Max Ernst (1891-1976) Pittore tedesco
Musée Nationl d’Art Moderne a Parigi
Legno e materiali diversi cm 195 x 89 x 10
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In sintonia con le teorie freudiane che si fecero strada all'inizio del secolo e che erano punto di riferimento degli artisti surrealisti, Loplop nasce come metafora del volo…, infatti essa è una creatura emblematica il cui nome, inventato dallo stesso Ernst, rievoca lo sbattere delle ali di un uccello in volo.
Loplop si rivela come una sorta di alter ego dell'artista perché possiede la libertà di agire e l'anticonformismo che egli stesso vorrebbe avere.
L'animale fantastico nacque per caso, nel corso di una delle tante sperimentazioni di Ernst: grazie all'aggiunta di un altro strato di calce, una vecchia porta si trasforma da oggetto in disuso in opera d'arte…, ma progressivamente, grazie a quest'insolito procedimento, si modella un essere mostruoso nel quale l'artista si identifica.
La figura è realizzata con grande disinvoltura, accostata ad un tavolo fatto da oggetti consunti (capelli, un sasso, del metallo e oggetti disparati) che sono veicoli di un preciso messaggio: la pittura non è superiore alle altre attività dell'uomo.
Così come per le foreste, anche Loplop diventa uno dei temi prediletti da Ernst che lo affianca a volte a dei fiori, altre volte alle stagioni.
I collages surrealisti sono composizioni realizzate grazie alla giustapposizione d'immagini e oggetti quotidiani, che in questo reimpiego perdono la loro funzione pratica ed estetica…, lo stesso procedimento lo ritroviamo nei papier collés cubisti che però sono concettualmente diversi perché rispondono esclusivamente a una nuova e diversificata ricerca formale rispetto all'arte accademica.
Se confrontiamo quest'opera di Ernst con la “Natura morta sulla sedia” (1912) di Picasso, emerge chiaramente che l'assemblaggio degli oggetti ha lo scopo di creare nuove immagini e il titolo, che a differenza da quelli surrealisti resta comunque molto descrittivo, non suggerisce alcuna associazione d'idee.
Questo lavoro di Ernst è stato acquistato dallo stato nel 1982, dai parenti dell'artista in cambio dei diritti di successione.
Attualmente è conservato al Centre George-Pompidou di Parigi che ospita un notevole numero di opere di questo artista…, fra i tanti ricordo l'affascinante “Chimera” del 1928…, il collage eseguito nell'ultimo periodo della sua attività, “Giardino della Francia” del 1962…, e infine un esempio della sua attività scultorea, “Il Capricorno” del 1948.
Loplop si rivela come una sorta di alter ego dell'artista perché possiede la libertà di agire e l'anticonformismo che egli stesso vorrebbe avere.
L'animale fantastico nacque per caso, nel corso di una delle tante sperimentazioni di Ernst: grazie all'aggiunta di un altro strato di calce, una vecchia porta si trasforma da oggetto in disuso in opera d'arte…, ma progressivamente, grazie a quest'insolito procedimento, si modella un essere mostruoso nel quale l'artista si identifica.
La figura è realizzata con grande disinvoltura, accostata ad un tavolo fatto da oggetti consunti (capelli, un sasso, del metallo e oggetti disparati) che sono veicoli di un preciso messaggio: la pittura non è superiore alle altre attività dell'uomo.
Così come per le foreste, anche Loplop diventa uno dei temi prediletti da Ernst che lo affianca a volte a dei fiori, altre volte alle stagioni.
I collages surrealisti sono composizioni realizzate grazie alla giustapposizione d'immagini e oggetti quotidiani, che in questo reimpiego perdono la loro funzione pratica ed estetica…, lo stesso procedimento lo ritroviamo nei papier collés cubisti che però sono concettualmente diversi perché rispondono esclusivamente a una nuova e diversificata ricerca formale rispetto all'arte accademica.
Se confrontiamo quest'opera di Ernst con la “Natura morta sulla sedia” (1912) di Picasso, emerge chiaramente che l'assemblaggio degli oggetti ha lo scopo di creare nuove immagini e il titolo, che a differenza da quelli surrealisti resta comunque molto descrittivo, non suggerisce alcuna associazione d'idee.
Questo lavoro di Ernst è stato acquistato dallo stato nel 1982, dai parenti dell'artista in cambio dei diritti di successione.
Attualmente è conservato al Centre George-Pompidou di Parigi che ospita un notevole numero di opere di questo artista…, fra i tanti ricordo l'affascinante “Chimera” del 1928…, il collage eseguito nell'ultimo periodo della sua attività, “Giardino della Francia” del 1962…, e infine un esempio della sua attività scultorea, “Il Capricorno” del 1948.
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