lunedì 15 aprile 2013

LA BATTAGLIA SOCIALE DI CHARLES DICKENS (The social struggle of Charles Dickens)

   

"Non vi sono parole per esprimere la segreta agonia della mia anima nel cadere in quella compagnia... nel sentirmi spezzare nel petto le vecchie speranze di poter essere un giorno un uomo colto ed eminente... la disperazione che provava il mio cuore di ragazzo... Tutta la mia natura era così penetrata dal dolore e dall'umiliazione di quei pensieri, che perfino adesso, famoso e lusingato e felice, dimentico spesso i miei sogni di avere una moglie che amo e dei figli che amo; dimentico perfino di essermi fatto un uomo; e torno desolatamente a vagare in quel tempo della mia vita."

L'immagine di questo bambino infelice, umiliato, spaventato e triste - il Charles Dickens dodicenne strappato alla famiglia e ai giochi infantili, alla lettura e alla scuola dall'arresto per debiti del padre e costretto a lavorare in una fabbrica di lucido per scarpe in un magazzino dove i ragazzini incollavano etichette vicino alla finestra, per avere luce, e la gente si fermava a guardarli - rimbalza di pagina in pagina nell'opera dickensiana, Oliver TwistDavide Copperfield, e le prigioni e la miseria, le esecuzioni capitali, i delitti, la malavita, la rispettabilità borghese e la sofferenza degli umili rimarranno sempre i filoni principali di quel complesso e geniale affresco dell'età vittoriana che è costituito dall'insieme delle opere di Dickens.

Sentimento dunque - forse sentimentalismo?... storie commoventi di ragazzi infelici, sofferenze e lacrime -  il lettore col fazzoletto pronto? Lo spettatore, sarei tentato di dire, perchè uno dei caratteri dell'arte di Dickens è quello di un impianto quasi teatrale, prospettico, delle scene e dei personaggi. E questa è certamente una delle ragioni della fortuna che ha arriso alle molte trasposizioni cinematografiche e televisive, che risultano in generale di pieno gradimento del pubblico.
Una galleria di personaggi tragici e comici, buoni e cattivi: Picwick e Sam Welles, Oliver Twist e Brownlow e Sykes l'assassino, Davide Copperfield, i Murdstone, zia Betsy, Micawber, Little Nell la vittima innocente delle ingiustizie sociali, e Nicolas Nickleby e l'avaro Scrooge e dieci e dieci altri, che hanno suscitato commozione e riso, sono piaciuti al grande pubblico fino a diventare emblemi o a passare in proverbio, testimoniano della incredibile popolarità raggiunta da questo autore, maestro nel tratteggio di tipi e nella creazione di intrecci romanzeschi e patetici.

Ma: tutto qui, Dickens? Un autore popolare, un umanitario forte e sincero, un umorista dalla vena comica genuina e felice, forse un po' smaccata? Un "minore" insomma, nella costellazione dei grandi dell'800 ?

Edmund Wilson osserva, in un notevole saggio dal titolo Dickens: i due Scrooge
"Fra tutti i grandi scrittori inglesi Charles Dickens è quello che meno ha ricevuto, nella sua stessa terra, una seria considerazione da parte di biografi, o critici, o eruditi... I letterati di Oxford o di Cambridge, che ultimamente hanno sottoposto a una sdegnosa cernita tanta parte dell'eredità inglese, I'hanno lasciato da canto con un certo sprezzo.... A Bloomsbury si discorre di Dostoevskij, ma si ignora che Dickens fu maestro di Dostoevskij...".

Chesterton asserì che Dickens "..,non era semplicemente uno dei vittoriani, ma bensì di gran lunga il massimo scrittore del suo tempo"... e Shaw dal canto suo ne accostò il nome a quello di Shakespeare: ma, osserva ancora il Wilson, non sono mancati i critici dell'opera dickensiana che l'hanno "stracciato" fino a "...tramutarlo in uno di quegli spaventapasseri vittoriani con qualche ridicolo peccatuccio freudiano: un essere così infantile, presuntuoso e ipocrita da meritarsi nient'altro che un meccanico sorriso di disprezzo".

Giudizi contrastanti, valutazioni diverse e separate l'una dall'altra da un divario profondo. Ma la verità secondo me non sta affatto nel mezzo: Dickens è un grande artista, e se i difetti della sua opera vanno pur colti, molti però dei difetti che gli vennero attribuiti non reggono a una analisi obbiettiva e molti dei pregi per cui è "popolare" sono in effetti autentici segni della sua grandezza.
La verità è che, man mano che si legge Dickens e ci si inoltra nella descrizione minuziosa e felice degli ambienti e dei caratteri, si viene contemporaneamente scoprendo un mondo complesso, organico, un quadro d'insieme quale risulta alla fine dall'opera dickensiana, che è di per sè un grande valore e, anche, un valore eccezionale: un ritratto dell'Inghilterra vittoriana nella sua realtà complicata e contraddittoria - un ritratto dell'Inghilterra, anche, che è sì l'Inghilterra del suo tempo, è l'Inghilterra di Dickens ma sa essere nello stesso tempo l'indagine acuta di componenti non effimere e legate a un singolo periodo o ambiente, bensì di tratti salienti e molti ancora oggi vivi o dei quali si avverte il riverbero in caratteri specifici della società inglese. Sì che per comprendere l'Inghilterra, e anche l'Inghilterra di oggi, la lettura di Dickens appare forse come uno strumento ancora oggi non inadeguato.

Davide Copperfield è fra tutti i romanzi del Dickens il più completo, un microcosmo che riassume un po', in sè, il  ritratto dell'Inghilterra quale l'autore lo veniva dipingendo nell'insieme dell'opera sua: ma se il Copperfield è, anche per questo, il più noto e apprezzato dei romanzi di Dickens di cui è considerato il capolavoro, è all'insieme del lavoro dickensiano che dobbiamo guardare per trovarvi una delle chiavi della grandezza e attualità dello scrittore.
Attualità ho detto: e questo argomento non si giustifica soltanto per le considerazioni fatte sopra. Attualità dello scrittore, vuol dire anche, usando un termine di moda, godibilità attuale: per ragioni di stile, di lingua, di invenzione del linguaggio.
E Dickens inventa il suo linguaggio, I'opera dickensiana è la prima produzione letteraria inglese totalmente "non aulica", comprensibile da tutti: l'esperienza di giornalista che tanto spesso nuoce allo scrittore facendolo corrivo al banale, al "corrente", da lui è utilizzata appieno per la invenzione di uno stile moderno, di un linguaggio senza passatismi paludati.

Che dire ancora di Dickens ? ...che Il circolo Pickwick è veramente forse il capolavoro dell'umorismo britannico?...che Micawber e la signora Nickleby sono ben più che macchiette, che il "Circumlocution Office", l'Ufficio Circonlocuzioni (in Little Dorrit), "il più importante dicastero governativo", quello che "possiede alla perfezione l'arte di sapere come non si fanno le cose, e che è infeudato da generazioni alla famiglia aristocratica dei Barnacles (molluschi)" è ben più di una caricatura e una satira degne di Swift?
Su Dickens naturalmente sono stati versati e si potranno versare ancora fiumi d'inchiostro. Il famoso "difetto di costruzione" del romanzo dickensiano ad esempio, con i personaggi che appaiono sulla scena all'inizio, a tutto tondo, in un grande corale che li inquadra e nel quale si stagliano descritti in ampiezza e profondità - e poi a un certo punto, i personaggi (molti, quasi tutti) cessano, l'Autore si direbbe che non sappia più che farne, quando non li fa opportunamente morire li spedisce.in giro per il mondo perchè sono morti come personaggi, non sa come farli concludere e li abbandona. Ma un ultimo argomento, come l'obbligo che sia trattato - senza di esso un profilo del Dickens sarebbe troppo incompleto.

Scrivendo di lui sul New York Tribune, Carlo Marx lo collocava "in quella brillante scuola di romanzieri inglesi le cui perfette ed eloquenti descrizioni hanno rivelato al mondo più verità politiche e sociali di tutti i politici, i pubblicisti ed i giornalisti messi insieme".

La battaglia sociale di Dickens dunque:. gli 'slums' e le prigioni, gli asili per i poveri, l'ipocrisia malvagia e convinta dei Murdstone che tramano infamie come se fosse loro dovere -  un ritratto completo dell'Inghilterra ho già detto, preso da più punti di vista in più ambienti sociali e culturali: però il punto di vista d'elezione, il più congeniale a Dickens, è certamente quello umanitario e sociale, e le conquiste dovute se non del tutto in parte notevole alla sua penna alla sua tenace battaglia civile, non sono di poco conto. 
Quando nel 1849 dopo aver assistito ad alcune esecuzioni capitali a Londra Dickens scrive al Times dando inizio ad una agitazione per fare abolire le impiccagioni in pubblico, egli si batte per l'umanità, contro un costume crudele e terroristico ipocritamente spacciato come necessità di educare per mezzo dell'esempio. E nella battaglia per la liberazione dell'incivile istituto della prigione per debiti, l'immortale Micawber non è, forse, un combattente per la giustizia sociale nè un "eroe positivo", adamantino nelle virtù come nelle sofferenze: ma certo ha fatto di più per i suoi simili presi nel vortice dell'indigenza e dello strozzinaggio il dickensiano Micawber, che molti "eroi" della spada e della penna. Così come il profondo rispetto che anima la descrizione di alcune figure femminili, valga per tutte la zia Betsy del Copperfield: il modo in cui la sua sensibilità lo porta ad affrontare nei suoi romanzi la "questione femminile" creando figure indimenticabili per forza autonomia e dignità di carattere è quello di un uomo moderno, attento a cogliere le correnti profonde di mutamento del costume e della società e a battersi per tutto quanto segni un progresso per l'umanità.
   


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