazione della storia. Lenin affermava che è indispensabile organizzare il calcolo e il controllo della produzione e della distribuzione dei prodotti. Egli incitava gli operai ad accrescere 1a produttività del lavoro, a sviluppare la grande industria, la produzione di combustibili, ferro e macchine, e anche ad elevare il livello dell'istruzione e della cultura delle masse e a consolidare la disciplina. Lenin osservava che l'aumento della produttività del lavoro non era un compito facile. Le indicazioni di Lenin ebbero grande importanza per la costruzione del socialismo.
La lotta del Partito Comunista per l'attuazione del piano leniniano d'edificazione del socialismo si svolgeva in una situazione straordinariamente difficile. Nell'estate del 1918 la situazione alimentare era particolarmente complicata. I contadini ricchi e gli speculatori nascondevano il grano, volevano soffocare la rivoluzione con la fame. Lenin lanciò la parola d'ordine: "La lotta per il grano è lotta per il socialismo". II partito organizzò una spedizione degli operai nelle campagne. Decine di migliaia di operai d'avanguardia, a cominciare dai proletari di Pietrogrado, costituirono "reparti alimentari" e, rispondendo all'appello di Lenin e del partito, si recarono nelle campagne. Nel giugno 1918 Lenin firmò un decreto che istituiva i comitati dei contadini poveri. Questi comitati divennero il sostegno dello Stato sovietico nella lotta contro la borghesia agraria, per il rifornimento di grano alle città e all'esercito. Tutto ciò valse a consolidare il potere dei Soviet nelle campagne e contribuì a conquistare i contadini medi e a portarli dalla parte del potere sovietico.


Guardate ad Oriente!
Sembrava che per il popolo russo non vi fosse via d'uscita dalle tenebre dello zarismo. Per una rivoluzione e soprattutto per una rivoluzione vittoriosa non vi erano speranze.
Ma la Russia è il paese dove si realizza anche l’impossibile. I bolscevichi ora realizzano fino in fondo questo impossibile.
(Anatole France)

La bandiera della repubblica socialista sovietica è la rossa bandiera della liberazione dell'umanità! Su di essa spicca l’effige e una scritta in oro. La effige sono la falce e il martello incrociati.
La scritta non è il titolo di una uccisione di massa, come sta sulle nostre vecchie bandiere del militarismo barbarico, no, questa è una esclamazione della ragione, fatta al mondo da Karl Marx: "Proletari di tutti i paesi, unitevi!".
(Henri Barbuse)

Che significato ha questa rivoluzione operaia e contadina? Prima di tutto l'importanza di questo rivolgimento sta nel fatto che noi avremo un governo sovietico, il nostro organo di potere senza una qualsivoglia compartecipazione della borghesia. Le masse oppresse creeranno esse stesse il potere. Il vecchio apparato statale sarà tagliato alla radice e sarà creato un nuovo apparato di direzione costituito dalle organizzazioni sovietiche. Inizia un capitolo nuovo nella storia della Russia e l'attuale, terza rivoluzione russa deve alla fin fine portare alla vittoria del socialismo.
(Lenin)


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