MICHELANGELO SCULTORE
Il padre dell'arte moderna è soprattutto scultore. La guida del vecchio Bertoldo nel giardino-museo di San Marco in Firenze non impedisce al giovinetto di staccarsi risolutamente dalla plastica contemporanea e di comprendere l'antichità, facendosene scolaro e non imitatore. Il realismo del secolo XV non sa costringere nelle sue spire materiali il genio che rompe le consuetudini con l'anima appassionata,, e che lotta con lo scalpello per le più alte realizzazioni del pensiero, o per liberare dal marmo uno spirito sovrumano o per infondere nella sostanza compatta i riflessi del suo carattere impetuoso.
Le placide armonie della bellezza non possono sedurlo...., egli è l'apostolo della libertà in arte, ed i soggetti gli sono imposti dal suo volere non arrendevole ai comandi.
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| Pietà Bandini (Deposizione) |
L'abbozzo e l'incompiuto sono talora indizi violenti di un'idea che vuol essere studiata e che riassume uno stato d'animo...., una volta si credeva erroneamente che la furia, la “terribilità” del ferro, aggredendo il blocco, lo sciupasse con l'imprevidenza delle misure, ma oggi la critica è meno empirica. I soli esseri umani meritano di partecipare alla grandezza e alla sofferenza del creatore, la cui vita è un dramma che ha per epilogo, eternato nella pietra, la “Pietà Rondanini” e la “Deposizione” (Pietà Bandini) di Firenze.
Il “gusto delle dissonanze” piega duramente le forze ed esagera le attitudini, ma così vuole l'istinto conosce il proprio fine, e che raggiunge effetti nuovi con mezzi minimi, circoscrivendo i corpi contratti nei vivi volumi della massa plastica.
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| Combattimento dei Lapiti e dei Centauri |
Il bassorilievo con il “Combattimento dei Lapiti e dei Centauri, (Firenze,Museo Buonarroti, 1493-94 circa) agita i nudi atleti, ed i movimenti s'intrecciano e si scompongono con una scienza quasi orgogliosa dell'anatomia muscolare.
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| Bacco di Michelangelo - 1496-97 Firenze – Museo Nazionale del Bargello |
Nel “Bacco ebbro” (Firenze, Museo Nazionale del Bargello, 1496-1497) si avverte il contatto con le sculture della decadenza romana, copie di copie, ma la “Pietà” (Roma, San Pietro, 1497-1500 circa), esce dagli studi preparatori e riunisce due figure, senza alcuna secchezza naturalistica. I rilievi tondeggiano, ed il Cristo nudo - con una spalla rialzata in avanti e la testa riversa, che denotano gli spasimi dell'agonia - non pesa sulle ginocchia della Madre, la quale si curva, dolce e fine come un'immagine primitiva, e non piange. Il contrasto fra il corpo tornito del Salvatore e le profuse e spezzate panneggiature tende a costruire il gruppo, ma non ne definisce la coesione.
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| Pietà - San Pietro |
Dal grosso pezzo di marmo nel quale Agostino di Duccio aveva cominciato un profeta per il Duomo di Firenze, Michelangelo ricava un gigantesco “David” (Firenze, Accademia di Belle Arti, 1502-1504),nato per l'aria libera della Piazza della Signoria.
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| David - Michelangelo |
L'adolescente ha la forza d'un adulto, e l'età disarmonica dello sviluppo si distingue nella sproporzione fra il torace e le grosse mani dalle vene gonfie. L'avversione alle attitudini convenzionali della vecchia estetica diviene palese nell'apertura a triangolo delle gambe che, nella sua frontalità, conferisce al corpo un senso di momentanea sospensione, assai diversa da quella dell'Apollo di Belvedere. La testa non ha l'aria della vittoria: la fronte si corruga, la bocca è acerba, e lo sguardo, fra malinconico e sprezzante, richiama Lorenzo e Giuliano de' Medici, i ritratti lirici del soggettivismo michelangiolesco.
Affine al “David” è il “Cupido” che tende l'arco (Parigi, Museo del Louvre), e il primo indizio d'ansia misteriosa, radicata nel marmo, ce lo porge l'abbozzo del San Matteo (Firenze, Accademia di Belle Arti), per il quale Giovan Battista Niccolini dettò un'iscrizione degna.
La “tragedia della sepoltura” di Giulio II, impresa faraonica, cui la mente e la potenza del Buonarroti erano adatte, avrebbe dovuto dopo il tormentoso quadriennio della volta “Sistina”, ma nell'infelice riduzione del monumento di San Pietro in Vincoli grandeggia il "Mosè" (1513-1516) che, nella collerica maestà e nel movimento represso, compendia il pensiero dei profeti dipinti nel Vaticano.
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| Schiavi - Louvre |
I due Schiavi del Louvre, simboli dei trionfi del papa battagliero, contrappongono la forza che si ribella alla stanchezza che si concede..., nell'uno scattano i muscoli dell'eroe indomito, e nell'altro langue la carne voluttuosa dell'efebo.
Il grande solitario lavora alle “Tombe dei Medici” (Firenze, S. Lorenzo, 1524-32) nei tempi calamitosi che precedono il sacco di Roma, e che trasformano lo scultore sommo nel soldato e nell'ingegnere che difende la sua città.
Sopra i due sarcofagi nudi, quattro archi di cerchio portano le allegorie sostanziate dall'angoscia del patriota e dal pessimismo del pensatore.
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| Tomba Giuliano de' Medici |
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| Il Giorno |
Il “Giorno”, titano fulminato, si contorce, e sopra la spalla tende il viso ancora nel velo dell'abbozzo, ma dalle scure cavità orbitali l'anima protesta.
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| La Notte |
La “Notte” è l'emblema dell'incubo, dal profilo tagliente e dal corpo voluminoso e sfatto nell'anatomia irregolare e patologica.
Nella “Pietà” (Roma, Palazzo Rondanini) il tormento si comunica alla materia con una sintesi di superfici espressive che strugge e cola la forma, mentre nella “Deposizione” (Firenze, Duomo) la più desolata cadenza elegiaca avvolge tre corpi.., in Nicodemo, che sostiene il Cristo spezzato nelle linee ad angolo, si ravvisa lo stesso autore, nel virgulto che diverge da tanto sfacelo e nella piccola Maddalena insensibile, Tiberio Calcagni fraintese lo spirito della composizione.
I SEGUACI DI MICHELANGELO
Gli imitatori di Michelangelo tendono all'eccessività degli effetti, alle esorbitanze manieristiche, e confondono il grande con il grandioso, la profondità con l'enfasi, la forza con la pesantezza. Nei corpi grossi e spropositati c'è i1 vuoto dell'idea insieme con la sterile esperienza della ripetizione.
BAGCIO BANDINELLI (1493-1559) con “Ercole e Caco” sulla scalea del Palazzo Vecchio mostra l'impostatura michelangiolesca nella massa inanimata, che provoca il celebre sonetto satirico del Cellini.... - merita que' morsi di mastino il vanitoso...
Non grande 'nemico' del Buonarroti, al quale pareva che l'arte del disegno dovesse morire con lui! GIOVANNI ANGELO MONTORSOLI (1504-1563) aiuta Michelangelo ad ultimare le statue di San Lorenzo, dove lascia i1 San Cosma.., modella due fontane per Messina, e lavora di stucco a Genova e a Firenze.
BARTOLOMEO AMMANNATI (1511-1592) si mette a un bel cimento con il colossale “Nettuno” della Piazza della Signoria, che il popolo fiorentino dileggia con il nomignolo di “Biancone”.
Ma dalla falange dei superficiali e dei meno dotati si apparta GUGLIELMO DELLA PORTA (1500 circa -1579) da Porlezza, nel comasco. Egli innalza il “Monumento di Paolo III” (Roma, San Pietro)...., la statua di bronzo dell'ultimo papa del Rinascimento siede sopra una specie d'altare di marmo, che subì un dannoso smembramento..., a due volute inflesse - analoghe agli archi di cerchio delle tombe medicee – si appoggiano la “Giustizia” (rivestita di panni di zinco) e la “Prudenza”, le quali, da certi segni esteriori, si presumono ritratti di casa Farnese.
La solenne effigie dei pontefice, raccolta nel manto, doveva dominare altre due figure giacenti (la “Abbondanza” e la “Pace”, trasportate nel Palazzo Farnese), bandite come profane nei sepolcri della Controriforma e restituite nei propri diritti estetici e compositivi dal Bernini, che le battezza per Virtù.
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1 commento:
CHe incanto. Michelangelo per me è l'Artista. Il tutto tondo del patimento che emerge con forza, assieme alla gioia. Qualcunque cosa,estratta dal blocco di marmo, curata come una creatura, prende dalla mano michelangiolesca una connotazione eterna. Perchè pare la nostra stessa Passione.
Grazie dei bei post.
Un saluto
Lila
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