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LA FINETTE (1717) - Antoine Watteau (1684-1721)
Museo del Louvre - Parigi
Oolio su tela cm 25 x 19
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Questo quadro propone un'ennesima figura femminile di Watteau, stavolta intenta a suonare uno strumento musicale.
La donna, con i lunghi capelli biondi raccolti entro uno stravagante cappellino, siede in una panchina di un parco; il corpo è avvolto in un ampio abito di broccato su cui s'infrange la luce, creando straordinari effetti luministici.
I morbidi e grandi occhi sono puntati verso lo spettatore, al quale è diretto l'accennato sorriso.
Sembra che per Watteau la fanciulla ritratta sia un pretesto per esercitarsi sugli insegnamenti della pittura del passato: da Rubens al cromatismo dei pittori veneti. Ma senza cadere di tono, l'artista seppe sempre proporre immagini in sintonia con la società contemporanea, dove pare che lo svago e il divertimento fossero gli unici impegni quotidiani dell' aristocrazia.
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| Antoine Watteau - Studio preparatorio Ecole Nationale Supérieure des Beaux-Arts - Parigi |
Per meglio comprendere il fascino che La Finette esercitò anche sugli amatori dell'Ottocento ci si affida alle parole dei fratelli Edmond e Jules Goncourt, che nel 1863 scrissero che questo
è un "dipinto il cui cielo, l'abito, la donna appaiono come il capriccio e la venatura di un marmo.
Niente che un tono un po' verdastro, riscaldato dal fondo rossastro, un tono verdastro che irradia la tinta glauca fino ai capelli della chitarrista. (...) Il talento di Watteau è la grazia; è il nulla che riveste la donna di fascino, di attrattiva, di bello, al di là della bellezza fisica. È qualcosa di sottile che s'identifica con il sorriso della linea, I'anima della forma, la fisionomia spirituale della materia".
Sia La Finette che il suo pendat L'indifferente appartennero nel 1729 al collezionista J.B. Massé che le fece incidere da B. Audran. Alla morte del proprietario entrambe le opere andarono all'asta, dove furono acquistate dall'intendente della marina Godefroy.
Interessato ad acquistarle, nel 1782 Luigi XV le fece stimare al pittore di corte Cochin che sconsigliò l'affare.
Esse ricomparvero nel 1806 alla vendita della Collezione Le Brun, e acquistate dal collezionista La Caze, nel 1869 furono da questi donate al Louvre.
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