domenica 9 giugno 2013

ETICA PAGANA E ETICA CRISTIANA (Ethics pagan and Christian ethics)

   
Una delle componenti delle persecuzioni dell'impero romano contro i cristiani deve essere stata il senso di estraneità suscitato dalle comunità di attesa cristiana. Le persecuzioni religiose sono un fenomeno complesso, che è stato variamente interpretato. D'altra parte gli imperatori romani non perseguitarono solo la religione cristiana, né solo comunità religiose. Ci furono anche persecuzioni culturali. Ma gli uomini di cultura non diedero la risposta "provocatoria" dei cristiani, reagirono con la fuga, cercando di continuare in qualche modo il loro mestiere, in esilio, in cerchie ristrette di amici.

Un filosofo come Seneca poté opporre il rifiuto al mondo, vedere nel mondo solo follia, disprezzare gli onori, massimo tra i quali il favore imperiale. Alla follia dei più, Seneca offriva come alternativa una vita privata più saggia, che poteva essere vissuta all'interno di un impero guidato da folli e da corrotti.
Qualche volta sperò anche che un saggio potesse arrivare al trono imperiale; e allora sarebbe stato il massimo bene dato agli uomini. E quando, con Marco Aurelio, un saggio arrivò al trono imperiale, la saggezza dell'imperatore-filosofo continuò a essere un fatto di coscienza, e sotto il suo regno le persecuzioni ai cristiani non ebbero fine.

I filosofi cinici più pungenti, gli epicurei più convinti del carattere casuale del mondo, gli stoici più sprezzanti poterono suscitare I'ira dei personaggi pronti a vedere il bene ovunque e I'ordine in ogni manifestazione del mondo, poterono anche attirare la persecuzione imperiale, ma mantennero sempre un legame con la società ufficiale e con i molti gruppi sociali che la componevano
.
Potevano pensare che gli uomini comuni e i loro capi erano folli, persi dietro beni vani; ma c'era un minimo di regole di comportamento, il minimo ritenuto essenziale dai sapienti, che anche gli uomini comuni in qualche modo conoscevano. Eppoi i sapienti non avevano una risposta all'alternativa rappresentata dalla vita comune, che li mettesse su un piano diverso: il confronto tra loro e i folli si giocava sullo stesso terreno; semmai era proprio la gente comune che aveva credenze e pratiche superstiziose nelle quali i sapienti spesso si rifiutavano di credere.

Alle persecuzioni i cristiani risposero organizzandosi in segreto, affrontando il martirio, cedendo, magari solo provvisoriamente, alle imposizioni imperiali, difendendosi. Una parte notevole della letteratura cristiana greca e latina dei primi secoli è proprio costituita da scritti di difesa, da apologie cioè (e questa letteratura si chiama appunto apologetica), con le quali i cristiani tentano di elaborare, sul piano culturale, la difesa di fronte al mondo pagano. Soprattutto da queste apologie risulta il senso di estraneità provato dal mondo pagano nei confronti del cristianesimo; e in gran parte le apologie tentano appunto di far cadere quella barriera e la diffidenza che ne deriva.

Come dicevo, il mondo pagano poteva provare nei confronti dei suoi moralisti, filosofi, predicatori un senso di fastidio, poteva ironizzare sul loro conto, considerarli ingenui, illusi e perfino furbi in malafede, che giocavano una parte vantaggiosa. Essi appaiono come I'ingigantimento, magari la caricatura, di aspetti di vita che il mondo pagano considera propri. Questo non avviene con il cristianesimo. 

I cristiani sono accusati di fare cose che il mondo pagano da nessun punto di vista potrebbe approvare. Essi violano le regole elementari della morale: commettono omicidi, infanticidi, nefandezze sessuali; trasgrediscono le più semplici norme della decenza religiosa: adorano una divinità con la testa d'asino e fanno consistere il loro culto proprio nei delitti che sopra ho già indicato.

I cristiani avevano già dovuto fare i conti con la tradizione ebraica, e avevano finito con I'accettare I'eredità ebraica, anche se questa non veniva più considerata come la condizione necessaria e sufficiente di salvezza. Ben presto un problema analogo si era posto con il mondo non-ebraico, il mondo pagano. Anche qui si era assunta una posizione atta a evitare conflitti: il mondo pagano, la sua organizzazione, le sue potenze, gli impegni che richiedeva potevano essere in gran parte accettati in attesa dell'avvento del regno dei giusti; nel frattempo la morale pagana, teorizzata dai filosofi, in qualche modo riconosciuta dal mondo pagano, poteva diventare la morale minima cristiana.

Del resto il cristianesimo aveva già accolto i frutti della letteratura morale pagana attraverso circoli ebraici che si erano avvicinati all'ellenismo e avevano cercato di interpretare I'Antico Testamento alla luce della filosofia greca. Uno dei punti sui quali gli apologisti insistevano, nella difesa del cristianesimo, era appunto la presenza della stessa morale nel mondo cristiano come nel mondo pagano; anzi, aggiungevano, quella morale era praticata dai cristiani molto meglio che dai pagani.

Giustino, uno dei più noti apologisti greci del II secolo, apre quella  che viene chiamata la Seconda Apologia narrando un episodio tipico di vita cristiana. 
Una donna si converte al cristianesimo, diventa temperante e cerca di persuadere alla temperanza anche il marito. Nasce un dissidio matrimoniale, e il marito cerca di vendicarsi della moglie accusandola di essere cristiana e denunciando chi I'aveva convertita. Gli accusati vengono condannati non perchè abbiano davvero commesso qualcosa di male, perchè abbiano ucciso, rubato o trasgredito la morale sessuale, ma solo perchè si chiamano cristiani.

La morale cristiana è in fondo la stessa che hanno insegnato i filosofi antichi, semmai ancora migliorata: amare il prossimo, rispettare la vita degli altri, essere temperanti, questo è quello che fanno i cristiani, e hanno ottime ragioni per farlo, migliori certamente di quelle che hanno i pagani. Infatti i cristiani arrivano a quella disciplina di vita perchè dispongono della rivelazione della verità attraverso le scritture ispirate dalla divinità stessa, e credono che il mondo intero sia opera di Dio, che protegge il genere umano e ne impedisce la distruzione. 
Ciò che divide i cristiani dai pagani è soltanto il nome di cristiani: i pagani non vogliono andare al di là di esso, non vogliono vedere la realtà che esso indica, non vogliono tener conto del comportamento effettivo dei cristiani: a loro basta sentirli confessare la propria fede in Cristo per condannarli, come se il mondo antico non fosse stato pieno di sette filosofiche che esibivano i nomi più diversi.

In fondo Giustino non capisce la estraneità e la diffidenza che il cristianesimo suscita presso i pagani. Egli fa di tutto per assimilare il cristianesimo a una filosofia classica, per trasformarlo in dottrina con diritto di esistenza e propaganda come le altre dottrine. Invoca perfino una teoria di stampo stoico, come quella delle ragioni seminali. Tutti gli uomini hanno un seme di verità in sè, un seme dal quale può svilupparsi una credenza almeno parzialmente vera: nel mondo pagano quei semi hanno dato frutti, e questo spiega perchè nelle filosofie antiche si trovino verità parziali che poi compaiono, in un contesto globale assolutamente vero, nel cristianesimo.

Il tentativo di Giustino consiste nell'assimilare al massimo il cristianesimo a una dottrina filosofica, per permettere alla nuova religione di godere delle libertà e dei canali di diffusione riservati nel mondo antico alle filosofie. In fondo Giustino non capì le ragioni dell'estraneità e della diffidenza che il mondo pagano provava per il cristianesimo, e fece di tutto per far adottare al cristianesimo le vesti di una filosofia classica. 
Trasferitosi dalla Palestina a Roma, aprì una specie di scuola filosofica, per diffondere in questo modo il verbo cristiano. Non ebbe fiducia in questo tentativo di assimilazione Tertulliano, un altro apologista, di lingua latina, appartenente alla chiesa africana. 
Ci sono temi comuni a Giustino e Tertulliano, ma li divide il diverso atteggiamento verso la cultura antica. 

Anche Tertulliano crede che I'ostilità dei pagani per i cristiani sia un'ostilità preconcetta, che si arresta al nome, si rifiuta di andare ai fatti, è subito pronta a dar retta alle voci gratuite sulle nefandezze dei cristiani. Anche Tertulliano ritiene di poter tranquillamente dire che i cristiani sono irreprensibili, che praticano la stessa moralità riconosciuta dai pagani, ma in grado più alto e con migliori ragioni. Ma Tertulliano respinge con fermezza I'assimilazione di cristianesimo e filosofia tentata da Giustino. I filosofi dovrebbero essere perseguitati, perchè essi sono i peggiori critici del mondo pagano, della sua religione e delle sue istituzioni; in realtà i filosofi sono anch'essi figli del mondo pagano, perchè simulano soltanto di voler cercare la verità, mentre di fatto cercano il favore dei potenti e la gloria personale. Perciò i filosofi non posseggono né la virtù né la verità; e se qualche verità hanno detto, I'hanno fatto perchè in qualche modo sono venuti a conoscenza della Sacra Scrittura, anche se non I'hanno riconosciuto.

La teoria delle ragioni seminali è ormai lontana: Tertulliano, avvocato e retore, preferisce rispolverare I'antica dottrina della conoscenza segreta della Scrittura, piuttosto che invocare le teorie filosofiche care a Giustino. E Tertulliano non ha neppure la sfumata prudenza, piena di riguardi, propria di Giustino. Egli non esita a entrare in polemica con il mondo pagano, a indicarlo espressamente come opera di demoni inferiori, a negare la divinità dell'imperatore.

Sul piano culturale la strada di Giustino, quella della filosofia, e la strada di Tertulliano, che pone il cristianesimo in alternativa al mondo pagano, figlio del demonio, rappresentano due vie importanti, che costituiranno due componenti principali della cultura cristiana: ma sul piano della morale Tertulliano e Giustino concordano: c'è una sola morale per pagani e cristiani, e i cristiani sono irreprensibili da questo punto di vista.

Messo di fronte alla necessità di difendersi dal rifiuto e dalla diffidenza del mondo pagano il cristianesimo cerca una base d'intesa con il suo avversario, e la trova proprio nella tesi dell'unità della morale. Ma questa tesi non fu un'arma usata "tatticamente", in malafede; diventò uno strumento per I'elaborazione della cultura cristiana stessa. Del resto già il Nuovo Testamento mostra come le comunità di attesa cristiana avessero accettato la morale ellenistico-ebraica come norma di vita interna, in attesa appunto del compimento della promessa divina.
Ora il periodo dell'attesa tendeva a diventare il grande periodo della storia umana, e I'attesa finiva con il configurarsi come la condizione propria della vita dell'uomo e con il coincidere con tutta la durata della vita umana. L'etica tendeva così a diventare la disciplina permanente della vita dell'uomo sulla terra.

Se i pagani non riuscirono a superare il senso di diffidenza, estraneità, ostilità verso i cristiani, questi non riuscirono mai a capire le ragioni di quell'atteggiamento, convinti com'erano, della propria affinità con la cultura pagana. Questa affinità c'era; ma c'era qualcosa nel cristianesimo che il mondo pagano sentiva come diverso dal semplice prolungamento religioso della propria cultura.

L'etica pagana era nata come tentativo di orientare il comportamento umano attraverso il sapere, e si era configurata come descrizione del comportamento che per lo più gli uomini tengono, o come scoperta di un corpo di norme diverse da quelle seguite dai più, che conoscerebbero solo una morale minima, si era configurata come lo strumento per fondare una nuova società o per sottrarre I'individuo alla società del suo tempo. Un moralista poteva sperare d'influire sui potenti o poteva sperare di diventare un maestro prestigioso circondato da molti scolari; poteva anche tuonare contro i suoi contemporanei, perfino contro i potenti, chè in ogni caso la sua arma erano i discorsi che faceva. Qualche potente avrebbe potuto perdere la pazienza e mandarlo in esilio, ma questo era considerato quasi un fatto fisiologico della società antica.

Giustino poteva pensare di non fare nulla di più, e reclamava gli stessi diritti dei filosofi antichi. Eppure qualcosa di più c'era. I moralisti avevano preteso di insegnare le tecniche per non commettere errori, cioè per non cadere nella colpa, non la tecnica per cancellare le colpe. Queste tecniche erano rimaste patrimonio della magia e delle pratiche religiose, prestazioni complesse pubbliche e private, che non si erano mai legate ai movimenti filosofici di critica della società. 
Il cristianesimo invece univa alla morale universale degli antichi le garanzie religiose di salvezza, di liberazione dalla colpa alla morale universale e alla critica, che essa conteneva, delle società esistenti.
Alla società presente veniva tolto il privilegio, del quale era sempre stata gelosa, di amministrare le tecniche di liberazione dalla colpa: queste tecniche potevano essere applicate solo a chi accettasse di essere fin da ora cittadino di una società dei giusti modellata sull'etica
universale.

La morale universale dei filosofi si armava dell'arma potente della sanzione religiosa. E già Tertulliano tuonava contro la società pagana figlia dei demoni: il giorno in cui i cristiani come lui fossero arrivati al potere non si sarebbero limitati a criticare il mondo dei folli con acuti paradossi, come facevano gli stoici, ma avrebbero dovuto combattere e distruggere la società
uscita dalle tenebre. 
Forse l'estraneità e I'ostilità pagana era un modo di avvertire queste inquietanti novità.
  




LA CULTURA GRECA - ATENE (The Greek culture - Athens)

LA SCUOLA DI ATENE - Raffaello  (Vedi scheda)
   
Nei secoli V-IV a.C., soprattutto nell'età di Pericle, Atene fu il centro politico e culturale della Grecia. La città, enorme per quei tempi (circa 200.000 abitanti) aveva una vita culturale molto intensa. Fin dalla mattina le strade e le piazze erano piene di gente e tutta la vita civile si svolgeva all'aperto, nelle forme più diverse: assemblee popolari, feste e processioni, dispute filosofiche, politiche e scientifiche, spettacoli teatrali. Ogni cittadino ateniese, prendendo parte all'assemblea popolare, ascoltando le dispute o le discussioni giuridiche e scientifiche, frequentando il teatro,. partecipava alla vita politica e culturale della città.


La filosofia

Una delle maggiori conquiste degli antichi greci nel campo della cultura e della ideologia fu la filosofia, della quale i filosofi greci sono considerati gli iniziatori. 

La prima fase dello sviluppo della filosofia greca antica fu la filosofia della natura, diffusasi nei secoli VII-VI a.C. nelle città greche dell'Asia Minore. I filosofi di questa scuola (Talete, Anassimene, Anassimandro) volevano stabilire la sostanza del mondo intellegibile e furono i primi, anche se ingenui, materialisti.
  
 Eraclito da Efeso, olio su tavola di Hendrick ter Brugghen, 1628
Rijksmuseum (Amsterdam)
   
Un fenomeno molto importante per la sua epoca fu il sistema filosofico di Eraclito da Efeso (V-IV secolo a.C.). Brani della sua opera, conservati sino ai nostri giorni, ci consentono di considerarlo come uno dei primi filosofi dialettici. "Tutto scorre - diceva - ed è impossibile attraversare uno stesso fiume due volte". Eraclito studiava le contraddizioni della vita e considerava ogni fenomeno come uno scontro tra contraddizioni. Egli scriveva: "La guerra è generale, la verità è difficile, tutto nasce dalla lotta e per necessità".
  
Busto di Democrito ritrovato nella Villa dei papiri a Ercolano
  
Un grande filosofo materialista fu Democrito (V-IV secolo a.C.), originario della Tracia. L'affermazione fondamentale della sua filosofia è quella secondo la quale il mondo è composto di atomi e di vuoto. Che cos'è l'atomo? E' la più piccola particella indivisibile di materia. Gli atomi si muovono nel vuoto, si scontrano, si uniscono e da queste combinazioni traggono origine tutte le cose, tutto il mondo sensibile. La dottrina di Democrito è molto conseguente e logica: tutto risale al movimento della materia (atomi materiali).
  
Platone e Aristotele . Campanile di Giotto (Luca della Robbia)
  
Fondatore di una dottrina totalmente contrapposta - l'idealismo - fu un altro grande filosofo greco, Platone (427-347 a.C.), che faceva parte, sia per origine che per opinioni politiche, dell'aristocrazia ateniese. Secondo Platone, la sostanza del mondo sono le idee, termine con il quale egli intendeva il contenuto obiettivo della conoscenza. Le idee costituivano un mondo ideale che si trova oltre le stelle fisse. Il nostro mondo materiale è una rozza, imperfetta e persino artificiosa copia di questo mondo delle idee. Gli uomini immaginano il mondo delle idee in quanto le anime, che si insediano nel corpo dell'uomo, hanno in precedenza abitato sulle stelle fisse, dalle quali potevano contemplare il mondo delle idee. Così, secondo la dottrina di Platone, l'atteggiamento nei confronti della materia deve essere negativo, di rifiuto, poichè essa è rozza, amorfa, dotata di valore solo nella misura in cui è spiritualizzata dalle idee. 
Questi concetti stanno alla base di tutte le dottrine e delle teorie idealistiche di epoca successiva.
  
Statua di Aristotele a Calcide
  
La filosofia raggiunse il massimo splendore con Aristotele (384-322 a.C.), uomo enciclopedico, la cui mente universale realizzò una sintesi di tutta la scienza e la filosofia antiche.
Nel suo sistema filosofico Aristotele fece il tentativo di fondere il materialismo di Democrito con l'idealismo di Platone e proprio quello fu il punto debole del suo pensiero, poichè il materialismo e l'idealismo non possono convivere e si escludono reciprocamente. Tuttavia Aristotele ha lasciato molti concetti ed affermazioni preziosi, che ebbero una enorme importanza nello sviluppo successivo della filosofia. Citerò, ad esempio, la sua dottrina sull'unità della forma e del contenuto (materia).
Aristotele fu non solo filosofo ma studioso eclettico, si occupò di logica, di astronomia, di scienze naturali, di linguistica, di poesia, ecc.

La filosofia greca classica conserva ai giorni nostri tutta la sua importanza ed è considerata patrimonio di tutta l'umanità.


Storiografia
   
Erodoto
  
La scienza della storia nacque proprio presso i greci, come d'altronde dimostra la stessa parola storia di origine greca.

"Padre della storia" è considerato Erodoto, nato ad Alicarnasso (Asia Minore) e vissuto nel V secolo a.C. Alla sua penna appartiene I'opera storica in 9 libri chiamata solitamente Storia o  Muse. Quest'opera è dedicata alle guerre greco-persiane, ma l'autore si concede anche divagazioni sulla storia dell'Egitto, della Persia, della Scizia.

Un altro grande storico fu I'ateniese Tucidide (460-395 a.C.), autore di un'opera dedicata alla guerra del Peloponneso, cui egli partecipò. Le opere di Tucidide sono bellissime e in esse viene fatto, per la prima volta, il tentativo di narrare gli avvenimenti senza soggettivismi patriottici.

Ricordo un altro storico ateniese, Senofonte (430-355 a.C.), autore di numerose opere storiche, delle quali la più famosa è la Storia greca che viene considerata una continuazione delle opere di Tucidide.

Anche Aristotele scrisse opere storiche, delle quali molte sono andate perdute, mentre tra quelle conservatesi è molto interessante la Politica ateniese, che traccia un quadro storico dello sviluppo dello Stato ateniese e della formazione sistematica delle basi della costituzione ateniese.

Queste opere degli storici greci costituiscono I'inizio della scienza storica antica.


La letteratura e il teatro

Un altro e non meno brillante aspetto della cultura greca fu l'arte, nel senso più ampio della parola. Il teatro, la poesia, l'arte plastica e l'architettura furono i settori in cui il genio greco si espresse in tutta la sua forza. 
Il teatro, in Grecia, ebbe una grande funzione sociale. Dapprima esso era strettamente legato alla religione, ma in seguito divenne uno degli elementi più importanti della vita politica della società greca. 
Proprio in Grecia nacquero e si svilupparono le due forme fondamentali di teatro, i suoi generi principali: la tragedia e la commedia, derivati dalle danze e dagli scherzi legati al culto di Dioniso, dio del vino. Durante le processioni trionfali in onore di Dioniso, il coro, formato dai compagni del dio, i satiri (metà uomini e metà caproni), vestiti con pelli di caprone, cantava inni nei quali venivano raccontati miti e leggende legati al nome di Dioniso. Proprio da questi cori nacque la tragedia (la parola  tragediainfatti, significa canto del caprone).

Dapprima gli spettacoli teatrali avvenivano nelle piazze, ma in seguito furono trasportati in edifici appositi. 
Il teatro greco si differenzia da quello moderno in quanto era a forma di anfiteatro, con un palco circolare nel mezzo ed era senza tetto. Uno dei più importanti teatri di Atene sorgeva sull'Acropoli e poteva contenere 30 mila spettatori.

I più grandi tragici greci furono Eschilo, Sofocle ed Euripide.
   
Bronzo rinascimentale di Eschilo, al Museo archeologico nazionale di Firenze
    
Eschilo (525-456 a.C.) scrisse circa ottanta tragedie, delle quali solo sette sono giunte sino a noi. Tra esse la più interessante è il Prometeo incatenato, basata sul mito di Prometeo, che avrebbe insegnato all'uomo come ottenere il fuoco, dando inizio allo sviluppo della cultura e della civiltà. Poichè egli fece conoscere all'uomo il fuoco contro il volere di Giove, fu incatenato ad una rupe e sottoposto ai più atroci supplizi.
Nell'opera di Eschilo, Prometeo è visto come un rivoluzionario coraggioso che ha osato contrapporsi ai potentissimi dei per favorire il progresso umano.
   
Sofocle
    
Un altro grande tragico fu Sofocle (496-406 a.C.), vissuto nel periodo di maggior splendore di Atene. Si ritiene che egli abbia scritto quasi centoventi tragedie, delle quali solo sette sono giunte sino a noi. 
Nelle tragedie di Sofocle si sviluppa una delle idee più caratteristiche del pensiero antico, quella del destino e del castigo. 
Da questo punto di vista è particolarmente significativa l'opera Edipo re, che narra la storia del re tebano Laio, al quale è stato predetto che verrà ucciso dal figlio, il quale, poi, si sposerà con la propria madre Giocasta. Per sfuggire al destino, Laio ordina che il figlio venga ucciso, ma lo schiavo al quale viene affidato il compito non ne ha il coraggio e affida il piccolo Edipo ad un pastore; diventato uomo, Edipo giunge alla corte di Corinto, dove un indovino gli predice che ucciderà il padre e sposerà la propria madre. Ritenendo di essere figlio del re di Corinto, Edipo si allontana dalla corte e durante il viaggio viene a diverbio con un uomo accompagnato dal seguito e lo uccide, ignorando che si tratta di Laio il suo vero padre. Successivamente Edipo salva la città di Tebe dal maleficio della sfinge e gli abitanti, riconoscenti, gli offrono il trono e la mano della moglie del defunto re, Giocasta. Così, nonostante tutti i tentativi per sfuggire al proprio destino, Edipo ne è sopraffatto. Dopo alcuni anni, quando si scopre la verità, Giocasta si uccide ed Edipo, strappatisi gli occhi, si allontana in volontario esilio. Così, anche il delitto involontario non può restare impunito e ad esso segue inevitabile il castigo.
   
Scultura raffigurante Euripide, conservata presso la galleria del Colosseo
   
Il terzo grande tragico fu Euripide (480-406 a.C.), che scrisse novanta tragedie, solo diciotto delle quali sono giunte sino a noi. Le più famose sono Medea, Ippolito, le Baccanti, Ifigenia in Tauride, ecc. 
Euripide si differenzia dagli altri tragici per la ricerca psicologica nei confronti dei suoi personaggi e per la capacità che ha di dare loro caratteristiche individuali. Nelle tragedie di Euripide la funzione del coro, tanto importante nelle opere dei suoi predecessori, diventa secondaria e il centro di gravità si sposta sui protagonisti.

Oltre alla tragedia, in Grecia si sviluppò anche un altro genere, quello della commedia, nato dalla fusione della farsa popolare (mimo) con i riti più festosi in onore di Dioniso. 
Il più grande scrittore di questo genere fu Aristofane (446-385 a.C.) del quale ci sono giunte solo 11 commedie: Nuvole, Rane, Lisistrata, ecc. 
Le commedie di Aristofane hanno una decisa coloritura politica, dato che l'artista faceva parte dei circoli democratici moderati e non perdeva occasione per mettere in luce i difetti delle forme democratiche più avanzate dei maggiori e più impegnati uomini politici del tempo (ad esempio Cleone). 

Oltre alle opere di letteratura, una grande conquista del genio artistico greco nell'epoca classica furono I'architettura e I'arte plastica.


Le arti figurative e l'architettura
  
Acropoli di Atene
   
L'architettura greca creò tre stili fondamentali, che caratterizzano i diversi tipi di colonna: dorico, ionico e corinzio
Nella scultura greca esistevano due scuole: quella ateniese (della quale lo scultore più famoso fu Fidia) e quella del Peloponneso (di cui il maggiore esponente fu Policleto). Gli scultori greci elaborarono il cosiddetto canone, cioè le proporzioni del corpo umano.

La migliore stagione dell'architettura e della scultura greche classiche si hanno nel secolo di Pericle ad Atene, verso la quale confluivano numerosi artisti. Nella città vivevano Fidia, i migliori architetti del tempo (Ictino e Callicrate), i migliori pittori dell'antichità (Polignoto e Parrasio). 
Le più importanti opere d'arte che abbellivano Atene in quel periodo erano le statue degli dei e gli edifici pubblici, che si distinguevano dagli altri per la loro stupenda architettura. 
Tra gli edifici eretti sulla Acropoli di Atene ricordo particolarmente il Partenone e i Propilei e, nella città bassa, l'Odeon.
  
 Partenone di Atene

Il Partenone era un santuario dedicato alla dea Atena, un edificio grandioso in marmo bianco, costruito da Ictino e Callicrate e decorato, esternamente ed internamente, da meravigliose sculture.
All'interno del tempio si trovava una statua scolpita da Fidia e raffigurante la dea Atena con lo scudo e l'elmo d'oro.
   
Olimpia - Rovine del tempio di Giove
  
Un'altra grandiosa opera di Fidia fu la grande statua in bronzo della dea Atena Promachos, realizzata con il bronzo estratto a Maratona. Questa statua si ergeva sul punto più alto dell'Acropoli ed era così alta che il suo elmo d'oro, luccicante al sole, era visibile da lontano e serviva da guida ai marinai. 
Tra le opere più belle di Fidia ricordo anche la grandiosa statua di Giove Olimpico, situata ad Olimpia nel tempio di Giove.
   
Propilei - Acropoli di Atene
   
I Propilei erano I'entrata solenne dell'Acropoli ed erano costituiti da un colonnato coperto con quattro entrate laterali e con quattro sale di marmo disposte ai lati dell'entrata principale. Una di queste sale era decorata con le opere dei più famosi pittori, tra cui Polignoto. 
Ai Propilei si accedeva da un'ampia scalinata in marmo.
   
Odeon - Teatro di Atene
   
La terza, grandiosa costruzione risalente all'età di Pericle fu l'Odeon, il teatro costruito per le rappresentazioni poetiche e musicali. A differenza degli altri teatri, la sala dell'Odeon era coperta, per consentire un'acustica migliore. Il teatro era costruito secondo la forma della tenda di Serse ed il tetto poggiava sugli alberi delle navi che erano state prese ai persiani. L'Odeon era perciò un teatro e, al tempo stesso, un monumento alla liberazione della Grecia dall'invasione persiana.
  
Eretteo - Acropoli di Atene
   
Le conquiste degli antichi greci nel campo della filosofia, della letteratura e dell'arte fanno parte
del patrimonio culturale di tutta I'umanità.
  
 Atena Promachos domina l'Acropoli di Atene
    

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