martedì 24 dicembre 2013

ARCHITETTURA ROMANA - I Fori - Il Teatro - Il tempio - Architettura privata - Città e Territorio (ROMAN ARCHITECTURE - Forum - Theater - Temple - Architecture Private - City and Territory)

COLOSSEO (Anfiteatro Flavio) è il più grande edificio destinato agli spettacoli gladiatori. Con i diametro tra i 188 e i 156 metri e un'altezza di quasi 50, poteva contenere 50.000 persone

ITALIA ROMANA
  
CARATTERI DELLA ARCHITETTURA

L'architettura romana deriva i suoi elementi strutturali dai motivi dell'architettura greca, combinati con le creazioni originali del popolo etrusco: I'arco, la volta, la cupola.
Soltanto nel II secolo a.C., quando Roma si è ormai imposta come potenza egemone in tutto il Mediterraneo, la città inizia a regolarizzare ed abbellire il foro (piazza principale con funzioni amministrative, commerciali e politico-religiose) con le basiliche (Porcia, Fulvia-Emilia e Sempronia), i rostri, la Curia senatoria.

La basilica è una struttura generalmente a pianta rettangolare, con o senza portico esterno su uno dei lati lunghi; internamente divisa in tre navate, e spesso munita di un'abside semicircolare sul lato più breve di fondo. 
Questi edifici, che servivano per l'amministrazione della giustizia e le varie riunioni inerenti alla vita civica, rivestiranno in seguito grande importanza per lo sviluppo della tipologia basilicale cristiana.

I rostri (così definiti per la presenza di trofei di guerra, gli speroni delle navi conquistate nelle guerre puniche) erano tribune per gli oratori.

Nella Curia si riuniva il Senato, cento propulsore della vita romana.

Si gettano altresì in questa fase repubblicana i primi ponti in muratura: l'Emilio (142 a.C.l e il Milvio (109 a.C.).

Un'architettura esiste quindi prima di una scultura e di una pittura romana.

Le costruzioni precedentemente citate sono infatti tutte opere di pubblica utilità, realizzate in pietra, tufo e terracotta, materiali che davano alla città un aspetto ben diverso da quello degli splendidi centri greci o dell'Asia Minore, candidi di marmi, folti di colonne, regolari e scenografici.

Sobria e austera, l'architettura romana, a differenza di quella greca, non si pone questioni di semplificazione e di unità stilistica, poiché i suoi obiettivi sono diversi, tesi soprattutto all'utilità.

Il sistema costruttivo romano era basato sulla tecnica cementizia laterizia. 
L'impiego delle concrezioni, cioè di una specie di cemento molto resistente ottenuto con malte e frammenti di pietrisco o di cotto, si diffuse subito in tutto il mondo romano per la facile ed economica applicazione, e la possibilità di ottenere coperture voltate inattuabili con la tecnica lapidea.

Il muro romano, di mattoni e di piccole pietre tenute insieme dalla malta (opus caementicium, opera a secco) , non ha una funzione eminentemente strutturale, ma è inteso come elemento che separa e racchiude gli spazi, come divisione e guscio, ossia mezzo per ottenere degli ambienti. 
Infatti, diversamente da quella greca, che è arte dei ritmi scanditi, che fanno da cornice a elementi figurati e concepiti sopra un piano verticale, l'architettura romana è arte degli spazi, sia di quelli interni, sia di quelli esterni, creati dai rapporti fra i vari edifici.
 All'interno i romani creeranno ambienti e volumi spaziali sempre più ampi, stabilendo in tal modo, sin dal I secolo d.C., i precedenti dell'architettura medievale europea.



Porticus Aemilia

Fondamentale per tale tendenza è la copertura a volta, che si basa sulla struttura dell'arco e permette da parte dei costruttori la realizzazione di murature curve in mattoni cotti.

Il primo impiego dell'arco in una grande costruzione utilitaria in Roma è documentato dalla Porticus Aemilia. Oltre che nelle porte, nei ponti e negli acquedotti, l'arco diventa ora un elemento architettonico a sé stante, come sostegno di statue onorarie. 
Questa funzione continua ad essere assolta anche dalla colonna con statua.
Tipico in particolare dell'architettura augustea, l'arco romano ha origine da quello etrusco, cui sono aggiunte forme di derivazione classica, come il timpano e le colonne ai lati del fornice (come è detta l'apertura centrale).

L'arco e la colonna sono posti in posizione isolata, perché rispondono a intenti celebrativi ed esornativi.
In genere l'arco di trionfo, spesso riccamente decorato con sculture, è posto all'ingresso della città (arco di Traiano a Benevento) o all'inizio di una via importante (arco di Augusto a Rimini), ed assume significati sia propagandistici sia storici (arco di Costantino a Roma). 



Colonna di Traiano - Roma

L'architettura è quindi intesa come, strumento per dimostrare là potenza e la ricchezza di Roma, mentre la scultura serve a celebrare, eternandola nel marmo, la gloria delle battaglie vittoriose, o la figura e I'operato di cittadini illustri. 
L'arte può cioè diventare strumento di governo, ed in questo caso è sempre legata ad un contesto di attualità storica (ad esempio la campagna di Dacia raffigurata sul fusto della colonna di Traiano di Roma).

La produzione artistica romana non appare mai gratuita, cioè rivolta a fini di godimento estetico, se non nell'ambito dell'artigianato di lusso (ad esempio la glittica), dove però è sempre congiunto un fine celebrativo, se non altro della potenza sociale e quindi economica del committente.

L'età augustea produce una vera e propria arte di corte, raffinata ma gelida. In questo periodo l'architettura è chiamata a dare un volto più monumentale alla nuova capitale: il marmo sostituisce il tufo e il travertino (pietra calcarea), sicché l'imperatore può vantarsi di aver trasformato in una città di marmo la Roma repubblicana di terracotta e mattoni.



Ricostruzione dell'Ara Pacis. Voluta in onore dl Augusto (9 a.C) riprende la struttura delle antiche are sacrificali. Il monumento, interamente scolpito, ha alla base motivi floreali sovrastati da una processione di notabili
     
Tra le principali realizzazioni augustee è l'Ara pacis (altare della pace), recinto marmoreo riccamente decorato, consacrato il 9 a.C., che racchiude un altare votivo.

Solo al tempo di Nerone (54-68 d.C.) si ebbe una svolta decisiva nell'architettura romana, le cui ripercussioni si fecero sentire in tutto l'impero. 
Nella sua Domus Aurea (casa d'oro), costruita dagli architetti Severus e Celer (64'68 d.C.), vengono sfruttate tecniche, prima sperimentate in senso solamente strutturale, per realizzare nuove immagini architettoniche come quella della famosa Sala Ottagona, vasto spazio interno coperto da una superficie concava, entro il quale la presenza umana riceve una collocazione particolare di subordinazione ad una struttura maestosa.

In questo periodo nell'architettura lo spazio interno si svilupperà in forme grandiose e destinate a durare negli edifici di carattere ufficiale.
Le invenzioni dell'architettura neroniana, interpretate però con una maggiore coerenza formale e libertà inventiva, si ritrovano nel Palazzo di Domiziano sul colle Palatino, dove le sale erano incredibilmente sviluppate in altezza quasi a rendere esplicita la nuova concezione della divinità del sovrano.



La Domus Aurea si trova ancora sotto le rovine del Terme di Traiano 

Con Traiano abbiamo la splendida fioritura, unitaria ed organica, di un'arte imperiale paragonabile a quella del periodo di Pericle in Grecia. 
L'imperatore volle una serie di grandi imprese monumentali realizzate da uno dei più grandi artisti che ebbe l'antichità: il "maestro delle imprese di Traiano".

Col successore di Traiano, Adriano, l'arte muta indirizzo.

L'attività edilizia di Adriano fu grande, quasi frenetica, ed il tempio di Venere e Roma (rimasto incompiuto alla morte dell'imperatore) tra Colosseo e foro romano ne rappresenta il documento più grandioso e drammatico.

La pianta della Domus Aurea, costruzione in mattoni con decorazioni orientaleggianti voluta da
Nerone; a fianco, lo schema del foro di Traiano.



I FORI

Foro Romano visto da Palazzo Senatorio

Giulio Cesare decise di ampliare lo spazio ormai insufficiente del vecchio foro romano (di età monarchica) costruendone uno nuovo, a partire dal 51 a.C., di lato al primo e sotto il colle capitolino. Al centro di una larga piazza fiancheggiata da ampie botteghe fu eretto il tempio di Venere Genitrice, di tipo greco, in marmo, con colonne molto ravvicinate.



 Tempio di Venere Genitrice - Roma

Foro di Cesare


Foro di Augusto

Al foro di Cesare s'aggiunge quello d'Augusto, inaugurato nel 2 a.C.: esso non ebbe però carattere pratico e commerciale, ma monumentale e celebrativo. 



Schema del foro di Traiano
Completa la serie il grande foro di Traiano, creato dal maestro delle imprese di Traiano, forse identificabile con Apollodoro di Damasco, architetto ed ingegnere militare.



IL TEATRO 

A differenza del teatro greco quello romano non sfrutta un declivio naturale del terreno, perché per poterlo inserire al centro della città lo si costruisce in muratura.
La cavea, grazie alla tecnica cementizia delle volte a botte, è costruita artificialmente con corridoi anulari, e con una facciata curvilinea scandita da più ordini di arcate inquadrate da semicolonne o lesene. 



Il teatro di Marcello accanto al tempio di Apollo Sosiano, dai piedi del Campidoglio

Dall'unione di due cavee romane affrontate nasce I'anfiteatro, per spettacoli gladiatori gratuiti. 
Tra gli anfiteatri più noti ricordiamo il teatro di Marcello, iniziato da Cesare e compiuto da Augusto (11 a.C.) e il Colosseo (anfiteatro Flavio), grandiosa struttura funzionale e monumentale ad un tempo, costruita ha il 70 e l'82 d.C. su ordine di Vespasiano.



IL TEMPIO 

La tipologia del tempio romano deriva dal modello etrusco e successivamente da quello greco, seppure reinterpretati nella chiave di una nuova destinazione funzionale. 
Il rito religioso è infatti considerato alla stregua di un evento collettivo, di una cerimonia pubblica che chiama a raccolta tutti i rappresentanti della società, dal popolo alle più alte autorità. Per questo davanti al tempio si apre un vasto spiazzo libero destinato ad ospitare anche un folto uditorio, ed è sempre per questo che il tempio viene rialzato da un basamento slanciato (podio) che conferisce all'edificio una dimensione monumentale, capace di valorizzarne l'imponenza architettonica agli occhi delle folle che vi si adunavano. 
Anche la facciata è fatta oggetto di una sempre'maggiore elaborazione architettonica, che ne esalta la grandiosità e la suggestione scenografica.



ARCHITETTURA PRIVATA

In una città come Roma, a capo di un immenso impero, destinata rapidamente a svilupparsi nel corso dei secoli sino a raggiungere la dimensione di una megalopoli con più di un milione di abitanti (lll secolo d.C.), grande importanza ebbe l'edilizia abitativa. 
L'esistenza di diversi tipi di case riflette la suddivisione del tessuto sociale in ceti di notevole disparità, dal più ricco al più povero, presenti su di uno stesso suolo urbano.

Le abitazioni romane erano di tre tipi: le insulae..., le domus...., e le villae.

Le insulae sono grandi caseggiati a quattro o più piani con appartamenti d'affitto, cui si accedeva attraverso ripide scale.
Attorno ad un cortile centrale interno erano disposte su ogni piano le stanze; a piano terreno si trovavano i negozi. 
Ogni insula (nella Roma imperiale ne esistevano circa 44.000) era delimitata da quattro strade.

Le domus (apprezzabili soprattutto negli esempi di Ercolano e Pompei) sono invece case signorili unifamiliari con molte stanze, costituite da un atrio e un cortile colonnato interno su cui si affacciano gli ambienti.


Villa Adriana a Tivoli

Le villae, grandi residenze di imperatori o ricchi patrizi, erano situate in campagna. 
Non presentavano tipologia fissa, ma erano sempre costituite da serie coordinate di edifici (parte signorile e rustica, a loro volta integrate da ulteriori ambienti: teatro, biblioteca, ninfeo, tempio, con vasche e giardini).
Splendido esempio è la Villa Adriana a Tivoli (120-138 d.C.), straordinario complesso di costruzioni fatte edificare dall'imperatore Adriano, che evocano nei nomi monumenti da lui ammirati durante i viaggi compiuti nelle province (Serapeo, Canopo, Accademia, Pecile ecc.).



CITTA' E TERRITORIO

Per uno Stato conquistatore come quello romano l'organizzazione dei territori annessi e la costruzione di nuove città sono questioni d'importanza vitale. Su tutto il territorio dell'impero viene tracciata una fitta rete di strade, mai esistite prima, che convergono su Roma, oltre a ponti, acquedotti e linee fortificate.
I terreni vengono suddivisi in moduli quadrati, con una griglia di strade secondarie: i decumani, paralleli all'arteria principale, e i cardini, perpendicolari ad essa, in modo da realizzare lotti quadrati di circa 700 metri di lato. 
Si tratta di un primo esempio di piano regolatore su scala regionale.

Anche gli accampamenti militari (castra) e I'abitato delle nuove città erano impostati in questo modo, cioè su questo sistema di assi ortogonali. 
Grazie alle foto aeree ancor oggi si può riconoscere l'origine romana di una città proprio per la
presenza di una maglia regolare di strade perpendicolari che delimitano isolati quadrati o rettangolari (Parigi, Vienna, Londra, e quasi tutte le città italiane).

Le città romane avevano un unico modello organizzativo che prevedeva tre funzioni diverse: servizi, localizzati nelle zone centrali (templi, terme, teatri, mercati e foro) ; la comunicazione sociale (archi di trionfo, colonne celebrative, vie imperiali); le abitazioni (case collettive e unifamiliari). 
Questo modello è stato portato dai Romani ovunque, in tutto il mondo da loro conquistato.



Panoramica delle Terme di Caracalla


CENTURIAZIONE

Centuriazione (da centuria, misura di superficie corrispondente a 200 "iugeri" o a cento "heredia") è un termine usato per definire quella particolare divisione regolare delle campagne praticata in età romana, più o meno sistematicamente, in ogni regione dell'Impero.
Questa pratica, che i Romani definivano "limitatio" (cioè definizione di confini) o anche "centuriatio" era utilizzata generalmente allo scopo di dividere il terreno agricolo pubblico in regolari poderi quadrati o rettangolari da assegnare a singoli proprietari. Questo metodo consisteva nella stesura di un reticolo di tracciati imperniati su due assi perpendicolari fondamentali: il "cardo maximus" e il "decumanus maximus". Su questa maglia di tracciati, all'incrocio di ognuno dei quali erano posti cippi, erano organizzati funzionali sistemi di irrigazione dei terreni e di collegamento viario; la fortuna di questa organizzazione è stata tale da garantire la conservazione delle centuriaziori spesso fino ad oggi, come ad esempio nella pianura padana ed in Tunisia. 
Alla realizzazione delle centuriazioni era addetta una categoria di professionisti detti "agrimensores" o "gromatici" (dalla "groma", lo strumento usato per realizzare assi perpendicolari); questi, organizzati stabilmente nel I secolo a.C. da Cesare, dovevano avere nozioni di cosmologia, astronomia, geometria e legislazione. Alcuni dei più importanti manuali e trattati di agrimensura furono raccolti intorno al V secolo d.C.


VEDI ANCHE . . .

VILLA ADRIANA - Tivoli

IL COLOSSEO o ANFITEATRO ROMANO - Roma

IL COLOSSEO - Jean Baptiste Corot

IL FORO ROMANO - Roma

IL PANTHEON - Roma



domenica 22 dicembre 2013

ARTE ETRUSCA - PITTURA - SCULTURA - ARCHITETTURA - ARTI MINORI (ETRUSCAN ART - Painting - Sculpture - Architecture - Arts Minor)

Cartina con i maggiori centri etruschi,
ed "espansione" della civiltà etrusca nel corso dei secoli
  
L'ITALIA ETRUSCA

Nonostante la civiltà etrusca sia stata studiata sin dal XVIII secolo ancor oggi si discute sulle origini di questo popolo: se ci domandiamo infatti chi fossero veramente gli Etruschi non sappiamo dare una risposta definitiva. Il fatto che fino a pochi anni fa la più grande civiltà preromana si presentasse a noi con il volto affascinante ma, al tempo stesso, cupo ed enigmatico del culto funebre, ha contribuito non poco ad alimentare quell'alone di mistero che da sempre grava sugli Etruschi. Solo in tempi recentissimi gli studi e le ricerche archeologiche hanno dissolto ogni dubbio sul presunto isolamento culturale in cui si credeva fosse vissuto questo popolo nell'Italia antica. I contatti spirituali, culturali e storici con altre popolazioni a loro contemporanee si sono fatti sempre più evidenti, cancellando così l'immagine del mondo etrusco venuto dal nulla e cresciuto in uno splendido e misterioso isolamento.

Fin dall'antichità sono fiorite numerose ipotesi circa l'origine degli Etruschi: alcuni sostenevano una loro provenienza dall'Asia Minore, dalla Lidia (Erodoto) o forse anche da regioni più interne; altri (Dionigi di Alicarnasso) li ritenevano invece originari del territorio nel quale abitavano. Largo credito tra gli etruscologi ha oggi l'opinione che questa civiltà sia stata il risultato del convergere di varie correnti di migrazione, fuse etnicamente con le realtà indigene.

Comunque sia, è certo che il popolo etrusco compare in Italia nell'VIII secolo a.C.: dopo aver occupato la regione del Lazio settentrionale e della Toscana, si spinge presto a sud, in Campania (Cuma e Pompei) . La presenza etrusca appare inoltre ben documentata anche in Umbria (Orvieto e Perugia), in Emilia-Romagna (Marzabotto, Bologna e Spina) e Lombardia (Mantova).
L' organizzazione politica degli Etruschi si articolava in città, rette da capi locali e legate tra loro da rapporti federativi e vincoli religiosi. La civiltà etrusca si dislocò quindi in numerosi centri urbani, ciascuno con un proprio territorio, caratterizzato da forme specifiche dell'attività artistica e culturale. 
Tipica è la collocazione di alcuni grandi abitati (Cerveteri, Tarquinia, Vulci) non affacciati direttamente sul mare, come le colonie fondate dai Greci, bensì posti nell'immediato entroterra, sicché ciascuno era servito da uno o più centri sussidiari di carattere portuale.

Un centro situato sulla costa era invece, più a nord, Populonia, particolarmente valorizzata, come mostrano le nuove scoperte, dall'attività mineraria connessa allo sfruttamento del ferro proveniente dall'isola d'Elba.

Le città, specie quelle dell'Etruria meridionale, che si sono rapidamente inserite nel flusso dei commerci marittimi, vedranno il periodo di maggior fioritura tra il VII e il VI secolo a.C.

La straordinaria scoperta a Pyrgi di tre lamine d'oro scritte in etrusco e in punico ci dimostra l'esistenza di uno stretto rapporto tra i due popoli. Alleati con i Cartaginesi, gli Etruschi manterranno per alcuni secoli il dominio del Tirreno infliggendo ai Greci un notevole scacco nelle acque corse di Alalia nel 540 a.C. La decadenza di questo popolo inizierà dopo la sconfitta navale di Cuma (474 a.C.) in parallelo alle prime vittorie dei Romani.

Gli Etruschi, dopo aver perso l'accesso all'Italia meridionale, si ritirano nei territori del Nord: inizia così una fase di conversione dall'economia mercantilistica a quella agraria basata sul latifondo. Nel II - l secolo a.C. non vi sono più in Etruria città autonome; la civiltà etrusca verrà totalmente assorbita quando i capi delle famiglie ancora superstiti dopo le stragi di Silla a Chiusi e di Ottaviano a Perugia si trasferiranno a Roma. Qui si amalgameranno definitivamente ai Romani, accettandone la lingua, le leggi e il potere.
Si dissolve dunque anche quest'ultimo elemento del "mistero" etrusco, ossia la leggenda che vuole questo popolo scomparso nel nulla, mentre appare evidente che seguì il destino comune a molti altri gruppi etnici, confluiti nello Stato romano vincitore e unificatore della penisola italica.

Nostra principale fonte di conoscenza sugli Etruschi resta la produzione artistica ed artigianale che si caratterizza per la spiccata componente greca, specie nella prima fase, oltre che per l'apporto orientale e per l'elaborazione autonoma ed originale di vivace tono popolaresco. 
La pittura funeraria, la scultura a tutto tondo e a rilievo, la bronzistica, gli oggetti di oreficeria, la ceramica lavorata in forme varie e raffinate appaiono le più significative manifestazioni artistiche di questa civiltà.



La tomba del Guerriero a Tarquinia
1. pianta - 2. spaccccato - 3. prospetto dell'interno
  
LA PITTURA

Mentre le città di Vulci, Cere e Veio eccellono soprattutto nella scultura, Tarquinia si distingue per una scuola di pittura qualitativamente superiore a quella di tutti gli altri centri etruschi. 
Le celebri tombe di Tarquinia hanno un interesse artistico eccezionale: contengono infatti le uniche pitture antiche che possediamo degli Etruschi. Eseguite generalmente a fresco su di un sottile strato di intonaco (dopo la preparazione di un disegno a graffito), esse si sviluppano dal VI al I secolo a.C., dimostrando una forza vitale, un'arguzia, un senso decorativo e coloristico notevoli.

Le scene di vita domestica (Tomba del Triclinio, Tomba dei Leopardidi giochi e feste funebri (Tomba degli Auguri), di caccia e di pesca (Tomba della caccia e della pescaci restituiscono intatta la visione di un'esistenza gioiosa e serena. 
Allorché però l'orizzonte politico iniziò ad oscurarsi in relazione alla guerra con Roma anche il linguaggio pittorico espresse il senso di angoscia incombente, come ben appare nelle raffigurazioni della Tomba dell'Orco (lV secolo a.C.) e della Tomba del Tifone (ll - l secolo). 
Qui la concezione dell'aldilà diviene paurosa e terrificante, imperniata sulla mostruosità: compaiono sulle pareti demoni alati (Charun e Tuchulcha) e creature infernali, pronti a uccidere a proprio piacimento la vita umana, sottolineando così l'inesorabilità delle leggi che governano l'Ade.



La tomba dei Leopardi a Tarquinia - I temi delle pitture tombali etrusche erano tratti dalla vita reale; la tecnica era a fresco con ritocchi a tempera su intonaco secco
  
LA SCULTURA

L'unico artista etrusco di cui le fonti ci conservano il nome è Vulca, autore degli acroteri (elementi ornamentali del frontone) e delle statue di culto in terracotta del tempio capitolino a Roma e dei gruppi fittili del tempio di Portonaccio a Veio.
Queste terrecotte, oltre a confermare le antiche notizie sulla attività di una scuola particolarmente fiorente alla fine del VI secolo a.C., diedero per la prima volta la documentazione di una statuaria etrusca di grandi dimensioni.

Proveniente dal gruppo raffigurante Eracle in lotta con Apollo per il possesso di una cerva, originariamente collocato sulla trave centrale del tempio del Portonaccio, è la famosa statua di Apollo (510-490 a.C.). 
Di evidente derivazione da modelli greci (ionico-dorici), l'opera presenta elementi tipici del gusto etrusco come rivelano la straordinaria vitalità della dinamica falcata, lo scatto del polpaccio e l'espressione animalesca, quasi ferina, del viso.
La grande maestria degli scultori di Cere raggiunge una finezza eccezionale nei famosi Sarcofagi (in realtà urne cinerarie) cosiddetti degli Sposi, raffiguranti una coppia di coniugi sul letto da convito, di cui ci restano i due splendidi esemplari custoditi al Louvre (Parigi) e al Museo di Villa Giulia a Roma. 
In questo capolavoro della plastica fittile (cioè della scultura in argilla) del VI secolo sono evidenti gli intenti dell'artista impegnato a rendere gli straordinari contrasti tra le superfici levigate delle membra e della kline e il minuto gioco dei panneggi con le pieghe tubolari. 
Fanno spicco le teste, dal cranio allungato, i lineamenti spigolosi e le linee dure e taglienti degli occhi a mandorla e dei contorni del volto.

Tra le opere etrusche più celebrate e più belle si ricordano le due sculture bronzee della Lupa capitolina (Roma, Museo dei Conservatori, fine del VI secolo a.C,) e della Chimera di Arezzo (Firenze, Museo Archeologico, 380-350 a.C.).
Comune alle raffigurazioni dei due animali è un misto di realismo e stilizzazione (asciuttezza del corpo, ciocche schematiche della criniera), oltre ad una ricerca di forza espressiva rivelata dal minaccioso atteggiamento delle fiere.



Sarcofago delle Amazzoni (IV sec. a.C.) Tarquinia
   
ARTI MINORI

Fibule, collane, bracciali e altri splendidi gioielli provenienti da principeschi corredi funebri (eccezionale quello della tomba Regolini-Galassi, VII secolo) testimoniano un livello di civiltà elevatissimo e il lusso della classe benestante. 
La tecnica di lavorazione a rilievo e granulazione è detta anche a pulviscolotanti piccoli granuli d'oro accostati e saldati su di una lamina aurea a comporre figure e motivi di effetto ornamentale. 
Già conosciuta a Creta e nella Grecia d'età geometrica ed orientalizzante, questa tecnica acquista con gli artigiani etruschi particolare raffinatezza e suggestione. 
Colpisce lo stile barbarico di questi preziosi monili che, accanto a forme geometriche astratte, presentano anche elementi iconografici desunti da una fantasia zoomorfa (ossia da un repertorio di immagini leggendarie di animali) tipicamente orientale: grifi, mostri, pantere, leoni, sfingi, serpenti.

Allo stesso modo gli oggetti in avorio (dadi, manici di flabelli ecc.) confermano i contatti commerciali ha l'Etruria e I'Oriente.

Tipici della zona di Chiusi sono i canopi, così chiamati per la vaga somiglianza con gli omonimi recipienti egiziani contenenti i visceri del defunto. Si tratta di urne cinerarie (od ossari) in bronzo, in terracotta o in bucchero, chiuse da un coperchio a forma di testa umana.
Talvolta anche il vaso assume la forma di busto umano grazie all'applicazione di braccia mobili alle anse (manici con la tipica forma ad S).
Interessa notare soprattutto la stilizzazione potente con cui sono rese le fisionomie delle persone incinerate.



Pendaglio in oro - Tomba Regolini-Galassi (Cerveteri)
  
L'ARCHITETTURA

Di recente un insieme di scoperte sensazionali ha fatto emergere testimonianze relative alle città e ai palazzi in cui risiedevano gli Etruschi, contribuendo a gettare nuova luce su di un capitolo ancora sconosciuto o quasi della storia di questo popolo. 
Gli scavi compiuti a Murlo, Poggio Civitate (Siena), Acquarossa, Musarna (Viterbo), Satrico (Latina), Roselle (Grosseto) hanno fatto riemergere suppellettili e materiali architettonici e scultorei utili alla ricostruzione della struttura e dell'arredo delle case etrusche. 
Uscita finalmente dal buio dei sepolcreti, la civiltà di questo popolo inizia a rivivere negli aspetti più immediati dell'esistenza quotidiana. 
Per quanto concerne l'architettura religiosa, dalle descrizioni romane sappiamo che i templi etruschi erano simili al tempio greco prostilo e rivestiti di terrecotte colorate. 
Statue decorative di notevoli dimensioni erano poste sui montanti del frontone e sul culmine del tetto, molto largo, lungo la trave portante, appesantendo notevolmente l'intera struttura, poco elevata in altezza. 
Si trattava dunque di una architettura dalle proporzioni tozze e dalle coperture grevi. 
Il frontone, originariamente vuoto, venne chiuso con lastre decorate ad altorilievo solo a partire dal III secolo a.C., e in età ellenistica sarà completamente occupato da grandi composizioni unitarie in rilievo policromo. 
Le colonne etrusche, di tipo tuscanico derivante dal modello delle prime colonne doriche, presentano base rotonda, fusto non scanalato (ossia liscio, privo dei caratteristici incavi longitudinali) ed echino (parte del capitello dorico, a forma di cuscino) rigonfio.


Ricostruzione e pianta di un tempio etrusco. Costruito su un alto basamento, con basse colonne, evocava le forme del tempio dorico; ma era più largo che lungo ed era diviso in due parti, di cui I'anteriore aperta e porticata


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