martedì 26 novembre 2013

OMERO - INTRODUZIONE ALL'ODISSEA (Introduction to Odyssey)




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lunedì 25 novembre 2013

ED È SUBITO SERA (Is now evening) - Salvatore Quasimodo


SALVATORE QUASIMODO

Salvatore Quasimodo (Modica, 20 agosto 1901 – Napoli, 14 giugno 1968) è stato un poeta italiano, esponente di rilievo dell'ermetismo, ha contribuito alla traduzione di testi classici e soprattutto dei lirici greci, e stato vincitore del premio Nobel per la letteratura nel 1959.

Un poeta che modernissimo più che per la scarsa cantabilità del verso (è l'aspetto più grossolano del suo distacco dalle melodie accentuative e strofiche, così numerose nella storia della nostra poesia), per l'essenzialità del contenuto, mai disperso in divagazioni e distrazioni.
La sua è in generale una lirica che nasce dal dolore, ma non affranta, anzi coraggiosa.
E inoltre traduttore limpidissimo, e specialmente dal greco: e anche qui, dello spirito più che della forma. 
Traduce anche Shakespeare. 
Le raccolte più importanti di liriche sono:
Poesie..., Oboe sommerso...., Ed è subito sera

Siciliano, visse a Milano dove insegnò letteratura italiana al Conservatorio musicale e amò assai il paesaggio lombardo e la città.
   


ED È SUBITO SERA

Ognuno sta solo sul cuor della terra
trafitto da un raggio di sole:
ed è subito sera.


Breve durata della felicità umana, paragonata a un raggio di sole che subito si spegne per il sopraggiungere della sera. 
Nel giro di tre versi è malinconicamente riassunta una vita.
Questa breve lirica offre il titolo a ad un volume di poesie del Quasimodo, e serve a intendere tutta la poesia di questo moderno del Novecento, soffusa di malinconia, di rimpianti per una bellezza irrevocabilmente perduta, quella della sua terra lontana: felicità intravista e subito smarrita.



IL PETRARCA LATINO (Petrarch Latin)


L'ERUDITO E IL FILOSOFO

Il Petrarca è considerato come un precursore di quegli umanisti del Quattrocento, per cui la letteratura antica fu un culto. Nei suoi viaggi, egli scoprì parecchi libri gloriosi e dimenticati: come il De Gloria di Cicerone, che andò poi nuovamente smarrito, le Lettere di Cicerone ad Atticole commedie di Terenzio. 
Il Petrarca, però, non partecipa ancora dello spirito critico degli umanisti, né fu un pensatore nuovo, ma piuttosto un erudito, che amò di ostentare, troppo talvolta, la sua dottrina.

La storia antica lo sedusse particolarmente: e accompagnata da riflessioni o illuminata da intenti morali, come era l'uso dei tempi. Tentò una specie di storia universale, per biografie, dal titolo De viris illustribus (Degli uomini illustri), che da Romolo doveva arrivare sino a Tito; ma si fermò a Cesare. 
Un'altra opera intitolata Rerum memorandum libri (Delle cose memorabili), anch'essa incompleta, è una raccolta di esempi desunti non solo dalla storia romana, ma dalla contemporanea: miranti a dimostrare il potere della Fortuna nelle cose umane, ad ammonire gli uomini alla indifferenza di fronte ad essa.

Da questi scritti storico-morali non è difficile il passaggio agli scritti di filosofia pratica: che non sono pochi. Basterà sapere quelli principali. 
Il  trattato De vita solitaria è tutto una esaltazione della solitudine, necessaria per la vita contemplativa non meno degli uomini religiosi (quali Mosè e Geremia e San Silvestro e Sant'Ambrogio e Sant'Agostino, e quel papa Celestino V, che Dante pose tra i codardi) come dei filosofi e pensatori, quali i gimnosofisti indiani, Anassagora, e i due autori antichi prediletti dal Petrarca, Cicerone e Seneca.

I dialoghi De remediis utriusque fortunae (Dei rimedi dell'una e dell'altra sorte) mirano a dimostrare che l'uomo saggio trova un freno alla gioia, e un conforto nei dolori, purché pensi che ogni gioia reca in sé il suo dolore, che ogni dolore reca in sé la sua gioia. 
Ti sorride la gloria? Pensa agli invidiosi, che la gloria ti suscita contro. 
Hai perduto un figlio? Pensa quante possibili noie sono scomparse con esso. 
La povera saggezza, che qui il filosofo predica, non sarebbe, in verità, che la più antiumana apatia. 
Più importanti i dialoghi De contemptu mundi. (Del disprezzo del mondo), che si immagina abbiano luogo tra il Petrarca e quel Sant'Agostino, che provò, pacificandoli finalmente nella fede, i travagli di spirito, che ben conobbe il poeta. 
Ai dialoghi assiste la Verità; ma non parla. Il Santo legge nel cuore dell'uomo, e lo accusa via via di orgoglio, di avarizia, di troppo amare la donna e la gloria. L'uomo si difende, e, quanto all'amore, insiste che per esso egli si sente innalzato a Dio. 
Ma chi dei due, se l'uomo o il Santo, abbia ragione, non appare chiaro; e il libretto resta testimonio di uno stato d.'animo penoso di incertezza e di perplessità. Perciò esso ebbe anche il titolo di De secreto confictu curarum mearum (Dell'intima battaglia dei miei pensieri) e di Secretum, essendo come una confessione del poeta, più a se stesso, che agli altri.
Certo Sant'Agostino non aveva torto di rimproverare l'uomo per la sua vanagloria. 
Con tutta la sua filosofia, il Petrarca non sopportava nessuna offesa al suo amor proprio. Per questo non mancano cli lui vivaci ed aggressivi scritti polemici. 
Lanciò una Invectiva in medicum (Contro un medico), in ben quattro libri; nei medici egli vedeva degli empirici e dei ciarlatani; e consigliava Clemente VI ammalato a liberarsi da essi, se voleva guarire. 
Un'altra volta, a Venezia, seppe che alcuni dubitavano del suo valore come filosofo; ed ecco contro quei detrattori ii libello De sui ipsius et multorum ignorantia (Dell'ignoranza sua e di molti). 
Un anonimo scrittore francese lo accusò di aver consigliato Urbano V a lasciar Avignone per Roma. Il Petrarca rispose con l'Apologia contra cuiusdam anonimi Galli calumnias (Difesa contro le calunnie di un francese anonimo). 
È, per le note di fiero amor patrio, una delle più nobili scritture del Petrarca.




venerdì 22 novembre 2013

RITRATTO DI CLAUDE DE LORRAINE DUCA DI GUISA (Portrait of Claude de Lorraine Duke of Guise) - Jean Clouet

RITRATTO DI CLAUDE DE LORRAINE DUCA DI GUISA (1525-1527 circa)
 Jean Clouet (1845 circa - 1541)
Galleria palatina - Firenze
Olio su tavola cm 29 mx 26


Ancora una volta si fondono in Jean Clouet l'interesse per un modellato corposo di tradizione italiana e il gusto per il dettaglio di origine franco-fiamminga.

Il nobile personaggio è raffigurato a mezzo busto, con il corpo posto frontalmente e la testa girata di tre quarti verso sinistra. 
Il duca di Lorena indossa un largo cappello circolare bordato di pelliccia e vesti elegantissime. 
Sopra una camicia bianca, con lo scollo diritto orlato di ricami in nero, egli indossa un corsetto rigato e un ampio manto di pesante satin grigio con risvolti marroni.
Da questo fuoriescono le mani, che recano vistosi anelli. 
Lo sfondo verde scuro consente al personaggio di stagliarsi nitidamente e di emergere quasi fosse una persona viva.
Assai viva peraltro è anche l'espressione, caratterizzata dagli acuti occhi grigio-verdi.

E facile comprendere che si tratta di un ritratto basato sull'osservazione e lo studio del soggetto dal naturale. Sappiamo infatti che Jean Clouet prima di dipingere i suoi ritratti dei nobili della corte di Francia eseguiva dei disegni preparatori molto accurati del soggetto in posa.
Poiché molti di questi disegni si sono conservati, possiamo constatare spesso la precisa corrispondenza fra ritratto dipinto e ritratto disegnato a matita.

Anche per il duca di Guisa esiste un disegno, conservato al Musée Condé di Chantilly. Un'iscrizione in caratteri corsivi cinquecenteschi attesta che si tratta proprio del nostro personaggio.
Gli studiosi ritengono tuttavia che possa trattarsi di una derivazione "a posteriori" dal ritratto della Galleria Palatina.


La  provenienza del dipinto è ignota. Fino al 1904 esso risultava catalogato nella Galleria Palatina come "maniera di Holbein". 
Lo studioso Durand-Gréville suggerì per primo in quell'anno un'attribuzione a Jean Clouet.
A sinistra del volto del personaggio ritratto si legge un'iscrizione, probabilmente aggiunta in epoca posteriore, che suona: CLAUDE DE LORRAINE, DUC DE GUYSE.


Claude de Lorraine e Francesco I

Claude de Lorraine, nato nel 1496 e morto nel 1550, era un personaggio legato alla corte di Francia. In origine aveva il titolo di conte, ma in seguito, nell'anno 1528, fu fatto duca dal re Francesco I, titolo questo che era stato appannaggio fino a quel momento solo dei principi di casa reale.
Il Ritratto di Claude de Lorraine presenta molte affinità con quello del sovrano francese, eseguito da Jean Clouet intorno agli anni 1525-1530. 
In particolare il costume indossato dal duca è molto simile a quello di Francesco I: si noti il cappello bordato in pelliccia di forma circolare che è quasi identico, la somiglianza fra gli orli ricamati in nero delle camicie, l'analogo trattamento della barba, resa con tratteggio molto sottile ed accurato. 
I due ritratti furono quindi eseguiti a breve distanza di tempo, entrambi negli anni fra il 1525 e il 1530. Nell'incerta cronologia delle opere di Jean Clouet è importante riuscire a creare nuclei di opere affini di datazione abbastanza sicura.


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mercoledì 20 novembre 2013

* RODOLFO MORANDI - Un buon socialista italiano (Italian Socialist)

Rodolfo Morandi

CANALE DI PANAMA (Panama Canal)


CANALE DI PANAMA


Si descrive qui, con stile incisivo ed efficace, la grande lotta combattuta e vinta dagli uomini contro la natura per piegarla alle loro necessità: è una lunga serie di battaglie con la finale soddisfazione che deriva dal constatare che l'intelligenza e la tenacia del piccolo uomo alla fine supera ogni difficoltà.

L'istmo di Panama, nell'America centrale, fu tagliato nei primi quattordici anni del secolo scorso; le difficoltà maggiori furono il clima e la differenza di livello fra l'Oceano Pacifico e l'Atlantico.
  

    
La creazione del canale di Panama

E quale guerra! Una guerra che ha divorato miliardi di lire e migliaia di vite umane.

Una guerra ostinata, angosciosa, terribile contro la ostilità possente e inesorabile della Natura. Una guerra che ha avuto le alternative della lotta violenta. Degli eserciti di otto, di dieci, di quindicimila uomini si sono all'inizio slanciati successivamente all'assalto.

Contro di loro era la foresta vergine, la roccia delle montagne, il fango delle paludi, la febbre gialla; le epidemie tropicali, il clima mortale.

Otto anni era durata l'attiva campagna francese (i Francesi erano ormai esperti di lavori del genere dopo il taglio del Canale di Suez), dopo la quale la Natura trionfante riprese I'assoluto possesso dell'istmo.

Il sogno di quattro secoli pareva svanito per sempre.

Quindici anni dopo sbarcava un altro esercito nell'istmo.

La guerra riprendeva con nuove forze. Cominciava la campagna americana.
  

Con l'esperienza del passato, con i progressi della scienza, si attaccava di un colpo la terra e la febbre. Si combatteva con eguale energia la montagna e la zanzara.

Le più formidabili armi del nemico erano strappate ad una ad una. Le violenze micidiali del clima venivano soffocate, le schiere lavoratrici erano protette dai pericoli invisibili come da quelli visibili.

S'intraprendeva questo prodigio: rendere innocua l'atmosfera che ammazza. Si portava I'ostilità anche nel mondo del microscopio.

La distruzione della mortale stegomia che porta la febbre gialla e dell'anofele che inietta la malaria, era condotta con la stessa regolarità, con la stessa attività dello scavo e delle costruzioni.

Si rendeva così possibile il lavoro dei bianchi e di quello dei negri.

Gli eserciti di operai aumentarono di numero e di potenza. Ventimila, poi trentamila, poi quarantamila uomini, guidati da una moltitudine di ingegneri, si sono gettati sulla immensa trincea transoceanica.
  

Col progredire del lavoro nuove masse entravano in linea. Si arrivò alla cifra di sessantamila addetti al Canale. E sui battaglioni umani tutto un nero titanico popolo di macchine torreggiava strepitante.

Cento scavatrici, cinquecento perforatrici, venti draghe, quattrocento locomotive, cinquemila vagoni, e pompe, e elevatori, e gru, e rimorchiatori: macchine dai denti enormi che mordono la terra, macchine dalle mani gigantesche che afferrano e sollevano i macigni, macchine che lanciano in fondo alle acque la catena enorme delle loro grandi pale penetranti e capaci: macchine che scaricano in un colpo un treno di cinquanta vagoni; macchine che fremendo appoggiano la loro fronte alla roccia, con atteggiamento taurino di ostinazione, di furore e la penetrano con la loro lunga arma turbinosa: castelli metallici pieni di uno strepito di ingranaggi, membratura potenti dal moto lento e docile, ruote in fuga, un affanno di caldaie, uno sbuffare di vapore, uno scrosciare di acque, tutto questo tempestava in mezzo all'attività minuscola degli insetti umani, intelligente e precisa, che guidava i macchinari come il Cornak  guida l'elefante.
  

L'istmo ha cercato di resistere.

Anche la seconda campagna ha avuto i suoi rovesci, le sue ore d'incertezza e di angoscia: più volte il formidabile attacco dell'uomo è stato respinto.
Tre volte la direzione dei lavori si è trovata di fronte all'insuperabile. Errava nel metodo.

Il presidente Roosevelt, sentì la vera natura dell'impresa, quando tolse la direzione del lavoro agli ingegneri e l'affidò all'esercito.

Era la guerra. Bisogna adottare i sistemi di guerra.
Occorreva una rigida severa ed efficace organizzazione militare. Sacrificare tutto alla vittoria, marciare avanti, non dar tregue, non interrompersi mai, non concedere al nemico il tempo di riaversi e di provocare devastazioni e catastrofi: ecco il segreto.

Una macchina che si spezzava era gettata come materiale di rafforzo in un terrapieno. Quando un treno, con la locomotiva, si rovesciava per un cedimento della linea, non si perdeva tempo a salvarlo e veniva sepolto, come un gran cadavere, nello sterro.

Avanti! Avanti! Le macchine, come gli uomini, avevano le loro perdite, i loro morti.

Un insieme magnifico di ambulanze, di servizi medici, di soccorso, di ospedali, conferiva ai combattenti una fiducia, che era un elemento di audacia.
  

Non sono mancate certo le sciagure.

I treni sanitari portavano ogni giorno dei caduti. Ogni vittoria è un minotauro (il mostro divoratore di giovani e fanciulle, mezzo uomo e mezzo toro, al centro del Labirinto, a Creta, va fatto oggetto di un omaggio di vittime umane, finchè fu ucciso da Teseo) che divora le vittime.
Quanti operai sono precipitati dall'alto delle chiuse; quanti  son morti in esplosioni premature di mine, quanti sono scomparsi nelle acque torbide dei fiumi popolati di caimani, dalla enorme bocca! Ma non si possono considerare qui gli incidenti, i disastri e gli errori, con i concetti che informano la vita normale. Nei grandi conflitti tutti i valori dell'esistenza cambiano. Dobbiamo proporzionare ogni cosa che qui avviene alla immensità dell'impresa piena di incognite, al suo aspetto di lotta combattuta, una lotta così varia, così accanita, così lunga, così vasta.

Le notizie del Canal Record, il giornale dei lavori, avevano la laconica eloquenza dei bollettini militari; in poche parole davano il gelido resoconto di una vittoria o di un insuccesso.

Tutto era secondario di fronte alla gloriosa meta, sempre più vicina, alla quale tendeva l'attività alacre di centomila braccia, il cuore di una nazione, l'interesse dell'umanità.
  


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venerdì 15 novembre 2013

FAUST - Schema dell'opera di Goethe (The layout of the work of Goethe)

Faust - Rembrandt

FAUST

Prologo in Teatro

Il Direttore del teatro (che è anche impresario), l'Autore drammatico e un Attore che interpreta personaggi brillanti e comici dialogano sul terna delle contraddizioni inevitabili fra: gusti del pubblico e l’ispirazione poetica. Il Prologo si conclude con l'annuncio dello spettacolo e l'apertura del sipario.

Prologo in Cielo

Di fronte all’Onnipotente e alla corte celeste gli arcangeli celebrano le meraviglie del creato. Mefistofele esprime a Dio alcune sue considerazioni, ironiche e negative, sul genere umano. Il Signore gli parla di Faust. Mefistofele è autorizzato a tentarlo.


PRIMA PARTE DELLA TRAGEDIA

Notte

Il dottor Faust monologa sulla propria esistenza, trascorsa nella ricerca di un sapere che gli si è sempre rivelato vano o delusivo. Vorrebbe fuggire dai libri verso un diretto contatto con la natura. Sfoglia l'opera di Nostradamus; poi, mentre contempla il segno dello Spirito della Terra, questo potente Spirito gli appare, lo atterrisce e lo lascia umiliato e attonito. Sopravviene lo studioso pedante e suo discepolo Wagner; dopo una conversazione con questo ingenuo entusiasta del sapere libresco, Faust riprende a monologare. Sempre più disperato pensa non avere altra via che il suicidio. Versa in una coppa un veleno che egli stesso ebbe un tempo a distillare ed è sul punto di berlo; quando il suono delle campane di Pasqua e i cori liturgici lo arrestano, richiamandogli alla memoria i tempi dell’infanzia. Il pianto lo rende alla vita.


Fuori porta

Nel pomeriggio di Pasqua, i cittadini muovono verso la campagna. Scene episodiche di operai, servette, studenti, ragazze della borghesia, soldati. Accompagnato da Wagner, Faust esce a passeggio. Riconosciuto dai concittadini, si ferma a riceverne il rispettoso saluto. Prosegue, raccontando a Wagner dei tempi della sua giovinezza e delle ricerche alchimistiche del proprio padre. Mentre cala la sera, un can barbone trotta in cerchi sempre più stretti intorno ai due.


Studio

Accompagnato dal cane, Faust è tornato nel suo studio. Vorrebbe tradurre i primi versetti dell'Evangelo di Giovanni; ma il cane, dopo averlo disturbato con i suoi guaiti, subisce una terrificante metamorfosi. Gli esorcismi, che Faust allora pronuncia, gli rendono visibile, in veste di studente, Mefistofele. Il Diavolo vorrebbe allontanarsi, ma glielo vieta un segno cabalistico tracciato sulla soglia dello studio. Allora un coro di spiriti addormenta Faust e un topo, su ordine di Mefistofele, rode un angolo del magico pentagramma, cosi liberandogli il passo.


Studio

Mefistofele rientra nello studio in abito di giovane cavaliere e propone a Faust un patto. Lo servirà e gli procurerà ogni sorta di piaceri in questo mondo, in cambio del dominio, dopo la morte, sulla sua anima. Replicandogli, Faust scommette che i godimenti terrestri non riusciranno mai a placare in lui la tensione al mutamento e al superamento. La scommessa viene firmata con una goccia di sangue. Mentre Faust si prepara a lasciare la sua vita di studioso, una matricola ha con Mefistofele, che crede Faust, un colloquio sugli studi che vorrebbe intraprendere. Uscito lo studente, Faust e Mefistofele partono a volo sul mantello di quest’ultimo.


La taverna di Auerbach a Lipsia

Quattro studenti bevono e cantano. Sopraggiungono Faust e Mefistofele; che canta ai presenti la “Canzone della pulce” e poi li suggestiona con le sue arti magiche, se ne fa beffe e li lascia sbalorditi e sconcertati, scomparendo con Faust.


Cucina della Strega

Per procurare a Faust un filtro di giovinezza, Mefistofele lo accompagna da una strega. Nel laboratorio e cucina di colei assente c'è una famiglia di Gatti Mammoni, ovvero mostruose scimmie parlanti. Una di queste porge a Faust uno specchio dove egli può scorgere una bellissima figura di donna. La strega rientra, Mefistofele si fa riconoscere. Dopo strani esorcismi, Faust beve la pozione magica.


Una strada

Faust rivolge la parola alla giovane Margherita, mentre costei esce dal Duomo. La ragazza prosegue la sua via verso casa senza accettare la conversazione. Faust esige da Mefistofele che gli renda possibile sedurre al più presto la giovane.


Sera

Mefistofele e Faust entrano nella stanza da letto di Margherita e Mefistofele chiude nell’armadio di costei uno scrigno che contiene oggetti preziosi. I due escono. Mentre si spoglia per andare a dormire (e canta qui la canzone del “Re di Thule”) Margherita scopre il cofanetto.


Una passeggiata

Mefistofele informa Faust che la madre di Margherita, inquieta per la loro origine misteriosa, ha consegnato a un prete i gioielli trovati dalla figlia. Faust esige da Mefistofele che rinnovi il dono e gli dia la possibilità di incontrare la ragazza.


La casa della vicina

Marta, la vicina di casa di Margherita, sta parlando con costei del secondo scrigno di gioielli che la giovane ha trovato nella propria stanza, quando Mefistofele si presenta ad annunciarle la morte del marito, avvenuta in Italia. Poi, con la scusa di fornirle una testimonianza legalmente valida, ottiene di poter tornare la sera medesima insieme a Faust.


Una strada

Faust dovrà testimoniare il falso circa la morte del marito di Marta, gli dice Mefistofele. E' la condizione per poter incontrarsi con Margherita.


Giardino

Margherita e Faust, Marta e Mefistofele passeggiano nel giardino. Mentre Margherita racconta a Faust della propria esistenza e Faust le dichiara il suo amore, Marta lascia intendere a Mefistofele di non voler rimanere a lungo vedova.


Un chiosco da giardino

Primo bacio di Faust e Margherita. Il colloquio é interrotto dal sopraggiungere di Mefistofele. Le due donne rientrano nelle loro case.


Bosco e caverna

Monologo di Faust. Sconvolto dalla passione egli ha abbandonato la città per le foreste. Si rivolge allo Spirito della Terra per ringraziarlo dei suoi doni, ma anche per lamentare il proprio asservimento a Mefistofele. Quest'ultimo lo incita a lasciare gli scrupoli e a sedurre Margherita.


La stanza di Gretchen

Lavorando all’arcolaio, Margherita canta la propria pena amorosa.


Il giardino di Marta

Margherita interroga Faust sui suoi sentimenti religiosi. La risposta di Faust, che è quella di un panteista romantico, lascia assai perplessa la cristiana Margherita: d’altronde, essa avverte in Mefistofele qualcosa che le repugna. Faust le da un sonnifero perché la madre non si svegli quando, quella notte, egli verrà da lei. Uscita Margherita, sopraggiunge Mefistofele a schernire gli entusiasmi amorosi di Faust.


Alla fontana

Conversazione di Margherita e di Lieschen. Quest’ultima le parla di una comune conoscente che aspetta, fuori del matrimonio, un figlio. Margherita monologa sulla propria colpa.


Bastione

Nella sua angoscia, Margherita prega una immagine della Vergine.


Notte

Valentino, soldato, fratello di Margherita, ha saputo delle dicerie che corrono sul conto della sorella. Nella notte vengono avanti Faust e Mefistofele. Mefistofele canta, accompagnandosi con la chitarra, sotto le finestre di Margherita. Nel duello che segue, Faust, con l’aiuto di Mefistofele, ferisce a morte Valentino. Accorre gente, scendono per la via Margherita e Marta. Prima di morire Valentino maledice la sorella.


Duomo

Durante un ufficio dei morti, Margherita é tormentata dalle parole che le viene mormorando uno Spirito maligno, fino a perdere i sensi.


Notte di Valpurga

Sulle montagne dello Harz, Mefistofele e Faust, guidati da un fuoco fatuo, salgono verso la grande festa di Satana, in mezzo a una folla di streghe e stregoni. Nella tregenda, Faust balla con Lilith, Mefistofele con una vecchia strega. Improvvisamente Faust scorge una figura femminile che somiglia a Margherita, ma come se già fosse morta. Mefistofele cerca di distrarlo da quella apparizione.


Il sogno della notte di Valpurga

Intermezzo musicale. Intorno al motivo delle nozze d'oro di Oberon e Titania, al suono d’una musica di rane e di insetti, personaggi umani e animali, allegorici o simbolici, si succedono a dire le loro quartine, fino a che l’alba li dissolve.


Giornata cupa – Campagna

Faust maledice Mefistofele e gli impone di soccorrere Margherita imprigionata e condannata a morte.


Notte - Aperta campagna

Passando a cavallo presso un patibolo, Faust e Mefistofele scorgono streghe che vi eseguono loro pratiche empie.


Un carcere

Faust entra nel carcere dove Margherita, malcerta la ragione per i patimenti e l’angoscia, é in attesa della morte. Si fa riconoscere, la libera dalle catene. Ma Margherita rifiuta di seguirlo; e, quando si avvede della presenza di Mefistofele, si rimette al giudizio di Dio. Sopravviene l’alba. I due fuggono mentre, già quasi dall'oltretomba, Margherita ripete il nome dell’amato.


SECONDA PARTE DELLA TRAGEDIA

Atto primo

Luogo ameno

Nel crepuscolo, un coro di Elfi addormenta Faust. All’alba, una nuova energia 1o penetra, la contemplazione dell’iride che il sole mattutino accende dal pulviscolo di una cascata lo restituisce all'attività.


PALAZZO IMPERIALE

Sala del Trono

L’Imperatore sta per parlare al suo Consiglio di Stato, quando Mefistofele si presenta a sostituire il buffone di corte. Il Cancelliere, il Comandante supremo dell’esercito, il Grande Tesoriere e il Maresciallo di Corte lamentano l'anarchia sociale ed economica dell’Impero. E Mefistofele propone di rimediare alle difficoltà economiche col reperimento dei tesori celati nel sottosuolo. Ma l'Imperatore preferisce, per il momento, festeggiare il Carnevale con una festa mascherata.


Ampia sala

Presentati da un Araldo si succedono gruppi di maschere e figurazioni allegoriche. Guidato da un giovane, avanza su di un carro Faust mascherato da Pluto, dio della ricchezza, seguito da Mefistofele in figura di Avarizia. Mefistofele, comparso in veste di dio Pan, col suo seguito di fauni, giganti, gnomi e ninfe, suggestiona la folla e lo stesso Imperatore. Un incendio fittizio, è sedato da Faust-Pluto.


Giardino

E il giorno che segue la mascherata. Faust e Mefistofele sono vicini all’Imperatore quando il Maresciallo di Corte, il Comandante dell’esercito e il Cancelliere gli annunciano che un nuovo ritrovato, la carta moneta, garantita dai tesori sepolti nel sottosuolo dell’Impero, sta animando l'economia del paese e risolvendo molti difficili problemi di finanza. L’Imperatore dispensa carta moneta fra i suoi cortigiani.


Galleria oscura

Poiché l’Imperatore pretende l’evocazione di Elena e di Paride, dice Mefistofele a Faust, è necessario che egli affronti la discesa alle Madri, armato di chiave magica; e ne torni con un tripode che si trova in fondo all’abisso. Faust accetta e scende nel mondo delle Madri.


Sale vivamente illuminate

In attesa delle spettacolo di magia, i cortigiani si affollano intorno a Mefistofele che distribuisce buoni consigli e ironici rimedi.


Sala dei Cavalieri

L’Imperatore e il suo seguito prendono posto per assistere allo spettacolo di magia. Mefistofele fa da suggeritore all’Astrologo. Apparizione di Paride e di Elena, variamente commentata dagli spettatori. Faust tenta di impedire che Paride rapisca Elena; e dopo una esplosione tutto si dissolve in oscurità e tumulto.


Atto secondo

Una stanza gotica a volta, stretta e alta

Mentre Faust dorme, Mefistofele, indossata la vecchia pelliccia dello studioso, parla col famulus di Wagner, che è divenuto alta autorità accademica e attende sempre il ritorno di Faust. Sopraggiunge, ormai Baccalaureus, il giovane che al tempo del primo incontro tra Faust e Mefistofele, aveva parlato a quest'ultimo scambiandolo per il dottor Faust del proprio avvenire di studente. Il giovane tratta sprezzantemente quello che crede il suo vecchio maestro, poi se ne va.


Laboratorio

Wagner sta lavorando alla creazione artificiale di un essere vivente, quando sopraggiunge Mefistofele. Nella fiala si forma Homunculus che si libra su Faust addormentato, descrive quel che egli sta sognando (la scena degli amori di Leda e del Cigno) e propone a Mefistofele di raggiungere insieme a Faust le pianure di Tessaglia, dove ogni anno si celebra con una assemblea di fantasmi e di creature mitiche l’anniversario della battaglia di Farsalo. I tre partono a volo.


NOTTE DI VALPURGA CLASSICA

I campi di Farsaglia

Monologo della strega tessala Erittone, I tre viaggiatori dell’aria scendono in terra greca.


[Lungo il Peneio superiore]

Mefistofele dialoga con Grifoni, Sfingi, Sirene. Faust chiede alle Sfingi dove gli sia dato di trovare Elena.


[Lungo il Peneio inferiore]

Sul fiume Peneio, Faust crede rivedere la scena di Leda al bagno. Appare il centauro Chirone. Faust lo interroga sugli antichi eroi e su Elena. Chirone lo accompagna dalla sibilla Manto che lo avvia agli inferi, a incontrare Persefone.


[Lungo il Peneio superiore]

Episodi simbolici della disputa fra vulcanisti e nettunisti. Seismos provoca un terremoto, i Grifoni incaricano Formiche e Dattili di raccogliere i minerali d'oro che affondano nella terra sconvolta, i Pigmei combattono contro le Gru. Mefistofele si fa ingannare dai fantasmi delle Lamie e della Empusa, Homunculus si accoda ai filosofi Talete e Anassagora che disputano sulle cause dei mutamenti geologici. Mefistofele si rivolge alle Forcidi e assume l’aspetto d’una di esse.


Baie rocciose dell’Egeo

Fra i canti di Sirene, Nereidi e Tritoni si celebra la festa marina di Galatea. Homunculus, accompagnato da Talete, interroga prima il vecchio Nereo e poi Proteo per conoscere come debba fare per divenire un compiuto essere umano. Intanto avanza sulle onde notturne un corteo di figure mitologiche che accompagna la conchiglia di Galatea. La fiala di cristallo di Homunculus si spezza e il suo fuoco si fonde con le acque mentre il coro celebra Eros e i quattro elementi.


Atto terzo

Davanti al palazzo di Menelao a Sparta

Elena torna alla casa paterna e dialoga con un coro di ancelle troiane prigioniere, narrando degli ordini che Menelao suo sposo le ha impartiti. Mefistofele-Forcide, parlando come una vecchia custode della casa, rimprovera e ingiuria le Coretidi, sconvolge per un attimo, evocandone la vita trascorsa, il senno di Elena, le profetizza morte per mano di Menelao e la induce ad accettare di trasferirsi in un castello feudale che una gente nordica ha costruito non lontano da Sparta.


Cortile interno del castello

Nella corte del castello Elena si incontra con Faust in figura di cavaliere. Episodio di Linceo. Simbolico passaggio dal mondo classico a quello feudale. Faust assegna in feudo ai suoi compagni le terre di Grecia. Evocazione dell’Arcadia.


La scena si trasforma completamente

Nelle grotte d'Arcadia, dagli amori di Elena e Faust è nato Euforione che, in brevissimo tempo, percorre una impetuosa esperienza, tenta il volo, e muore mentre - assunto a simbolo di G. Byron - tenta aiutare la lotta del popolo greco per l’indipendenza. Elena si dissolve fra le braccia di Faust, le sue vesti lo trasportano in aria. Mentre la corifea Pantalide raggiunge Elena nell’Ade, le Coretidi cantano il loro dissolversi in elementi naturali. L’atto si conclude con l’evocazione di un baccanale. Mefistofele depone le vesti di Forcide.


Atto quarto

Alta montagna

Monologo di Faust, che una nuvola ha lasciato su di uno sperone alpino. Sopraggiunge, su di un paio di stivali delle sette leghe, Mefistofele, che espone a Faust i propri desideri di borghese ricco e libertino atteggiato a monarca del Settecento. Faust gli replica proponendogli di aiutarlo in un progetto destinato a sottrarre al mare, con un sistema di dighe, una nuova terra. Musica guerriera da notizia del passaggio di un esercito. E Mefistofele spiega che l’Imperatore sta marciando contro le forze di un usurpatore, un Antimperatore, che le lotte di fazione gli hanno concitato contro; se loro due gli porgeranno aiuto, l’Imperatore potrà concedere a Faust, in feudo, la terra che egli progetta di strappare al mare. Tre combattenti demoniaci si presentano, agli ordini di Mefistofele, a dare man forte.


Sui contrafforti

L’Imperatore, insieme al suo Generalissimo, osserva la disposizione delle truppe per la battaglia imminente. Faust si presenta e propone l’aiuto dei suoi poteri magici. Iniziata la battaglia, Mefistofele fa intervenire i suoi tre soldati demoniaci, provoca allucinazioni fra i nemici e spinge all’attacco delle loro schiere un’armata di fantasmi che animano antiche armature.


Tenda dell’Antimperatore

Dopo una scena di saccheggio, interrotta dal sopravvenire di guardie imperiali che lo svolgimento della battaglia ha sconcertate e turbate, l’Imperatore procede a conferire ai suoi fedeli feudatari le maggiori cariche della corte imperiale. L'arcivescovo esige poi che tutte le terre dove sorsero gli accampamenti imperiali siano date alla Chiesa; e che un tempio vi sia eretto in espiazione dell’ausilio fornito dalle forze diaboliche. Anche sulle terre che Faust, seppure ancora sommerse, ha avuto in feudo, la Chiesa pretende l'esercizio di futuri diritti.


Atto quinto

Aperta campagna

Un viandante torna dopo molto tempo a salutare una coppia di vecchi coniugi, Filemone e Bauci, che lo salvarono, naufrago su quelle rive. Ma il mare è stato allontanato dalle dighe erette per iniziativa di Faust, gli spiegano i due vecchi; e non senza soccorso diabolico. Campi ora si stendono dov'erano le onde.


Palazzo

Faust, ormai vegliardo, assiste all’arrivo di molte navi cariche di merci preziose che Mefistofele, datosi alla pirateria, ha assalito viaggiando i mari. Ma Faust vuole sloggiare i due vecchi dalla loro casetta e far suoi i vecchi tigli che la ombreggiano; autorizza ormai Mefistofele ad agire.


Notte profonda

Linceo, la vedetta, vede e lamenta l'incendio della casupola. Mefistofele, tornato dall'impresa con i suoi tre scherani, descrive brevemente l’uccisione dei due vecchi e del Viandante, intervenuto a loro difesa. Faust maledice gli assassini.


Mezzanotte

Quattro figure femminili, simboliche di miseria e affanno, si avvicinano alla casa di Faust. La Cura vi penetra. Faust riesce a resisterle senza far uso di formule magiche, riconfermando invece la propria fiducia nella ragione e nell'azione. La Cura acceca Faust; ma Faust rifiuta di lasciarsi abbattere anzi ordina di riprendere i grandiosi lavori già progettati.


Grande cortile antistante il palazzo

Mefistofele guida i Lemuri a scavare la fossa per Faust. Faust crede che i colpi delle vanghe dei Lemuri siano quelli dei suoi operai al lavoro. Immagina che nelle nuove terre milioni d’uomini potranno vivere uniti e liberi e, presentendo la gioia di quel momento, muore.


Sepoltura

Mentre i Lemuri interrano il corpo di Faust, Mefistofele spia l’uscita dell’anima per trascinarla nell'inferno e da ordine ai suoi diavoli di tenersi pronti ad afferrarla. Ma schiere angeliche scendono dall’alto e spargono rose che inutilmente i diavoli cercano di distruggere. Mefistofele si distrae ad ammirare voglioso le forme degli angeli adolescenti; e intanto la parte immortale di Faust è portata verso l'alto dagli angeli lasciando il diavolo a lamentare la propria sconfitta.


Gole montane

In un paesaggio di rupi e foreste, santi anacoreti, tra cori di infanti e di angeli. Voci di peccatori pregano la Vergine per il perdono della parte immortale di Faust. Fra quelle, l’essere che fu Margherita lo guiderà ad una nuova vita.



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