martedì 9 aprile 2013

LA CASA DELL'IMPICCATO (The house of the hanged man) - Paul Cézanne

La casa dell’impiccato - Paul Cézanne - Auvers-sur-Oise, 1872-1873 

Parigi, Musée d’Orsay - Olio su tela, cm 55 x 66 



Mentre si trova a Auvers, Cézanne ha modo di dipingere e confrontarsi con Pissarro, scambiandosi pareri e suggerimenti su come orientare le proprie ricerche.

In questo quadro il pittore stende i colori in modo pacato e controllato, ottenendo un buon equilibrio; inoltre Cézanne utilizza pennellate nette e fa in modo di evidenziare i contrasti luminosi, senza sfumature.

Sebbene l’artista cerchi di dare un po’ di movimento alla scena, l’insieme appare comunque un po’ fermo e meno originale delle sue seguenti tele rappresentanti paesaggi, in cui definirà meglio il suo contributo alla poetica dell’impressionismo.

Nel 1874, per accontentare il caro amico Pissarro, Cézanne accetta di partecipare alla prima mostra degli impressionisti.

Uno dei tre quadri che espone è proprio questo dipinto che però molti critici giudicano negativamente. Due anni più tardi, alla seconda mostra degli impressionisti, Cézanne, ancora offeso e deluso, preferisce non esporre.

Il quadro viene acquistato per soli 200 franchi dal conte Armand Doria.

Alcuni anni più tardi, in occasione della rassegna di pittura per l’Esposizione Universale di Parigi del 1889, l’artista ripresenta proprio questo dipinto: la preferenza non è lasciata al caso, Cézanne vuole prendersi una piccola rivincita mostrando a tutti come, sia la critica che i collezionisti e gli intenditori d’arte, abbiano cambiato la loro considerazione nei confronti del suo quadro.

Il critico e storico dell’arte Lionello Venturi descrive il quadro con queste parole: “lo spazio non è più amorfo, ma la vibrazione luminosa, ottenuta nonostante il consueto spessore della materia, lo rende quasi compatto, come una massa che però non ha pesantezza, ma corposità, data la finezza dei passaggi cromatici. E la luce che crea questa sintesi tra volume e spazio, una sintesi che dà alle cose il senso dell’eternità o, a dir meglio, il senso della loro durata reale, del ripercuotersi nella coscienza”
  

   
OSSERVANDO L’OPERA:

Cézanne firma il quadro in basso a sinistra e in rosso, lo fa raramente.

In primo piano attira lo sguardo dello spettatore un muretto che fiancheggia il sentiero scosceso, che si inerpica e poi scende al centro verso le povere case di campagna di Auvers.

Le spinte verticali degli alberi e le forme orizzontali dei tetti delle case costituiscono lo spazio in maniera rigorosa e ben distribuita.

La linea dell’orizzonte è piuttosto alta e lo spazio che lascia al cielo è limitato a una piccola porzione, comunque molto profonda e luminosa.



UNA GIORNATA DI IVAN DENISOVIČ - Aleksandr Isaevic Solženicyn



    
Dati biografici: Aleksandr Isaevic Solženicyn - Kislovodsk 1918 - Mosca 2008
Titolo originale: Odin den Ivana Denisovicha
Prima edizione: 1963, Sovetskii pisatel (Mosca)
Adattamento cinematografico: 1975


PREMESSA:

È letteralmente quello che dice di essere, questo classico della letteratura contemporanea: una lunga, interminabile giornata in un campo di lavoro staliniano nel 1951, una delle solite, lunghe, interminabili giornate di Ivan Denisovic. 


TRAMA:
:

"....Come al solito, all'alba, alle cinque, ci fu la sveglia...."

Inizia male la giornata per Ivan, che per essersi alzato dal letto leggermente in ritardo, a causa della febbre, viene severamente punito e messo in isolamento nel "buco"..

Era finito qui per un'assurda accusa staliniana che reputava traditori i soldati che cadevano prigionieri dei tedeschi e che in qualche modo erano riusciti a fuggire.

40 gradi sotto zero. duro lavoro, magri pasti, soprusi di ogni genere, tacciato di tradimento, controllato a vista dagli aguzzini e dai cani lupo.

E così si finisce con l'abbruttirsi, si lotta ferocemente per un pezzo di pane, per uno straccio che servirà per sentire meno freddo, per un mozzicone di sigaretta che in certi casi può creare una parvenza di normalità.

Ma tutto sommato la giornata non finisce poi così male, Ivan riceve in dono da un compagno qualche boccone del suo cibo come ricompensa per un favore ottenuto, non gli resta che ringraziare Dio, nonostante tutto poteva andare peggio, invece un altro interminabile giorno è passato e lui è sopravvissuto.

Alla fine del libro si scoprirà che questo è solo uno dei 3653 giorni di prigionia di Ivan Denisovic.

"...Era trascorsa una giornata non offuscata da nulla, una giornata quasi felice. La pena affibbiatagli, dal principio fino alla fine, contava tremilaseicentocinquantatre giornate come quella. Per via degli anni bisestili si allungava di tre giorni..." 


CONSIDERAZIONI:

Ivan, contadino e uomo comune, è un personaggio atipico per  la letteratura russa, in questo romanzo rappresenta la massa degli analfabeti e perseguitati della società sovietica.

Malgrado la sua scarsa istruzione, però, l'uomo sviluppa interiormente grande dignità, cercando, per quanto gli è possibile, di dare un senso a quello che sta vivendo, a quell'esistenza degradante che cerca di annullare l'individuo facendolo diventare un mero numero, una cosa. Ecco allora che le piccole conquiste quotidiane, come l'accaparrarsi un cucchiaio, oppure riuscire a costruire un oggetto con del materiale rubato qua e là, lo aiutano ad accettare la sua disgrazia e gli fanno pensare che comunque c'è sempre chi sta peggio di lui.

Cameratismo, speranza e fede aiutano gli uomini a sopravvivere alla disumanizzazione della prigionia, a quella mancanza di libertà che purtroppo vige ancora in molte parti del mondo e Solženicyn lo sapeva bene, lo aveva sperimentato sulla sua pelle.
  
Aleksandr Solženicyn
   
Nel 1945, per aver criticato Stalin in una lettera privata, Solženicyn  trascorse otto anni della sua vita in campi di lavoro come quello descritto nel romanzo.

Grazie alla pubblicazione di questo libro, una sorta di spartiacque nella storia della letteratura russa,  nel 1962 divenne famoso in tutto il mondo.

Quest'opera fu infatti la prima ammissione pubblica dell'esistenza dei campi di prigionia russi e delle terribili condizioni in cui erano costretti  a vivere i prigionieri.

SE TU MI DIMENTICHI (If you forget me) - Pablo Neruda


Adamo ed Eva - Tamara De Lempicka


Se tu mi dimentichi - Pablo Neruda

Voglio che tu sappia
una cosa.

Tu sai com'è questa cosa:
se guardo
la luna di cristallo, il ramo rosso
del lento autunno alla mia finestra,
se tocco
vicino al fuoco
l'impalpabile cenere
o il rugoso corpo della legna,
tutto mi conduce a te,
come se ciò che esiste,
aromi, luce, metalli,
fossero piccole navi che vanno
verso le tue isole che m'attendono.

Orbene,
se a poco a poco cessi di amarmi
cesserò d'amarti a poco a poco.
Se d'improvviso
mi dimentichi,
non cercarmi,
ché già ti avrò dimenticato.

Se consideri lungo e pazzo
il vento di bandiere
che passa per la mia vita
e ti decidi
a lasciarmi alla riva
del cuore in cui ho le radici,
pensa
che in quel giorno,
in quell'ora,
leverò in alto le braccia
e le mie radici usciranno
a cercare altra terra.

Ma
se ogni giorno,
ogni ora
senti che a me sei destinato
con dolcezza implacabile.
Se ogni giorno sale
alle tue labbra un fiore a cercarmi,
ahi, amor mio, ahi mio,
in me tutto quel fuoco si ripete,
in me nulla si spegne né si dimentica,
il mio amore si nutre del tuo amore, amato,
e finché tu vivrai starà tra le tue braccia
senza uscire dalle mie.



NOTTE STELLATA (Starry Night) - Vincent Van Gogh

  
Vincent Van Gogh 

     
Fu nel 1888 ad Arles che Van Gogh dipinse per la prima volta un quadro intitolato “Notte stellata”. Ma la tela non aveva niente a che vedere con questo capolavoro, diverso lo stile,   diverso  il soggetto.

In questa opera il pittore prende spunto dalla realtà trasformandola in una visione interiore, in una delle testimonianze più emozionanti della sua ansia di infinito, tanto che molti critici ne hanno rilevato i molteplici aspetti spirituali.

È nell’estate del 1989 che Van Gogh inizia a dipingere i cipressi, a giugno scrive una lettera al fratello Theo dove spiega di essere particolarmente attratto da quegli alberi ma di essere preoccupato perché li considera un soggetto difficile e teme di non saperli raffigurare nel migliore dei modi.

Tra i suoi primi dipinti che raffigurano questo tema ci sono i “Cipressi” del giugno-luglio 1889 che ora si trova al Metropolitan Museum of Art di New York e “Cipressi con due donne” terminato nel febbraio del 1890, ma iniziato a giugno dell’anno precedente, dove sono raffigurate due donne, una delle quali regge un mazzolino di fiori. Quest’ultimo dipinto viene donato dal pittore al critico Albet Aurier, per ringraziarlo delle lusinghiere parole che scrive in un articolo in cui parla della sua pittura.

Nella lettera che accompagna il regalo, Vincent scrive ad Aurier di aver scelto di raffigurare i cipressi perché ritiene che siano alberi tipicamente provenzali.

Nel settembre 1889 Van Gogh manda “Notte stellata” ed il suo pendant “Les Alpilles con olivi in primo piano” a suo fratello Theo, ma nella missiva che accompagna i quadri non si dimostra per nulla soddisfatto ed è convinto di saper fare di più e meglio.
  
Notte stellata - Vincent Van Gogh - 1889 
New York, The Museum of Modern Art
Olio su tela cm 72 x 92
   
Osservando l’opera:

Per Van Gogh i cipressi, che nel dipinto sono in primo piano in basso a sinistra,  sono l’opposto dei girasoli, i fiori che lui ama particolarmente. Mentre i girasoli simboleggiano la solarità, l’amore, l’ottimismo e  la vitalità, i cipressi al contrario, con la loro forma che ricordano fiamme nere, per il pittore rappresentano la luna, la solitudine, la notte, la morte.

Nell’angolo in alto a destra, l’artista ha dipinto una particolare luna giallo arancione, rappresentata come una inquietante   palla infuocata che sparge il suo chiarore nel buio del cielo. Le stelle dalle pennellate circolari tracciano spirali vorticose di pura energia nella limpida atmosfera, dando quasi l’impressione di un pulsare ritmico, quasi un battito cardiaco dell’universo.

Avvolta nel buio della notte, Van Gogh ci mostra in basso a sinistra la cittadina provenzale di Saint- Remy, ma da alcuni particolari si deduce che la sua intenzione è quella di voler ritornare, lungo il filo dei ricordi, ai borghi dove aveva passato l’infanzia in Olanda. Da osservare le linee spesse e nere di contorno che ha imparato ad usare da Gaugain. Il dolce movimento ondulatorio delle colline crea un collegamento tra il vortice vigoroso degli astri e la quiete del villaggio addormentato.










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