Domenico Bigordi detto il Ghirlandaio (Firenze, 1449 – Firenze, 11 gennaio 1494), nelle prime opere, continua ed ingentilisce Benozzo Gozzoli, ma la sua costanza di lavoratore facile ed espressivo non è sostenuta dalla calda e ricca immaginazione.
Egli osserva la vita quotidiana di Firenze con lo spirito che non si commuove e non sa commuovere; i gruppi delle figure sono giudiziosi ed equilibrano le scene con le linee concave, che abbracciano a semicerchio lo spazio, violando talvolta i rapporti fra il primo piano e quelli interni.
Il disegno leggero ed il colorito piú franco che pastoso si accordano con molta perizia negli sfondi architettonici e nelle larghe vedute di paesi.
Con gli intendimenti del decoratore che non segue gli stimoli dell'estro, ma che mette insieme un mondo di ritratti fedeli e una congerie di cose viste, il Ghirlandaio si rammaricava, a gran ragione, di non poter coprire d'affreschi le mura di Firenze!
Nel 1475, dipinge nella Collegiata di San Gimignano, insieme con gli aiuti Pier Francesco Fiorentino e Bastiano Mainardi.
La "Visione di Santa Fina" semplifica un soggetto benozziano (Morte di Santa Monaca nel Sant'Agostino della stessa città), ed i "Funerali" - vecchio tema iconografico, trattato con disinvolto naturalismo - irrigidiscono sul letto la morta fra il clero i personaggi dell'accompagnamento; un'abside, con l'altare ed i pilastri scanalati, si alza tra due fughe panoramiche della turrita San Gimignano.
Il "Cenacolo" (Firenze, Ognissanti, 1480) fa vedere da due grandi arcate gli alberi di un parco ed il cielo pieno di voli, ma questo stile monumentale, con le sue troppe concessioni alla vita, diviene meschino dinanzi a Leonardo.
Migliore è il meditativo "San Girolamo" della suddetta chiesa, e poco dopo il maestro paga il proprio tributo alla Cappella Sistina, principalmente con la "Vocazione di Pietro ed Andrea", dove c'è un inconsapevole ritorno a Masaccio, particolarmente nel gruppo centrale.
Deboli ed artificiosi nel doppio ordine piú che nel carattere delle teste convengono gli spettatori di destra.
In Santa Trinità a Firenze sono dipinti, nel 1485, i "Fatti di San Francesco"; poco discosto, a Santa Croce, Giotto domina ancora nella Cappella Bardi, e l'infaticabile celebratore dei viventi non resiste alla tentazione di saccheggiarlo (Esequie di San Francesco).
Le innovazioni si trovano nei paesaggi fiorentini, nei ritratti e in una cerimonia perfettamente quattrocentistica ("San Francesco che riceve la regola dal pontefice").
La Cappella Sassetti era pure adorna della "Adorazione dei pastori" (Firenze, Galleria dell'Accademia di Belle Arti), tavola dal disegno serrato e dai toni solidi, nella quale si scopre lo studio della preziosità di Hugo van der Goes nel trittico di Santa Maria Nuova.
Dal 1486 al '90, Domenico Ghirlandaio, coadiuvato dal fratello David, decora il coro di Santa Maria Novella, dove meritano ricordo gli "Episodi della vita di Maria Vergine" ed i "Fatti di San Giovanni Battista".
La grandiosità delle architetture supera ogni paragone contemporaneo; nella "Nascita della Vergine" si ammira, vestita di broccato, Ludovica Tornabuoni..., nella "Visitazione" incede aristocratica ed avvenente Giovanna degli Albizzi., e nella "Apparizione dell'angelo a Zaccaria" si ravvisano piú di venti contemporanei.